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Claudio, il provocatore...

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ale

unread,
Nov 13, 2006, 6:41:11 AM11/13/06
to
Imprevedibile Claudio...
Ok che stai facendo uscire la raccolta delle canzoni più belle degli anni
'60 (o, cmq, delle tue preferite)... ma c'era proprio bisogno di dire che
quella stagione della musica leggera italiana è stata UNICA e IRRIPETIBILE,
la migliore di sempre?
ROTFL!!
E tutta l'intellighenzia che aveva liquidato gli anni '60 con un rapido geto
della mano, per accogliere i nuovi vati post sessantottini, cantautori
"impegnati" e socialmente utili?
Ih ih ih...
Che adorabile provocatore.... e quanti sassolini riesce a togliersi, oggi,
dalle scarpe! :o)))
Ciao a tutti.
Ale


Paolo Talanca

unread,
Nov 13, 2006, 7:12:20 AM11/13/06
to

ale ha scritto:

> Che adorabile provocatore.... e quanti sassolini riesce a togliersi, oggi,
> dalle scarpe! :o)))

Io non la vedo proprio come una frase provocatoria. Piuttosto come uno
stratagemma abbatanza opportunistico visto che lui quelle canzoni ha
rifatto eheh :-)
Per quella che tu chiami "intellighenzia" poi, non so a quali
"intellighenti" ti riferisci, ma è assodato che la critica sia
pressoché concorde nel dare molta importanza agli anni Sessanta, in
particolare alla scuola genovese per la canzone d'autore.
Se Baglioni si riferisce agli anni Sessanta come il miglior periodo -
l'ho letto anch'io - io credo che parli di un certo tipo di canzone,
più sanremese che cantautorale. Le strade sono diverse e raramente si
sono incrociate.
La canzone d'autore italiana deve il nome, fra l'altro, a un tale che
oggi organizza il Premio Tenco, da molti chiamato e pensato appunto
"controfestival". Sono ovviamente due modi diversi di vedere l'oggetto
artistico canzone ed è sacrosanto che il periodo aureo della canzone
d'autore sia il decennio dei Settanta, quando nacquero artisticamente
quelli che ne sposarono meglio le caratteristiche.
Il post sessantottinismo, poi, non c'azzecca un granché, visto che la
canzone d'autore affonda le radici in Francia con i vari Brel o
Brassens - decisamente pre-sessantottini - e in America, con i Woody
Guthrie e, soprattutto, col primo Dylan, che va dal '61/'62 fino a
prima - appunto - del '68.
Insomma, il panorama è "leggermente" più complicato, per cui, più
che una provocazione, la frase di Baglioni mi pare decisamente una
furbata.

ciao ciao

Paolo

ale

unread,
Nov 13, 2006, 10:58:41 AM11/13/06
to

"Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:1163419940.3...@m7g2000cwm.googlegroups.com...

ale ha scritto:

>> Che adorabile provocatore.... e quanti sassolini riesce a togliersi,
>> oggi,
>> dalle scarpe! :o)))

>Io non la vedo proprio come una frase provocatoria.

Oggi, infatti, non sembra esserlo.
Immagina se l'avesse detta nel 1978, in pieno impazzare dei vari Bennato,
Guccini, De Gregori, Venditti, e via... impegnando... :o))

> Piuttosto come uno
>stratagemma abbatanza opportunistico visto che lui quelle canzoni ha
>rifatto eheh :-)

Teoria bizzarra... mica glielo ha ordinato il medico di rifare QUELLE
canzoni... poteva rifare quelle degli anni '70, o quelle degli anni '80, o i
classici napoletani...

>Insomma, il panorama č "leggermente" piů complicato, per cui, piů


>che una provocazione, la frase di Baglioni mi pare decisamente una
>furbata.

Mah...
Ciao.
Ale

Paolo Talanca

unread,
Nov 13, 2006, 2:35:31 PM11/13/06
to

ale ha scritto:

> >Io non la vedo proprio come una frase provocatoria.
>
> Oggi, infatti, non sembra esserlo.
> Immagina se l'avesse detta nel 1978, in pieno impazzare dei vari Bennato,
> Guccini, De Gregori, Venditti, e via... impegnando... :o))

Questa non l'ho capita. Cioè, posso pure immaginarlo, ma non l'ha
detta allora. Sarebbe un processo alle intenzioni :-)
Comunque: l'avesse detta nel '78 *riferendosi alla canzone d'autore*
sarebbe risultata una sciocchezza, mentre adesso risulta, ripeto, una
furbata dopo aver rifatto quelle stesse canzoni.
Una sciocchezza, perché le cose migliori tra i cantautori italiani
sono state scritte negli anni Settanta, che a Baglioni piaccia oppure
no. Che so, guardiamo gli album: La Buona Novella, Non al denaro,
Radici, Via Paolo Fabbri, Ipertensione, Rimmel e molto ma molto altro.
Se poi però si legge bene, in fondo lui parla di *musica leggera* e ci
può stare che non si riferisse ai cantautori. Boh... credo siano cose
diverse. Prendiamo due esempi come De André e Gaber, che in pratica
sono presenti artisticamente nei due periodi e nei due tipi di canzone.
Di De André, Baglioni ha preso due canzoni praticamente considerate
"minori" dagli estimatori del cantautore di Pegli, melense e
sicuramente lontane dallo stile del De André più "maturo".
Di Gaber, poi, ha preso due canzoni quasi "ripudiate" - il termine è
forte, ma è questo che si evince in diverse interviste di Gaber circa
la sua produzione precedente al "Teatro canzone", che inizia nel '70,
appunto - dal cantautore milanese.

> > Piuttosto come uno
> >stratagemma abbatanza opportunistico visto che lui quelle canzoni ha
> >rifatto eheh :-)
>
> Teoria bizzarra... mica glielo ha ordinato il medico di rifare QUELLE
> canzoni... poteva rifare quelle degli anni '70, o quelle degli anni '80, o i
> classici napoletani...

Il medico poteva ordinargli un "fado ad ogni cambio di stagione" o di
"esperienza", più che altro... :-) lascia stare, è che sono in una
fase di maxmanfredite acuta... poi passa :-))
Tornando seri (?!).
Facciamo una cosa: diamo per buono il fatto che per *musica leggera*
lui escludesse i cantautori e la canzone d'autore e diciamo che la
frase di Baglioni ci può stare.
Pari e patta, mi pare :-)


>
> >Insomma, il panorama è "leggermente" più complicato, per cui, più

> >che una provocazione, la frase di Baglioni mi pare decisamente una
> >furbata.
>
> Mah...

eh... :-)

ciao ciao

Paolo

ale

unread,
Nov 13, 2006, 4:28:38 PM11/13/06
to

"Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:1163446531....@i42g2000cwa.googlegroups.com...

>> Oggi, infatti, non sembra esserlo.
>> Immagina se l'avesse detta nel 1978, in pieno impazzare dei vari Bennato,
>> Guccini, De Gregori, Venditti, e via... impegnando... :o))

>Questa non l'ho capita. Cioè, posso pure immaginarlo, ma non l'ha
>detta allora. Sarebbe un processo alle intenzioni :-)

Non è un processo alle intenzioni. Perché noi sappiamo bene che quello che
dice oggi lo pensava anche nel '78, nell'88 e nel '98... :o)
Che, oggi, lo dica (lo dica "pubblicamente", intendo... e avresti dovuto
sentire cosa ha detto, più "privatamente", al raduno, sul tema... :o) ) mi
fa piacere.
Anzi, già che ci sono... al raduno ha detto: dopo quell'epoca d'oro della
musica italiana, è arrivata un'epoca davvero buia, triste... un'epoca in cui
non si poteva stare in mezzo, o sopra, ma solo 'da una parte, o dall'altra',
l'epoca in cui o eri schierato o eri nulla".
Ovviamente, la citazione non è testuale, ma il contenuto è moooolto fedele.
:o)

>Comunque: l'avesse detta nel '78 *riferendosi alla canzone d'autore*
>sarebbe risultata una sciocchezza, mentre adesso risulta, ripeto, una
>furbata dopo aver rifatto quelle stesse canzoni.
>Una sciocchezza, perché le cose migliori tra i cantautori italiani
>sono state scritte negli anni Settanta, che a Baglioni piaccia oppure
>no.

Non mi dirai che questa è una valutazione OGGETTIVA, per cui ce ne freghiamo
delle valutazioni SOGGETTIVE di Baglioni... VERO? Com'era, la storia delle
scatole delle priorità? :oppp

> Prendiamo due esempi come De André e Gaber, che in pratica
>sono presenti artisticamente nei due periodi e nei due tipi di canzone.
>Di De André, Baglioni ha preso due canzoni praticamente considerate
>"minori" dagli estimatori del cantautore di Pegli, melense e
>sicuramente lontane dallo stile del De André più "maturo".

Lontane, ok. Ma "minori" e "melense", lo dici tu! :op
E, forse, l'avrebbe detto anche il De André "maturo"...
Prima ne stavamo parlando io e Barbi, e ci siamo trovati d'accordo nel dire
che, probabilmente, a nostro avviso "Amore che vieni, amore che vai" è la
canzone PIU' bella di DA, anziché la più brutta... :opp

>Facciamo una cosa: diamo per buono il fatto che per *musica leggera*
>lui escludesse i cantautori e la canzone d'autore e diciamo che la
>frase di Baglioni ci può stare.

In realtà, non parlava di "musica leggera" (non nelle occasioni in cui l'ho
ascoltato io)... e, in ogni caso, non credo che i cantautori post
sessantottini vadano inclusi nella "musica classica"... e non conosco altre
classificazioni, della musica!
Forse, è proprio lì, il punto: con i cantautori, la musica, in buona misura,
si è "eclissata"... Da Guccini al cd De André maturo... un tema come quello
di "Se non avessi più te", se lo sognano... :o)

>Pari e patta, mi pare :-)

Uhmm... chi me la dà vinta a tavolino, chi si accontenta di un pareggio...
non ci sono più i polemisti di una volta! :oppp
Ciao.
Ale

Paolo Talanca

unread,
Nov 13, 2006, 6:59:56 PM11/13/06
to
ale ha scritto:

> Anzi, già che ci sono... al raduno ha detto: dopo quell'epoca d'oro della
> musica italiana, è arrivata un'epoca davvero buia, triste... un'epoca in cui
> non si poteva stare in mezzo, o sopra, ma solo 'da una parte, o dall'altra',
> l'epoca in cui o eri schierato o eri nulla".
> Ovviamente, la citazione non è testuale, ma il contenuto è moooolto fedele.

E cosa mai può entrarci questo con il fatto artistico? Se si vogliono
mischiare le cose si fa solo una gran confusione e si arriva
all'assurdo assunto che le case discografiche oggi vorrebbero far
passare per buono, cioè che in pratica Ramazzotti e Guccini facciano
lo stesso mestiere, come Bobby Solo e il De André della "Buona
Novella". E chiaramente ne guadagnano solo i primi in quanto a
referenze artistico-culturali.
Partendo da qui, l'unico metro di giudizio per comparare la bravura
di due artisti sta nella classifica, nelle vendite e nel cosiddetto
successo. A me tutto ciò fa un attimino ribrezzo, perché si userebbe
lo stesso metro di giudizio per una canzone e uno yogurt.
Conscio che ci sia una differenza abissale tra il pop commerciale e la
canzone d'autore, sono sempre più convinto nel pensare che la
differenza la faccia il grado di ruffianeria che un artista ha nei
confronti del pubblico. Può sembrare che mi stia allontanando dal
problema ma al contrario ci sono dentro fino al collo.
Oggi non c'è esattamente un clima bolscevico in Italia, eppure un
album come "Storia di un impiegato" rimane un capolavoro per la
capacità di discernimento poetico e filosofico, attraversando una
linea filosofica che analizza l'anarchismo e richiama concetti di
Stirner, Marx, Bakunin, attualizzati negli "anni di piombo", dentro
la forma "popolare" e coinvolgente della canzone.
Baglioni negli anni Settanta, tranne alcune eccezioni, scriveva canzoni
"da classifica" e, quel che è peggio, "per la classifica".
Cosa poteva aspettarsi da chi dovesse dare un giudizio artistico???
Spero non si aspettasse che tutti fossero disposti a fare la figura
barbina di Asor Rosa, che si mette ad analizzare le stelle di "E
tu..." e ci tira fuori pure Corazzini.

> Non mi dirai che questa è una valutazione OGGETTIVA, per cui ce ne freghiamo
> delle valutazioni SOGGETTIVE di Baglioni... VERO? Com'era, la storia delle
> scatole delle priorità? :oppp

Beh, te la rispiego, perché non mi pare in effetti che tu l'abbia
compresa :-)))
Rimane comunque una valutazione soggettiva, perché bisogna intendersi
sull'oggetto della discussione.
E guarda che questa cosa dovrebbe esserti familiare perché
recentemente hai postato una citazione presa non so dove sul bello
oggettivo e soggettivo con la quale hai detto di essere assolutamente
d'accordo. In pratica rimandava alle capacità di apprezzare
l'oggetto artistico.
Se ora ti riporto un passo di una nostra discussione di qualche tempo
fa non troverai molta differenza:

*

Tu scrivesti:
> Dunque, il giorno in cui scriverò poesie, esse avranno la stessa dignità
> artistica di quelle di Baudelaire, perché né tu, né nessuno, potreste dire,
> con cognizione di causa, che le mie sono "peggiori" di quelle di Baudelaire.
> Tutto sommato... è consolante... :o//


E io risposi:
ed ecco che l'effetto matrioska ti riavvolge. Niente da fare, è più
forte di te ;-)
E' proprio la cognizione di causa che ti frega. Perché se io capisco
che Baudelaire mi emoziona per via di una certa cosa, mi comporto
così: do un nome a quella cosa; la rimetto nella mia sacrosanta
scatola del bello (bloccando inesorabilmente l'effetto matrioska e
l'abbisso della relatività); aspetto che tu mi mandi le tue poesie. Se

non contengono una cosa nemmeno avvicinabile a quella che sta nella mia

bella e ormai celeberrima scatola del bello, te le rimando. O forse non

te le rimando, ma solo per cortesia ;-)

*

Ora: se Baglioni dà un nome a quella cosa - in questo caso "Una
lacrima sul viso" - e la chiama canzone d'autore e poi la mette
dentro la sua scatoletta del bello, io dico che Baglioni non ha le
capacità per apprezzare la canzone d'autore.
Siccome, in realtà, sono pressoché certo che Baglioni ha, eccome se
ce le ha, le capacità per apprezzare la canzone d'autore, ne deduco
che parlava di altro.
E allora non parlava degli artisti che tu hai citato, Guccini su tutti
ma, certo, non solo lui.

> Lontane, ok. Ma "minori" e "melense", lo dici tu!

Esatto! :-) E se ti fai un giro, per dirne una, su
it.fan.musica.de-andre vedrai che non lo dico solo io :-)

> E, forse, l'avrebbe detto anche il De André "maturo"...
> Prima ne stavamo parlando io e Barbi, e ci siamo trovati d'accordo nel dire
> che, probabilmente, a nostro avviso "Amore che vieni, amore che vai" è la
> canzone PIU' bella di DA, anziché la più brutta... :opp

Ecco: sotto quale aspetto? Così magari cominciamo a fare un po' di
chiarezza su questi concetti. In fin dei conti non sono difficilissimi
da capire e da applicare ;-))

> In realtà, non parlava di "musica leggera" (non nelle occasioni in cui l'ho
> ascoltato io)... e, in ogni caso, non credo che i cantautori post
> sessantottini vadano inclusi nella "musica classica"... e non conosco altre
> classificazioni, della musica!
> Forse, è proprio lì, il punto: con i cantautori, la musica, in buona misura,
> si è "eclissata"... Da Guccini al cd De André maturo... un tema come quello
> di "Se non avessi più te", se lo sognano... :o)

Beh, "musica leggera" era in ciò che *tu* hai riportato. Comunque,
in questo periodo sto coltivando una smodata passione per la musica
trova, cioè la canzone d'autore latina: spagnola, portoghese e
sudamericana.
I cosiddetti "trovadores" si descrivono come "trovatori di
melodie", da unire ad un testo davvero mai banale. Gli album inediti
spesso li registrano con una sola chitarra - al massimo due - e la
sola voce.
Leggendo varie interviste a Silvio Rodriguez, per esempio, che da molti
è ritenuto essere il migliore in assoluto, ho letto che per lui la
melodia deve avere ritmo e gradevolezza e non deve far altro che
valorizzare il testo.
Io dico che se hai una melodia gradevole e un testo poeticamente
valido, tu hai una canzone d'autore nel senso per cui è nata questa
espressione oggi in Italia, che descrive qualcosa esistito da sempre,
dal primo esametro dattilico-spondaico comparso sulla terra. Se poi la
melodia e il testo sono state scritte da un solo artista, hai anche un
cantautore.
Tutto questo per dire che se tu non conosci altre classificazioni della
musica, vuol dire che te ne è sfuggita una importante, cioè la poesia
musicata, perché è nata con Omero e ha una imbarazzante - e, di
certo, non casuale - identità di termini tra i poeti francesi del
Medioevo e, ancora oggi, i cantautori sudamericani.
Un passerotto che non va via mi sta bene definirlo "musica leggera"
ed è chiaramente una scelta rispettabile scrivere cose
"nazionalpopolari". Per "Ojalá" di Silvio Rodriguez o
"Lettera" di Guccini però la questione è differente, eccome.
Attenzione: io non dico che un buon arrangiamento non sia importante o
che sia il diavolo in persona. Dico che strutturalmente l'oggetto
artistico è composto da alcune cose. Va in una direzione ben precisa,
che è diversa sia dalle logiche della poesia tout court sia da quelle
di un dentifricio.

Vista la mia attuale maxmanfredite non posso fare a meno di mettere qui
un link dove, alla fine, Max dice una cosa molto interessante e che mi
trova d'accoro in più d'un punto. Purtroppo devo mettere il link
perché pare che non sia possibile fare copincolla

http://genova.mentelocale.it/contenuti/index_html/id_contenuti_varint_13355

> >Pari e patta, mi pare :-)
>
> Uhmm... chi me la dà vinta a tavolino, chi si accontenta di un pareggio...
> non ci sono più i polemisti di una volta! :oppp

Ma io non polemizzo mica :-)
Si passa il tempo discorrendo di un argomento che io ritengo molto
interessante. Si può essere d'accordo o meno, è comunque stimolante
e credo faccia bene alla pelle :-)))

ciao ciao

Paolo

ale

unread,
Nov 15, 2006, 6:19:04 PM11/15/06
to

"Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:1163462396....@i42g2000cwa.googlegroups.com...
ale ha scritto:

Paolé... e cento! :o) (più o meno... oramai ho perso il conto! :o)) ).


> Anzi, già che ci sono... al raduno ha detto: dopo quell'epoca d'oro della
> musica italiana, è arrivata un'epoca davvero buia, triste... un'epoca in
> cui
> non si poteva stare in mezzo, o sopra, ma solo 'da una parte, o
> dall'altra',
> l'epoca in cui o eri schierato o eri nulla".

>E cosa mai può entrarci questo con il fatto artistico?

C'entra moltissimo. Direi che è TUTTO.
Perché, nel momento in cui la valutazione ARTISTICA di una (presunta) opera
d'arte (seppur considerata "minore") qual è una canzone, è legata al fatto
che il creatore di tale opera sia schierato o meno, da una parte, o
dall'altra... tale valutazione è VIZIATA sul nascere. E, da lì, nascono
momenti davvero "bui", come ha ben detto Claudio.

>Se si vogliono
>mischiare le cose si fa solo una gran confusione e si arriva
>all'assurdo assunto che le case discografiche oggi vorrebbero far
>passare per buono, cioè che in pratica Ramazzotti e Guccini facciano
>lo stesso mestiere,

Lascia stare le case discografiche. Per loro è NORMALE che Guccini e
Ramazzotti facciano lo stesso mestiere. Il mestiere di chi crea qualcosa che
poi loro, le case discografiche, dovranno diffondere, ricavandone
sostanziosi guadagni.


>Partendo da qui, l'unico metro di giudizio per comparare la bravura
>di due artisti sta nella classifica, nelle vendite e nel cosiddetto
>successo. A me tutto ciò fa un attimino ribrezzo,

Anche a me. Figurati che, verosimilmente, in questo momento in testa alle
classifiche di vendita ci sono le "creazioni" di Vasco...

>Oggi non c'è esattamente un clima bolscevico in Italia, eppure un
>album come "Storia di un impiegato" rimane un capolavoro per la
>capacità di discernimento poetico e filosofico, attraversando una
>linea filosofica che analizza l'anarchismo e richiama concetti di
>Stirner, Marx, Bakunin, attualizzati negli "anni di piombo", dentro
>la forma "popolare" e coinvolgente della canzone.

E, con questa "minirecensione", a mio avviso hai scritto l'epitaffio di un
album. :o(

>Baglioni negli anni Settanta, cosa poteva aspettarsi da chi dovesse dare
>un giudizio artistico???

Poteva aspettarsi che le sue canzoni (non tutte, ma molte) fossero
considerate dei piccoli capolavori, quali, in effetti, erano.
Invece, non solo non erano considerate tali: non erano considerate AFFATTO!
Ossia, non erano viste neanche come DEGNE di una valutazione, se non venata
di beffarda ironia (la stessa che, ancor oggi, imbeve recensioni come
quella, ad esempio, della Venegoni).
Anni davvero bui, ha ragione Claudio... :o)

>Spero non si aspettasse che tutti fossero disposti a fare la figura
>barbina di Asor Rosa, che si mette ad analizzare le stelle di "E
>tu..." e ci tira fuori pure Corazzini.

Figura barbina, sono d'accordo con te. Perché A. Rosa, delle canzoni di
Baglioni, ha dimostrato di non sapere assolutamente NULLA.
Se, invece, di Corazzini, avesse spinto il suo sguardo verso Gozzano, ad
esempio, o verso Pascoli... se, invece di E tu... (che, pure, resta un
gioiellino nel suo
genere) avesse analizzato.. chessò... Il Pivot, o "La prima volta", per
citarne due qualsiasi tra le meno note... magari avrebbe fatto una figura
meno barbina,
senza, per questo, dover scrivere di commercialità, canzoni PER la
classifica (come fai tu), e via... banalizzando.

>Beh, te la rispiego, perché non mi pare in effetti che tu l'abbia
>compresa :-)))
>Rimane comunque una valutazione soggettiva,

Oohh... bene!

>perché bisogna intendersi
>sull'oggetto della discussione.
>E guarda che questa cosa dovrebbe esserti familiare perché
>recentemente hai postato una citazione presa non so dove sul bello
>oggettivo e soggettivo con la quale hai detto di essere assolutamente
>d'accordo. In pratica rimandava alle capacità di apprezzare
>l'oggetto artistico.

Esattamente.
Bravo, vedo che mi segui con attenzione! :o))

>Se ora ti riporto un passo di una nostra discussione di qualche tempo
>fa non troverai molta differenza:

L'ho riletta, e la trovo praticamente agli antipodi. Su questo, temo non ci
incontreremo mai. Ma sopravviveremo... :o))

>Ora: se Baglioni dà un nome a quella cosa - in questo caso "Una
>lacrima sul viso" - e la chiama canzone d'autore e poi la mette
>dentro la sua scatoletta del bello, io dico che Baglioni non ha le
>capacità per apprezzare la canzone d'autore.
>Siccome, in realtà, sono pressoché certo che Baglioni ha, eccome se
>ce le ha, le capacità per apprezzare la canzone d'autore, ne deduco
>che parlava di altro.

Oh, ecco.
MOLTO comodo.
Cioè: quello che dice Baglioni NON coincide con quel che pensi tu. Anzi,
è in antitesi a quello che tu pensi.
Allora, delle due, l'una: o Baglioni non sa quel che dice (ma, dopo averlo
ipotizzato, lo escludi), oppure, mente per fare una furbata.
L'ipotesi che, invece, abbia DAVVERO un'idea un pò diversa dalla tua sulla
canzone d'Autore (e MOLTO più simile alla mia... ma questo è un dettaglio)
non ti sfiora... eh? :oppppp

>> Lontane, ok. Ma "minori" e "melense", lo dici tu!

>Esatto! :-) E se ti fai un giro, per dirne una, su

>t.fan.musica.de-andre vedrai che non lo dico solo io :-)

Non ne dubito. Ti ho scritto che, forse, lo avrebbe detto pure De André
stesso, nella sua maturità!

>> E, forse, l'avrebbe detto anche il De André "maturo"...
>> Prima ne stavamo parlando io e Barbi, e ci siamo trovati d'accordo nel
>> dire
>> che, probabilmente, a nostro avviso "Amore che vieni, amore che vai" è la
>> canzone PIU' bella di DA, anziché la più brutta... :opp

>Ecco: sotto quale aspetto? Così magari cominciamo a fare un po' di
>chiarezza su questi concetti. In fin dei conti non sono difficilissimi
>da capire e da applicare ;-))

E' una canzone "pura".
Non ha altro fine che quello di trasmettere emozioni. Crea un connubio
*perfetto* tra il testo, struggente e malinconico, e la melodia,
poeticamente evocativa, pur se molto semplice.
Tuttavia, ammetto senza problemi che, in questo caso, la mia è una
valutazione puramente "soggettiva": nella mia scatola di priorità, QUESTA
canzone di DA c'è, e c'è sempre stata. Molte, e celebrate, altre... no.


>Comunque,
>in questo periodo sto coltivando una smodata passione per la musica
>trova, cioè la canzone d'autore latina: spagnola, portoghese e
>sudamericana.

Mi spiace, ma, su questo, non posso discutere, per evidente incompetenza.
Però, se mi baso su quello che scrivi tu (che, per stima, considero senza
dubbio vero e fondato) qualcosa posso dire... :o))

>I cosiddetti "trovadores" si descrivono come "trovatori di
>melodie", da unire ad un testo davvero mai banale. Gli album inediti
>spesso li registrano con una sola chitarra - al massimo due - e la
>sola voce.

Bene. Buon per loro. Questo tipo di canzone, che riduce ai minimi termini
l'aspetto musicale per farne un semplice "supporto" del testo... mi
interessa molto poco.
Ossia: mi interessa molto poco... sotto l'aspetto MUSICALE! Perché mi pare
che poco importi anche agli autori di curare quell'aspetto.
Poi, possono essere bellissime poesie, e interessarmi dal punto di vista
letterario, perché no.

>Leggendo varie interviste a Silvio Rodriguez, per esempio, che da molti
>è ritenuto essere il migliore in assoluto, ho letto che per lui la
>melodia deve avere ritmo e gradevolezza e non deve far altro che
>valorizzare il testo.

Appunto.
Questa è la sua idea. Non è la mia. Ossia non è la mia idea di CANZONE come
OPERA D'ARTE non minore, ma, semmai, MAGGIORE, perché connubio di più arti
diverse.
E, se non si fosse ancora capito, è in QUESTO tipo di produzione che
Baglioni è inarrivabile.

>Io dico che se hai una melodia gradevole e un testo poeticamente
>valido, tu hai una canzone d'autore nel senso per cui è nata questa
>espressione oggi in Italia,

Forse, sì. Ma a me non frega molto, di avere una canzone d'Autore nel senso
in cui è nata questa espressione in Italia.
Perché questa espressione è nata così perché ALCUNI hanno voluto che così
fosse... Ripeto: Se non avessi più te ha un tema meraviglioso, musicalmente
parlando. Non è considerata una canzone d'Autore? Chi se ne frega! :o)
Certo, il testo non è poi così straordinario. Ma, allora: perché un testo
straordinario, unito ad una musica inutile, produce una canzone d'Autore,
mentre una musica sublime, unita ad un testo... normale... NO?
Eppure, si parla di MUSICA leggera... non di Poesia leggera...

>che descrive qualcosa esistito da sempre,
>dal primo esametro dattilico-spondaico comparso sulla terra. Se poi la
>melodia e il testo sono state scritte da un solo artista, hai anche un
>cantautore.

Molto semplice.
Forse, troppo. :o)

>Tutto questo per dire che se tu non conosci altre classificazioni della
>musica, vuol dire che te ne è sfuggita una importante, cioè la poesia
>musicata, perché è nata con Omero

Noto musicista, infatti. :op
Paolé, conosco la Poesia Musicata.
Non rientra né nella musica leggera, né nella musica classica. E, per me,
non rientra proprio nelle classificazioni della musica...

>Attenzione: io non dico che un buon arrangiamento non sia importante o
>che sia il diavolo in persona. Dico che strutturalmente l'oggetto
>artistico è composto da alcune cose. Va in una direzione ben precisa,
>che è diversa sia dalle logiche della poesia tout court sia da quelle
>di un dentifricio.

Sarebbe bene, però, che non andasse in direzione troppo diversa da quella
che prevede che, in un qualcosa che si definisce "musica" (leggera, pesante,
come vuoi), debba esserci... della musica!!! :oppp

>Ma io non polemizzo mica :-)
>Si passa il tempo discorrendo di un argomento che io ritengo molto
>interessante. Si può essere d'accordo o meno, è comunque stimolante
>e credo faccia bene alla pelle :-)))

:o))
Sugli aspetti dermatologici di queste discussioni, non saprei dirti... :o)))
Ciao, un abbraccio.
Ale

Alberta

unread,
Nov 16, 2006, 8:19:30 AM11/16/06
to

ale ha scritto:

> "Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio

> L'ipotesi che, invece, abbia DAVVERO un'idea un pò diversa dalla tua sulla


> canzone d'Autore (e MOLTO più simile alla mia... ma questo è un dettaglio)
> non ti sfiora... eh? :oppppp

> Bene. Buon per loro. Questo tipo di canzone, che riduce ai minimi termini


> l'aspetto musicale per farne un semplice "supporto" del testo... mi
> interessa molto poco.
> Ossia: mi interessa molto poco... sotto l'aspetto MUSICALE! Perché mi pare
> che poco importi anche agli autori di curare quell'aspetto.
> Poi, possono essere bellissime poesie, e interessarmi dal punto di vista
> letterario, perché no.

Ale, ti sembrerà incredibile ma ... qui mi trovo più d'accordo con te
che con Paolo.
Riassumo il mio pensiero:

IMO non hai ragione, Ale, quanto al titolo che hai dato al thread ...
Per me, infatti, Claudio non ha detto quella frase sul "decennio d'oro"
dei '60 per provocare, o per togliersi sassolini vari dalle sue scarpe
di ex incompreso dalla critica militante (mi viene ancora in mente
quell'allucinante critico maoista in preda a delirio, ossia Giaime
Pintor, in "Cercando un altro Egitto - Canzoniere ad uso delle giovani
e giovanissime generazioni", Editore Savelli, Collana Il Pane e le
Rose, 1976, del quale postai qui qualcosa un paio di mesi fa, ricordi?!
Quello che adesso, con il suo vero nome di Luigi Manconi, fa il
sottosegretario diessino alla Giustizia ... :-))).
Per me lo ha detto credendoci veramente.
E ci crede veramente in quanto parla, nel dirlo, non tanto da
"cantautore", quanto - in primis e soprattutto - da musicista. E poi
perché sono cose da lui dette e ridette in tempi non sospetti ...
,,, davvero lo dice da ANNI; anni interi prima di avere tra le mani
questo doppio CD da promuovere, caro Paolo.

Allo Speciale TG1 mollichiano del febbraio 2004 disse che lui adora
"Non arrossire" per l'inimitabile tenerezza pura che connota -
musicalmente - il suo incipit, una frase musicale che vorrebbe avere
scritto lui (ovvio che di quella canzone non sia stato il testo, ad
averlo colpito ...:-))

A Musicultura, lo scorso giugno a Macerata, disse che di "Se
Telefonando" lo ha sempre mandato in estasi la musica di Morricone, da
lui definita "un gioiello rubato al cielo" ...

etc. etc..

> Appunto.
> Questa è la sua idea. Non è la mia. Ossia non è la mia idea di CANZONE come
> OPERA D'ARTE non minore, ma, semmai, MAGGIORE, perché connubio di più arti
> diverse.

Sicuramente, anche per quanto ho citato sopra, quella non è neppure
l'idea di canzone come opera d'arte che ha Claudio.

> Forse, sì. Ma a me non frega molto, di avere una canzone d'Autore nel senso
> in cui è nata questa espressione in Italia.
> Perché questa espressione è nata così perché ALCUNI hanno voluto che così
> fosse... Ripeto: Se non avessi più te ha un tema meraviglioso, musicalmente
> parlando. Non è considerata una canzone d'Autore? Chi se ne frega! :o)
> Certo, il testo non è poi così straordinario. Ma, allora: perché un testo
> straordinario, unito ad una musica inutile, produce una canzone d'Autore,
> mentre una musica sublime, unita ad un testo... normale... NO?
> Eppure, si parla di MUSICA leggera... non di Poesia leggera...

Sono - su questo specifico punto - d'accordissimo con te, Ale. E penso
proprio che lo sia anche Claudio.

Ciao:-)
Alberta

Paolo Talanca

unread,
Nov 17, 2006, 1:57:55 PM11/17/06
to

ale ha scritto:

> Paolé... e cento! :o) (più o meno... oramai ho perso il conto! :o)) ).

Non l'ho capita. "Sembra ieri ma ne è passato del tempo e il conto
ormai segna cento", mi viene in mente solo questa, ma mi sa che non
c'entra, vero? :-)

> E, con questa "minirecensione", a mio avviso hai scritto l'epitaffio di un
> album. :o(

Perché?

> Poteva aspettarsi che le sue canzoni (non tutte, ma molte) fossero
> considerate dei piccoli capolavori, quali, in effetti, erano.
> Invece, non solo non erano considerate tali: non erano considerate AFFATTO!
> Ossia, non erano viste neanche come DEGNE di una valutazione, se non venata
> di beffarda ironia (la stessa che, ancor oggi, imbeve recensioni come
> quella, ad esempio, della Venegoni).
> Anni davvero bui, ha ragione Claudio... :o)

Nemmeno Morandi era "analizzato", nemmeno Bobby Solo e nemmeno
Gaber voleva rivalutare le sue canzoni degli anni Sessanta sotto il
punto di vista critico o artistico. Però nessuno di questi si è mai
lamentato per non essere considerato artisticamente valido come i
cantautori.
Eppure - a detta di Baglioni, a detta del motivo principale
dell'apertura di questa tua discussione - quegli artisti erano e
sono i protagonisti del "miglior periodo", quindi presumibilmente
delle strade da seguire e che, sempre presumibilmente, Baglioni ha
seguito. La domanda è: lui perché si lamentava?

> Figura barbina, sono d'accordo con te. Perché A. Rosa, delle canzoni di
> Baglioni, ha dimostrato di non sapere assolutamente NULLA.
> Se, invece, di Corazzini, avesse spinto il suo sguardo verso Gozzano, ad
> esempio, o verso Pascoli

No no, non ci siamo. A parte che parlò di Corazzini e Gozzano, ma per
riferirsi a stilemi crepuscolari in generale. Il problema non è questo
o quello, perché si può dire tutto su tutto, basta che si cerchi
almeno di provare ciò che si dice - e io stesso in una mia
paleolitica analisi de "La vita è adesso", tirai in ballo
Corazzini.
Il problema è che dentro "E tu...", "Sabato pomeriggio" o
"Chissà se mi pensi" fa ridere solo cercarcelo Corazzini. E
infatti, prima del totale rimbambimento mediatico, a nessuno è mai
venuto in mente di farlo. Il fatto che ora lo abbia fatto un tale che
ha rappresentato uno dei principali baluardi della cultura letteraria
italiana degli ultimi 40 anni... beh, mi fa rimpiangere i periodi in
cui questo non avveniva.
Poi, per carità, posso darti anche ragione sul fatto che, nel suo
genere, "E tu..." sia un piccolo capolavoro. E' una canzone dal
sicuro successo, riuscita nel senso che incontra benissimo il gusto del
pubblico, trascinante nella melodia, nell'atmosfera e nella resa
nazional-popolare. Ma Corazzini scriveva poesie sapendo che da lì a
pochissimo sarebbe morto. Come dire... a parte l'esempio estremo, è
un altro scopo artistico.

> MOLTO comodo.
> Cioè: quello che dice Baglioni NON coincide con quel che pensi tu.

No, non me lo sono proprio posto il problema di mettere in confronto
ciò che dice Baglioni con ciò che dico io, perché non si arriverebbe
a qualcosa di costruttivo. Ho solo detto che probabilmente parlava
d'altro, perché altrimenti non avrebbe avuto senso rosicare per non
essere inserito tra i più bravi cantautori italiani dalla critica. Ma
ci arriveremo...

> L'ipotesi che, invece, abbia DAVVERO un'idea un pò diversa dalla tua sulla
> canzone d'Autore (e MOLTO più simile alla mia... ma questo è un dettaglio)
> non ti sfiora... eh? :oppppp

Eccoci: non è che non mi sfiora, ma è impossibile :-)
(Chiaramente è *impossibile* dando per buono un ragionamento che ho
già fatto, ma che andrò a rifare).
Bisogna intendersi sui termini. *Canzone d'autore* è una espressione
che - al di là del fatto musicale, ma, ovviamente, più la musica è
bella, meglio è per la valenza artistica della canzone :-) - non
può prescindere da un testo valido.
Sto leggendo - ma è un eufemismo, in realtà lo sto divorando :-)
- un libro da poco uscito di Roberto Iovino, docente di Storia della
Musica al Conservatorio "N. Paganini" di Genova. Il libro parla di
De André e si intitola "Fabrizio De André. L'ultimo trovatore"
- e giuro e spergiuro che il mio riferimento del post precedente ai
trovatori provenzali è stato un puro caso :-), non foss'altro
perché il libro l'ho comprato ieri.
In uno stralcio di intervista, sono riportate queste parole di De
André (pagg. 39-40):
"La canzone è un testo cantato. Poi la musica può essere più o
meno bella, tanto meglio se è bella, ma deve accordarsi soprattutto
con il testo".

[Iovino riporta questo passo nel capitolo dove "spiega" la
particolarità della canzone d'autore. E Iovino non è esattamente un
letterato incompetente di musica, che non ci penserebbe su a far fare
alla musica una brutta fine - ricordo che una volta tu, ale, ti
lamentasti del maltrattamento che doveva subire la musica da quelli che
definisti "critici musicali zoppi". Ora: converrai che Iovino ha
quantomeno le credenziali per non essere definito "zoppo", eppure
si comporta nella medesima maniera, perché è un dato di fatto, non
una opinione ;-)]

Se il problema, dunque, fosse davvero unicamente che Baglioni ha una
diversa interpretazione della canzone d'autore, sarebbe ben strano
che andasse a celebrare come "periodo aureo della canzone
d'autore" una parte della storia della canzone italiana in cui la
Rai censurava più o meno ogni espressione testuale "ambigua".
Voglio dire: non era proprio il massimo per la libertà, garanzia e la
giusta riuscita artistica :-))

Se poi, non ci intendiamo sui termini e per *canzone d'autore* si
intende ciò che - nell'immaginario collettivo, della critica, dei
principali protagonisti, quali Guccini, De André, gli stessi Tenco o
Paoli, del motivo per cui l'espressione è nata ed è stata coniata
da Enrico De Angelis - canzone d'autore "non è", allora si
può dire tutto e il contrario di tutto.
A proposito di Tenco. Mi viene in mente la prova provata del fatto che
me lo ha fatto tirare in ballo. Ascolta cosa dice - con parole sue,
è la sua voce - entrando nella home page di questo sito:

http://luigi-tenco.tripod.com/

Capisci come la vede quello che molti, assieme a Modugno e agli altri
genovesi, ritengono essere il "padre" della canzone d'autore
italiana? ;-))
Diciamo che è un fatto storico, non una ripicca contro Morandi e soci
:-)

> Mi spiace, ma, su questo, non posso discutere, per evidente incompetenza.
> Però, se mi baso su quello che scrivi tu (che, per stima, considero senza
> dubbio vero e fondato)

Checché ne dica Gaber, arrossisco :-)

> Bene. Buon per loro. Questo tipo di canzone, che riduce ai minimi termini
> l'aspetto musicale per farne un semplice "supporto" del testo... mi
> interessa molto poco.

