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Analisi di IO DAL MARE dal libro di Talanca

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Ivan

unread,
Mar 19, 2003, 9:14:41 AM3/19/03
to
Dal libro di Paolo Talanca (scaricabile su www.imieicolori.it) "Immagini e
poesia nei cantautori contemporanei" ecco il primo paragrafo dove analizza
"Io dal mare".


Capitolo I

CLAUDIO BAGLIONI

IO DAL MARE
(Claudio Baglioni)

Saranno stati scogli di carbone dolce
dentro il ferro liquefatto
di una luna che squagliò un suo quarto
come un brivido mulatto
o un bianco volar via di cuori pescatori
acqua secca di un bel cielo astratto

chissà se c'erano satelliti o comete
in un'alba senza rughe
larghe nuvole di muffa e olio
appaiate come acciughe
o una vertigine di spiccioli di pesci
nella luce nera di lattughe

e io
dal mare venni e amare mi stremò
perché infiammare il mare non si può

aveva forse nervi e fruste di uragani
scure anime profonde
tra le vertebre di vetro e schiuma
urla di leoni le onde
o tende di merletto chiuse su farine
corpi caldi di sirene bionde

forse era morto senza vento nei polmoni
graffio di cemento bruno
barche stelle insonni a ramazzare
nelle stanze di Nettuno
o turbini di sabbia tra le dune calve
sulle orme perse da qualcuno

e io
dal mare ho il sangue e amaro rimarrò
perché calmare il mare non si può

i miei si amarono laggiù

in un agosto e un altro sole si annegò
lingue di fuoco e uve fragole
quando il giorno cammina ancora
sulle tegole del cielo e
sembra non sedersi mai.

E innanzi al mare ad ansimare sto
perché domare il mare non si può

e come pietra annerirò
a consumare
a catramare
a tracimare
a fiumare
a schiumare
a chiamare
quel mare che fu madre e che non so....

Contorta ed appassionata canzone di Claudio Baglioni.
Molto interessante, a mio parere, è analizzare l'impostazione metrica di
questa canzone.
Il genio di Baglioni parte dall'impianto prosodico delle quattro grandi
stanze. Analizzando la prima stanza - "Saranno [.] astratto" - bisogna
evidenziare la simmetricità di questi sei versi: a mio avviso il verso
principale di tutta l'opera (la chiave, per dirla musicalmente) è il
decasillabo. In ogni parte cruciale del testo troviamo un decasillabo ed
anche l'impostazione di questa prima stanza lo conferma, componendosi con il
seguente schema: 13, 8, 10, 8, 13 con il verso conclusivo di dieci sillabe,
che nella seconda stanza sfocia nel ritornello. È come se Baglioni avesse
voluto "proteggere" il decasillabo, cominciando con un maestoso "ipermetro"
(in realtà un settenario più un senario) iniziale, da cantare tutto d'un
fiato, come con una subitanea ispirazione da non farsi sfuggire, inoltre
ogni decasillabo, così protetto, dà vita ad una immagine forte, quasi
espressionista: "di una luna che squagliò un suo quarto", "larghe nuvole di
muffa e olio", "tra le vertebre di vetro e schiuma", "barche stelle insonni
a ramazzare" ed altre cose così. Interessanti qui sono anche le rime
alternate, una in ogni stanza, secondo lo schema ABCBDB che si ripete
magistralmente in tutte le quattro grandi stanze e si vanno ad intrecciare
con la simmetria del sistema di versificazione delle stanze stesse.
Protagonista assoluto della canzone è il mare, mare analizzato da dietro gli
occhi e le sensazioni dell'osservatore Baglioni. Il titolo si spiega con il
fatto che il cantautore romano è nato a maggio, quindi concepito ad agosto,
periodo d'estate in cui, se la mia memoria non m'inganna, i suoi genitori
passavano le vacanze in un'isola del Tirreno. "Io dal mare" è vista come un
destino, un disegno del fato che compone le membra e l'essere del cantautore
che "si sente di mare". Lui si sente di mare pur non riuscendo a
immagazzinare questa forza assoluta che gli scivola, ambigua, fuggente, che
però sente molto presente e viva dentro di sé.
Prima di tutto un dubbio. Al verbo iniziale manca un "forse", nulla di più
significativo, la seconda stanza inizia con un "chissà", poi, nelle altre
due stanze, ci sono un "aveva forse" e "forse era morto". Naturalmente lui
non c'era, immagina la scena, l'infinito istante della sua creazione,
cosmogonia misteriosa ma carica di significato: il rapporto "Baglioni-mare"
è lo stesso che esiste in "voglia di sapere-verità", forma una equazione
perfetta.
Già dall'inizio si snocciola una carica poetica senza pari, un "paradiso di
doppi sensi" per dirla alla Visconti, continue metafore e similitudini che
rendono tutto molto etereo e sgusciante. Una cosa importante da dire è che
le immagini che evoca questa canzone si intrecciano, sorgono, scompaiono,
rifluiscono, salgono e scendono. Queste sensazioni riproducono il movimento
del mare.
Importantissimo è l'aspetto fonico-sintattico di questo brano. Sono presenti
una infinità di onomatopee ed assonanze, è una delle canzoni con la più
grande carica di suoni allusivi, direi dannunziana sotto molti punti di
vista. In "Oltre" (album che comprende questa canzone, del 1991) c'è un'
altra grande canzone che segue questo filone, si intitola "Le mani e l'
anima", che parla dell'Africa, ancora più contorta perché scritta quasi con
la tecnica del flusso di coscienza.
Cominciamo ad analizzare le prime immagini:
l'autore si chiede cosa possa essere ad aver donato l'incanto dell'amore tra
il padre e la madre, cosa abbia fornito quell'attimo infinito. "Scogli di
carbone dolce", si sposa con la rilassatezza del mare di sera. Gli spigolosi
scogli usuali si trasformano in carbone dolce, perché il mare la sera è
scuro e gli scogli appaiono neri. Questi scogli però sono dolci, soavi nella
cornice mielata della notte ed il mare sembra "ferro liquefatto" (sensazione
metallica che torna spesso nella poetica di Baglioni) dentro il quale sono
posti. A sua volta questo "ferro liquefatto" (che richiama l'immagine del
fabbro, il "faber" latino creatore del mondo, assimilato al mare) sembra
aver squagliato la luna alla quale manca un quarto. Attenzione però:
Baglioni parla di "una luna", dunque si acuisce la sensazione di impressione
momentanea (impressionismo sfiorato), di una luna che, si sa, non sarà
sempre senza un quarto, come a voler sottolineare l'unicità del momento e
della sua creazione che, come quella di tutti, è un atto esclusivo ed
irripetibile che ci regala questo dono meraviglioso della vita. Il ricordo è
anche, in parte sfocato ed il "brivido mulatto" ci porta una immagine quasi
crepuscolare, in chiaro-scuro, senza contorni ben definiti.
Questa cornice, questa immagine di mare notturno ci porta a fantasticare e
ci trasmette la sembianza baudelairiana del cuore alato del "bianco volar
via di cuori pescatori". Il cuore alato è un sintagma simbolista,
rappresenta diverse cose ed in questo caso il volare dei ricordi, delle
speranze dei pescatori che (quando è ancora buio) escono per pescare, come
se volassero via alla stregua di pensieri che volano via osservando il mare:
nella notte questo volar via diventa "bianco", cioè si contrappone alla
cupidigia dell'oscurità perché, in fondo, quel volar via sono speranze
donate dal mare. Speranze di pescare da parte dei pescatori (splendida
immagine metaforica che ci riporta ai sogni che il mare regala agli uomini).
Il mare diventa cielo (il cielo che si specchia nel mare è un'altra immagine
ricorrente in Baglioni) nell'ossimorica "acqua secca", è il posto verso il
quale metaforicamente si dirigono questi cuori di pescatori che volano via.
Definendo il cielo acqua secca si vuole donargli (al cielo) la capacità
"terapeutica" del mare. Il cielo rimane, comunque, astratto in quanto solo
immaginato e poi perché i sogni sono ancora da avverare, le speranze sono
eterei voli, da raggiungere, dunque ancora astratti.
Salta agli occhi il particolare della calma del mare in questa prima parte
della canzone. Anche nella seconda stanza il mare sarà calmo e di buon
auspicio. Nella terza e quarta stanza invece il mare è in burrasca, le rime
richiamano elementi mossi (-onde contro, ad esempio, -ughe - che dona senso
di stabilità - della seconda stanza) e le immagini ci mostrano un mare mai
domo, quasi a ricomporre il carattere del cantante (e di qualsiasi essere
umano) che, come detto, si rivede nel mare, a volte calmo, altre inquieto.
Nella seconda stanza dalla notte si passa all'alba che definisce "senza
rughe", cielo sereno oppure con nuvole avvolte da un alone di rosso ambrato
dal sole che sorge da est (dunque non nel mare essendo nel Tirreno, vedremo
più avanti che il sole si "annegò" perché, come per un famigerato passo di
"Avrai" - "un sole che si uccide" - essendo nel Tirreno il sole sorge sui
monti e tramonta nel mare). "Larghe nuvole di muffa e olio" è una metafora
che richiama alla mente il colore di certe nuvole al tramonto, quando i
raggi del sole le rendono ambrate da una parte, lasciando una metà
completamente bianca. Baglioni qui usa abilmente due sostantivi per
riportare le sensazioni dell'alba e delle nuvole nel cielo: muffa e olio
donano a quelle nuvole caratteristiche di morbidezza ostentata e di
scivolosità, quasi che volessero naufragare nel mare (non per niente con una
azzeccata similitudine - "appaiate come acciughe" - le accomuna a delle
acciughe) e la quantità (la coppia) riprende l'allusione ai suoi genitori
come agli elementi creatori del suo essere.
Dal cielo poi, infatti, si passa al mare ed alle "spiccioli di pesci", una
"vertigine" che dona il senso di una frenesia per il cuore del mare, magari
calmo in superficie ma smaniosamente mosso in profondità. Inoltre questa
immagine prepara il ritornello, in cui manifesta i suoi dolori, e le altre
due stanze successive dove il mare è mosso.
Un pensiero particolare merita la "luce nera di lattughe": ossimoro
sensoriale, le lattughe probabilmente sono le alghe che rappresentano, nel
chiarore dell'alba, chiazze di nero che stonano con la limpidezza dell'acqua
cristallina per via dell'aurora e della fresca e vitale immagine della
"vertigine di spiccioli di pesci".
Lo stacco-ritornello formato dai due endecasillabi afferma, per la prima
volta, la sua provenienza dal mare. È interessante notare come Baglioni
assegni "compiti diversi" ai suoi versi: gli endecasillabi servono per
affermare certezze. Osserviamo:

dal mare venni e amare mi stremò
perché infiammare il mare non si può
[.]
dal mare ho il sangue e amaro rimarrò
perché calmare il mare non si può

se prima la rete metrica assegnava a versi di varia lunghezza (ma
concatenati simmetricamente) compiti di evocare immagini tramite analogie
furtive ed immediate, l'endecasillabo (il "verso principe") serve per trarre
conclusioni, esternare certezze, quasi che la dignità letteraria dell'
endecasillabo conferisse ai pensieri dell'autore un'aura poetica che lo
facesse assurgere ad un poeta vate, ad un veggente di dannunziana memoria.
Come si può notare, gli endecasillabi hanno la stessa rima e sono tronchi,
quasi, forse, a voler celare la voglia di esternare verità assolute di
fronte al mare.
Acquistando l'album "Oltre", dal quale è tratta "Io dal mare", ci si rende
conto che non si trovavano i testi, bensì un racconto di Baglioni - che
contiene al suo interno parti dei testi - "La storia di Cucaio", composto
in maniera apparentemente disordinata, è quasi impossibile seguire il filo
logico ma comprensibile per chi ha ben chiare le immagini delle sua canzoni.
Quel racconto inizia proprio: "Cucaio viene dal mare, come l'umanità.". Ora,
Cucaio è Claudio Baglioni (è la pronuncia del suo nome da piccolo: quando
lui era piccolo non sapeva pronunciare il suo nome e lo storpiava dicendosi
Cucaio Aiò). Questa provenienza dal mare, come detto vera e propria
cosmogonia, è un po' il succo, il concetto portante di tutta la canzone.
Questi due endecasillabi sono pieni di assonanze: mare, amare, infiammare e
poi di nuovo mare.
È nelle due successive stanze che Baglioni, a mio avviso, dà il meglio di
sé.
Il mare è agitato. Torna l'ipotesi ("aveva forse") di un mare mosso con
"nervi e fruste di uragani", bellissima l'immagine del terzo verso: "tra le
vertebre di vetro e schiuma", è una personificazione del mare con le sue
"vertebre di vetro", invisibili ma presenti, essenza di presenza-assenza di
un mare-persona. Le vertebre sono invisibili ma l'essenza del mare
riconoscibilissima, soprattutto dalla schiuma che è il risultato della sua
agitazione e delle sua "azioni invisibili come vertebre di vetro".
E poi via con immagini continue: onde come urla di leoni (assonanza leoni
le-onde), tende di merletto (probabilmente la schiuma stessa) che sono
chiuse su farine (spiagge bianche dove va a sbattere il mare, si chiudono le
tende col "merletto" della schiuma), un mare dove ci si può perdere,
attirati dalle famigerate sirene. Dove si può trovare la morte per
affogamento (splendida immagine dell'assenza di "vento" nei polmoni) oppure
andandosi a schiantare contro il "cemento bruno" degli scogli, procurandosi
una ferita (graffio) mortale - da notare che qui gli scogli non sono più
"carbone dolce" ma "cemento bruno", è la duplicità dell'anima del mare e la
sua stessa di uomo -, vagabondi persi, barche alla deriva che si perdono in
mare, vagando sotto "stelle insonni" e poi il genio:

a ramazzare nelle stanze di Nettuno

queste barche sono perse e stanno alla deriva. Ramazzare fa parte del verso
precedente, si crea un enjambement favoloso con il verso successivo, come se
queste barche fossero "inservienti del dio del mare" e pulissero umilmente
le sue stanze, stanze dove si perdono e dove trovano la morte, per fame o
per sete.
Oppure "turbini di sabbia tra le dune calve", vedendo il mare come un
deserto dove qualcuno prima di noi è passato. Qui si evidenzia l'"
eclettismo" del mare: il mare è anche spiaggia, spiaggia che ha in sé le
caratteristiche di un deserto, dove poter lasciare tracce, orme (il che non
è possibile fare nell'acqua).
Altro ritornello ed altra affermazione di appartenenze, con conseguenti
accostamenti fonici ed assonanze: mare, amaro, rimarrò, calmare, mare.
Finalmente si nominano i genitori, il momento del concepimento: un agosto
(torna l'indeterminazione, come per la luna), un tramonto che sembra non
finire mai (l'attimo di eterno), lingue di fuoco come educato simbolo dell'
amplesso, uve fragole tipiche di agosto. Come detto siamo nel Tirreno ed il
sole si uccide nel mare (si annega). Splendida descrizione del cielo come
formato da tegole, che riporta ai più usuali tramonti di città.
Storia che si ripete, ruota che gira, eterno ritorno nei due endecasillabi
che preparano il finale:

e innanzi al mare ad ansimare sto
perché domare il mare non si può

Baglioni è davanti al mare, ansima, non si sa se perché dubbioso,
sospirante, pensieroso, oppure perché a sua volta sta amando anche lui la
sua donna in questa atmosfera di mare e quindi i suoi ansimi sono causati da
un amplesso che genererà nuova vita (da non sottovalutare il fatto che anche
suo figlio Giovanni è nato a Maggio, dunque generato in agosto), il fatto è
che "domare il mare non si può".
Noi possiamo solo stare fermi, subirlo, come quando d'estate diventiamo neri
come pietre sotto il "suo" sole: "come pietra annerirò".
Il gran finale: una serie di termini che contengono al loro interno la
parola mare (traciMARE, catraMARE, fiuMARE, etc.) come una consapevolezza
che il mare appartenga ad ogni sfaccettatura della sua vita, sia dentro le
sue e le nostre cose, che ne abbia diritto come generatore di vita e degli
esseri della terra:

quel mare che fu madre e che non so

Essere che rimane incomprensibile, che fu madre, al quale si assomiglia in
ogni caso eppure così inafferrabile e lontano dallo scibile. un po' come
questa canzone (ennesima metafora).


Isa

unread,
Mar 20, 2003, 4:44:49 AM3/20/03
to

"Ivan" <IvanFedel...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:lX_da.26758$7y3.8...@twister1.libero.it...

> Dal libro di Paolo Talanca (scaricabile su www.imieicolori.it) "Immagini e
> poesia nei cantautori contemporanei" ecco il primo paragrafo dove analizza
> "Io dal mare".

... e poi Noi no, La vita è adesso, Avrai, Acqua dalla luna... l'ho
scaricato anch'io e ve lo consiglio!
Mi ha fatto rivalutare molto alcune canzoni (Io dal mare, Noi no, Acqua
dalla luna) che ascoltavo già volentieri ma che non apprezzavo come "si
dovrebbe" perchè non le capivo fino in fondo... voglio una spiegazione così
su tutte le canzoni di Claudio!!!! ;o)))))

Baci
Isa


ale

unread,
Mar 20, 2003, 5:14:07 AM3/20/03
to

"Ivan" <IvanFedel...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:lX_da.26758$7y3.8...@twister1.libero.it...
> Dal libro di Paolo Talanca (scaricabile su www.imieicolori.it) "Immagini e
> poesia nei cantautori contemporanei" ecco il primo paragrafo dove analizza
> "Io dal mare".

Grazie mille, Ivan!!!
Interessantissimo post, dal quale si evince come ci sia qualcuno, in giro,
disposto a "studiare" i capolavori di Claudio, anziché denigrarli senza
conoscerli (Talanca dimostra di conoscere anche altre canzoni di Claudio, il
che gli fa molto onore; si sprecano le recensioni di coloro che commentano
ciò che non conoscono affatto!!!).
Purtroppo, IMO, il buon Talanca ha frainteso quasi la totalità delle
immagini di questo straordinario gioiello; vi chiederei di partecipare a
questo thread, perché mi farebbe piacere conoscere il parere di tutti!!! :o)
Vado ad evidenziare quelli che, IMO (e mi ripeto! .o) ) sono i principali
"errori interpretativi" dell'ottimo Talanca:


> Molto interessante, a mio parere, è analizzare l'impostazione metrica di
> questa canzone.

E, su questo, nulla da dire. Tra l'altro, Talanca appare ben più "ferrato"
di me, sull'argomento! :o)
Per cui, salto a pié pari la parte "tecnica" dell'articolo, passando a
quella dell'analisi del testo.


> Cominciamo ad analizzare le prime immagini:
> l'autore si chiede cosa possa essere ad aver donato l'incanto dell'amore
tra
> il padre e la madre, cosa abbia fornito quell'attimo infinito. "Scogli di
> carbone dolce", si sposa con la rilassatezza del mare di sera. Gli
spigolosi
> scogli usuali si trasformano in carbone dolce, perché il mare la sera è
> scuro e gli scogli appaiono neri. Questi scogli però sono dolci, soavi
nella
> cornice mielata della notte

Qui, imo, il primo errore. Gli scogli sono di "carbone dolce" non perché
"soavi", ma, proprio, perché fanno pensare al "carbone dolce", quello che la
befana porta ai bimbi che non sono stati buoni, ma neanche troppo cattivi!
:o) E' una tipica immagine, imo, baglioniana: Claudio è uso associare ciò
che vede da adulto a quel che vide da bambino. :o)


> ed il mare sembra "ferro liquefatto" (sensazione
> metallica che torna spesso nella poetica di Baglioni) dentro il quale sono
> posti. A sua volta questo "ferro liquefatto" (che richiama l'immagine del
> fabbro, il "faber" latino creatore del mondo, assimilato al mare) sembra
> aver squagliato la luna alla quale manca un quarto. Attenzione però:
> Baglioni parla di "una luna", dunque si acuisce la sensazione di
impressione
> momentanea (impressionismo sfiorato), di una luna che, si sa, non sarà
> sempre senza un quarto, come a voler sottolineare l'unicità del momento e
> della sua creazione che, come quella di tutti, è un atto esclusivo ed
> irripetibile che ci regala questo dono meraviglioso della vita. Il ricordo
è
> anche, in parte sfocato ed il "brivido mulatto" ci porta una immagine
quasi
> crepuscolare, in chiaro-scuro, senza contorni ben definiti.

