Il Corriere Adriatico
Tanti volti noti in tribuna, c'è anche il mister della serie A
Tra i Vip spunta la mamma mondanità
ANCONA - Per la grande festa in onore di Claudio Baglioni, gli invitati non
potevano che essere d'eccezione. Arrivano uno dopo l'altro, intorno alle 21,
per colorare una tribuna accesa d'arancione. Quasi nascosta tra la folla la
mamma di Claudio, a stringere mani commossa. Non poteva mancare all'ennesimo
debutto di quel figlio speciale, con un vestito scuro elegante e l'aria
semplice di chi vive un momento più grande di lei. E poi la bella Rossella,
la compagna di Baglioni, e gli amici della città che ormai ha adottato il
cantante, con in testa il sindaco Fabio Sturani, con la moglie. Presenti tra
gli altri l'assessore comunale allo Sport, Pecoraro, l'assessore regionale
Luigi Rocchi, il comandante del compartimento della Polizia stradale Italo
D'Angelo. In prima fila anche i giocatori dell'Ancona, con in testa il
patron Pieroni e l'allenatore Gigi Simoni. A concerto iniziato arriva anche
Giampiero Galeazzi. E poi, Paolo Giampaoli e il mondo che conta in città. Un
tocco di bellezza l'ha portato Natasha Stefanenko, amica di vecchia data di
Pepi Morgia. Proprio il regista ha fatto gli onori di casa. Quando si
spengono le luci, le emozioni sono identiche per tutti. Alla fine è come se
la città intera avesse abbracciato Baglioni, in un unico, grande
"arrivederci".
ANGELICA MALVATANI
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Il Corriere Adriatico
Un gruppo di fan da Roma: "Per lui scordiamo ogni fatica"
"Con le sue melodie il pieno di emozioni"
ANCONA - C'è grande attesa sin dalle prime ore del pomeriggio per il
concerto-evento. Allo stadio Del Conero è palpabile un'aria di euforia.
Siamo appena usciti dalla conferenza stampa tenuta da Baglioni per la
presetazione del suo Tour 2003 e in mano abbiamo un fascicolo con le
informazioni sullo spettacolo. Incrociamo una fan di Baglioni, Maria Rosaria
Toscano, che vista la locandina manifesto si copre il viso e supplica: "Non
fatemi vedere la scaletta delle canzoni vi prego mi rovinereste lo
spettacolo. del resto sarebbe come se prima di andare al cinema ti dicessero
il finale del film. Sono pronta per vedere un grande spettacolo come, del
resto, tutti quelli precedenti".
Attesa spasmodica dunque tra i tanti arrivati da tutte le Marche e anche da
fuori regione come racconta Cristiano Ceccacci: "Siamo un gruppo di amici e
arriviamo da Roma. Per Claudio abbiamo girato l'Italia. Per noi rappresenta
un punto di riferimento musicale. Lo seguiamo sempre e dovunque, del resto
siamo inscritti anche al Clab (Claudio Baglioni Fan Club) di Roma. Penso che
andremo anche a diverse delle prossime tappe del Tour".
Spettacoli e passione che hanno un costo economico come sottolinea Caterina
Domijanni: "Il viaggio in macchina da Roma è costato 50 euro, poi una notte
d'albergo a 40 euro e inoltre, abbiamo anche cambiato i biglietti per
prendere dei posto numerati e godercelo fino in fondo. Sinceramente, ogni
volta che usciamo da un concerto di Claudio. dimentichiamo fatica, spesa e
sentiamo una grande emozione. Questa è la vera gioia di partecipare
attivamente ad un suo spettacolo. Ti rende partecipe di questo suo. viaggio
musicale".
E' in spasmodica attesa Luca Paolini: "Arrivo da Civitanova Marche... questo
è il secondo concerto che vedo dopo la tappa del 2000 fatta qui al
Palarossini di Ancona. In quella occasione provai una grande emozione e per
questo mi sono deciso a ritornare. Spero di assistere ad un gran bello
spettacolo anche questa volta. ma non ne ho dubbi".