Ma guarda che, comunque, sono tutti ottimi musicisti. Una canzone su
tutte ti consiglio: Hoy ten miedo de mí, di Fernando Delgadillo,
cantautore messicano. Se puoi procurartela, mi farebbe piacere sapere
cosa ne pensi, anche musicalmente. Altrimenti potrei mandartela via
mail.
Ci conto :-)

> non è la mia idea di CANZONE come
> OPERA D'ARTE non minore, ma, semmai, MAGGIORE, perché connubio di più arti
> diverse.
> E, se non si fosse ancora capito, è in QUESTO tipo di produzione che
> Baglioni è inarrivabile.

Sì, l'avevo capito :-)

> Forse, sì. Ma a me non frega molto, di avere una canzone d'Autore nel senso
> in cui è nata questa espressione in Italia.

Il fatto che non te ne freghi è importante e, ovviamente, legittimo.
Ma è anche importante comprendere che tra "Canzone delle domande
consuete" e "Non arrossire" c'è una diversità decisiva. La
prima è una canzone d'autore. La seconda no.

> Perché questa espressione è nata così perché ALCUNI hanno voluto che così
> fosse... Ripeto: Se non avessi più te ha un tema meraviglioso, musicalmente
> parlando. Non è considerata una canzone d'Autore? Chi se ne frega! :o)

Ho capito. Concetto chiaro.

> Certo, il testo non è poi così straordinario. Ma, allora: perché un testo
> straordinario, unito ad una musica inutile, produce una canzone d'Autore,
> mentre una musica sublime, unita ad un testo... normale... NO?
> Eppure, si parla di MUSICA leggera... non di Poesia leggera...

sulla terminologia se ne potrebbe discutere. Invece di canzone
d'autore avrebbe potuto chiamarsi anche "Giacomo". Ma non mi
sembra rilevante.
E' rilevante se, invece, assodato storicamente e dato per buono che
l'espressione "canzone d'autore" sia riferita a una certa cosa,
nata in un preciso momento e per descrivere un preciso fenomeno,
qualcuno avesse una idea diversa.
Ancora: non è possibile avere una idea diversa su cosa sia "canzone
d'autore", né da parte di Baglioni né da parte di Giamburrasca;
non è possibile avere una idea diversa su cosa sia "acqua". Poi
quella cosa può piacere o non piacere, certo. Si evita l'effetto
matrioska del relativismo ;-))

> >Tutto questo per dire che se tu non conosci altre classificazioni della
> >musica, vuol dire che te ne è sfuggita una importante, cioè la poesia
> >musicata, perché è nata con Omero
>
> Noto musicista, infatti. :op

Per quello che se ne sa potrebbe anche non essere mai esistito.
Figurati se si può sapere se conoscesse o meno la musica - anche se
allora era differente, sia come concezione che come...
"strumentistica".
Il fatto, però, che *tutta* la poesia antica - ma anche meno antica
- fosse in musica è un fatto più o meno assodato. Mi viene ancora
voglia di mettere un passo dal libro di Iovine, che riporta parole
sempre di una vecchia intervista a De André (pag. 31):

"Già nell'antica Grecia, i poeti cantavano: Esiodo, Alceo, Saffo.
Per non parlare dei trovatori di Provenza, dalla quale la mia famiglia
proviene. E del resto, già i greci parlavano di poesia lirica e qui
entra in gioco la lira che è uno strumento musicale. Pensaci bene,
Omero invoca la musa, all'inizio dell'Iliade e le dice: cantami o
diva. Mica dice: raccontami, o diva. Oggi invece si dice, lo dicono
anche De Gregori, Guccini, Paoli, che un cantautore non può essere un
poeta, perché scrive in musica. Allora anche Omero o Saffo o Poliziano
erano soltanto dei canzonettisti? Ovviamente non parlo per me: sono uno
che fa canzoni e mi basta."

Per quanto sia un discorso un po' estremo e che non mi trova
perfettamente d'accordo - perché, comunque, nei secoli, almeno dal
Barocco in poi, il concetto di "poesia" è cambiato e di certo si
è staccato dalla musica, e infatti le ultime parole di De André
tradiscono un po' questo immotivato estremismo -, secondo me c'è
un inopinabile principio di verità.

> Paolé, conosco la Poesia Musicata.
> Non rientra né nella musica leggera, né nella musica classica. E, per me,
> non rientra proprio nelle classificazioni della musica...

Però la musica è parte importante di questa forma d'arte.
D'altronde non mi pare un caso che proprio in epoca Barocca uno come
Monteverdi teorizzasse la possibilità di una "seconda prattica",
in cui l'armonia sarebbe stata "serva dell'orazione", di cosa,
cioè dovesse essere "comandata" e cosa "comandante".

> Sarebbe bene, però, che non andasse in direzione troppo diversa da quella
> che prevede che, in un qualcosa che si definisce "musica" (leggera, pesante,
> come vuoi), debba esserci... della musica!!! :oppp

Guarda che penso anche io che, pure in una canzone d'autore, più
bella è la musica e più aumenta la valenza artistica.

ciao ciao

Paolo

Dory

unread,
Nov 17, 2006, 2:16:48 PM11/17/06
to
quanto vorrei riuscire a
leggervi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ma non siate sintetici, voi scrivete pure, magari fra qualche anno mi
rileggo tutto per bene...
:o(


Paolo Talanca

unread,
Nov 17, 2006, 2:26:58 PM11/17/06
to

Alberta ha scritto:

> IMO non hai ragione, Ale, quanto al titolo che hai dato al thread ...
> Per me, infatti, Claudio non ha detto quella frase sul "decennio d'oro"
> dei '60 per provocare, o per togliersi sassolini vari dalle sue scarpe
> di ex incompreso dalla critica militante

E guarda che qui posso anche essere d'accordo. Cioè, sul fatto della
furbata, in effetti, posso sbagliarmi e solo Baglioni, nel più
profondo del suo cuoricino :-), può sapere se è stata una frase
opportunistica o meno.
Per quello che se ne sa, ci può benissimo stare che a lui piacessero
davvero di più le canzoni che ha rifatto nell'intero panorama della
canzone italiana.
Il problema sta proprio nel fatto che non mi pare plausibile che
l'abbia detto per provocare, salvo aver fatto una provocazione
incoerente e un po' fessacchiotta. Ma Baglioni, ne sono pressoché
certo, fessacchiotto, certo, non è.
Dico incoerente, perché, allora, non avrebbe avuto senso lamentarsi a
suo tempo: se a te piace di più la canzone "da classifica" degli
anni Sessanta, se preferisci "Se non avessi più te" a
"Eskimo", allora perché ti lamenti se la critica - che negli
anni Settanta si occupava a spron battuto della canzone d'autore
relativamente appena nata, febbricitante nel rivedere i nuovi poeti nei
vari De André, De Gregori e compagnia - non si occupava di te???
Guccini aveva scritto circa tre canzoni espressamente politiche eppure
era ben visto (tranne che da certi schieratissimi, e ci arriveremo
:-)). E sono sicuro che se avesse scritto una canzone come Gagarin
sarebbe stata presa ad esempio come canzone decisamente politica.
In fin dei conti, Morandi sapeva di fare un lavoro diverso rispetto a
Guccini, e certo non auspicava di essere messo "tra i cantautori".
Perché a Baglioni interessava tanto?
No, io penso che nelle sue corde, soprattutto negli anni Settanta, ci
fosse di scrivere canzoni che andavano incontro al gusto del pubblico.
Ci può stare, così, la predilezione per un certo tipo di canzone
"all'italiana" dei Sessanta e un epigonismo verso quel periodo in
senso artistico.
Come ho detto trecento volte in discussioni precedenti, poi, la vera
svolta c'è stata nel Novanta, con Oltre e tutta la Trilogia. E
infatti con Oltre il pubblico è notevolmente sceso.
Attenzione: io non giudico negativamente il Baglioni dei Settanta come
scelta artistica: ognuno scrive le canzoni che vuole.

> (mi viene ancora in mente
> quell'allucinante critico maoista in preda a delirio, ossia Giaime
> Pintor, in "Cercando un altro Egitto - Canzoniere ad uso delle giovani
> e giovanissime generazioni", Editore Savelli, Collana Il Pane e le
> Rose, 1976, del quale postai qui qualcosa un paio di mesi fa, ricordi?!
> Quello che adesso, con il suo vero nome di Luigi Manconi, fa il
> sottosegretario diessino alla Giustizia ... :-))).
> Per me lo ha detto credendoci veramente.
> E ci crede veramente in quanto parla, nel dirlo, non tanto da
> "cantautore", quanto - in primis e soprattutto - da musicista. E poi
> perché sono cose da lui dette e ridette in tempi non sospetti ...
> ,,, davvero lo dice da ANNI; anni interi prima di avere tra le mani
> questo doppio CD da promuovere, caro Paolo.

Ok Alberta, siamo d'accordo e l'ho detto poco fa. Spero adesso che
avendo ritirato fuori la storia di Pintor, non vorrai farmi rispondere
delle sue parole :-))
Fra l'altro, è lo stesso Pintor che mi nominò Guccini nella
intervista. Ricordi? Quello che credeva di offenderlo dandogli del
"moralista". Come vedi, allora, è ovvio che sono condannabili i
soggetti che hanno i paraocchi. Non credo sia messo in discussione un
concetto del genere. Ed è significativo che questo episodio sia
successo a Guccini: uno che tutti etichettano come politicamente
mooooolto schierato nelle canzoni e che a questo fanno risalire il
"segreto" del suo successo, appoggiato da una critica militante;
quando, e mi pare che anche tu ne convenga, è un fatto inopinabile che
almeno un buon 90% delle sue canzoni esulano da argomenti politici,
trattando esistenzialismo, amore, morte e altre sciocchezze
:-)

> > Appunto.
> > Questa è la sua idea. Non è la mia. Ossia non è la mia idea di CANZONE come
> > OPERA D'ARTE non minore, ma, semmai, MAGGIORE, perché connubio di più arti
> > diverse.
>
> Sicuramente, anche per quanto ho citato sopra, quella non è neppure
> l'idea di canzone come opera d'arte che ha Claudio.

Esatto, però voleva essere messo tra i cantautori. Se non incoerente,
è un fatto quantomeno curioso.

> Sono - su questo specifico punto - d'accordissimo con te, Ale. E penso
> proprio che lo sia anche Claudio.

Già, pure io :-)

ciao ciao

Paolo

Alberta

unread,
Nov 17, 2006, 3:04:23 PM11/17/06
to

Paolo Talanca ha scritto:

> Il problema sta proprio nel fatto che non mi pare plausibile che
> l'abbia detto per provocare

Su questo sono totalmente d'accordo con te, e già l'ho detto sopra :-)

> No, io penso che nelle sue corde, soprattutto negli anni Settanta, ci
> fosse di scrivere canzoni che andavano incontro al gusto del pubblico.

Non solo lo pensi tu, ma lo disse Claudio stesso, nero su bianco, nel
libro-intervista del novembre 1978 "Claudio Baglioni - Il romanzo di un
cantante", Lato Side Editore.
Non ricordo ora, a memoria, le sue parole esatte, perché ce l'ho a
casa.

Più o meno però il succo era questo:

"Se canto certe cose, e se certe cose le rivesto di una certa
piacevolezza musicale, è perché io ho interesse a che le mie cose la
gente le ascolti. Mi si può contestare questa scelta di fondo, ma in
qualche modo volevo e dovevo togliermi di dosso il mio retroterra
culturale, le mie frustrazioni".

Qui mi pare si sia partiti da un equivoco di fondo.

Claudio non si é, che io ricordi, MAI lamentato di non essere stato
messo - a lungo - fra i "cantautori" intesi nel senso in cui erano
intesi negli anni '70. Anzi, sempre nello stesso libro del 1978, disse
(cito sempre a memoria): "Non mi interessa essere considerato
'cantautore', la ritengo una etichetta, una parrocchietta ideale cui
non mi interessa appartenere. Io scrivo, canto e arrangio delle canzoni
che - per me - rappresentano anche loro una forma di comunicazione
valida e importante".

Ciò di cui si è lamentato Claudio è IMO qualcosa di diverso, ossia
che, per il fatto di scrivere di amore in termini che a lungo furono
romantico-estetizzanti e con un linguaggio almeno apparentemente terra
terra (mai le pur numerose canzoni d'amore di un Guccini hanno avuto
queste caratteristiche, come sappiamo!), si sia troppo spesso, da parte
dei Pintor di turno (scusami se lo ritiro fuori, il MIO attuale
sottosegretario, ROTFL, ma davvero lo trovai e lo trovo sconcio, quel
suo scritto in Cercando un altro Egitto del 1976 ...), fatta
l'equazione Baglioni = amorazzi/amoretti = maschilismo e/o fascismo.

La stessa equazione con la quale a quei tempi i Pintor di turno
"sistemavano" anche Battisti e Cocciante (forse ignorando, fra l'altro,
che nessuno dei due era l'autore dei propri testi ...;-)))

> Ci può stare, così, la predilezione per un certo tipo di canzone
> "all'italiana" dei Sessanta e un epigonismo verso quel periodo in
> senso artistico.

Per me è andata proprio così, e la frase di Claudio ha questo senso.
Lui va pazzo per un ceerto modo che si aveva di lavorare negli anni
'60, per le orchestrone degli anni '60, per i Morricone etc. etc. etc.

> Ok Alberta, siamo d'accordo e l'ho detto poco fa. Spero adesso che
> avendo ritirato fuori la storia di Pintor, non vorrai farmi rispondere
> delle sue parole :-))

Certo che no! Tu mi sembri, così a naso, molto più intelligente, e
certamente di musica ne sai 1000 volte di più! :-))

> Fra l'altro, è lo stesso Pintor che mi nominò Guccini nella
> intervista. Ricordi? Quello che credeva di offenderlo dandogli del
> "moralista". Come vedi, allora, è ovvio che sono condannabili i
> soggetti che hanno i paraocchi.

Mitico Francesco! :-)))
I Pintor, proprio in quanto portatori malsani di paraocchi, sono
dannosi sempre, che parlino bene o parlino male di qualcuno, IMO.

>Non credo sia messo in discussione un
> concetto del genere. Ed è significativo che questo episodio sia
> successo a Guccini: uno che tutti etichettano come politicamente
> mooooolto schierato nelle canzoni e che a questo fanno risalire il
> "segreto" del suo successo, appoggiato da una critica militante;
> quando, e mi pare che anche tu ne convenga, è un fatto inopinabile che
> almeno un buon 90% delle sue canzoni esulano da argomenti politici,
> trattando esistenzialismo, amore, morte e altre sciocchezze

Inopinabilissimo!
A Villorba, poco meno di un mese fa, mi sono per l'appunto pasciuta di
quel buon 90%, generosamente dispensato da Francesco in una scaletta da
favola per il piacere di un Palaverde gremito :-)))

> Esatto, però voleva essere messo tra i cantautori. Se non incoerente,
> è un fatto quantomeno curioso.

Ho spiegato sopra che non è esattamente questo che lui voleva.
Voleva essere rispettato in quanto creatore di una forma artistica
comunque dignitosa, onesta, nella quale credeva e che riteneva
meritevole di rispetto, è diverso.
Quando avrò un po' td tempo posterò le pagine di quel libro del 1978
che ora ho solo citato a memoria.

> ciao ciao
>
> Paolo

Ciao:-)
Alberta

Paolo Talanca

unread,
Nov 17, 2006, 4:09:36 PM11/17/06
to

Alberta ha scritto:

> > No, io penso che nelle sue corde, soprattutto negli anni Settanta, ci
> > fosse di scrivere canzoni che andavano incontro al gusto del pubblico.
>
> Non solo lo pensi tu, ma lo disse Claudio stesso, nero su bianco, nel
> libro-intervista del novembre 1978 "Claudio Baglioni - Il romanzo di un
> cantante", Lato Side Editore.
> Non ricordo ora, a memoria, le sue parole esatte, perché ce l'ho a
> casa.
>
> Più o meno però il succo era questo:
>
> "Se canto certe cose, e se certe cose le rivesto di una certa
> piacevolezza musicale, è perché io ho interesse a che le mie cose la
> gente le ascolti. Mi si può contestare questa scelta di fondo, ma in
> qualche modo volevo e dovevo togliermi di dosso il mio retroterra
> culturale, le mie frustrazioni".

Eureka! Ecco, ce l'abbiamo fatta :-)
A proposito, verosimilmente il libro sarà introvabile, giusto??? lo
voglio lo voglio lo voglio lo voglio lo voglio. Non è che puoi
fotocopiarmmlo e inviarmelo? Ovviamente ti rimborserei.
Non conoscevo queste parole di Baglioni. Mi fa piacere però,
evidentemente, aver interpretato in modo esatto.
Mi pare anche assodato adesso che non ci fosse alcun intento
provocatorio nelle parole di Baglioni: ha soolo espresso il suo
pensiero. I sassolini, se c'erano, rimangono nella scarpa
:-))

Rimango dispiaciuto, a questo punto, di questo impellente bisogno di
disfarsi del retroterra culturale, anche se, allo stesso tempo, sono
felice l'abbia recuperato in parte negli anni Ottanta e decisamente
nella Trilogia.

> Qui mi pare si sia partiti da un equivoco di fondo.
>
> Claudio non si é, che io ricordi, MAI lamentato di non essere stato
> messo - a lungo - fra i "cantautori" intesi nel senso in cui erano
> intesi negli anni '70. Anzi, sempre nello stesso libro del 1978, disse
> (cito sempre a memoria): "Non mi interessa essere considerato
> 'cantautore', la ritengo una etichetta, una parrocchietta ideale cui
> non mi interessa appartenere. Io scrivo, canto e arrangio delle canzoni
> che - per me - rappresentano anche loro una forma di comunicazione
> valida e importante"

Sicuramente importante. Io non vedo la canzone d'autore come una
parrocchietta, anche perché in fondo le canzoni che venivano ritenute
dei capolavori allora oggi restano tali, quindi una forte base
artistica in esse è fuor di dubbio.
Nel discorso di Baglioni ci vedo molto il concetto di nazional-popolare
di Gramsci per i romanzi d'appendice.

> Ciò di cui si è lamentato Claudio è IMO qualcosa di diverso, ossia
> che, per il fatto di scrivere di amore in termini che a lungo furono
> romantico-estetizzanti e con un linguaggio almeno apparentemente terra
> terra (mai le pur numerose canzoni d'amore di un Guccini hanno avuto
> queste caratteristiche, come sappiamo!)

Esatto. Nel senso che Guccini tratta l'amore in maniera più
"filosofica" o esistenziale se vuoi. Ci vedo molto un Cavalcanti,
l'averroismo di "Donna me prega", ad esempio, in un brano come "Canzone
quasi d'amore", dove dice che l'amore deve fare i conti prima con le
persone e poi col sentimento e l'idealismo, quasi disilluso. E' una
posizione che può piacere o meno, che si può condividere o meno e non
è detto che per farsi piacere la canzone si debba condividere questo
pensiero. Però è un approccio decisamente diverso.
Oppure una canzone apparentemente sdolcinata come "Farewell": lì gioca
la memoria, dalla canzone di Dylan - Farewell Angelina - che fa
ripartire i ricordi e si costruisce sapientemente una storia d'amore
per fotografie, con la, anche qui filosofica, considerazione finale
delle "foglie sul ramo in attesa", che da Mimnermo investe la
letteratura di ogni tempo.
Voglio dire: tranne forse l'ultima "Certo non sai" - per inciso,
l'ultimo Guccini non mi fa precisamente impazzire -, hai ragionissima.

Intendiamoci: non ho nulla contro le canzoni sdolcinate. E' una
questione di gusti. Fra l'altro, visto che Guccini ha pensato bene di
dedicarsi alla scrittura - quando non mette all'opera i Beppe Dati,
Bigazzi, riesumazioni varie o traduzioni -, De Gregori oramai scrive
giustapponendo frasi prese dai Baci Perugina, il Baglioni post Trilogia
mi ha deluso - tranne due o tre canzoni -, per me i due cantautori
attualmente migliori in circolazione, sono lo sconosciutissimo Max
Manfredi e Vecchioni, che - IMO - come qualità in effetti non mi è
mai scaduto. Bene, le canzoni d'amore di Vecchioni hanno molte
"sdolcinature", anche se non scadono mai nel banale e hanno sempre un
motivo di fondo che attiva l'urgenza di cantare ora un aspetto ora un
altro dell'amore. Ad esempio, una canzone come "Ritratto di signora in
raso rosa" è una della più belle canzoni d'amore mai scritte e
pensate, e parte dal fatto di ribaltare gli stereotipi che vedono il
maschio forte: l'artista si rende conto che la condizione eterea in cui
lo costringe l'arte è odiosa in confronto al vivere quotidiano, alle
bollette, ai condomini e ai "rompipalle e bottegai". Così promette
alla donna amata di amare scendendo dal piedistallo, in un modo
talmente umano come solo una donna sa fare. Così dipinge il suo
ritratto. Butta all'aria le migliaia di versi inutili, le montagne
scalate, gli oceani attraversati a nuoto di mille e mille uomini
"conquistatori", spostando "l'esistenza un po' più giù del cielo e
diventare un uomo per te". Molto sdolcinato ma anche molto, ma molto
geniale.
Scrissi una cosa a proposito tempo fa, metto qui il link (c'entra anche
Baglioni, in parte):

http://www.bielle.org/2006/Articoli/Gelatoallimone.htm

E poi questa canzone la amo perché la so fare con la chitarra :-))

> Inopinabilissimo!
> A Villorba, poco meno di un mese fa, mi sono per l'appunto pasciuta di
> quel buon 90%, generosamente dispensato da Francesco in una scaletta da
> favola per il piacere di un Palaverde gremito :-)))

Eh, dovrei andare a Roma a fine gennaio...

> Ho spiegato sopra che non è esattamente questo che lui voleva.
> Voleva essere rispettato in quanto creatore di una forma artistica
> comunque dignitosa, onesta, nella quale credeva e che riteneva
> meritevole di rispetto, è diverso.

Sì, è diverso. Purtroppo molti lo ignorano anche dopo la Trilogia.
Se prima ignorarlo - certo non dargli addosso o tacciarlo di fascismo -
poteva avere un senso, dopo no. Però c'è da dire che ci sono anche
molti che lo hanno apprezzato. Prendi Jachia, per esempio. E' uno dei
più autorevoli in Italia. E' un uomo decisamente di sinistra, però è
uno che ha saputo riconoscere la grandiosità di Oltre. E certo non è
il solo.

ciao ciao

Paolo

Paolo Talanca

unread,
Nov 17, 2006, 4:19:57 PM11/17/06
to

Paolo Talanca ha scritto:

> Scrissi una cosa a proposito tempo fa, metto qui il link (c'entra anche
> Baglioni, in parte):
>
> http://www.bielle.org/2006/Articoli/Gelatoallimone.htm

Ho visto che l'avevo copincollato anche qua sul NG. Vabbè, Repetita
iuvant ;-)))

ale

unread,
Nov 17, 2006, 4:44:56 PM11/17/06
to

"Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:1163791618.6...@m73g2000cwd.googlegroups.com...


>> Sicuramente, anche per quanto ho citato sopra, quella non è neppure
>> l'idea di canzone come opera d'arte che ha Claudio.

>Esatto, però voleva essere messo tra i cantautori. Se non incoerente,
>è un fatto quantomeno curioso.

Perché, se un Cantautore non scrive musiche inascoltabili, non è un
cantautore.
Vabbè... come vuoi tu.
:o)
Ciao.
Ale

Paolo Talanca

unread,
Nov 17, 2006, 4:54:22 PM11/17/06
to

ale ha scritto:

> Perché, se un Cantautore non scrive musiche inascoltabili, non è un
> cantautore.

Noooooneee, contano i testiiii :-))

> Vabbè... come vuoi tu.

non mi pare ;-)

ciao ciao

Paolo

ale

unread,
Nov 18, 2006, 1:33:06 PM11/18/06
to

"Alberta" <albe...@yahoo.it> ha scritto nel messaggio
news:1163683170.5...@m7g2000cwm.googlegroups.com...


>> Ossia: mi interessa molto poco... sotto l'aspetto MUSICALE! Perché mi
>> pare
>> che poco importi anche agli autori di curare quell'aspetto.
>> Poi, possono essere bellissime poesie, e interessarmi dal punto di vista
>> letterario, perché no.

>Ale, ti sembrerà incredibile ma ... qui mi trovo più d'accordo con te
>che con Paolo.

Non mi sembra affatto incredibile.
[IRONIC MODE: ON]
A me, spesso, sembra più incredibile che qualcuno possa NON essere d'accordo
con me! :oppp
[IRONIC MODE: OFF... che mi tocca fare... :o)))]

>IMO non hai ragione, Ale, quanto al titolo che hai dato al thread ...
>Per me, infatti, Claudio non ha detto quella frase sul "decennio d'oro"
>dei '60 per provocare, o per togliersi sassolini vari dalle sue scarpe

>di ex incompreso dalla critica militante Per me lo ha detto
>credendoci veramente.

Ahi, ahi, Albè... ti vedo distratta! :oppp
Ho scritto MOLTO chiaramente che, secondo me, Claudio pensa davvero quel che
ha detto... tant'è che ho sfottuto ampiamente Paoletto nostro, che, invece,
ha sostenuto che sia impossibile che Claudio pensi cose del genere, perché
pensarlo significherebbe essere totalmente incompetenti in materia (cosa che
perfino il caro Paolo tendeva a descludere, per Claudio... :o) ).
Claudio lo pensa davvero, lo ha sempre pensato.
Anch'io penso davvero che il bello artistico sia OGGETTIVO, e non legato
alla soggettività di chi ne fruisce. Ma, quando scrivo questa cosa in
risposta ad uno dei tanti post di Talanca, ad esempio, lo faccio -anche- per
"provocarlo" un pò...
Cioè: essere provocatori non significa necessariamente NON CREDERE a quello
che si dice!
In secondo luogo: la cosa buffa è che NESSUNO dei giornalisti ai quali
Claudio ha proposto questa sua "visione" della musica italiana ha avuto
nulla da ridire sulle sue considerazioni. FOrse, hanno davvero pensato che
fosse la solita furbata. più probabilmente, sono così "storditi" che non si
sono neanche accorti dell'ENORMITA' dell'affermazione di Claudio, che mette
in discussione, con quelle frasi, almeno un quindicennio di DOGMI, checché
ne dica/scriva Paolo...

>E ci crede veramente in quanto parla, nel dirlo, non tanto da
>"cantautore", quanto - in primis e soprattutto - da musicista. E poi
>perché sono cose da lui dette e ridette in tempi non sospetti ...

Già...


>Sicuramente, anche per quanto ho citato sopra, quella non è neppure
>l'idea di canzone come opera d'arte che ha Claudio.

Beh... mi sembra che la sua carriera sia lì a dimostrarlo
inequivocabilmente.

>> perché un testo
>> straordinario, unito ad una musica inutile, produce una canzone d'Autore,
>> mentre una musica sublime, unita ad un testo... normale... NO?
>> Eppure, si parla di MUSICA leggera... non di Poesia leggera...

>Sono - su questo specifico punto - d'accordissimo con te, Ale. E penso
>proprio che lo sia anche Claudio.

Sì.
del resto, se Claudio è il mio CANTAUTORE (:oppp) preferito, un motivo ci
sarà pure... :o)))
Ciao.
Ale

Paolo Talanca

unread,
Nov 18, 2006, 4:09:22 PM11/18/06
to

ale ha scritto:

> Ahi, ahi, Albè... ti vedo distratta! :oppp
> Ho scritto MOLTO chiaramente che, secondo me, Claudio pensa davvero quel che
> ha detto... tant'è che ho sfottuto ampiamente Paoletto nostro, che, invece,
> ha sostenuto che sia impossibile che Claudio pensi cose del genere, perché
> pensarlo significherebbe essere totalmente incompetenti in materia (cosa che
> perfino il caro Paolo tendeva a descludere, per Claudio... :o) ).

ahi ahi ahi, mio caro ale, mi sa che ti è sfuggito il seguito della
mia discussione con Alberta, perché la cosa è più che approdata ad
un porto coerente, al di là della piacevolezza che può darti sfottere
il sottoscritto ;-))))
Baglioni non aveva nessuna intenzione - a quanto pare, dalle sue
dirette parole - si essere messo tra i cantautori e, infatti, a quei
tempi non poteva di certo pretenderlo - aggiungo io. Non lo meritava e
non lo voleva: coerente lui e coerente la sua aspirazione.
Rimane solo il fatto che il motivo principe del thread - la
PROVOCAZIONE - non ha modo di esistere.

> In secondo luogo: la cosa buffa è che NESSUNO dei giornalisti ai quali
> Claudio ha proposto questa sua "visione" della musica italiana ha avuto
> nulla da ridire sulle sue considerazioni. FOrse, hanno davvero pensato che
> fosse la solita furbata. più probabilmente, sono così "storditi" che non si
> sono neanche accorti dell'ENORMITA' dell'affermazione di Claudio, che mette
> in discussione, con quelle frasi, almeno un quindicennio di DOGMI, checché
> ne dica/scriva Paolo...

Ma cosa mette in discussione??? :-)))
E' una frase anche vecchiotta, se si vuole, perché, in altri termini,
Baglioni la disse nel '78.
Non mette in discussione un bel niente, proprio perché è un semplice,
chiaro, cristallino parere personale.
Scusa la domanda ale - questa sì, se vuoi, puoi prenderla come
provocazione -: ma non è che vedi bolscevichi un po' dappartutto? :-)

ciao ciao

Paolo

ale

unread,
Nov 18, 2006, 4:45:36 PM11/18/06
to

"Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:1163797775.9...@h48g2000cwc.googlegroups.com...

>Eureka! Ecco, ce l'abbiamo fatta :-)
>A proposito, verosimilmente il libro sarà introvabile, giusto??? lo
>voglio lo voglio lo voglio lo voglio lo voglio. Non è che puoi
>fotocopiarmmlo e inviarmelo? Ovviamente ti rimborserei.
>Non conoscevo queste parole di Baglioni. Mi fa piacere però,
>evidentemente, aver interpretato in modo esatto.

Dici?

>Mi pare anche assodato adesso che non ci fosse alcun intento
>provocatorio nelle parole di Baglioni: ha soolo espresso il suo
>pensiero. I sassolini, se c'erano, rimangono nella scarpa
>:-))

Mah... hai uno strano modo di "assodare" le cose, tu! :op


>> Claudio non si é, che io ricordi, MAI lamentato di non essere stato
>> messo - a lungo - fra i "cantautori" intesi nel senso in cui erano
>> intesi negli anni '70. Anzi, sempre nello stesso libro del 1978, disse
>> (cito sempre a memoria): "Non mi interessa essere considerato
>> 'cantautore', la ritengo una etichetta, una parrocchietta ideale cui
>> non mi interessa appartenere. Io scrivo, canto e arrangio delle canzoni
>> che - per me - rappresentano anche loro una forma di comunicazione
>> valida e importante"

Fantastico.
Grazie, Albè... con questo, per me, il discorso si chiude. A me pare sia
assodato l'esatto contrario di quanto invece ritiente di aver assodato
Paolo... ma, del resto, non è la prima volta che una nostra discussione
finisce così... Più discutiamo, più i nostri punti di vista si...
allontanano! :o))

>Sicuramente importante. Io non vedo la canzone d'autore come una
>parrocchietta, anche perché in fondo le canzoni che venivano ritenute
>dei capolavori allora oggi restano tali, quindi una forte base
>artistica in esse è fuor di dubbio.

E chi la nega!
Sintetizziamo come la vedo io:
1-Claudio pensa, ed ha sempre pensato, che la stagione migliore della musica
italiana "non classica", diciamo così, è quella degli anni '60... dei Bindi,
degli Endrigo, dei Tenco, eccetera.
2-Claudio non ha MAI voluto essere inserito nella "parrocchietta" dei
*cantautori*, perché, in quella parrocchietta, ci sarebbe stato non stretto,
ma strettissimo.
3-Questo non significa che non abbia sofferto della POCA (direi NULLA)
considerazione che le sue creazioni hanno incontrato in larghissima parte
della critica e in quella parte del pubblico che si identificava bene col
pensiero di quella critica: perché quella parte di critica e di pubblico
bocciavano le opere di Claudio NON GIA' perché artisticamente inferiori a
quelle dei componenti la parrocchietta, BENSI' perché Claudio NON FACEVA
PARTE, né VOLEVA FAR PARTE della suddetta parrocchietta. Giustamente,
pensava che le sue opere non fossero inferiori a quelle dei parrocchiani...
anzi, sotto alcuni aspetti, quello musicale su tutti (ma anche per i testi
non aveva nulla da invidiare, GIA' negli anni '70), avevano qualcosa (molto)
in più. E, allora? Anziché farsi parrocchiano, ha scelto di fare ancora di
più: musicalmente, ha studiato moltissimo, è cresciuto, ha cercato
collaborazioni preziose (vedi Oltre), è migliorato enormemente dal punto di
vista tecnico arrivando a padroneggiare al meglio le enormi qualità delle
quali la Natura l'aveva dotato; sotto l'aspetto dei testi, idem: ha
studiato, è cresciuto, ha intrapreso strade nuove, ha "rischiato". Ma,
SEMPRE, restando ben lontano dai parrocchiani.
4-Oggi, improvvisamente, decide di fare una raccolta di canzoni "degli
altri"... e, cosa fa? COERENTISSIMAMENTE con quanto ha sempre pensato,
dichiarato e... fatto, ha scelto di cantare le canzoni degli anni '60.
Sotolineando in ogni occasione come lui consideri quel periodo il periodo
d'oro della canzone italiana.
Non è una provocazione, questa? In generale, no: è, semplicemente,
l'espressione di ciò che ha sempre pensato e detto.
Nello specifico, però, SI, eccome, se quelle frasi Claudio le "sbatta in
faccia " a chi non lo ha mai incluso nella famosa parrocchietta, e, nel non
includerlo, lo ha stroncato tout-court. Dice: i parrocchiani NON FANNO PARTE
del meglio della canzone italiana: se, mai, ho "invidiato" qualcuno, questo
è Bindi, è Tenco, è la coppia Endrigo-Bakalov, eccetera.

>Esatto. Nel senso che Guccini tratta l'amore in maniera più
>"filosofica" o esistenziale se vuoi. Ci vedo molto un Cavalcanti,
>l'averroismo di "Donna me prega", ad esempio, in un brano come "Canzone
>quasi d'amore", dove dice che l'amore deve fare i conti prima con le
>persone e poi col sentimento e l'idealismo, quasi disilluso.

"Canzone quasi d'amore" è un gioiello stupendo.
Ma non mi sembra proprio dica quel che dici tu.
In ogni caso, se dici di vedere che Guccini tratta il tema amoroso in modo
più "filosofico" di Claudio...credo proprio tu debba mettere gli occhiali!
:o))
Tamburi lontani è la canzone d'amore più filosofica che io abbia mai
ascoltato.


>E' una
>posizione che può piacere o meno, che si può condividere o meno e non
>è detto che per farsi piacere la canzone si debba condividere questo
>pensiero.

Figurati.. Io non condivido NULLA di quanto è detto in Tamburi Lontani, ma
la considero probabilmente la più bella canzoni italiana di tutti i tempi...


> il Baglioni post Trilogia
> mi ha deluso - tranne due o tre canzoni -, per me i due cantautori
> attualmente migliori in circolazione, sono lo sconosciutissimo Max
> Manfredi e Vecchioni, che - IMO - come qualità in effetti non mi è
> mai scaduto.

Hai ragione. E' uno costante: da sei fisso in pagella, ma costante!! :o))

>> A Villorba, poco meno di un mese fa, mi sono per l'appunto pasciuta di
>> quel buon 90%, generosamente dispensato da Francesco in una scaletta da
>> favola per il piacere di un Palaverde gremito :-)))

>Eh, dovrei andare a Roma a fine gennaio...

Ma, il pecorino, chi lo porta? :o)))

>> Voleva essere rispettato in quanto creatore di una forma artistica
>> comunque dignitosa, onesta, nella quale credeva e che riteneva
>> meritevole di rispetto, è diverso.

Esatto. Brava, hai sintetizzato meravigliosamente il mio pensiero!

>Sì, è diverso. Purtroppo molti lo ignorano anche dopo la Trilogia.

Fa nulla. Oramai, ha imparato a "fregarsene". Peggio per loro, da Venegoni
in giù (o in su... :o)) ).

>Se prima ignorarlo - certo non dargli addosso o tacciarlo di fascismo -
>poteva avere un senso, dopo no. Però c'è da dire che ci sono anche
>molti che lo hanno apprezzato. Prendi Jachia, per esempio. E' uno dei

>più autorevoli in Italia. E' un uomo decisamente di sinistra, **però** è


>uno che ha saputo riconoscere la grandiosità di Oltre.

E' quel "però", che mi inquieta.
:o)
Ciao.
Ale


ale

unread,
Nov 18, 2006, 5:12:57 PM11/18/06
to

"Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:1163789875.2...@b28g2000cwb.googlegroups.com...

>> Paolé... e cento! :o) (più o meno... oramai ho perso il conto! :o)) ).

>Non l'ho capita. "Sembra ieri ma ne è passato del tempo e il conto
>ormai segna cento", mi viene in mente solo questa, ma mi sa che non
>c'entra, vero? :-)

In un certo senso, c'entra... :o)))

>> E, con questa "minirecensione", a mio avviso hai scritto l'epitaffio di
>> un
>> album. :o(

>Perché?

Perché "attualizzare" qualcosa nel periodo in cui si vive è il contrario
dell'Arte.
L'Arte non attualizza, semmai... ETERNIZZA, se mi passi il neologismo.

>Nemmeno Morandi era "analizzato", nemmeno Bobby Solo e nemmeno
>Gaber voleva rivalutare le sue canzoni degli anni Sessanta sotto il
>punto di vista critico o artistico. Però nessuno di questi si è mai
>lamentato per non essere considerato artisticamente valido come i
>cantautori.

Non si sono lamentati? Lo dici tu!!
E' che le loro lamentele passavano assolutamente inascoltate, negli anni
'70... Loro non avevano neanche il diritto di parlare, con le loro inutili
canzoncine d'amore, mentre c'era BEN ALTRO di cui parlare.
Mi ricordo un'intervista di Carosone (per inciso: un GENIO), davvero
eloquente, sul tema.

>Eppure - a detta di Baglioni, a detta del motivo principale
>dell'apertura di questa tua discussione - quegli artisti erano e
>sono i protagonisti del "miglior periodo", quindi presumibilmente
>delle strade da seguire e che, sempre presumibilmente, Baglioni ha
>seguito. La domanda è: lui perché si lamentava?

No, la domanda è un altra: CHI TE LO HA DETTO, che lui si lamentava?
Hai qualche intervista degli anni '70, in cui c'è una lamentela di Claudio
sul tema? Io non ne ho mai lette, sinceramente.

>Il problema è che dentro "E tu...", "Sabato pomeriggio" o
>"Chissà se mi pensi" fa ridere solo cercarcelo Corazzini.

Vero.
Ma Claudio, negli anni '70, ha pubblicato sette album, se non sbaglio.
Tu hai citato tre canzoni: due di grande successo, e una praticamente
sconosciuta. Le altre sessantotto (più o meno), dove sono?

>Poi, per carità, posso darti anche ragione sul fatto che, nel suo
>genere, "E tu..." sia un piccolo capolavoro. E' una canzone dal
>sicuro successo, riuscita nel senso che incontra benissimo il gusto del
>pubblico, trascinante nella melodia, nell'atmosfera e nella resa
>nazional-popolare.

Esatto.
Tra l'altro, E tu... è il peggior album di Claudio in assoluto, a mio
avviso.
Musicalmente banale, testualmente assai poco incisivo. Ma E tu... è bella.

>> L'ipotesi che, invece, abbia DAVVERO un'idea un pò diversa dalla tua
>> sulla
>> canzone d'Autore (e MOLTO più simile alla mia... ma questo è un
>> dettaglio)
>> non ti sfiora... eh? :oppppp

>Eccoci: non è che non mi sfiora, ma è impossibile :-)

ROTFL!!!

>Bisogna intendersi sui termini. *Canzone d'autore* è una espressione
>che - al di là del fatto musicale, ma, ovviamente, più la musica è
>bella, meglio è per la valenza artistica della canzone :-) - non
>può prescindere da un testo valido.

