De André, ad un certo punto (e fortunatamente, a mio modesto avviso)
va per la sua strada, per la cattiva strada, verrebbe quasi da dire.
Una strada comunque di non facile accesso alle menti che ancora si
ostinano a gloriarsi come "semplici". Invito a diffidare sempre da
coloro che si definiscono "semplici" e dalla loro frequente e violenta
cattiveria più o meno bene mascherata, dall'abuso della parola
"semplice" e dal suo uso come un mitra.
Quando avviene lo "stacco" definitivo tra De André e Brassens? "Tutti
morimmo a stento" è un album ancora in parte "brassensiano", seppure,
grazie anche a Riccardo Mannerini (uno che la sua ribellione anarchica
la aveva davvero vissuta e caramente pagata in prima persona), già si
comincino a vedere le prime grosse discrepanze. Se gli Impiccati
(l'"asse" Villon-Brassens, un cui "ramo collaterale" porta fino a Wolf
Biermann) e il "Babbo Natale" fanno ancora parte dell'universo
brassensiano, canzoni come "Cantico dei drogati", "Girotondo" (e anche
"Inverno", canzone quasi crepuscolare che non mi sarei stupito di
veder composta da un Guccini) non ci azzeccano proprio più nulla.
Brassens rifiuta il mondo d'oggi e se ne situa volutamente al di
fuori, nella sua tipica sospensione atemporale (nelle canzoni di
Brassens spira un'aria "medievale" anche le poche volte che parla
genericamente del "mondo moderno", come ne "Le Roi" -dove personaggi
come Francisco Franco, Hussein di Giordania e lo Scià d'Iran sono
utilizzati per l'eterno assunto brassensiano che "quando si è
coglioni, si è coglioni", non importa che uno sia re o l'ultimo dei
pezzenti); De André, invece, a un dato momento ci si butta dentro.
Ci si butta dentro in modo deciso e in direzione "ostinata e
contraria" a quella di Brassens ed ai suoi "universali" all'acqua di
rose. L'anarchismo di De André assume caratteri marcatamente ed
autenticamente politici; Brassens, invece, non si smuove dal suo
caparbio e sempre meno incisivo "singulare", divenendo un'istituzione
ancora in vita. De André parte da un gesto di ribellione solitaria
(scaturito però dall'ascolto di un canto del Maggio francese in cui si
parla di coinnvolgimento generale!) che sfocia in una dolorosa presa
di coscienza di collettività e di *classe* (che paura fa ancora questa
parola, eh?) proprio nel momento in cui la libertà (quella famosa
"libertà" di cui Brassens tanto ciancia, arrivando però a dire che
"anche i poliziotti sono utili" [NOTA 11]) viene negata con la galera.
E proprio la galera, in De André, comincia ad essere allora un luogo
maledettamente reale, e non da favola medievale come in Brassens o nel
suo primo periodo. E' interessante seguire l'evoluzione del
"luogo-carcere" in De André: nel periodo "brassensiano" in galera ci
va il Miché per amore, ti vedi una vecchia galera di campagna e Miché
vi sfugge solo con il suicidio; nell' "Impiegato" in galera ci va
invece il Bombarolo, dopo aver cantato quella popo' di canzone, che
comincia ad evadere lottando insieme agli altri.
I giudici non sono più quelli del "Gorilla", ma quelli del "Sogno
numero due" che parlano di logiche profonde del potere e dei suoi
rapporti, oppure quelli di Edgar Lee Masters. Il "plurale" cessa di
essere una cosa "da stronzi", ma diviene una condizione necessaria non
più in un'ottica di anodino "aiuto reciproco", ma di rivendicazione,
di affermazione e di lotta. Dalla Francia "paysanne", saggia,
brontolona e titolare della carognesca e falsa bonomia delle sue
figurette stereotipate, si passa all'America cupa ed autenticamente,
disperatamente puritana e dolente di Spoon River. Persino Dio, quel
famoso "vecchio personaggio poetico" (definizione di Léo Ferré) non è
più assimilabile. Il Gesù di De André non è poi cosi' tanto dissimile
dall'Impiegato, anche se il compito di far scoppiare la bomba è
affidato a Tito il ladrone (malgrado la strofa finale, è pur sempre
una bomba); e chissà che, in croce, se Tito "impara l'amore" Gesù non
abbia imparato a prendere coscienza in extremis.
E si potrebbe continuare all'infinito, quasi arrivando a chiedersi se
qualcosa sia rimasto in De André nel suo vecchio "maestro" e idolo. Ma
sarebbe una ricerca vana. Brassens viene consegnato definitivamente
alla prima parte della storia, con l'ultima (e secondo me
inspiegabile, vista l'evoluzione di De André) traduzione, quella di
"Mourir pour des idées" (l'originale è del 1972, la versione
deandreiana -dalla quale manca una strofa- del 1974); ma forse si
tratta di una specie di gesto d'affetto.
Per concludere, Fabrizio de André ha subito quella che non esiterei a
chiamare una vera e propria presa di coscienza di natura squisitamente
*politica*, dando un senso più compieto ad un anarchismo che, restando
impastoiato nell'empireo poetico brassensiano, sarebbe stato solo una
pura ed inoffensiva connotazione caratteriale. E' esattamente ciò che
i tanti "adoratori di De André", spuntati fuori come funghi
specialmente dopo la sua morte, si rifiutano di vedere; o, forse, lo
vedono benissimo, ed allora eccoli a battere il tamburo sull' "arte",
sulla "poesia" e quant'altro. Parlare di politica in De André è, al di
là di tutto, sondare una parte imprescindibile della sua opera e del
suo pensiero (a meno di non essere un beato allocco alla Pasquale
Panella); e chi parla di "commistione fra musica e politica" (oltre a
far meglio ad iscriversi alla lista del Gargiulo) non capisce
probabilmente nulla né dell'una, né dell'altra cosa.
