Ciao
Antonio Piccolo
cod...@email.it
http://antonioantonio.blog.excite.it
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"E' solo il capobanda, ma sembra un faraone.
E' solo il capobanda, ma sembra un faraone.
Ha gli occhi dello schiavo, e lo sguardo del padrone,
si atteggia a Mitterrand, ma è peggio di Nerone."
(F.De Gregori)
l'ho letto tutto, l'ho trovato troppo lungo, ma interessante. Il problema e'
che non sono per niente d'accordo con le premesse, ossia che la versione in
volume VIII sia piu' "moderata". La versione esplicita, ossia quella in cui
si nomina esplicitamente almirante, e' semplicemente piu' diretta e, letta
oggi, perderebbe di attualita'. La versione di volume VIII, invece, puo'
essere cantata oggi come se fosse stata scritta oggi, a parte, forse, la
scritta sul muro che dovrebbe essere leggermente diversa, per esempio dire
"il fascismo vincera'" o magari "il fascismo tornera'".
Se poi questa capacita' di rendere la canzone odierna, tramite quel semplice
"i nuovi capi", sia merito di de gregori oppure di de andre', lo ignoro.
Enrica
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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
> (....)
>La versione di volume VIII, invece, puo'
> essere cantata oggi come se fosse stata scritta oggi, a parte, forse, > la
scritta sul muro che dovrebbe essere leggermente diversa, per
> esempio dire
> "il fascismo vincera'" o magari "il fascismo tornera'".
> Se poi questa capacita' di rendere la canzone odierna, tramite quel
> semplice
> "i nuovi capi", sia merito di de gregori oppure di de andre', lo ignoro.
mah, io non sono d'accordo, fra l'altro, nemmeno sulla valenza che viene
data al verbo "tradire", che sarebbe più "tenero" di "smentire".
Anche perché ritengo che, nella costruzione, il "tradimento" dei morti sia
da leggere come attinente a mussolini, e non ai morti. Mi spiego: mussolini
viene tradito dai morti (che lo hanno smentito) allo stesso modo in cui, ad
esempio, un ladro, appostato per assalire un malcapitato, viene tradito da
un rumore che inavvertitamente provoca.
L'articolo, ad ogni modo, è lungo ed interessante; ragion per cui ne faccio
un copia&incolla. Così se ne può anche continuare a parlarne.
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DE GREGORI - DE ANDRE ’, ANDATA E RITORNO
di GIANNI SERINO
Tutti gli appassionati di De Gregori e di De André conoscono la vicenda
della canzone Le storie di Ieri. Lo stesso De Gregori ne ha fatto
recentemente cenno nelle web-note-di-copertina di Amore nel Pomeriggio, in
riferimento al suo soggiorno in Gallura a casa di Fabrizio De André, tra il
’73 e il ’74, e alla stesura dell’album Volume VIII (l’album di De André
scritto anche assieme a De Gregori); scrive De Gregori che nell’album, per
volontà di De André, fu inserita Le Storie di ieri , canzone scritta da De
Gregari che la RCA (sua casa discografica dell’epoca) si era rifiutata di
fargli incidere sull’album Francesco De Gregori del 1974, quello che, per
via della copertina, è comunemente soprannominato “La Pecora”. Soltanto
successivamente, una volta che la canzone era stata…‘sdoganata’ da De André,
De Gregori poté inciderla sull’album Rimmel, del 1975. Dunque, Le Storie di
ieri è una canzone già scritta tra il ’73 e il ’74, non viene incisa nel ’74
sulla “Pecora” perché non considerata sufficientemente “politically correct”
e conosce nel 1975 ben due uscite discografiche, la prima in Volume VIII,
l’altra in Rimmel.