Sono d'accordo.
Lo sono meno sul fatto che possa tranquillamente prescindere da una melodia
valida, da un arrangiamento valido, da una armonizzazione valida.
A quel punto, o si può prescindere indifferentemente da UNO dei due aspetti
fondamentali (testo o musica)... o non si può prescindere da nessuno dei
due.
In entrambi i casi, il Baglioni degli anni '70 ha tutto il diritto di essere
considerato un MAESTRO della canzone d'Autore, perché le musiche avevano già
caratteristiche ben definite e tecnicamente molto interessanti, mentre i
testi... non erano poi così sciocchi o insignificanti (pensa a Quante volte,
o a Lampada Osram... o alla stessa bistrattata Poster, o alla sconosciuta
Aspettare... con la ripresa Ed aspettare... o ad Alzati Giuseppe, o a Nel
sole, nel sale, nel sud, o a Streap tease, o a Il pivot, o a 200£ di
castagne, o a Carillon)... tutte canzoni che non saranno poesie
indimenticabili, ma che hanno una loro altissima dignità testuale,
accoppiata ad una struttura musicale nient'affatto disprezzabile.
Del Baglioni anni '80 e '90 non parliamo proprio, perché lì saliamo a vette
siderali, che i vari componenti della "parrocchietta" non possono neanche
sognare di avvicinare.


>> Mi spiace, ma, su questo, non posso discutere, per evidente incompetenza.
>> Però, se mi baso su quello che scrivi tu (che, per stima, considero senza
>> dubbio vero e fondato)

>Checché ne dica Gaber, arrossisco :-)

Ih ih ih... :o))

>Una canzone su
>tutte ti consiglio: Hoy ten miedo de mí, di Fernando Delgadillo,
>cantautore messicano. Se puoi procurartela, mi farebbe piacere sapere
>cosa ne pensi, anche musicalmente. Altrimenti potrei mandartela via
>mail.
>Ci conto :-)

Ok, mandamela! :o)
A proposito: la canzone di quel Manfredi (sbaglio?) di cui parlavi... mica
sono riuscito a scaricarla! :o((

>> Forse, sì. Ma a me non frega molto, di avere una canzone d'Autore nel
>> senso
>> in cui è nata questa espressione in Italia.

>Il fatto che non te ne freghi è importante e, ovviamente, legittimo.
>Ma è anche importante comprendere che tra "Canzone delle domande
>consuete" e "Non arrossire" c'è una diversità decisiva. La
>prima è una canzone d'autore. La seconda no.

E' qui che non riesco a seguirti.
CHI decide, in maniera così tassativa, qual è una canzone d'Autore, e quale
no? Qui, inprovvisamente, riscopri un oggettivismo insindacabile che,
davvero, mi pare fuori luogo.

>Ancora: non è possibile avere una idea diversa su cosa sia "canzone
>d'autore", né da parte di Baglioni né da parte di Giamburrasca;
>non è possibile avere una idea diversa su cosa sia "acqua".

Ma, non è affatto vero!
Non esiste una denominazione di origine controllata della canzone
d'Autore!!!
Canzone d'Autore non è un termine che si trovi sul vocabolario, con un
significato unico ed insindacabile!

>> > Omero
>
>> Noto musicista, infatti. :op

>Per quello che se ne sa potrebbe anche non essere mai esistito.

Già. Ma, anche come figura "mitologica", non è esattamente famoso per essere
stato un musicista... :o)

>Il fatto, però, che *tutta* la poesia antica - ma anche meno antica
>- fosse in musica è un fatto più o meno assodato.

Certo, che è assodato.

>> Paolé, conosco la Poesia Musicata.
>> Non rientra né nella musica leggera, né nella musica classica. E, per me,
>> non rientra proprio nelle classificazioni della musica...

>Però la musica è parte importante di questa forma d'arte.
>D'altronde non mi pare un caso che proprio in epoca Barocca uno come
>Monteverdi teorizzasse la possibilità di una "seconda prattica",
>in cui l'armonia sarebbe stata "serva dell'orazione", di cosa,
>cioè dovesse essere "comandata" e cosa "comandante".

Non sarà un caso.
Ma l'armonia "serva dell'orazione" monteverdiana era un tantino diversa
dall'armonia gucciniana o deandreiana, direi...
Se Monteverdi ascoltasse le canzoni di Guccini... temo che avrebbe un
mancamento... :o)))

>> Sarebbe bene, però, che non andasse in direzione troppo diversa da quella
>> che prevede che, in un qualcosa che si definisce "musica" (leggera,
>> pesante,
>> come vuoi), debba esserci... della musica!!! :oppp

>Guarda che penso anche io che, pure in una canzone d'autore, più
>bella è la musica e più aumenta la valenza artistica.

Sì, ma tu pensi anche che, se la musica fa schifo... peccato, ma si è sempre
in presenza di una canzone d'autore.
Forse è vero: ma si tratta di una canzone d'Autore... BRUTTA! :o))
Ciao.
Ale

ale

unread,
Nov 18, 2006, 5:42:13 PM11/18/06
to

"Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:1163884162.1...@k70g2000cwa.googlegroups.com...

>ahi ahi ahi, mio caro ale, mi sa che ti è sfuggito il seguito della
>mia discussione con Alberta, perché la cosa è più che approdata ad
>un porto coerente, al di là della piacevolezza che può darti sfottere
>il sottoscritto ;-))))

A dirti il vero, è assai probabile che quando ho scritto quel post non
avessi ancora letto gli altri tra te e Alberta.
Allo stesso modo, però, mi pare che tu, scrivendo questo, non abbia ancora
letto i MIEI altri... :o)
Sintetizzando: forse, scriviamo troppo, e troppo in fretta... :o)))


>Scusa la domanda ale - questa sì, se vuoi, puoi prenderla come
>provocazione -: ma non è che vedi bolscevichi un po' dappartutto? :-)

Senz'altro... il fatto è che... SIAMO CIRCONDATI!!!!
:o))
Ciao.
Ale

ale

unread,
Nov 18, 2006, 5:43:29 PM11/18/06
to

"ale" <Luciano...@rubentus.it> ha scritto nel messaggio
news:LzL7h.18477$mZ5....@tornado.fastwebnet.it...


> No, la domanda è un altra:

Voglio fare come Alberta, per una volta: Un'ALTRA, con l'apostrofo! :o))
Ciao.
Ale


Paolo Talanca

unread,
Nov 19, 2006, 4:12:19 PM11/19/06
to
ale ha scritto:

> >Non conoscevo queste parole di Baglioni. Mi fa piacere però,
> >evidentemente, aver interpretato in modo esatto.
>
> Dici?

Non è un parere personale. Solo che spesso tu "rilevi" solo ciò
che ti fa comodo ;-))
Se io dico, riferendomi a Baglioni: "Io penso che nelle sue corde,


soprattutto negli anni Settanta, ci fosse di scrivere canzoni che

andavano incontro al gusto del pubblico" e poi vengo a sapere che lo
stesso Baglioni aveva detto: "Se canto certe cose, e se certe cose le


rivesto di una certa piacevolezza musicale, è perché io ho interesse

a che le mie cose la gente le ascolti", io dico che c'avevo preso.
Quindi: sì, dico :-))


> Fantastico.
> Grazie, Albè... con questo, per me, il discorso si chiude. A me pare sia
> assodato l'esatto contrario di quanto invece ritiente di aver assodato
> Paolo...

E ci risiamo :-))
Ma se a lui i cantautori non sono MAI interessati, come dice
nell'intervista, mi spieghi cosa mai possa fregargliene di provocare
- oggi - quelli che non hanno mai voluto metterlo tra di loro???

> Sintetizziamo come la vedo io:
> 1-Claudio pensa, ed ha sempre pensato, che la stagione migliore della musica
> italiana "non classica", diciamo così, è quella degli anni '60... dei Bindi,
> degli Endrigo, dei Tenco,

ROTOFLissimo, carpiato e capriolato. :-)))
Ma scusa, qualche post fa ti misi un link ad una home page di un sito
su Tenco, in cui si sentiva il cantautore dire - con la sua voce -
queste parole:

<<No, no. No, non ci siamo sa? Perché se lei va avanti con questi
discorsi allora si finisce di nuovo con la scenografia, con
l'antiquariato...
Le parole, soltanto le parole bastano per fare una canzone che sia
veramente "vera", "giusta", "moderna", non c'è bisogno
di altro>>

Ora mi dici che Baglioni secondo te aveva come modello Tenco.
Io non ci capisco più niente :-)
Cioè, secondo me i tuoi ragionamenti sono ben allestiti. E' un
quadro perfetto il tuo. Solo che - concedimi - *storicamente* non
devi aver ben presente il quadro ;-)
Anche perché, Tenco è una delle figure più importanti per la canzone
d'autore, anche per il Premio dedicatogli.

> 2-Claudio non ha MAI voluto essere inserito nella "parrocchietta" dei
> *cantautori*, perché, in quella parrocchietta, ci sarebbe stato non stretto,
> ma strettissimo.

Magari con le musiche, ma non mi sembra, anzi non è, un motivo valido
- anche nella canzone d'autore, più è bella la musica e meglio è.
Però ci sarebbe stato larghissimo - IMO - coi testi e il fine
artistico - non IMO, perché l'ha detto lui stesso.
Diciamo, più in generale, che ci "azzeccava" poco :-)

> "Canzone quasi d'amore" è un gioiello stupendo.
> Ma non mi sembra proprio dica quel che dici tu.

Beh, non mi sognerei di fare l'analisi di "Canzone quasi
d'amore" in due righe, però, acciderbolina :-)), e che dice? Ora
sono curioso :-)

> In ogni caso, se dici di vedere che Guccini tratta il tema amoroso in modo
> più "filosofico" di Claudio...credo proprio tu debba mettere gli occhiali!
> :o))
> Tamburi lontani è la canzone d'amore più filosofica che io abbia mai
> ascoltato.

A parte che tu parli di una canzone della Trilogia. Poi le canzoni
stanno lì a testimoniarlo: Guccini tratta l'amore in modo *solo*
filosofico-esistenziale, per ricordi e impressioni che hanno un
riscontro col vissuto di tutti i giorni e con le angosce quotidiane -
"Inutile", per esempio, ne è un esempio apicale. In Guccini non
c'è una sola canzone d'amore che non sia riconducibile a questo
approccio, tranne, come ho detto, "Certo non sai". "Vedi cara",
"Canzone delle situazioni differenti", "Canzone delle situazioni
differenti", "Canzone quasi d'amore", "Eskimo", "100
Pennsylvania evenue", "Inutile", "Farewell" e persino la
francesissima e splendida "Canzone delle domande consuete" (e ne
dimentico di certo).

Baglioni, tranne che per poche eccezioni - *tutte*, poi, contenute
nella Trilogia tranne, forse e nemmeno completamente, "Quante
volte" -, non fa niente di tutto questo, rimanendo più sulla
situazione perfettamente contingente, attuale e, come dice bene
Alberta, romantico-estetizzanti, sfruttando la molla del
rispecchiamento e dello struggimento, anche e soprattutto perché -
ancora, come ha detto lo stesso Baglioni - gli premeva arrivare a
tutti e in maniera pressoché immediata. Così lo faceva tramite
l'emozione sentimentale.

Per intenderci, lo ripeto ancora, per me non è un difetto. Vecchioni
fa pressappoco lo stesso in molti casi e a lo apprezzo parecchio.

Anche se ho dieci decimi naturali, non è per questo che non ho bisogno
degli occhiali. E', semplicemente, che i fatti così stanno. Le
canzoni di entrambi e le dichiarazioni di uno dei due protagonisti lo
testimoniano.
Per quanto, anche a Guccini ho sentito fare un discorso che andava
nella stessa direzione del mio, una volta, in un concerto. Non parlava
di Baglioni lui, ovviamente :-)
Ma magari parlava di tutt'altro e il celeberrimo vino m'ha fatto
capire "fiaschi" per "fischi", e il fiasco in prima posizione
non è un caso :-))

> Ma, il pecorino, chi lo porta? :o)))

Io porterò il *mio* - nel senso che l'ho fatto io - Montepulciano
d'Abruzzo. Roma è vicina per te, se volete venire tu e tua moglie a
fare un bel brindisi, ne sarei onorato ;-)


> Fa nulla. Oramai, ha imparato a "fregarsene". Peggio per loro, da Venegoni
> in giù (o in su... :o)) ).

Forse. Ad ogni modo ha rifatto un bel tuffo nei testi banalotti con
"Sono io" e gerundi vari.

> Prendi Jachia, per esempio. E' uno dei

> più autorevoli in Italia. E' un uomo decisamente di sinistra, però è


> uno che ha saputo riconoscere la grandiosità di Oltre.

> E' quel "però", che mi inquieta.

Ma chi, come me, non fa nessuna caccia alle streghe non trova nessun
motivo per meravigliarsi. Il "però" in questo caso ha tutta la
funzione di confutare il presupposto dal quale è nato il thread, visto
che poi, a dirla tutta, ad essere contestati per primi in Italia in
quel periodo erano proprio i cantautori, dalla sinistra
extraparlamentare. E non erano solo recensioni negative, ma pistole
puntate contro e bottiglie buttate sul palco :-((

ciao ciao

Paolo

Paolo Talanca

unread,
Nov 19, 2006, 5:58:17 PM11/19/06
to

ale ha scritto:

> Perché "attualizzare" qualcosa nel periodo in cui si vive è il contrario
> dell'Arte.
> L'Arte non attualizza, semmai... ETERNIZZA, se mi passi il neologismo.

Rimane tra i pareri personali, però a me "dispiace" che il
concetto romantico-idealista dell'arte la faccia da padrone tra chi
ha a che fare con essa. Perché non sei il solo che ragiona in questi
termini.
Per me l'arte non è un "eternizzatore" o un semplice
"sublimante" nel tempo di un pensiero o di un concetto. L'arte è
la codifica attraverso la quale un pensiero si trasmette dalla mente
dell'artista a quella del fruitore.
Il compito non è essenziale. Io ci ritrovo quello di far intuire il
filo rosso che unisce tutti i fili sottili del meccanismo che tiene in
vita il creato e, forse anche per questo, i più grandi artisti di
tutti i tempi furono per me i simbolisti, che praticamente squarciarono
il Romanticismo (in Italia, IMO, semplicemente patetico e
autoreferenziale). Chiunque può trovarci ciò che vuole, anche solo
inutilità, come Wilde.

> Non si sono lamentati? Lo dici tu!!
> E' che le loro lamentele passavano assolutamente inascoltate, negli anni
> '70... Loro non avevano neanche il diritto di parlare, con le loro inutili
> canzoncine d'amore, mentre c'era BEN ALTRO di cui parlare.

Riprendo qui il discorso che ho concluso di là.
In verità, i più lamentosi erano i... cantautori stessi.
Ora: l'approccio che ho avuto io fino ad adesso con la discussione
tratta esclusivamente il livello artistico. A questo mi vorrei fermare,
perché chiacchierare dell'altro aspetto, quello sociale, ci
porterebbe troppo lontano.
Se si tiene presente il livello *artistico* della cosa, nessuno si è
mai lamentato, perché è ovvio che Morandi non volesse essere messo
tra i cantautori. Ora sappiamo che nemmeno a Baglioni interessava la
canzone d'autore.

Per completezza: è difficile imbastire un discorso su quanto i
cantautori abbiano rivoluzionato il linguaggio in canzone in Italia.
Era una temperie culturale di rinnovamento incredibile.
Ma socialmente gli stessi cantautori erano persi di mira dalla sinistr
extraparlamentare perché non "aiutavano la rivoluzione".
L'episodio di De Gregori a Milano è eclatante ma a tutti succedeva:
De André, Guccini, Gaber - che magistralmente alla fine degli anni
Settanta li prese anche in giro con l'album "Polli
d'allevamento" -, non veniva risparmiato proprio nessuno.
Altro che recensioni contro. De Gregori rischiò la vita e voleva anche
finirla con la carriera.

> No, la domanda è un altra: CHI TE LO HA DETTO, che lui si lamentava?
> Hai qualche intervista degli anni '70, in cui c'è una lamentela di Claudio
> sul tema? Io non ne ho mai lette, sinceramente.

Ora sta a vedere che tutti gli altri si lamentavano e rimanevano
inascoltati, tranne Baglioni, che non si lamentava. Capovolgi il quadro
ad ogni pie' sospinto? ;-ppp

> Sono d'accordo.
> Lo sono meno sul fatto che possa tranquillamente prescindere da una melodia
> valida, da un arrangiamento valido, da una armonizzazione valida.

Io terrei solo la melodia. Di certo scarto gli arrangiamenti. Ripeto:
solo a livello strutturale dell'opera d'arte.
De André diceva che una canzone senza l'arrangiamento è come una
bella donna senza una gonna larga: se le gambe sono storte te ne
accorgi subito.

> A quel punto, o si può prescindere indifferentemente da UNO dei due aspetti
> fondamentali (testo o musica)... o non si può prescindere da nessuno dei
> due.
> In entrambi i casi, il Baglioni degli anni '70 ha tutto il diritto di essere
> considerato un MAESTRO della canzone d'Autore

No, e qui mi riallaccio al calcolo matematico sulle 68 canzoni da te
fatto prima. E' una questione di scopo o finalità artistica, non di
chi fruisce, come prima, ma di chi crea.
Se scrivi per scopi *artistici* - nel senso meno frivolo possibile -,
di discernimento o urgenza interiore e assolutamente senza andare
incontro al fruitore, che poi implica anche forti interessi economici
nel caso della canzone, è un conto.
Se - come, ancora, ha detto Baglioni - si scrive per andare
incontro al gusto del pubblico beh, è un altro paio di maniche.
Baglioni negli anni Settanta in diverse occasioni ha tolto il freno a
quello che lui, secondo le parole di Alberta, ha definito "retroterra
culturale" e "frustrazioni". E sono episodi riconoscibilissimi,
come "Nel sole, nel sale, nel sud" o "Lampada Osram". Però
rimangono sporadici, anche nell'incedere del dettato poetico: è un
affastellamento di immagini, da quello che poi, da Oltre in poi,
dimostrerà probabilmente di essere il miglior cantautore a descrivere
una diacronia di eventi tramite delle immagini. Non c'era ancora
l'artista che tramite un sistema progettuale evidenziava una poetica
ben definita, che cucisse il suo sistema di codifica per veicolare
l'urgenza del suo messaggio.
A detta sua, non voleva proprio farlo, forse per non rischiare di non
essere compreso dai più.
Infatti Oltre è la perfetta catarsi a tutto questo. Più penso
all'intervista che ha nominato Alberta e più mi è chiaro il quadro
e il percorso artistico di Baglioni.

> Ok, mandamela! :o)
> A proposito: la canzone di quel Manfredi (sbaglio?) di cui parlavi... mica
> sono riuscito a scaricarla! :o((

mmm strano ma nemmeno a questo link col destro e Salva con nome?

http://www.maxmanfredi.com/index.php?page=Radioscrigno

vabbè, provo a mandarti Delgadillo e Il regno delle fate tramite mail

> >Il fatto che non te ne freghi è importante e, ovviamente, legittimo.
> >Ma è anche importante comprendere che tra "Canzone delle domande
> >consuete" e "Non arrossire" c'è una diversità decisiva. La
> >prima è una canzone d'autore. La seconda no.
>
> E' qui che non riesco a seguirti.
> CHI decide, in maniera così tassativa, qual è una canzone d'Autore, e quale
> no?

In effetti è una precisa circostanza storica. L'autore
dell'espressione è Enrico De Angelis, l'attuale direttore
artistico del Premio Tenco. Lo scrisse in un articolo della fine degli
anni Sessanta sul giornale - mi pare - "L'Arena", chiaramente
di Verona :-)
Nell'articolo, l'altra idea era "canzone d'arte" e voleva
descrivere quella che, non a caso, i francesi chiamano "Chanson à
texte" - sempre più pratici degli italiani i francesi ;-))
In quel periodo c'era un fermento per quelli che facevano arte
diversa rispetto ai "sanremesi ufficiali". Il termine "Canzone
d'Autore" si riferiva alla produzione che dava maggiore attenzione
al testo e voleva valorizzare quegli artisti che lamentavano di essere
snobati - vedi come si capovolgono le cose nella storia senza caccia
alle streghe? ;-) - dai media e dagli appuntamenti ufficiali come,
appunto, San Remo.
Infatti i creatori del Tenco, tra i quali il principale era Amilcare
Rambaldi, scomparso nel '95, decisero di ideare il Premio Tenco in
modo da dare un palcoscenico alternativo a Festival, sicuramente spinti
in un clima tagliente dopo la morte di Tenco stesso. Per inciso:
l'anno dopo la morte di Tenco fu proprio uno di quei cantautori
bistrattati dai media a vincere il Festival di San Remo: Endrigo con
"Canzone per te": uno di quelli, assieme e Paoli e altri, premiati
nella prima edizione del Tenco, quando riuscirono a farla, nel '72.
Il giorno dopo il successo di Endrigo al Festival nel '68, De André,
in un articolo su un quotidiano di Genova scrisse:

"Endrigo è un autore fra i pochissimi veramente seri, preparati,
convinti di quello che fanno. [...] Un autore che non ha mai voluto
scendere a compromessi con la propria *coscienza di artista*,
rifiutandosi sempre ai facili leoncini commerciali, anche a costo di
aspettare anni che la gente si accorgesse di lui. E' così che si è
poeti anche scrivendo canzoni"

Più che una "parrocchietta", quindi, come la definiva Baglioni,
per anni nell'immaginario di molti ci fu la certezza che la
"canzone d'autore" dovesse avere delle caratteristiche precise.
Tenco, con le sue convinzioni sulla canzone, sul fatto che il testo
fosse una condicio sine qua non per avere una canzone d'autore e
della sua assoluta refrattarietà a piegarsi alle leggi del mercato -
e basti leggere una qualsiasi biografia della sua vita per saperlo -
non poteva essere che il nome al quale affiancare il Premio che
intendeva celebrare la canzone d'autore.
Deus ex machina di tutto fu Amilcare Rambaldi.

Insomma, senza allungarla troppo, l'espressione di De Angelis,
"canzone d'autore", negli anni Settanta intendeva una cosa
precisa e perfettamente chiara agli addetti ai lavori.
E' chiaro che Baglioni si chiamasse precisamente e coscientemente
fuori nel '78 proprio dalla canzone d'autore per come il termine
era esattamente conosciuto.


> Qui, inprovvisamente, riscopri un oggettivismo insindacabile che,
> davvero, mi pare fuori luogo.

mmm. beh, spero di essermi chiarito a sufficienza :-)


> >Ancora: non è possibile avere una idea diversa su cosa sia "canzone
> >d'autore", né da parte di Baglioni né da parte di Giamburrasca;
> >non è possibile avere una idea diversa su cosa sia "acqua".
>
> Ma, non è affatto vero!
> Non esiste una denominazione di origine controllata della canzone
> d'Autore!!!

Beh, in realtà sì. Magari TU non ne conoscevi l'esistenza ;-ppp

Però, ripeto, è relativo il tutto. Perché l'espressione "canzone
d'autore" sembra quasi da snob.
In una intervista della Brigata Lolli allo stesso De Angelis, per
esempio, si dice una cosa chiarissima e molto distensiva:

il link è http://www.bielle.org/Interviste/2005/DeAsuTenco_int.htm

<<Fra i nomi ci sono Modugno, De André, Paoli, Pagani, Bindi, Lauzi,
Dalla eccetera, ma poi ci trovo Tony Renis, Celentano, Memo Remigi e
Battisti che trovo anche piacevole e bravo, ma secondo me è un'altra
cosa dalla Canzone d'Autore. Così dico che se si invita Battisti
esco io>>

Il che secondo me esprime una estrema coerenza. Era il tempo dei
partire e Battisti avrebbe fatto molto comodo come pubblicità. Però
non ha scritto un testo che sia uno e va decisamente incontro alle
esigenze del pubblico.

Allora Canzone d'Autore è ovviamente imprecisa come espressione,
Perché Battisti ERA autore delle sue canzoni. Però non scriveva un
testo, e allora no, mi spiace. In effetti poi Battisti non è che si
strappasse le vesti per questo e faceva - per il suo modo di vedere,
evidentemente - pure bene.

Sarò lungo, ma voglio riportare anche un passo della intervista che
parla della questione politica:

<<Il 1975 fu l'anno che aprì alla canzone dichiaratamente politica, al
Nuovo Canzoniere italiano, a Michele Straniero, Giovanna Marini e Paolo
Pietrangeli. Però se da una parte abbiamo fatto questo lavoro con
Amilcare - che era in fondo un po' un conservatore - dall'altra
negli anni '70 abbiamo cominciato ad essere attaccati dalla sinistra
- dagli autonomi - ma solo perché il teatro aveva le poltrone di
velluto rosso. Noi che avevamo conquistato questo teatro di 2000 posti,
che non ci pareva vero di poter portare i cantautori in un posto con
un'acustica decente, venivamo contestati perché c'era un biglietto
d'ingresso, che peraltro era bassissimo. Per un paio d'anni ci sono
stati anche disordini, scontri, la polizia eccetera. Erano d'altra
parte gli anni in cui si contestavano De Gregori e De André. Poi ci
sono stati alcuni cantautori che dal palco sono riusciti un po' a
calmare gli animi. Ricordo Ivan Graziani - bravissimo - e
Branduardi, che a quel tempo era sconosciuto, ma in quel momento si
presentava come un personaggio molto pacifico, sereno e con questa sua
dolcezza e questa sua calma ha detto qualcosa e ha cantato riuscendo a
placare tutti>>

> Ma l'armonia "serva dell'orazione" monteverdiana era un tantino diversa
> dall'armonia gucciniana o deandreiana, direi...

Non volevo dire questo. Mi riferivo all'annoso dibattito tra
importanza del testo e della musica. Per il resto la vicinanza
artistica tra Guccini e Monteverdi è la stessa che c'è tra Renoir e
Senna.

> Se Monteverdi ascoltasse le canzoni di Guccini... temo che avrebbe un
> mancamento... :o)))

Non credo, perché Senna non credo che Senna no ebbe con Renoir; non
credo nemmeno per il contrario; non credo che Guccini abbia mai avuto
un mancamento ascoltando un madrigale di Monteverdi :-))
(Magari per la bruttezza dei testi del Tasso, ma questo diciamolo
sottovoce e parenteticamente)

> >Guarda che penso anche io che, pure in una canzone d'autore, più
> >bella è la musica e più aumenta la valenza artistica.
>
> Sì, ma tu pensi anche che, se la musica fa schifo... peccato, ma si è sempre
> in presenza di una canzone d'autore.
> Forse è vero: ma si tratta di una canzone d'Autore... BRUTTA!

Ti sorprenderà la cosa, ma sono perfettamente d'accordo con te.
Magari - come hai ricordato ad Alberta - non ti sorprende che le
persone possano essere d'accordo con te ;-) però in più aggiungo
che la tua mi sembra una osservazione abbastanza pleonastica.
Perché dovrei dire che non è brutta una canzone d'autore con una
musica inascoltabile?

ciao ciao

Paolo

Paolo Talanca

unread,
Nov 19, 2006, 6:33:32 PM11/19/06
to

Paolo Talanca ha scritto:

> vabbè, provo a mandarti Delgadillo e Il regno delle fate tramite mail

Ti ho mandato le due canzoni a un indirizzo tuo che avevo di @libero.
Ce l'hai ancora?
Comunque, non me le faceva inviare così ho dovuto mandarti le canzoni
con un bitrate bassissimo.
Si sentono da schifo ma meglio di niente :-)

aspetto commenti

ciao ciao

Paolo

ale

unread,
Nov 20, 2006, 2:32:49 AM11/20/06
to

"Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:1163979212.4...@h54g2000cwb.googlegroups.com...

Paolo Talanca ha scritto:

>> vabbč, provo a mandarti Delgadillo e Il regno delle fate tramite mail

>Ti ho mandato le due canzoni a un indirizzo tuo che avevo di @libero.
>Ce l'hai ancora?

No.
O, almeno, non le scarico piů: avendo fastweb, non č possibile, se non
utilizzando programmini di "sblocco" che, poi, funzionano una volta sě e tre
no.
Se puoi, rimandamele a: ale...@fastwebnet.it
Grazie. :o)
Per il resto... ci risentiamo appena ho tempo!
Ciao.
Ale

Paolo Talanca

unread,
Nov 20, 2006, 5:04:39 AM11/20/06
to

ale ha scritto:

> Se puoi, rimandamele a: ale...@fastwebnet.it

Fatto :-)

a presto

Paolo

Dory

unread,
Nov 20, 2006, 7:18:50 AM11/20/06
to

ale...@fastwebnet.it


Sicurosicurosicuro?


ale

unread,
Nov 20, 2006, 8:05:50 AM11/20/06
to

"Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:1163970739.4...@j44g2000cwa.googlegroups.com...
ale ha scritto:

>Non и un parere personale. Solo che spesso tu "rilevi" solo ciт


>che ti fa comodo ;-))
>Se io dico, riferendomi a Baglioni: "Io penso che nelle sue corde,
>soprattutto negli anni Settanta, ci fosse di scrivere canzoni che
>andavano incontro al gusto del pubblico" e poi vengo a sapere che lo
>stesso Baglioni aveva detto: "Se canto certe cose, e se certe cose le

>rivesto di una certa piacevolezza musicale, и perchй io ho interesse


>a che le mie cose la gente le ascolti", io dico che c'avevo preso.

E io dico che non ci avevi preso per niente.
Le due frasi sono MOLTO diverse.
Scrivere cose "che vadano incontro al gusto del pubblico", significa
scrivere cose COMMERCIALI.
Impegnarsi nello scrivere cose BELLE (rivestite di piacevolezza musicale...
ih ih ih) perchй, se sono belle, probabilmente INTERESSERANNO il pubblico,
significa tutt'altra cosa.
Proprio, tutt'altra.
Ma giа ti vedo a scrivere che mi sto arrampicando sugli specchi... sigh... и
cosм difficile, farsi capire?!?


>>E ci risiamo :-))
Ma se a lui i cantautori non sono MAI interessati, come dice
>nell'intervista, mi spieghi cosa mai possa fregargliene di provocare
>- oggi - quelli che non hanno mai voluto metterlo tra di loro???

Ci risiamo, infatti.
Il problema NON E' nel fatto che i critici non lo includevano tra i
cantAutori della parrocchietta. E', invece, nel fatto che consideravano poco
meno che spazzatura le sue creazioni. Anche senza includerlo nella
parrocchietta... anche volendo dire: non и un cantAutore, ma una zebra...
potevano pure dire: perт, и una zebra che scrive cose belle.
O no?

>> Sintetizziamo come la vedo io:
>> 1-Claudio pensa, ed ha sempre pensato, che la stagione migliore della
>> musica

>> italiana "non classica", diciamo cosм, и quella degli anni '60... dei

>> Bindi,
>> degli Endrigo, dei Tenco,

>ROTOFLissimo, carpiato e capriolato. :-)))
>Ma scusa, qualche post fa ti misi un link ad una home page di un sito
>su Tenco, in cui si sentiva il cantautore dire - con la sua voce -
>queste parole:

>Ora mi dici che Baglioni secondo te aveva come modello Tenco.
>Io non ci capisco piщ niente :-)

Non capisci solo perchй vuoi leggere, nei miei scritti, quel che ti pare,
anzichй quello che ci scrivo io.
Dove hai letto che, per me, Baglioni considera Tenco un "modello"?
Peraltro, non lo escludo affatto. Ma non l'ho detto, nй scritto.
Secondo me, l'unico vero modello che Baglioni, agli inizi della sua
carriera, ha avuto, и proprio Battisti.
Io ti sto dicendo, invece, da diversi post, che Baglioni considera l'epoca
dei Bindi, dei Tenco, dei Paoli, degli Endrigo-Bakalov come un'epoca d'ORO,
e quella successiva, dei Guccini, De Gregori, Venditti, Bennato, De Andrй
"maturo", eccetera... NO.
Questo и quanto. Peraltro, coincide esattamente con quanto detto anche da
Claudio (la prima parte, esplicitamente... la seconda, implicita nella
prima... :o) ), per cui non vedo cosa ci sia da capire!

>Cioи, secondo me i tuoi ragionamenti sono ben allestiti.

Grazie! :op

>E' un
>quadro perfetto il tuo. Solo che - concedimi - *storicamente* non
>devi aver ben presente il quadro ;-)

No, il problema и un altro, secondo me. Tu sei molto preparato sul quadro.
Ma non ti fermi molto a pensare se quel quadro che ALTRI hanno dipinto e che
tu hai studiato a perfezione, corrisponda alla realtа. Tu confondi...
meglio, FONDI... la realtа col quadro.
Non voglio dire che, dopo un'analisi di questo tipo, tu non possa concludere
che, sм, quel quadro corrisponde benissimo alla realtа. Ma questa analisi,
tu, mi sembra non abbia voglia di farla. Fattelo tu, il tuo quadro, Paolй...
Certo, i "riferimenti storici" sono quelli... ma parti SOLO da quelli, e
prova ad elaborare autonomamente.... vediamo che ne esce fuori! :o))

>Anche perchй, Tenco и una delle figure piщ importanti per la canzone


>d'autore, anche per il Premio dedicatogli.

SIGH... ci risiamo, col quadro fatto da altri...

>> "Canzone quasi d'amore" и un gioiello stupendo.


>> Ma non mi sembra proprio dica quel che dici tu.

>Beh, non mi sognerei di fare l'analisi di "Canzone quasi

>d'amore" in due righe, perт, acciderbolina :-)), e che dice? Ora
>sono curioso :-)

Beh, basta leggerla.
A proposito, invito gli IFMBers a leggerlo, questo testo, e, anche, se
possibile, ad ascoltarla, questa canzone. E' molto bella, secondo me.

CANZONE QUASI D'AMORE

Non starт piщ a cercare parole che non trovo
per dirti cose vecchie con il vestito nuovo,
per raccontarti il vuoto che, al solito, ho di dentro
e partorire il topo vivendo sui ricordi, giocando coi miei giorni, col
tempo...

O forse vuoi che dica che ho i capelli piщ corti
o che per le mie navi son quasi chiusi i porti;
io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi,
non voglio menar vanto di me o della mia vita costretta come dita dei
piedi...

Queste cose le sai perchи siam tutti uguali
e moriamo ogni giorno dei medesimi mali,
perchи siam tutti soli ed и nostro destino
tentare goffi voli d' azione o di parola,
volando come vola il tacchino...

Non posso farci niente e tu puoi fare meno,
sono vecchio d' orgoglio, mi commuove il tuo seno
e di questa parola io quasi mi vergogno,
ma c'и una vita sola, non ne sprechiamo niente in tributi alla gente o al
sogno...

Le sere sono uguali, ma ogni sera и diversa
e quasi non ti accorgi dell' energia dispersa
a ricercare i visi che ti han dimenticato
vestendo abiti lisi, buoni ad ogni evenienza, inseguendo la scienza o il
peccato...

Tutto questo lo sai e sai dove comincia
la grazia o il tedio a morte del vivere in provincia
perchи siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni
e abbiam gli stessi mali, siamo vigliacchi e fieri,
saggi, falsi, sinceri... coglioni!

Ma dove te ne andrai? Ma dove sei giа andata?
Ti dono, se vorrai, questa noia giа usata:
tienila in mia memoria, ma non и un capitale,
ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto, che la noia di un altro non
vale...

D' altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni
e pago la mia casa, pago le mie illusioni,
fingo d' aver capito che vivere и incontrarsi,
aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare,
bere, leggere, amare... grattarsi!

>> In ogni caso, se dici di vedere che Guccini tratta il tema amoroso in
>> modo

>> piщ "filosofico" di Claudio...credo proprio tu debba mettere gli
>> occhiali!
>> :o))
>> Tamburi lontani и la canzone d'amore piщ filosofica che io abbia mai
>> ascoltato.

>A parte che tu parli di una canzone della Trilogia.

Embи?
Su questo, non ci piove: il Baglioni anni '70 NON affrontava il tema amoroso
da un punto di vista filosofico. Mai detto questo, del resto. Confondi
sempre i piani della discussione, tu! :opp

>Poi le canzoni
>stanno lм a testimoniarlo: Guccini tratta l'amore in modo *solo*


>filosofico-esistenziale, per ricordi e impressioni che hanno un
>riscontro col vissuto di tutti i giorni e con le angosce quotidiane -

>"Inutile", per esempio, ne и un esempio apicale. In Guccini non
>c'и una sola canzone d'amore che non sia riconducibile a questo
>approccio,

Vero. Invece, in Claudio c'и di tutto. L'amore, essendo, peraltro, uno dei
suoi temi preferiti, и scandagliato da tutti i punti di vista.
Quello "filosofico" и appannaggio della produzione post 1990, senza dubbio.
Ma, anche in questo periodo, c'и pure MOLTO altro.
Questo non fa sм, perт,che Guccini possa essere considerato piщ "filosofico"
di Baglioni, non ti pare?


>Baglioni, tranne che per poche eccezioni - *tutte*, poi, contenute
>nella Trilogia tranne, forse e nemmeno completamente, "Quante

>volte" -, non fa niente di tutto questo, rimanendo piщ sulla


>situazione perfettamente contingente, attuale e, come dice bene
>Alberta, romantico-estetizzanti, sfruttando la molla del
>rispecchiamento e dello struggimento,

Non tutte nella trilogia, perchй anche Quei due и piuttosto filosofica,
direi.
Diciamo TUTTE da Oltre in poi, che и meglio.
Quelle che tu chiami POCHE ECCEZIONI, perт, sono DIVERSE canzoni, in realtа.

>anche e soprattutto perchй -


>ancora, come ha detto lo stesso Baglioni - gli premeva arrivare a

>tutti e in maniera pressochй immediata. Cosм lo faceva tramite
>l'emozione sentimentale.

Negli anni '70.
Ok. Questo mi pare pacifico, ormai.


>> Ma, il pecorino, chi lo porta? :o)))

>Io porterт il *mio* - nel senso che l'ho fatto io - Montepulciano
>d'Abruzzo. Roma и vicina per te, se volete venire tu e tua moglie a


>fare un bel brindisi, ne sarei onorato ;-)

Grazie, amico mio...
Perт, non mi pare periodo per concerti gucciniani, questo... Se il vedere
bandiere rosse, di solito, mi infastidisce... OGGI, con questa splendida
finanziaria in cantiere, vedere bandiere rosse potrebbe farmi l'effetto che
il rosso fa ad un toro... :o)))


>> Prendi Jachia, per esempio. E' uno dei

>> piщ autorevoli in Italia. E' un uomo decisamente di sinistra, perт и
>> uno che ha saputo riconoscere la grandiositа di Oltre.

>> E' quel "perт", che mi inquieta.

>Ma chi, come me, non fa nessuna caccia alle streghe non trova nessun

>motivo per meravigliarsi. Il "perт" in questo caso ha tutta la
>funzione di confutare il presupposto dal quale и nato il thread, visto


>che poi, a dirla tutta, ad essere contestati per primi in Italia in
>quel periodo erano proprio i cantautori, dalla sinistra
>extraparlamentare. E non erano solo recensioni negative, ma pistole
>puntate contro e bottiglie buttate sul palco :-((

Sм, ma chi tirava bottiglie sui palchi non scriveva, di solito, sui
giornali.
Cmq, io non ho detto che mi meraviglio: ho detto che mi "inquieto".
Finchй devo leggere che uno E' DECISAMENTE DI SINISTRA, PERO' RICONOSCE LA
GRANDIOSITA' DI OLTRE...
Sai che ti dico? Questa frase potrebbe essere letta cosм: Jachia и di
sinistra, perт ha saputo riconoscere Oltre... Ossia: non tutti quelli di
sinistra sono poi cosм totalmente ottusi... :opppp
Ciao.
Ale

ale

unread,
Nov 20, 2006, 8:06:24 AM11/20/06
to

"Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:1164017079....@m73g2000cwd.googlegroups.com...

>
> ale ha scritto:
>
>> Se puoi, rimandamele a: ale...@fastwebnet.it
>
> Fatto :-)

Arrivate, grazie. :O)
Ciao.
Ale


Paolo Talanca

unread,
Nov 20, 2006, 9:49:04 AM11/20/06
to

ale ha scritto:

> E io dico che non ci avevi preso per niente.