___________________________________________________________________
[NOTA 11] In questa affermazione, però, c'è anche un episodio
personale che vide protagonista Brassens. Soffrendo di ripetute crisi
renali, si trovava in ospedale a Parigi durante una serie di concerti
organizzati all'Olympia dal famoso e bieco Bruno Coquatrix. Il quale,
fregandosene assolutamente dello stato di salute di Brassens, lo fece
prelevare da un'ambulanza e lo costrinse a tenere un concerto come da
contratto. Durante il concerto, Brassens si senti' male e scese per
strada (in dicembre) sudato fradicio. Nessuno lo soccorse, tranne un
poliziotto che lo vide e si tolse il mantello per metterglielo
addosso. Brassens ricorda questo episodio nella canzone "L'épave" ("il
y a des flics bien singuliers").
____________________________________________________________________
[Fine]
--
*Riccardo Venturi*,
*Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
*So er an îr ûfgestigen ist (Vogelweide)
*59860 Bruay sur l'Escaut [France, Nord]
http://utenti.lycos.it/Guctrad/alamanno.html
http://canzonicontrolaguerra.cjb.net
http://paroledipace.altervista.org
_____________________________________
vent...@SPAMMACECCHIGORIifrance.com
Per scrivermi rimuovi guittorio dall'indirizzo
>
>Ci si butta dentro in modo deciso e in direzione "ostinata e
>contraria" a quella di Brassens ed ai suoi "universali" all'acqua di
>rose. L'anarchismo di De André assume caratteri marcatamente ed
>autenticamente politici; Brassens, invece, non si smuove dal suo
>caparbio e sempre meno incisivo "singulare", divenendo un'istituzione
>ancora in vita.
> (...)
credo che in questo ci sia un po' dell'essenza "francese" (mi si
perdoni l'empito "sciovinista"), che tende a trasformare in
"istituzione" soprattutto quello che si erge contro di essa.
Avviene con uomini e avvenimenti, salvo qualche rara eccezione (forse
ferré).
E uomini ed avvenimenti vi si adattano.
Non è un caso che i francesi, riferendosi al 68 italiano, parlino di
un "maggio serpeggiante". Loro hanno un maggio fiero, pubblico. Di
stato!
Singolarmente, la formula che de andré mette in musica ne "la canzone
del maggio" viene espressa da Kojéve, alcuni giorni prima di
soccombere ad una crisi cardiaca, durante una riunione dell' ocse.
Parlando del maggio francese, dice - "Non c'è stato alcun morto. Non è
successo niente".
Un operazione simile (ci voleva qualcosa in più, per inumare il maggio
italiano) venne tentata da un altro francese. Uno che, con altri
mezzi, si era guadagnato un credito non inferiore al primo.
"Sentite, in italia non è successo niente. Solo qualche disperato
manipolato dallo stato che, per terrorizzare la popolazione, ha rapito
qualche uomo politico e ucciso qualche magistrato. Niente di
particolare, è evidente" - più o meno così si ebbe ad esprimere guy
debord.
Detto questo, si poteva tornare a sproloquiare di repubblica, di
scuola e di pensioni e di cultura, di modernità e legame sociale, di
malessere-delle-periferie, di filosofia e servizio pubblico.
Ed è ancora di questo, credo, che si chiaccheri, al momento.
In codesta cristalleria, manca decisamente un elefante.
E da elefante, a mio avviso, si è comportato de andré, ogni qualvolta
ha deciso di affrontare la questione.
Da spoon river all'impegato, da coda di lupo alla domenica delle
salme.
A fronte di un "movimento operaio" sconfitto dalla democrazia, e non
dal capitalismo, i brassens possono tirare un sospiro di sollievo e
tornarsene da dove erano venuti.
Non così i de andré, i quali erano stati da sempre sospettosi nei
confronti di certo "lavorismo" e dei suoi presupposti "valori"; nei
confronti di quella "soddisfazione classista" di sé.
Lo scontro si sposta, e avviene fra quel proletariato in cui si
muovono, dalle puttane ai carcerati, i personaggi che popolano le
canzoni di fabrizio. E quando, finalmente, si trovano a fronteggiarsi,
non c'è più niente da scegliere: "non fumammo con lui, non era venuto
in pace".
Quando "hostis" non è più una porzione della società (la borghesia) ma
la società in quanto tale, in quanto "potere" (e ci sono quelli che
sono diventati così coglioni...) allora tutte le armi, come tutte le
strategie, sono da inventare.
A fronte di un brassens, sempre pronto ad intonare la "retorica della
vittima" (è cosa nota: siamo tutti vittime, compresi gli oppressori
stessi) e a dirci, con "morire per delle idee", che è così o morire,
si tratta di rispondere che, in realtà è sempre così E morire.
Si tratta di rispondere, con de andré, che di respirare la stessa aria
dei secondini non ci va.
-- Franco Senia --
_____________________________________________
" Ci fu una generazione che volle rispondere a tutto.
Allora gli chiesero e dovette rispondere di tutto."
- Erri De Luca, Aceto, Arcobaleno -
____________________________________________
> A fronte di un brassens, sempre pronto ad intonare la "retorica della
> vittima" (è cosa nota: siamo tutti vittime, compresi gli oppressori
> stessi) e a dirci, con "morire per delle idee", che è così o morire,
> si tratta di rispondere che, in realtà è sempre così E morire.
> Si tratta di rispondere, con de andré, che di respirare la stessa aria
> dei secondini non ci va.
o ad un "di respirare la stessa aria dei secondini non ci va" (1973)
lui stesso rispose "Morire per delle idee, l'idea e' affascinante:
per poco io morivo senza averla mai avuta. Perche' chi ce l'aveva,
una folla di gente, gridando Viva la morte, proprio addosso mi e'
caduta". (1974)
Con troppa leggerezza Riccardo ha voluto ipotizzare che questa sua
traduzione fosse una sorta di "tributo" a Brassens, ce ne sarebbero
state tante altre da tradurre di canzoni, mi chiedo... perché proprio
quella?
Per poi tornare ancor più feroce con domenica delle salme in cui
dà una visione a dir poco circense della follìa e dello schifo della
realtà.