Spettatori attenti e "fedeli" quelli del cantante romano, come Manila
Camilletti: "Questo è il terzo concerto che vedo dopo quelli di Porto
Recanati e quello precedente di Ancona. So che proverò una grande emozione
quando lui entrerà. in campo. Mi sento già così emozionata.".
Una vera veterana è Dominique Piermanni: "Questo e il mio quarto o quinto
concerto. non mi ricordo neanche più. Quella che provo per Baglioni è una
passione nata da piccina e che poi si è moltiplicata negli anni. La mia
canzone preferita? 'Con tutto l'amore che posso', una canzone che adoro e so
che mi emozionerà tantissimo".
Le diciamo che Baglioni la farà assieme al cantante Bocelli e lei "lancia"
una grande esclamazione: "Speriamo che l'emozione sia anche ampliata".
DAVID LUCONI
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Il Resto del carlino
Baglioni, uno show fantasmagorico
Ancona, via al tour davanti a 18mila fan. Tre ore di spettacolo con ospiti
eccellenti. Intanto, all'Heineken festival di Imola, bagno di folla anche
per Bon Jovi, 'snobbato' però dai 'mettallari'
*CANALE MUSICA
ANCONA, 15 GIUGNO 2003 - In quel grande Barnum che è la vita, mangiafuoco,
sbandieratori e pattinatori finiscono per trasformarsi nel riflesso di una
società senza pudori, abituata dalla telecamera a rovesciare le viscere sul
tavolo e a spettacolarizzare anche i suoi momenti più intimi. Un mondo in
paillette che Claudio Baglioni (nella foto) piazza al centro del suo nuovo
kolossal da palcoscenici portato al debutto ieri sera ad Ancona, tra gli
spalti di uno Stadio del Conero non proprio esaurito.
Trentacinque canzoni, cinquecento figuranti, tre ore di concerto; una
maratona costruita per addizione con la malcelata intenzione di confermarsi
l'unico, vero, Cecil B. De Mille della musica italiana. Il cavaliere "bianco
e nero" prigioniero del suo sogno da hit-parade che le 180 mila copie
vendute in tre settimane dal nuovo album "Sono io, l'uomo della storia
accanto" confermano al centro dei sentimenti della gente. Anche se l'ultima
prova finisce per ritagliarsi uno spazio marginale tra le suore
pattinatrici, gli equilibristi, i mangiatori di spade, gli sbandieratri,
ballerine sommariamente vestite e il resto della varia umanità che brulica
sull'immensa pedana che taglia in due il rettangolo di gioco come un ponte
tra presente e futuro. Coi suoi 120 metri per 18, uno dei più grandi spazi
scenici mai planati negli stadi. Mentre i ricordi delle ultime tournée
rimangono impigliati tra le pagine di "A tempo di musica", il volume
fotografico con gli scatti di Alessandro Dobici in vendita sui banchi del
merchandising, l'Uomo della Storia Accanto si inventa una maratona
attraverso questi suoi 35 anni di musica offrendosi in pasto ai fan con un g
iro di campo, chitarra in spalla, che già sembra pregustare il trionfo
annunciato.
«Una specie di 'signore e signori andiamo a cominciare', per salutare il
pubblico e ingannare gli ultimi raggi di sole», spiega lui, abile a spaziare
da "51 Montesacro" a "Signora Lia" per strappare i primi applausi. Una volta
al timone della sua "portaerei", però, la musica cambia, arricchita da
un'orchestra sinfonica di 33 elementi e da una band che gioca sulle
complicità di Paolo Gianolio e Danilo Minotti alle chitarre, Walter Savelli
al piano, Gianni Boscariol alle tastiere, Paolo Costa al basso e Lele
Melotti alla batteria. «C'è una voglia cialtrona ed una colta in tutto
questo spettacolo», ammette Baglioni. «Quella cialtrona sta nell'opportunità
di ritrovarci tutti assieme. Quella colta è invece quella di riprendere
l'idea di un certo Riccardo Wagner e utilizzare l'orchestra per fare teatro
globale. Questo non è un tour, ma una serie di eventi perchè gli spazi e gli
interventi cambieranno di data in data». Una "Uomini persi" col palco invaso
dalla marea montante dei figuranti, "Buona fortuna" in versione gospel e
"Avrai" per soli voce, chitarra e violini che tocca una delle corde più
sentimentali dello spettacolo, lastricano di applausi un cammino che spazia
da "Strada facendo" a "Mille giorni di te e di me", da "Cuore di aliante" a
"Bolero", "Acqua dalla luna", "Io sono qui" e "La vita è adesso".