> [...]
> Ma già ti vedo a scrivere che mi sto arrampicando sugli specchi...

Hai risparmiato al mio modem l'invio di una certa quantità di bit :-))
Lassamo pèrde' va ;-)

> Ci risiamo, infatti.
> Il problema NON E' nel fatto che i critici non lo includevano tra i
> cantAutori della parrocchietta. E', invece, nel fatto che consideravano poco
> meno che spazzatura le sue creazioni. Anche senza includerlo nella

> parrocchietta... anche volendo dire: non è un cantAutore, ma una zebra...
> potevano pure dire: però, è una zebra che scrive cose belle.
> O no?

Se fosse stato così sì. Ma prendi l'esempio di De Angelis: Battisti
non rientrava in certi canoni; ci può stare, anche se lui riconosceva
dei meriti a Battsiti, come ha detto. Per Baglioni era la stessa cosa.
Per De Angelis la zebra Battisti scriveva cose - commericali - ma
belle. Non ha mai avuto nessun problema a dirlo.
Non verrai a dirmi che erano tutti come Pintor, che sparava a zero su
Cocciante, Baglioni e Guccini perché soggetti ostici alla rivoluzione
proletaria.

> Non capisci solo perché vuoi leggere, nei miei scritti, quel che ti pare,
> anziché quello che ci scrivo io.

Quindi se tu dici: "La stagione migliore del calcio italiano è quella
dei Zola, dei Baggio, dei Signori", io devo suppore anche la
possibilità che per te Baggio non fosse un grande calciatore?
Devo dire che la "colpa" non è solo di chi ti interpreta male, in
questo caso :-))

> Tu sei molto preparato sul quadro.
> Ma non ti fermi molto a pensare se quel quadro che ALTRI hanno dipinto e che

> tu hai studiato a perfezione, corrisponda alla realtà. Tu confondi...

eheh, ci sta questo giochetto :-)
Ci sono anche abituato ;-) Dopo un buon quintale di bit tu
sistematicamente mi dici che faccio confusione o che mi baso solo sulla
teoria. Peraltro adesso, se non vado errato, mi accusi di fare teoria
su dei fatti storici. E' un po' curioso e comunque hai l'esclusiva
circa la visione "ingenua" della mia persona ;-)
Intendiamoci: anche il fatto di accusarmi di confusione è una tua
prerogativa.
Comunque, stai certo che il quadro l'ho fatto io, ascoltando o leggendo
testimonianze e appassionandomi al periodo, fondamentale anche per il
lavoro che dovrebbe in teoria darmi da vivere. Puoi dormire sogni
tranquilli circa la mia potenziale facilità ad essere "infinocchiato"
o "indottrinato" a dovere - soprattutto dagli spietati bolscevichi
della storia, che dalla fine della seconda guerra mondiale hanno in
mano la cultura :-))

E' vero che stai tranquillo? :-)

> Beh, basta leggerla (Canzone quasi d'amore).

Ah, quindi delle due l'una:

1 - Non l'ho mai letta

2 - L'ho letta e, anche se sembra assurdo - visto che "basta leggerla"
-, non l'ho capita.

Dato che mi pare sia pacifico escludere la prima, optiamo per la
seconda.
Bene allora, invece di limitarti a riportarla, perché non me la
spieghi? :-)

> Vero. Invece, in Claudio c'è di tutto. L'amore, essendo, peraltro, uno dei
> suoi temi preferiti, è scandagliato da tutti i punti di vista.
> Quello "filosofico" è appannaggio della produzione post 1990, senza dubbio.
> Ma, anche in questo periodo, c'è pure MOLTO altro.
> Questo non fa sì, però,che Guccini possa essere considerato più "filosofico"


> di Baglioni, non ti pare?

No, non mi pre, perché da Oltre in poi è un altro discorso, l'ho
detto in tutte le salse.
Questo concetto del "più filosofico" è partito dal raffronto di
Alberta tra lo <<scrivere di amore in termini che a lungo furono


romantico-estetizzanti e con un linguaggio almeno apparentemente terra

terra (mai le pur numerose canzoni d'amore di un Guccini)>> Riferendosi
decisamente al Baglioni dei Settanta.
Mi accusi di capirci quello che mi pare in quel che scrivi, però anche
tu dovresto darti un po' più da fare, no? ;-))

> Non tutte nella trilogia, perché anche Quei due è piuttosto filosofica,
> direi.

E' verissimo. In "Sono io" ci sono due sicuri capolavori, ma ho paura
che anche in questo abbia ripreso il trend dei Settanta. Non è una
bestemmia poi ipotizzare "Quei due" come brano composto in pieno
periodo della Trilogia e poi, per un motivo o per un altro, scartato.
Filologicamente, ci si potrebbe interessare a dei "aghi di pino al
vento" e altre cosette che sono espressioni contenute nel "materiale"
dei Novanta, mi pare nel Viaggiatore, se non sbaglio. Molto fu detto in
merito su questo NG. Ma è un altro discorso.

> Cmq, io non ho detto che mi meraviglio: ho detto che mi "inquieto".

> Finché devo leggere che uno E' DECISAMENTE DI SINISTRA, PERO' RICONOSCE LA
> GRANDIOSITA' DI OLTRE...

eh, ma finché tu accusi TUTTI i critici di sinistra di essere
anti-baglioni per partito preso...
;-)

> Sai che ti dico? Questa frase potrebbe essere letta così: Jachia è di
> sinistra, però ha saputo riconoscere Oltre... Ossia: non tutti quelli di
> sinistra sono poi così totalmente ottusi... :opppp

Sai che ti dico io? Io l'avevo pensta così: Jachia è di sinistra,
però ha saputo riconoscere Oltre... Ossia: è ovvio e inopinabile che
quando un critico sa fare il suo mestiere e Baglioni fa cose come Oltre
non c'entra essere di sinistra o "da una parte o dall'altra"; lo dico
perché è il contrario che viene fuori da questo thread, PERO' questo
non è vero.

ciao ciao

Paolo

Paolo Talanca

unread,
Nov 20, 2006, 10:00:49 AM11/20/06
to

Paolo Talanca ha scritto:

> In "Sono io" ci sono due sicuri capolavori, ma ho paura
> che anche in questo abbia ripreso il trend dei Settanta. Non è una
> bestemmia poi ipotizzare "Quei due" come brano composto in pieno
> periodo della Trilogia e poi, per un motivo o per un altro, scartato.
> Filologicamente, ci si potrebbe interessare a dei "aghi di pino al
> vento" e altre cosette che sono espressioni contenute nel "materiale"
> dei Novanta, mi pare nel Viaggiatore, se non sbaglio. Molto fu detto in
> merito su questo NG. Ma è un altro discorso.

Appunto fondamentale: è "un altro discorso" l'effettiva veridicità
del fatto che Baglioni abbia scritto "Quei due" degli anni Novanta,
perché non è questa la discussione per occuparsene.
MA, se fosse vero, ed è molto probabile, sarebbe una bella prova a
favore dell'unicità di *intenzioni artistiche* tra la Trilogia e il
resto. Basta raffrontare "Quei due" con le atre canzoni d'amore di
"Sono io": "Mai più come te", "Tienimi con te", "Tutto in un
abbraccio".
E' persino imbarazzante la differenza

ciao ciao

Paolo

ale

unread,
Nov 20, 2006, 10:08:41 AM11/20/06
to

"Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:1163977097.0...@m7g2000cwm.googlegroups.com...

ale ha scritto:

>> Perché "attualizzare" qualcosa nel periodo in cui si vive è il contrario
>> dell'Arte.
>> L'Arte non attualizza, semmai... ETERNIZZA, se mi passi il neologismo.

>Rimane tra i pareri personali, però a me "dispiace" che il
>concetto romantico-idealista dell'arte la faccia da padrone tra chi
>ha a che fare con essa. Perché non sei il solo che ragiona in questi
>termini.

Toh... per una volta, almeno, non sono solo... :o)))

>Per me l'arte non è un "eternizzatore" o un semplice
>"sublimante" nel tempo di un pensiero o di un concetto. L'arte è
>la codifica attraverso la quale un pensiero si trasmette dalla mente
>dell'artista a quella del fruitore.

Senz'altro, è ANCHE questo.
Il problema è che laddove l'arte sia CONTINGENTE, cioè legata a doppio filo
alla realtà nella quale nasce...tale arte non avrà la capacità di superare
gli steccati del tempo. Morirà, in sostanza, col tempo nel quale è nata, o,
al massimo, rimarrà con puro valore di testimonianza. Per me, l'arte è
ALTRO: è per questo che il giudizio su di un artista espresso dai suoi
contemporanei è sempre da prendere con le molle.
Per me, un'opera d'arte del '600 è tale NON perché mi testimonia di COME si
eseguissero le opere d'arte al tempo, e di Cosa si pensasse al tempo... ma
perché mi EMOZIONA oggi, 400 anni più tardi.


>Se si tiene presente il livello *artistico* della cosa, nessuno si è
>mai lamentato, perché è ovvio che Morandi non volesse essere messo
>tra i cantautori.

Per Morandi, è ovvio. per Bindi, lo è meno.
Ma tu continui a fare il distinguo tra chi era incluso nella parrocchietta e
chi ne era escluso... mentre io segno la demarcazione tra chi era APPREZZATO
e chi DISPREZZATO. Il fatto che gli APPREZZATI fossero TUTTI nella
parrocchietta, secondo me, non è *affatto* casuale: ma la soluzione non
sarebbe stata quella di includere nella parrocchietta anche chi ne era
escluso!

>> No, la domanda è un altra: CHI TE LO HA DETTO, che lui si lamentava?
>> Hai qualche intervista degli anni '70, in cui c'è una lamentela di
>> Claudio
>> sul tema? Io non ne ho mai lette, sinceramente.

>Ora sta a vedere che tutti gli altri si lamentavano e rimanevano
>inascoltati, tranne Baglioni, che non si lamentava. Capovolgi il quadro
>ad ogni pie' sospinto? ;-ppp

No, sei tu che, mentre guardi il quadro (il MIO quadro :opp) fai le
piroette, per cui una volta lo vedi al dritto, un'altra al rovescio! :opp
E' esatto: si lamentavano in tanti, ma NON Baglioni.
Ma anche quelli che si lamentavano, in genere, NON lo facevano perché non
inclusi nella parrocchietta... ma chettelodicoaffà... l'ho già scritto venti
volte, e tu insisti sempre sullo stesso punto!!

>> Sono d'accordo.
>> Lo sono meno sul fatto che possa tranquillamente prescindere da una
>> melodia
>> valida, da un arrangiamento valido, da una armonizzazione valida.

>Io terrei solo la melodia. Di certo scarto gli arrangiamenti. Ripeto:
>solo a livello strutturale dell'opera d'arte.

Sbagli.
Eliminare gli arrangiamenti da una canzone è come eliminare le
orchestrazioni da una sinfonia: restano i temi, e la struttura armonica.
Basta? Non direi... Anche se è vero che la parte "scolastica" è proprio
negli arrangiamenti e nelle orchestrazioni, in cui, spesso, c'è MENO di
genio artistico, e più di "tecnica".

>De André diceva che una canzone senza l'arrangiamento è come una
>bella donna senza una gonna larga: se le gambe sono storte te ne
>accorgi subito.

:o)
Bella immagine, che condivido.


>Se scrivi per scopi *artistici* - nel senso meno frivolo possibile -,
>di discernimento o urgenza interiore e assolutamente senza andare
>incontro al fruitore, che poi implica anche forti interessi economici
>nel caso della canzone, è un conto.
>Se - come, ancora, ha detto Baglioni - si scrive per andare
>incontro al gusto del pubblico beh, è un altro paio di maniche.

Vedo che non ti limiti ad "interpretare" a modo tuo quello che scrivo io: lo
fai anche ocn quello che dice Baglioni! :opp
Mi rimangio allora quello che ho scritto nell'altro post sul fatto che non
ti crei un quadro tuo... ne crei pure troppi, di quadri! :oppp

>Baglioni negli anni Settanta in diverse occasioni ha tolto il freno a
>quello che lui, secondo le parole di Alberta, ha definito "retroterra
>culturale" e "frustrazioni". E sono episodi riconoscibilissimi,
>come "Nel sole, nel sale, nel sud" o "Lampada Osram". Però
>rimangono sporadici, anche nell'incedere del dettato poetico:

Niente affatto. Lampada Osram non è un "caso sporadico". E, allora, Loro son
là, cos'è? E Giorni di neve? E Ancora la pioggia cadrà?
A me sembra che questi casi sporadici siano piuttosto frequenti... :op


>è un
>affastellamento di immagini, da quello che poi, da Oltre in poi,
>dimostrerà probabilmente di essere il miglior cantautore a descrivere
>una diacronia di eventi tramite delle immagini. Non c'era ancora
>l'artista che tramite un sistema progettuale evidenziava una poetica
>ben definita,

Questo è verissimo.
Ossia: quell'artista c'è, ma non ha, ovviamente, ancora ragigunto la piena
maturità. Mi sembra anche logico, visto che negli anni '70 lui era nella
decade della "ventina"... :o))

>A detta sua, non voleva proprio farlo, forse per non rischiare di non
> essere compreso dai più.

No, questo è a detta TUA, non SUA.

>Infatti Oltre è la perfetta catarsi a tutto questo.

Oltre non è la catarsi di tutto questo. Già con Strada Facendo la poetica
baglioniana appare chiarissimamente definita ed organizzata.
Oltre è un disco di svolta, ma non di svolta rispetto agli anni '70... in
mezzo c'è un altro decennio, e due album, SF e LVE'A, poeticamente
straordinari.

>> CHI decide, in maniera così tassativa, qual è una canzone d'Autore, e
>> quale
>> no?

>In effetti è una precisa circostanza storica. L'autore
>dell'espressione è Enrico De Angelis, l'attuale direttore
>artistico del Premio Tenco. Lo scrisse in un articolo della fine degli
>anni Sessanta sul giornale - mi pare - "L'Arena", chiaramente
>di Verona :-)
>Nell'articolo, l'altra idea era "canzone d'arte" e voleva
>descrivere quella che, non a caso, i francesi chiamano "Chanson à
>texte" - sempre più pratici degli italiani i francesi ;-))
>In quel periodo c'era un fermento per quelli che facevano arte
>diversa rispetto ai "sanremesi ufficiali". Il termine "Canzone
>d'Autore" si riferiva alla produzione che dava maggiore attenzione
>al testo e voleva valorizzare quegli artisti che lamentavano di essere
>snobati - vedi come si capovolgono le cose nella storia senza caccia
>alle streghe? ;-) - dai media e dagli appuntamenti ufficiali come,
>appunto, San Remo.

A me sembra non si capovolga assolutamente niente.
Quegli artisti erano "snobbati" negli anni '60? Ancor di più lo saranno
negli anni '70, quando, a dire il vero, scompariranno del tutto dalla scena,
o quasi.
Baglioni è un caso assolutamente "sui generis", ma, se proprio vogliamo
infilarlo in un filone, sta assai meglio in quello degli artisti snobbati di
cui parlava de Angelis, che non in quello dei Catautori degli anni '70.

>Infatti i creatori del Tenco, tra i quali il principale era Amilcare
>Rambaldi, scomparso nel '95, decisero di ideare il Premio Tenco in
>modo da dare un palcoscenico alternativo a Festival, sicuramente spinti
>in un clima tagliente dopo la morte di Tenco stesso. Per inciso:
>l'anno dopo la morte di Tenco fu proprio uno di quei cantautori
>bistrattati dai media a vincere il Festival di San Remo: Endrigo con
>"Canzone per te":

Ma guarda!
:oP
E tu dici che si rovesciano le posizioni? :oppp

>Più che una "parrocchietta", quindi, come la definiva Baglioni,
>per anni nell'immaginario di molti ci fu la certezza che la
>"canzone d'autore" dovesse avere delle caratteristiche precise.

Rotfl... bel minestrone!! :o)

>E' chiaro che Baglioni si chiamasse precisamente e coscientemente
>fuori nel '78 proprio dalla canzone d'autore per come il termine
>era esattamente conosciuto.

Veramente, Baglioni si tirava fuori dalla parrocchietta. E nessuno voleva
includercelo, peraltro.


>> Non esiste una denominazione di origine controllata della canzone
>> d'Autore!!!

>Beh, in realtà sì. Magari TU non ne conoscevi l'esistenza ;-ppp

Senz'altro, non conoscevo l'articolo di de Angelis dal quale è tratto il
termine, e grazie per avermene parlato.
La cosa non mi pare proprio sposti i termini della discussione, però.


<<Fra i nomi ci sono Modugno, De André, Paoli, Pagani, Bindi, Lauzi,
>Dalla eccetera, ma poi ci trovo Tony Renis, Celentano, Memo Remigi e
>Battisti che trovo anche piacevole e bravo, ma secondo me è un'altra
>cosa dalla Canzone d'Autore. Così dico che se si invita Battisti
>esco io>>

Mammamia... Altro che parrocchietta!! Bravo Claudio, che se ne è tenuto
SAGGIAMENTE fuori... era astuto già da giovane, il ragazzo! :o))

>Il che secondo me esprime una estrema coerenza. Era il tempo dei
>partire e Battisti avrebbe fatto molto comodo come pubblicità.

Pubblicità? ORRORE!! :o)

>Però
>non ha scritto un testo che sia uno e va decisamente incontro alle
>esigenze del pubblico.

Mmmhhh... Che non abbia scritto neanche un testo, è vero. Che vada incontro
alle esigenze del pubblico... Mah... battisti, come baglioni, le esigenze
del pubblico le creava, più che incontrarle.

>Allora Canzone d'Autore è ovviamente imprecisa come espressione,
>Perché Battisti ERA autore delle sue canzoni.

Parzialmente, perché scriveva solo la musica.
Fin qui, ci siamo.


>> Se Monteverdi ascoltasse le canzoni di Guccini... temo che avrebbe un
>> mancamento... :o)))

>Non credo, perché Senna non credo che Senna no ebbe con Renoir; non
>credo nemmeno per il contrario; non credo che Guccini abbia mai avuto
>un mancamento ascoltando un madrigale di Monteverdi :-))

no, no... Monteverdi ne avrebbe uno ascoltando Guccini, e pensando che tu lo
hai citato in relazione alle "armonie" Gucciniane!!


>> Sì, ma tu pensi anche che, se la musica fa schifo... peccato, ma si è
>> sempre
>> in presenza di una canzone d'autore.
>> Forse è vero: ma si tratta di una canzone d'Autore... BRUTTA!

>Ti sorprenderà la cosa, ma sono perfettamente d'accordo con te.
>Magari - come hai ricordato ad Alberta - non ti sorprende che le
>persone possano essere d'accordo con te ;-) però in più aggiungo
>che la tua mi sembra una osservazione abbastanza pleonastica.
>Perché dovrei dire che non è brutta una canzone d'autore con una
>musica inascoltabile?

Perché, se così non fosse, dovresti trovare bruttissime la stragrande
maggioranza delle canzoni che, invece, di tanto in tanto mi citi come
bellissime. :opppp
Ciao.
Ale

Paolo Talanca

unread,
Nov 20, 2006, 12:29:49 PM11/20/06
to
ale ha scritto:

> Il problema è che laddove l'arte sia CONTINGENTE, cioè legata a doppio filo
> alla realtà nella quale nasce...tale arte non avrà la capacità di superare
> gli steccati del tempo. Morirà, in sostanza, col tempo nel quale è nata, o,
> al massimo, rimarrà con puro valore di testimonianza.

Il problema è invece che tu sei fazioso nei confronti dell'argomento
trattato ;-)
Il trattare argomenti legati alla contingenza non può essere una
condizione che faccia sì che quella stessa arte non superi il suo
tempo. Non avrebbe senso mettere dei paletti così fissi. Altrimenti,
per esempio, dovremmo buttare via buona parte della Divina Commedia. E,
suppongo, non ti verrebbe mai in mente di dire che, per esempio, il XV
del Paradiso resti solo una testimonianza sulla poca sobrietà della
Firenze del XIV secolo.
Ora, io non metto a confronto Dante con De André, certo che no, anche
se nelle loro diverse arti - o meglio, per la percezione che abbiamo
noi delle loro arti, visto che non sappiamo con quale musica si
accompagnasse Dante - si può fare e non ci sarebbe nessuno a pronto
con la camicia di forza se lo facessimo.
E' il tuo discorso generale che non regge. O meglio, regge se mossa
da una tua personale idiosincrasia per l'argomento deandreiano :-)

> Per Morandi, è ovvio. per Bindi, lo è meno.

Bindi vinse il Tenco nel '75 ed è da tutti e tutt'ora ritenuto uno
dei protagonisti principali della "scuola genovese" - che poi
"scuola" non era, ma vabbè - e dello svecchiamento della vecchia
canzone italiana. Non scriveva testi - o, almeno, molte delle sue
canzoni più riuscite portavano la firma di altri per il testo - e
quindi è anche normale che lo si considerasse sotto un'altra ottica
prettamente artistica.
Il motivo dell'ostracismo è un altro è ben più tragico e ha poco a
che fare con l'arte, la destra, la sinistra o pseudo parrocchiette
varie.

> Ma tu continui a fare il distinguo tra chi era incluso nella parrocchietta e
> chi ne era escluso... mentre io segno la demarcazione tra chi era APPREZZATO
> e chi DISPREZZATO. Il fatto che gli APPREZZATI fossero TUTTI nella
> parrocchietta, secondo me, non è *affatto* casuale

Branduardi ti sembra un "parrocchiano"? Battiato ti sembra un
"parrocchiano"? Paolo Conte ti sembra un "parrocchiano"?Gaber
stesso, ti sembra un parrocchiano? Ti paiono tutti dei feroci comunisti
incalliti col Capitale sotto al braccio?
Ok, non è questione di inclusione o meno, è giusto, anche se
l'espressione è stata inventata per descrivere una precisa cosa.

Ma quelli che ho appena citato sono stati tutti apprezzati, premiati al
Tenco - la fantomatica parrocchia -, oppure accusati di fascismo,
dai Pintor e, recentemente, berlusconismo dai cretini; e poi
riconosciuti come artisti nell'ambito della canzone d'autore da chi
rifiutava i paraocchi.

Ah, questo quadro della parrocchietta: a Baglioni gli è venuto fuori
abbastanza male e in maniera superficiale e molto imprecisa e tu la
stai seguendo pedissequamente e cavalcando in modo assai triste :-ppp

> Sbagli.
> Eliminare gli arrangiamenti da una canzone è come eliminare le
> orchestrazioni da una sinfonia: restano i temi, e la struttura armonica.
> Basta? Non direi... Anche se è vero che la parte "scolastica" è proprio
> negli arrangiamenti e nelle orchestrazioni, in cui, spesso, c'è MENO di
> genio artistico, e più di "tecnica".

E ti pare poco? Semplificando molto, ma d'altronde si parla di
"struttura" dell'opera d'arte, la peculiarità del materiale
artistico di una canzone (l'elemento principale a cui è demandato il
veicolare l'emozione) sta nel testo valorizzato dall'unione alla
musica (principalmente dalla particolarità di una certa linea melodica
o dalla presenza di modulazioni).
Molti produttori pretendono di saper arrangiare una canzone per
renderla più gradevole al pubblico e si sentono artisti. Ci sono degli
episodi pittoreschi, come un produttore di Guccini, un certo Pier
Farri, che voleva "esotizzare" Guccini alla fine degli anni
Settanta: pare volesse rendere alcune sue canzoni più... "gialle"
:-))) Queste le parole di Guccini:

<<Al tempo, Pier era fissato con l'esotismo, le marimbe. Ares
Tavolazzi, il bassista, se ne andò quando Pier gli chiese di eseguire
'un suono giallo'... cazzo voleva dire?>>

Un altro esempio che mi viene in mente è una favolosa canzone degli
Stadio intitolata "Chiedi chi erano i Beatles". Nella versione anni
Ottanta è maltrattata, decisamente una sevizia, con i coretti e un
arrangiamento dai suoni sintetizzati, quasi da discomusic anni Ottanta.
Ascoltando il live e in versione acustica viene fuori la
meravigliosità della canzone.
E' un parere mio, certo, però se il testo fosse stato brutto e la
melodia pure sarebbe stata un'altra storia.

> > <<Fra i nomi ci sono Modugno, De André, Paoli, Pagani, Bindi,
Lauzi,
> >Dalla eccetera, ma poi ci trovo Tony Renis, Celentano, Memo Remigi e
> >Battisti che trovo anche piacevole e bravo, ma secondo me è un'altra
> >cosa dalla Canzone d'Autore. Così dico che se si invita Battisti
> >esco io>>
>
> Mammamia... Altro che parrocchietta!! Bravo Claudio, che se ne è tenuto
> SAGGIAMENTE fuori... era astuto già da giovane, il ragazzo! :o))

Ma senti: se IO e altri personaggi tiriamo le somme sul nostro periodo
storico-artistico in merito, che ne so, al fumetto. Ragioniamo e
diciamo: è ora di invertire la tendenza, ci sono troppi fumettisti in
bianco e nero, che chiamo "fumetti d'autore" o "Mario", e che
non vengono accettati dai media e dal principale premio italiano per i
fumetti, che cerca solo i fumetti a colori perché vengono accettati
più di buon grado dal pubblico e si possono vendere meglio, anche se
la storia che raccontano a volte non è proprio artisticamente valida.
Adesso basta: MI creo un Premio, mettiamo Premio Barks e decido di
premiare *solo* chi produce "Mario" - lo potrò pur fare, visto
che il Premio l'ho inventato io -, senza discriminazioni o
piegamenti verso il mercato perché farebbe cadere tutto nella più
grossa incoerenza.
Mi propongono di premiare Battisti, grande produttore di fumetti a
colori. Io dico no. E avrei detto no anche a Picasso, Modiglioni o
Totò. C'è qualcosa di male? Che senso ha parlare di parrocchia?
Per essere più precisi, per esempio, il Futurismo era una parrocchia?
mah...


> Perché, se così non fosse, dovresti trovare bruttissime la stragrande
> maggioranza delle canzoni che, invece, di tanto in tanto mi citi come
> bellissime.

Dipende cosa si intende per musica "brutta". Mi pare che tu ci
metta dentro anche quella semplicemente "banale" ma nonostante
tutto "gradevole" e che valorizza bene il testo (fa quello cioè
per cui a me serve).
Ma vabbè.

Devo dire che mi sono un tantinello stancato. Ha tutto l'aspetto di
un dialogo tra sordi questo nostro "carteggio".
Non credo che si possa andare molto avanti in questo modo ;-)
Soprattutto non credo che tutto ciò porti a qualcosa di costruttivo,
visto che le sfaccettature della questione mi pare siano esaurite.

Al prossimo argomento :-)
ciao ciao

Paolo

Alberta

unread,
Nov 21, 2006, 2:17:34 PM11/21/06
to

Paolo Talanca ha scritto:

> > "Se canto certe cose, e se certe cose le rivesto di una certa
> > piacevolezza musicale, è perché io ho interesse a che le mie cose la
> > gente le ascolti. Mi si può contestare questa scelta di fondo, ma in
> > qualche modo volevo e dovevo togliermi di dosso il mio retroterra
> > culturale, le mie frustrazioni".

> Rimango dispiaciuto, a questo punto, di questo impellente bisogno di


> disfarsi del retroterra culturale, anche se, allo stesso tempo, sono
> felice l'abbia recuperato in parte negli anni Ottanta e decisamente
> nella Trilogia.

Non dispiacerti per nulla, Paolo, perché oggi ho fatto fare le
fotocopie del libro (quindi domattina te lo mando:-)), e - rileggendo i
passi in oggetto - mi sono resa conto che proprio e solo in quello
specifico punto ho citato male a memoria.

Il "retroterra" non é infatti minimamente accompagnato, nelle parole
di Claudio, dall'aggettivo "culturale".
Ricordavo male, nonostante questo libro, nei quasi trent'anni decorsi
dal suo acquisto, io lo abbia letteralmente consumato.

Ergo: il Claudio ventisettenne si riferiva esclusivamente al suo
retroterra SOCIALE di giovane borgataro triste e malinconico, con gli
occhialoni spessi, sfigato, ignorato da tutti, uno che si confondeva
con la tappezzeria alle festicciole dove tutti gli altri pomiciavano,
uno che - ancora nel 1971 - arrivava ultimo (vagando senza meta lungo
la spiaggia e piangendo disperato, la mattina dopo, sotto un tremendo
temporale al Lido: cfr. pagina 26 del libro) alla Mostra della Canzone
di Venezia ...

... sicché non dubito che di quel retroterra lì (non certo delle sue
ottime letture, né dei suoi spesso ottimi - benché nel complesso
eterogenei - ascolti musicali, fra i quali c'erano ad esempio Brel e
Brassens: cfr. pagina 20 del libro) lui volesse spogliarsi, eccome,
povera stella.

- pagine 35-36:

"Non mi sentivo in grado di affrontare con logica e coerenza la realtà
politica e sociale in cui si muovevano i miei personaggi [nell'album
QPGA]; ed anche se le mie scelte hanno dato la possibilità
all'industria e ad una grossa parte del pubblico di etichettarmi in un
modo che a me sembra per lo meno riduttivo, cioé come un autore
mestierante, di quelli che scrivono canzoni d'amore perché é più
comodo e aiutano ad evadere dalla realtà, nonostante questo,
riascoltando questo disco, non sono pentito di averlo fatto così,
anche se l'avevo pensato in un modo ed é stato interpretato in un
altro ... Non vorrei che suonasse retorico, ma io ho anche sofferto per
questa etichetta di cantante d'amore, accomodante, tranquillizzante,
anche se é un'etichetta che io stesso ho contribuito a creare; posso
aggiungere, non per giustificarmi ma per spiegare le mie intenzioni
quando ho scritto il 33, che il pezzo 'Questo piccolo grande amore' io
speravo fosse un tramite per avvicinare un pubblico piuttosto vasto ad
un modo diverso di realizzare i dischi, un album che non fosse soltanto
una serie di canzoni infilate una dietro l'altra, e con dei testi che,
senza avere pretese rivoluzionarie, proponevano degli argomenti
trattati senza considerare il pubblico una massa imbecille che tanto
capisce solo 'Finché la barca va' ... E comunque è il modo più
onesto per me, più adatto alle mie corde, accennare delle cose,
buttare lì degli accenni che, se li ascolti con attenzione, non sono
per niente tranquillizzanti; credo che sia più efficace il momento
inquietante in un contesto apparentemente accomodante, piuttosto che
gli argomenti seri affrontati di petto, scavati a unghiate, sminuzzati
nei minimi particolari; questo almeno se vuoi rivolgerti ad un largo
pubblico; mi si può contestare questa scelta di base, ma il mio
retroterra, le mie frustrazioni, e le mie rabbie precedenti, dovevo in
qualche modo cavarmele di dosso; volevo dimostrare di poter realizzare
qualcosa e volevo sfruttare gli spazi che il mercato mi offriva; si
può contestare questa scelta, ma credo di essermi sempre mosso con un
certo rigore in questo ambito, di aver sempre cercato soluzioni
originali, sia musicali che letterarie ...".

- pagine 55-56 :

"Io descrivo delle cose reali che coinvolgono anche me, io vivo la
stessa vita degli altri, e quando faccio una canzone preferisco
descrivere giornalisticamente dei fatti o degli stati d'animo,
piuttosto che salire in cattedra e, solo perché ho una chitarra o un
pianoforte davanti, arrogarmi il diritto di dire 'questo é giusto,
questo é sbagliato'; se poi le cose che canto le rivesto di una certa
piacevolezza musicale, é perché ho interesse a che la gente queste
cose le ascolti, senza snobismi o intellettualismi, e soprattutto senza
moralismi o messaggi ideologici cristallizzati in slogan; io non ho
scelto una strada eroica, ma nemmeno poi tanto conformista, ho scelto
anche la possibilità di essere equivocato, ma io faccio, anche
sbagliando, delle scelte che appartengono solo a me".

- pagine 62-63:

"Credo che il mio discorso sia quello che faccio con le canzoni, e
finché posso vado avanti da solo, anche sbagliando, ma senza
proteggermi le spalle con etichette e slogan o rivestendo i panni del
personaggio tutto d'un pezzo, integrato o alternativo a seconda dei
casi; in fondo anche l'etichetta del cantautore non mi piace,
soprattutto negli ultimi anni è stata usata come lasciapassare per
molte cose inutili, una specie di tessera di iscrizione a un club
privilegiato, una parrocchietta ideale a cui non mi interessa
appartenere, preferisco essere considerato un cantante ed un autore,
come nelle mie scelte musicali e di testo ho sempre cercato di
attenermi ad una linea di semplicità e di immediatezza senza per
questo essere facilone o volgare; d'altra parte non ho mai amato la
ricerca dell'effetto a tutti i costi, l'accordo strano messo lì
apposta perché la gente dicesse 'E' bravo', la sorpresa che lascia
tutti stupiti ... io ho sempre cercato di arrivare ad un ottimo che
fondesse il testo e la musica, non ho mai pensato di fare delle
'canzonette', è un termine dispregiativo e snobistico; io scrivo e
canto e arrangio delle canzoni, che per me sono una forma di
comunicazione ed un'espressione di cultura valida e importante. Non mi
ritengo una persona superiore, un profeta, uno che ha capito tutto
della vita e lo spiega agli altri cantando in un microfono, usando
magari delle parole complicate per dimostrare che è più intelligente;
io sono una persona credo abbastanza normale, ho dei problemi come
credo li abbia la maggior parte delle persone, non ritengo di essere
mai stato un privilegiato".

- pagina 69:

"Di certo c'è la mia voglia di continuare a scrivere canzoni e a
comunicare con la musica; vorrei che le canzoni, e non soltanto quelle
che faccio io, venissero accettate senza fanatismi ma anche senza
snobismi, senza etichette e classificazioni troppo rigide e rigorose,
che ne snaturano il senso, la spontaneità e l'immediatezza, per
eccesso in intellettualismo. Mi rendo conto di essere a cavallo di
molte situazioni e di offrire un'immagine contraddittoria di me stesso,
ma, anche se questo non mi fa piacere, non mi sento di proporre un
Claudio Baglioni tutto d'un pezzo, ineccepibile, al di sopra di ogni
sospetto; allora sì che mi sentirei un mestierante, uno che fa canzoni
costruite a tavolino. preferisco tutto sommato rischiare l'equivoco,
espormi alle critiche, ma andare avanti a modo mio".

Paolo Talanca

unread,
Nov 21, 2006, 3:19:37 PM11/21/06
to

Alberta ha scritto:

(cut)

Facciamo così Alberta: aspetto di leggere il libro e ti dico che ne
penso, ovviamente in tutta sincerità :-)

Sembra io stia qui a fare una specie di processo a Baglioni ma
proooooprio non ne ho l'intenzione ;-)
Nei post con ale spesso siamo - ovviamente mi ci metto anche io -
troppo categorici nelle opinioni, probabilmente per tentare di chiudere
all'altro ogni possibilità di ribattere.

Ah, un'ultima cosa: vorrei che mi inviassi in mail il tuo indirizzo di
casa, perché vorrei inviarti, per ringraziarti, una cosa che spero
possa piacerti :-)

ciao ciao e grazie infinite :-)

Paolo

ale

unread,
Nov 21, 2006, 6:33:48 PM11/21/06
to

"Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:1164140377....@m73g2000cwd.googlegroups.com...

>Nei post con ale spesso siamo - ovviamente mi ci metto anche io -
>troppo categorici nelle opinioni, probabilmente per tentare di chiudere
>all'altro ogni possibilità di ribattere.

ROTFL!!
Se questo è il tuo scopo... scordatelo!! :o))
Non ho avuto tempo di leggere i tuoi post in risposta ai miei: in questi
giorni ho pochissimo tempo, il lavoro mi consuma... :o/
Però, ho letto ciò che Alberta ha postato, ossia le PAROLE DI CLAUDIO.
Bene. Anzitutto, grazie un milione ad Alberta; in secondo luogo... credo
proprio che, dopo aver letto i tuoi post, non avrò, comunque, nulla da
aggiungere. Quello che Claudio ha scritto è così chiaro, e coincide in
maniera così esatta con quel che ho sempre pensato del Claudio anni '70, che
ogni mia parola sarebbe inutile.
Dice esattamente quel che vorrei dire io, ma lo dice con maggior chiarezza,
e, soprattutto, con maggior autorità, essendo uno che parla in prima
persona, mentre io parlo di LUI, per cui mi si potrebbe dire: sì, tu pensi
così, ma non ci hai capito nulla.
Claudio è' davvero GRANDIOSO, in quello scritto, e mi spiace davvero di non
avere quel libro.
Ciao.
Ale


Paolo Talanca

unread,
Nov 22, 2006, 3:03:35 AM11/22/06
to

ale ha scritto:

> "Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
> news:1164140377....@m73g2000cwd.googlegroups.com...
>
> >Nei post con ale spesso siamo - ovviamente mi ci metto anche io -
> >troppo categorici nelle opinioni, probabilmente per tentare di chiudere
> >all'altro ogni possibilità di ribattere.
>
> ROTFL!!

Non ne avevo dubbi, sai? :-)
Vabbè, credo che saprò vivere bene uguamente ;-))

a presto

ciao ciao

Paolo

Alberta

unread,
Nov 22, 2006, 5:20:03 AM11/22/06
to

ale ha scritto:

> Claudio è' davvero GRANDIOSO, in quello scritto, e mi spiace davvero di non
> avere quel libro.
> Ciao.
> Ale

Mandami il tuo indirizzo, Ale: lo spedirò volentieri anche a te :-)
Ciao:-)
Alberta

ale

unread,
Nov 22, 2006, 8:37:29 AM11/22/06
to

"Alberta" <albe...@yahoo.it> ha scritto nel messaggio
news:1164190802.8...@b28g2000cwb.googlegroups.com...

ale ha scritto:

>> Claudio č' davvero GRANDIOSO, in quello scritto, e mi spiace davvero di

>> non
>> avere quel libro.
>> Ciao.
>> Ale

>Mandami il tuo indirizzo, Ale: lo spedirņ volentieri anche a te :-)
>Ciao:-)
>Alberta


:o)
L'indirizzo č sull'elenco del telefono, e anche su "paginebianche.it"! :o)
Ma, non spedirmi nulla! Magari, me lo porti quando ci vediamo al famoso
raduno di Dory! :o)
Ciao.
Ale


ale

unread,
Nov 22, 2006, 8:40:03 AM11/22/06
to

"Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:1164182615.8...@m73g2000cwd.googlegroups.com...

> ROTFL!!

>Non ne avevo dubbi, sai? :-)
>Vabbè, credo che saprò vivere bene uguamente ;-))

Ehmm... Paolé... il QUOOOOOTINGGGGG!! :o)))
Su cosa, non avevi dubbi? Sul mio "rotfl"??? :o))
O sul fatto che non riuscirai a togliermi ogni possibilità di replica? In
questo caso... lo spero bene, che tu riesca a vivere ugualmente! Non vorrei
essere responsabile del tuo suicidio! :opppp
Ciao.
Ale

Dory

unread,
Nov 22, 2006, 9:25:30 AM11/22/06
to
> :o)
> L'indirizzo è sull'elenco del telefono, e anche su "paginebianche.it"! :o)

> Ma, non spedirmi nulla! Magari, me lo porti quando ci vediamo al famoso
> raduno di Dory! :o)
> Ciao.
> Ale


Grrr! Non è il *raduno di Dory*!!!
è il *nostro* raduno, il mitico fantastico superlativo fantasmagorico Raduno
IFMB!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
:o(((
P.S. non è che ti ricorderesti (ROTFL) di portare al mio raduno anche un cd
(sai quei cosi rotondi col buco... no, non la caramella polo... quelli che
si mettono nella fessura del pc e magicamente si apre una finestra sul
monitor?) con dentro le famose foto? Te ne sarei davvero grata... almeno poi
per qualche settimana avrò qualcosa su cui piagnucolare :o)))
Ciao,
Dory


Alberta

unread,
Nov 22, 2006, 10:01:32 AM11/22/06
to

ale ha scritto:

> :o)
> L'indirizzo è sull'elenco del telefono, e anche su "paginebianche.it"! :o)

Beh, io veramente NON conosco il tuo cognome, a tutt'oggi.

