Stefano
http://www.prato.linux.it/~lmasetti/canzonicontrolaguerra/canzone.php?id=4718&lang=it
LA STORIA LEGGERA
di Franco Senia
Prendo il titolo a prestito da un bel libro di Stefano Pivato, edito
dal “Mulino”, per parlare di Fabrizio de André come “storico”. Il
disco di storia si chiama “Rimini”. E segue di qualche anno quel bel
romanzo politico che ha per titolo "Storia di un impiegato”. In mezzo
due dischi, di cui il primo (“Canzoni”) è una sorta di raccolta di
cover (anche proprie, ma cover). In mezzo cinque anni lunghi come
fossero stati cinquanta!
La “storia”, introdotta proprio da quella “Rimini” che da il titolo al
disco, si svolge su due canzoni. Fondamentalmente. Comincia con “Coda
di Lupo”. Si parte “da lontano”, e si usa un artificio, parlando della
storia italiana che dal dopo-guerra arriva al 1977 guardandola in
quello specchio che sono i nativi americani. Il facile riferimento
sono gli “indiani metropolitani”. Come in un immenso giro, dagli
indiani si parte e agli indiani si arriva!
De André parla, in questa canzone scritta nel 1978, del vero e ultimo
conflitto che ha segnato la storia della società italiana: quello fra
un'estrema sinistra antagonista ed il più grande partito comunista
d'europa, assolutamente incapace, nella sua grettezza, di comprendere
l'impulso al cambiamento reale. Incapace di sfruttare perfino la
vittoria elettorale del 1975, occupato com'era a far professione di
moralismo e di austerità. L'accusa è la stessa rivolta dal giovane
Sofri al vecchio Togliatti. L'accusa non era quella di non aver fatto
la rivoluzione, in Italia. Ma di averla impedita!
Coda di Lupo
Quando ero piccolo m'innamoravo di tutto
correvo dietro ai cani
e da marzo a febbraio mio nonno vegliava
sulla corrente di cavalli e di buoi
sui fatti miei e sui fatti tuoi
e al dio degli inglesi non credere mai.
Il “dio degli inglesi” sono i valori della borghesia che vengono usati
al fine di far presa su una classe che si è costituita nel fuoco della
resistenza e della “liberazione”. E' il nonno il simbolo di questa
classe e del sogno di un mondo diverso che poteva essere e non è mai
stato.
E quando avevo duecento lune e forse
qualcuna è di troppo
rubai il primo cavallo e mi fecero uomo
cambiai il mio nome in “Coda di Lupo”
cambiai il mio pony con un cavallo muto
e al loro dio perdente non credere mai.
Il dio perdente. Quello che viene a prospettare un bell'impiego da
ragioniere. Sono i primi anni cinquanta. I primi sprazzi di ribellione
giovanile. Le bande. I “teddy-boys”. L'emigrazione, interna ed
esterna, ai massimi storici.
E fu nella lunga notte della stella con la coda
che trovammo mio nonno crocifisso sulla chiesa
crocifisso con forchette che si usano a cena
era sporco e pulito di sangue e di crema
e al loro dio goloso non credere mai
sap2Il dio goloso è il partito comunista, in piena forma. Sono gli
anni sessanta. Il nonno prova a finire il lavoro. Siamo a Genova, in
Sicilia, a Reggio Emilia. Il governo è il governo Tambroni. Niente da
fare, sono solo bande di “provocatori” da immolare sull'altare dei
valori della pacifica convivenza.
Si mangeranno il nonno e sputeranno i Notarnicola e i Cavallero.
Banditi a Milano!
E forse avevo diciott'anni e non puzzavo più di serpente
possedevo una spranga un cappello e una fionda
e una notte di gala con un sasso a punta
uccisi uno smoking e glielo rubai
e al dio della Scala non credere mai.
Il dio della Scala! La prima contestazione, nel 1968, ad avere gli
onori della cronaca, e l'eco della stampa. Le uova marce che
aspettavano lor signori alla prima della Scala. Un'Italia del
dopo-boom, già e ancora divisa. Una nuova generazione che si
affacciava alla storia, La prima violenza collettiva. Quella fatta e
quella subita!
Poi tornammo in Brianza per l'apertura
della caccia al bisonte
ci fecero l'esame dell'alito e delle urine
ci spiegò il meccanismo un poeta andaluso
“Per la caccia al bisonte” - disse - “il numero è chiuso”
e a un dio a lieto fine non credere mai.
