Questo è un piccolo studio da me fatto, che avevo postato un po' di
tempo fa sul NG. Esso dimostra come tre canzoni di De Andrè riprendano
espressamente nella tematica o con precisi riferimenti testuali la laude di
Jacopone da Todi "Donna de Paradiso". Le canzoni di Fabrizio in
questione sono "Si chiamava Gesù", "Tre madri" e
"Ottocento".
Confronto tra "Ottocento" e la
laude "Donna de Paradiso" di Jacopone da Todi.
Da un punto di vista stilistico, oltre a precise riprese dei versi di
Jacopone come: <<Figlio figlio povero figlio eri bello bianco e
vermiglio>>, c'è un massiccio uso in entrambi di rime finenti in
"glio", "glia" e per De Andre anche in "glie".
C'è poi l'uso da parte di Fabrizio di termini corporei o crudi che fanno
parte anche del modo di comporre di Jacopone, penso a: <<valvole e
pistoni, fegati e polmoni>> (bellissima similitudine uomo-macchina) o
<< ...matura ...pura ...verdura>> o << ...figlie ...biglie
...triglie..>> .
Pure da un punto di vista tematico ci sono delle congruenze tra i due
autori. Entrambi sono molto arrabbiati (<<l'astio e il
malcontento>>) verso una società troppo dedita ai beni materiali
(<<tappeto di contanti>>, <<bronzo di Versace>>) e
rivolta esclusivamente alla sacralizzazione della merce.
Da notare come la strofa che inizia con "Figlio figlio povero
figlio..", e contrassegnata da una musica più pacata, sembra
riferirsi a Gesù, rimpiangendo i valori di cui egli era portatore e
concludendosi con un profetico e speranzoso "domani andrà
meglio".
L'ambientazione e il tema della poesia di Jacopone doveva essere molto caro
a Fabrizio. Sappiamo quanto fosse affascinato dalla figura di Cristo e quante
canzoni gli ha dedicato. La bellissima "Tre madri" riprende lo stesso
episodio narrato da Jacopone, cioè il pianto di Maria per il proprio
figlio, mentre "Si chiamava Gesù" ha un preciso riferimento
testuale nel verso "sulla croce sbiancò come un giglio".
Per finire, sebbene "Ottocento" sia sostanzialmente un pezzo
satirico e racconti la storia di un mercante tedesco deciso a procacciarsi
costose cianfrusaglie per tutta la famiglia, dimostra di avere più piani
di lettura e molti riferimenti tra le "larghe maglie" del suo testo.
Jacopone da Todi - Donna de
Paradiso
«Donna de
Paradiso,
lo tuo figliolo è
preso
Iesù Cristo
beato.
Accurre, donna e
vide
che la gente
l'allide;
credo che lo
s'occide,
tanto l'ò
flagellato».
«Como essere
porria,
che non fece
follia,
Cristo, la spene
mia,
om l'avesse
pigliato?».
«Madonna, ello è
traduto,
Iuda sì ll'à
venduto;
trenta denar' n'à
auto,
fatto n'à gran
mercato».
«Soccurri,
Madalena,
ionta m'è adosso
piena!
Cristo figlio se
mena,
como è
annunziato».
«Soccurre, donna,
adiuta,
cà 'l tuo figlio se
sputa
e la gente lo
muta;
òlo dato a
Pilato».
«O Pilato, non
fare
el figlio meo
tormentare,
ch'eo te pòzzo
mustrare
como a ttorto è
accusato».
«Crucifige,
crucifige!
Omo che se fa
rege,
secondo nostra
lege
contradice al
senato».
«Prego che
mm'entennate,
nel meo dolor
pensate!
Forsa mo vo
mutate
de que avete
pensato».
«Traiàn for li
latruni,
che sian soi
compagnuni;
de spine
s'encoroni,
ché rege ss'è
clamato!».
«O figlio, figlio,
figlio,
figlio, amoroso
giglio!
Figlio, chi dà
consiglio
al cor me'
angustiato?
Figlio occhi
iocundi,
figlio, co' non
respundi?
Figlio, perché
t'ascundi
al petto o' sì
lattato?».
«Madonna, ecco la
croce,
che la gente
l'aduce,
ove la vera
luce
déi essere
levato».
«O croce, e que
farai?
El figlio meo
torrai?
E que ci
aponerai,
che no n'à en sé
peccato?».
«Soccurri, plena de
doglia,
cà 'l tuo figliol se
spoglia;
la gente par che
voglia
che sia
martirizzato».
«Se i tollit'el
vestire,
lassatelme
vedere,
com'en crudel
firire
tutto l'ò
ensanguenato».
«Donna, la man li
è presa,
ennella croc'è
stesa;
con un bollon l'ò
fesa,
tanto lo 'n cci ò
ficcato.
L'altra mano se
prende,
ennella croce se
stende
e lo dolor
s'accende,
ch'è plu
multipiicato.
Donna, li pè se
prènno
e clavellanse al
lenno;
onne
iontur'aprenno,
tutto l'ò
sdenodato».
«Et eo comenzo el
corrotto;
figlio, lo meo
deporto,
figlio, chi me tt'à
morto,
figlio meo
dilicato?
Meglio aviriano
fatto
ch'el cor m'avesser
tratto,
ch'ennella croce è
tratto,
stace
desciliato!».
«O mamma, o' n'èi
venuta?
Mortal me dà'
feruta,
cà 'l tuo plagner me
stuta,
ché 'l veio sì
afferato».
«Figlio, ch'eo m' aio
anvito,
figlio, pat'e
mmarito!
Figlio, chi tt'à
firito?
Figlio, chi tt'à
spogliato?».
«Mamma, perché te
lagni?
Voglio che tu
remagni,
che serve mei
compagni,
ch'êl mondo aio
aquistato».
«Figlio, questo non
dire!
Voglio teco
morire,
non me voglio
partire
fin che mo 'n m'esc' el
fiato.
C'una aiàn
sepultura,
figlio de mamma
scura,
trovarse en
afrantura
mat'e figlio
affocato!».
«Mamma col core
afflitto,
entro 'n le man' te
metto
de Ioanni, meo
eletto;
sia to figlio
appellato.
Ioanni, èsto mea
mate:
tollila en
caritate,
àginne
pietate,
cà 'l core sì à
furato».
«Figlio, l'alma t'è
'scita,
figlio de la
smarrita,
figlio de la
sparita,
figlio
attossecato!
Figlio bianco e
vermiglio,
figlio senza
simiglio,
figlio, e a ccui
m'apiglio?
Figlio, pur m'ài
lassato!
Figlio bianco e
biondo,
figlio volto
iocondo,
figlio, perché t'à el
mondo,
figlio, cusì
sprezzato?
Figlio dolc'e
placente,
figlio de la
dolente,
figlio àte la
gente
mala mente
trattato.
Ioanni, figlio
novello,
morto s'è 'l tuo
fratello.
Ora sento 'l
coltello
che fo
profitizzato.
Che moga figlio e
mate
d'una morte
afferrate,
trovarse
abraccecate
mat'e figlio
impiccato!».
Sperando tutto ciò ti sia
utile.
Ciao
Stefano