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L'ultima strofa di "Dolce Luna" (per gli interessati)

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Riccardo Venturi

unread,
Dec 11, 2000, 11:44:43 AM12/11/00
to

L'ultima strofa di "Dolce Luna" non è né in svedese, né in polacco, né
in norvegese, né in un'altra lingua a me nota.
Riprendo comunque una mia vecchia mail al riguardo sulla maling list
"Fabrizio":
__________________________________________________


L'ultima strofa di "Dolce Luna" è una delle "vexatæ quæstiones"
deandreiane più annose; di solito, a quanto mi risulta, viene
chiamata la "strofa in tedesco", ed in effetti certi fonemi, l'andamento
fonetico generale ed anche alcune parole ricordano
abbastanza da vicino questa lingua. Come tutti sanno, Fabrizio è ricorso
un'altra volta ad un "simil-tedesco" nella famosa strofa
del "pinzimonien" di "Ottocento"; ma lì si tratta veramente di tedesco
maccheronico chiaramente identificabile ed interpretabile.
L'ultima strofa di "Dolce Luna", invece, rimane una specie di mistero.

In che lingua è? Si tratta di parole inventate di sana pianta, oppure
interpretabili col tedesco e/o altre lingue esistenti? La strofa
potrebbe avere un significato ben preciso?
Domande difficili, ma forze meno impossibili di quel che sembra. Azzardo
qui qualche ipotesi, avvertendo che quel che dico è
esclusivamente frutto del mio ascolto e, magari, anche della segreta
voglia di recuperare qualche parola in più di Fabrizio.

La prima cosa che ho fatto è una trascrizione fonetica del brano, che
riporto qui sotto sia una trascrizione fonetica semplificata.
[NB: Alla mail originale era allegato un file .bmp contenente invece la
trascrizione nell'Alfabeto Fonetico Internazionale].
Negli esempi durante la trattazione delle ipotesi uso invece una sorta
di "trascrizione grafemica" basata, in mancanza di meglio,
sul tedesco letterario e sull'olandese.
È stata condotta ad orecchio e, quindi, avverto che le mie sensazioni
uditive potrebbero essere differenti da quelle di altre
persone. Ho ovviamente un orecchio piuttosto "allenato" a queste cose,
ma questo non significa necessariamente che le mie
impressioni, percepite da una registrazione, siano rigorosamente esatte.


/ne'spRa:k'n dyn':fRag'n kø:'r
ne'sköarg'n 'dyn:' 'flaçert
ne'sköarg'n 'byn:' 'dyn': 'skra'ar
e:n 'dyn:' ne'spRa:k'n 'gulakt
e:n 'arg'n buxt
e:n 'hireYø:s 'skwa'ar
ne'spRa:k'n 'dyn:' 'flaçert
ne'spRa:k'n dï:'r
ne'spRa:k'n kø:'r
ne'spRa:k'n 'dyn'n 'dax:Rt /

Cercherò adesso di azzardare qualche ipotesi.

Innanzitutto, come detto, la "lingua" ha delle decise assonanze col
tedesco. Parole tedesche pienamente plausibili potrebbero
essere le seguenti:

- dünne "sottili, esili, magre; scarse, poche"
- fragen "chiedere, domandare"
- Bühne "scena, scenario"
- argen "forti, gravi; (dial.) "molto, tanto; grande"
- Bucht "baia, insenatura"
- dir "a te, ti"

Partendo da questa specie di "base" ed ipotizzando che la "lingua" abbia
qualcosa a che fare col tedesco, mi sono accorto di
due cose di differente natura, ma ugualmente importanti:

a) Che la strofa presenta una struttura lessicale regolare, con
ripetizione di parole ed intere espressioni che potrebbero far
pensare ad un "significato";
b) Che è totalmente assente una delle caratteristiche fonetiche storiche
che identificano il tedesco letterario, ovvero la cosiddetta
"seconda mutazione consonantica".

