Dieci aghi nel pagliaio. Tra il luglio e l'agosto del 1979 nel cielo di
Tempio Pausania in Sardegna, nel cuore chiuso di una Gallura fuori dal
tempo, ronzano grigi calabroni giganti: sono gli elicotteri di polizia e
carabinieri, scrutano giorno e notte con potenti fari le rocce impervie
della Sardegna, mentre i cani poliziotto e centinaia di uomini armati
fino ai denti battono a palmo a palmo brughiere sassose e ripe scoscese.
Cercano dieci aghi nel pagliaio. Nei quaranta giorni a cavallo tra i due
mesi estivi vengono rapite dodici persone, dieci restano a lungo nelle
mani dei banditi, ci sono tre donne e quattro ragazzi.
Il 17 liglio Maria Luisa Cinque e la figlia Cristina vengono catturate
mentre escono dalla loro villa di San Pantaleo, sulla costa
nord-orientale sarda. La Chevrolet Cheyenne con la quale le due donne si
recano dal dentista viene ritrovata qualche giorno dopo con i finestrini
rotti. Il marito, l'industriale milanese Giorgio Cinque, per poter
avviare le trattative chiede che venga rilasciata almeno una delle due
donne.
Il 13 agosto, di notte, portano via marito e moglie, Roberto e Ornella
Panciroli, dalla loro villa a Porto Taverna, vicino a Olbia. Fermata la
loro Land Rover con uno sbarramento di sassi sulla strada, vengono fatti
scendere con il gruppo di amici con cui si trovano. Una breve
discussione tra i rapitori su quale debba essere l'ostaggio da
scegliere, poi i due coniugi vengono portati via.
Il presidente del Consiglio, Cossiga, e il ministro dell'Interno,
Rognoni, si incontrano nell'isola per mettere un argine al dilagare dei
sequestri. La replica è beffarda: otto persone scompaiono in undici
giorni. Il 17 agosto, Silvio Olivetti, un industriale torinese, è
catturato nella sua villa a venti chilometri da Olbia. La moglie tenta
di impietosire i rapitori: allora uno di questi la afferra per la gola,
la colpisce coi pugni e la stende a terra. Poi i quattro si sdraiano sui
divani del salotto, si fanno servire whisky con ghiaccio dalla cameriera
e brindano al successo dell'operazione. Il 22 agosto, i fratelli
torinesi Giorgio e Maria Casana, quindici e sedici anni, vengono portati
via mentre stanno facendo un bagno davanti alla spiaggia di Sant'Angelo
di Flumini Maggiore, sulla costa del Sulcis. Alla maniera dei corsari i
banditi, mascherati e con le mute di gomma, arrivano su un motoscafo,
legano a uno scoglio il padre, la madre e tre amici e ripartono con i
due ragazzi e il gommone della famiglia. Meno di ventiquattr'ore dopo, a
Palau, scompare la famiglia di Rolf Schild. Con lui, di ritorno da una
festa a casa di amici, ci sono la moglie Daphne e la figlia quindicenne
Annabel. La vicenda si tinge di giallo: Schild è un ingegnere
elettronico inglese, esperto di radar supersegreti. Affiora anche
l'ipotesi di un caso di spionaggio internazionale. E il 28 agosto dalla
fattoria Agnata, vicino a Tempio Pausania, scompaiono due personaggi
molto noti, i cantanti Fabrizio de André e Dori Ghezzi.
Scotland Yard manda due ispettori in incognito per il caso Schild,
Rognoni invia due generali, Carlo Alberto Dalla Chiesa, capo
dell'Antiterrorismo, e Carlo Terenziani, comandante della seconda
divisione dei carabinieri di stanza a Roma. Contingenti di carabinieri
sbarcano da Palermo, nuclei del Secondo Celere arrivano da Padova. Uno
schieramento che richiama alla mente l'epoca dei Caschi Blu, quando
pareva che si dovesse riconquistare con le armi l'isola intera per
stroncare le faide pastorali di Orgosolo, il banditismo primitivo e
sanguinario, l'inafferrabile e leggendario Graziano Mesina.
Ma quelle scene di caccia dell'alta e bassa Sardegna, che sembrano
brutti copioni di film girati in Barbagia, nel Sulcis, in Gallura, fanno
esclamare a Grazianeddu, l'eroe del Supramonte: "Noi, al confronto,
eravamo dei gentiluomini". E infatti dove sono i "balenti" feroci e
orgogliosi che non toccano le donne e i bambini? Dove sono i
pastori-rapitori che tengono fede alla parola data, le giacche di
velluto, le coppole, i calzoni "a s'isporta" per gambali? Agli Olivetti
impongono di condurre le trattative nel salotto di casa, i fili del
telefono tagliati, prima ancora che il rapimento avvenga. Partono da
trecento milioni, poi ridendo portano via Silvio Olivetti. La moglie
paga, ma al posto del marito trova una nuova richiesta: altri
trecentocinquanta milioni "per l'inflazione". La donna denuncia
finalmente il sequestro. La polizia dice: "E' un rapimento anomalo. E'
la prima volta che rapitori sardi non mantengono la parola data".
Qualche giorno più tardi con i Casana si mettono a mercanteggiare dal
motoscafo subito dopo il rapimento: cinque miliardi, poi quattro, vanno
bene anche tre, no? Allora facciamo due e non se ne parli più.
Ma la diversità del vecchio banditismo sardo e il nuovo non sta solo nel
rispetto delle donne e dei ragazzi. Ai vecchi non sarebbe mai venuto in
mente di far passare il rapimento di Pasqualba Rosas, la figlia di un
gioielliere, per un rapimento politico. La lista dei sequestrati in
Sardegna in quell'estate del 1979 diventa ogni giorno più nutrita,
eterogenea, in qualche modo supernazionale. Con il rapimento di Fabrizio
de André e Dori Ghezzi, ai sentimenti di disagio civile e di apprensione
si aggiunge un alone di notorietà divistica e mondana. I due generali
dei carabinieri si spostano fulmineamente da un capo all'altro
dell'isola, si incontrano con il padre di De André, il professor
Giuseppe, vanno a rapporto da Cossiga ancora in vacanza alla Maddalena.
Nello Ajello scrive su "L'Espresso" nel suo editoriale: "Si è trattato
di un sequestro di lusso, adatto a fornire a certi tipi di mass media il
nutrimento di cui fanno abitualmente tesoro: un po' di thrilling su come
andrà a finire, larghi spunti biografici sui protagonisti, una misurata
dose di stupida esecrazione per gli autori del misfatto ai danni di due
cantanti che, allo stesso tempo, figurano di pieno diritto nel novero di
quelli che Molière chiamava « les gens de qualité ». A paragone con
certe cronache delle settimane scorse che raccontavano le traversie di
poveri diavoli accampati sulle banchine in attesa di fantomatici
traghetti, siamo su un piano assai più degno. Qui, almeno, la Sardegna
si presenta al pubblico nel suo vero volto o almeno nei due elementi che
compongono, da una dozzina di estati, il proverbiale identikit: tanti
miliardari (che stupiscono per la loro audacia nel frequentare un'isola
così pericolosa per i ceti abbienti) e tanti banditi, che stupiscono per
la loro audacia nel continuare a rapirli. Basta, l'estate è al termine.
Di Sardegna, banditi e miliardari si riparlerà ai primi caldi della
prossima estate."
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[pp. 265 - 268 del testo originale]
(1 - continua)
*Riccardo Venturi*
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*So er an îr ûfgestigen ist (Vogelweide)
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