Chiunque ascolti le due versioni potrà accorgersi che i rispettivi testi
presentano delle differenze non trascurabili, tali da denotare atteggiamenti
psicologici e politici abbastanza diversi: se la versione di Rimmel è
nettamente più ‘militante ’ e lascia intendere una condanna più marcata del
fascismo e dei suoi rigurgiti nel presente, quella di Volume VIII sembra più
‘comprensiva’ e, pur nella condanna, mantiene una sorta di ‘umana pietà ’
nei confronti dei vinti, che sicuramente hanno sbagliato, ma forse lo hanno
fatto in quanto sognavano un futuro diverso. La versione di Volume VIII
sembra in qualche modo anticipare l’atteggiamento della canzone Il Cuoco di
Salò ( dell’album Amore nel Pomeriggio del 2001), dove De Gregori, pur
inflessibile nell’indicare qual è “la parte sbagliata”, focalizza
l’attenzione sul fatto che pure da quella parte “si muore” e pure morendo
dalla parte sbagliata “si fa l’Italia”. In particolar modo, le differenti
atmosfere tra le due versioni si colgono nei versi iniziali: in Rimmel il
padre dell’io narrante “ha una storia comune condivisa dalla sua
generazione” e si sa che la storia è una cosa pesante, che implica
un’assunzione di responsabilità, la “storia dà torto o dà ragione” come
reciterà il testo di un’altra nota canzone di Francesco De Gregori; la
versione di Volume VIII si limita ad asserire che “aveva un sogno comune”,
portando il discorso nel campo soggettivo delle passioni, delle ragioni,
delle aspirazioni, dei sogni appunto, dei singoli, che pur implicando delle
responsabilità storiche oggettive, non possono esservi ridotti del tutto.
Poco più avanti, con chiaro riferimento a Mussolini, la versione di Rimmel
recita che “troppi morti lo hanno smentito”, quella di Volume VIII che
“troppi morti lo hanno tradito”. Il significato di fondo è lo stesso, ma in
Rimmel è espresso in maniera più marcata: se qualcuno viene smentito vuol
dire che si afferma il contrario di ciò che dice, si dimostra che ha torto,
addirittura si dimostra che ha mentito; il verbo “tradire” non mantiene la
stessa connotazione, anzi generalmente chi viene tradito sta subendo un
torto; chiaramente la versione di Volume VIII è ironica e afferma le stesse
cose in modo probabilmente più tagliente, più sottile, ma, letta in maniera
superficiale, potrebbe dare adito a fraintendimenti; ebbene, magari a
scapito dell’ironia e della poesia, questi fraintendimenti in Rimmel vengono
spazzati via, attraverso l’uso di un termine (“smentito”) che non lascia
spazio a nessun possibile dubbio. Nella terza strofa, poi, sempre in
riferimento a Mussolini e al fatto che “ha scritto anche poesie”, la
versione di Rimmel commenta “i poeti che brutte creature ogni volta che
parlano è una truffa”, in Volume VIII al posto della parola “brutte”
troviamo “strane”: la seconda parte della frase fa sì che il contenuto del
verso sia inequivocabile, ma in Rimmel l’espressione “brutte creature” è
assai più esplicita. Anche qui i due testi dicono sostanzialmente la stessa
cosa, ma in Rimmel l’affermazione presenta un giudizio di valore, che in
Volume VIII è rimandato alla parte finale del verso, mentre in questa prima
parte con “strane” ci si deve accontentare dell’affermazione che Mussolini
(così come tutti i poeti) non lo si capisce fino in fondo.
Ci si potrebbe chiedere quale sia il rapporto tra i due testi e cosa stia
alla base di varianti per nulla trascurabili, ma presenti in due versioni le
cui uscite discografiche non sono poi così lontane nel tempo. Si può
ipotizzare che la versione presente in Volume VIII corrisponda
effettivamente alla canzone così come concepita originariamente da De
Gregori e che Rimmel rifletta un ripensamento successivo. Oppure, che in
Volume VIII il tono della canzone sia stato attenuato per motivi di
opportunità politica, in maniera da rendere possibile l’uscita del brano
senza censure; o per adattare la canzone al temperamento di De André, più
portato alla comprensione che alla condanna dei vinti, meno allineato
politicamente e meno assimilabile ad un ovile ben definito, magari proprio
per questo portato a guardare oltre le righe. Quest’ultima ipotesi tenderei
ad escluderla, a partire dalle notizie di una versione dal vivo di De André
di Via della Povertà (traduzione a quattro mani con De Gregori, di
Desolation Row di Bob Dylan), risalente alla fine del 1974, in cui,
riprendendo una pratica dylaniana, i nomi dei personaggi della canzone
venivano sostituiti con quelli di personaggi dell’attualità. Ebbene, nella
seconda strofa, che presenta un riferimento esplicito ad Almirante, De André
è molto meno indulgente nei confronti dei cosiddetti ‘vinti’ di quanto non
lo sia ciascuna delle due versioni di Le Storie di ieri (per una lettura del
testo della canzone, che tra l’altro contiene riferimenti a personaggi come
Covelli, leader monarchico, all’epoca confluito nell’M.S.I.-D.N., Paolo VI,
Berlinguer, Agnelli, Montanelli, l’allora Presidente della Repubblica Leone,
rimando all’ottimo sito, http://www.viadelcampo.com/html/canzoni1.html).Un
eventuale abbassamento dei toni della canzone Le Storie di ieri rispetto
all’originale degregoriano non deve essere dunque attribuito alla volontà o
al temperamento di De André .
