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Angelo Cocchi

unread,
May 20, 2001, 5:21:24 PM5/20/01
to
non c'è dubbio che chi leggesse solo i testi di Fabrizio, senza sapere chi
sia, lo definirebbe un poeta.
Volevo fare uno studio sul rapporto POESIA (quella classica della
letteratura italiana) e TESTI DI FABRIZIO, per affrontare le sue canzoni
diversamente da come si può fare ad un semplice e piacevole ascolto.
(Se riesco a trovare materiale forse alla maturità cercherò di dimostrare
come in fondo alcune canzoni non sono che una nuova e più ciovolgente forma
di produzione poetica)
Quindi avrei bisogno di sapere 2 cose:

1) quali possono essere i testi migliori da analizzare(tenendo conto del
possibile confronto con famose poesie della letteratura italiana)

2) dove posso trovare materiale che parli delle poesie di Fabrizio come
forma, significati profondi,insomma il necessario per fare un analisi
poetica dei del punto 1 (non più di tre o quattro)


a chiunque può darmi una mano un grazie di cuore.

Angelo


Stefano Neri

unread,
May 22, 2001, 8:29:01 AM5/22/01
to
Questo è un piccolo studio da me fatto, che avevo postato un po' di tempo fa sul NG. Esso dimostra come tre canzoni di De Andrè riprendano espressamente nella tematica o con precisi riferimenti testuali la laude di Jacopone da Todi "Donna de Paradiso". Le canzoni di Fabrizio in questione sono "Si chiamava Gesù", "Tre madri" e "Ottocento".
 
 
Confronto tra "Ottocento" e la laude "Donna de Paradiso" di Jacopone da Todi.
 
Da un punto di vista stilistico, oltre a precise riprese dei versi di Jacopone come: <<Figlio figlio povero figlio eri bello bianco e vermiglio>>, c'è un massiccio uso in entrambi di rime finenti in "glio", "glia" e per De Andre anche in "glie". C'è poi l'uso da parte di Fabrizio di termini corporei o crudi che fanno parte anche del modo di comporre di Jacopone, penso a: <<valvole e pistoni, fegati e polmoni>> (bellissima similitudine uomo-macchina) o << ...matura ...pura ...verdura>> o << ...figlie ...biglie ...triglie..>> .
Pure da un punto di vista tematico ci sono delle congruenze tra i due autori. Entrambi sono molto arrabbiati (<<l'astio e il malcontento>>) verso una società troppo dedita ai beni materiali (<<tappeto di contanti>>, <<bronzo di Versace>>) e rivolta esclusivamente alla sacralizzazione della merce.
Da notare come la strofa che inizia con "Figlio figlio povero figlio..", e contrassegnata da una musica più pacata, sembra riferirsi a Gesù, rimpiangendo i valori di cui egli era portatore e concludendosi con un profetico e speranzoso "domani andrà meglio".
L'ambientazione e il tema della poesia di Jacopone doveva essere molto caro a Fabrizio. Sappiamo quanto fosse affascinato dalla figura di Cristo e quante canzoni gli ha dedicato. La bellissima "Tre madri" riprende lo stesso episodio narrato da Jacopone, cioè il pianto di Maria per il proprio figlio, mentre "Si chiamava Gesù" ha un preciso riferimento testuale nel verso "sulla croce sbiancò come un giglio".
Per finire, sebbene "Ottocento" sia sostanzialmente un pezzo satirico e racconti la storia di un mercante tedesco deciso a procacciarsi costose cianfrusaglie per tutta la famiglia, dimostra di avere più piani di lettura e molti riferimenti tra le "larghe maglie" del suo testo.
 