Ma lui (e il suo illustre cugino) ne erano veramente immuni, o
si erano solo illusi? (se è vero, ed è vero che siamo tutti
coinvolti, il cannone nel cortile serve a ben poco!).
Cosa c'è di "sociale" in domenica delle salme a parte l'ultima
frase.... e allora perché il coro vibra di cicale?
Tutte riflessioni a voce alta.
>o ad un "di respirare la stessa aria dei secondini non ci va" (1973)
>lui stesso rispose "Morire per delle idee, l'idea e' affascinante:
>per poco io morivo senza averla mai avuta. Perche' chi ce l'aveva,
>una folla di gente, gridando Viva la morte, proprio addosso mi e'
>caduta". (1974)
>Con troppa leggerezza Riccardo ha voluto ipotizzare che questa sua
>traduzione fosse una sorta di "tributo" a Brassens, ce ne sarebbero
>state tante altre da tradurre di canzoni, mi chiedo... perché proprio
>quella?
In effetti la questione è pertinente, e tenterò di fare anch'io
qualche "riflessione a voce alta" in risposta.
Innanzitutto, il 1974 è l'anno della pubblicazione dell'album
contenente "Morire per delle idee"; ma credo sia perfettamente
ipotizzabile che la traduzione della canzone non sia stata fatta
all'ultimo momento. Quindi, perché non retrodatarla a un anno prima,
perfettamente in contemporanea all'aria dei secondini?
E' vero, forse sono stato un po' precipitoso nell'attribuire a "Morire
per delle idee" una sorta di tributo a Brassens. Più che di "tributo a
Brassens" si potrebbe parlare di una cosa del tutto interna a De
André, quasi volesse chiudere con quella canzone, e definitivamente,
un certo suo periodo. Lo dico anche basandomi su un fatto a mio parere
decisivo che vado ad esporre.
Come ho detto, dalla traduzione deandreiana di "Mourir pour des idées"
manca una strofa rispetto al testo originale francese. E' la seguente,
che riporto sia nell'originale (dove si trova subito prima
dell'ultima) che nella traduzione italiana:
------------------------------------------------------------------
Depuis tants de "grands soirs" que tant de têtes tombent
Au paradis sur terre on y serait déjà.
Mais l'âge d'or sans cesse est remis aux calendes
les dieux ont toujours soif, n'en ont jamais assez.
Et c'est la mort, la mort toujours recommencée,
Mourons pour des idées, d'accord, mais de mort lente,
D'accord, mais de mort lente.
Dopo tante rivoluzioni e tante teste tagliate
a quest'ora al paradiso in terra ci saremmo arrivati da un pezzo.
ma l'età dell'oro è continuamente rinviata alle calende;
gli dèi hanno sempre sete, non ne hanno mai abbastanza.
Ed è la morte, la morte che sempre ricomincia,
moriamo per delle idee, d'accordo, ma di morte lenta,
d'accordo, ma di morte lenta.
-------------------------------------------------------------------
Questa è, come si può ben vedere, l'affermazione (del tutto logica
nell'"ottica" brassensiana) dell'inutilità totale dei rivolgimenti,
della morte come solo corollario di tutti i grandi mutamenti (ci
sarebbe quasi da chiedersi che avrebbe fatto Brassens durante la
rivoluzione francese, a parte starsene buono in campagna),
dell'immobilismo più totale. E De André, toh, questa strofa non ce
l'ha messa. Vorrà dire pure qualcosa, no?
Io continuo comunque a ritenere questa canzone del tutto incongrua nel
periodo che De André stava vivendo e cantando. Tanto per attenersi
alle traduzioni, la si compari ad esempio con una presente nello
stesso album, "Via della povertà". "Morire per delle idee" e "Via
della povertà" sono due canzoni che fanno a cazzotti l'una con
l'altra.
>Ma lui (e il suo illustre cugino) ne erano veramente immuni, o
>si erano solo illusi? (se è vero, ed è vero che siamo tutti
>coinvolti, il cannone nel cortile serve a ben poco!).
Il cannone del cortile serve almeno a una cosa, Napo: a sparare. E'
una cosa terribilmente pratica che non sottovaluterei affatto.
L'essere tutti coinvolti non significa esserlo tutti quanti dalla
stessa parte, su questo vorrei tornare ad essere ben chiaro. Specie
quando dall'altra parte i cannoni non hanno nessun bisogno di tenerli
nel cortile.
>Cosa c'è di "sociale" in domenica delle salme a parte l'ultima
>frase.... e allora perché il coro vibra di cicale?
A questa cerco di risponderti domani perché ci ho gli gnocchi coi
broccoli alla crema sul fuoco.
Salut,
> In effetti la questione è pertinente, e tenterò di fare anch'io
> qualche "riflessione a voce alta" in risposta.
> Innanzitutto, il 1974 è l'anno della pubblicazione dell'album
> contenente "Morire per delle idee"; ma credo sia perfettamente
> ipotizzabile che la traduzione della canzone non sia stata fatta
> all'ultimo momento. Quindi, perché non retrodatarla a un anno prima,
> perfettamente in contemporanea all'aria dei secondini?
di fatto è stata pubblicata un anno dopo e con il suo assenso,
devo ipotizzare.
> Come ho detto, dalla traduzione deandreiana di "Mourir pour des idées"
> manca una strofa rispetto al testo originale francese. E' la seguente,
> che riporto sia nell'originale (dove si trova subito prima
> dell'ultima) che nella traduzione italiana:
>
> Dopo tante rivoluzioni e tante teste tagliate
> a quest'ora al paradiso in terra ci saremmo arrivati da un pezzo.
> ma l'età dell'oro è continuamente rinviata alle calende;
> gli dèi hanno sempre sete, non ne hanno mai abbastanza.
> Ed è la morte, la morte che sempre ricomincia,
> moriamo per delle idee, d'accordo, ma di morte lenta,
> d'accordo, ma di morte lenta.
Beh, frase terribile per chiunque da cantare.
Per contro frasi come "dalla violenza non può nascere che altra
violenza" o "se semini vento raccoglierai tempesta" sono di uso
quotidiano e non fanno affatto inorridire, anzi....