> Ma, non spedirmi nulla! Magari, me lo porti quando ci vediamo al famoso
> raduno di Dory! :o)

Ma sarà il 3-4 marzo 2007 ... tra una vita!

> Ciao.
> Ale

Ciao:-)
Alberta

Paolo Talanca

unread,
Nov 22, 2006, 11:21:51 AM11/22/06
to

ale ha scritto:

> Ehmm... Paolé... il QUOOOOOTINGGGGG!! :o)))
> Su cosa, non avevi dubbi?

alè il QUOOOOOTINGGGGG era chiarissimo ;-)
Sulla risata non avevo dubbi, sulla risata

ciao ciao

Paolo

ale

unread,
Nov 23, 2006, 4:02:15 AM11/23/06
to

"Alberta" <albe...@yahoo.it> ha scritto nel messaggio
news:1164207692....@k70g2000cwa.googlegroups.com...

ale ha scritto:

> :o)
>> L'indirizzo è sull'elenco del telefono, e anche su "paginebianche.it"!
>> :o)

>Beh, io veramente NON conosco il tuo cognome, a tutt'oggi.

Eh... l'ho detto, che sei distratta... :opppp
Ho dovuto postarlo nel NG poco tempo fa, per dimostrare a "sitodeiclabber"
quanto sono coraggioso... :oppppp
Ciao, un abbraccio...
Stasera ti scrivo, ora devo uscire di corsaaaaaa!!
Ale


ale

unread,
Nov 23, 2006, 4:03:14 AM11/23/06
to

"Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:1164212510....@f16g2000cwb.googlegroups.com...

>alè il QUOOOOOTINGGGGG era chiarissimo ;-)
>Sulla risata non avevo dubbi, sulla risata

Ah.
Bene, vedo che iniziamo a conoscerci! :o))
A presto.
Ale

Alberta

unread,
Nov 23, 2006, 12:46:41 PM11/23/06
to

ale ha scritto:

> Eh... l'ho detto, che sei distratta... :opppp
> Ho dovuto postarlo nel NG poco tempo fa, per dimostrare a "sitodeiclabber"
> quanto sono coraggioso... :oppppp

Ah, ecco ... No, no, nessuna distrazione; io quel thread lì (come
pressoché tutti gli altri sulla famigerata lettera al ClaB che erano
fioriti in quel periodo, con l'unica eccezione del thread "Stanchezza",
aperto da Andrea, perché quello parlava anche del Claudio artista e
del suo pubblico in progressivo imbarbarimento, e l'argomento sì che
era stimolante ...) non l'ho proprio mai aperto, per carenza totale di
interesse.

> Ciao, un abbraccio...
> Stasera ti scrivo, ora devo uscire di corsaaaaaa!!
> Ale

OK.
Ciao
Alberta

Paolo Talanca

unread,
Nov 23, 2006, 6:21:22 PM11/23/06
to

Alberta ha scritto:

> Non dispiacerti per nulla, Paolo, perché oggi ho fatto fare le
> fotocopie del libro (quindi domattina te lo mando

Paolo Talanca ha scritto:

> Facciamo così Alberta: aspetto di leggere il libro e ti dico che ne
> penso, ovviamente in tutta sincerità :-)

Letto tutto d'un fiato e con molto interesse.
Prima di tutto ti ringrazio sei o sette miliardi, Alberta :-)

Dunque: devo dire che fondamentalmente non è che cambi molto la mia
visione d'insieme.
Cioè: è assodato dalla lettura di questo libro che Baglioni si
sentisse già da allora più musicista (pag. 68) che "poeta" -
intendendo, ovviamente, col termine l'accezione plasmabile ad un autore
di testo per canzone.
Per questo mi pare consequenziale che al Baglioni fruitore possa
piacere più la canzone della tradizione melodica italiana che il
fenomeno della cosiddetta canzone d'autore.

E' sicuramente strano che, anche se per tutto il libro Baglioni torna
spesso sui suoi modelli artistici - dicendo sostanzialmente che non ce
n'è uno netto o uno stile preciso -, non nomini mai, ma davvero mai,
uno degli artisti "coverizzati" nell'ultimo disco, se non Gaber - ma di
sfuggita e per una canzone dei Settanta, "Un'idea" - e De André in
diverse occasioni, ma per ribadire che, nonostante lo suonasse
sostanzialmente per "sembrare più intelligente" agli occhi degli
altri, non gli piaceva particolarmente.
Anzi, nella descrizione delle sue prime volte alla RCA descrive come
quasi dei fantocci quegli individui "divi che facevano cose assurde"
(14), che sostanzialmente venivano dal periodo precedente. Per questo,
in pratica alla terza pagina del racconto, descrive il periodo del suo
apprendistato da cantante come un ambiente degradante e letteralmente
"mafioso" (11). Da qui dice:

<<Poi c'è stato il consolidamento del cantautore, dell'artigianato
della canzone che ha rinunciato ai valori prefabbricati, al divismo,
alla finzione scenica, al gesto melodrammatico, per impostare un
rapporto più semplice col pubblico, magari andando sul palco solo con
la chitarra ed una voce tecnicamente meno perfetti dei divi
istituzionalizzati>>

E dice che lui da subito questo provò a fare, ma non riuscì. Così,
dopo il decisivo insuccesso di Venezia, decise di cambiare registro,
"abbassando il tono" con un linguaggio più immediato, "al limite anche
banale" (32), per via di una intuizione che avrebbe avuto in Polonia.
Ecco, io trovo però assurda per quasi tutta la durata del libro la
necessità di giustificarsi di qualcosa, di discolparsi da qualcosa.
In fondo è vero che c'erano i cretini che sparavano a zero e
fascistizzavano a go go, però, nonostante il cambio di registro, per
esempio il disco "Questo piccolo grande amore" venne accolto bene anche
dalla critica. Infatti (pag. 39):

<<Dopo il grande successo di QPGA che era anche un'eredità piuttosto
pesante e, per certi versi, ambigua, la notorietà divistica coi
paparazzi, la Hit Parade con una canzone d'amore, anche se molti
critici avevano apprezzato la novità del 33 [intende il concetto di
concept], il taglio cinematografico etc etc, era cambiato in una certa
misura il mio rapporto con questo lavoro.>>

E allora non so fino a che punto ci si possa lamentare di essere poi
considerato "il cantante dell'amore", se dopo QPGA uscì con tre dischi
in cui i pezzi forte decisamente d'amore parlavano, soprattutto in
vista dell'immancabile lancio del fondamentale 45 giri.

In effetti, come spesso mi è capitato di dire qua sul NG e come dice
lui stesso nel libro, "Solo" rappresenta poi una decisiva svolta, anche
se non si può paragonare ciò che è stato messo in discussione con
"Solo" e ciò che è stato messo in discussione con "Oltre". Prima di
tutto - anche forse per questioni di maturità artistica - ha
abbandonato quella che lui stesso chiama la "semplicità" dei testi,
che (ovviamente IMO) rappresentava una pesante zavorra artistica.
Leggendo il libro mi è stata confermata per esempio la mia impressione
che, per quello che riguarda i testi, il Baglioni degli anni Settanta
curava molto l'aspetto "cinematografico" del dettato poetico, non
allontanandosi dall'alone di semplicità e immediatezza complessivo.
Ben altra storia da "Oltre" e per tutta la Trilogia, con una sintassi e
una semantica violentata, fermo restando la grande bravura della
descrizione per immagini.
Certo, con "Solo" lui realizza il "sogno" di poter scrivere un album
del quale lui è il solo responsabile e questo non accadeva prima. Si
sgancia in parte dalle strette leggi del mercato o "della necessità
diciamo industriale di fare un 45 giri, perché lo richiedeva il
mercato" (e non so quanto sia un caso il fatto che lo stesso singolo
"Solo" sia decisamente migliore rispetto a "E tu..." e "Sabato
pomeriggio").

In definitiva, lui scelse di avvicinarsi al pubblico dopo scottanti
delusioni, testimoniate da terrificanti scene di solitudine. Magari se
non l'avesse fatto avremmo avuto qualcosa del livello di "Oltre" già
negli anni Settanta. E chissà quanti a venire. Magari no.
E' una scelta legittima ma nemmeno spiegabile con chissà quale
interpretazione artistica. Altri hanno continuato a ricevere insuccessi
o, meglio, a vendere molto ma molto meno di lui. Che sia chiaro: non è
un merito vendere di meno :-) Perché sennò poi si pensa che sia un
chissà quale attestato di coerenza, non pensando che ci possano essere
anche motivi più logici. Ci possono essere molti motivi per cui si
vende poco e non ultimo quello della bruttezza del prodotto - anche se,
per i prodotti di a divulgazione di massa, spesso non è il motivo
fondamentale.
E non è un delitto vendere molto: De André vendeva un oceano di
dischi, per esempio, ma mai nessuno gli ha dato del fascista.

La provocazione, ancora, non mi riesce proprio di vedercela. Ripeto:
sarebbe una provocazione cretina. E Baglioni cretino non è.

ciao ciao

Paolo

ale

unread,
Nov 23, 2006, 6:26:59 PM11/23/06
to

"Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:1164034143....@h48g2000cwc.googlegroups.com...

>Se fosse stato così sì. Ma prendi l'esempio di De Angelis: Battisti
>non rientrava in certi canoni; ci può stare, anche se lui riconosceva
>dei meriti a Battsiti, come ha detto. Per Baglioni era la stessa cosa.
>Per De Angelis la zebra Battisti scriveva cose - commericali - ma
>belle. Non ha mai avuto nessun problema a dirlo.

Veramente, lì c'è scritto "...anche piacevoli", come fosse un concessione...
:o))

>> Non capisci solo perché vuoi leggere, nei miei scritti, quel che ti pare,
>> anziché quello che ci scrivo io.

>Quindi se tu dici: "La stagione migliore del calcio italiano è quella
>dei Zola, dei Baggio, dei Signori", io devo suppore anche la
>possibilità che per te Baggio non fosse un grande calciatore?

Niente affatto. Ma se io sono un portiere di calcio (o, anche, un difensore
centrale), non puoi pensare che io
mi ponga Baggio e Signori come modelli, anche se affermo che la loro è stata
la migliore stagione del calcio italiano.
Se, da quella affermazione, arguisci che Baggio e Signori sono i miei
modelli... delle due l'una: o non
sai che sono un portiere, oppure non conosci la differenza che c'è tra un
portiere e un attaccante.
Spero che, restando nel simpatico esempio calcistico da te creato, il
discorso ti risulti più chiaro. :o))

>eheh, ci sta questo giochetto :-)
>Ci sono anche abituato ;-)

Lo so... :o))
Ribadisco il concetto, per me hai fatto diverse "confusioni" in questa
discussione. Ma, come scritto altrove, Claudio stesso le ha ampiamente
chiarite, nel brano postato da Alberta, per cui, per me, il discorso è
*serenamente*
chiuso.
Che Claudio non abbia MAI diciharato di voler fare di proposito musica
commerciale o di svoler scrivere testi commerciali (ripeto: DI PROPOSITO) mi
pare, davvero, AMPIAMENTE assodato. Almeno su questo, le tue convinzioni
dovrai rivederle, credo...

>Puoi dormire sogni
>tranquilli circa la mia potenziale facilità ad essere "infinocchiato"
>o "indottrinato" a dovere - soprattutto dagli spietati bolscevichi
>della storia, che dalla fine della seconda guerra mondiale hanno in
>mano la cultura :-))

>E' vero che stai tranquillo? :-)

Figurati, sono tranquillissimo.
Non saresti né il primo, né l'ultimo, del resto...
Cmq, la mia "paura" (??) non è relativa ai bolscevichi, per una volta.


>> Beh, basta leggerla (Canzone quasi d'amore).

>Ah, quindi delle due l'una:

>1 - Non l'ho mai letta

>2 - L'ho letta e, anche se sembra assurdo - visto che "basta leggerla"
>-, non l'ho capita.

>Dato che mi pare sia pacifico escludere la prima, optiamo per la
>seconda.

Ma no, ma no... esageri! Il fatto non è che tu non l'abbia capita: è che
vuoi
capire sempre qualcosa... OLTRE... :o))
E, lì, spesso ti "inzaccheri" nella palude... Con Baglioni (quello della
trilogia, intendo), posso capirlo...
Con Guccini, francamente, mi pare troppo.. .:o))

>Bene allora, invece di limitarti a riportarla, perché non me la
>spieghi? :-)

Ripeto, basta leggerla. Non è Navigando, quella canzone; non è Bolero, e non
è Opere e omissioni.
L'evidenza testuale non ha alcun bisogno di spiegazioni, né mie, né tue. E'
proprio quello, il busillis, secondo me (ripeto: SECONDO ME! :o) )... tu
vuoi sempre trovare qualcosa da spiegare... :op.


>No, non mi pre, perché da Oltre in poi è un altro discorso, l'ho
>detto in tutte le salse.
>Questo concetto del "più filosofico" è partito dal raffronto di
>Alberta

>Mi accusi di capirci quello che mi pare in quel che scrivi, però anche
>tu dovresto darti un po' più da fare, no? ;-))

Hai perfettamente ragione.
Ho travisato le tue parole, su questo punto, perché, evidentemente, ho letto
troppo frettolosamente.
Scusa.

>> Non tutte nella trilogia, perché anche Quei due è piuttosto filosofica,
>> direi.

>E' verissimo. In "Sono io" ci sono due sicuri capolavori, ma ho paura
>che anche in questo abbia ripreso il trend dei Settanta.

Cioè? Negli anni '70 c'erano due capolavori per album?
Beh... anche se fosse... saremmo ben al di sopra della media dei vari
componenti la parrocchietta, che, per lo più, un paio di capolavori li hanno
scritti nell'intera loro carriera... :op
E... forse l'hai già scritto in passato, ma non ricordo... quale sarebbe
l'altro capolavoro di Sono io, insieme a QD?

>Non è una
>bestemmia poi ipotizzare "Quei due" come brano composto in pieno
>periodo della Trilogia e poi, per un motivo o per un altro, scartato.
>Filologicamente, ci si potrebbe interessare a dei "aghi di pino al
>vento" e altre cosette che sono espressioni contenute nel "materiale"
>dei Novanta, mi pare nel Viaggiatore, se non sbaglio. Molto fu detto in
>merito su questo NG. Ma è un altro discorso.

No, è QUESTO discorso, invece.
Si è anche scritto, molte volte che l'intero album SI sia una raccolta di
canzoni scritte in precedenza, ma non pubblicate... E lo si è scritto,
ANCHE, partendo da una dichiarazione nella quale Claudio stesso l'ha
definita una "raccolta di inediti".
Potremmo pensare che abbia deciso, negli anni della trilogia, di accantonare
tutte le canzoni poco "filosofiche", per poi pubblicarle in seguito... Ma
non è così, perché QD E' filosofica, nell'accezione -impropria, credo, ma
non importa- che entrambi, mi pare, abbiamo accettato in questa discussione.
E, allora? Secondo te, perché l'avrebbe accantonata, se E' un capolavoro, ed
E', perfino, filosofica?
Forse, hai ragione... questo è un altro discorso.. ma è, cmq, un discorso
che mi interessa... :o)


>eh, ma finché tu accusi TUTTI i critici di sinistra di essere
>anti-baglioni per partito preso...
>;-)

No, io accuso tutti i critici di una certa parrocchietta... :oppp
Ciaociao.
Ale

ale

unread,
Nov 23, 2006, 6:30:33 PM11/23/06
to

"Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:1164034849.4...@b28g2000cwb.googlegroups.com...

>Appunto fondamentale:

Troppo tardi... :opppp

>è "un altro discorso" l'effettiva veridicità
>del fatto che Baglioni abbia scritto "Quei due" degli anni Novanta,
>perché non è questa la discussione per occuparsene.
>MA, se fosse vero, ed è molto probabile, sarebbe una bella prova a
>favore dell'unicità di *intenzioni artistiche* tra la Trilogia e il
>resto. Basta raffrontare "Quei due" con le atre canzoni d'amore di
>"Sono io": "Mai più come te", "Tienimi con te", "Tutto in un
>abbraccio".
>E' persino imbarazzante la differenza

Mah... E se, invece, fosse vero il contrario? Se Tienimi con te fosse del
'98, e Quei due del 2004?
Come si può imbastire un discorso su delle ipotesi che non hanno alcuna
possibilità di essere in acun modo verificate? Anche se tu incontrassi
Claudio, e glielo chiedessi... non avremmo ugualmente nessuna prova di
quanto lui sia "sincero, e di quanto faccia il farabutto"... :oppp
Ciao.
Ale

ale

unread,
Nov 23, 2006, 6:57:01 PM11/23/06
to

"Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:1164043789.6...@e3g2000cwe.googlegroups.com...
ale ha scritto:


>Il trattare argomenti legati alla contingenza non può essere una
>condizione che faccia sì che quella stessa arte non superi il suo
>tempo. Non avrebbe senso mettere dei paletti così fissi. Altrimenti,
>per esempio, dovremmo buttare via buona parte della Divina Commedia. E,
>suppongo, non ti verrebbe mai in mente di dire che, per esempio, il XV
>del Paradiso resti solo una testimonianza sulla poca sobrietà della
>Firenze del XIV secolo.

Fantastico.
Io *spreco* fiumi di bit per spiegare un mio punto di vista (condivisibile o
meno che tu possa trovarlo) e tu, in poche parole, dimostri di aver capito
l'esatto opposto di quello che ho scritto (o che volevo scrivere...
evidentemente, non ci sono riuscito).
:o((

> Per Morandi, è ovvio. per Bindi, lo è meno.

>Bindi vinse il Tenco nel '75

>Il motivo dell'ostracismo è un altro è ben più tragico e ha poco a
>che fare con l'arte, la destra, la sinistra o pseudo parrocchiette
>varie.

A parte che se il motivo dell'ostracismo fosse quello "ufficiale", avrebbe
molto a che fare con le parrocchiette, a mio avviso... cmq... che ti devo
dire... davvero ti fissi sul dito, anziché guardare la luna. :o((

>> Ma tu continui a fare il distinguo tra chi era incluso nella
>> parrocchietta e
>> chi ne era escluso... mentre io segno la demarcazione tra chi era
>> APPREZZATO
>> e chi DISPREZZATO. Il fatto che gli APPREZZATI fossero TUTTI nella
>> parrocchietta, secondo me, non è *affatto* casuale

>Ah, questo quadro della parrocchietta: a Baglioni gli è venuto fuori


>abbastanza male e in maniera superficiale e molto imprecisa e tu la
>stai seguendo pedissequamente e cavalcando in modo assai triste :-ppp

Veramente, questa "teoria della parrocchietta" l'ho esposta nel ng in anni
non sospetti, nel senso che non avevo mai letto le parole di Claudio postate
da Alberta, né ne sospettavo l'esistenza, quando ne scrissi (e l'ho
fatto,pure, a più riprese... è uno dei miei chidi fissi, come quello del
bello assoluto! :opp).
E' per questo che, leggendo Claudio, ho scritto che quelle parole
coincidevano in maniera perfino imbarazzante con quanto ho sempre pensato e
detto.
Che vuoi che ti dica, io e Baglioni siamo d'accordo; Tu no: ok, niente di
male, ma, almeno, non dire che ti trovi perfettamente d'accordo con lui, e
che lo hai *assodato* leggendolo!!! :oppp

>E ti pare poco? Semplificando molto, ma d'altronde si parla di
>"struttura" dell'opera d'arte, la peculiarità del materiale
>artistico di una canzone (l'elemento principale a cui è demandato il
>veicolare l'emozione) sta nel testo valorizzato dall'unione alla
>musica (principalmente dalla particolarità di una certa linea melodica
>o dalla presenza di modulazioni).

ROTFL!!
Mi astengo dal commentare, per non venir tacciato di rigurgiti di
saccenza... :o))))
Cmq, ho scritto che SPESSO l'arrangiamento è frutto di "mestiere", piuttosto
che di arte.
SPESSO. Non SEMPRE. Gli arrangiamenti di Oltre e di Io sono qui sono
MOOOOOLTO artistici, a desempio.

>un certo Pier
>Farri, che voleva "esotizzare" Guccini alla fine degli anni
>Settanta: pare volesse rendere alcune sue canzoni più... "gialle"
>:-))) Queste le parole di Guccini:

><<Al tempo, Pier era fissato con l'esotismo, le marimbe. Ares
>Tavolazzi, il bassista, se ne andò quando Pier gli chiese di eseguire
>'un suono giallo'... cazzo voleva dire?>>

Cosa volesse dire, non so, bisognerebbe chiederlo a lui.
Se, per caso, voleva dire che le canzoni di Guccini avrebbero avuto bisogno,
QUANTOMENO, di un arrangiamento decente, vista l'assoluta banalità (direi
quasi INESISTENZA) di melodia e struttura armonica... beh... AVEVA
RAGIONEEEEEEEE!!! :oppp

>Un altro esempio che mi viene in mente è una favolosa canzone degli
>Stadio intitolata "Chiedi chi erano i Beatles". Nella versione anni
>Ottanta è maltrattata, decisamente una sevizia, con i coretti e un
>arrangiamento dai suoni sintetizzati, quasi da discomusic anni Ottanta.
>Ascoltando il live e in versione acustica viene fuori la
>meravigliosità della canzone.

Guarda, puoi tranquillamente restare nel mondo baglioniano, e citare Un
mondo a forma di te, che, nella versione live di Acustico e Cercando è
infinitamente più bella (IMO) che in quella da studio.
E allora?

>E' un parere mio, certo, però se il testo fosse stato brutto e la
>melodia pure sarebbe stata un'altra storia.

Mavà? Una melodia brutta, con un buon arrangiamento, resta una melodia
brutta. Ma, almeno, c'è il buon arrangiamento! :opp


>Mi propongono di premiare Battisti, grande produttore di fumetti a
>colori. Io dico no. E avrei detto no anche a Picasso, Modiglioni o
>Totò. C'è qualcosa di male? Che senso ha parlare di parrocchia?
>Per essere più precisi, per esempio, il Futurismo era una parrocchia?

Assolutamente, SI!
Non una parrocchietta, magari... ma una parrocchia, sì.

>> Perché, se così non fosse, dovresti trovare bruttissime la stragrande
>> maggioranza delle canzoni che, invece, di tanto in tanto mi citi come
>> bellissime.

>Dipende cosa si intende per musica "brutta". Mi pare che tu ci
>metta dentro anche quella semplicemente "banale" ma nonostante
>tutto "gradevole" e che valorizza bene il testo (fa quello cioè
>per cui a me serve).

A te può anche servire una musica costruita su una sola nota ripetuta
all'infinito. Sempre brutta rimane, però.
"Banale" è quanto di peggio si possa dire di una (presunta) opera d'Arte,
del resto.

>Devo dire che mi sono un tantinello stancato. Ha tutto l'aspetto di
>un dialogo tra sordi questo nostro "carteggio".

Pure sordo, mò!!
Beh.. ho anch'io un MODELLO: BEETHOVEN!! :o)

>Al prossimo argomento :-)

Ok!
:o)
Ciao.
Ale

Paolo Talanca

unread,
Nov 23, 2006, 7:27:24 PM11/23/06
to

ale ha scritto:

> >Quindi se tu dici: "La stagione migliore del calcio italiano è quella
> >dei Zola, dei Baggio, dei Signori", io devo suppore anche la
> >possibilità che per te Baggio non fosse un grande calciatore?
>
> Niente affatto. Ma se io sono un portiere di calcio (o, anche, un difensore
> centrale), non puoi pensare che io
> mi ponga Baggio e Signori come modelli, anche se affermo che la loro è stata
> la migliore stagione del calcio italiano.
> Se, da quella affermazione, arguisci che Baggio e Signori sono i miei
> modelli... delle due l'una: o non
> sai che sono un portiere, oppure non conosci la differenza che c'è tra un
> portiere e un attaccante.
> Spero che, restando nel simpatico esempio calcistico da te creato, il
> discorso ti risulti più chiaro. :o))

No no, non ci siamo. Io mi riferivo a come l'hai messa tu. Perché tu
hai citato due personaggi su tre dei quali uno scrive prettamente testi
e l'altro scrive testi e musiche dando molta più importanza al testo.
Ora: parlando per conto di un artista - Baglioni - che si sente più
musicista che autore di testi la cosa non riuscivo a capirla. Non
riuscivo a capire come cavolo fosse possibile che tu avessi citato
quelli là e te l'ho detto.
Poi tu mi hai detto che io volevo leggerci quello che mi pareva. Al che
io ti ho scritto, con la metafora calcistica: "no, caro mio, di certo
ho compreso male ma diciamo che il modo in cui l'hai essa non aiutava
neanche un po'".
Va bene così? :-)

> Che Claudio non abbia MAI diciharato di voler fare di proposito musica
> commerciale o di svoler scrivere testi commerciali (ripeto: DI PROPOSITO) mi
> pare, davvero, AMPIAMENTE assodato. Almeno su questo, le tue convinzioni
> dovrai rivederle, credo...

eh, a me pare di no. Testuale (pag. 63):

<<Nei confronti del 45 giri non ho mai avuto posizioni snobistiche, ho
cercato di fare in modo che i tre o quattro minuti di canzone
sintetizzassero il discorso del 33, non ho mai pensato che tanto era un
sottoprodotto, un veicolo meno nobile dstinato ad un pubblico di serie
B. *Questo non vuol dire che ci sono sempre riuscito, a volte mi sono
trovato nella necessità, diciamo industriale, di fare un 45 giri,
perché lo richiedeva il mercato, è il caso di "Sabato pomeriggio"*>>

O no? ;-)

> Ma no, ma no... esageri! Il fatto non è che tu non l'abbia capita: è che
> vuoi
> capire sempre qualcosa... OLTRE... :o))

No no, nemmeno qua ci siamo :-)
Ho scritto che in questa canzone "l'amore deve fare i conti prima con
le persone e poi col sentimento e l'idealismo". E' vederci OLTRE? Non
mi pare :-)
Argomenta, magari ci capiamo meglio ;-)

> Cioè? Negli anni '70 c'erano due capolavori per album?

Non so quanti ce ne fossero. Mi riferivo alla "maculazione" - o
"maculatezza"? tanto mi sa che non esiste nessuno dei due termini :-)

> E... forse l'hai già scritto in passato, ma non ricordo... quale sarebbe
> l'altro capolavoro di Sono io, insieme a QD?

Patpan

ciao ciao

Paolo

Paolo Talanca

unread,
Nov 23, 2006, 7:30:23 PM11/23/06
to

ale ha scritto:

> Mah... E se, invece, fosse vero il contrario? Se Tienimi con te fosse del
> '98, e Quei due del 2004?
> Come si può imbastire un discorso su delle ipotesi che non hanno alcuna
> possibilità di essere in acun modo verificate?

Se è vero che la filologia non è una scienza (tantomeno esatta),
comunque ha un suo valore autorevole all'interno delle disciplice che
si occupano di arte.
Diciamo che ad un attento esame filologico è molto probabile che "Quei
due" sia del periodo trilogico :-)

ciao ciao

Paolo

Dory

unread,
Nov 23, 2006, 7:31:31 PM11/23/06
to
> E... forse l'hai già scritto in passato, ma non ricordo... quale sarebbe
> l'altro capolavoro di Sono io, insieme a QD?

Patpan

ciao ciao

Paolo

Mah... veramente non l'ha già scritto/detto solo Paolo... :o)))))))))
Povero Ale, solo contro tutti ;op
Ciao,
Dory

P.S. ma vi sembrano ore da fare al pc?? ;opp


Paolo Talanca

unread,
Nov 23, 2006, 7:35:31 PM11/23/06
to

ale ha scritto:

> >Al prossimo argomento :-)
>
> Ok!
> :o)
> Ciao.
> Ale

e buonanotte :-)

Paolo

Paolo Talanca

unread,
Nov 23, 2006, 7:45:08 PM11/23/06
to

ale ha scritto:

> >E ti pare poco? Semplificando molto, ma d'altronde si parla di
> >"struttura" dell'opera d'arte, la peculiarità del materiale
> >artistico di una canzone (l'elemento principale a cui è demandato il
> >veicolare l'emozione) sta nel testo valorizzato dall'unione alla
> >musica (principalmente dalla particolarità di una certa linea melodica
> >o dalla presenza di modulazioni).
>
> ROTFL!!
> Mi astengo dal commentare, per non venir tacciato di rigurgiti di
> saccenza... :o))))

sul resto non ho nessuna voglia di ribattere e amen :-)
Ma, dai pure sfogo alla tua saccenza, perché sono abbastanza convinto
di quello che ho detto - diciamo che sono stato drastico: meglio dire
che *sono rari* i casi in cui un arrangiamento è strutturale in una
canzone e in Oltre per esempio ci sono dei casi - e se passi avanti
così il tuo sembra (SEMBRA, per carità) un atteggiamento vagamente
presuntuoso.
E poi, di musica mi pare che tu ne sappia, quindi il termine "saccente"
non ti si addice. Semmai per altri campi... :-pp ;-)

ciao ciao

Paolo

Alberta

unread,
Nov 24, 2006, 8:11:25 AM11/24/06
to

Paolo Talanca ha scritto:

> Letto tutto d'un fiato e con molto interesse.
> Prima di tutto ti ringrazio sei o sette miliardi, Alberta :-)

Non c'è di che! :-)

> Cioè: è assodato dalla lettura di questo libro che Baglioni si
> sentisse già da allora più musicista (pag. 68) che "poeta" -
> intendendo, ovviamente, col termine l'accezione plasmabile ad un autore
> di testo per canzone.

Verissimo. Lo si coglie ad occhio nudo, leggendolo.

> Per questo mi pare consequenziale che al Baglioni fruitore possa
> piacere più la canzone della tradizione melodica italiana che il
> fenomeno della cosiddetta canzone d'autore.

Appunto.
E' proprio per questo che la sua affermazione di gradimento massimo per
il periodo degli anni '60 (ciclica e ricorrente, e ciò quanto meno da
un decennio circa) non mi ha minimamente stupita, anzi.

Direi che sia uscito per la prima volta chiaramente ed
iper-pubblicamente allo scoperto con tale suo assunto durante l'ultima
puntata di Anima mia, quando letteralmente "implorò" - era tutta e
solo finzione scenica, chiaro, ma la scenetta era ben costruita e
simpaticamente congegnata davvero :-) - Fabio Fazio e Tommaso Labranca
di permettergli, pur se la canzone non apparteneva al periodo trattato
dalla trsmissione in oggetto, di duettare con Oriettona Berti su un
pezzo da lui letteralmente adorato, e che - ipse dixit, già
nell'occasione - "ha cambiato la storia della musica italiana", ossia
"Il nostro concerto" di Umberto Bindi (guarda caso, a sua volta Bindi
era l'autore solo della MUSICA di quel brano, perché il testo lo
scrisse Giorgio Calabrese).

Eccolo:

http://www.soloclaudio.com/ilnostroconcerto.htm

Io dico che "in nuce", in questo video degli inizi del 1997, c'è già
tutto il senso della sua recente - e per nulla nuova, dunque -
dichiarazione sul "periodo d'oro", quella che ha dato il via a questo
lungo thread nel NG ...

> E' sicuramente strano che, anche se per tutto il libro Baglioni torna
> spesso sui suoi modelli artistici - dicendo sostanzialmente che non ce
> n'è uno netto o uno stile preciso -, non nomini mai, ma davvero mai,
> uno degli artisti "coverizzati" nell'ultimo disco, se non Gaber - ma di
> sfuggita e per una canzone dei Settanta, "Un'idea" - e De André in
> diverse occasioni, ma per ribadire che, nonostante lo suonasse
> sostanzialmente per "sembrare più intelligente" agli occhi degli
> altri, non gli piaceva particolarmente.

No, io invece non lo definirei strano più di tanto ...
Ben altre e più pressanti urgenze aveva secondo me Claudio, in quel
libro-intervista, molto "politico" in senso lato (e comunque edito da
una casa editrice di estrema sinistra ed "impegnatissima", nel senso
proprio di quegli anni, ci terrei a precisarlo ... l'hai letta, vero,
la quarta di copertina?! E la prefazione di Luigi Granetto?! ;-))), che
non quella di lasciarsi andare a descrivere nel dettaglio tutte le
multiformi componenti che andavano a confluire nelle sue preferenze
musicali (CB nel libro ha citato, se non erro, oltre a quelli da te
sopra menzionati, anche Ray Charles come modo di cantare, Lucio
Battisti - un altro musicista puro e non un autore di testi, si noti
... - come titolare della capacità innovativa di elaborare "cose
diverse dalla solita meccanica", George Brel e Jacques Brassens come
grosse fonti di ispirazione, e basta).
Tutti i suoi amati (li amava anche all'epoca, di questo non dubito
affatto) Bindi, Endrigo, Morricone etc. un po' non li avrà nominati
perché all'epoca non andava proprio di moda nominarli (e men che meno
in un libro del genere, edito da una casa editrice del genere), e molto
perché lo spazio a disposizione era quello che era, e lui voleva - in
primis et ante omnia - sputare finalmente tutta una serie di rospi che
aveva in gola contro chi lo tacciava di maschilismo, di fascismo, di
volgarità, di essere volutamente "tranquillizzante" e dunque
anestetizzante, e dunque - in ultima analisi - servo del sistema, né
più né meno che un bieco "panem et circenses" (questa era, mutatis
mutandis, l'accusa rivoltagli dallo stesso Francesco De Gregori nel
1975 con la celebre frase, da FDG scritta non ricordo se su Re Nudo o
su Mucchio Selvaggio, "Inquiniamo il mare tranquillo e tranquillizzante
di Claudio Baglioni e Mino Reitano" ... sic!).
Nondimeno, nel libro Claudio, sia pure a volo d'uccello, parla della
sua cultura musicale e dei suoi gusti, sia pure descrivendoli come un
"gran minestrone" assolutamente eterogeneo. Nel minestrone io ci ho
sempre visto inseriti a pieno titolo, come ingredienti di un certo
spessore, anche i Bindi, gli Endrigo, i Morricone etc..

> Anzi, nella descrizione delle sue prime volte alla RCA descrive come
> quasi dei fantocci quegli individui "divi che facevano cose assurde"
> (14), che sostanzialmente venivano dal periodo precedente. Per questo,
> in pratica alla terza pagina del racconto, descrive il periodo del suo
> apprendistato da cantante come un ambiente degradante e letteralmente
> "mafioso" (11). Da qui dice:

Ma é chiarissimo che Bobby Solo o Maurizio Arcieri NON siano - né
siano mai stati - i suoi idoli, dai, Paolo ...
Le loro canzoni le ha rifatte perché ne ama la linea melodica, non
certo per altri motivi (anzi, per la canzone "Cinque minuti e poi,
cantata da Arcieri, e fra i cui autori comunque c'era un certo Herbert
Pagani, esiste in verità un simpatico motivo ulteriore, del quale non
ho ragione di dubitare, svelato da Claudio lo scorso 2 novembre durante
la trasmissione di Morandi ove era ospite: con quella canzone ci pianse
le prime sue lacrime d'amore da 17enne ... e scusate se é poco,
ragazzi, come motivazione per coverizzarla! :-)))

> Ecco, io trovo però assurda per quasi tutta la durata del libro la
> necessità di giustificarsi di qualcosa, di discolparsi da qualcosa.
> In fondo è vero che c'erano i cretini che sparavano a zero e
> fascistizzavano a go go, però, nonostante il cambio di registro,

No ... scusami, Paolo, ma con i tuoi 27 anni d'età, benché tu sia
davvero super-preparatissimo nella materia del cantautorato italiano,
non hai comunque vissuto quegli anni assurdi ed allucinanti in prima
persona.
Io sì (ne ho 42), e ti posso garantire che, quando a 14 anni d'età
lessi questo libro per la prima volta, non soltanto non trovai per
nulla assurda l'ansia che aveva Claudio di giustificarsi e discolparsi
(rectius, di spiegare le sue ragioni; é cosa diversa), ma anzi
l'applaudii e mi dissi "Finalmente!! Bravo! Ci voleva proprio!".
In quelle fotocopie avrai visto delle sottolineature a matita nei vari
passi in cui Claudio si "discolpa", come dici tu (o "spiega le sue
ragioni", come dico io).
Le misi io, quattordicenne, in preda ad un impeto di approvazione
totale e di conseguente, travolgente tenerezza nei suoi confronti. Non
le ho mai più cancellate, perché tuttora considero estremamente
coraggioso quel che Claudio disse, e come lo disse, in una temperie
storico-culturale che in più occasioni tendeva a virare su toni a dir
poco grotteschi ... perché il famigerato Giaime Pintor non era certo
solo nei suoi deliri, eh. Proprio no.
Io ho da qualche parte un'intervista del solito Francesco De Gregori
(anno , più o meno, sempre 1975) nella quale FDG, a precisa domanda
sul fatto che, secondo l'intervistatore, forse lui potesse interessare
o quanto meno lambire, con un album come Rimmel, anche parti - o frange
[sottinteso, le meno becere] del "pubblico di Baglioni", rispose che
ciò poteva essere, sì ... dato che in fin dei conti il pubblico di
Baglioni non gli sembrava poi così fascista, nonostante tutto. Sic.
Questa era la realtà vera dell'epoca. Aberrante, IMO. E Claudio
soffriva tanto per QUESTO, non certo per il fatto in sé che lo si
considerasse il cantante dell'amore, "visto che è un'etichetta che ho
contribuito io stesso a creare", cit..

> E allora non so fino a che punto ci si possa lamentare di essere poi
> considerato "il cantante dell'amore", se dopo QPGA uscì con tre dischi
> in cui i pezzi forte decisamente d'amore parlavano, soprattutto in
> vista dell'immancabile lancio del fondamentale 45 giri.

Ho già detto sopra che era l'equazione "cantante dell'amore =
maschilista = fascista = servo del sistema" a mandarlo (giustamente) in
bestia, non tanto il fatto di essere considerato il cantante
dell'amore.
Quanto all'"immancabile lancio del fondamentale 45 giri", nel libro
traspare chiaramente come la RCA, in questo, la facesse da madre
padrona nei suoi confronti, e come la vittoria "indipendentistica"
dell'album Solo fosse stata da lui conquistata a suon di sudore,
sgrugnate, rospi ingoiati.
La "necessità, diciamo industriale" (cit.) di scrivere la canzone
"Sabato pomeriggio" (IMO davvero iper-melensa come testo, benché
splendida come musica; e questo lo penso sin da quando avevo 11 anni,
sia chiaro) per trainare, con il 45 giri, un album altrimenti non
propriamente commerciale, anzi (Sisto V? Carillon? Tutto sono fuorché
canzoni "da masse", direi ...), gli fu imposta dalla RCA.
Ho una lunga radiointervista sua dell'aprile 1979 con una radio di
Madrid, tutta in spagnolo, nella quale Claudio confessa all'incredulo
radio-intervistatore iberico di avere scritto quel testo in solo
mezz'ora, e ciò perché costrettovi, e di non amarlo per nulla. Non
era SUA la volontà di scrivere un pezzo così commerciale, ma della
RCA, nei cui confronti i poteri di quel Claudio ragazzino erano,
evidentemente, pressoché nulli.

Non a caso il libro-intervista fu realizzato, e dato alle stampe dalla
Lato Side, solo all'indomani della fuga non certo indolore di Claudio
dalla RCA (che pochissimo tempo dopo, fra l'altro, chiese al giudice -
ed ottenne, temporaneamente - il sequestro giudiziario delle copie di E
tu come stai? uscite nei negozi per la CBS!).

> In effetti, come spesso mi è capitato di dire qua sul NG e come dice
> lui stesso nel libro, "Solo" rappresenta poi una decisiva svolta, anche
> se non si può paragonare ciò che è stato messo in discussione con
> "Solo" e ciò che è stato messo in discussione con "Oltre". Prima di
> tutto - anche forse per questioni di maturità artistica - ha
> abbandonato quella che lui stesso chiama la "semplicità" dei testi,
> che (ovviamente IMO) rappresentava una pesante zavorra artistica.

Non a caso "Solo" (anche il 45 giri, non solo come album) vendette
molto ma molto meno rispetto a Sabato Pomeriggio, E tu, QPGA ...