Ma con quel senso della dismisura che contraddistingue queste sue avventure
senza rete, Claudio nel concerto davanti al popolo di Ancona (18 mila
giurano gli organizzatori) ha trovato spazio pure ad un amico di vecchia
data come Andrea Bocelli per condividerci assieme "Con tutto l'amore che
posso". «Una sera Andrea mi ha raccontato dei suoi esordi al pianobar,
quando cantava anche le mie canzoni», spiega Baglioni. «Così siamo andati a
riprenderci questo pezzo del 1972. Questo nostro incontro tra gli spalti del
Conero non è stato esattamente un duetto, ma nemmeno un duello, meglio
definirlo una compagnia». A Milano, il 19, ci sarà Laura Pausini, a Firenze
il 27 Giorgio Panariello, a Roma il primo luglio Francesco Totti. Non ancora
decisi gli ospiti d'onore di Padova, il 23, Napoli il 5, Bari l'8 e Catania
il 12.
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La Gazzetta del Mezzogiorno
BAGLIONI.
Ieri ad Ancona il debutto del tour, l'8 luglio anche a Bari
Questo piccolo, grande Claudio
E oggi il casting per il concerto all'Arena della Vittoria
ANCONA Dopo aver violato con concerti al limite del sacrilegio quel suo
mondo sospeso di magliette fine e sabati pomeriggio, Claudio Baglioni
affonda i denti nelle carni molli di Questo piccolo grande amore,
mantenendone intatta la melodia, ma trasfigurandone la ritmica in versione
dub. Il più lungo lancio in contropiede dello spettacolo portato al debutto
ieri sera ad Ancona, tra i 12mila sugli spalti dello Stadio del Conero, sta
proprio tra le maglie di quel suo evergreen a cui nemmeno il tempo e gli
onori hanno concesso il lusso di rimanere se stesso. E che dire della Buona
fortuna in versione gospel o della Avrai per soli voce, chitarra e violini,
che il cantautore romano traversa in punta di piedi su quell'immenso palco
longitudinale di 120 metri per 18 in cui si agitanto oltre 500 figuranti
reclutati in giro per il Paese dal coreografo Luca Tommassini e il regista
Pepi Morgia con una serie di casting (quello per il concerto barese dell'8
luglio è in programma oggi pomeriggio in città, informazioni sul sito
www.baglioni.it).
Stavolta a sfrecciare sulle vie dei colori tracciate dall'Uomo della Storia
Accanto, ci sono suore sui pattini, ballerini dentro sfere trasparenti,
mangiatori di spade, ma anche l'orchestra sinfonica di 33 elementi, i
figuranti che inondano la scena durante Uomini persi. Forte delle 180mila
copie vendute finora da Sono io, l'uomo della storia accanto, Clauddione,
come lo chiama Fabio Fazio, ha sfoderato uno show smisurato, il più
ambizioso della sua lunga carriera. Tre ore, una trentina di canzoni più una
medley voce e chitarra tra 51 Montesacro, Signora Lia ed altre, scenografie
componibili e scomponibili create appositamente con materiali riciclati
dalle scuole d'arte delle città visitate e poi ancora ballerini, acrobati e
chi più ne ha più ne metta, al punto da trasformare la conclusiva Via quasi
in un grido di liberazione.