Il dio a lieto fine. Quello che, semplicemente, non c'è! Un decennio
di lotte e di contestazioni, e la risposta è, ancora una volta,
l'incapacità di recepire le istanze che insorgono dal basso della
società. La risposta è il numero chiuso nelle Università. La strada è
tracciata.
Ed ero già vecchio quando vicino a Roma
a Little Big Horn
capelli corti generale ci parlò all'Università
dei fratelli tute blu che seppellirono le asce
ma non fumammo con lui non era venuto in pace
e a un dio fatti il culo non credere mai.
sap1Il dio-fatti-il culo. E così arriviamo a Luciano Lama, campione
dell'ideologia, la più becera. Quella fondata sui valori assurdi del
lavoro e del sacrificio che, a fronte del più imponente movimento che
anima l'Italia del dopo-guerra, non trova niente di meglio che attuare
la più squallida delle provocazioni alla “Sapienza” di Roma. E' la più
grande vittoria del movimento che finalmente comincia a regolare i
conti, spazzandolo via, lui e il suo palco e il suo servizio d'ordine.
E' anche l'inizio della sconfitta.
E adesso che ho bruciato venti figli sul mio letto di sposo
che ho scaricato la mia rabbia in un teatro di posa
che ho imparato a pescare con le bombe a mano
che mi hanno scolpito in lacrime sull'arco di Traiano
con un cucchiaio di vetro scavo nella mia storia
ma colpisco un po' a casaccio perché non più memoria
e a un dio senza fiato non credere mai.
Il dio senza fiato. Nessuna speranza. La lotta è finita in un vicolo
cieco. Le aberrazioni di una “vita privata” che non si sapeva e che si
era riusciti fino ad allora a scansare. La lotta armata e l'eroina. La
cosiddetta “arte”, come territorio oramai separato. La risposta
individuale ai problemi della sopravvivenza, al quotidiano. Rimangono
solo pochi, disperati, senza capacità di discrimine che sparano a
tutto quel che si muove dall'altra parte! Ne parlerà nella canzone che
chiude il disco, e chiude anche la storia di quegli anni.
Salut
--
*Riccardo Venturi* <vent...@katamail.com>
*Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
So er an îr ufgestigen ist (Vogelweide & Wittgenstein)*
*I-50135 Firenze, via F.Tozzi 3, 0039-055-613968
*0039-339-4723096 - Skype: Venturi6350
____________________________________________________
CCG/AWS: http://www.antiwarsongs.org|ASCOLTA
RADIO DISSIDENT: http://radiodissident.blogspot.com|
(NAUFRAGHI) A GALENZANA http://naugalen.iobloggo.com|
http://dagalenzana.iobloggo.com (versione riposante)
(CUT)
é sempre un piacere rileggere questa interpretazione di Coda di Lupo.
-M
"Riccardo Venturi" <vent...@SPAMMAIRBUDELLODITUMAkatamail.com> ha scritto
nel messaggio news:r27gv2p00l75gg3rj...@4ax.com...
>Grazie Riccardo per i precisi riferimenti, a presto.
Dé, seondo te 'un mi do da fa' pe' ir mģtio donzauker? :-)
Salut,
--
*Riccardo Venturi* <vent...@katamail.com>
*Er muoz gelīchesame die leiter abewerfen
So er an īr ufgestigen ist (Vogelweide & Wittgenstein)*
>>Grazie Riccardo per i precisi riferimenti, a presto.
> Dé, seondo te 'un mi do da fa' pe' ir mìtio donzauker? :-)
guarda che lui è il cattivo, ce l'ha a morte con aran banjo
ma sbaglio o a metà serie donzauker viene rimpiazzato da uno più stronzo di
lui? oppure mi confondo con jeeg robot d'acciaio?
scusate, sono stanco
cia'
d.
--
Sai quelli che dicono: «Uno torna la sera a casa stanco...».
«Che strazio questo che torna sempre a casa stanco. Lo detesto.
Ma non tornare a casa! Sei stanco? Muori!».
### E. Vaime
> ma sbaglio o a metà serie donzauker viene rimpiazzato da uno più stronzo di
> lui? oppure mi confondo con jeeg robot d'acciaio?
ma poi è più forte
jeeg robot of steel
o
jig robot of reel
?
minchia quanto sono stanco
ciao, gente, ciao a tutti