> Leggendo il libro mi è stata confermata per esempio la mia impressione
> che, per quello che riguarda i testi, il Baglioni degli anni Settanta
> curava molto l'aspetto "cinematografico" del dettato poetico, non
> allontanandosi dall'alone di semplicità e immediatezza complessivo.

Esattissimo, sì. E dal libro traspare chiaramente. Bello e ficcante,
ad esempio, il parallelismo che nel libro Claudio traccia fra i suoi
dischi dell'epoca (in particolare QPGA e Gira che ti rigira amore
bello) ed il cinema di Claude Lelouch; parallelismo che io ho sempre
trovato tutt'altro che campato in aria.

> Certo, con "Solo" lui realizza il "sogno" di poter scrivere un album
> del quale lui è il solo responsabile e questo non accadeva prima. Si
> sgancia in parte dalle strette leggi del mercato o "della necessità
> diciamo industriale di fare un 45 giri, perché lo richiedeva il
> mercato" (e non so quanto sia un caso il fatto che lo stesso singolo
> "Solo" sia decisamente migliore rispetto a "E tu..." e "Sabato
> pomeriggio").

E infatti, come ho detto poco sopra, il singolo "Solo" (un 45 giri per
me splendido, fra il lato A ed il lato B ... come splendido é per me
tutto l'album, che semplicemente adoro) vendette MOLTO meno rispetto
alle due canzoni da te nominate (che proprio non mi sono mai piaciute,
per inciso; neanche quando ero una preadolescente).

> In definitiva, lui scelse di avvicinarsi al pubblico dopo scottanti
> delusioni, testimoniate da terrificanti scene di solitudine.

Sì, é proprio così, povero piccino ... :-)

> La provocazione, ancora, non mi riesce proprio di vedercela. Ripeto:
> sarebbe una provocazione cretina. E Baglioni cretino non è.

Non l'ho mai vista neanche io, la provocazione in quella frase, ma di
questo abbiamo già ampiamente parlato giorni fa, in questo stesso
thread.

Alberta

unread,
Nov 24, 2006, 8:15:56 AM11/24/06
to

Alberta ha scritto:

>George Brel e Jacques Brassens come
> grosse fonti di ispirazione, e basta).

Eccomi vittima di un raro fenomeno di dislessia sui nomi ...
Sono, ovviamente, Jacques Brel e Georges Brassens, ROTFL! :-))
Ciao:-)
Alberta

Dory

unread,
Nov 24, 2006, 8:17:46 AM11/24/06
to

"Alberta" <albe...@yahoo.it> ha scritto nel messaggio
news:1164374156.8...@l12g2000cwl.googlegroups.com...


Albe ti trovo via mail? Ti debbo chiedere un piacere...
:o)
Dory


Alberta

unread,
Nov 24, 2006, 1:07:05 PM11/24/06
to

Paolo Talanca ha scritto:

> visto
> che poi, a dirla tutta, ad essere contestati per primi in Italia in
> quel periodo erano proprio i cantautori, dalla sinistra
> extraparlamentare. E non erano solo recensioni negative, ma pistole
> puntate contro e bottiglie buttate sul palco :-((

Riprendo questo vecchio post di Paolo, che mi era sfuggito, per dire
che nel famoso libro biografico di Enrico Deregibus su Francesco De
Gregori "Quello che non so, lo so cantare", Giunti, 2003), da me
citato un paio di mesi fa in tutt'altro thread (quello sui raffronti
fra la voce di CB e le voci di altri artisti italiani) il famoso
"processo del Palalido" da parte degli autonomi contro FDG è trattato
in maniera amplissima ... e così per la prima volta ho capito fino in
fondo di che cosa si trattò veramente.

Beh, devo dire che, se l'uso sconsiderato della violenza da parte degli
autonomi, in quella ed altre occasioni, è - of course - per me
qualcosa di veramente agghiacciante e da condannare senza riserva
alcuna, i MOTIVI della contestazione - tutto sommato - li trovo persino
comprensibili (i MODI ovviamente no, per nulla!!!), visto come se la
tiravano il FDG & Co. con i loro riferimenti alle canzoni "tranquille e
tranquillizzanti" altrui ed al loro disvalore politico ...

Deregibus dice praticamente, nel suo libro, che una delle scintille che
diedero la stura a tutto il disastro del Palalido (lasciato dagli
autonomi, alla fine, "fumante come una caffettiera", con i vetri rotti
etc., in uno scenario apocalittico, dopo l'invito, rivolto ad un
turbato De Gregori, a suicidarsi "come Majakovskij", per essere
coerente fino in fondo ...) fu rappresentata dall'essere emerso, sulla
stampa, che De Gregori (e Venditti, a sua volta contestato pesantemente
di lì a poco, sia pure in modo meno traumatico) solevano, durante i
tour, alloggiare in costosi alberghi a cinque stelle e giocavano pure
al casino' ... al che, se permettete, mi viene in mente - per contrasto
- l'indimenticabile immagine televisiva di un Claudio che, seppur
super-famoso ed idolo delle folle già da 10 anni tondi, durante il
tour Ale' Oo' del 1982 ancora pranzava con pane e mortadella in
macchina, bevendo a canna dalla bottiglia di minerale, durante uno
spostamento tra una data e l'altra della tournée [immagine tratta
dallo speciale TV in due puntate su detto tour, andato in onda sulla
RAI nel 1982] ... Insomma, Claudio, pur vendendo allora vagonate di
dischi in più rispetto agli "impegnati", pur non tirandosela come
loro ed anzi (mal)sopportando di vedersi dato del fascista in
continuazione solo perché cantava d'amore, rimase alieno da ogni
"faraonicità privata" (salvo - è vero - rifarsi ampiamente in
seguito con gli interessi, vabbè ...!!! :-)))) molto più a lungo di
loro ... E' quanto meno un po' singolare, no?! ;-)

Altra cosa che mi é venuta in mente: c'è anche - e qui parlo
proprio di uno dei "simboli" di quei famosi anni '60!! - chi è stato
politicamente impegnato per tutta la sua vita (a sinistra, nella
fattispecie), cantando - però - tanto canzoni d'amore quanto canzoni
davvero "impegnate" in tal senso, come e forse perfino più di quelle
dei c.d. "parrocchiani" cui si riferiva - a torto od a ragione -
Claudio, ma riuscì a non farlo pesare MAI, non atteggiandosi MAI a
guru/vate e sapendo, al tempo stesso, comunicare anche con le masse,
con canzoni d'amore belle, eterne, mai scontate o banali, oltreché
costituenti un vero godimento, musicalmente parlando ... ebbene, tutto
ciò lo seppe fare, magistralmente, un certo Sergio Endrigo, uno di
"quelli degli anni '60", per l'appunto, autore delle stra-note Io che
amo solo te, Canzone per te, Aria di neve, Teresa, Elisa Elisa, Lontano
dagli occhi etc. etc., ma anche, fra le altre, di:

- Anch'io ti ricorderò (1968); canzone dedicata a Che Guevara, poetica
espressione del dolore dell'autore per la sua morte;

- La ballata dell'ex (1966); canzone che parla di un partigiano
disilluso dagli esiti del dopoguerra;

- Il treno che viene dal Sud (1967); canzone dedicata all'emigrazione
meridionale;

- 1947 (1969); canzone dedicata ai suoi rimpianti di esule istriano,
che a 14 anni dovette abbandonare la sua natìa Pola;

- Dall'America (1970); canzone apertamente schierata contro la guerra
in Vietnam e contro il bellicismo americano (si apre, fra l'altro, con
il verso "Caro amico Bob [Dylan] e amica Joan [Baez] ...":-))

Il disco dal vivo L'arca di Noe' del 1970
http://www.sergioendrigo.it/Discografia/Copertine/LPX_5-6_fr_big.jpg
non ce l'ho qui, ma quello, a sua volta, contiene un'altra splendida
canzone di Endrigo, delicatamente ma fermamente antibellica (ed
attualissima: parrebbe, a leggerne il testo oggi, scritta apposta per
la guerra in Iraq ...), chiamata per l'appunto La Guerra, ed infine
contiene Il Soldato di Napoleone, che è una magnifica versione -
musicata da Endrigo - di uno stralcio di La Meglio Gioventù di
Pierpaolo Pasolini, ove si raccontano le gesta del povero friulano
Vincenzo Colussi da Casarsa, antenato di Pasolini stesso, che va a
combattere in Russia per Napoleone ...

Anche per questo trovo personalmente fantastiche le parole -
recentissime: settembre 2006 - del suo amico e fido collaboratore
Sergio Bardotti, scritte in occasione del primo anniversario -
passato ovviamente del tutto inosservato - della morte di Sergio
Endrigo:

http://www.sergioendrigo.it/News/News%20-%202006-09-07%20Primo%20anniversario.html

di Sergio Bardotti

"Carissimo Capo,
poche righe per farti sapere che un'altra dolce estate è finita, i
prìncipi in vacanza sono tornati praticamente tutti e, se le cose
stanno così, dopo il primo giorno di traffico siamo già più
incazzati di prima.
Di musica non ho molta voglia di parlare: i tempi belli di una volta
sono ancora più lontani. Ormai sono tutti bravini, coi loro pezzettini
carini nelle radioline e nelle suonerie dei telefonini. In generale
rompicchiano i coglioncini.
Di TV non ho molta voglia di parlare. Perlomeno, quest'anno ci lavoro e
siamo stati abituati a non sputare nel piatto, ricordi?
Di politica non ho molta voglia di parlare, però siccome è andata su
la sinistra, questa non-voglia mi secca e mi dispiace. Ti assicuro,
capo, c'è poca trippa per i gatti (anche rossi).
Ho voglia di parlare di te, di voi amici. Immagino che vedrai Vinicius,
Tom, Fabrizio: che compagnia! Tu col vino, Tom con la birra, Vinicius
col whisky, Fabrizio con tutto. E Umberto, che non beve? Cosa fa? Vi
suona al piano il brindisi della Traviata? Ragazzi, ora che ci penso,
se faccio Sanremo con Pippo, a chi cazzo posso chiedere un pezzo? Mah,
lasciamo perdere, la saudade non può vincerla sempre.
Mi manchi: senza Don Chisciotte, Sancho Panza è uno sempre più
qualsiasi.
Mi auguro che tu e Lula non stiate litigando, finalmente.
Scusa per quando non c'ero e per quel che non ho fatto.
Ti penso, ogni tanto (confesso: ogni pochissimo)".

Paolo Talanca

unread,
Nov 24, 2006, 2:09:07 PM11/24/06
to

Alberta ha scritto:

> No, io invece non lo definirei strano più di tanto ...
> Ben altre e più pressanti urgenze aveva secondo me Claudio, in quel
> libro-intervista, molto "politico" in senso lato (e comunque edito da
> una casa editrice di estrema sinistra ed "impegnatissima", nel senso
> proprio di quegli anni, ci terrei a precisarlo ... l'hai letta, vero,
> la quarta di copertina?! E la prefazione di Luigi Granetto?! ;-))),

eh, sì, l'ho letta Alberta. Ma non ho ben capito. Dici che dalla
quarta e dall'introduzione si evinca una impegnatissima sinistrosità
o il contrario?

> (CB nel libro ha citato, se non erro, oltre a quelli da te
> sopra menzionati, anche Ray Charles come modo di cantare, Lucio Battisti

vero, Battisti m'era sfuggito tra quelli citati presenti nel disco di
cover

> George Brel e Jacques Brassens come
> grosse fonti di ispirazione, e basta)

Oddio, "grosse fonti di ispirazione"? Perché?
Baglioni cita i due pilastri tra gli chansonniers per motivare i suoi
cambi di rotta rispetto a delle sue precedenti "scelte
snobistiche". Dice, pag. 20: <<queste scelte abbastanza snobistiche
le misi da parte quando incontrai delle persone che mi fecero conoscere
dei generi musicali diversi, entrai in contatto con la musica americana
e in maniera minore con quella francese, i soliti Brel e Brassens, che
però allora per me erano u mondo sconosciuto, terra vergine>>

Ora: di certo Brel non avrebbe potuto convincerlo ad abbandonare scelte
snobistiche. Per quanto ferocemente antiborghese, infatti, l'immagine
di Brel non è mai stata "poco snobistica", anzi, direi che ha
sempre fatto perno su un certo idealismo mitizzante, anche nelle
ambientazioni delle sue canzoni.
Discorso nettamente diverso, in questo senso, per Brassens. Ma,
nonostante questo, davvero fatico a trovare una qualche pur lontana
influenza tematica, d'atteggiamento o di stile di Brassens in
Baglioni.
In definitiva: c'è qualcosa di Brel in alcune ambientazioni, ma
credo siano più che altro indirette. Da Bindi, appunto, per esempio o
dai genovesi in generale.

> No ... scusami, Paolo, ma con i tuoi 27 anni d'età, benché tu sia
> davvero super-preparatissimo nella materia del cantautorato italiano,
> non hai comunque vissuto quegli anni assurdi ed allucinanti in prima
> persona.
> Io sì (ne ho 42), e ti posso garantire che, quando a 14 anni d'età
> lessi questo libro per la prima volta, non soltanto non trovai per
> nulla assurda l'ansia che aveva Claudio di giustificarsi e discolparsi
> (rectius, di spiegare le sue ragioni; é cosa diversa)

Ma sostanzialmente questo io intendevo. Perché se uno spiega i motivi
che lo portano a scrivere certe cose io lo capisco. Posso non
accettarlo. Ma lo capisco.
Se volesse giustificarsi o discolparsi il discorso sarebbe diverso.
tu comunque mi dici che secondo te spiega le sue ragioni. E io ti credo
:-)

> il famigerato Giaime Pintor non era certo
> solo nei suoi deliri, eh. Proprio no.

E s'è capito e s'è detto. E s'è detto anche che non colpivano
solo Baglioni. A parte il ricordo di Guccini e lo stesso De Gregori,
toccò anche a De André, prima accusato di anacronismo perché, quando
scrisse uno degli album più belli dell'intera storia della canzone,
"La buona novella", poi perché cominciò una serie di concerti nel
'75 coi New Trolls, in locali come La Bussola di Viareggio di ricchi
borghesi. In quel tour fu spesso accolto male e recensito peggio.

> Quanto all'"immancabile lancio del fondamentale 45 giri", nel libro
> traspare chiaramente come la RCA, in questo, la facesse da madre
> padrona nei suoi confronti, e come la vittoria "indipendentistica"
> dell'album Solo fosse stata da lui conquistata a suon di sudore,
> sgrugnate, rospi ingoiati.

Questo è un punto importante. L'ormai famigerato episodio veneziano
non rappresenta una situazione capitata solo a Baglioni.
C'è una sconosciutissima canzone di Vecchioni, nel primissimo album,
che sembra ricalcarsi proprio su questo episodio. La canzone si chiama
"Improvviso paese", del 1971:

"Venezia bella, nei tuoi canali
festival chiuso ho perso ancora
allora parto, vado a trovare
un vecchio amico ch'è militare"

e poi si descrivono immagini imbarazzantemente uguali alla situazione
descritta da Baglioni, come "ed ecco, piove, piove sul mare/ ho la
camicia piena di gocce/ ho l'acqua in faccia per non sognare", fino
alla disperata preghiera verso un amico che avrebbe dovuto ovviare alle
sue frustrazioni alla fine della canzone:

"E mi dirai: "Tu ci sai fare
quante hai saputo prenderne in giro
di tutto è tutti puoi fare a meno!"

E' vero Fulvio, dimmi ch'è vero
questa è la vita, io ci so fare
urlalo forte come la pioggia
che prendo in faccia per non sognare
E' vero Fulvio, dimmi ch'è vero
questa è la vita, guai ricordare
devi gridarlo come la pioggia
che prendo in faccia per non morire"

A parte l'incredibile coincidenza delle situazioni, voglio dire che,
facendo un certo tipo di canzoni che di certo non tendono alla
semplicità, ci sta l'insuccesso. Successe anche a De Gregori dopo il
primo album con Venditti, "Theorius Campus": Venditti aveva "Roma
capoccia", molti pensavano che De Gregori fosse il chitarrista di
Venditti; De Gregori voleva smetterla con la musica, salvo poi scrivere
l'album "Alice non lo sa".
Baglioni cambiò, altri non lo fecero.
Certo: lui aveva la RCA e un certo rapporto ben spiegato nel libro. Ma
anche De Gregori pubblica "Alice" con la RCA e i seguenti suoi
album non mi sembrano precisamente prodotti scritti per il mercato come
"Sabato pomeriggio". E non sono nemmeno precisamente slogan
politici, anzi :-) sono molto spesso ermetici ed evasivi quadri
dadaisti.
Ovviamente De Gregori, tranne che per "Rimmel", vende niente in
confronto a Baglioni.

L'ovvio insuccesso verso la massa di un certo tipo di canzone, come
dice Eco nel fenomenale libro "Apocalittici e integrati: la cultura
italiana e le comunicazioni di massa", è dato dal fatto che questi
sono brani che richiedono di "raccogliersi per ascoltare", non
prodotti in serie - ricorderai che anche Baglioni nel libro accenna
alla produzione in serie che gli era richiesta.
E' questo anche il motivo della nascita del Tenco stesso raccontata
da De Angelis. Dopo una serie di prove andate a vuoto al comune di San
Remo, anche, addirittura, per unirsi al Festival:

<<Amilcare [Rambaldi, come detto deus ex machina del Tenco] ha un
ritorno di fiamma e torna all'attacco in Comune con la proposta di una
rassegna dedicata alla Canzone di qualità intitolata a Tenco.
Ovviamente la proposta è rifiutata. Il Club Tenco nasce per questo.
Amilcare legge su una rivista - Oggi o Gente, non ricordo - un articolo
su Guccini, Vecchioni e Ciampi intitolato "Bravi, bravissimi, ma chi
li vuole?" e subito pensa: "Li voglio io">>

> > In definitiva, lui scelse di avvicinarsi al pubblico dopo scottanti
> > delusioni, testimoniate da terrificanti scene di solitudine.
>
> Sì, é proprio così, povero piccino ... :-)

Io ci terrei a far capire senza ombra di dubbio che ritengo
assolutamente legittima la scelta di Baglioni.
Solo mi strazia :-))) il dubbio che magari, senza quel (chiaramente
argomentato dal cantautore) avvicinamento al pubblico, avremmo potuto
avere cose come gli album della Trilogia con una ventina di anni
d'anticipo.

> Non l'ho mai vista neanche io, la provocazione in quella frase, ma di
> questo abbiamo già ampiamente parlato giorni fa, in questo stesso
> thread.

Già :-)

ciao ciao

Paolo

Alberta

unread,
Nov 24, 2006, 2:58:55 PM11/24/06
to

Paolo Talanca ha scritto:

> eh, sì, l'ho letta Alberta. Ma non ho ben capito. Dici che dalla
> quarta e dall'introduzione si evinca una impegnatissima sinistrosità
> o il contrario?

Per me (opinione tutta personale, chiaro, ma dal 1978 nulla é ancora
riuscito a farmela cambiare, anche conoscendo gli altri titoli di
quella collana ...:-)) da lì si evince una impegnatissima
sinistrosità (nel senso fazioso del termine), nonostante ivi si
censurino, al tempo stesso i personaggi artificiosi "nati dalla
provetta delle letteratura sinistrese" ...
Ci sono infatti i soliti stilemi tipici dell'intellighenzia (per usare
un termine caro ad Ale ...:-)) dell'epoca, e c'è un atteggiamento
fazioso di fondo, IMO, che porta gli autori di quelle righe ad avere
parole benevole e di simpatia per Claudio, sì, ma solo in quanto egli
viene visto come un povero proletario borgataro (per ciò stesso
meritevole di bonaria simpatia), e dunque come il simbolo e
l'incarnazione delle povere "masse", a loro volta destinate a trovare
una riscossa solo grazie alla lotta di classe; é descritto come uno
che almeno scrive usando "la lingua della sua classe, triste che sia,
piatta che sia" ... etc. etc., quasi felicitandosi con lui per il fatto
che non abbia neanche mai provato - secondo Granetto, almeno (io non
sono d'accordo; Solo non è un album per nulla terra terra né piatto
né banale né ruffiano, tutt'altro ... come non lo sono molti brani
dell'album Sabato Pomeriggio: lasciamo perdere, per una volta, l'orrida
title track ...) - ad uscire da questa piattezza e da questo livello
terra terra.
Insomma, a me é sempre sembrato che Granetto lì avesse un po' troppo
piegato la realtà del modo di essere di Claudio (che era anche altro,
molto d'altro; era già allora un giovane dalla personalità assai
complessa ed affascinante; era già allora un signor musicista; era
l'autore - già allora - di più di un testo intelligente e profondo,
al di là delle canzoni "solite note" e di maggior successo di allora,
che persino a me non piacciono un granché ...), e ciò per farla
entrare nei SUOI prefigurati meccanismi e nelle SUE prefigurate griglie
basate su un mero discorso di lotta di classe ... sbaglierò, ma a me
ha sempre dato quest'impressione.

Comunque, W la faziosa casa editrice Lato Side, senza la quale oggi ci
sogneremmo questo interessantissimo documento storico! :-)

> > George Brel e Jacques Brassens come
> > grosse fonti di ispirazione, e basta)
>
> Oddio, "grosse fonti di ispirazione"? Perché?

Fonti di ispirazione solo in senso lato.
Come ispiratori in generale di un atteggiamento mentale, non certo di
uno stile ... quali incentivi a voler essere, come diceva lui, "un
cantante ed un autore" di cose da lui "sentite" in prima persona, non
di scimmiottamenti raffazzonati e scopiazzati da altri, come gli era
successo in precedenza di fare.
Ci terrei ad evidenziare che anche negli anni '70 lui "sentiva" - e
scriveva con la più totale sincerità - una gran parte delle cose che
pubblicava su disco.
Non guardiamo - ché sarebbe davvero limitante - ai soli suoi 45 giri,
per favore, perché, lì chiaramente si sentiva la mano pesante della
RCA.
La RCA con lui - a differenza che con i vari Venditti e De Gregori (ho
letto i dati di vendita di Alice non lo sa, nel libro di Deregibus:
pochissime migliaia di copie!) aveva trovato una gallina dalle uova
d'oro, giovanissima e di bellissimo aspetto, da presentare a larghe
masse come "il nuovo fidanzato d'Italia" dopo Gianni Morandi, ormai un
po' passatello in quel ruolo (e, guarda caso, del matrimonio fra
Claudio e Paola - risalente al 1973 - si seppe solo dopo il suo
passaggio, nel 1978, alla CBS!!!).
Così la commercialità estrema - che spesso ha caratterizzato, nel
Claudio formato RCA, il 45 giri - si spiega, credo, un po' meglio,
mentre ogni suo album anni '70 era quantomeno "maculato", per citare
una tua efficace espressione di qualche thread fa (ossia contenente
anche non pochi pezzi poco o punto commerciali, originali, non
necessariamente sentimentali, decisamente non pensati per le masse) ...
e l'album Solo, addirittura, non era "maculato" ma era tutto "sentito",
sincero, originale, non commerciale ... :-)

Bella! Grazie mille per averla postata ... davvero le due situazioni
sembrano identiche! :-)

> A parte l'incredibile coincidenza delle situazioni, voglio dire che,
> facendo un certo tipo di canzoni che di certo non tendono alla
> semplicità, ci sta l'insuccesso. Successe anche a De Gregori dopo il
> primo album con Venditti, "Theorius Campus": Venditti aveva "Roma
> capoccia", molti pensavano che De Gregori fosse il chitarrista di
> Venditti; De Gregori voleva smetterla con la musica, salvo poi scrivere
> l'album "Alice non lo sa".
> Baglioni cambiò, altri non lo fecero.

Ho capito ... ma ci terrei ad evidenziare come tutti quelli da te
nominati avessero un retroterra sociale - di tranquilla ed agiata
borghesia; di circoletto culturale protettivo e sfizioso - ben diverso,
e MOLTO meno desertico-frustrante, rispetto a quello vantato da
Claudio, che nel volere sfondare a tutti i costi cercava un riscatto,
credo, ben più ampio.
Per questo capisco quella sua smania di emergere (che lo portò ad
essere molto più schiavo della RCA rispetto a Venditti e De Gregori,
non c'è dubbio).
Certo, questo potrà avere ritardato di molto, come ipotizzi tu, la sua
compiuta maturazione poetica ... ma IMO lui aveva un bisogno quasi
fisico di attraversare, prima, proprio quella specifica fase.
Claudio era consapevole, e dal libro questo emerge benissimo,
dell'ambiguità della sua scelta e dei rischi ad essa connessi.
Semplicemente avrebbe gradito un minimo di rispetto in più per questa
sua forma artistica di comunicazione, assolutamente dignitosa ed onesta
e sicuramente di buon gusto (nonché musicalmente bella, veramente
bella, e ciò già negli anni '70. Per non parlare poi della sua
affascinante vocalità, non dotata ancora della magnificenza di oggi,
ma - già allora - varie spanne al di sopra di chiunque fra i suoi
coetanei e/o conterranei ...;-))

> Certo: lui aveva la RCA e un certo rapporto ben spiegato nel libro. Ma
> anche De Gregori pubblica "Alice" con la RCA e i seguenti suoi
> album non mi sembrano precisamente prodotti scritti per il mercato come
> "Sabato pomeriggio". E non sono nemmeno precisamente slogan
> politici, anzi :-) sono molto spesso ermetici ed evasivi quadri
> dadaisti.
> Ovviamente De Gregori, tranne che per "Rimmel", vende niente in
> confronto a Baglioni.

Su questo ho già espresso sopra il mio punto di vista :-)
E ribadisco: il 45 giri Sabato pomeriggio sì che é scritto - sine
ullo dubio - per il mercato ... ma l'album?!? Carillon? Sisto V? Il
lago di Misurina? ...
La stessa Poster, che pure é il lato B del 45 giri (mettendo su il
quale mi scattò la scintilla, da allora mai più estinta, per il
Baglioni) è la descrizione quasi giornalistica, "pittorica" come
sempre in Claudio, di una solitudine ed una tristezza intrise di
melanconia ... di uno stato d'animo definito nel libro da Claudio come
"un desiderio di evasione masturbatorio ed alienato" (l'avrei vista
benissimo in Solo). Mica é una sdolcinata e melensa canzone d'amore
come il suo lato A o come E tu ...

> Io ci terrei a far capire senza ombra di dubbio che ritengo
> assolutamente legittima la scelta di Baglioni.
> Solo mi strazia :-))) il dubbio che magari, senza quel (chiaramente
> argomentato dal cantautore) avvicinamento al pubblico, avremmo potuto
> avere cose come gli album della Trilogia con una ventina di anni
> d'anticipo.

Anche su questo ti ho già risposto poco sopra :-)

> > Non l'ho mai vista neanche io, la provocazione in quella frase, ma di
> > questo abbiamo già ampiamente parlato giorni fa, in questo stesso
> > thread.
>
> Già :-)

Già già!! :-)))

> ciao ciao
>
> Paolo

Ciao!
Alberta

Paolo Talanca

unread,
Nov 24, 2006, 3:45:11 PM11/24/06
to

Alberta ha scritto:

> Beh, devo dire che, se l'uso sconsiderato della violenza da parte degli
> autonomi, in quella ed altre occasioni, è - of course - per me
> qualcosa di veramente agghiacciante e da condannare senza riserva
> alcuna, i MOTIVI della contestazione - tutto sommato - li trovo persino
> comprensibili (i MODI ovviamente no, per nulla!!!), visto come se la
> tiravano il FDG & Co. con i loro riferimenti alle canzoni "tranquille e
> tranquillizzanti" altrui ed al loro disvalore politico ...
>
> Deregibus dice praticamente, nel suo libro, che una delle scintille che
> diedero la stura a tutto il disastro del Palalido (lasciato dagli
> autonomi, alla fine, "fumante come una caffettiera", con i vetri rotti
> etc., in uno scenario apocalittico, dopo l'invito, rivolto ad un
> turbato De Gregori, a suicidarsi "come Majakovskij", per essere
> coerente fino in fondo ...) fu rappresentata dall'essere emerso, sulla
> stampa, che De Gregori (e Venditti, a sua volta contestato pesantemente
> di lì a poco, sia pure in modo meno traumatico) solevano, durante i
> tour, alloggiare in costosi alberghi a cinque stelle e giocavano pure
> al casino' ... al che, se permettete, mi viene in mente - per contrasto
> - l'indimenticabile immagine televisiva di un Claudio che, seppur
> super-famoso ed idolo delle folle già da 10 anni tondi, durante il
> tour Ale' Oo' del 1982 ancora pranzava con pane e mortadella in
> macchina, bevendo a canna dalla bottiglia di minerale, durante uno
> spostamento tra una data e l'altra della tournée

E qui, mi spiace, ma ti seguo decisamente meno.
Cioè, non capisco in che modo tu possa giustificare i motivi di quella
gente e, per contro, portare l'immagine francescana di Baglioni
basandoti unicamente su un video in cui lo si vede mangiare un panino
con la mortadella e bere della minerale.

Non lo capisco proprio, ma di certo avrà un suo perché nelle mille e
mille autodeterminazioni dell'energia che si produce dalla materia
stessa :-)

ciao ciao

Paolo

Paolo Talanca

unread,
Nov 24, 2006, 3:45:14 PM11/24/06
to

Alberta ha scritto:

> Beh, devo dire che, se l'uso sconsiderato della violenza da parte degli
> autonomi, in quella ed altre occasioni, è - of course - per me
> qualcosa di veramente agghiacciante e da condannare senza riserva
> alcuna, i MOTIVI della contestazione - tutto sommato - li trovo persino
> comprensibili (i MODI ovviamente no, per nulla!!!), visto come se la
> tiravano il FDG & Co. con i loro riferimenti alle canzoni "tranquille e
> tranquillizzanti" altrui ed al loro disvalore politico ...
>
> Deregibus dice praticamente, nel suo libro, che una delle scintille che
> diedero la stura a tutto il disastro del Palalido (lasciato dagli
> autonomi, alla fine, "fumante come una caffettiera", con i vetri rotti
> etc., in uno scenario apocalittico, dopo l'invito, rivolto ad un
> turbato De Gregori, a suicidarsi "come Majakovskij", per essere
> coerente fino in fondo ...) fu rappresentata dall'essere emerso, sulla
> stampa, che De Gregori (e Venditti, a sua volta contestato pesantemente
> di lì a poco, sia pure in modo meno traumatico) solevano, durante i
> tour, alloggiare in costosi alberghi a cinque stelle e giocavano pure
> al casino' ... al che, se permettete, mi viene in mente - per contrasto
> - l'indimenticabile immagine televisiva di un Claudio che, seppur
> super-famoso ed idolo delle folle già da 10 anni tondi, durante il
> tour Ale' Oo' del 1982 ancora pranzava con pane e mortadella in
> macchina, bevendo a canna dalla bottiglia di minerale, durante uno
> spostamento tra una data e l'altra della tournée

E qui, mi spiace, ma ti seguo decisamente meno.

cix

unread,
Nov 24, 2006, 3:54:08 PM11/24/06
to
Cara ALberta, taglio tutto perchè avrei avuto alcune cose da dire da parte
mia, ma mi suonano assolutamente vuote ed inutili come compendio del tuo
bellissimo post...

Grazie per quello che hai postato, io certi dettagli dell'epoca in cui, da
tua coetanea, sono vissuta, non li conosco, non so se per insipienza mia o
per ambito famigliare, molto disinteressato alla politica, e le ragioni
della contestazione a FDG e AV non le conoscevo, a malapena ricordavo che
fossero stati contestati :(((
E mi ha illuminato il resoconto di Deregibus.

E poi ancora grazie per le parole spese per raccontarci Sergio Endrigo, che
ancora non so se per insipienza mia o ambito famigliare, è un autore che
conosco pochissimo ed ho sempre apprezzato poco, ma senza conoscerlo, così,
perchè aveva la faccia un po' triste e Noschese ne faceva una imitazione
esilarante...
E forse perchè la sua canzone per me più famosa era "c'era una casa" e poi
"per fare il tavolo". Ovviamente i titoli precisi non li ricordo.

Sembro una delle sgallettate che ride di cB... A mia discolpa c'è da dire
che non ho mai osato esprimere "giudizi" artistici su Endrigo. Almeno non
l'ho mai offeso porello...

Bacix (che è ignorante come una scarpa certe volte :o)

:o)))


Paolo Talanca

unread,
Nov 24, 2006, 4:22:33 PM11/24/06
to

Alberta ha scritto:

> Per me (opinione tutta personale, chiaro, ma dal 1978 nulla é ancora
> riuscito a farmela cambiare, anche conoscendo gli altri titoli di
> quella collana ...:-)) da lì si evince una impegnatissima
> sinistrosità (nel senso fazioso del termine), nonostante ivi si
> censurino, al tempo stesso i personaggi artificiosi "nati dalla
> provetta delle letteratura sinistrese" ...

beh, appunto, a me più che impegnata sinistrosità mi pare una decisa,
ingenua e controproducente paraculata :-)
Oltretutto anche completamente sballata dell'analisi socio-economica
se è vero - come è vero - che sulla quarta c'è scritto
<<capitalismo che qualcuno ha ancora il coraggio di non credere in
crisi>>, quando dopo 28 anni mi pare che sia ancora vivo e vegeto e
scandisca i tempi degli uomini in maniera drasticamente incivile.

> Ci sono infatti i soliti stilemi tipici dell'intellighenzia (per usare
> un termine caro ad Ale ...:-)) dell'epoca, e c'è un atteggiamento
> fazioso di fondo, IMO, che porta gli autori di quelle righe ad avere
> parole benevole e di simpatia per Claudio, sì, ma solo in quanto egli
> viene visto come un povero proletario borgataro (per ciò stesso
> meritevole di bonaria simpatia), e dunque come il simbolo e
> l'incarnazione delle povere "masse", a loro volta destinate a trovare
> una riscossa solo grazie alla lotta di classe;

Sì. Anche questo Granetto, infatti, mi pare un tantino "spaesato".
Se è vero che si vuole evidenziare il salto di classe, lo si fa
tramite la celebrazione di un meccanismo caro decisamente più al
liberismo che alla lotta di classe. Si evidenziano - infatti -
delle caratteristiche di self made man assolutamente individualistiche,
descrivendo Baglioni come uno che <<accorgendosi della differenza
storic che c'è tra l'epoca nella quale gli è dato vivere e quella
in cui i suoi hanno dovuto sopportare una condizione di classe, ne
vuole approfittare e potente come una persona che crede al dragone
visibile e ignora per il momento l'invisibile riesce a sgominare il
nemico, svolazzando fra sessantotto e multinazionali, fra discorsi
incerti e soldini sonanti>>

Intendiamoci: non che l'analisi sia sbagliata - anzi! e comunque
avrei preferito Baglioni al Folkstudio -, ma lui vuole per forza
ammantare la cosa di marxismo e, per ironia della sorte, il panorama
che descrive è specularmene opposto. Poveri noi! :-)

> Bella! Grazie mille per averla postata ... davvero le due situazioni
> sembrano identiche! :-)

E' vero? :-) E' impressionante la somiglianza. Probabilmente era la
stessa gara allora

> Ho capito ... ma ci terrei ad evidenziare come tutti quelli da te
> nominati avessero un retroterra sociale - di tranquilla ed agiata
> borghesia; di circoletto culturale protettivo e sfizioso - ben diverso,
> e MOLTO meno desertico-frustrante, rispetto a quello vantato da
> Claudio, che nel volere sfondare a tutti i costi cercava un riscatto,
> credo, ben più ampio.
> Per questo capisco quella sua smania di emergere (che lo portò ad
> essere molto più schiavo della RCA rispetto a Venditti e De Gregori,
> non c'è dubbio).

Sì, Baglioni batte molto nella prima parte del libro su questa sua
voglia di riscatto. Però mi sembra che tu stia facendo lo stesso
discorso di Granetto :-)
O no?

Io Baglioni l'avrei preferito al Folkstudio, e non avrebbe fatto la
rivoluzione a tutti i costi, come non aveva nessuna intenzione di
farla, che so, Cocciante, che pure ci andava a suonare.
Ripeto - tanto più che avrebbe ricevuto degli stimoli artistici non
indifferenti: per dire, lì si conobbero De Gregori e De André -
secondo me se avesse iniziato fuori dalle grinfie della RCA oggi
avremmo tanta bella roba in più e dei passerotti e degli
accoccolamenti in meno - ovviamente io parlo a difesa dei miei gusti,
va da sé :-)

ciao ciao

Paolo

ale

unread,
Nov 24, 2006, 7:11:10 PM11/24/06
to

"Alberta" <albe...@yahoo.it> ha scritto nel messaggio
news:1164391625....@m7g2000cwm.googlegroups.com...

Paolo Talanca ha scritto:

>Beh, devo dire che, se l'uso sconsiderato della violenza da parte degli
>autonomi, in quella ed altre occasioni, è - of course - per me
>qualcosa di veramente agghiacciante e da condannare senza riserva
>alcuna, i MOTIVI della contestazione - tutto sommato - li trovo persino
>comprensibili (i MODI ovviamente no, per nulla!!!), visto come se la
>tiravano il FDG & Co. con i loro riferimenti alle canzoni "tranquille e
>tranquillizzanti" altrui ed al loro disvalore politico ...

Già.
Predicare bene e razzolare male, questa poteva essere la sintesi
dell'accusa... che, poi, per me, la predicazione fosse ben peggiore
dell'azione... è parere tutto personale... :o)))
Grazie del bel post, molto ricco anche a livello di informazioni, come
sempre.
Ciao.
Ale

ale

unread,
Nov 24, 2006, 7:15:17 PM11/24/06
to

"Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:1164328223.3...@f16g2000cwb.googlegroups.com...

ale ha scritto:

Per la frase degli aghi di pino, forse.
Per il resto, un esame della canzone mi porterebbe piuttosto a pensare che
sia stata scritta ANTERIORMENTE alla trilogia: la inquadrerei assai meglio
negli anni '80, in particolare nel periodo de La vita è adesso.
Stilisticamente la vedo assai più vicina a Tutto il calcio minuto per
minuto, che a Navigando, o a Fammi andar via, ad esempio.
Tuttavia, non si può eslcudere (anzi!) che Claudio abbi continuato a
scrivere, anche nel periodo trilogico e post-trilogico, alcune canzoni nello
stile "anni '80", che, magari, proprio per questo non ha incluso nella
trilogia.
Così come non si può escludere affatto che la canzone sia stata scritta di
recente, magari ANCHE riciclando materiale precedente.
Non si può escludere nulla, imo, neanche facendo ricorso alla filologia. Ci
vorrebbe, piuttosto, la cartomanzia, o, anche, la lettura dei fondi del
caffè, se preferisci... :o)
Ciao.
Ale

ale

unread,
Nov 24, 2006, 7:20:53 PM11/24/06
to

"Dory" <silv...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:D3r9h.54597$Fk1.1...@twister2.libero.it...

> Mah... veramente non l'ha già scritto/detto solo Paolo... :o)))))))))

No, no... l'hanno scritto in diversi. Fa nulla, una sciocchezza, pur se
scritta da cento persone in un NG, resta una sciocchezza :oppppppppp
Vorrei capire una cosa, però: che piacciano o meno, canzoni come Requiem...
si può pensare che siano state scritto con intenti "commerciali"?
Cioè: una persona sana di mente può ritenere che una canzone come quella
possa portare ad un impulso nelle vendite di un album?

> Povero Ale, solo contro tutti ;op

Figurati... è proprio lì, il gusto... :o))
Ciao.
Ale

ale

unread,
Nov 24, 2006, 7:39:45 PM11/24/06
to

"Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:1164328044....@k70g2000cwa.googlegroups.com...

>No no, non ci siamo. Io mi riferivo a come l'hai messa tu. Perché tu
>hai citato due personaggi su tre dei quali uno scrive prettamente testi
>e l'altro scrive testi e musiche dando molta più importanza al testo.

Ho citato dei personaggi che facevano parte dell'epoca definita D'ORO da
Claudio.
LUI l'ha definita d'oro. Senza, con questo, voler dire di aver preso quei
personaggi a suoi modelli. Non l'ha detto lui, né l'ho scritto io.