Ma Baglioni è fatto così, nei dischi come sulla scena vive di addizioni,
senza temere l'effetto-Corazzata Potemkin. E così ecco Andrea Bocelli
materializzarsi sul palco per condividere con lui le suggestioni di Con
tutto l'amore che posso. Giovedì prossimo, a Milano, sarà Laura Pausini a
vestire i panni dell'ospite d'onore, mentre nulla è ancora deciso per le
altre repliche, inclusa quella di Bari, anche se circolano i nomi di
Panariello, Francesco Totti, Fiorello, Eros Ramazzotti, Claudio Bisio,
Gianni Morandi.
«Una sera Andrea mi ha raccontato dei suoi esordi al pianobar, quando
cantava anche le mie canzoni - spiega Baglioni - così siamo andati a
riprenderci questo pezzo del 1972. Questo nostro incontro non è stato
esattamente un duetto, ma nemmeno un duello, meglio definirlo una
compagnia».
Ridotte ad un pugno le incursioni tra i solchi dell'ultimo album, lo
spettacolo ha puntato su un ritratto a tutto tondo dell'uomo di Assolo,
spaziando da Strada facendo a Cuore di aliante, da Bolero a Mille giorni di
te e di me con la complicità di Paolo Gianolio e Danilo Minotti alle
chitarre, Walter Savelli al piano, Gianni Boscariol alle tastiere, Paolo
Costa al basso e Lele Melotti alla batteria.
«C'è una voglia cialtrona ed una colta in tutto questo spettacolo - ammette
Claudio - Quella cialtrona sta nell'opportunità di ritrovarci tutti assieme,
magari per scoprire nell'organizzazione ragazzi arruolati l'altra volta come
semplici soldati che ora portano il grado di caporali. Quella colta è invece
quella di riprendere l'idea di un certo Riccardo Wagner e utilizzare
l'orchestra per fare un teatro totale, trasversale, per offrire al pubblico
un'idea globale di spettacolo».
Andrea Spinelli
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Il Corriere della Sera
1.000 LIRE L'esordio Claudio Baglioni è nato a Roma il 16 ...
1.000 LIRE L'esordio
Claudio Baglioni è nato a Roma il 16 maggio 1951, segno zodiacale Toro. Al
1966 risale la sua prima esibizione professionale, in un teatro di varietà,
per una paga di sole 1.000 lire. Nel 1970 realizza il suo primo album, dal
titolo «Claudio Baglioni». Il successo arriva due anni dopo con «Questo
piccolo grande amore»
120 METRI
Il palco
Baglioni è accompagnato nel suo tour da più di 40 ballerini, 400 comparse e
da un'orchestra di 33 musicisti. Il palco misura in lunghezza 120 metri e 18
in larghezza. Come coreografia anche
3 mila palloncini e 150 sfere trasparenti
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Il Corriere Adriatico
La presentazione del Tour 2003 con il cantante e gli organizzatori Pepi
Morgia e Luca Tommassini
"Un medley di successi, quasi una biografia cantata"
ANCONA - Prende il via attorno alle 19, presso i locali del Del Conero, la
presentazione del Tour 2003 di Claudio Baglioni. In sala stampa si
presentano assieme al cantante romano i realizzatori dello spettacolo Pepi
Morgia e Luca Tommassini. Baglioni appare rilassato: "Inizieremo con una
sorta di camminata sotto gli spalti dello stadio. L'attacco sarà una sorta
di biografia cantata che farà da introduzione. solo voce e chitarra", un
medley di vecchi successi, "quasi una biografia cantata". "E' un tour - ha
detto - che nasce da una voglia colta e da una voglia "cialtrona". La prima
ci porta a riprendere il concetto wagneriano di teatro totale. La seconda
viene semplicemente dalla gioia di ritrovarci, musicisti e tecnici che hanno
fatto parecchia strada, qualcosa come un raduno di persone che hanno
lavorato insieme".
Sul palco anche un'orchestra di 33 elementi e una band di 6 artisti, che
collaborano con Baglioni da una vita: Paolo Gianolio (chitarra), Walter
Savelli (piano), Giovanni Boscariol (tastiera), Danilo Minotti (chitarra),
Paolo Costa (basso), Lele Melotti (batteria).