Devo dire che ascoltando le due versioni sono sempre, istintivamente, stato
dell’idea che quella di Volume VIII corrispondesse, almeno a grandi linee,
al testo originario di De Gregori e che la canzone, così come incisa in
Rimmel, rappresentasse uno stadio successivo, un’evoluzione dettata dal
mutamento delle condizioni politiche e dall’acuirsi della lotta tra destra e
sinistra. Questa, che poteva risultare soltanto un’impressione, un’ipotesi,
una congettura è diventata qualcosa di più, quasi una certezza, nel momento
in cui sono entrato in possesso di una terza versione di Le storie di ieri,
eseguita da De Gregori e risalente con tutta probabilità ad un periodo
precedente le altre due. Questa fortunata circostanza è dovuta al fatto che,
grazie anche alla potenza della rete, sono venuto in possesso di copia di
due CD di inediti e rarità di incise da De Gregori negli anni ’70. La
traccia 6 del primo CD è appunto una versione di Le Storie di ieri, eseguita
da Francesco alla chitarra e alla voce. Non è possibile entrare nel merito
del contenuto dei due CD e della provenienza dei brani, ma tutto lascerebbe
pensare che questa traccia risalga ad un periodo precedente l’album “Pecora”
e preparatorio a questo. A partire da una serie di caratteristiche
“oggettive” (qualità del suono, timbro di voce di De Gregori, esecuzione
live o in studio, esecuzione solo chitarra e voce o con complesso
strumentale, presenza o meno di Lucio Dalla alla voce o al sax, brani in
italiano o in traduzione inglese) è possibile suddividere tutto il materiale
dei due CD in almeno quattro cinque gruppi e forse in ulteriori sottogruppi.
Tra questi, uno dei più interessanti è caratterizzato da 11 brani, editi e
inediti, eseguiti in studio da un De Gregori dal timbro di voce giovanile
con soli chitarra e voce e qualità del suono piuttosto buona. I pezzi da
includere in questo gruppo sono: Mercato dei Fiori (1,1), pezzo inciso
peraltro da Patti Pravo nel 1975 sulla B side della hit Incontro (per la
copertina del 45 giri, cfr. il sito
http://www.coltempo.it/discografia/45incontro.htm), Signora Aquilone (1,3),
Le Storie di ieri (1, 6), Souvenir (1,7), Dolce Amore del Bahia (1, 20), A
Lupo (1, 21), Cercando un altro Egitto (1, 22), Niente da capire (2,1),
altri tre brani, mai incisi da De Gregori, di cui non saprei dire il titolo
(1,2; 1,4; 1,5), l’ultimo dei quali presenta come accompagnamento di
chitarra il tema che più tardi sarà utilizzato per la colonna sonora di
Flirt (da notizie spulciate in libreria in un libro su De Gregori, scritto
da Marco Bonanno, il testo sarebbe di Giorgio Lo Cascio) . Le versioni dei
brani editi risultano diverse da quelle incise successivamente e spesso
presentano delle varianti testuali. La voce assai giovanile, il tipo di
accompagnamento, i titoli dei brani editi, così come lo stile dei testi e
della musica dei brani inediti, inducono ad attribuire con assoluta certezza
i brani ad una o più sessioni databili nella prima metà degli anni ’70. La
presenza di ben cinque brani poi incisi sulla “Pecora”, in versioni
leggermente diverse da quelle della “Pecora” (e con arrangiamenti,
sembrerebbe impossibile, più scarni) mi fa pensare che almeno una parte del
materiale in questione costituisca una serie di ‘provini’ effettuati nel
periodo precedente la realizzazione del disco, da cui poi sarebbero stati
selezionati i brani effettivamente incisi, databili quindi in un lasso di
tempo tra il ’73 e il ‘74. La notizia confermata da De Gregori che Le Storie
di Ieri non fece parte della “Pecora” in quanto scartato dalla RCA sembra un
indizio piuttosto forte del fatto che la traccia con il brano debba essere
inserita in questo gruppo e che dunque si tratti della versione originale, o
quantomeno di una versione anteriore a quelle edite. Naturalmente, siamo
finora nel campo delle congetture e, anche se si tratta di congetture
piuttosto plausibili, esse si scontrano con il fatto che finora non sappiamo
nulla di certo sulla provenienza dei brani e soprattutto sul numero di
sessioni che furono necessarie a registrarli.