 
Jacopone da Todi - Donna de Paradiso
 
    «Donna de Paradiso,
     lo tuo figliolo è preso
     Iesù Cristo beato.
     Accurre, donna e vide
     che la gente l'allide;
     credo che lo s'occide,
     tanto l'ò flagellato».
     «Como essere porria,
     che non fece follia,
     Cristo, la spene mia,
     om l'avesse pigliato?».
     «Madonna, ello è traduto,
     Iuda sì ll'à venduto;
     trenta denar' n'à auto,
     fatto n'à gran mercato».
     «Soccurri, Madalena,
     ionta m'è adosso piena!
     Cristo figlio se mena,
     como è annunziato».
     «Soccurre, donna, adiuta,
     cà 'l tuo figlio se sputa
     e la gente lo muta;
     òlo dato a Pilato».
     «O Pilato, non fare
     el figlio meo tormentare,
     ch'eo te pòzzo mustrare
     como a ttorto è accusato».
     «Crucifige, crucifige!
     Omo che se fa rege,
     secondo nostra lege
     contradice al senato».
     «Prego che mm'entennate,
     nel meo dolor pensate!
     Forsa mo vo mutate
     de que avete pensato».
     «Traiàn for li latruni,
     che sian soi compagnuni;
     de spine s'encoroni,
     ché rege ss'è clamato!».
     «O figlio, figlio, figlio,
     figlio, amoroso giglio!
     Figlio, chi dà consiglio
     al cor me' angustiato?
     Figlio occhi iocundi,
     figlio, co' non respundi?
     Figlio, perché t'ascundi
     al petto o' sì lattato?».
     «Madonna, ecco la croce,
     che la gente l'aduce,
     ove la vera luce
     déi essere levato».
     «O croce, e que farai?
     El figlio meo torrai?
     E que ci aponerai,
     che no n'à en sé peccato?».
     «Soccurri, plena de doglia,
     cà 'l tuo figliol se spoglia;
     la gente par che voglia
     che sia martirizzato».
     «Se i tollit'el vestire,
     lassatelme vedere,
     com'en crudel firire
     tutto l'ò ensanguenato».
     «Donna, la man li è presa,
     ennella croc'è stesa;
     con un bollon l'ò fesa,
     tanto lo 'n cci ò ficcato.
     L'altra mano se prende,
     ennella croce se stende
     e lo dolor s'accende,
     ch'è plu multipiicato.
     Donna, li pè se prènno
     e clavellanse al lenno;
     onne iontur'aprenno,
     tutto l'ò sdenodato».
     «Et eo comenzo el corrotto;
     figlio, lo meo deporto,
     figlio, chi me tt'à morto,
     figlio meo dilicato?
     Meglio aviriano fatto
     ch'el cor m'avesser tratto,
     ch'ennella croce è tratto,
     stace desciliato!».
     «O mamma, o' n'èi venuta?
     Mortal me dà' feruta,
     cà 'l tuo plagner me stuta,
     ché 'l veio sì afferato».
     «Figlio, ch'eo m' aio anvito,
     figlio, pat'e mmarito!
     Figlio, chi tt'à firito?
     Figlio, chi tt'à spogliato?».
     «Mamma, perché te lagni?
     Voglio che tu remagni,
     che serve mei compagni,
     ch'êl mondo aio aquistato».
     «Figlio, questo non dire!
     Voglio teco morire,
     non me voglio partire
     fin che mo 'n m'esc' el fiato.
     C'una aiàn sepultura,
     figlio de mamma scura,
     trovarse en afrantura
     mat'e figlio affocato!».
     «Mamma col core afflitto,
     entro 'n le man' te metto
     de Ioanni, meo eletto;
     sia to figlio appellato.
     Ioanni, èsto mea mate:
     tollila en caritate,
     àginne pietate,
     cà 'l core sì à furato».
     «Figlio, l'alma t'è 'scita,
     figlio de la smarrita,
     figlio de la sparita,
     figlio attossecato!
     Figlio bianco e vermiglio,
     figlio senza simiglio,
     figlio, e a ccui m'apiglio?
     Figlio, pur m'ài lassato!
     Figlio bianco e biondo,
     figlio volto iocondo,
     figlio, perché t'à el mondo,
     figlio, cusì sprezzato?
     Figlio dolc'e placente,
     figlio de la dolente,
     figlio àte la gente
     mala mente trattato.
     Ioanni, figlio novello,
     morto s'è 'l tuo fratello.
     Ora sento 'l coltello
     che fo profitizzato.
     Che moga figlio e mate
     d'una morte afferrate,
     trovarse abraccecate
     mat'e figlio impiccato!».
 
 
 
Sperando tutto ciò ti sia utile.
Ciao
Stefano
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