Bello, ma sbagliato, IMO (sto esagerando con gli "imo", ma c'è un motivo: al
contrario della maggior parte dei critici, questo Talanca si è impegnato, e
mi appare molto acuto, per cui è d'obbligo, per me, sottolineare di non
essere sicuro al 100% di essere io nel giusto e lui nell'errore. Non al
100%, ma... quasi... :opppp).
Il marre sembra ferro liquefatto, ok. Ma il "brivido mulatto" non mi appare
ben spiegato dal critico. A mio avviso, il poeta immagina un "quarto di
luna", e non una luna "cui manca un quarto". E questo "quarto di luna" va a
squagliarsi nel ferro liquefatto, con un "brivido mulatto": evidentemente,
il mare è increspato, e, nel calare all'orizzonte, ossia nello
"squagliarsi", la luna, scura al tramonto, "trema" nello specchio d'acqua
(brivido mulatto).
Che ne dite?


> Questa cornice, questa immagine di mare notturno ci porta a fantasticare e
> ci trasmette la sembianza baudelairiana del cuore alato del "bianco volar
> via di cuori pescatori". Il cuore alato è un sintagma simbolista,
> rappresenta diverse cose ed in questo caso il volare dei ricordi, delle
> speranze dei pescatori che (quando è ancora buio) escono per pescare, come
> se volassero via alla stregua di pensieri che volano via osservando il
mare:
> nella notte questo volar via diventa "bianco", cioè si contrappone alla
> cupidigia dell'oscurità perché, in fondo, quel volar via sono speranze
> donate dal mare. Speranze di pescare da parte dei pescatori (splendida
> immagine metaforica che ci riporta ai sogni che il mare regala agli
uomini).

Altro errore. Il "bianco volar via di cuori pescatori", non si riferisce, a
mio avviso, ai... cuori -e alle speranze- dei pescatori (questa mi fa
sorridere, caro Talanca! :o) ), ma al volar via di uno stormo di gabbiani. I
gabbiani, spesso, si appollaiano sull'acqua in gruppi più o meno numerosi,
e, quando "volano via", lo fanno tutti insieme. E sono bianchi. ovviamente.
Di nuovo, che ne pensate?


> Dal cielo poi, infatti, si passa al mare ed alle "spiccioli di pesci", una
> "vertigine" che dona il senso di una frenesia per il cuore del mare,
magari
> calmo in superficie ma smaniosamente mosso in profondità.

Qui, è possibile che abbia ragione Talanca. Io ho sempre visto la "vertigine
di spiccioli di pesci" come i risultato delle reti dei pescatori, scosse e
svuotate dopo la pesca: i pesci argentati che scivolano sul fondo della
barca ricorda, proprio, una "vertigine di spiccioli". Però, anche un banco
di pesci che si muove con frenetica sincronia può apparire come ce la
descrive il poeta (ché tale è Claudio, nello scrivere un testo del genere).
Ancora una volta, voi che ne dite?


> E poi via con immagini continue: onde come urla di leoni (assonanza leoni
> le-onde), tende di merletto (probabilmente la schiuma stessa) che sono
> chiuse su farine (spiagge bianche dove va a sbattere il mare, si chiudono
le
> tende col "merletto" della schiuma), un mare dove ci si può perdere,
> attirati dalle famigerate sirene. Dove si può trovare la morte per
> affogamento (splendida immagine dell'assenza di "vento" nei polmoni)
oppure
> andandosi a schiantare contro il "cemento bruno" degli scogli,
procurandosi
> una ferita (graffio) mortale - da notare che qui gli scogli non sono più
> "carbone dolce" ma "cemento bruno",

Secondo me, Talanca è un ottimo critico, ma non ha visto spesso il mare!
:o)))
Dunque: "morto senza vento nei polmoni" non ha nulla a che fare (imo: devo
aggiungerlo ancora?) con chi muore per affogamento. Si riferisce al mare,
non agli uomini. Il "mare morto" di certe sere di bonaccia, in cui non c'è
neanche un refolo di vento, e l'acqua sembra immobile.
Il "cemento bruno", invece, è qui riferito alle barche. Del resto, la strofa
è:
"graffio di cemento bruno
barche -stelle insonni a ramazzare
nelle stanze di nettuno"
Dove li abbia visti, gli scogli, non so...
Ma, soprattutto, l'errore più grave è il seguente:


> è la duplicità dell'anima del mare e la
> sua stessa di uomo -, vagabondi persi, barche alla deriva che si perdono
in
> mare, vagando sotto "stelle insonni" e poi il genio:
>
> a ramazzare nelle stanze di Nettuno
>
> queste barche sono perse e stanno alla deriva. Ramazzare fa parte del
verso
> precedente, si crea un enjambement favoloso con il verso successivo, come
se
> queste barche fossero "inservienti del dio del mare" e pulissero umilmente
> le sue stanze, stanze dove si perdono e dove trovano la morte, per fame o
> per sete.


Le barche non "vagano" sotto stelle insonni, ma SONO stelle insonni!!
Le "lampare", ossia le barche di pescatori notturni, con le loro luci molto
forti che servono per attirare pesci, vengono scorte dalla riva anche se
sono all'orizzonte, e sembrano, appunto, stelle. Stelle insonni, che
"ramazzano" le stanze di nettuno, immagine che evoca, proprio, la pesca: le
stanze di nettuno sono... il mare, e le reti dei pescatori "ramazzano" in
quelle stanze!
Che c'entrano le "barche perse e alla deriva"? Mi pare che, in alcuni punti,
l'interpretazione di Talanca sia assai più "forzata" e "complicata" di
quanto il testo non richederebbe.
Ciao a tutti, e grazie, ancora, ad Ivan!!
Ale


ale

unread,
Mar 20, 2003, 5:15:16 AM3/20/03
to

"Isa" <isabella...@virgilio.it> ha scritto nel messaggio
news:l4gea.86752$pG1.1...@news1.tin.it...
> voglio una spiegazione cosě

> su tutte le canzoni di Claudio!!!! ;o)))))

Un tempo, ci divertivamo con le analisi, su questo Ng... Che ne dite di
riprendere le sane, vecchie, abitudini? :o)
Ciao.
Ale


Carlo Alberto

unread,
Mar 20, 2003, 9:31:35 AM3/20/03
to

sempre dal sito www.imieicolori.it ecco un estratto di un'intervista a
Walter Savelli, in cui "intradice" perche' non suona piu' con Claudio, e a
cosa sta lavorando :)
abbracci
C.

D: Tu e Claudio Baglioni.

R: Eh. Mi fai una domanda alla quale ho risposto centinaia di volte, e
centinaia di volte rispondendo sempre la solita cosa, più o meno: come posso
fare a raccontare in poche righe ventiquattr'anni di emozioni gridate,
sfrenate, alienanti, magiche? Impossibile, credo che questa sia una cosa
oggettivamente impossibile. Ci vorrebbe un libro, forse, e infatti è proprio
quello che adesso sto facendo: sto scrivendo un libro, che poi diventerà
anche un progetto teatrale, libro in cui sto raccogliendo i miei ricordi
(per lo più comici, soprattutto gag) di trent'anni di vita musicale, molti
dei quali appunto passati insieme a Claudio, passo passo, a braccetto con
lui, artisticamente e umanamente. Così su due piedi posso solo dirti che
Claudio è un grandissimo amico, prima di tutto, una persona splendida, un
grande, credimi, e che come tutti i grandi ha i suoi grandissimi pregi e i
suoi grandissimi difetti. Ho smesso di suonare con lui perché l'ho scelto e
voluto io, era una mia esigenza artistica personale, ma questo non ha
assolutamente intaccato nulla, fra noi, anzi, il nostro rapporto è ogni
giorno migliore.

---
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Ivan

unread,
Mar 20, 2003, 6:58:07 PM3/20/03
to

ale <ale...@libero.it> wrote in message
Pvgea.30965$Lr4.9...@twister2.libero.it...

> Grazie mille, Ivan!!!
> Interessantissimo post

Grazie a te!
Anche io ho trovato molto interessanti queste analisi di Talanca.
Che ne dite di postarle, piano piano, tutte?
Nel frattempo vi invio anche la seconda.

Ciao
:O)
Ivan


Lois

unread,
Mar 21, 2003, 4:24:30 AM3/21/03
to
"ale" <ale...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:Uwgea.30967$Lr4.9...@twister2.libero.it...

> Un tempo, ci divertivamo con le analisi, su questo Ng... Che ne dite di
> riprendere le sane, vecchie, abitudini? :o)
> Ciao.
> Ale

Un sano e salutare ritorno alle origini!!!
Io ci sto!
Bacio
Lois
--
"Un matematico puņ dire quello che vuole,
ma un fisico dev'essere almeno parzialmente
sano di mente"

J. W. Gibbs

cix

unread,
Mar 21, 2003, 11:18:28 AM3/21/03
to

"ale" <ale...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:Pvgea.30965$Lr4.9...@twister2.libero.it...

>
> "Ivan" <IvanFedel...@libero.it> ha scritto nel messaggio
> news:lX_da.26758$7y3.8...@twister1.libero.it...
> > Dal libro di Paolo Talanca (scaricabile su www.imieicolori.it) "Immagini
e
> > poesia nei cantautori contemporanei" ecco il primo paragrafo dove
analizza
> > "Io dal mare".
>
> Grazie mille, Ivan!!!

Grazie anche da parte mia, l'ho scaricato stassera :o)


> Vado ad evidenziare quelli che, IMO (e mi ripeto! .o) ) sono i principali
> "errori interpretativi" dell'ottimo Talanca:

Non so se ha frainteso quasi tutto, ti seguo nell'analisi così è più facile
per me :o))


> > scogli usuali si trasformano in carbone dolce, perché il mare la sera è
> > scuro e gli scogli appaiono neri. Questi scogli però sono dolci, soavi
> nella
> > cornice mielata della notte
>
> Qui, imo, il primo errore. Gli scogli sono di "carbone dolce" non perché
> "soavi", ma, proprio, perché fanno pensare al "carbone dolce", quello che
la
> befana porta ai bimbi che non sono stati buoni, ma neanche troppo cattivi!

Condivido, e aggiungo un piccolo ricordo: aspettavo la Befana per mangiare
il carbone dolce, e se non me lo portava ci rimanevo male
:o)))))))))))))))))))))


>
> > ed il mare sembra "ferro liquefatto" (sensazione
> > metallica che torna spesso nella poetica di Baglioni) dentro il quale
sono

> > posti. A sua volta questo "ferro liquefatto" sembra


> > aver squagliato la luna alla quale manca un quarto. Attenzione però:

> > anche, in parte sfocato ed il "brivido mulatto" ci porta una immagine


> quasi
> > crepuscolare, in chiaro-scuro, senza contorni ben definiti.
>
> Bello, ma sbagliato, IMO (

> Il marre sembra ferro liquefatto, ok.