>> Che Claudio non abbia MAI diciharato di voler fare di proposito musica
>> commerciale o di svoler scrivere testi commerciali (ripeto: DI PROPOSITO)
>> mi
>> pare, davvero, AMPIAMENTE assodato. Almeno su questo, le tue convinzioni
>> dovrai rivederle, credo...

>eh, a me pare di no. Testuale (pag. 63):

Paolé... tu non sei baglioniano.
Questo episodio di Sabato Pomeriggio, Claudio l'ha raccontato... vediamo...
una decina di volte? Sì, più o meno.. una decina di volte IN MIA PRESENZA.
Siccome non lo seguo dappertutto, presumo che l'abbia raccontato -facendo
una rapida "proiezione" :o)- almeno un centinaio di volte. Peraltro, con ben
maggior dovizia di particolari di quanta non ce ne sia nella frase che tu
hai "testualmente" riportato.
E' accaduto per un quarantacinque giri, AMPIAMENTE indicato come simbolo di
una presunta produzione commerciale di Baglioni. Ne avevamo citate un paio,
di canzoni simbolo, in questo senso... e ti ripeto la domanda: le altre?
Cioè, se uno fa un album in cui inserisce, magari, anche una canzone
volutamente (volutamente DAGLI ALTRI, cmq, non da lui) commerciale... e poi
infarcisce l'album di piccole gemme preziose... tu ne deduci che sta
producendo null'altro che della buona musica commerciale?? Mmmhhh... hai
fatto bene a dedicarti agli studi umanistici, in scienze statistiche non
saresti stato una cima, mi pare... :oppp

>*Questo non vuol dire che ci sono sempre riuscito, a volte mi sono
>trovato nella necessità, diciamo industriale, di fare un 45 giri,
>perché lo richiedeva il mercato, è il caso di "Sabato pomeriggio"*>>

>O no? ;-)

Sì, come no.
Hai appena dimostrato che ho ragione io.
Ossia: se uno cita dei CASI LIMITE, nei quali è stato nella necessità
INDUSTRIALE di produrre dei 45 GIRI perché richiesto dal mercato...
significa che, normalmente, non agiva così, non produceva in base alle
richieste di mercato.
Se quella fosse stata la "normalità", raccontare in tutte le salse
l'episodio di SP non avrebbe avuto senso.
O no? :o))

>No no, nemmeno qua ci siamo :-)

Eh, vabbè... me ne farò una ragione... :o)

>Ho scritto che in questa canzone "l'amore deve fare i conti prima con
>le persone e poi col sentimento e l'idealismo". E' vederci OLTRE? Non
>mi pare :-)

Insomma...
Forse, se ad argomentare fossi tu, questa frase potresti giustificarla in
maniera abbastanza solida, a pensarci bene.
A me sembra che la canzone "quasi d'amore", in realtà, d'amore parli assia
poco, ossia, che l'amore sia semplicemente un pretesto per parlare d'altro.
E l'"altro" è sintetizzato nella frase che la chiude: "fingo di aver
capito... grattarsi". Che non è esattamente una frase amorosa.

>> Cioè? Negli anni '70 c'erano due capolavori per album?

>Non so quanti ce ne fossero.

Strano!
Come mai? Identifichi con tanta chiarezza i DUE SOLI capolavori di SI, ma
non sai quanti ce ne siano, ad esempio, in Sabato pomeriggio?

>Mi riferivo alla "maculazione" - o
>"maculatezza"? tanto mi sa che non esiste nessuno dei due termini :-)

Ok, ok... SI è più "maculato" dei suoi immediati predecessori. Se il
discorso verteva a questo obbiettivo, nulla quaestio!! :o)
Del resto, è *necessariamente* più maculato, meno omogeneo, dei dischi della
trilogia, perché quelli facevano parte di un progetto unitario, e
contenevano al loro interno, anche singolarment epresi, un filo rosso ben
preciso. Questo, no. Da qui, a mio avviso, la definizione, largamente
fraintesa, della "antologia di inediti"...

>> E... forse l'hai già scritto in passato, ma non ricordo... quale sarebbe
>> l'altro capolavoro di Sono io, insieme a QD?

>Patpan

Ah, già... Patapan... Beh, sono d'accordo che siano due tra le più belle
canzoni dell'album.. forse, le più belle in assoluto.
Anche se non riuscirei a tenere fuori da un alista, anche ristretta, Tienimi
con te, perché, musicalmente, è troppo bella, imo. E anche Tutto in un
abbraccio, che, per me, è pari a 1000 gg. Rarissimamente una canzone mi ha
"preso" come TIUA, a dire il vero. E', forse, una delle canzoni che ho
ascoltato di più nella mia vita (pur essendo assai più recente di tante
altre).
Ciao.
Ale

ale

unread,
Nov 24, 2006, 7:59:43 PM11/24/06
to

"Paolo Talanca" <paolot...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:1164329108.5...@l39g2000cwd.googlegroups.com...

ale ha scritto:

> >alla
> >musica (principalmente dalla particolarità di una certa linea melodica
> >o dalla presenza di modulazioni).
>
> ROTFL!!
> Mi astengo dal commentare, per non venir tacciato di rigurgiti di
> saccenza... :o))))

>sul resto non ho nessuna voglia di ribattere e amen :-)

E così sia. :o))

>Ma, dai pure sfogo alla tua saccenza, perché sono abbastanza convinto
>di quello che ho detto - diciamo che sono stato drastico: meglio dire
>che *sono rari* i casi in cui un arrangiamento è strutturale in una
>canzone e in Oltre per esempio ci sono dei casi - e se passi avanti
>così il tuo sembra (SEMBRA, per carità) un atteggiamento vagamente
>presuntuoso.

No, no... sarà anche presuntuoso -non l'ho mai negato, del resto,
contribuendo ad alimentare questa piacevole "leggenda"... :o), ma non per i
motivi che dici tu.
Anche perché il mio ROTFL non si riferiva alla tua teoria secondo la quale
gli arrangiamenti raramente sono "strutturali in una canzone" (cosa che
meriterebbe un SUPER-ROTFL al cubo, che vado subito a spiegare), ma al fatto
cha la musica vada valutata in base alla "particolarità della linea melodica
e alla presenza di modulazioni".
ROTFL e RI-ROTFL!!!
Allora: anzitutto, la grandissima parte della musica leggera di valore, e
parlo di musica internazionale, prodotta dalla fine degli anni 60 agli inizi
degli anni '80, dai SUPERTRAMP ai GENESIS, dai PINK FLOYD ai DIRE STRAITS...
è FONDAMENTALMENTE basata sull'altissimo valore artistico
dell'arrangiamento.
Ossia: quei capolavori (innumerevoli) non sarebbero tali senza gli
arrangiamenti che li rendono, appunto, dei capolavori.
Ascolta From now on, dei Supertramp, o Selling England by tha pound, dei
Genesis. Solo per citartene due, che già richiedono almeno una deicna di
ascolti, per essere apprezzate adeguatamente.
Pensare che *SONO RARI* i casi nei quali l'arrangiamento sia strutturale in
una canzone è... a dir poco... provinciale. Cioè: se tu davvero sei convinto
che la musica leggera nasca e muoia con i tuoi cantastorie alla Guccini e
alla De André, allora, sì... è senz'altro vero. Ma il presupposto è,
perdonami, così comico da non poter far altro che generare un BENEVOLO (e
presuntuoso, se vuoi) ROTFL!!! :o)
Restando, invece, al mio primo ed originario ROTFL, quello legato ai criteri
in base ai quali si giudicherebbe, secondo te, la validità dell'aspetto
musicale della canzone... ti faccio presente che praticamente TUTTE le
canzoni più biecamente commerciali che ci vengono propinate, da S. Remo in
giù, sono, generalmente, ampiamente fornite di MODULAZIONI.
L'unico posto dove non c'erano modulazioni era la famigerata Emozioni, che,
per poco, non mi faceva litigare con Alberta... :o)))

>E poi, di musica mi pare che tu ne sappia, quindi il termine "saccente"
>non ti si addice.

Dai, dai, smettila, che ho appena fatto pace... :o)))
Ciao.
Ale


ale

unread,
Nov 24, 2006, 9:05:09 PM11/24/06
to

"Alberta" <albe...@yahoo.it> ha scritto nel messaggio
news:1164398335.1...@h54g2000cwb.googlegroups.com...


>Per me (opinione tutta personale, chiaro, ma dal 1978 nulla é ancora
>riuscito a farmela cambiare, anche conoscendo gli altri titoli di
>quella collana ...:-)) da lì si evince una impegnatissima
>sinistrosità (nel senso fazioso del termine), nonostante ivi si
>censurino, al tempo stesso i personaggi artificiosi "nati dalla
>provetta delle letteratura sinistrese" ...
>Ci sono infatti i soliti stilemi tipici dell'intellighenzia (per usare
>un termine caro ad Ale ...:-)) dell'epoca, e c'è un atteggiamento
>fazioso di fondo, IMO, che porta gli autori di quelle righe ad avere
>parole benevole e di simpatia per Claudio, sì, ma solo in quanto egli
>viene visto come un povero proletario borgataro (per ciò stesso
>meritevole di bonaria simpatia), e dunque come il simbolo e
>l'incarnazione delle povere "masse", a loro volta destinate a trovare
>una riscossa solo grazie alla lotta di classe; é descritto come uno
>che almeno scrive usando "la lingua della sua classe, triste che sia,
>piatta che sia" ... etc. etc., quasi felicitandosi con lui per il fatto
>che non abbia neanche mai provato - secondo Granetto, almeno (io non
>sono d'accordo; Solo non è un album per nulla terra terra né piatto
>né banale né ruffiano, tutt'altro ... come non lo sono molti brani
>dell'album Sabato Pomeriggio: lasciamo perdere, per una volta, l'orrida
>title track ...) - ad uscire da questa piattezza e da questo livello
>terra terra.

Non solo il termine Intellighenzia, mi è caro, Albè... ma, anche, tutto
questo tuo post, che QUOTO per larga parte.
Aggiungo solo che NON SOLO "SOLO" :o) e quasi tutto SP non sono "terra
terra"... ma non lo sono neanche E tu come stai (che non mi entusiasma, ma
per aspetti diversi legati alle sonorità) e, neanche, QPGA.
Terra terra. a mio avviso, nella produzione di Claudio, è solo E tu... dove,
caso unici, la migliore è proprio la Title Track... :o)
Ciao.
Ale


Dory

unread,
Nov 25, 2006, 6:25:42 AM11/25/06
to
> Non si può escludere nulla, imo, neanche facendo ricorso alla filologia.
> Ci vorrebbe, piuttosto, la cartomanzia, o, anche, la lettura dei fondi del
> caffè, se preferisci... :o)
> Ciao.
> Ale


Io leggo la mano... può servire?
;op
Dory


Dory

unread,
Nov 25, 2006, 6:28:10 AM11/25/06
to

"ale" <Luciano...@rubentus.it> ha scritto nel messaggio
news:G%L9h.9903$4M6....@tornado.fastwebnet.it...

>
> "Dory" <silv...@libero.it> ha scritto nel messaggio
> news:D3r9h.54597$Fk1.1...@twister2.libero.it...
>
>
>
>> Mah... veramente non l'ha già scritto/detto solo Paolo... :o)))))))))
>
> No, no... l'hanno scritto in diversi. Fa nulla, una sciocchezza, pur se
> scritta da cento persone in un NG, resta una sciocchezza :oppppppppp

Siamo d'accordissimo. Sennò come credi che Berlusconi abbia vinto le
elezioni quella volta? ;opppppppppp


> Vorrei capire una cosa, però: che piacciano o meno, canzoni come
> Requiem... si può pensare che siano state scritto con intenti
> "commerciali"?

Secondo me neanche per idea. Ma non essendo riuscita a leggervi per intero
non so nemmeno se ne avete parlato, tu e Paolo.

> Cioè: una persona sana di mente può ritenere che una canzone come quella
> possa portare ad un impulso nelle vendite di un album?

Zero.


>
>> Povero Ale, solo contro tutti ;op
>
> Figurati... è proprio lì, il gusto... :o))
> Ciao.
> Ale
>


Eh come non ti conoscessi :o))))))))))))
Ciao
Dory


Alberta

unread,
Nov 25, 2006, 7:06:38 AM11/25/06
to

Paolo Talanca ha scritto

> beh, appunto, a me più che impegnata sinistrosità mi pare una decisa,
> ingenua e controproducente paraculata :-)
> Oltretutto anche completamente sballata dell'analisi socio-economica
> se è vero - come è vero - che sulla quarta c'è scritto
> <<capitalismo che qualcuno ha ancora il coraggio di non credere in
> crisi>>, quando dopo 28 anni mi pare che sia ancora vivo e vegeto e
> scandisca i tempi degli uomini in maniera drasticamente incivile.

Vero ... ma per noi è facile dirlo nel 2006. Nel 1978 vedevo attorno a
me proprio quella precisa esaltazione collettiva, basata su quelle
stesse analisi poi risultate sballate.

> Sì. Anche questo Granetto, infatti, mi pare un tantino "spaesato".
> Se è vero che si vuole evidenziare il salto di classe, lo si fa
> tramite la celebrazione di un meccanismo caro decisamente più al
> liberismo che alla lotta di classe. Si evidenziano - infatti -
> delle caratteristiche di self made man assolutamente individualistiche,
> descrivendo Baglioni come uno che <<accorgendosi della differenza
> storic che c'è tra l'epoca nella quale gli è dato vivere e quella
> in cui i suoi hanno dovuto sopportare una condizione di classe, ne
> vuole approfittare e potente come una persona che crede al dragone
> visibile e ignora per il momento l'invisibile riesce a sgominare il
> nemico, svolazzando fra sessantotto e multinazionali, fra discorsi
> incerti e soldini sonanti>>

La contraddizione che tu cogli in questo passo c'è tutta, sì ...
In pratica qui Granetto finisce con l'approvare - od in ogni caso con
il considerare benevolmente, sempre con quella sua aria di bonaria
sufficienza - l'operato di Claudio, sussumibile più nel concetto di
"american dream", od appunto in quello - ad esso contiguo - del "self
made man" che negli stilemi della lotta di classe :-)
Lo avrà magari fatto- azzardo, tanto per scherzare un po'! - per
vendere più copie del libro tra il suo pubblico potenziale, visto che,
nellla stessa introduzione, ci liquidava (cito a memoria) come le masse
"semivisceral-dormienti, quelli di Tex, quelli delle canzonette di
Baglioni e Battisti" ... Semivisceral-dormiente sarà lui! :-)))

> Intendiamoci: non che l'analisi sia sbagliata - anzi! e comunque
> avrei preferito Baglioni al Folkstudio -, ma lui vuole per forza
> ammantare la cosa di marxismo e, per ironia della sorte, il panorama
> che descrive è specularmene opposto. Poveri noi! :-)

Il risultato finale di questo suo voler ammantare il fenomeno-Baglioni
di marxismo a tutti i costi è veramente buffo ed esilarante ...
quell'introduzione di Granetto mi è sempre stata cara, tutto sommato,
proprio per il suo potenziale di comicità! :-)

> E' vero? :-) E' impressionante la somiglianza. Probabilmente era la
> stessa gara allora

Beh, la Mostra della Canzone di Venezia si teneva ogni anno ... non so
se fosse la stessa edizione od un'altra, bisognerebbe fare una
ricerchina. Ricorderai come lui nel libro precisi di essere stato tra i
cantanti "di serie B" (quelle che sarebbero le Nuove Proposte sanremesi
ai giorni nostri, immagino ...), dicendo "Io ero l'unico della RCA in
serie B ... che poi i cantanti B erano sempre gli stessi, ritornavano
ogni anno e non venivano mai promossi".

> > Ho capito ... ma ci terrei ad evidenziare come tutti quelli da te
> > nominati avessero un retroterra sociale - di tranquilla ed agiata
> > borghesia; di circoletto culturale protettivo e sfizioso - ben diverso,
> > e MOLTO meno desertico-frustrante, rispetto a quello vantato da
> > Claudio, che nel volere sfondare a tutti i costi cercava un riscatto,
> > credo, ben più ampio.

> Sì, Baglioni batte molto nella prima parte del libro su questa sua


> voglia di riscatto. Però mi sembra che tu stia facendo lo stesso
> discorso di Granetto :-)
> O no?

NO!!!!!!
Come osi?!? (scherzo!).

Granetto esamina quella che è comunque un'oggettiva ed innegabile
condizione economico-sociale (non propriamente felice e prospera) di
Claudio per sussumere quest'ultimo, ed il suo operato, in un ridicolo
ed anacronistico discorso politico, ammantato di marxismo e concernente
la lotta di classe e la rivoluzione del proletariato.

Io esamino quella che è comunque un'oggettiva ed innegabile condizione
economico-sociale (non propriamente felice e prospera) di Claudio,
unita all'altro suo grande problema dell'epoca (ossia quello
relazionale, dato dal connubio fra la sua patologica timidezza ed il
suo sentirsi eternamente sfigato ed invisibile nei rapporti con gli
altri), e mi chiedo - dandomi una risposta affermativa - se proprio
questi suoi problemi latamente definibili come "sociali" non siano
stati la molla unica (o quanto meno principale) di quel suo anelito
prepotente alla fama, al successo, allo sfondare nel campo della musica
leggera.
Me lo chiedo perché un sì potente anelito (fermo restando il suo
grande amore per la musica, che però non porta necessariamente con sé
comportamenti come il passare giorni interi al bar della RCA, ad
esempio ...) io non riesco a spiegarmelo in altro modo, dato che
Claudio era, comunque, un giovanotto povero sì ma iscritto
all'Università, colto e molto intelligente, non certo un burino
ignorante del tipo di quelli che oggi hanno, quale loro unica
aspirazione, l'essere scelti per il Grande Fratello od altre forme di
facile popolarità.

> Io Baglioni l'avrei preferito al Folkstudio, e non avrebbe fatto la
> rivoluzione a tutti i costi, come non aveva nessuna intenzione di
> farla, che so, Cocciante, che pure ci andava a suonare.
> Ripeto - tanto più che avrebbe ricevuto degli stimoli artistici non
> indifferenti: per dire, lì si conobbero De Gregori e De André -

Scusami, Paolo, ma, stando a quanto ho capito io dal libro di Deregibus
su FDG, nel FolkStudio si entrava non dico per cooptazione ma quasi
(mentre Claudio, nel libro di Lato Side, affronta direttamente questo
tema, spiegando come lui fosse nato completamente solo, senza grucce o
strutture cui appoggiarsi, tra le quali indicò esplicitamente proprio
l'esempio del FolkStudio)...

Francesco de Gregori (coetaneo di Claudio) ci entrò da adolescente,
sì, a 17 anni nel 1968, ma solo in quanto già ci suonava suo fratello
Luigi, molto più vecchio di lui (che, come sicuramente saprai, ebbe
poi una sua carriera discografica - peraltro mai decollata - come Luigi
Grechi; neanche il cambio di cognome lo aiutò ad affrancarsi, benché
maggiore d'età, dalla nomea di "fratello di De Gregori" ...), il quale
lo introdusse lì quasi di straforo a titolo sostanzialmente
nepotistico, come riconosce lo stesso FDG:

- pagina 19 del libro di Deregibus:

"Quando vi misi piede per la prima volta il Folkstudio abitava in via
Garibaldi 59, in un locale a forma di elle, un po' umido e sporco,
privo di qualsiasi fascino. Quel pomeriggio io e mio fratello Luigi
(Ludwig) prendemmo il filobus che veniva giù da via Jenner e cercando
di non prendere troppo freddo alle mani ci dirigemmo verso le pendici
del Gianicolo. Mentre facevamo a piedi l'ultima parte di strada, Ludwig
mi dette le ultime raccomandazioni (...); Io ero preoccupatissimo per
le mie mani intirizzite e avevo paura di non riuscire a suonare la
chitarra; e poi il Folkstudio era per me un ambiente misterioso in cui
venivo introdotto grazie alla burbera benevolenza di un fratello
maggiore ormai affermato interprete di canzoni popolari americane".

> secondo me se avesse iniziato fuori dalle grinfie della RCA oggi
> avremmo tanta bella roba in più e dei passerotti e degli
> accoccolamenti in meno - ovviamente io parlo a difesa dei miei gusti,
> va da sé :-)

Mi sorge a questo punto, però, spontanea, una domanda: li hai, i
dischi (intendo gli album) anni '70 di Claudio?!?

Mi permetto di chiedettelo perché passerotti ed accoccolamenti (due,
per inciso, tra le sue poche canzoni che NON mi sono MAI piaciute,
neanche quando avevo 11 anni, se non - e molto - come musiche) sono una
goccia in un oceano dove c'è tanto di meglio o comunque di buono ...
Possibile che gli esempi da te fatti al riguardo siano sempre gli
stessi?!

Fermo restando che io a mia volta, personalmente, rinvengo due o tre
canzoni melense ed insopportabili nella produzione di FDG (mi riferisco
a Buonanotte Fiorellino e Piccola Mela), è mai possibile che debbano
essere associate ai passerotti (lato A di un 45 giri del 1975) ed agli
accoccolamenti (lato A di un 45 giri del 1974) anche canzoni, pur
sempre targate RCA, come - cito fra le altre - Io me ne andrei, come
Ninna nanna nanna ninna, come Carillon, come Sisto V, come Il lago di
Misurina, come Poster, come Nel sole nel sale nel sud (una delle mie
predilette di tutti i tempi), come Il Pivot, come Quante volte, come
Gagarin ...?!?

Io (ed anch'io parlo del tutto a titolo personale ed a difesa dei mie
gusti, nei quali peraltro rientrano pure tutto il Claudio anni '80 e
tutto il Claudio anni '90) non lo ritengo possibile.

> ciao ciao
>
> Paolo

Ciao:-)
Alberta

P.S. Oggi nella mia cassetta della posta ho trovato la tua graditissima
e bellissima sorpresa ... Grazie!! :-)

Alberta

unread,
Nov 25, 2006, 7:36:23 AM11/25/06
to

Paolo Talanca ha scritto:

> E qui, mi spiace, ma ti seguo decisamente meno.
> Cioè, non capisco in che modo tu possa giustificare i motivi di quella
> gente e, per contro, portare l'immagine francescana di Baglioni
> basandoti unicamente su un video in cui lo si vede mangiare un panino
> con la mortadella e bere della minerale.

Mi sarò sicuramente spiegata male. Era il mio ultimo post di ieri ed
andavo di gran fretta.
Allora:

a) non giustifico in alcun modo le AGGRESSIONI di nessun genere e
tipologia (e men che meno atti criminali come quelli del Palalido), e
ritengo che gli autonomi fossero una nefasta formazione
"pseudo-politica" censurabile in toto perché formata da criminali tout
court;

b) giustifico, comprendo, approvo in pieno, e faccio volentieri mie, le
motivazioni (ossia la stanchezza ed il fastidio provocati dal
"predicare bene e razzolare male" di FDG ed AV) poste alla base delle
pacate CONTESTAZIONI che, da parte di altri soggetti (non esagitati;
non autonomi) ed in altri contesti (essenzialmente sulla carta
stampata), si beccarono, per me giustissimamente ed in maniera
sacrosanta, i due predetti giovani artisti romani dichiaratamente
"comunisti" (uno dei quali, ossia FDG, derideva pubblicamente Claudio,
in quello stesso anno 1975, per essere "un fiume tranquillo e
tranquillizzante", ossia asservito al sistema e non organico al
movimento, il quale andava "inquinato", ed ammetteva con spocchiosa
sufficienza in altra intervista, bontà sua, che Baglioni, pur essendo
un artista "totalmente disimpegnato", non aveva però un pubblico
definibile come fascista ...);

c) non intendevo certo fare gare di francescanesimo fra i due artisti,
ma solo giustapporre due immagini, quasi due diapositive mentali, l'una
delle quali venutami in mente leggendo l'articolo di Enzo Caffarelli di
Ciao 2001, che ti posto più sotto.
Per maggiore chiarezza: a me non importa nulla di nulla se tanto
Claudio quanto FDG fanno il bagno nello champagne, mangiano solo
caviale, vanno al casinò ogni sera e possiedono dieci Ferrari,
ciascuna di un colore diverso. Sono affari loro.
Né mi importa a partire da quando ciascuno dei due abbia iniziato a
tenere questi comportamenti "extralusso", chiamiamoli così.
Quel che non sopporto sono l'ipocrisia, il predicare bene e razzolare
male, il fatto di pontificare e filosofare in un certo senso quando a
casa sua il pontificatore poi si comporta in tutt'altra maniera.
So anch'io che Claudio, otto anni dopo essere stato immortalato con
quel panino alla mortadella in mano, si schiantò contro un muro, ed
era a bordo non già di una Citroen 2CV bensì di una Porsche ... e
chissà, magari una Porsche ce l'aveva già anche in quel 1982, o
finanche potrebbe essersene comprata una il giorno dopo avere dato
Camilla alle fiamme.
Non mi interessa, e comunque non é questo il punto.

Il senso del mio discorso stava nel voler evidenziare come Claudio, a
differenza di altri, non abbia mai pontificato (né tantomeno si sia
mai permesso di criticare un suo collega) basandosi su dettami e
stilemi sociopolitici poi rivelatisi non propriamente seguiti, in
concreto, neppure dai loro autori ...

> Non lo capisco proprio, ma di certo avrà un suo perché nelle mille e
> mille autodeterminazioni dell'energia che si produce dalla materia
> stessa :-)

Beh, spero ora di essermi spiegata un po' meglio :-)

Il modo migliore di chiarire, però, penso sia citare direttamente
questi due illuminanti passi del libro di Deregibus (inutile dire che
approvo incondizionatamente l'articolo di Enzo Caffarelli apparso in
quel 1975 su Ciao 2001, il quale ebbe l'unico difetto di indurre
Venditti a scrivere Penna a Sfera, canzone IMO veramente orrenda,
prodromo degli ulteriori orrori che sarebbero venuti da lui, in gran
copia, nell'era post-RCA, e che è per me l'unica canzone brutta di un
album che per il resto mi piace non poco, ossia Lilly, ove in
particolare amo perdutamente una sua bellissima canzone d'amore
"filosofico", L'amore non ha padroni, nonché - ma solo per lo
splendido assolo di piano vendittiano finale - Lo stambecco ferito):

- pagina 79:

"A Dicembre [Francesco De Gregori] scrive a 'Lotta Continua'
sottolineando la sua adesione al movimento ma mettendo dei distinguo
precisi: la musica, ricorda ad esempio, è ancora in mano ai Tony
Santagata e non ai proletari. Questo é il problema".

- pagina 77:

"Su Ciao 2001 [in quell'anno, il 1975] compare un articolo di Enzo
Caffarelli intitolato 'Canzoni, e un po' di champagne', che si occupa
più che altro di Venditti (il quale risponderà con Penna a Sfera). Ma
c'entra e centra anche De Gregori. In pratica Caffarelli racconta e
censura il fatto che i due, compagni dichiarati, frequentino hotel a
cinque stelle. 'Abbiamo un breve scambio di idee con Francesco. 'Fare
il giornalista è una cosa seria. Significa possedere un'arma
potentissima. Ricorda che c'è chi é morto con la penna in mano',
pontifica De Gregori. Io resto stordito, senza controbattere. Penso che
qualcuno, forse, è morto anche con una chitarra in mano. E lo guardo
sbigottito mentre gioca a poker e beve champagne all'Hotel Belle Vue di
Rimini, categoria lusso, una stanza tutto escluso lire 38.000 a notte,
mentre cala il sipario. Ma tutto questo Alice non lo sa".

Alberta

unread,
Nov 25, 2006, 9:16:48 AM11/25/06
to

cix ha scritto:

> Grazie per quello che hai postato, io certi dettagli dell'epoca in cui, da
> tua coetanea, sono vissuta, non li conosco, non so se per insipienza mia o
> per ambito famigliare, molto disinteressato alla politica, e le ragioni
> della contestazione a FDG e AV non le conoscevo, a malapena ricordavo che
> fossero stati contestati :(((
> E mi ha illuminato il resoconto di Deregibus.

Ne ho messi altri stralci oggi in una risposta a Paolo ... fors'anche
più illuminanti ... :-)


>
> E poi ancora grazie per le parole spese per raccontarci Sergio Endrigo, che
> ancora non so se per insipienza mia o ambito famigliare, è un autore che
> conosco pochissimo ed ho sempre apprezzato poco, ma senza conoscerlo, così,
> perchè aveva la faccia un po' triste e Noschese ne faceva una imitazione
> esilarante...

Noschese era bravo, ma ad un certo punto iniziò a calcare troppo la
mano, cadendo nel cattivo gusto e nella quasi-persecuzione (qualcosa
che ricorda da vicino ciò di cui fu vittima Mia Martini anni dopo).
Guarda qui:

http://www.sergioendrigo.it/Multimedia.htm

Non ricordo in quale, fra queste interviste televisive, Endrigo
ripercorra la vicenda-Noschese, ricordando come l'imitatore smise di
vessarlo (da ultimo, e nel video c'è la relativa clip d'epoca,
addirittura ricorreva a coreografie con bare, croci e ballerine vestite
da vedove nere in gramaglie!!) solo quando Sergio, per interposta
persona, lo fece minacciare di venire picchiato. Fece più che bene,
IMO.

> E forse perchè la sua canzone per me più famosa era "c'era una casa" e poi
> "per fare il tavolo". Ovviamente i titoli precisi non li ricordo.

I titoli di quelle due canzoni per bambini (ma non solo) sono La Casa e
Ci Vuole Un Fiore.
Io in più ben ricordavo, dalla mia infanzia, di avere visto in TV
alcune sue partecipazioni sanremesi, quali Canzone per te, vincitrice
nel 1968, e L'Arca di Noe', ben piazzatasi uno o due anni dopo.
E ricordavo, ancora, poche sparse canzoni come Elisa Elisa, Teresa e
Lontano dagli occhi.

Per il resto, fino a pochissimi anni fa, ero come te. Non sapevo, di
Endrigo, null'altro.
La voglia di approfondire la sua conoscenza, comprandomi tutto quel
(pochissimo, ahimé) che di lui esiste su CD e su libro, mi è venuta
grazie ad una persona che si chiama ... Claudio Baglioni.
Il suo entusiasmo, la sua ammirazione così spesso professati nei
confronti di Sergio, la sua semi-venerazione nell'affrontare, in così
tante occasioni, Io che amo solo te, mi incuriosirono molto, ed eccomi
qua.
Endrigo - da qualche anno - é veramente uno degli artisti da me
maggiormente amati in assoluto; anzi direi che (con Claudio, Mia
Martini ed Enzo Jannacci) lui sia uno dei pochi che io non mi stanchi
MAI di ascoltare, trovandolo ogni volta capace di darmi emozioni sempre
nuove.

> Sembro una delle sgallettate che ride di cB... A mia discolpa c'è da dire
> che non ho mai osato esprimere "giudizi" artistici su Endrigo. Almeno non
> l'ho mai offeso porello...
>
> Bacix (che è ignorante come una scarpa certe volte :o)
>
> :o)))

Bacix ricambiatix:-)
Alberta

ale

unread,
Nov 25, 2006, 10:45:39 AM11/25/06
to

"Dory" <silv...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:eNV9h.56045$uv5.3...@twister1.libero.it...

>>> Mah... veramente non l'ha già scritto/detto solo Paolo... :o)))))))))
>>
>> No, no... l'hanno scritto in diversi. Fa nulla, una sciocchezza, pur se
>> scritta da cento persone in un NG, resta una sciocchezza :oppppppppp
>
> Siamo d'accordissimo. Sennò come credi che Berlusconi abbia vinto le
> elezioni quella volta? ;opppppppppp

Ehmmm... non vedo il nesso... :o//


>> Vorrei capire una cosa, però: che piacciano o meno, canzoni come
>> Requiem... si può pensare che siano state scritto con intenti
>> "commerciali"?
>
> Secondo me neanche per idea. Ma non essendo riuscita a leggervi per intero
> non so nemmeno se ne avete parlato, tu e Paolo.

Non ne abbiamo parlato. Ma si parlava del (presunto) ritorno alla (presunta)
commercialità degli anni '70 con l'album Sono IO. E siccome Sono io contiene
due soli capolavori, devo presumere che il resto sia un inno alla
commercialità. Requiem mi è sembrata la più lampante smentita di questa
teoria.
Ciao.
Ale


Dory

unread,
Nov 25, 2006, 11:05:16 AM11/25/06
to

"ale" <Luciano...@rubentus.it> ha scritto nel messaggio
news:EyZ9h.10529$4M6....@tornado.fastwebnet.it...

>
> "Dory" <silv...@libero.it> ha scritto nel messaggio
> news:eNV9h.56045$uv5.3...@twister1.libero.it...
>
>>>> Mah... veramente non l'ha già scritto/detto solo Paolo... :o)))))))))
>>>
>>> No, no... l'hanno scritto in diversi. Fa nulla, una sciocchezza, pur se
>>> scritta da cento persone in un NG, resta una sciocchezza :oppppppppp
>>
>> Siamo d'accordissimo. Sennò come credi che Berlusconi abbia vinto le
>> elezioni quella volta? ;opppppppppp
>
> Ehmmm... non vedo il nesso... :o//

"L'hanno scritto in diversi [...] una sciocchezza pur se scritta da cento
persone [...] resta una schiocchezza"
Lui per aver vinto è stato votato dalla maggioranza degli elettori (o almeno
così dovrebbe essere)... la sciocchezza l'hanno fatta in tanti ma resta
sempre una schiocchezza! ;oppp

>
>
>>> Vorrei capire una cosa, però: che piacciano o meno, canzoni come
>>> Requiem... si può pensare che siano state scritto con intenti
>>> "commerciali"?
>>
>> Secondo me neanche per idea. Ma non essendo riuscita a leggervi per
>> intero non so nemmeno se ne avete parlato, tu e Paolo.
>
> Non ne abbiamo parlato. Ma si parlava del (presunto) ritorno alla
> (presunta) commercialità degli anni '70 con l'album Sono IO.

Ok, adesso ci sono.


> E siccome Sono io contiene due soli capolavori, devo presumere che il
> resto sia un inno alla commercialità.

Sbagliato. Che una canzone faccia schifo non vuol dire che sia commerciale.
E una canzone commerciale può anche essere un capolavoro. Come dici tu
commerciale=vende tanto, invece nel linguaggio comune commerciale=scadente,
vengono usati in modo intercambiabile, anche se a voler sottilizzare così
non è. La vita è adesso ha venduto tantissimo, eppure non è "commerciale"
(né la canzone né l'album).


> Requiem mi è sembrata la più lampante smentita di questa teoria.
> Ciao.
> Ale


Infatti Requiem ha la grandissima capacità di non essere commerciale e di
non piacermi. ROTFL! In questo senso è un capolavoro...
Adesso non fustigatemi, però io dopo le prime due o tre volte non son più
riuscita ad ascoltarla, non me la ricordo nemmeno più.
Ciao
Dory


ale

unread,
Nov 25, 2006, 7:46:25 PM11/25/06
to

"Dory" <silv...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:0RZ9h.56345$uv5.3...@twister1.libero.it...

>>> Siamo d'accordissimo. Sennò come credi che Berlusconi abbia vinto le
>>> elezioni quella volta? ;opppppppppp
>>
>> Ehmmm... non vedo il nesso... :o//
>
> "L'hanno scritto in diversi [...] una sciocchezza pur se scritta da cento
> persone [...] resta una schiocchezza"
> Lui per aver vinto è stato votato dalla maggioranza degli elettori (o
> almeno così dovrebbe essere)... la sciocchezza l'hanno fatta in tanti ma
> resta sempre una schiocchezza! ;oppp

Ah, ok.
La tua frase, ammetterai, non era chiara. Tu hai detto che Berlusconi, se
una sciocchezza fatta da tante persone non rimanesse una sciocchezza, non
avrebbe vinto le elezioni. Invece il concetto era: Berlusconi ha vinto le
elezioni perché in tanti l'hanno votato, commettendo, in tanti, una
sciocchezza.
vabbè... Mi sa che sono di più quelli pentiti per aver votato Prodi, però...
:opp


>> E siccome Sono io contiene due soli capolavori, devo presumere che il
>> resto sia un inno alla commercialità.
>
> Sbagliato. Che una canzone faccia schifo non vuol dire che sia
> commerciale.

Verissimo. Così come il fatto che sia bella non significa che debba essere
commercialmente un fiasco...

> La vita è adesso ha venduto tantissimo, eppure non è "commerciale" (né la
> canzone né l'album).

D'accordo.


> Infatti Requiem ha la grandissima capacità di non essere commerciale e di
> non piacermi. ROTFL! In questo senso è un capolavoro...
> Adesso non fustigatemi, però io dopo le prime due o tre volte non son più
> riuscita ad ascoltarla, non me la ricordo nemmeno più.

Non preoccuparti, non ti fustiga nessuno... anzi, penso che in tanti siano
d'accordo con te... :o/
Ciao.
Ale


Ivan

unread,
Nov 25, 2006, 8:21:50 PM11/25/06
to

Dory <silv...@libero.it> wrote in message

> Io leggo la mano... può servire?

Ti mando la fotocopia della mia e te la leggi con calma, ok?

Paolo Talanca

unread,
Nov 26, 2006, 5:02:22 AM11/26/06
to

ale ha scritto:

> Tuttavia, non si può eslcudere (anzi!) che Claudio abbi continuato a
> scrivere, anche nel periodo trilogico e post-trilogico, alcune canzoni nello
> stile "anni '80", che, magari, proprio per questo non ha incluso nella
> trilogia.
> Così come non si può escludere affatto che la canzone sia stata scritta di
> recente, magari ANCHE riciclando materiale precedente.
> Non si può escludere nulla, imo, neanche facendo ricorso alla filologia. Ci
> vorrebbe, piuttosto, la cartomanzia, o, anche, la lettura dei fondi del
> caffè, se preferisci... :o)

Guarda che non è un parere personale il fatto che non si possano
escludere delle cose in filologia.
Io ritengo che ci siano buone probabilità che "Quei due" sia una
canzone la cui stesura risalga al periodo precedente a quella delle
altre canzoni d'amore contenute in "Sono io". Per dire questo ho dei
riscontri oggettivi, come il verso sugli "aghi di pino", e meno
oggettivi come lo stile e il modo di affrontare le tematiche.
Tutto questo, posto che le altre canzoni d'amore di "Sono io" siano
state scritte tutte tra il 2000 e il 2003.
E' ovvio che ci siano delle possibilità contro la tesi. D'altronde è
anche possibile che la "Divina commedia" sia in buonissima parte
differente da quella che noi conosciamo.

E allora tutti quelli che hanno sprecato fiumi e fiumi di inchiostro
per ricostruire i "luoghi critici"? Hanno solo perso tempo?
Voglio dire, la tua domanda "Come si può imbastire un discorso su


delle ipotesi che non hanno alcuna possibilità di essere in acun modo

verificate?" è leggermente agghiacciante nell'ambito del rispetto
verso questo tipo di studi, che da sempre annovera fior fior di
studiosi e in fin dei conti rappresenta la più alta forma di studio:
la voglia di capire ciò che non si sa o non si riesce a capire.
E non è da meno la "simpatica" ironia su fondi di caffè e cartomanzie
varie ;-)

ciao ciao

Paolo

Paolo Talanca

unread,
Nov 26, 2006, 5:17:25 AM11/26/06
to

ale ha scritto:

> Non ne abbiamo parlato. Ma si parlava del (presunto) ritorno alla (presunta)
> commercialità degli anni '70 con l'album Sono IO. E siccome Sono io contiene
> due soli capolavori, devo presumere che il resto sia un inno alla
> commercialità. Requiem mi è sembrata la più lampante smentita di questa
> teoria.