Ecco cosa ci differenzia dalle bestie e ci rende più subdoli.
> Questa è, come si può ben vedere, l'affermazione (del tutto logica
> nell'"ottica" brassensiana) dell'inutilità totale dei rivolgimenti,
> della morte come solo corollario di tutti i grandi mutamenti (ci
> sarebbe quasi da chiedersi che avrebbe fatto Brassens durante la
> rivoluzione francese, a parte starsene buono in campagna),
Che ha fatto Faber durante il nostro 68?
> Io continuo comunque a ritenere questa canzone del tutto incongrua nel
> periodo che De André stava vivendo e cantando. Tanto per attenersi
> alle traduzioni, la si compari ad esempio con una presente nello
> stesso album, "Via della povertà". "Morire per delle idee" e "Via
> della povertà" sono due canzoni che fanno a cazzotti l'una con
> l'altra.
non so...Dylan è Dylan, Brassens è Brassens. Dylan se non sbaglio
è anche stato criticato per non aver partecipato a Woodstock
respingendo la delegazione che era partita per convincerlo.
Dylan era ed è "famoso".
> Il cannone del cortile serve almeno a una cosa, Napo: a sparare. E'
> una cosa terribilmente pratica che non sottovaluterei affatto.
Messo nel cortile serve solo a difendersi, neanche questo
sottovaluterei! C'è una bella differenza.
> L'essere tutti coinvolti non significa esserlo tutti quanti dalla
> stessa parte, su questo vorrei tornare ad essere ben chiaro. Specie
> quando dall'altra parte i cannoni non hanno nessun bisogno di tenerli
> nel cortile.
.... per scrivere stronzate (stavolta) sto zitto.
> >Cosa c'è di "sociale" in domenica delle salme a parte l'ultima
> >frase.... e allora perché il coro vibra di cicale?
> A questa cerco di risponderti domani perché ci ho gli gnocchi coi
> broccoli alla crema sul fuoco.
argh... colpo basso!
>o ad un "di respirare la stessa aria dei secondini non ci va" (1973)
>lui stesso rispose "Morire per delle idee, l'idea e' affascinante:
>per poco io morivo senza averla mai avuta. Perche' chi ce l'aveva,
>una folla di gente, gridando Viva la morte, proprio addosso mi e'
>caduta". (1974)
curioso, però, che mentre prima del 1973, de andré, si curasse assai
poco di riferire, nei "credits" dei dischi, quali fossero gli autori
(veri o presunti) delle canzoni da lui cantate, per quanto riguarda la
canzone summenzionata si premurasse, invece, di riferire che quella
era una "cover" da brassens.
Ad ogni modo, codesta "risposta" a sé stesso la vedo assai poco
probabile, se riferita alla "domanda" attribuita a "nella mia ora di
libertà".
>Con troppa leggerezza Riccardo ha voluto ipotizzare che questa sua
>traduzione fosse una sorta di "tributo" a Brassens, ce ne sarebbero
>state tante altre da tradurre di canzoni, mi chiedo... perché proprio
>quella?
Se è per questo, nello stesso disco fa bella mostra di sé anche la
cover di "le passanti", assai più bella e assai meno "paraculo" di
"morire per delle idee".
Azzardo. Credo che il tributo (o commiato) ha toccato i due corni
fondamentali della "questione brassens". In un certo modo lo ha
"esaurito" mettendo in luce due canzoni che spingevano all'estremo i
due temi principali di brassens. Quello personale e quello
"filosofico-politico". E il superamento può essere compiuto solo a
partire dalla comprensione.
>Per poi tornare ancor più feroce con domenica delle salme in cui
>dà una visione a dir poco circense della follìa e dello schifo della
>realtà.
la realtà è quella che è, per usare un assioma. La vedo circense il
giusto. Le fotografie impietose sono un ottimo punto di partenza per
cominciare ad aggredirla, la realtà. E poi c'è sempre "un pettirosso
da combattimento" che si salva. Sarà un segno di "speranza"?
>Ma lui (e il suo illustre cugino) ne erano veramente immuni, o
>si erano solo illusi? (se è vero, ed è vero che siamo tutti
>coinvolti, il cannone nel cortile serve a ben poco!).
il cannone nel cortile serve proprio perchè quando l'essere coinvolti
si accompagna alla coscienza di esserlo, necessita di dotarsi di
strumenti tali che permettano di esercitarla, soprattutto quando si è
circondati da "cittadini" di famose "città civili".
>Cosa c'è di "sociale" in domenica delle salme a parte l'ultima
>frase.... e allora perché il coro vibra di cicale?
Di "sociale"?
Ignoro il significato che tu possa attribuire al termine. Ma dalla
strada di trento alla "democrazia con le mani sui coglioni", dalle
catacombe ai cantautori fino al cadavere di utopia, ed alla pace
terrificante che sussegue al di lei funerale, è tutto un "canto
sociale". Uno degli ultimi di questi anni.
Quanto alle "cicale", ho guardato in ogni buco ma non le ho trovate.
Ho trovato la "vibrante protesta". L'ironia ferita di de andré che
diventa sarcasmo.
>Tutte riflessioni a voce alta.
ottava più ottava meno.
>credo che in questo ci sia un po' dell'essenza "francese" (mi si
>perdoni l'empito "sciovinista"), che tende a trasformare in
>"istituzione" soprattutto quello che si erge contro di essa.
>Avviene con uomini e avvenimenti, salvo qualche rara eccezione (forse
>ferré).
E' assolutamente vero, e quel che dici lo ritengo una semplice
constatazione oggettiva dei fatti che niente ha a che vedere con lo
sciovinismo.
Tanto per attenersi a musica e cantautori, è quel che avviene
attualmente con una figura come Renaud. Difficile immaginare, dopo Léo
Ferré, qualcuno più violentemente "contro". E non superficialmente,
qui non sto parlando di un Brassens.
Nonostante ciò, la Francia ha "digerito" alla perfezione anche Renaud.