Dallo spettacolo di Ancona si arriva a parlare delle 8 tappe in giro per
l'Italia.
Compagno di viaggio della serata, come lo definisce amichevolmente Baglioni,
è stato Andrea Bocelli e il cantautore parla di come è nata questa idea:
"Abbiamo fatto una prova molte veloce e assieme canteremo 'Tutto l'amore che
posso'. speriamo di far bene".
D.L.
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Il Corriere Adriatico
Show indimenticabile con Bocelli super ospite
Baglioni, il sogno diventa musica
ANCONA - E' dinamico il "ponte" di Claudio Baglioni. Un ponte-palco che
tiene stretti trent'anni di carriera. Che osserva e si fa osservare dai
quasi ventimila spettatori" che hanno affollato lo stadio Del Conero nella
sua "prima" nazionale. E' l'idea sempre viva di libertà. Di esprimere con
fermento e semplicità le proprie ispirazioni musicali.
Le chiama intuizioni. Le trentennali intuizioni "baglioniane" che hanno
accompagnato ben tre generazioni d'amore.
Stupire e divertire: le chiavi di lettura del mastodontico appuntamento
d'impulso "wagneriano". Un fascio di luce su di lui. Chitarra e voce per
iniziare. Un contatto veloce prima di impossessarsi della scena. Una
"lingua" di acciaio in mezzo al rettangolo verde, che ha l'intenzione di
rappresentare un ponteggio, un collegamento nel percorso di vita d'artista
tra concetti e note. E' ricco di perle d'autore. Trenta canzoni per tre ore
di musica. Sipari che convergono in un primo momento ispirato al rock ("Sono
io", "Strada facendo", "Quanto ti voglio") per poi arrivare, ammette
Baglioni, a sfumature dance. E poi "Con tutto l'amore che posso", in duetto
con Andrea Bocelli (un ospite che a Milano passerà la staffetta a Laura
Pausini e a Firenze a Giorgio Panariello).
Lo spettacolo, firmato dallo stesso cantante capitolino e dal regista Pepi
Morgia, è colorato, ampolloso, ovviamente ridondante per arrivare alle
masse, ma elegante. Come nello stile del più classico Baglioni. Quello di
"Questo piccolo grande amore" che regala solo nel finale anticipato da
"Mille Giorni di te e di me", "Noi no", "Cuore d'aliante", "Buona fortuna",
"Avrai". Ci sono proprio tutte nei quadri disegnati dai corpi in movimento
dei trecento (tra ballerini e figuranti locali selezionati qualche tempo fa
al Barfly di Ancona) che si avvicendano tra nastri colorati, bacchette
luminose, ombrelli trasparenti con lo strascico. Si seguono, si agitano. Si
distribuiscono su un parterre che riveste completamente lo spazio scenico
formando una grande ics. E Claudio è lì. Circondato da una "corte dei
miracoli" di masse danzanti coordinate da Luca Tommassini. Flotte di
performers che si trasformeranno dopo pochi minuti in funambolici "robot",
pattinatori, "tengheri" e sbandieratori.
Inevitabile il flash back del 1998: allora furono due le date negli stadi
"kolossal" d'Italia (San Siro e Olimpico) che fecero strabuzzare gli occhi.
Sul palco a raccolta i trentatré orchestrali ed i musicisti di sempre Paolo
Gianolio alla chitarra, Walter Savelli al piano, Giovanni Boscariol alla
tastiera, Danilo Minotti alla chitarra, Paolo Costa al basso e Lele Melotti
alla batteria. Incredibile plenilunio d'estate. Incredibile "notte di note".
E.B.
