"Le Verger du Roi Louis", registrata da Georges Brassens nel 1960, è una
poesia di Théodore de Banville (nato a Moulins nel 1823 e morto a Parigi
nel 1891). Dedicò la sua intera vita alla poesia ed al teatro ed è
considerato uno dei più grandi nomi della poesia francese ottocentesca.
Fu particolarmente amato dai "poètes maudits", che lo considerarono come
loro ispiratore; Arthur Rimbaud gli dedicò alcune sue poesie (come "A la
musique") e Stéphane Mallarmé dichiarò che "non era un poeta, ma la voce
stessa della lira".
"Le Verger du Roi Louis" fu composta da Banville nel 1866 ed inserita
nella raccolta "Gringoire", pubblicata nello stesso anno. Come detto,
"La Morte" di De André utilizza lo stesso motivo musicale della canzone
di Brassens da essa tratta. E' una poesia di grande impatto emotivo e di
condanna verso la pena di morte; si noti come, ancora una volta, i
condannati siano degli impiccati. I condannati, per così dire,
"preferiti" da Brassens (via Villon) e De André, come si vedrà meglio in
seguito.
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LE VERGER DU ROI LOUIS
Théodore de Banville (1823-1891)
Georges Brassens (1921-1981)
Sur ses larges bras étendus,
La forêt où s'éveille Flore
A des chapelets de pendus
Que le matin caresse et dore.
Ce bois sombre, où le chêne arbore
Des grappes de fruits inouïs
Même chez le Turc et le More,
C'est le verger du roi Louis.
Tous ces pauvres gens morfondus,
Roulant des pensers qu'on ignore,
Dans des tourbillons éperdus
Voltigent, palpitants encore.
Le soleil levant les dévore.
Regardez-les, cieux éblouis.
Danser dans les feux de l'aurore.
C'est le verger du roi Louis.
Ces pendus, du diable entendus,
Appellent des pendus encore.
Tandis qu'aux cieux, d'azur tendus,
Où semble luire un météore,
La rosée en l'air s'évapore,
Un essaim d'oiseaux réjouis
Par-dessus leur tête picore.
C'est le verger du roi Louis.
Envoi
Prince, il est un bois que décore
Un tas de pendus enfouis
Dans le doux feuillage sonore.
C'est le verger du roi Louis !
***
IL VERZIERE DEL RE LUIGI
[Traduzione di R.Vent.]
Distesi sulle sue larghe braccia
La foresta ove si desta Flora
Ha delle corone di impiccati
Che il mattino accarezza e dora.
Questo bosco scuro, dove la quercia
Inalbera grappoli di frutti mai visti
Persino dal Turco e dal Moro,
E' il verziere del Re Luigi.
Tutti questi poveri disgraziati
Sgranando dei pensieri ignoti,
Sgomenti nei turbini, nei vortici
Volteggiano ancora palpitanti.
Il sole che nasce li divora;
Guardateli, o cieli abbacinati
Danzare nei fuochi dell'aurora,
E' il verziere del Re Luigi.
Questi impiccati, intesi dal Diavolo,
Chiamano altri impiccati,
Mentre nei cieli, d'azzurro tesi,
Dove sembra risplendere una meteora,
La rugiada evapora nell'aria;
Uno sciame d'uccelli felici
Li becca sopra la testa,
E' il verziere del Re Luigi.
Envoi:
Principe, è un bosco che adorna
Tanti impiccati nascosti
Nel dolce fogliame che risuona,
E' il verziere del Re Luigi.
(3- continua)
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