Malgrado "Hexagone" e altre decine di canzoni. Appare alla TV, vince
premi su premi, gli hanno fatto persino votare in diretta la peggiore
canzone dell'anno.
C'è da sperare solo che si renda conto da solo, visto che è una
persona estremamente intelligente, che anche lui è diventato
inesorabilmente un'istituzione.
Con Léo Ferré non ce l'hanno fatta. Ma Léo Ferré era altrove. Né in
"Francia", né da nessun'altra parte. Era, e basta.
>Non è un caso che i francesi, riferendosi al 68 italiano, parlino di
>un "maggio serpeggiante". Loro hanno un maggio fiero, pubblico. Di
>stato!
>Singolarmente, la formula che de andré mette in musica ne "la canzone
>del maggio" viene espressa da Kojéve, alcuni giorni prima di
>soccombere ad una crisi cardiaca, durante una riunione dell' ocse.
>Parlando del maggio francese, dice - "Non c'è stato alcun morto. Non è
>successo niente".
Anche senza sapere del "maggio serpeggiante" e di quel che aveva detto
Kojève, codesta è una cosa che ancora oggi si tocca con mano. Parli
giustamente di un "maggio di stato", e se vai a Parigi ci son certe
agenzie di viaggio (non scherzo) che propongono anche il "maggio
turistico", perfino con visite a Nanterre e agli altri "luoghi
storici". E' ipotizzabile che prima o poi compariranno le prime lapidi
commemorative.
>Detto questo, si poteva tornare a sproloquiare di repubblica, di
>scuola e di pensioni e di cultura, di modernità e legame sociale, di
>malessere-delle-periferie, di filosofia e servizio pubblico.
>Ed è ancora di questo, credo, che si chiaccheri, al momento.
E' ancora questo di cui si chiacchiera qui al momento, certo. Aggiungi
alla lista la "sicurezza", e siamo al completo.
>In codesta cristalleria, manca decisamente un elefante.
>E da elefante, a mio avviso, si è comportato de andré, ogni qualvolta
>ha deciso di affrontare la questione.
>Da spoon river all'impegato, da coda di lupo alla domenica delle
>salme.
E l'elefante non lo è stato, secondo me, neanche Léo Ferré. O
perlomeno non lo è stato come era nelle sue possibilità. Come ho detto
prima, lui era "altrove". La Francia non è riuscita a
istituzionalizzarlo, ma neanche lui è riuscito a spezzare troppi
cristalli. La sua dirompenza, a un certo punto, è volata via. Se ne
parla, adesso, come "le grand chanteur de l'anarchisme" e tirabaralla;
aggiungici un "maudit" e il gioco è fatto.
>Non così i de andré, i quali erano stati da sempre sospettosi nei
>confronti di certo "lavorismo" e dei suoi presupposti "valori"; nei
>confronti di quella "soddisfazione classista" di sé.
E, se ci fai caso, è proprio l'assoluta dirompenza di De André che
viene oggi più che mai imbavagliata. In fondo sta accadendo proprio
quel che accade in Francia: un tentativo di istituzionalizzazione.
Sempre a base di "poesia" e di "arte", ovviamente. Quel che non
rientra in queste categorie viene messo da parte, taciuto, banalizzato
e quant'altro. Si sono accorti che l'elefante De André, di cristalli
ne ha rotti parecchi e tentano di metterci una pezza, perché De André
può essere molto pericoloso anche da morto.
Indi per cui ecco l'esercito delle "anime candide" (o "menti
semplici"), le vie de andré, i gabriponte, i libriccini, i gargiuli,
le fanciulle in fiore, i canori, i pasqualipanella e chi più ne ha,
più ne metta. E magari anche qualche altro che poi cosi' "candido" non
è, a domandarsi come mai alcuni si ostinino ancora a dire "signori,
guardate che De André è anche questo e quest'altro, non tappatevi gli
occhi".
E non si accorgono che De André resterà vivo solo se chi lo ama
davvero continuerà a fare quel che ha fatto: l'elefante. Non solo per
rompere cristalli, ma anche per la memoria. Di tutto.
>Lo scontro si sposta, e avviene fra quel proletariato in cui si
>muovono, dalle puttane ai carcerati, i personaggi che popolano le
>canzoni di fabrizio. E quando, finalmente, si trovano a fronteggiarsi,
>non c'è più niente da scegliere: "non fumammo con lui, non era venuto
>in pace".
Come se De André avesse finalmente scosso anche i personaggi del
"teatrino" ripreso da Brassens dal loro immoto torpore senza tempo e
li avesse catapultati, finalmente, nel mondo d'oggi e nelle sue
problematiche reali. Qualcosa del genere lo si vede già da prima dello
"stacco", come l'ho chiamato io. Piero, ad esempio. Più vado avanti e
più penso che Fabrizio davvero ci parlasse, con quei personaggi. Ci
parlasse e se li portasse via da quella specie di galera dove il
secondino Brassens li teneva sotto chiave. Li ha fatti evadere con una
vecchia tattica: quella di "farsi amico" il secondino stesso per poi
fregarlo alla grande.
Salut,
> curioso, però, che mentre prima del 1973, de andré, si curasse assai
> poco di riferire, nei "credits" dei dischi, quali fossero gli autori
> (veri o presunti) delle canzoni da lui cantate, per quanto riguarda la
> canzone summenzionata si premurasse, invece, di riferire che quella
> era una "cover" da brassens.
http://www.viadelcampo.com/1967Vol1_25.jpg
http://www.viadelcampo.com/1968_FDA_vol_3o__b5_CD.jpg
e, allo stesso modo
http://www.viadelcampo.com/FDA_canzoni_retro_CD5.jpg
> Azzardo. Credo che il tributo (o commiato) ha toccato i due corni
> fondamentali della "questione brassens". In un certo modo lo ha
> "esaurito" mettendo in luce due canzoni che spingevano all'estremo i
> due temi principali di brassens. Quello personale e quello
> "filosofico-politico". E il superamento può essere compiuto solo a
> partire dalla comprensione.