Questo è quello che presumi tu.
Queste invece le mie semplici e limpide parole:

<<In "Sono io" ci sono due sicuri capolavori, ma ho paura che anche in
questo abbia ripreso il trend dei Settanta>>

Poi ti ho spiegato che la quantità dei *sicuri capolavori* non era
precisamente riferibile a due, ma a una più imprecisata maculatezza.
Lì ce ne sono solo due, imo.
"Requiem" è una bella canzone - anche se non del tipo che a me piace
particolarmente - e ha uno dei passaggi testuali più belli dell'album:

E ancora pioggia scura
come caffè
che inzuppa di paura e
dietro di sé
trascina follia
sopra il pavé
di un mondo in agonia che
alza un lamento
sulla scia di un lungo
requiem


D'altronde è assodato che a te, furbescamente, piaccia presumere un
po' ciò che ti fa più comodo ;-))

ciao ciao

Paolo

Ivan

unread,
Nov 26, 2006, 5:38:43 AM11/26/06
to

Alberta <albe...@yahoo.it> wrote in message

>I titoli di quelle due canzoni per bambini (ma non solo) sono La Casa e
>Ci Vuole Un Fiore.

E sono tratte da un album (che conservo in vinile) composto da poesie del
mitico Gianni Rodari musicate da Sergio.


Ivan

unread,
Nov 26, 2006, 6:00:25 AM11/26/06
to

Dory <silv...@libero.it> wrote in message

> Infatti Requiem ha la grandissima capacità di non essere commerciale e di


> non piacermi. ROTFL! In questo senso è un capolavoro...

A me invece all'inizio non piaceva.
Ora mi piace molto.

Vi saluto perchè riparto per Roma...

Ciao
:O)
Ivan


Paolo Talanca

unread,
Nov 26, 2006, 6:34:12 AM11/26/06
to

ale ha scritto:

> Paolé... tu non sei baglioniano.

Presumo di no. Vado dietro la lavegna? :-))

> Questo episodio di Sabato Pomeriggio, Claudio l'ha raccontato... vediamo...
> una decina di volte? Sì, più o meno.. una decina di volte IN MIA PRESENZA.
> Siccome non lo seguo dappertutto, presumo che l'abbia raccontato -facendo
> una rapida "proiezione" :o)- almeno un centinaio di volte. Peraltro, con ben
> maggior dovizia di particolari di quanta non ce ne sia nella frase che tu
> hai "testualmente" riportato.

Non è solo l'episodio di Sabato pomeriggio. E' tutto il periodo della
RCA - per me testimoniato solo ma molto autorevolmente nel libro
speditomi da Alberta - ad essere caratterizzato da scelte precisamente
commerciali alle quali lui, a prescindere dai motivi, ha aderito,
soprettutto *tecnicamente* (cioè, scrivendo canzoni pensate per il
pubblico).
D'altronde - anche qui, al di là dei motivi di frustrazione sociale
che c'erano alle spalle - l'andare incontro al pubblico è precisamente
quello che era già successo tra "Un cantastorie dei giorni nostri" e
"Questo piccolo grande amore". E' tutto spiegato ben bene nel libro
dalle stesse parole di Baglioni.

> E' accaduto per un quarantacinque giri, AMPIAMENTE indicato come simbolo di
> una presunta produzione commerciale di Baglioni. Ne avevamo citate un paio,
> di canzoni simbolo, in questo senso... e ti ripeto la domanda: le altre?
> Cioè, se uno fa un album in cui inserisce, magari, anche una canzone
> volutamente (volutamente DAGLI ALTRI, cmq, non da lui) commerciale... e poi
> infarcisce l'album di piccole gemme preziose... tu ne deduci che sta
> producendo null'altro che della buona musica commerciale?? Mmmhhh... hai
> fatto bene a dedicarti agli studi umanistici, in scienze statistiche non
> saresti stato una cima, mi pare... :oppp

Sì, può essere benissimo. Però quantomeno non la vedo in maniera
unilaterale come un "baglioniano" - e dei più accecati - come te ;-))
Si può vedere benissimo come - dopo QPGA che mi sembra un discorso a
parte e in merito al quale lo stesso Baglioni nel '78 dice che "molti
critici avevano apprezzato la novità del 33, il taglio cinematografico
etc etc" - le belle canzoni nei dischi di Baglioni abbiano un trend in
termini di grandezza numerica precisamente crescente, fino al 33 di
"Sabato pomeriggio".
Da questo si può dedurre che Baglioni abbia voluto iniziare da un
andare incontro al pubblico testimoniato già dallo stile e dalle
tematiche differenti tra il prima e il dopo QPGA, per poi cominciare a
tornare ad una certa libertà artistico-espressiva man mano che
acquistava forza contrattuale verso chi gli produceva i dischi.
Ora: io non faccio il processo a Baglioni anche e soprattutto perché
sono perfettamente cosciente del fatto che, VOLENDO, lui fosse in grado
di fare delle belle canzoni e non mi servono a prova quelle che tu
chiami "piccole gemme preziose", proprio perché sono cosciente della
loro esistenza e in definitiva vorrei darle per assodato in una
discussione con chi conosce bene l'artista.
Mi interessano i motivi che limitassero la presenza di picchi artistici
a uno, poi tre, poi cinque canzoni su dieci - i numeri sono casuali,
anche se non credo io ci sia andato molto lontano -, invece di
costruire già da allora un discorso coerente, con dei dischi autentici
dall'inizio alla fine e che riproponessero appieno la capacità
artistica di Baglioni (che, non so se sia superfluo dire, reputo
altissima), senza semplificazioni stilistiche che ritengo, imo, odiose
(fra le righe, qua si può già leggere di come io possa non apprezzare
"Sono io").
Tu hai scritto: "Che Claudio non abbia MAI diciharato di voler fare di


proposito musica
commerciale o di svoler scrivere testi commerciali (ripeto: DI
PROPOSITO) mi

pare, davvero, AMPIAMENTE assodato". Bene: questo, per motivi
sociologico-depressivi o per altro, è spudoratamente falso. Io avevo
in mente quel passaggio e quella frase del libro direttamente dalle
parole di Baglioni, così l'ho riportata.
Poi il quadro generale, che spero di aver ben riassunto, è leggermente
più complicato e la semplificazione artistica, per me, inaccettabile.

Intendiamoci: molti in canzone usavano un linguaggio tutt'altro che
difficile. Non è affatto sinonimo di bravura scrivere in modo aulico o
difficile. Lo stesso Guccini usava spesso l'abbassamento colloquiale
o comunque un registro basso. C'ho fatto proprio una tesi su questo,
cioè sul fatto che quell'abbassamento dell'aulicità introdotto da
Gozzano a suo tempo si riverbera in tutto il Novecento e, anche se
magari indirettamente, anche in canzone ed è questo uno dei meriti
della scuola genovese.
Però non a forza. Non per motivi di voglia di consensi - lo ripeto,
fino all'ossessione, anche se con tutti i motivi di condizione
sociale e depressivi che Baglioni aveva dietro.
E infatti, quando con Oltre farà "di arte sua" - si intenda come
parafrasi per "di testa sua" - sarà ben altra storia.

> Hai appena dimostrato che ho ragione io.

Sì, ma devi mettere in conto che, PER TE, tutto il Creato dimostra che
hai ragione tu. Ogni azione in atto e/o in potenza di ogni essere
umano, animale, vegetale o minerale
:-)

> Insomma...
> Forse, se ad argomentare fossi tu, questa frase potresti giustificarla in
> maniera abbastanza solida, a pensarci bene.

Pensaci bene allora, perché ad argomentare con Alberta, prima che tu
graditamente - e non è per forza ironico l'avverbio - ti
inserissi, ero proprio io :-))

> A me sembra che la canzone "quasi d'amore", in realtà, d'amore parli assia
> poco, ossia, che l'amore sia semplicemente un pretesto per parlare d'altro.
> E l'"altro" è sintetizzato nella frase che la chiude: "fingo di aver
> capito... grattarsi". Che non è esattamente una frase amorosa.

Lì secondo me parla proprio del contrasto della realtà "terrena"
delle persone e di quella "ideale" dell'amore. Anche l'asindeto
finale vuole dare questa la sensazione, inserendo il termine
"amare" tra le cose quotidiane, acuendo il contrasto e ponendolo in
una situazione chiaramente risaltante, in rima con "mangiare" e in
sospensione carica d'attesa per l'ultimo verbo che, con un intento
ancor più corrosivo, è "grattarsi". Semplicemente geniale, ma
questo è, sì, un altro discorso :-)

> Ok, ok... SI è più "maculato" dei suoi immediati predecessori. Se il
> discorso verteva a questo obbiettivo, nulla quaestio!! :o)

No, è inesatto. "Sono io" torna ad essere maculato. I suoi
immediati predecessori no. (Magari il Viaggiatore è maculato al
contrario, ma può essere una mia personale idiosincrasia verso "Stai
su" o "Caravan").

ciao ciao

Paolo

Paolo Talanca

unread,
Nov 26, 2006, 6:57:42 AM11/26/06
to

Alberta ha scritto:

> mi chiedo - dandomi una risposta affermativa - se proprio
> questi suoi problemi latamente definibili come "sociali" non siano
> stati la molla unica (o quanto meno principale) di quel suo anelito
> prepotente alla fama, al successo, allo sfondare nel campo della musica
> leggera.
> Me lo chiedo perché un sì potente anelito (fermo restando il suo
> grande amore per la musica

Anche io credo precisamente di sì. E nel libro emerge fortissimamente,
perché poi lui batte su questo discorso ritornandoci più volte.
E' sicuramente il motivo che lo ha fatto sottostare alle regole della
RCA e che non gli permetteva magari di pensare ad una via alternativa,
facendo affidamento unicamente alle sue inopinabili capacità
artistiche

> Scusami, Paolo, ma, stando a quanto ho capito io dal libro di Deregibus
> su FDG, nel FolkStudio si entrava non dico per cooptazione ma quasi
> (mentre Claudio, nel libro di Lato Side, affronta direttamente questo
> tema, spiegando come lui fosse nato completamente solo, senza grucce o
> strutture cui appoggiarsi, tra le quali indicò esplicitamente proprio
> l'esempio del FolkStudio)...

So bene cosa fosse il Folkstudio, Alberta ;-)
Non penso certo che lì aspettassero tutti Baglioni a braccia aperte.
D'altronde nemmeno alla RCA era così. Dico solo che nel primo caso
Baglioni avrebbe potuto mantenere un autonomia artistica nemmeno
paragonabile alla RCA.


> Mi sorge a questo punto, però, spontanea, una domanda: li hai, i
> dischi (intendo gli album) anni '70 di Claudio?!?
>
> Mi permetto di chiedettelo perché passerotti ed accoccolamenti (due,
> per inciso, tra le sue poche canzoni che NON mi sono MAI piaciute,
> neanche quando avevo 11 anni, se non - e molto - come musiche) sono una
> goccia in un oceano dove c'è tanto di meglio o comunque di buono ...
> Possibile che gli esempi da te fatti al riguardo siano sempre gli
> stessi?!

Spero di aver risposto a queste tue incalzanti :-) domande nell'altro
post in risposta ad ale.

> Fermo restando che io a mia volta, personalmente, rinvengo due o tre
> canzoni melense ed insopportabili nella produzione di FDG (mi riferisco
> a Buonanotte Fiorellino e Piccola Mela)

Si era parlato di questo già nell'altra discussione, quella proprio
su De Gregori e le voci maschili italiane.
Qui, poi, ho sfiorato anche questo argomento in riferimento alla
mielosità di Vecchioni, per esempio. A me non importa la mielosità.
Importa il motivo della mielosità. I motivi di fondo artistici che,
fra l'altro, in "Buonanotte fiorellino" si sposano ad uno stile
volutamente ambiguo di De Gregori, come ho scritto di là. Non si
snatura per niente, la coerenza artistica rimane intatta, non ci sono
abbassamenti perché... o innalzamenti percome...

> P.S. Oggi nella mia cassetta della posta ho trovato la tua graditissima
> e bellissima sorpresa ... Grazie!! :-)

Grazie? Grazie ancora a te :-)
Ovviamente a lettura finita *esigo* un parere ;-)

ciao ciao

Paolo

Paolo Talanca

unread,
Nov 26, 2006, 7:22:03 AM11/26/06
to

ale ha scritto:

> No, no... sarà anche presuntuoso -non l'ho mai negato, del resto,
> contribuendo ad alimentare questa piacevole "leggenda"... :o), ma non per i
> motivi che dici tu.
> Anche perché il mio ROTFL non si riferiva alla tua teoria secondo la quale
> gli arrangiamenti raramente sono "strutturali in una canzone" (cosa che
> meriterebbe un SUPER-ROTFL al cubo, che vado subito a spiegare), ma al fatto
> cha la musica vada valutata in base alla "particolarità della linea melodica
> e alla presenza di modulazioni".
> ROTFL e RI-ROTFL!!!

Fai in modo che non ti venga una paresi con tutte queste smascellate,
mi raccomando :-p

> Allora: anzitutto, la grandissima parte della musica leggera di valore, e
> parlo di musica internazionale, prodotta dalla fine degli anni 60 agli inizi
> degli anni '80, dai SUPERTRAMP ai GENESIS, dai PINK FLOYD ai DIRE STRAITS...
> è FONDAMENTALMENTE basata sull'altissimo valore artistico
> dell'arrangiamento.

Di là hai scritto di aver speso non so che quantità di bit e che io
ho capito tutto il contrario di ciò che avevi scritto.
Qua io cerco di spiegarti cosa è per me la struttura artistica di una
*canzone d'autore*, infatti tutto è nato dalle mie parole << Bisogna
intendersi sui termini. *Canzone d'autore* è una espressione
che - al di là del fatto musicale, ma, ovviamente, più la musica è
bella, meglio è per la valenza artistica della canzone :-) - non
può prescindere da un testo valido>>, al che tu hai scritto che non si
può <<tranquillamente prescindere da una melodia
valida, da un arrangiamento valido, da una armonizzazione valida>> e io
che ti rispondo << Io terrei solo la melodia. Di certo scarto gli
arrangiamenti. Ripeto: solo a livello strutturale dell'opera d'arte>> e
tu << Sbagli. Eliminare gli arrangiamenti da una canzone è come
eliminare le orchestrazioni da una sinfonia>> e io << Semplificando
molto, ma d'altronde si parla di "struttura" dell'opera d'arte, la
peculiarità del materiale artistico di una canzone (l'elemento
principale a cui è demandato il veicolare l'emozione) sta nel testo
valorizzato dall'unione alla musica (principalmente dalla


particolarità di una certa linea melodica o dalla presenza di
modulazioni)>>

E non ho riportato il tutto fedelmente per il gusto masochista di
perdermi tra i meandri dei 6 milioni di post di questa discussione
chilometrica.
L'ho fatto perché mi sembra assurdo che adesso, dopo che mi pareva
fosse chiaro si parlasse di *canzone d'autore*, tu te ne esca con il
rock progressive, Genesis, i primi Pink Floyd.
Mi dici cosa possano avere a che fare con ciò di cui si parlava?
Trovi affinità tra King Crimson e Claudio Lolli o Brel o De André?

Più semplicemente, ripeto che qua tra me e te spesso si discute tra
sordi. E questo - questo no, di sicuro - non fa bene alla pelle...

> Dai, dai, smettila, che ho appena fatto pace... :o)))

Ma allora ci avevi litigato sul serio :-)))

ciao ciao

Paolo

Alberta

unread,
Nov 26, 2006, 7:23:22 AM11/26/06
to

Paolo Talanca ha scritto:

> ale ha scritto:


> Poi ti ho spiegato che la quantità dei *sicuri capolavori* non era
> precisamente riferibile a due, ma a una più imprecisata maculatezza.
> Lì ce ne sono solo due, imo.

Sono d'accordo.

> "Requiem" è una bella canzone - anche se non del tipo che a me piace
> particolarmente - e ha uno dei passaggi testuali più belli dell'album:
>
> E ancora pioggia scura
> come caffè
> che inzuppa di paura e
> dietro di sé
> trascina follia
> sopra il pavé
> di un mondo in agonia che
> alza un lamento
> sulla scia di un lungo
> requiem

Anche qui sono d'accordissimo, e ti quoto, anche sulla bellezza estrema
di quel passaggio testuale. A me Requiem (anche se, per l'appunto, non
mi suscita fino in fondo la sensazione - di perfetta bellezza,
complessità, ricchezza (e "cuore in mano" ad un tempo) che provo con
Patapan e Quei Due) piace molto ... mentre, proprio come è accaduto
ad Ivan, ai primi ascolti non era così.

Però su Quei Due non direi che sia "oltriana" ... al di là del
ripescaggio degli aghi di pino di cui si parla nella traccia CD ROM del
Viaggiatore (circostanza che in se e per sé non vuol dire nulla ...
anche negli anni '70, '80, '90 Claudio, del maiale, non buttava via
niente; si veda il verso "Amore amore un corno", utilizzato tanto come
titolo del brano omonimo scritto per Mia Martini quanto in "Me so'
magnato er fegato", scritto 2-3 anni dopo per Monica Vitti e poi
cantato da Gigi Proietti ... Si veda, ancora, il verso "Gira che ti
rigira amore bello", utilizzato dapprima come incipit della canzone
"Cincinnato" nel 1971 e quindi, due anni dopo, come titolo dell'omonimo
album ... Si ved, ancora, la frase "Il sogno é sempre", dapprima
utilizzata nel 1985 come sottotitolo dell'album "La vita é adesso" e
quindi, un anno dopo, come titolo di una delle più straordinarie
canzoni "ante-Oltre" (e sono TANTISSIME !!!!) che Claudio abbia scritto
... etc. etc..
Quei Due IMO ha un taglio ed un impianto ESTREMAMENTE simile a Tutto il
calcio minuto per minuto del 1985, anzi fin dal primo ascolto pensai
"wow, che bella ... che cinematografia pittorico-descrittiva
emozionante e ricca di immagini, immediatamente evocative e destinate a
restare indelebili nella mente e nell'anima... ma questa è la nuova
Tutto il calcio!".
Colgo con ciò l'occasione per chiederti cosa tu pensi dei per me
bellissimi e poeticissimi anni '80 di Claudio ... sbaglio, o nelle tue
analisi finora (parlo di questo thread, perché ben so che hai dedicato
online una lunga analisi ad Avrai, che ho letto sul sito di Silvia,
www.unaparolaperte.net ... e peché proprio stamattina ho iniziato a
leggere il tuo splendido libro, vedendo che i richiami e le citazioni
agli anni '80 baglioniani nelle tue due analisi di Io dal mare e Mille
giorni sono ottimi ed abbondanti! :-)) passi direttamente dagli anni
'70 ad Oltre?!

Alberta

unread,
Nov 26, 2006, 7:31:00 AM11/26/06
to

Ivan ha scritto:

Che bello, ne hai il vinile ... complimenti, Ivan, tu non cessi mai di
stupirmi! :-)

P.S. La casa, invece, era un episodio precedente (1969) su 45 giri, con
testo di Vinicius De Moraes, incluso anche nel LP (ci dice niente il
titolo?!:-)) "La vita, amico, é l'arte dell'incontro":

http://www.sergioendrigo.it/Discografia/Discografia%20-%20Italia%20-%20Anni%2060%20-%20SP%201417.htm

Il retro di La Casa è La Marcia dei Fiori, una graziosa marcetta
sempre con coro di bambini, sulla stessa musica di Bach usata da
Claudio nel 2003 per ... Per incanto! :-)

Baci.
Alberta

http://www.sergioendrigo.it/Discografia/Discografia%20-%20Italia%20-%20Anni%2070%20-%20SMRL%206145.htm

CI VUOLE UN FIORE

Ricordi SMRL 6145

1974

Lato A
1. Ci Vuole Un Fiore
2. Un Signore Di Scandicci
3. Napoleone
4. Zucca Pelata

Lato B
1. Mi Ha Fatto La Mia Mamma
2. Ho Visto Un Prato
3. Le Parole
4. Il Bambino Di Gesso
5. Non Piangere

note di copertina

--------------------------------------------------------------------------------

Un giorno qualcuno ha avuto l'idea di fare questo disco, ma nessuno
si ricorda più chi è stato. Comunque adesso il disco c'è e le
parole sono state scritte da Gianni Rodari, le musiche da Luis Bacalov
e da Endrigo.
I bambini che hanno cantato sono Annapaola e Giovanni Bacalov,
Cristiana (figlia di Nora Orlandi), Claudia Endrigo, Giorgia Lepore,
Manuela e Maura (le gemelline di Cianciarelli), Silvia Somigli e Laura
Pierazzuoli che purtroppo non ha potuto finire il disco perché sul
più bello si è presa il morbillo. Tutti sono stati istruiti e diretti
da Nora Orlandi.
Le voci che non cantano ma parlano sono di persone che passavano per
caso e hanno voluto dire la loro.
Gli arrangiamenti e cioè tutti i suoni che sentite nel disco, sono di
Luis Bacalov. Per gli arrangiamenti sono stati usati i seguenti
strumenti musicali e non musicali: violini, viole, violoncelli,
contrabbasso, chitarra classica, elettrica e un chitarrino; pianoforte,
clavicembalo, piano elettrico, organo hammond, trombe tromboni, flauti
in do, flauti dolci, corni, bassotuba, bombardino, ottavino,
clarinetto, clarinetto basso, oboe, fagotto, vibrafono, mandolini,
tuba, fischietto e altre piccole diavolerie rumorose. In più, una
scatola di latta, un secchio d'acqua, 4 monete da 100 lire, un paio
da 10 e da cinquanta e un gettone telefonico, un portacenere di
ceramica, mezzo chilo di fagioli borlotti (crudi), un sacchetto di
patatine fritte, un pacchetto di grissini, un rotolo di carta stagnola,
gli spettatori dell'ultimo incontro Roma-Lazio, un cannone e un
cavallo.

Attenzione: dopo aver ascoltato il disco, prendete un foglio e
riempitelo con un disegno ispirato alla canzone che preferite, oppure
scrivete un "pensierino" serio o divertente, dedicato ad uno degli
argomenti trattati nel disco. I più bei disegni ed i "pensierini"
più originali verranno premiati.

Speciale per le scuole: tutte le classi del mondo possono partecipare
al "concorso" con un lavoro collettivo; i più belli, a giudizio di
una apposita giuria saranno premiati con un giradischi stereofonico. I
disegni ed i "pensierini" vanno inviati alla redazione del Corriere
dei piccoli (Via Solforino 28 Milano) sulle cui pagine potete trovare,
tutte le settimane, i dettagli del "concorso".

note discografiche

--------------------------------------------------------------------------------


· Copertina apribile con 12 pagine interne contenenti i testi delle
canzoni

· È stato ristampato con un nuovo numero di catalogo su etichetta
Ricordi (ORL 8131) nel 1977

· Pubblicato nel 2000 su un unico CD (74321-781082)

Alberta

unread,
Nov 26, 2006, 7:46:45 AM11/26/06
to

Paolo Talanca ha scritto:

> ale ha scritto:
>
> > Paolé... tu non sei baglioniano.
>
> Presumo di no. Vado dietro la lavegna? :-))

Ma ROTFL !!!!

> Si può vedere benissimo come - dopo QPGA che mi sembra un discorso a
> parte e in merito al quale lo stesso Baglioni nel '78 dice che "molti
> critici avevano apprezzato la novità del 33, il taglio cinematografico
> etc etc" - le belle canzoni nei dischi di Baglioni abbiano un trend in
> termini di grandezza numerica precisamente crescente, fino al 33 di
> "Sabato pomeriggio".

Questo è verissimo ed innegabile (fino ad essere - IMO - tutte belle
le canzoni di Solo, persino, a suo modo, Romano Male Malissimo ... per
poi tornare provvisoriamente, IMO, alla maculatezza in ETCS? e - sempre
IMO - per liberarsene definitivamente da Strada facendo in poi, sino,
come dici tu, a Sono Io escluso).
Però da qui a dire che tutto il Baglioni anni '70 fosse commerciale, o
facesse solo canzoni pensate per piacere alle masse, eh, no, questo no,
per nulla ... e non mi sento accecata, benché mi si possa senza dubbio
definire una baglioniana (e ciò sin da quando avevo 11 anni, nel
1975).

> Da questo si può dedurre che Baglioni abbia voluto iniziare da un
> andare incontro al pubblico testimoniato già dallo stile e dalle
> tematiche differenti tra il prima e il dopo QPGA, per poi cominciare a
> tornare ad una certa libertà artistico-espressiva man mano che
> acquistava forza contrattuale verso chi gli produceva i dischi.

Credo proprio che sia così. La forza contrattuale di cui godette in
occasione di Oltre (un disco non solo complicato, strano, lunghissimo,
ma altresì uscito con un ritardo di quasi un anno rispetto alla data
annunciata dalla CBS, che già aveva raccolto centinaia di migliaia di
prenotazioni nel 1989!!!) gli venne dal quasi milione di copie vendute
con Strada Facendo, dal quasi milione e mezzo di copie vendute con La
vita é adesso, dall'eccellente e stupefacente risultato commerciale di
un triplo live assai peculiare come Assolo ...
Poi, gradualmente, visto che per vari motivi (nuove
tecnologie/piraterie, i suoi nuovi album che erano troppo difficili per
una parte del suo originario pubblico e chissà che altro), Claudio
iniziò a vendere un po' di meno (anche se ancora molto, tenuto conto
di tutto quanto sopra) rispetto a prima, ritengo che - complice, credo,
anche il pasaggio dagli americani di CBS ai giapponesi di Sony - il
potere contratuale gli sia andato gradualmente calando ... fino ad
arrivare ai giorni nostri, dove ben si è visto che Sony BMG, se vuole,
può far uscire a raffica quel che le pare e piace. Claudio ha dovuto
inventarsi le cover anni '60 (del che lo ringrazio, perché sono
splendide) per sottrarsi al giogo del terzo Tutti Qui di vecchi pezzi
suoi ... :-(

> Mi interessano i motivi che limitassero la presenza di picchi artistici
> a uno, poi tre, poi cinque canzoni su dieci - i numeri sono casuali,
> anche se non credo io ci sia andato molto lontano -, invece di
> costruire già da allora un discorso coerente, con dei dischi autentici
> dall'inizio alla fine e che riproponessero appieno la capacità
> artistica di Baglioni (che, non so se sia superfluo dire, reputo
> altissima), senza semplificazioni stilistiche che ritengo, imo, odiose
> (fra le righe, qua si può già leggere di come io possa non apprezzare
> "Sono io").

Se il discorso lo metti così, ossia tornando su un piano variegato di
"maculatezza", per così dire, allora non posso che essere d'accordo
con te.

> Però non a forza. Non per motivi di voglia di consensi - lo ripeto,
> fino all'ossessione, anche se con tutti i motivi di condizione
> sociale e depressivi che Baglioni aveva dietro.
> E infatti, quando con Oltre farà "di arte sua" - si intenda come
> parafrasi per "di testa sua" - sarà ben altra storia.

Ripeto: perché fai partire la "testa sua" solo da Oltre? Mi interessa
molto saperlo ... A me sembra che, se non Strada Facendo (che pure non
definirei certo banale né commerciale ... si pensi a I Vecchi, o a
Ragazze dell'Est ... ed una Fotografie, pur se ora ci esce - come le
altre da me ora citate - dalle orecchie, non mi pare poi così
abissalmente lontana da una Quei Due per tema e modo di svilupparlo),
quanto meno La vita é adesso ne contenga, eccome, almeno di rigogliosi
germogli in tal senso ...

> No, è inesatto. "Sono io" torna ad essere maculato.

Ahimé, sì ... :-(

>I suoi
> immediati predecessori no. (Magari il Viaggiatore è maculato al
> contrario, ma può essere una mia personale idiosincrasia verso "Stai
> su" o "Caravan").

La tua personale idiosincrasia é anche la mia ... !!! :-)))

> ciao ciao
>
> Paolo

Ciao:-)
Alberta

Alberta

unread,
Nov 26, 2006, 7:52:45 AM11/26/06
to

Paolo Talanca ha scritto:


> So bene cosa fosse il Folkstudio, Alberta ;-)
> Non penso certo che lì aspettassero tutti Baglioni a braccia aperte.
> D'altronde nemmeno alla RCA era così. Dico solo che nel primo caso
> Baglioni avrebbe potuto mantenere un autonomia artistica nemmeno
> paragonabile alla RCA.


Lo so bene che lo sai, cos'è il Folkstudio ... :-))

... e proprio per questo mi pareva assai strano che tu pensassi a
Claudio come ad uno che vi si avrebbe potuto esibire con la massima
facilità.
Se lo hai usato come metafora più generale di un modo "altro" ed
underground di fare musica in quegli anni, allora OK.

> Spero di aver risposto a queste tue incalzanti :-) domande nell'altro
> post in risposta ad ale.

Hai risposto esaustivamente, ed io ti ho risposto lì! :-)

> Qui, poi, ho sfiorato anche questo argomento in riferimento alla
> mielosità di Vecchioni, per esempio. A me non importa la mielosità.
> Importa il motivo della mielosità. I motivi di fondo artistici che,
> fra l'altro, in "Buonanotte fiorellino" si sposano ad uno stile
> volutamente ambiguo di De Gregori, come ho scritto di là. Non si
> snatura per niente, la coerenza artistica rimane intatta, non ci sono
> abbassamenti perché... o innalzamenti percome...

Mah, sarà ... qui sembro un po' Ale (!), ma davvero sono scettica. FDG
aveva una sorta di purezza e di intellettualismo a-commerciali infusi
...?! ;-)

> Grazie? Grazie ancora a te :-)
> Ovviamente a lettura finita *esigo* un parere ;-)

Non dubitare!

Alberta

unread,
Nov 26, 2006, 8:06:37 AM11/26/06
to

Alberta ha scritto:

> --------------------------------------------------------------------------------
>
> Un giorno qualcuno ha avuto l'idea di fare questo disco, ma nessuno
> si ricorda più chi è stato. Comunque adesso il disco c'è e le
> parole sono state scritte da Gianni Rodari, le musiche da Luis Bacalov
> e da Endrigo.
> I bambini che hanno cantato sono Annapaola e Giovanni Bacalov,
> Cristiana (figlia di Nora Orlandi), Claudia Endrigo, Giorgia Lepore,
> Manuela e Maura (le gemelline di Cianciarelli), Silvia Somigli e Laura
> Pierazzuoli che purtroppo non ha potuto finire il disco perché sul
> più bello si è presa il morbillo. Tutti sono stati istruiti e diretti
> da Nora Orlandi.

Noto ora come buona parte di questi stessi bambini (precisamente
Annapaola, Giovanni, Manuela e Maura) abbiano giocato e parlato anche
nel brano "Tutto Qua!" di Claudio, contenuto nel LP Sabato Pomeriggio,
del pari arrangiato da Bacalov, che risale all'anno seguente rispetto a
Ci vuole un Fiore ... :-)))

Ciao:-)
Alberta

Alberta

unread,
Nov 26, 2006, 8:13:03 AM11/26/06
to
Dio mio ...!!! :-((((


anche il pasaggio dagli americani = anche il passaggio dagli americani

potere contratuale = potere contrattuale

... e poi ancora:

Claudio come ad uno che vi si avrebbe potuto esibire = Claudio come ad
uno che vi si sarebbe potuto esibire

SIGH !!! Perché questa regressio ad uterum?! E' preoccupante! :-)))
Ciao a tutti!
Alberta

Paolo Talanca

unread,
Nov 26, 2006, 9:27:32 AM11/26/06
to

Alberta ha scritto:

> Però su Quei Due non direi che sia "oltriana" ... al di là del
> ripescaggio degli aghi di pino di cui si parla nella traccia CD ROM del
> Viaggiatore (circostanza che in se e per sé non vuol dire nulla ...
> anche negli anni '70, '80, '90 Claudio, del maiale, non buttava via
> niente; si veda il verso "Amore amore un corno", utilizzato tanto come
> titolo del brano omonimo scritto per Mia Martini quanto in "Me so'
> magnato er fegato", scritto 2-3 anni dopo per Monica Vitti e poi
> cantato da Gigi Proietti ... Si veda, ancora, il verso "Gira che ti
> rigira amore bello", utilizzato dapprima come incipit della canzone
> "Cincinnato" nel 1971 e quindi, due anni dopo, come titolo dell'omonimo
> album ... Si ved, ancora, la frase "Il sogno é sempre", dapprima
> utilizzata nel 1985 come sottotitolo dell'album "La vita é adesso" e
> quindi, un anno dopo, come titolo di una delle più straordinarie
> canzoni "ante-Oltre" (e sono TANTISSIME !!!!) che Claudio abbia scritto
> ... etc. etc..
> Quei Due IMO ha un taglio ed un impianto ESTREMAMENTE simile a Tutto il
> calcio minuto per minuto del 1985, anzi fin dal primo ascolto pensai
> "wow, che bella ... che cinematografia pittorico-descrittiva
> emozionante e ricca di immagini, immediatamente evocative e destinate a
> restare indelebili nella mente e nell'anima... ma questa è la nuova
> Tutto il calcio!".

Non so quanto gli esempi che hai portato per le frasi più volte usate
da Baglioni siano simili ai famigerati "aghi di pino". Comunque il
discorso che fai è condivisibile. MAgari non è probante di qualcosa
in particolare.
Però c'è da dire anche che molte canzoni e situazioni di "La vita è
adesso" si possono ritrovare anche in "Oltre", a mo' di tappa, che
descrivi una sorta di iter.
Non so, per rimanere in queste canzoni mi viene in mente il cane che
"gli corre dietro storto/ leccando i muri della strada" della
descrizione iniziale, è una immagine - certo, magari casuale - che
può rimandare a certe ambientazioni di "Io lui e la cana femmina".
Oppure lo scenario di "Un treno per dove", molto pasoliniano - anche
per le relative citazioni - mi sembra un punto di partenza per il ben
più espressionistico paesaggio di "Qui Dio non c'è".
Voglio dire, in fondo ci sono di mezzo solo cinque anni, di un artista
finalmente libero da condizionamenti o semplificazioni propedeutiche:
ci può stare che "Quei due" sia di quel periodo e non solo per "Tutto
il calcio" ma anche, per esempio, per "Andiamo a casa".

> Colgo con ciò l'occasione per chiederti cosa tu pensi dei per me
> bellissimi e poeticissimi anni '80 di Claudio ... sbaglio, o nelle tue
> analisi finora (parlo di questo thread, perché ben so che hai dedicato
> online una lunga analisi ad Avrai, che ho letto sul sito di Silvia,
> www.unaparolaperte.net ... e peché proprio stamattina ho iniziato a
> leggere il tuo splendido libro, vedendo che i richiami e le citazioni
> agli anni '80 baglioniani nelle tue due analisi di Io dal mare e Mille
> giorni sono ottimi ed abbondanti! :-)) passi direttamente dagli anni
> '70 ad Oltre?!

Non sbagli per i rimandi agli anni Ottanta. Certamente è un periodo
che apprezzo molto. Anche quando tu, ricordando male, mi parlavi di un
retroterra (culturale) di Baglioni io ti dissi: <<Rimango dispiaciuto,
a questo punto, di questo impellente bisogno di
disfarsi del retroterra culturale, anche se, allo stesso tempo, sono
felice l'abbia recuperato in parte negli anni Ottanta e decisamente
nella Trilogia>>

E non solo sul sito di Silvia - sul quale saprai che ci sono gli
"embrioni" delle due analisi su Baglioni del mio libro - ma anche su
Livecity ne parlo più approfonditamente, in due special sulla Trilogia
che avrebbero dovuto essere completati col terzo, ma che un giorno -
spero non lontato - riprenderò e approfondirò per un vero e proprio
libro sulla Trilogia. Questo è il link

http://www.livecity.it/interviste/archives/000729.html

Io ce l'ho con Oltre in maniera maniacale perché per me riveste una
importanza fondamentale la batosta presa da Baglioni a Torino nel 1988.
Se "Solo", infatti, poteva rappresentare già una svolta, tranne la
parentesi di "E tu come stai" - in cui certo non si fa un passo avanti
-, "Strada facendo" e "La vita è adesso" sono delle opere in
crescendo, in cui, soprattutto per "Strada facendo", Baglioni
reinterviene nello stile e lascia finalmente perdere la semplicità.
Ma Oltre è proprio una catarsi. E' un cambio di rotta quando già si
erano riconcquistati gli strumenti spogli da ogni pubblico o da ogni
progetto di vendita.
Di questo fatto quest'anno ne parlavo al Lunezia con un discografico
che ha collaborato con Baglioni per i dischi fino a "La vita è
adesso".
Si è parlato anche del periodo del Settanta e poi degli Ottanta (lui
ci collaborò da "Solo" , mi pare). Anche il distacco dalla moglie ha
influito secondo lui, anche sotto il punto di vista artistico e
strettamente compositivo.
Ogni mio riferimento alla particolarità artistica è collegato al
motivo di fondo che spinge un artista a scrivere. Poi si possono fare
cose belle o brutte.
E, per Baglioni, i motivi di "Oltre", a mio modo di vedere, sono unici
e differenti rispetto a tutti quelli prima.

Comunque gli anni Ottanta mi piacciono molto. D'altronde non li ha
fatti un altro e i riferimenti sono abbondanti proprio perché ci sono
molte linee guida, sostanzialmente rimandanti a una poetica matura ;-)

ciao ciao

Paolo

Paolo Talanca

unread,
Nov 26, 2006, 9:40:40 AM11/26/06
to

Alberta ha scritto:

> Mah, sarà ... qui sembro un po' Ale (!), ma davvero sono scettica. FDG
> aveva una sorta di purezza e di intellettualismo a-commerciali infusi
> ...?! ;-)

No no.
Ma "Piccola mela", in fondo, non è esattamente una trovata commerciale
di una perfida mente del capitalismo avanzato.
Su "Buonanotte fiorellino" mi espressi già a suo tempo. Con questa
canzone però secondo me De Gregori non ha cambiato di una virgola il
suo stile. Già i rimandi biunivoci e il non detto della canzone ne
sono una prova.
Per esempio, un discorso diverso è da fare per "La donna cannone".
Canzone della quale si erano compresi da subito le potenzialità
commerciali e che infatti ha avuto una straordinaria uscita, con un
cofanetto pensato alla meglio appena un anno dopo quel meraviglioso
album che è "Titanic" e unita a solo un paio di canzoni probabilmente
scartate in precedenza.

Lì mi riferivo a quel periodo. No, De Gregori non ha nessuna "sorta di
purezza" :-)

ciao ciao

Paolo

Paolo Talanca

unread,
Nov 26, 2006, 10:45:24 AM11/26/06
to

Paolo Talanca ha scritto:

> Però c'è da dire anche che molte canzoni e situazioni di "La vita è
> adesso" si possono ritrovare anche in "Oltre", a mo' di tappa, che
> descrivi una sorta di iter.

descrivi=descriva è fondamentale per il senso :-)


> erano riconcquistati gli strumenti spogli da ogni pubblico o da ogni

riconcquistati=riconquistati è fondamentale per la mia autostima :-))

Dory

unread,
Nov 26, 2006, 4:14:36 PM11/26/06
to

"Ivan" <IvanFedeleTOGLITU...@libero.it> ha scritto nel
messaggio news:O_5ah.56775$uv5.3...@twister1.libero.it...

>
> Dory <silv...@libero.it> wrote in message
>
>> Io leggo la mano... puņ servire?

>
> Ti mando la fotocopia della mia e te la leggi con calma, ok?


Falla a colori perņ!!! ;op
Baci
Dory


Dory

unread,
Nov 26, 2006, 4:17:23 PM11/26/06
to

"Ivan" <IvanFedeleTOGLITU...@libero.it> ha scritto nel
messaggio news:dteah.56958$uv5.3...@twister1.libero.it...

>
> Dory <silv...@libero.it> wrote in message
>
>> Infatti Requiem ha la grandissima capacità di non essere commerciale e di
>> non piacermi. ROTFL! In questo senso è un capolavoro...
>
> A me invece all'inizio non piaceva.
> Ora mi piace molto.


Beh non è detto che anche a me possa tornare a piacere, magari devo solo
aspettare il momento giusto e l'umore giusto.


>
> Vi saluto perchè riparto per Roma...
>
> Ciao
> :O)
> Ivan

Ciao Ivan, buona partenza e buon ritorno nella città eterna... pensaci ogni
tanto da laggiù, se ti avanza tempo e un neurone! Riguardati... Intesi?
:o)))
Dory


Dory

unread,
Nov 26, 2006, 4:21:22 PM11/26/06
to

... mentre, proprio come č accaduto
ad Ivan, ai primi ascolti non era cosě.


Forse č proprio per questo che non mi piace... mi sono fermata ai primi
ascolti! :o)


Ciao
Dory


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