Un modo di giungere ad una conferma, per lo meno parziale, di queste
congetture è dato dall’analisi puntuale dei testi e dal confronto delle
varianti delle tre versioni (la traccia inedita e le due versioni edite di
Le storie di ieri). Darò per scontata la conoscenza del testo della canzone
(che in ogni caso riporto alla fine dell’articolo nella versione di Rimmel)
e indicherò i versi in cui sono rinvenibili elementi di discordanza tra
almeno due delle tre versioni, indicando la traccia inedita con TI, la
versione cantata da De André con DA, la versione di Rimmel con R. (In altre
parole, gli unici versi che non citerò sono quelli in cui tutte e tre le
versioni sono concordi).
v 1-2 TI DA [1]mio padre aveva un sogno comune [2] condiviso dalla sua
generazione
R [1]mio padre ha una storia comune [2] condivisa dalla sua generazione
v. 4 TI DA [4] troppi morti lo hanno tradito
R [4] troppi morti lo hanno smentito
vv. 9-10: TI R[9] chiude gli occhi e comincia a sognare [10] chiude gli
occhi e comincia a volare
DA [9] chiude gli occhi e si mette a sognare [10] chiude gli occhi e si
mette a volare
v. 13: TI [13]ah i poeti che strane creature
DA [13]i poeti che strane creature
R [13] i poeti che brutte creature
v. 21: TI [21] E anche adesso è rimasta una scritta
DA R [21] E anche adesso è rimasta una scritta nera
vv. 24-25 TI [24] Almirante ha la faccia serena [25] la cravatta intonata
alla camicia
DA [24] Il gran capo ha la faccia serena [25] la cravatta intonata alla
camicia
R [24] I nuovi capi hanno facce serene [25] e cravatte intonate alla camicia
v. 26 TI [26] Ma il bambino nel cortile si è stancato
DA R [26] Ma il bambino nel cortile si è fermato
v. 27 TI DA [27] si è stancato di seguire gli aquiloni
R [27] si è stancato di seguire aquiloni
v.31 TI (la canzone finisce con il verso 30)
DA R [31] guarda il muro e si guarda le mani (ripetuto la terza volta)
Un metodo utile per giungere a una datazione dei tre testi è il computo
statistico delle concordanze e delle discordanze. Prima di mostrare i
risultati indicherò alcuni criteri che ho seguito: ho contato quelle dei vv.
1 e 2 come un’unica variante, dal momento che l’uso di “condiviso” piuttosto
che “condivisa” costituisce una conseguenza necessaria dell’uso di “sogno”
piuttosto che di “storia”. Analogamente, ho considerato un’unica variante
quella dei vv. 24-25, visto che l’uso di “cravatta intonata” piuttosto che
“cravatte intonate” al verso 25 dipende dall’alternativa tra “faccia serena”
o “facce serene” del verso 24. Lo stesso ho fatto per i vv. 9-10, in cui
l’inizio del verso è lo stesso ripetuto (e variato nelle diverse versioni).