Ha ragionato a voce alta anche lui?
:)
> la realtà è quella che è, per usare un assioma. La vedo circense il
> giusto. Le fotografie impietose sono un ottimo punto di partenza per
> cominciare ad aggredirla, la realtà. E poi c'è sempre "un pettirosso
> da combattimento" che si salva. Sarà un segno di "speranza"?
senz'ombra di dubbio....a proposito del poeta della "baggina"
me ne parlava un tizio poco tempo fa, era una specie di casa
di cura se non erro. Ma questo poeta della baggina, come
si chiamava? Dove si può trovare del "materiale"?
> il cannone nel cortile serve proprio perchè quando l'essere coinvolti
> si accompagna alla coscienza di esserlo, necessita di dotarsi di
> strumenti tali che permettano di esercitarla, soprattutto quando si è
> circondati da "cittadini" di famose "città civili".
si, a difesa della propria libertà...... basta non fare come bush
però che li sposta dal proprio cortile a quello del vicino!
> Quanto alle "cicale", ho guardato in ogni buco ma non le ho trovate.
"di vibrante protesta".....(silenzio).....(cicale)
uch.... son fuso stasera....'notte.
>
> http://www.viadelcampo.com/1967Vol1_25.jpg
> http://www.viadelcampo.com/1968_FDA_vol_3o__b5_CD.jpg
> e, allo stesso modo
> http://www.viadelcampo.com/FDA_canzoni_retro_CD5.jpg
sono portato a fare affidamento più sui miei vinili, che compravo, a
cominciare dal volume uno, appena venivano messi in commercio. E lì,
degli autori, non c'è neanche l'ombra.
> Ha ragionato a voce alta anche lui?
> :)
certo che non puoi fare affidamento su niente! Napo che mi mette le
faccine sorridenti. Roba da non crederci, dopo che una volta mi ha fatto
due palle così, diffidandomi dal continuare a mettercele io, quando
interloquivo con lui.
> senz'ombra di dubbio....a proposito del poeta della "baggina"
> me ne parlava un tizio poco tempo fa, era una specie di casa
> di cura se non erro. Ma questo poeta della baggina, come
> si chiamava? Dove si può trovare del "materiale"?
come si chiamava, mi pare fosse scritto nel libretto di "le nuvole",
nelle note a pié di pagina della canzone in questione.
> si, a difesa della propria libertà...... basta non fare come bush
> però che li sposta dal proprio cortile a quello del vicino!
basta non lasciarsi sfuggire la differenza sostanziale fra chi lo fa " a
nome proprio" e chi lo fa " in nome di dio"!
>
> "di vibrante protesta".....(silenzio).....(cicale)
frinire di cicale? rende l'idea. Purchè faccia caldo abbastanza.
salud
--
> sono portato a fare affidamento più sui miei vinili, che compravo, a
> cominciare dal volume uno, appena venivano messi in commercio. E lì,
> degli autori, non c'è neanche l'ombra.
beh, non posso che fidarmi allora...!
> certo che non puoi fare affidamento su niente! Napo che mi mette le
> faccine sorridenti. Roba da non crederci, dopo che una volta mi ha fatto
> due palle così, diffidandomi dal continuare a mettercele io, quando
> interloquivo con lui.
sai, uno dei miei rari pregi è quello dell'incoerenza, nel senso che non mi
vergogno di poter cambiare idea! Sai che palle portarsi le stesse
convinzioni fino alla tomba pur sapendo che sono sbagliate, solo per
esser coerenti?
Pensa che ero socio fondatore del MEF, movimento per l'emancipazione
delle faccine.... :))) Poi visti i risultati ho iniziato a sfruttarle
anch'io...
la mia waterloo personale della linguistica.
> come si chiamava, mi pare fosse scritto nel libretto di "le nuvole",
> nelle note a pié di pagina della canzone in questione.
inizio la ricerca...domani!
> basta non lasciarsi sfuggire la differenza sostanziale fra chi lo fa " a
> nome proprio" e chi lo fa " in nome di dio"!
Quel dio di cui tutti parlano ultimamente pare sia nel libro paga di Bush.
Pare risieda in Texas. A breve sarà quotato in borsa. (ANSA)
> frinire di cicale? rende l'idea. Purchè faccia caldo abbastanza.
dico, alla fine di 1991 concerti domenica delle salme finisce con
un coro di cicale, mi chiedevo il perché.
ciao
>come si chiamava, mi pare fosse scritto nel libretto di "le nuvole",
>nelle note a pié di pagina della canzone in questione.
Ho in mano il libretto de "Le Nuvole", ma nelle note alla canzone c'č
scritto solo che a Milano viene chiamata "Baggina" la "Casa di riposo
per anziani Pio Albergo Trivulzio" (che č quella, poi, del famoso
Mario Chiesa che diede inizio a "Mani pulite"). Le altre due note sono
su "Baffi di sego" (gendarme austriaco in una satira di Giuseppe
Giusti) e su De Andrade (che rimanda a "Serafino Ponte Grande" di
Oswald de Andrade). Poi arrangiamento di Mauro Pagani e Fabrizio de
André, chitarre Michele Ascolese e violino/kazoo Mauro Pagani. Altro
nincč.
Salut,
--
*Riccardo Venturi*,
*Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
*So er an îr űfgestigen ist (Vogelweide)
> sai, uno dei miei rari pregi è quello dell'incoerenza, nel senso che non mi
> vergogno di poter cambiare idea! Sai che palle portarsi le stesse
> convinzioni fino alla tomba pur sapendo che sono sbagliate, solo per
> esser coerenti?
credo che la coerenza sia cosa assai diversa dalla volubilità. E mi pare
che sia quest'ultima, quella di cui stai facendo professione. E nel
farlo, mi pare di vederla contrapposta alla "abitudinarietà", piuttosto
che alla coerenza.
Quando i "paesani" rimettevano il loro orologio sulla passeggiatina
pomeridiana di immanuel kant, essi fidavano nella fedeltà all'abitudine
del filosofo. Non credo che kant svolgesse un discorso di coerenza, per
cui coltivava idee che richiedevano una passeggiata mattutina da
svolgersi allo stesso identico orario.