Ne sei certo? i versi dicono (ho fatto copia incolla dal mex di Ivan:


"Saranno stati scogli di carbone dolce
dentro il ferro liquefatto
di una luna che squagliò un suo quarto
come un brivido mulatto"

IMO non è il mare a sembrare ferro liquefatto, bensì il quarto di luna che
nel mare si è squagliato, cioè è la luna squagliata che fa assumere al mare
le sembianze di ferro liquefatto.. ma anche io non ho certezze...
E gli scogli sembrano carbone dolce (e nero) in contrasto con il ferro della
luna nel mare (la qual cosa mi ricorda da vicino la luna-metallo di De
Gregori in Titanic)

Ma il "brivido mulatto" non mi appare
> ben spiegato dal critico. A mio avviso, il poeta immagina un "quarto di
> luna", e non una luna "cui manca un quarto".

Si, sono daccordo.

E questo "quarto di luna" va a
> squagliarsi nel ferro liquefatto,

Sono gli scogli che stanno dentro il ferro liquefatto DI una luna ecc ecc,
quindi questo quarto di luna va a diventare ferro liquefatto.

con un "brivido mulatto": evidentemente,
> il mare è increspato, e, nel calare all'orizzonte, ossia nello
> "squagliarsi", la luna, scura al tramonto, "trema" nello specchio d'acqua
> (brivido mulatto).
> Che ne dite?

Dico che sul brivido mulatto hai ragione


> > nella notte questo volar via diventa "bianco", cioè si contrappone alla
> > cupidigia dell'oscurità perché, in fondo, quel volar via sono speranze
> > donate dal mare. Speranze di pescare da parte dei pescatori (splendida
> > immagine metaforica che ci riporta ai sogni che il mare regala agli
> uomini).
>
> Altro errore. Il "bianco volar via di cuori pescatori", non si riferisce,
a
> mio avviso, ai... cuori -e alle speranze- dei pescatori (questa mi fa
> sorridere, caro Talanca! :o) ), ma al volar via di uno stormo di gabbiani.

Assolutamente si, ma si vede che Talanca non è uomo di mare
:o))))))))))))))))))))))


>
> > Dal cielo poi, infatti, si passa al mare ed alle "spiccioli di pesci",
una
> > "vertigine" che dona il senso di una frenesia per il cuore del mare,
> magari
> > calmo in superficie ma smaniosamente mosso in profondità.
>
> Qui, è possibile che abbia ragione Talanca. Io ho sempre visto la
"vertigine
> di spiccioli di pesci" come i risultato delle reti dei pescatori, scosse e
> svuotate dopo la pesca: i pesci argentati che scivolano sul fondo della
> barca ricorda, proprio, una "vertigine di spiccioli". Però, anche un banco
> di pesci che si muove con frenetica sincronia può apparire come ce la
> descrive il poeta (ché tale è Claudio, nello scrivere un testo del
genere).
> Ancora una volta, voi che ne dite?

Che stavolta sono daccordo con Talanca, quando ho letto il testo ho "visto"
un banco di pesci argentati che attraversa lo specchio d'acqua davanti agli
occhi del poeta (magari con la maschera :o)))))))) )
Inoltre dice "nella luce nera di lattughe" cioè (IMO) le alghe che filtrano
la scarsa luce dell'alba e che a causa loro diventa nera.
Quindi dentro il mare e non in una barca, credo

> > andandosi a schiantare contro il "cemento bruno" degli scogli,
> procurandosi
> > una ferita (graffio) mortale - da notare che qui gli scogli non sono più
> > "carbone dolce" ma "cemento bruno",
>
> Secondo me, Talanca è un ottimo critico, ma non ha visto spesso il mare!
> :o)))

ROTFL, CVD :o)))))))))))))))))

> Dunque: "morto senza vento nei polmoni" non ha nulla a che fare (imo: devo
> aggiungerlo ancora?) con chi muore per affogamento. Si riferisce al mare,
> non agli uomini. Il "mare morto" di certe sere di bonaccia, in cui non c'è
> neanche un refolo di vento, e l'acqua sembra immobile.

Concordo

> Il "cemento bruno", invece, è qui riferito alle barche. Del resto, la
strofa
> è:
> "graffio di cemento bruno
> barche -stelle insonni a ramazzare
> nelle stanze di nettuno"
> Dove li abbia visti, gli scogli, non so...
> Ma, soprattutto, l'errore più grave è il seguente:
>

> > mare, vagando sotto "stelle insonni" e poi il genio:


> >
> > a ramazzare nelle stanze di Nettuno
> >
> > queste barche sono perse e stanno alla deriva. Ramazzare fa parte del
> verso

>


> Le barche non "vagano" sotto stelle insonni, ma SONO stelle insonni!!
> Le "lampare", ossia le barche di pescatori notturni, con le loro luci
molto
> forti che servono per attirare pesci, vengono scorte dalla riva anche se
> sono all'orizzonte, e sembrano, appunto, stelle. Stelle insonni, che
> "ramazzano" le stanze di nettuno, immagine che evoca, proprio, la pesca:
le
> stanze di nettuno sono... il mare, e le reti dei pescatori "ramazzano" in
> quelle stanze!

Assolutamente daccordo, nulla da eccepire

> Che c'entrano le "barche perse e alla deriva"? Mi pare che, in alcuni
punti,
> l'interpretazione di Talanca sia assai più "forzata" e "complicata" di
> quanto il testo non richederebbe.

Beh, se fosse nato e cresciuto in Padania, e in vacanza fosse andato in
Trentino, che ne saprebbe delle lampare, delle giornate di bonaccia ecc ecc
ecc. :o)

Ciao ciao
Cix


---
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ale

unread,
Mar 21, 2003, 5:16:07 PM3/21/03
to

"cix" <amicom...@interfree.it> ha scritto nel messaggio
news:oXGea.33692$7y3.1...@twister1.libero.it...

>
> "ale" <ale...@libero.it> ha scritto nel messaggio
> news:Pvgea.30965$Lr4.9...@twister2.libero.it...


> > Il mare sembra ferro liquefatto, ok.
>
> Ne sei certo?

No. :o)

> i versi dicono (ho fatto copia incolla dal mex di Ivan:
> "Saranno stati scogli di carbone dolce
> dentro il ferro liquefatto
> di una luna che squagliò un suo quarto
> come un brivido mulatto"
>
> IMO non è il mare a sembrare ferro liquefatto, bensì il quarto di luna che
> nel mare si è squagliato,

Concordo perfettamente, da un punto di vista "sintattico" quel che dici
appare evidente.
Tuttavia, il mare di sera (anzi, di notte), può sembrare davvero ferro
liquefatto, mentre la luna che si squaglia... beh... meno.
Cmq, ripeto: non sono affatto sicuro!


> cioè è la luna squagliata che fa assumere al mare
> le sembianze di ferro liquefatto.. ma anche io non ho certezze...

Esatto, probabilmente è così: il "ferro liquefatto" è evocato dal tipico
colore assunto dal mare al momento del tramonto della luna.


> E questo "quarto di luna" va a
> > squagliarsi nel ferro liquefatto,
>
> Sono gli scogli che stanno dentro il ferro liquefatto DI una luna ecc ecc,
> quindi questo quarto di luna va a diventare ferro liquefatto.

Ripeto, da un punto di vista grammaticale la tua analisi è inappuntabile, e,
addirittura, non ammette altre possibilità.
Però, mi resta il dubbio. Sai, a volte i poeti si concedono delle licenze...
:o)


> > Qui, è possibile che abbia ragione Talanca. Io ho sempre visto la
> "vertigine
> > di spiccioli di pesci" come i risultato delle reti dei pescatori, scosse
e
> > svuotate dopo la pesca: i pesci argentati che scivolano sul fondo della
> > barca ricorda, proprio, una "vertigine di spiccioli". Però, anche un
banco
> > di pesci che si muove con frenetica sincronia può apparire come ce la
> > descrive il poeta

> stavolta sono daccordo con Talanca, quando ho letto il testo ho "visto"


> un banco di pesci argentati che attraversa lo specchio d'acqua davanti
agli
> occhi del poeta (magari con la maschera :o)))))))) )

Sì, pensandoci bene, in questo caso la soluzione "talanchiana" mi appare la
più probabile.


> > Le barche non "vagano" sotto stelle insonni, ma SONO stelle insonni!!

> > Le "lampare", stelle insonni, che


> > "ramazzano" le stanze di nettuno, immagine che evoca, proprio, la pesca:
> le
> > stanze di nettuno sono... il mare, e le reti dei pescatori "ramazzano"
in
> > quelle stanze!
>
> Assolutamente daccordo, nulla da eccepire

Sai, questo "errore" mi dispiace più di altri, perché l'immagine "barche,
stelle insonni, a ramazzare nelle stanze di nettuno" è, imo, la più
evocativa e geniale dell'intera canzone; e Talanca la fraintende
completamente, pur considerandola, lui stesso, geniale. :o/

> > Mi pare che, in alcuni
> punti,
> > l'interpretazione di Talanca sia assai più "forzata" e "complicata" di
> > quanto il testo non richederebbe.
>
> Beh, se fosse nato e cresciuto in Padania, e in vacanza fosse andato in
> Trentino, che ne saprebbe delle lampare, delle giornate di bonaccia ecc
ecc
> ecc. :o)

Ho capito, temi sia un leghista... :opp
Ciao, un abbraccio e a presto!
Ale

Isa

unread,
Mar 23, 2003, 12:22:34 PM3/23/03
to
> Purtroppo, IMO, il buon Talanca ha frainteso quasi la totalità delle
> immagini di questo straordinario gioiello;

Mi pareva strano che ti andasse bene :oPPPPPPPP

vi chiederei di partecipare a
> questo thread, perché mi farebbe piacere conoscere il parere di tutti!!!
:o)

Eccomi... pronta all'appello! Premetto che Io dal mare non è tra le canzoni
che apprezzo di più ma forse, come dicevo nel post poco più sopra, perchè
non la capisco fino in fondo. So di cosa parla ma certe immagini non sono
mai riuscita a decifrarle... infatti ci ho messo un po' di giorni a scrivere
questo post perchè stavo cercando di "digerire" la canzone e le affermazioni
tue e di Talanca.