Quest'ultima cosa mi ha fatto pensare ad un dialetto basso-tedesco.
I dialetti basso-tedeschi (che, malgrado il nome, sono parlati nella
Germania settentrionale; la denominazione riprende quella
originale, "Plattdeutsch", nel senso che il territorio di tali dialetti
è in generale pianeggiante) hanno una tradizione letteraria molto
importante; nel medioevo il basso tedesco letterario era, ad esempio, la
lingua ufficiale della Lega Anseatica; uno dei loro
caratteri distintivi rispetto al tedesco letterario e ai dialetti
alto-tedeschi è l'assenza della "seconda mutazione consonantica" (per
cui, ad esempio, si ha la contrapposizione [ ik / ich ] "io", [spreken /
sprechen ] "parlare", [ to / zu ] "a" (preposizione) ecc. I
dialetti basso-tedeschi sono molto simili alla lingua olandese (di per
se stessa, storicamente, un dialetto basso-tedesco assurto a
dignità di lingua nazionale).

Questo permetterebbe di "interpretare" altre parole, sia mediante il
"Plattdeutsch" che mediante l'olandese:

- spraken "parlare, dire" [ted. lett.: sprechen]
- flakkeren "guizzare; far vacillare"
- skorgen "allestire, approntare, fare"
- schraal "magro, scarno"
- guldacht "prezioso, degno d'esser paragonato all'oro"
- nê (dial.) "né"
- kuur "capriccio, ghiribizzo"

Ammettendo (e non concedendo) l'esattezza di tale ipotesi, si potrebbe
azzardare già qualcosa:

"Né parlare tanto (e) chiedere un capriccio,
Né [..?..] tanto fa vacillare;
Né allestire una scena tanto scarna
E neanche parlare preziosamente.
E una grande baia,
E [....... ??........]
Né parlare tanto fa vacillare,
Né parlarti,
Né dir capricci,
Né parlar tanto [....??....]"

Tutto questo ha un senso? Forse no, anche se cercare il senso di "Dolce
Luna" potrebbe autorizzare le "agudezas" più
vertiginose. Ma non so se qualcuno ci aveva mai tentato prima, e quindi
questa cosa sia presa, appunto, per quella che è.
Magari il buon Walter Pi sapeva già tutto ed ha taciuto, il testo è in
hindi del nord o in antico gallese, si tratta di una preghiera a
Santa Cunegonda e, indi per cui, ho sparato una gran massa di boiate
stile "Misamour"; magari Fabrizio de André si è inventato
ogni cosa e quindi il risultato è esattamente lo stesso. Chiedo quindi
perdono qualora vi avessi annoiato con queste
elucubrazioni, e W Fabrizio de André.
_____________________________________________________

*Riccardo Venturi*
*Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
*So er an îr ûfgestigen ist (Vogelweide)
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Franco Senia

unread,
Dec 11, 2000, 12:59:45 PM12/11/00
to
On Mon, 11 Dec 2000 16:44:43 GMT, ven...@couriermail.de (Riccardo
Venturi) ha scritto:


>(...............)


>Ammettendo (e non concedendo) l'esattezza di tale ipotesi, si potrebbe
>azzardare già qualcosa:
>
>"Né parlare tanto (e) chiedere un capriccio,
>Né [..?..] tanto fa vacillare;
>Né allestire una scena tanto scarna
>E neanche parlare preziosamente.
>E una grande baia,
>E [....... ??........]
>Né parlare tanto fa vacillare,
>Né parlarti,
>Né dir capricci,
>Né parlar tanto [....??....]"

>(......)


Per chiedermi un capriccio, ti prego, non usare
eccessi di parole che le gambe fanno vacillare.
Inutile e dannoso usare gioielli e oro zecchino
per fabbricare soltanto un povero sgabuzzino.

Ci vorrebbe una baia, un golfo, grande come il mare
dove gettare tutte le parole e lasciarcele affogare.
Smettere di parlare smettere di vacillare
Dei miei capricci ho parlato tanto e non lo so più fare.

Che de andré mi perdoni :-)

Salud
--Franco Senia--

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"Oh gentiluomini, il tempo della vita è breve!
Trascorrere questa brevità nella bassezza
sarebbe cosa troppo lunga.
Se viviamo è per marciare sulla testa dei Re.
Se moriamo, o che bella morte, quando i Principi
muoiono con noi.
Ora per le nostre coscienze le armi sono giuste.
Quando l'intenzione nel portarle è ragionevole."

William Shakespeare - Enrico IV -

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