Per quel che riguarda il v. 13, ho computato separatamente la concordanza di
TI e DA nell’utilizzo della parola “strane”, piuttosto che “brutte” e la
concordanza di DA e R nell’omettere l’espressione “ah” all’inizio del verso.
I risultati cui sono pervenuto sono i seguenti:
Casi di accordo tra TI e DA (contro R): 4
Casi di accordo tra DA e R (contro TI): 4
Casi di accordo tra TI e R (contro DA): 1
Casi di disaccordo tra tutti e tre : 1
Versi che non presentano varianti: 19 (su 31)
Come si vede, il minor grado di concordanza è quello della traccia inedita
(TI) con la versione di Rimmel (RI): vi è un solo caso (più precisamente ai
versi 9-10) in cui le due versioni siano in accordo tra loro e in disaccordo
con quella di Volume VIII. Le versione cantata da De André (DA) si ritrova
in una sorta di posizione intermedia, dal momento che in quattro casi si
trova in accordo con la traccia inedita (e in disaccordo con Rimmel) e in
quattro casi si trova in accordo con Rimmel (e in disaccordo con la traccia
inedita). Vi è poi un caso piuttosto interessante, e su cui varrà la pena di
tornare in seguito, in cui ogni versione risulta autonoma dalle altre due
(vv. 24-25).
Se il computo eseguito è corretto, ne risulterà che la versione di Volume
VIII (DA), risultando intermedia a livello di testo, sarà con tutta
probabilità intermedia anche da un punto di vista cronologico e, dal momento
che sappiamo che la versione di Rimmel è più recente rispetto a quella di
Volume VIII, ne risulterà che la traccia inedita è la versione più antica
delle tre. Tutto questo non fa altro che confermare le precedenti congetture
sul fatto che la traccia inedita sia un provino risalente al periodo
preparatorio della “Pecora”, scartato dalla RCA per motivi di opportunità
politica.
Se dunque siamo in grado di attribuire un ordine cronologico più che
plausibile ai tre pezzi, diviene possibile seguire nei dettagli l’evoluzione
del testo e individuare il tipo di varianti che segnano l’evoluzione dalla
traccia inedita alla versione di Rimmel, passando per Volume VIII.
Dei sei casi in cui DA si differenzia da TI, ben 4 costituiscono dei
cambiamenti puramente stilistici: ai vv 9-10 ( “chiude gli occhi e comincia
a sognare, chiude gli occhi e comincia a volare”) “comincia” viene
sostituito con “si mette”; dei quattro mutamenti puramente stilistici è
l’unico che non venga ripreso nella versione di Rimmel e non escluderei che
la variazione possa attribuirsi ad una scelta di De André al momento di
incidere la propria versione. Al verso 13 (in TI “ah i poeti che strane
creature”) l’esclamazione iniziale (“ah”) viene omessa in DA (e poi in R).
Altro cambiamento stilistico si riscontra al v. 26, dove “il bambino nel
cortile si è stancato” di TI, diventa “si è fermato” in DA (e in R); questo
cambiamento è di certo un miglioramento, dal momento che permette di evitare
la ripetizione dell’espressione “si è stancato”, presente all’inizio del
verso successivo. Ultimo dei 4 cambiamenti puramente stilistici è il fatto
che, diversamente da quanto succeda in DA e poi in R, il verso finale in TI
è ripetuto 2 e non 3 volte. Al verso 21, si ritrova invece un cambiamento
non solo stilistico, che però non stravolge il contenuto della canzone:
all’espressione di TI “E anche adesso è rimasta una scritta” DA (seguito da
R) aggiunge l’aggettivo “nera” (suggestione, quella del colore nero, del
resto già presente al verso 12 in tutte e tre le versioni: “ a giocare col
nero perdi sempre”).. La variante dei vv. 24-25 è forse una delle più
interessanti dell’intera canzone: la versione di TI recita “Almirante ha la
faccia serena, la cravatta intonata alla camicia”; in DA al posto di
“Almirante” troviamo “il gran capo”: è abbastanza facile intuire il motivo
di questo cambiamento: se anche il già affermato De André poteva permettersi
di incidere una canzone come Le storie di ieri (o magari la RICORDI, per cui
venne inciso Volume VIII, era meno restia della RCA) non per questo era
possibile (o consigliabile ) citare esplicitamente il nome di un politico
(per giunta, Almirante), per cui come per diverse altre canzoni di De
Gregori censurate all’epoca (gli esempi più celebri sono quelli di Alice e
Niente da capire, ma proprio da questi CD di inediti risulta che ad
un’analoga censura furono sottoposte Signora Aquilone, Sono tuo, Souvenir),
si pensò ad una soluzione alternativa: in questo caso, l’espressione “il
gran capo” poteva sembrare perfetta, perché oltre a fornire quella che nel
contesto della canzone può considerarsi una descrizione definita di
Almirante, ha la stessa struttura metrica della parola “Almirante”.