[Nota: taglierò le parti di Talanca altrimenti il post mi diventa un
papiro...]

> Qui, imo, il primo errore. Gli scogli sono di "carbone dolce" non perché
> "soavi", ma, proprio, perché fanno pensare al "carbone dolce", quello che
la
> befana porta ai bimbi che non sono stati buoni, ma neanche troppo cattivi!

Anch'io ho sempre associato l'immagine di quel verso al "vero" carbone
dolce. Però cmq penso che Claudio abbia cercato questa espressione per
esprimere anche l'atmosfera dolce che i suoi genitori stavano vivendo quella
notte... insomma, che c'è di più dolce del concepimento di un figlio???

> Il marre sembra ferro liquefatto, ok. Ma il "brivido mulatto" non mi
appare
> ben spiegato dal critico. A mio avviso, il poeta immagina un "quarto di
> luna", e non una luna "cui manca un quarto". E questo "quarto di luna" va
a
> squagliarsi nel ferro liquefatto, con un "brivido mulatto": evidentemente,
> il mare è increspato, e, nel calare all'orizzonte, ossia nello
> "squagliarsi", la luna, scura al tramonto, "trema" nello specchio d'acqua
> (brivido mulatto).
> Che ne dite?

Per quanto mi riguarda è uno di quei versi che non sono mai riuscita a
decifrare bene... ma devo dire che mi hai chiarito, la tua spiegazione mi
sembra molto più verosimile... cmq è un'immagine splendida, o meglio è
splendido come Claudio sia riuscito a descriverla ;o)
Da notare IMO nella versione di Talanca è la spiegazione sulla
"momentaneità", sull'unicità di quel momento... perchè la luna non sarà per
sempre un quarto ma quel momento sarà unico perchè sta accadendo qualcosa di
"particolare"... Claudio è figlio unico per cui i suoi genitori hanno
vissuto una sola volta il concepimento di un figlio... se non è stato questo
un momento unico per loro!?!!

> Altro errore. Il "bianco volar via di cuori pescatori", non si riferisce,
a
> mio avviso, ai... cuori -e alle speranze- dei pescatori (questa mi fa
> sorridere, caro Talanca! :o) ),
ma al volar via di uno stormo di gabbiani.
I
> gabbiani, spesso, si appollaiano sull'acqua in gruppi più o meno numerosi,
> e, quando "volano via", lo fanno tutti insieme. E sono bianchi.
ovviamente.
> Di nuovo, che ne pensate?

Sì, anche secondo me l'immagine è questa. Ma IMO il caro Talanca :o) non
voleva dire che il verso parla dei cuori dei pescatori... ma dei cuori che
*sono* pescatori, pieni di speranze
(esattamente quelle che i genitori di Claudio stanno riponendo in quel
momento), di ricordi e di pensieri che volano via come lo stormo di
gabbiani... se ti è mai capitato, in quelle giornate "un po' così", di
prenderti una mezz'oretta e sederti a guardare il mare capirai... è
impressionante quanto ti faccia pensare!

> Qui, è possibile che abbia ragione Talanca. Io ho sempre visto la
"vertigine
> di spiccioli di pesci" come i risultato delle reti dei pescatori, scosse e
> svuotate dopo la pesca: i pesci argentati che scivolano sul fondo della
> barca ricorda, proprio, una "vertigine di spiccioli". Però, anche un banco
> di pesci che si muove con frenetica sincronia può apparire come ce la
> descrive il poeta (ché tale è Claudio, nello scrivere un testo del
genere).
> Ancora una volta, voi che ne dite?

Mah, non so... tra le due se dovessi dire la parola "vertigine"
istintivamente la associo di più ai pesci che "cadono" dalle reti. Però il
verso dopo ("nella luce nera di lattughe") mi fa pensare alle alghe scure
che filtrano la luce proveniente dal quarto di luna, non al fondo di una
barca...

> Dunque: "morto senza vento nei polmoni" non ha nulla a che fare (imo: devo
> aggiungerlo ancora?) con chi muore per affogamento. Si riferisce al mare,
> non agli uomini. Il "mare morto" di certe sere di bonaccia, in cui non c'è
> neanche un refolo di vento, e l'acqua sembra immobile.

Effettivamente non c'entra molto nel contesto della canzone una "morte per
affogamento"...

> Il "cemento bruno", invece, è qui riferito alle barche. Del resto, la
strofa
> è:
> "graffio di cemento bruno
> barche -stelle insonni a ramazzare
> nelle stanze di nettuno"
> Dove li abbia visti, gli scogli, non so...

E' più verosimile che siano barche. Nella distesa calma del mare le barche
che solcano la sua superficie possono essere paragonati a dei graffi...
credo sia questa l'immagine

> Le barche non "vagano" sotto stelle insonni, ma SONO stelle insonni!!
> Le "lampare", ossia le barche di pescatori notturni, con le loro luci
molto
> forti che servono per attirare pesci, vengono scorte dalla riva anche se
> sono all'orizzonte, e sembrano, appunto, stelle. Stelle insonni, che
> "ramazzano" le stanze di nettuno, immagine che evoca, proprio, la pesca:
le
> stanze di nettuno sono... il mare, e le reti dei pescatori "ramazzano" in
> quelle stanze!
> Che c'entrano le "barche perse e alla deriva"? Mi pare che, in alcuni
punti,
> l'interpretazione di Talanca sia assai più "forzata" e "complicata" di
> quanto il testo non richederebbe.

Concordo in pieno...in questa strofa non c'ha proprio azzeccato niente ;o)

> Ciao a tutti, e grazie, ancora, ad Ivan!!
> Ale

Mi associo in tutto! :o)
isa


Straga

unread,
Mar 23, 2003, 5:03:17 PM3/23/03
to

"Isa" <isabellab...@virgilio.it> ha scritto nel messaggio news:u3mfa.145942$zo2.3...@news2.tin.it...

> > Purtroppo, IMO, il buon Talanca ha frainteso quasi la totalità delle
> > immagini di questo straordinario gioiello;
>
> Mi pareva strano che ti andasse bene :oPPPPPPPP
>

Francamente non capisco questa mania di analizzare i testi tanto ognuno ci vede quel che vuole e poi... senza musica a
che serve? A scuola ci hanno fatto odiare i classici proprio per la mania di sviscerarli senza parlare delle cose più
importanti ed essenziali: L'EMOZIONI e soprattutto dov'era l'amore che aveva ispirato quei capolavori. Così, mentre stabilite cosa sono i "carboni ardenti" lune e mezzelune io ascolto VOLERE e VOLARE una canzone semplice, pulita, banalotta ma con una musica rilassante.
Buona settimana enigmistica a tutti ;o)


VOLERE VOLARE

Quanto sei buffo quando mi guardi
Sei così buffo quando non dici
Come sei dolce quando mi parli
Nella tua bocca siamo felici
Quanto sei buffa nei tuoi silenzi
Diventi rossa se non ti senti
Sei così bella da far paura
Il nostro amore è un'avventura
E nel tuo cuore così sincero
C'è un meccanismo così strano
Che se ci metto le mie dita
Suona il piano...
E suona senza far rumore
E si confonde con il mio amore
Sembra volere volare
Sembra volare
Na na na na na nanà
Na na na na na nanà
Volevo averti e conquistarti
E con un trucco cambiar le parti
Io non volevo e non sapevo
Ma in quel momento già ti avevo
E sono mare nei tuoi occhi
E sono mano se mi tocchi
E sono naso sul tuo viso
E sono quasi in paradiso
E nel tuo cuore così sincero
C'è un meccanismo così strano
Che se ci metto le mie dita
Suona il piano...
E suona senza far rumore
E si confonde con il mio amore
Sembra volere volare
Sembra volare
Na na na na na nanà
Na na na na na nanà
Quanto sei buffo quando mi guardi
Sei così buffo quando non dici
E non volevo e non sapevo
Ma in quel momento già ti avevo
Dentro il tuo cuore così sincero


STRAGA'

Erry

unread,
Mar 23, 2003, 6:27:36 PM3/23/03
to
Premetto che sono d'accordissimo con te... su quello che dici sulle analisi
dei testi..... e leggendo la tua canzone che hai postato non riesco a dire
che
è dolcissima!
:o)))

Grazie....

Erry


ale

unread,
Mar 23, 2003, 7:15:50 PM3/23/03
to

"Straga" <stra...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:Faqfa.147555$zo2.3...@news2.tin.it...


> Francamente non capisco questa mania di analizzare i testi tanto ognuno ci
vede quel che vuole

Appunto. Li si analizza per sapere quel che gli altri ci vedono, e per
comunicare quel che noi ci vediamo.

> e poi... senza musica a
> che serve?

Cioè?

> A scuola ci hanno fatto odiare i classici proprio per la mania di
sviscerarli senza parlare delle cose più
> importanti ed essenziali: L'EMOZIONI e soprattutto dov'era l'amore che
aveva ispirato quei capolavori.

Mah. A scuola NON mi hanno fatto odiare i classici (non ci sarebbero
riusciti! :op), ma ci hanno provato. Non per la mania di sviscerarli, ma per
quella di svilirli. A me sembra che, nell'analisi di Io dal mare, ad
esempio, tutti noi (io, Isa, Cix, Talanca) si sia parlato, anche e
soprattutto, di emozioni, di immagini, di capacità evocativa, di sensazioni
trasmesse. Proprio il contrario di quel che scrivi tu.


> Così, mentre stabilite cosa sono i "carboni ardenti" lune e mezzelune io
ascolto VOLERE e VOLARE una canzone
> semplice, pulita, banalotta ma con una musica rilassante.

Ok.
Senza invidia. :o)
Ale


ale

unread,
Mar 23, 2003, 7:53:08 PM3/23/03
to

"Isa" <isabellab...@virgilio.it> ha scritto nel messaggio
news:u3mfa.145942$zo2.3...@news2.tin.it...

> > Purtroppo, IMO, il buon Talanca ha frainteso quasi la totalità delle
> > immagini di questo straordinario gioiello;
>
> Mi pareva strano che ti andasse bene :oPPPPPPPP

:o)))
Vedo che inizi a conoscermi! :o)
Cmq, quella di "Noi no" mi va molto meglio... :o)


> > Qui, imo, il primo errore. Gli scogli sono di "carbone dolce" non perché
> > "soavi", ma, proprio, perché fanno pensare al "carbone dolce", quello
che
> la
> > befana porta ai bimbi che non sono stati buoni, ma neanche troppo
cattivi!
>
> Anch'io ho sempre associato l'immagine di quel verso al "vero" carbone
> dolce. Però cmq penso che Claudio abbia cercato questa espressione per
> esprimere anche l'atmosfera dolce che i suoi genitori stavano vivendo
quella
> notte... insomma, che c'è di più dolce del concepimento di un figlio???

