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Brassens ecc.: (4) "La Ballade des Pendus" di François Villon

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Riccardo Venturi

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Jan 23, 2001, 9:30:20 AM1/23/01
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Ad un certo punto, l'influenza della poesia francese su De André (seppur
sempre un po' "filtrata" da Brassens) diviene autonoma. Nel senso che
Georges Brassens non ha mai registrato la celeberrima "Ballata degli
Impiccati" di François Villon, sebbene gli impiccati, dal "Verger du Roi
Louis" alla "Messe au Pendu" per arrivare al "Moyenâgeux" (dove Villon
viene ricordato nel testo), siano oltremodo presenti nella sua opera. Di
Villon, Brassens ha musicato e cantato casomai un'altra pietra miliare,
"La ballade des Dames du temps jadis" (le arcinote "neiges d'antan", per
intendersi).

"La Ballata degli Impiccati" è invece il titolo preciso di una canzone
di Fabrizio De André (scritta assieme a Giuseppe Bentivoglio), inserita
in "Tutti Morimmo a Stento". Non si tratta però di una traduzione del
testo Villoniano, ma di una precisa ed evidentissima ispirazione
testuale, o "riscrittura" che dir si voglia.

François Villon nacque nel 1431 a Parigi e scomparve misteriosamente nel
1463 dopo svariati furti, un omicidio una condanna all'esilio e una a
morte (dalla quale fu graziato). Credo comunque che l'avventurosissima
biografia dell'autore del "Testament" (a proposito di Brassens e De
André...) sia troppo nota per insistervi oltre.

A mo' di confronto con il testo deandreiano, riporto comunque il testo
della "Ballade des Pendus" villoniana in grafia originale:
____________________________________________________

BALLADE DES PENDUS (L'EPITAPHE VILLON)
François Villon (1431-1463?)

Freres humains qui apres nous vivez
N'ayez les cuers contre nous endurcis,
Car, se pitié de nous povres avez
Dieu en aura plus tost de vous mercis.
Vous nous voiez cy attachez cinq, six:
Quant de la chair, que trop avons nourrie,
Elle est pieça devorée et pourrie,
Et nous, les os, devenons cendre et pouldre.
De nostre mal personne ne s'en rie
Mais priez Dieu que tous nous vueille absouldre!

Se freres vous clamons, pas n'en devez
Avoir desdaing, quoy que fusmes occis
Par justice. Toutesfois, vous sçavez
Que tous hommes n'ont pas bon sens rassis;
Excusez nous, puis que sommes transsis,
Envers le fils de la Vierge Marie,
Que sa grace ne soit pour nous tarie,
Nous preservant de l'infernale fouldre.
Nous sommes mors, ame ne nous harie;
Mais priez Dieu que tous nous vueille absouldre!

La pluye nous a debuez et lavez,
Et le soleil dessechiez et noircis;
Pies, corbeaulx, nous ont les yeux cavez
Et arrachié la barbe et les sourcis.
Jamais nul temps nous ne sommes assis;
Puis ça, puis la, comme le vent varie,
A son plaisir sans cesser nous charie,
Plus becquetez d'oiseaulx que dez a couldre.
Ne soiez donc de nostre confrairie:
Mais priez Dieu que tous nous vueille absouldre!

Prince Jhesus, qui sur tous a maistrie,
Garde qu'Enfer n'ait de nous seigneurie:
A luy n'ayons que faire ne que souldre.
Hommes, icy n'a point de mocquerie;
Mais priez Dieu que tous nous vueille absouldre!

****

BALLATA DEGLI IMPICCATI (L'EPITAFFIO DI VILLON)
[Traduzione di Emma Stojkovic Mazzariol]

Fratelli umani, che ancor vivi siete
Non abbiate per noi gelido il cuore,
Ché, se pietà di noi miseri avete
Dio vi darà più largo il suo favore.
Appesi cinque, sei, qui ci vedete:
La nostra carne, già troppo ingrassata,
E' ormai da tempo divorata e guasta;
Noi ossa, andiamo in cenere e polvere.
Nessun rida del male che ci devasta,
Ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

Se vi diciam Fratelli, non dovete
Averci a sdegno, pur se fummo uccisi
Da giustizia. Ma tuttavia, sapete
Che di buon senso molti sono privi.
Poiché siam morti, per noi ottenete
Dal figlio della Vergine Celeste
Che inaridita la grazia non resti,
E che ci salvi dall'orrenda folgore.
Morti siamo: nessuno ci molesti,
Ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

La pioggia ci ha lavati e risciacquati,
E il sole ormai ridotti neri e secchi;
Piche e corvi gli occhi ci hanno scavati,
E barba e ciglia strappate coi becchi.
Noi pace non abbiamo un sol momento:
Di qua, di Là, come si muta, il vento,
Senza posa a piacer suo ci fa volgere,
Più forati da uccelli che ditali.
A noi dunque non siate mai uguali;
Ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

O Gesù, che su tutti hai signoria,
Fa' che d'Inferno non siamo in balia,
Che debito non sia con lui da solvere.
Uomini, qui non v'ha scherno o ironia,
Ma Dio pregate che ci voglia assolvere!
_______________________________________________________

*Riccardo Venturi*
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