L'incoerenza attiene piuttosto alla professione di certe idee ed alla
loro esternazione, senza che a questa pratica si accompagni un
comportamento adeguato. Se uno, ad esempio, passa il tempo ad inveire
contro i computers e la microsoft e poi si ritrova ad usare per molte
ore al giorno un elaboratore su cui gira windows, come sistema
operativo, e office, come suite di applicazioni, mostra di essere
incoerente con l'enunciato che vorrebbe si mettesse fine allo strapotere
di bill gates attraverso l'utilizzo di software open-source.
Quando invece napo dichiara di aver cambiato idea circa la negatività e
l'antipatia nei confronti delle "emoticons" dimostra solo di aver
cambiato idea. Nel caso si dovesse ritrovare a cambiare ancora idea
frequentemente, si assisterebbe ad una manifestazione di volubilità. Per
stabilire se napo sia, o meno, volubile bisognerebbe essere a conoscenza
del suo modo di porsi nei confronti di più argomenti.
> Pensa che ero socio fondatore del MEF, movimento per l'emancipazione
> delle faccine.... :))) Poi visti i risultati ho iniziato a sfruttarle
> anch'io...
l'incorenza sarebbe se tu continuassi ad essere socio di codesto
movimento anche dopo aver cominciato ad usare le faccine.
> la mia waterloo personale della linguistica.
se non puoi batterli, unisciti a loro. O no?
> inizio la ricerca...domani!
adesso ricordo. Fu alberto a dire, sul newsgroup, che il riferimento al
"poeta della baggina" atteneva ad un fatto di cronaca che aveva visto un
barbone (che si esprimeva in versi) bruciato vivo da alcuni teppisti.
Dubito, però, che esista un'opera rintracciabile.
> dico, alla fine di 1991 concerti domenica delle salme finisce con
> un coro di cicale, mi chiedevo il perché.
sì, è vero. Anche nel disco la canzone finisce allo stesso modo.
Probabilmente, credo, si volesse sottolineare l'assoluta "inutilità" di
certe "indignazioni istituzionali".
> credo che la coerenza sia cosa assai diversa dalla volubilità. E mi pare
> che sia quest'ultima, quella di cui stai facendo professione.
> E nel
> farlo, mi pare di vederla contrapposta alla "abitudinarietà", piuttosto
> che alla coerenza.
> Quando i "paesani" rimettevano il loro orologio sulla passeggiatina
> pomeridiana di immanuel kant, essi fidavano nella fedeltà all'abitudine
> del filosofo. Non credo che kant svolgesse un discorso di coerenza, per
> cui coltivava idee che richiedevano una passeggiata mattutina da
> svolgersi allo stesso identico orario.
> L'incoerenza attiene piuttosto alla professione di certe idee ed alla
> loro esternazione, senza che a questa pratica si accompagni un
> comportamento adeguato. Se uno, ad esempio, passa il tempo ad inveire
> contro i computers e la microsoft e poi si ritrova ad usare per molte
> ore al giorno un elaboratore su cui gira windows, come sistema
> operativo, e office, come suite di applicazioni, mostra di essere
> incoerente con l'enunciato che vorrebbe si mettesse fine allo strapotere
> di bill gates attraverso l'utilizzo di software open-source.
> Quando invece napo dichiara di aver cambiato idea circa la negatività e
> l'antipatia nei confronti delle "emoticons" dimostra solo di aver
> cambiato idea. Nel caso si dovesse ritrovare a cambiare ancora idea
> frequentemente, si assisterebbe ad una manifestazione di volubilità. Per
> stabilire se napo sia, o meno, volubile bisognerebbe essere a conoscenza
> del suo modo di porsi nei confronti di più argomenti.
[cut]
porca
troia
!
la prossima volta ci penso due volte prima di scrivere 'ste cose.
> adesso ricordo. Fu alberto a dire, sul newsgroup, che il riferimento al
> "poeta della baggina" atteneva ad un fatto di cronaca che aveva visto un
> barbone (che si esprimeva in versi) bruciato vivo da alcuni teppisti.
> Dubito, però, che esista un'opera rintracciabile.
alla fine di un mio concerto, l'anno scorso mi sembra, un tizio mi ha
raccontato
di quel tale, quel "poeta della Baggina", dicendomi nome e cognome e
citandomi
il titolo di un fantomatico libro di poesie... qualcuna la sapeva a memoria,
erano
molto crude nella loro verità... più che poesie mi sembra fossero
imprecazioni
contro la società tutta. Una via di mezzo tra la domenica delle salme e
Mannerini.
Quel tizio però scomparve subito dopo e non ebbi modo di approfondire la
questione. Pare che la domenica delle salme sia stata ispirata proprio da
quel
"poeta della Baggina". Stop. Non so altro e non so neanche se 'sta storia
sìa
vera.
> sì, è vero. Anche nel disco la canzone finisce allo stesso modo.
> Probabilmente, credo, si volesse sottolineare l'assoluta "inutilità" di
> certe "indignazioni istituzionali".
o [e qua la dico grossa] l'inutilità del coro di "vibranti proteste".... e
allora
ricadiamo su Brassens quando dice: "Attenzione! Mi piace il pensiero
solitario, detesto il gregge, ma questo non ha niente a che vedere con i
necessari sforzi collettivi.
Se ho bisogno di amici che mi aiutino a spostare una pietra, li
chiamo. Non siamo stronzi se ci uniamo per trarre in salvo degli
uomini sepolti un una miniera. Ma rifiuto il gruppo o la setta
irreggimentata e nessuno riuscirà mai a convincermi che si pensa
meglio quando mille persone urlano tutte la stessa cosa. Quando ci si
riunisce per pensare e dettare regole di comportamento, la setta non è
lontana.