Sì, certo, può essere: il carbone dolce, in una notte dolcissima. :o)

> > evidentemente,
> > il mare è increspato, e, nel calare all'orizzonte, ossia nello
> > "squagliarsi", la luna, scura al tramonto, "trema" nello specchio
d'acqua
> > (brivido mulatto).
> > Che ne dite?
>
> Per quanto mi riguarda è uno di quei versi che non sono mai riuscita a
> decifrare bene... ma devo dire che mi hai chiarito, la tua spiegazione mi
> sembra molto più verosimile... cmq è un'immagine splendida, o meglio è
> splendido come Claudio sia riuscito a descriverla ;o)
> Da notare IMO nella versione di Talanca è la spiegazione sulla
> "momentaneità", sull'unicità di quel momento... perchè la luna non sarà
per
> sempre un quarto ma quel momento sarà unico perchè sta accadendo qualcosa
di
> "particolare"...

Ecco, questa mi pare un pò "tirata per i capelli".
Nel senso che, volendo, noi possiamo vedere tutto dappertutto, ma quella di
Claudio mi pare nulla di più che una descrizione. Una meravigliosa,
poeticissima, descrizione. Tra l'altro, è vero che la luna non sarà per
sempre un quarto,ma, per sempre, ci saranno, periodicamente, dei quarti di
luna che si squaglieranno "con un brivido mulatto":o)).


> > Altro errore. Il "bianco volar via di cuori pescatori", non si
riferisce,
> a
> > mio avviso, ai... cuori -e alle speranze- dei pescatori

> ma al volar via di uno stormo di gabbiani.

> Sì, anche secondo me l'immagine è questa. Ma IMO il caro Talanca :o) non
> voleva dire che il verso parla dei cuori dei pescatori... ma dei cuori che
> *sono* pescatori, pieni di speranze

:o)
Cara Isa, possiamo discutere su cosa volesse dirci Claudio con le sue
poesie, ma, quantomeno, dovremmo convenire su quel che dice Talanca!!!
Te lo riposto:

> > Il cuore alato è un sintagma simbolista,
> > rappresenta diverse cose ed in questo caso

> > nella notte questo volar via diventa "bianco", cioè si contrappone alla
> > cupidigia dell'oscurità perché, in fondo, quel volar via sono speranze
> > donate dal mare.

Ora, nel testo di Claudio, non c'è, imo, alcun sintagma simbolista; il cuore
è "alato" perché batte nel corpo di un gabbiano, il quale, notoriamente, è
dotato di ali, che gli permettono di "volare via"!! :op Dunque, per me, i
cuori pescatori che volano via NON rappresentano "il volare dei ricordi,


delle
speranze dei pescatori che (quando è ancora buio) escono per pescare, come

se volassero via alla stregua di pensieri che volano via osservando il
mare", ma, semplicemetne, uno stormo di gabbiani che prende il volo, magari,
proprio per andare a "pesca" (i gabbiani vivono mangiando pesci, ovviamente!
:o) ).
Se ho ben capito, però, tu affermi che l'immagine di Claudio sia, sì, quella
dello stormo di uccelli, ma che tale immagine serva a richiamare il volo di
speranze, ricordi e pensieri... Beh, anche questa mi pare tirata per i
capelli.
Però, interessante!!


> se ti è mai capitato, in quelle giornate "un po' così", di
> prenderti una mezz'oretta e sederti a guardare il mare capirai... è
> impressionante quanto ti faccia pensare!

Mi è capitato, mi è capitato... :o)
Sul resto, mi sembra che siamo sostanzialmente d'accordo.
Ciao, e grazie anche a te! :o)
Ale


Straga

unread,
Mar 24, 2003, 3:42:01 AM3/24/03
to

"Erry" <xer...@libero.it> ha scritto nel messaggio news:Iprfa.41304$7y3.1...@twister1.libero.it...

Grazie a te. Un testo senza musica è "orfano" e secondo me la canzone non si può scindere
in due parti salvo casi eccezionali dove, non a caso, la melodia conta di meno (vedi De Andrè)
La musica è essenziale, è come se aprisse i recettori dell'anima ed è in QUEL MOMENTO E CONTESTO
che il testo andrebbe analizzato. VOLERE VOLARE ha un testo DECISAMENTE sempliciotto ma per me,
che in questo periodo vivo un felicissima storia d'amore, è uno dei tanti ambasciatori di brividi
alla schiena.
Ho la sensazione che esistano delle persone che per mostrare quelle "duecento lire di castagne"
di cultura che hanno si avventurino in discorsi simili all'esagitato assessore di Zelig :o))
La riprova é che Talanca, confrontandosi con alcuni di noi che su Baglioni sanno molto, ha fatto
una figura un po'.. piccolina.
Poi ci lamentiamo che Baglioni appare sui manifesti versione IMMORTALE..
Noi l'abbiamo osannato troppo e lui, giustamente, ci ha creduto :o)))))
Comunque per me non è la foto che non si può guardare ma quello che ha scritto sulla "PACE"
che non si può leggere ;o(

Buona giornata
STRAGA

ruk

unread,
Mar 24, 2003, 6:22:34 AM3/24/03
to
Ciao Giamma!!
Sono contenta di ritrovarti con un nuovo e scintillante nick!
Senti, ho visto in edicola un CD di canzoni di Battisti-Mogol cantate dai
ragazzi del CET.
Ma canti pure tu? Perché in questo caso lo vado a comprare! :o)))
Ciao ciao e buona giornata!

Ruk


Isa

unread,
Mar 25, 2003, 9:00:16 AM3/25/03
to

> Da notare IMO nella versione di Talanca è la spiegazione sulla
> "momentaneità", sull'unicità di quel momento... perchè la luna non sarà
per
> sempre un quarto ma quel momento sarà unico perchè sta accadendo qualcosa
di
> "particolare"...

> Ecco, questa mi pare un pò "tirata per i capelli".
> Nel senso che, volendo, noi possiamo vedere tutto dappertutto, ma quella
di
> Claudio mi pare nulla di più che una descrizione. Una meravigliosa,
> poeticissima, descrizione.

Ho capito cosa intendi, forse Claudio non pensava a niente di tutto questo,
voleva solo descrivere "poeticamente" la scena. Da questo punto di vista
posso essere d'accordo, Talanca l'ha un po' "tirata per i capelli"... però è
poetico anche pensare che ci sia qualcosa di più sotto, e IMO Talanca non ha
fatto altro che "viaggiare" un po', forse uscendo dal seminato, ma ha dato
una visione IMO interessante.

Tra l'altro, è vero che la luna non sarà per
> sempre un quarto,ma, per sempre, ci saranno, periodicamente, dei quarti di
> luna che si squaglieranno "con un brivido mulatto":o)).

Sì, ma hai tagliato la parte fondamentale del mio commento... secondo me è
*il momento* ad essere unico, non il quarto di luna... momento inteso come
concepimento di un figlio (che, ripeto, per i genitori di Claudio è stato
ancora più unico, essendo Claudio stesso... figlio unico! Oddio con questi
"unici" non ci capisco più niente :o)))) )

> Se ho ben capito, però, tu affermi che l'immagine di Claudio sia, sì,
quella
> dello stormo di uccelli, ma che tale immagine serva a richiamare il volo
di
> speranze, ricordi e pensieri... Beh, anche questa mi pare tirata per i
> capelli.

A me non più di tanto :oP
Scherzo, però IMO un fondo di verità potrebbe esserci nell'interpretazione
di Talanca, se penso a che effetto fa il mare sulla maggior parte persone
(in positivo, ovviamente: speranze, pensieri e ricordi è come se si
concentrassero nel momento in cui si guarda il mare) non la trovo così
inverosimile... poi è possibilissimo, probabilmente è così, che Claudio
abbia descritto solo quello che vedeva, senza "sintagmi simbolisti" (e forse
Talanca è uscito dal seminato, di nuovo :o) )... ma mi piace pensare che
ogni tanto ci sia qualcosa "oltre"!

> Però, interessante!!

Ah bè... grazie... lo considero un complimento! :o)

> Sul resto, mi sembra che siamo sostanzialmente d'accordo.

Pare anche a me...
Ciaociao, alla prossima!
Isa

PS. a proprosito... Ivan ha postato anche l'interpretazione di Talanca su
Noi no ;o)


PaoloTalanca

unread,
Mar 26, 2003, 6:34:02 PM3/26/03
to
Salve a tutti, sono Paolo Talanca, l'autore di "Immagini e poesia nei
cantautori contemporanei".
Innanzitutto ringrazio tutti quelli che hanno scaricato il file e quelli che
si sono interessati.
Vorrei poi dire che non è facile far capire alla gente competente (i vari
critici santoni della "grande leteratura") la grandezza di testi messi in
musica, nel vasto panorama poetico dei cantautori contemporanei.
All'inizio il lavoro doveva essere un altro; volevo collegare le tematiche
delle canzoni con il filone della grande poesia novecentesca e fine
ottecentesca, ma poi mi sono accorto che la potenza dei versi delle canzoni
poco hanno da invidiare a molta poesia di primo piano. Così ho deciso di far
diventare questo libro un'amalgama perfetto con la grande tradizione
poetica, italiana e no, rendendomi conto che anche metricamente le canzoni
sono fatte molto, ma molto bene.

Io mi scuso con chi abbia "intercettato" diverse interpretazioni, ma la
prima regola per leggere un testo critico è quella di sapere che il critico
non dice mai la verità, ché la poesia non è mai (Dio ci salvi) univoca. Ho
sorriso leggendo la parola "errore"... comunque non entro nel merito delle
discussioni, accettando le opinioni contrarie e ringraziando per le
illuminazioni di interpretazioni diverse dalle mie.
Grazie ancora a tutti.

P.S. Ci terrei a dire che io sono di Montesilvano in provincia di Pescara e
che ho la fortuna di vedere il mare da circa ventitrè anni (sono nato nel
1979).
Ah, dimenticavo: non sono leghista :-)))

--------------------------------
Inviato via http://usenet.libero.it

ruk

unread,
Mar 27, 2003, 2:20:49 AM3/27/03
to

"PaoloTalanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:80Z117Z19Z54Y1...@usenet.libero.it...