Se le sei varianti di DA rispetto a TI derivano quasi esclusivamente da
preoccupazioni stilistiche o di censura e in ogni caso sono tali da non
cambiare di una virgola il significato e il clima psicologico e ideologico
della canzone, per quel che concerne il passaggio alla versione di Rimmel le
cose sono, come si è visto, abbastanza diverse. Vi sono in effetti anche qui
un paio di mutamenti puramente stilistici: ai vv. 9-10, come si è detto,
viene ripresa la versione di TI “comincia a sognare”; al v. 27, poi, “si è
stancato di seguire gli aquiloni” diventa “si è stancato di seguire
aquiloni”. Le altre quattro varianti, però, modificano in maniera
sostanziale se non il contenuto l’approccio della canzone. Delle prime tre
si è già avuto modo di parlare all’inizio: al v. 1 “un sogno comune” diventa
“una storia comune”, al v. 4 “tradito” diventa “smentito”, al v. 13 “strane
creature” diventa “brutte creature”. Ai vv. 24-25 si riscontra una curiosa
variazione: se nella primissima versione della canzone si faceva esplicito
riferimento ad Almirante e in quella successiva vi si alludeva chiamandolo
“il gran capo”, qui troviamo “i nuovi capi” e sembra che l’oggetto polemico
sia cambiato, si sia esteso, o forse sia rimasto semplicemente sul vago.
Forse l’espressione “il gran capo” andava bene per De André e per un disco
inciso dalla RICORDI, ma era ancora troppo esplicita per i discografici
della RCA? Questo tenderei ad escluderlo, se non altro per il fatto che la
versione recitante il “gran capo” era ormai nota e dunque era palese ed
esplicito a chi si riferisse la canzone. E allora? Devo dire che la prima
volta che ho ascoltato la canzone (sarà stato intorno al ’95 o giù di lì,
anzi era proprio il ’95) ebbi un’impressione strana: sapevo che il pezzo
risaliva a 20 anni prima, ma mi pareva che l’espressione “i nuovi capi”
potesse riferirsi tranquillamente all’attualità e alla nascita del Polo
delle Libertà. Cosa pensare, allora, che De Gregori prevedesse il futuro?
L’ipotesi non sarebbe del tutto peregrina, visto che in Miramare 19/4/1989
nel brano Bambini Venite Parvuols cantò “legalizzare la mafia sarà la regola
del 2000” e adesso, da qualche mese, è passata la Legge Cirami, ma, insomma,
pure la nascita del Polo delle Libertà? O dobbiamo per forza ricordare i
versi iniziali della canzone datata 1976 Disastro Aereo sul canale di
Sicilia (“Risulta peraltro evidente, anche nel clima della distensione, che
un eventuale attacco ai paesi arabi vede l’Italia in prima posizione”)? O
forse, anziché pensare ad un De Gregori preveggente, dovremmo andare a
cercare nella realtà politica del 1975 e del periodo immediatamente
precedente, qualcosa che per certi aspetti possa assomigliare a quella che
sarà poi la fondazione del Polo, insomma una sorta di allargamento del
fronte della destra di derivazione fascista, tale da giustificare
l’allusione all’esistenza di “nuovi capi”.
