Dal settembre del 1980 polizia e carabinieri ritengono sia Mario Sale,
cioè il personaggio chiave che ha condotto il rapimento di Suzanne e
Sabine Kronzucker e del loro cugino Walter Wachtler, i figli e il nipote
di Dieter Kronzucker, direttore del telegiornale della seconda rete
tedesca. Mario Sale, originario di Mamoiada, evaso, latitante,
appassionato di film e fumetti d'avventura, violento, un po' sbruffone e
spesso pasticcione, si fa scoprire per la firma che mette in fondo a un
messaggio alla famiglia tedesca: Chaka II. Che cosa vuol dire questo
nome? Chaka era un re zulù che si batté, all'inizio dell'800, per la
libertà del suo popolo. La figura di re Chaka viene pubblicizzata in
Italia da un film di successo, "Zulu Dawn" con Burt Lancaster, Peter
O'Toole e altri attori di grido. Chaka è nel film l'eroe positivo,
quello che vuole ridare la terra al suo popolo. Proprio come sogna (o
dice di sognare) da qualche anno anche Sale, il quale sostiene di
battersi per l'indipendenza della Sardegna e il riscatto dell'isola
dallo sfruttamento dell'imperialismo. Sono concetti che aveva già
pubblicizzato un paio d'anni prima quando la sua banda rapì una bambina,
Ilaria Olivari, sette anni, sequestrata per sessantotto giorni e
liberata dietro consegna di un miliardo e mezzo. Sono programmi
cosiddetti politici che il sardo, secondo la polizia, ha cominciato a
orecchiare nell'isola, in contatti con la banda di Graziano Mesina. Sale
vuole la Sardegna rossa, si batte, dice lui, per una nuova Cuba nel
Mediterraneo e i soldi dei riscatti, assicura, gli servono per quello.
Quando ha cominciato a sequestrare in Toscana nel 1975, però, di quelle
cose non parlava. Il suo esordio, assai goffo, risale al 3 luglio 1975,
quando nella villa L'Uccellare a Greve in Chianti viene prelevato il
conte franco-argentino Alfonso de Sayons, un rapimento sbagliato perché
il nobile non aveva parenti e quindi non c'era nessuno con il quale
imbastire le trattative. Per questo venne ammazzato e il suo cadavere
dato in pasto ai maiali. Dal 1975 in poi, Sale e i suoi uomini avrebbero
sequestrato almeno una decina di persone in Toscana, raccogliendo più di
dieci miliardi e qualche spicciolo (in qualche caso è arrivato a multare
i parenti dei rapiti di dieci o venti milioni in più del riscatto
richiesto perché non avevano seguito alla lettera le indicazioni dei
sequestratori).
Arrestato nel maggio del 1977, Sale è stato in carcere appena tre
giorni. Chiuso nella prigione di Siena, è riuscito a evadere disarmando
un secondino. Da allora nessuna traccia, escluso l'intensificarsi dei
sequestri e le sue lettere dalla latitanza, anzi da quella che lui
chiama "la base mobile operativa toscana dell'Anonima sequestri sarda,
operante in tutta l'Italia centrale e intitolata al grande compagno
Gramsci".
Luvi de André adesso ha quattro anni, nella stalla dell'Agnata le vacche
Scornata e Giorgina hanno partorito due vitelli. Nodo, il pastore
maremmano, ha avuto i cuccioli da Cita, la cagnetta con cui era
impegnato la sera del rapimento, le porte della fattoria continuano a
rimanere aperte anche di notte, agli amici qualche volta Fabrizio mostra
i ricordi di quella brutta avventura: i due cappucci, gli scarponi, i
pantalonacci, i mutandoni, i calzini di filanca, cioè la divisa da
rapito. Ora Fabrizio è tornato a incidere dischi, ha costituito una sua
casa discografica, la Fado, pensa anche di fare concerti, nonostante non
gli sia mai piaciuto esibirsi in pubblico. Dice: "Il primo disco della
Fado è intitolato « Mama Dodori », protagonista la piccola Luvi come io
e Dori la immaginavamo durante quella lontananza forzata. Sul retro del
disco c'è « Stringimi piano, stringimi forte »: si parla di una mezza
sigaretta in una mezza galera, della gioia di scaldarsi l'un l'altro su
quella maledetta erba bagnata, prendersi in giro e accusarsi di puzzare
come capre. Voglio restituire a mio padre tutti i soldi del riscatto,
anche se il professor De André non vuole nemmeno una lira di quei
cinquecentocinquanta milioni."
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[pp. 271-273 del testo originale]
(3 - continua)
*Riccardo Venturi*
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