> Salve a tutti, sono Paolo Talanca, l'autore di "Immagini e poesia nei
> cantautori contemporanei".

Saluti a te, e benvenuto nel nostro Ng! :o)

> Innanzitutto ringrazio tutti quelli che hanno scaricato il file e quelli
che
> si sono interessati.
> Vorrei poi dire che non è facile far capire alla gente competente (i vari
> critici santoni della "grande leteratura") la grandezza di testi messi in
> musica, nel vasto panorama poetico dei cantautori contemporanei.

Ne sono assolutamente convinto. Purtroppo, è difficilissimo far capire il
velore di testi poetici anche a chi non è affato un critico "santone della
grande letteratura", ma un semplice "critico musicale", e questo, a mio
avviso, è più grave.
Proprio per questo, ti ringrazio, personalmente, del lavoro svolto su alcuni
testi di Claudio ai quali, attribuisci il valore artistico che meritano
(anzi, che hanno!).

> Io mi scuso con chi abbia "intercettato" diverse interpretazioni, ma la
> prima regola per leggere un testo critico è quella di sapere che il
critico
> non dice mai la verità, ché la poesia non è mai (Dio ci salvi) univoca.

Certo, è evidente. E "scusarti" per aver dato un'interpretazione diversa
dalla nostra è davvero eccessivo! :o)
Quel che a me piaceva sottolineare, in particolare con l'intervento su "Io
dal mare", è che, a volte, un'interpretazione "distorta" può limitare il
pieno "godimento" di un'immagine potentissima nella sua semplicità, quale,
ad esempio, quella delle "barche, stelle insonni a ramazzare nelle stanze di
Nettuno": in quel caso, tu eri costretto ad uno sforzo interpretativo e di
fantasia (notevole, tra l'altro) per dare una spiegazione "coerente" ad una
frase che, invece, a mio avviso, si limitava a descrivere, semplicemente,
delle lampare.
Ovviamente, si tratta di un'opinione, da parte mia, così come avviene in
tutti gli altri passi della tua recensione che ho cercato di commentare;
quel che è certo, a mio avviso, è che, se da parte nostra sono possibili
varie interpretazioni, l'Autore ne aveva in mente UNA (almento, nella
maggior parte dei passi), quando ha scritto il testo. E cercare di
avvicinarsi a quella può essere utile per una comprensione completa di un
capolavoro come Io dal mare.


> Ho sorriso leggendo la parola "errore"...

Beh... la parola "errore" era tra virgolette, o, almeno, avrebbe dovuto
esserlo... :o) Però, credo sia possibile anche parlare di "errore
interpretativo": ad esempio, la "vertigine di spiccioli di pesci" era, nel
mio immaginario (prima di leggere la tua recensione), il precipitare di
pesci argentati da una rete al fondo della barca: tu mi hai convinto del
contrario, per cui, oggi, sono convinto di aver commesso (per tredici anni)
un errore interpretativo: i pesci... "spiccioli" sono in mare, tra le alghe
(luce nera di lattughe).

> comunque non entro nel merito delle
> discussioni, accettando le opinioni contrarie e ringraziando per le
> illuminazioni di interpretazioni diverse dalle mie.

Mi spiace che tu non voglia entrare nel merito della discussione, perché
potrebbe essere molto interessante, a mio avviso.
In ogni caso, il ringraziamento è soprattutto da parte nostra, e per due
motivi: anzitutto, il garbo con il quale sei intervenuto; in secondo luogo,
il livello della tua analisi, davvero notevole, che ha stimolato la nostra
discussione e lo sforzo interpretativo che tutti noi che amiamo Claudio,
ancora oggi, a tredici anni dall'uscita, facciamo verso un capolavoro
assoluto qual è "Oltre".
Torna a trovarci, se puoi (e se vuoi); magari, per entrare un pò... "nel
merito"! :o)
Ciao, e grazie ancora!
Ale

Yuza delle Nuvole

unread,
Mar 27, 2003, 5:10:56 AM3/27/03
to

"ale" <ale...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:Uwgea.30967$Lr4.9...@twister2.libero.it...

Ahhh che bei tempi....

Yuza delle Nuvole


Giada

unread,
Mar 28, 2003, 5:02:35 AM3/28/03
to

"Isa" <isabella...@virgilio.it> ha scritto nel messaggio
news:l4gea.86752$pG1.1...@news1.tin.it...

> ... e poi Noi no, La vita è adesso, Avrai, Acqua dalla luna... l'ho
> scaricato anch'io e ve lo consiglio!
> Mi ha fatto rivalutare molto alcune canzoni (Io dal mare, Noi no, Acqua
> dalla luna) che ascoltavo già volentieri ma che non apprezzavo come "si
> dovrebbe" perchè non le capivo fino in fondo...

NON APPREZZAVI FINO IN FONDO??? STONK!
Considerati ripudiata :PPPP

Giada


Giada

unread,
Mar 28, 2003, 5:51:55 AM3/28/03
to

"ale" <ale...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:Pvgea.30965$Lr4.9...@twister2.libero.it...

> Grazie mille, Ivan!!!
> Interessantissimo post, dal quale si evince come ci sia qualcuno, in giro,
> disposto a "studiare" i capolavori di Claudio, anziché denigrarli senza
> conoscerli (Talanca dimostra di conoscere anche altre canzoni di Claudio,
il
> che gli fa molto onore; si sprecano le recensioni di coloro che commentano
> ciò che non conoscono affatto!!!).

Sottoscrivo...
Ah a me ultimamente non arrivano tutti i messaggi sigh sob

> Purtroppo, IMO, il buon Talanca ha frainteso quasi la totalità delle
> immagini di questo straordinario gioiello; vi chiederei di partecipare a
> questo thread, perché mi farebbe piacere conoscere il parere di tutti!!!
:o)
> Vado ad evidenziare quelli che, IMO (e mi ripeto! .o) ) sono i principali
> "errori interpretativi" dell'ottimo Talanca:

Eccomi all'appello :)

>>
> Qui, imo, il primo errore. Gli scogli sono di "carbone dolce" non perché
> "soavi", ma, proprio, perché fanno pensare al "carbone dolce", quello che
la
> befana porta ai bimbi che non sono stati buoni, ma neanche troppo cattivi!
> :o) E' una tipica immagine, imo, baglioniana: Claudio è uso associare ciò
> che vede da adulto a quel che vide da bambino. :o)

D'accordissimo


>
> Bello, ma sbagliato, IMO (sto esagerando con gli "imo", ma c'è un motivo:
al
> contrario della maggior parte dei critici, questo Talanca si è impegnato,
e
> mi appare molto acuto, per cui è d'obbligo, per me, sottolineare di non
> essere sicuro al 100% di essere io nel giusto e lui nell'errore. Non al
> 100%, ma... quasi... :opppp).
> Il marre sembra ferro liquefatto, ok. Ma il "brivido mulatto" non mi
appare
> ben spiegato dal critico. A mio avviso, il poeta immagina un "quarto di
> luna", e non una luna "cui manca un quarto". E questo "quarto di luna" va
a
> squagliarsi nel ferro liquefatto, con un "brivido mulatto": evidentemente,
> il mare è increspato, e, nel calare all'orizzonte, ossia nello
> "squagliarsi", la luna, scura al tramonto, "trema" nello specchio d'acqua
> (brivido mulatto).
> Che ne dite?

Che la penso come te (non capita mai e quando capita è bellissimo :PP)... il
brivido mulatto mi ha sempre fatto pensare al riflesso della luna che trema
sulla superficie del mare appena increspato

>
>
> > Questa cornice, questa immagine di mare notturno ci porta a fantasticare
e
> > ci trasmette la sembianza baudelairiana del cuore alato del "bianco
volar
> > via di cuori pescatori". Il cuore alato è un sintagma simbolista,
> > rappresenta diverse cose ed in questo caso il volare dei ricordi, delle
> > speranze dei pescatori che (quando è ancora buio) escono per pescare,
come
> > se volassero via alla stregua di pensieri che volano via osservando il
> mare:

Secondo me il critico fa un errore di fondo e cioè quello di voler trovare
reconditi significati a una canzone-fotografia.
IMHO il bianco volar via di cuori pescatori altro non è che il volo di uno
stormo di gabbiani

>
> Altro errore. Il "bianco volar via di cuori pescatori", non si riferisce,
a
> mio avviso, ai... cuori -e alle speranze- dei pescatori (questa mi fa
> sorridere, caro Talanca! :o) ), ma al volar via di uno stormo di gabbiani.
I
> gabbiani, spesso, si appollaiano sull'acqua in gruppi più o meno numerosi,
> e, quando "volano via", lo fanno tutti insieme. E sono bianchi.
ovviamente.
> Di nuovo, che ne pensate?

Ops ho scritto senza leggere
:P

>
>
> > Dal cielo poi, infatti, si passa al mare ed alle "spiccioli di pesci",
una
> > "vertigine" che dona il senso di una frenesia per il cuore del mare,
> magari
> > calmo in superficie ma smaniosamente mosso in profondità.

Su questo sono d'accordo con Talanca

>
> Qui, è possibile che abbia ragione Talanca. Io ho sempre visto la
"vertigine
> di spiccioli di pesci" come i risultato delle reti dei pescatori, scosse e
> svuotate dopo la pesca: i pesci argentati che scivolano sul fondo della
> barca ricorda, proprio, una "vertigine di spiccioli".

In questo caso non tornerebbe con "nella luce nera di lattughe" che dà
l'idea che i pesci siano nelle acque scure tra le alghe


> > E poi via con immagini continue: onde come urla di leoni (assonanza
leoni
> > le-onde), tende di merletto (probabilmente la schiuma stessa) che sono
> > chiuse su farine (spiagge bianche dove va a sbattere il mare, si
chiudono
> le
> > tende col "merletto" della schiuma), un mare dove ci si può perdere,
> > attirati dalle famigerate sirene. Dove si può trovare la morte per
> > affogamento (splendida immagine dell'assenza di "vento" nei polmoni)
> oppure
> > andandosi a schiantare contro il "cemento bruno" degli scogli,
> procurandosi
> > una ferita (graffio) mortale - da notare che qui gli scogli non sono più
> > "carbone dolce" ma "cemento bruno",
>
> Secondo me, Talanca è un ottimo critico, ma non ha visto spesso il mare!
> :o)))

Non ci crederai ma è la stessa cosa che ho pensato anche io, certe immagini
di "Io dal mare" se si ha una certa dimestichezza con il mare in tutte le
stagioni sono chiarissime e mi sembra che Talanca non le colga

> Dunque: "morto senza vento nei polmoni" non ha nulla a che fare (imo: devo
> aggiungerlo ancora?) con chi muore per affogamento. Si riferisce al mare,
> non agli uomini. Il "mare morto" di certe sere di bonaccia, in cui non c'è
> neanche un refolo di vento, e l'acqua sembra immobile.