Per capire a cosa potrebbe alludere De Gregori e in generale per cercare di
comprendere alcuni dei motivi che potrebbero stare sotto la canzone e la sua
evoluzione, sarà opportuno richiamare alla mente alcune delle vicende
politiche che coinvolsero più o meno direttamente l’M.S.I., all’inizio degli
anni ’70 (Almirante era divenuto segretario dell’M.S.I nel 1969 e direi con
assoluta certezza che questo è il termine post-quem della prima versione
della canzone). Senza entrare nel dettaglio dei fatti ormai storici
dell’epoca, individuerei alcuni elementi che possano in qualche modo
aiutarci: in primo luogo, il periodo che va dal 1969-70 al 1975 e oltre è
segnato dal progressivo acuirsi dello scontro politico, non sempre soltanto
verbale, tra destra e sinistra: è il periodo degli scontri di piazza, ma
anche della ‘strategia della tensione ’ (iniziata ufficialmente nel 1969,
con gli attentati dell’agosto e poi la strage di P.za Fontana il 12
dicembre) e del terrorismo di destra, come di sinistra. In questo contesto,
e in seguito anche alle pesanti responsabilità di parte dell’M.S:I:
nell’episodio dei moti autonomisti di Reggio Calabria (a partire dal luglio
1970), diversi esponenti della destra vengono indagati con l’ipotesi di
reato di “Ricostituzione del partito fascista”: il 3 marzo 1972 la procura
di Treviso ordina l’arresto di Pino Rauti, fondatore di Ordine Nuovo, anche
con l’accusa di coinvolgimento negli attentati del 1969. Il 28 giugno del
1972 la procura di Milano chiede alle camere l’autorizzazione a procedere
contro Almirante, sempre per il reato di “Ricostituzione del partito
fascista”; il 24 maggio del 1973 le camere concedono l’autorizzazione a
procedere; le indagini successive non porteranno a risultati concreti e i
processi non si svolgeranno mai. In questi anni, la politica dell’ M.S.I.
segna inoltre un significativo mutamento: si va profilando sempre di più
l’ipotesi del Compromesso Storico, dell’alleanza tra DC e PCI e l’ M.S.I.
cerca di appropriarsi del ruolo di baluardo anticomunista, cercando di
costituire un fronte comune che, sotto la bandiera dell’opposizione al
comunismo, inglobi settori della destra più ampi di quella tradizionalmente
missina. È così che alle elezioni del maggio ’72 l’M.S:I: si allea con il
partito monarchico (il PDIUM) sotto la sigla di Destra Nazionale , ottenendo
l’8.7% dei voti. Questo tentativo di allargamento della destra andrà avanti
fino al 1975-76. L’ultima fase di questo processo ha luogo alla fine del
1975, con la fondazione promossa da Almirante di una organizzazione più
ampia del suo partito, esterna al partito e denominata “Costituente di
destra per la libertà”.
Credo che gli eventi qui riportati brevemente possano aiutarci a ricostruire
il contesto in cui fu concepita e si sviluppò la canzone Le Storie di ieri.
In effetti il pezzo sembra muoversi su un doppio binario: per un verso, c’è
la patina di rispettabilità dei nuovi fascisti (l’unica strofa che rimane
identica in tutte e tre le versioni è la quarta, quella che inizia con “Ma
mio padre è un ragazzo tranquillo”, vv. 16-20), per un altro il continuo
ricordare e richiamare le loro radici storiche. Tutto questo trova una
rispondenza negli avvenimenti del ’72-’73: l’M.S:I che tenta di recuperare
una base di consenso più ampia (e in parte ci riesce); le sue radici che,
anche in seguito alle indagini della magistratura, non possono essere
negate. Si potrebbe addirittura ipotizzare che lo stimolo a scrivere la
canzone sia venuto a De Gregori proprio in seguito all’episodio di Almirante
indagato e quindi si potrebbe collocare la prima stesura tra il ’72 e il
’73. la registrazione della versione inedita potrebbe essere collocata tra
il ’73 e il ‘74. Per quel che riguarda la versione di De André, anche se il
disco Volume VIII esce nel 1975, questa riflette nella sostanza
l’orientamento della versione inedita (forse a causa della gestazione non
brevissima dell’album). Il nuovo clima del 1975 si coglie invece nella
versione di Rimmel: si è detto che l’acuirsi del clima politico può aver
determinato una sorta di irrigidimento dei toni di certe espressioni e a
questo punto si può ipotizzare che l’espressione “i nuovi capi” possa
riferirsi alla fondazione (già avvenuta o comunque prospettata) della
“Costituente di destra per la libertà”.