> di quel tale, quel "poeta della Baggina", dicendomi nome e cognome e
> citandomi
> il titolo di un fantomatico libro di poesie... qualcuna la sapeva a
memoria,
> erano
> molto crude nella loro verità... più che poesie mi sembra fossero
> imprecazioni
> contro la società tutta. Una via di mezzo tra la domenica delle salme e
> Mannerini.
a proposito.... c'è sempre in ballo la questione sull'altro fantomatico
libro di poesie, quello proprio di Mannerini.
Se solo Rudy Biancardi ci leggesse dal suo bel Messico ci potrebbe
aiutare... ma a quest'ora starà senz'altro con le chiappe al sole o con
la chitrarra in braccio a cantar Mannerini a chi non lo capisce!
Il Thu, 27 Mar 2003 13:17:52 +0100, Franco Senia
<franco...@nonrompete.tin.it> ha scritto:
>Se uno, ad esempio, passa il tempo ad inveire
>contro i computers e la microsoft e poi si ritrova ad usare per molte
>ore al giorno un elaboratore su cui gira windows, come sistema
>operativo, e office, come suite di applicazioni, mostra di essere
>incoerente con l'enunciato che vorrebbe si mettesse fine allo strapotere
>di bill gates attraverso l'utilizzo di software open-source.
Qui, pero', c'e' un errore di fondo (nel quale casco pur'io, non c'e'
nemmeno bisogno di dirlo), che vede l'open source (stavo per scrivere
souce, azz!!) ergersi a baluardo della pluralita' contro il monopolio
di una societa'. Laddove la filosofia open source risiede nella
possibilita' di chiunque di *controllare* il codice che utilizza
(prima ancora che nella possibilita' di modificarlo), e, quindi, di
garantirsi liberta': insomma, e' il vecchio *conoscere rende liberi*,
applicato ai sistemi informativi.
>adesso ricordo. Fu alberto a dire, sul newsgroup, che il riferimento al
>"poeta della baggina" atteneva ad un fatto di cronaca che aveva visto un
>barbone (che si esprimeva in versi) bruciato vivo da alcuni teppisti.
>Dubito, però, che esista un'opera rintracciabile.
Ehmm... credo che tu ti riferisca a questo messaggio:
------------------------------------------------------------------------------------------------------
Da:Ernesto Mangiarotti (zara...@iol.it)
Soggetto:Re: La domenica delle salme
View: Complete Thread (70 articoli)
Original Format
Newsgroups:it.fan.musica.de-andre
Data:1999/09/08
Luigi Caputo ha scritto nel messaggio
<7ptnfh$mbl$1...@fe2.cs.interbusiness.it>...
>Ciao,
>ritengo "La domenica delle salme" un doloroso, ma purtroppo vero, ritratto
>della societa' Italiana alla fine degli anni '80.
>Tra l'altro, vi e' una chicca di incredibile importanza:
>all'inizio il testo parla di un certo "poeta della Baggina"
il poeta della Baggina è riferito ad un fatto accaduto a Milano, era
un
barbone a cui alcuni teppisti hanno dato fuoco. Questo l'ha spiegato
direttamente Fabrizio in un'intervista dell'epoca in cui è uscito le
nuvole.
>Su questo pero' non sono convinto piu' di tanto: non sarei comunque
>d'accordo con De Andre' e Pagani.
che c'entra Pagani? i testi li ha scritti solo De Andrè.
Ciao
Ernesto
_____________________________________________________________________
Albe'.
> adesso ricordo. Fu alberto a dire, sul newsgroup, che il riferimento al
> "poeta della baggina" atteneva ad un fatto di cronaca che aveva visto un
> barbone (che si esprimeva in versi) bruciato vivo da alcuni teppisti.
> Dubito, però, che esista un'opera rintracciabile.
Se non m'inganno c'entravano quei galantuomini neonazistelli del guppo
"ludwig" (dimentico qualche h?), attivi tra lombardia/veneto, austria e
germania meridionale.
Si divertivano parecchio a fare di questi eleganti lavoretti colla
benzina.
ciau
--
bombing for peace is like screwing for verginity
ciao, damiano
Franco Senia wrote:
> > dico, alla fine di 1991 concerti domenica delle salme finisce con
> > un coro di cicale, mi chiedevo il perché.
>
> sì, è vero. Anche nel disco la canzone finisce allo stesso modo.
> Probabilmente, credo, si volesse sottolineare l'assoluta "inutilità" di
> certe "indignazioni istituzionali".
>
Bella e suggestiva ipotesi.
La mia. piu' prosaicamente, e' che quel suono sia il ritorno all'atmosfera del
dialogo iniziale del disco, dopo il passaggio delle nuvole...Aperta campagna
(anche all'inizio, se non erro, si sentono le cicale).
Ciao
--
Na scignurin-a che súttu â cúa
a gh'a ou gàrbu da scignúa
(Mégu megún)
"Alberto." wrote:
> il poeta della Baggina è riferito ad un fatto accaduto a Milano, era
> un
> barbone a cui alcuni teppisti hanno dato fuoco. Questo l'ha spiegato
> direttamente Fabrizio in un'intervista dell'epoca in cui è uscito le
> nuvole.
>
> >Su questo pero' non sono convinto piu' di tanto: non sarei comunque
> >d'accordo con De Andre' e Pagani.
>
> che c'entra Pagani? i testi li ha scritti solo De Andrè.
Ma e' possibile reperire il testo di questa intervista?
Abbiamo gia' parlato di questo argomento (tra l'altro credo di essere stato io a insinuare che il poeta
potesse essere Mannerini, poiche' e' noto che aveva avuto un incidente sul lavoro causato dallo scoppio di
una caldaia...)
Mi interesserebbe leggere l'intervista perche', pur cercandola non ne ho trovato traccia...
Ciao
Chi ce l'ha batta un colpo!
Marco Sopegno wrote:
>
> Se non m'inganno c'entravano quei galantuomini neonazistelli del guppo
> "ludwig" (dimentico qualche h?), attivi tra lombardia/veneto, austria e
> germania meridionale.
> Si divertivano parecchio a fare di questi eleganti lavoretti colla
> benzina.
Purtroppo quella moda non e' tramontata...Prato ne sa qualcosa.