OH yes!


> Il "cemento bruno", invece, è qui riferito alle barche. Del resto, la
strofa
> è:
> "graffio di cemento bruno
> barche -stelle insonni a ramazzare
> nelle stanze di nettuno"
> Dove li abbia visti, gli scogli, non so...
> Ma, soprattutto, l'errore più grave è il seguente:

Infatti. Abbiamo detto che il mare è calmo, un ferro liquefattto su cui la
scia della barca appare come un graffio sulla superficie

>
> Le barche non "vagano" sotto stelle insonni, ma SONO stelle insonni!!

ECCERTO!!!

> Le "lampare", ossia le barche di pescatori notturni, con le loro luci
molto
> forti che servono per attirare pesci, vengono scorte dalla riva anche se
> sono all'orizzonte, e sembrano, appunto, stelle. Stelle insonni, che
> "ramazzano" le stanze di nettuno, immagine che evoca, proprio, la pesca:
le
> stanze di nettuno sono... il mare, e le reti dei pescatori "ramazzano" in
> quelle stanze!
> Che c'entrano le "barche perse e alla deriva"? Mi pare che, in alcuni
punti,
> l'interpretazione di Talanca sia assai più "forzata" e "complicata" di
> quanto il testo non richederebbe.

Questa è l'immagine più bella della canzone IMHO.... le lampare delle barche
si stagliano sul mare scuro come stelle nel cielo notturno
Anche secondo me questa interpretazione è MOLTO forzata
Bacio
Giada


ale

unread,
Mar 28, 2003, 6:33:55 AM3/28/03
to

"Giada" <gia...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:dPVga.26542$Fc.7...@tornado.fastwebnet.it...


Ok, cuginetta... non capita quasi mai che siamo d'accordo, ma,
nell'interpretare le canzoni di Claudio, lo siamo quasi sempre, mi pare! :p
Però, a questo punto mi sorge un dubbio: hai ricevuto il post di Talanca
(nel senso: il suo, scritto da lui)?
Ciao.
Ale


Straga

unread,
Mar 28, 2003, 5:55:26 PM3/28/03
to
> IO DAL MARE
> (Claudio Baglioni)
>
> Saranno stati scogli di carbone dolce
> dentro il ferro liquefatto
> di una luna che squagliò un suo quarto
> come un brivido mulatto
> o un bianco volar via di cuori pescatori
> acqua secca di un bel cielo astratto
>
> chissà se c'erano satelliti o comete
> in un'alba senza rughe
> larghe nuvole di muffa e olio
> appaiate come acciughe
> o una vertigine di spiccioli di pesci

> nella luce nera di lattughe

Mi chiedo se qualcuno ha mai pensato che queste immagini richiamassero in qualche modo la
genesi della terra e della luna (almeno questa prima parte). Anche in Acqua dalla luna Claudio
sembra *avercela* con riferimenti chimico-fisici legati all'astronomia, tipica di chi ha
poche nozioni scolastiche a riguardo. Cito da un testo scientifico :

[..]
Così come l'interno della Luna è quello di un pianeta 'morto', anche la superficie è geologocamente e biologicamente morta. Non si è trovata materia organica nei campioni riportati dalla Luna. La cosa più impressionante è stata la totale assenza di acqua in qualche legame chimico fra i campioni di roccia lunari. La Luna è assai povera di sostanze volatili inclusi gli elementi più volatili del ferro. Anche il ferro non è molto presente, cosa che già si intuiva prima delle missioni spaziali dalle stime di densità lunari. La scarisità di materiali volatili si accompagna ad una considerevole riccehzza di materia refrattaria (con elevato punto di fusione), inclusi gli ossidi di calcio, di alluminio e di titanio ed altri elemnti minori.
Conclusioni: poichè i pianeti di tipo terrestre ( Mercurio, Venere, Terra, Marte) si devono essere formati nella nebulosa solare per aggregazione di piccoli frammenti minerali, cominciando da quelli a più elevato punto di fusione (che perciò solidificarono a temperature più alte), è probabile che in un primo tempo attorno alla Terra siano rimasti dei frammenti minerali e che in una seconda fase tali frammenti si siano aggregati nell'unico satellite terrestre. In definitiva la Luna non si è staccata dalla Terra, non è memmeno stat catturata da quest'ultima quando già era un pianeta, ma si è formata nella stessa zona del sistema solare.
[..]

Ecco, volevo solo ricordare che un tempo era accreditata la tesi che la luna si fosse
staccata dalla terra, ovviamente in una fase calda.
Altri riferimenti *inconsueti* sono "satelliti e comete".... altrimenti fuori contesto IMO.

Stragà

PaoloTalanca

unread,
Mar 28, 2003, 9:11:41 PM3/28/03
to

Questo è, cara Stragà, quello che intendo con l'andare avanti con la critica
letteraia, una critica costruttiva che possa aprire orizzonti di pensiero,
allargare sintonie di riscontri con l'eterna poesia di un testo, spesse
volte anche inconsapevole da parte del poeta.

Grazie mille. Davvero.

cix

unread,
Mar 29, 2003, 4:55:46 AM3/29/03
to

"ale" <ale...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:HaMea.36449$Lr4.1...@twister2.libero.it...

>
> "cix" <amicom...@interfree.it> ha scritto nel messaggio
> news:oXGea.33692$7y3.1...@twister1.libero.it...
> >
> > "ale" <ale...@libero.it> ha scritto nel messaggio
> > news:Pvgea.30965$Lr4.9...@twister2.libero.it...
>


> >


> > Sono gli scogli che stanno dentro il ferro liquefatto DI una luna ecc
ecc,
> > quindi questo quarto di luna va a diventare ferro liquefatto.
>
> Ripeto, da un punto di vista grammaticale la tua analisi è inappuntabile,
e,
> addirittura, non ammette altre possibilità.
> Però, mi resta il dubbio. Sai, a volte i poeti si concedono delle
licenze...
> :o)

Eh, anche a me restano i dubbi, ho scritto con tono così sicuro solo per
discutere, ma non sono affatto certa di avere ragione, proprio per i motivi
che dici anche tu...


>
>
> > > Le barche non "vagano" sotto stelle insonni, ma SONO stelle insonni!!
> > > Le "lampare", stelle insonni, che
> > > "ramazzano" le stanze di nettuno, immagine che evoca, proprio, la
pesca:
> > le
> > > stanze di nettuno sono... il mare, e le reti dei pescatori "ramazzano"
> in
> > > quelle stanze!
> >
> > Assolutamente daccordo, nulla da eccepire
>
> Sai, questo "errore" mi dispiace più di altri, perché l'immagine "barche,
> stelle insonni, a ramazzare nelle stanze di nettuno" è, imo, la più
> evocativa e geniale dell'intera canzone; e Talanca la fraintende
> completamente, pur considerandola, lui stesso, geniale. :o/

Vabbè, anche lui non avrà certezze come noi, resta il fatto estremamamente
positivo che questo signor Talanca ha avuto il merito di prendersi la briga
di studiare, leggere, cercare di capire e soprattutto apprezzare i testi di
CB, cosa che alcuni soloni della critica musicale (ed ogni riferimento al
solito Luzzatto Fegiz non è puramente casuale :o))) ) non si sognao (a
volte mi viene da pensare che non siano in grado) di fare :o)


>
> > > Mi pare che, in alcuni
> > punti,
> > > l'interpretazione di Talanca sia assai più "forzata" e "complicata" di
> > > quanto il testo non richederebbe.
> >
> > Beh, se fosse nato e cresciuto in Padania, e in vacanza fosse andato in
> > Trentino, che ne saprebbe delle lampare, delle giornate di bonaccia ecc
> ecc
> > ecc. :o)
>
> Ho capito, temi sia un leghista... :opp

Ma no poverino, se fosse leghista non ci avrebbe neppure provato
:o)))))))))))))))))))))
Ohi scherzo eh, era solo una battuta anche quella della vacanza.

> Ciao, un abbraccio e a presto!

A prestissimo :o)))

Giammario

unread,
Mar 29, 2003, 6:33:54 AM3/29/03
to

"PaoloTalanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:80Z117Z219Z51Y1...@usenet.libero.it...

>
> Questo è, cara Stragà, quello che intendo con l'andare avanti con la
critica
> letteraia, una critica costruttiva che possa aprire orizzonti di pensiero,
> allargare sintonie di riscontri con l'eterna poesia di un testo, spesse
> volte anche inconsapevole da parte del poeta.
>
> Grazie mille. Davvero.
>

Ciao Paolo, mi chiamo Giammario e sono un lettore del NG. Non posso darti il
benvenuto perchè non ho
più le *chiavi* di questa casa in compenso posso dirti che mi piace quanto
hai scritto :O)
Io non sono d'accordo sull'analisi *particolareggiata* di un brano se questo
deve portare alla ricerca di una
verità assoluta. Sono d'accordo, invece, quando diventa un esercizio
individuale e, come nell'ammirare le nuvole,
ognuno proietta quello che ha in sé dentro una frase, soprattutto quando i
testi risultano essere ermetici e poco
didascalici. E' comunque un lavoro più vicino alla psicanalisi che alla
letteratura; l'abbinamento immagine-significato
non può portare a nessuna aggregazione oggettiva ma solo a svariate
manipolazione inconsce scaturite dallo stato
d'animo del lettore. Per questo concludi giustamente tu:

"spesse volte anche inconsapevole da parte del poeta."

Ad alcuni sembrerà strano ma di fatto è così... non sempre chi scrive sa
bene quel che scrive e da dove scaturisce
l' ispirazione e, a volte, non c'è delusione più cocente che sentire la
"spiegazione" diretta dell'autore sul significato
del suo testo o della sua poesia pubblicata. Paradossalmente risulta essere
più convincente e affascinante la *nostra*
interpretazione che quella, chiamiamola, ufficiale :o)

ciao
Giammario

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