LE STORIE DI IERI (TESTO INTEGRALE, VERSIONE RIMMEL)
Mio padre ha una storia comune,
condivisa dalla sua generazione,
la mascella al cortile parlava:
troppi morti lo hanno smentito,
tutta gente che aveva capito.
E il bambino nel cortile sta giocando:
tira sassi nel cielo e nel mare,
ogni volta che colpisce una stella
chiude gli occhi e comincia a sognare,
chiude gli occhi e comincia a volare
E i cavalli a Salò sono morti di noia:
a giocare col nero perdi sempre,
Mussolini ha scritto anche poesie:
i poeti che brutte creature,
ogni volta che parlano è una truffa
Ma mio padre è un ragazzo tranquillo,
la mattina legge molti giornali:
è convinto di avere delle idee
e suo figlio è una nave pirata
e suo figlio è una nave pirata.
E anche adesso è rimasta una scritta nera,
sopra il muro davanti casa mia:
dice che il movimento vincerà:
i nuovi capi hanno facce serene
e cravatte intonate alla camicia
ma il bambino nel cortile si è fermato,
si è stancato di seguire aquiloni,
si è seduto tra i ricordi vicini e i rumori lontani,
guarda il muro e si guarda le mani,
guarda il muro e si guarda le mani,
guarda il muro e si guarda le mani.
"
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-- Franco Senia --
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" Ci fu una generazione che volle rispondere a tutto.
Allora gli chiesero e dovette rispondere di tutto."
- Erri De Luca, Aceto, Arcobaleno -
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> l'ho letto tutto, l'ho trovato troppo lungo, ma interessante. Il problema
e'
> che non sono per niente d'accordo con le premesse, ossia che la versione
in
> volume VIII sia piu' "moderata".
Sì, mi trovo d'accordo con la tua precisazione...non sono d'accordo nemmeno
sul presunto "non allineamento" di De Andrè rispetto a De Gregori, anche se
comunque, per ragioni diverse, vengono entrambi spesso tirati per il
colletto su sponde misteriose.
> La versione esplicita, ossia quella in cui
> si nomina esplicitamente almirante, e' semplicemente piu' diretta e, letta
> oggi, perderebbe di attualita'. La versione di volume VIII, invece, puo'
> essere cantata oggi come se fosse stata scritta oggi, a parte, forse, la
> scritta sul muro che dovrebbe essere leggermente diversa, per esempio dire
> "il fascismo vincera'" o magari "il fascismo tornera'".
Mah, anch'io (come l'autore dell'articolo) l'avverto leggermente più dura la
versione di "Rimmel" rispetto a "Volume VIII". Nonostante siano differenze
sottili sparse qui e là, anch'io avverto fin dall'inizio un tono di durezza
maggiore a partire dall'inizio, con la sostituzione di "storia" a "sogno".
Il discorso sulla "comprensione dei vinti" da parte di Faber anche è
abbastanza realistica penso, per quanto i vinti da comprendere non hanno
solitamente le colpe dei protagonisti de "Le storie di ieri". Inoltre, la
presunta "comprensione dei vinti" è molto assimilabile al testo de "Il cuoco
di Salò" di De Gregori.
Sull'attualità...beh, penso che De Gregori non era il tipo da pubblicare un
testo che dicesse schiettamente "Almirante ha la faccia serena" così come
non lo è oggi. Anche se ci vedrei bene una frase così:
"Berlusconi ha la faccia serena...il lifting persino alla schiena..."
Ahah...mii, che cazzata! :-)
> Se poi questa capacita' di rendere la canzone odierna, tramite quel
semplice
> "i nuovi capi", sia merito di de gregori oppure di de andre', lo ignoro.
La mia opinione, è che spesso la parola la si inventa anche lì lì mentre si
sta vicini al microfono, un po' come fa De Gregori in concerto con le sue
canzoni.
> Enrica