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La Gazzetta del sud
Ieri sera ad Ancona la prima tappa dello show che sarà a Catania il 12
luglio
Al via il tour-evento di Claudio Baglioni
ANCONA - È partito ieri sera da Ancona il grande tour-evento di Claudio
Baglioni che dopo 5 anni riporta l'artista romano nei grandi stadi: 8 serate
che sono altrettante "prime", dei veri pezzi unici con ospiti d'eccezione
diversi volta per volta, impianti scenografici e luci differenziati da città
a città. Per la serata inaugurale è salito sul palcoscenico da 2000 metri
quadrati allestito allo stadio del Conero Andrea Bocelli che ha affiancato
Baglioni in «Con tutto l'amore che posso», un vecchio brano tratto da
«Questo piccolo grande amore». Nella prossima data, a Milano il 19 giugno,
ci sarà Laura Pausini. Poi sono previste varie "sorprese", anche se si parla
della partecipazione di Giorgio Panariello a Firenze il 27 giugno. Lo
spettacolo si è aperto con una parte acustica, un medley di vecchi successi,
«quasi una biografia cantata» secondo Baglioni. «È un tour - ha detto - che
nasce da una voglia colta e da una voglia "cialtrona". La prima ci porta a
riprendere, ovviamente in misura molto più modesta, il concetto wagneriano
di teatro totale, in grado di dare al pubblico tutte le emozioni possibili.
La seconda viene semplicemente dalla gioia di ritrovarci, musicisti e
tecnici che hanno fatto parecchia strada, qualcosa come un raduno di persone
che hanno lavorato insieme». A parte l'introduzione acustica, ogni serata
sarà uno show di grandi numeri, con la regia di Pepi Morgia e coreografie di
Luca Tomassini, che ha messo in scena un corpo di ballo di 34 elementi più
circa 300 performer per ciascuna data-evento, reclutati praticamente sul
posto. Sul palco anche un'orchestra di 33 elementi e una band di 6 artisti,
che collaborano con Baglioni da una vita: Paolo Gianolio (chitarra), Walter
Savelli (piano), Giovanni Boscariol (tastiera), Danilo Minotti (chitarra),
Paolo Costa (basso), Lele Melotti (batteria). «Per questo - ha scherzato il
cantautore - ho voluto fare il tour ora. Siamo tutti abbastanza anziani, non
vorrei che qualcuno cedesse». In scaletta una trentina di brani, solo 5 dei
quali tratti dall'ultimo cd lanciato poche settimane fa «Sono io, l'uomo
della storia accanto». Per il resto Baglioni ha puntato su successi vecchi e
più recenti, compresa l'immancabile «Questo piccolo grande amore». «Un
brano - ha commentato - su quale ho cercato di mettere i piedi in tutti i
modi, come del resto fanno tutti con le loro canzoni-simbolo. Ammetto che
qualche volta ho fatto anche qualche forzatura, tanto che una volta sono
stato affrontato da una fan dopo un concerto. 'Lei non si deve permettere di
cambiare questa canzone - mi ha detto - non è più sua, è nostra. Ed in
effetti aveva ragione». Dopo ancona Baglioni sarà il 19 a Milano (San Siro),
il 23 a Padova (Stadio Euganeo), il 27 a Firenze (Stadio Franchi), e a
luglio il primo a Roma (Olimpico), il 5 a Napoli (San Paolo) e il 12 a
Catania (stadio Massimino)
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IL MATTINO
Il divo Claudio duetta con Bocelli
Ancona. Claudio Baglioni sorprende ancora. Sotto gli spalti come al
centro di quella «portaerei» sulla quale torna a raccontarsi negli stadi.
È una specie di autostrada, o forse di ponte tra presente e passato,
su cui lo spettacolo al debutto ieri sera nello Stadio del Conero di
Ancona davanti a circa 15 mila spettatori gioca tra gigantismo e
sentimento. Basti pensare a una «Buona fortuna», diventata un
gospel o ad «Avrai», ridotta a soli voce, chitarra e violini. Il
cantautore romano attraversa in punta di piedi l'immenmso palco
longitudinale di 120 metri per 18 in cui si agitanto oltre 500 figuranti
reclutati in giro per il paese dal coreografo Luca Tommassini e da
regista Pepi Morgia, con una serie di casting cui hanno preso parte
oltre 10 mila artisti. A sfrecciare sulle vie dei colori tracciate dall'Uomo
della Storia Accanto ci sono suore sui pattini, ballerini dentro sfere
trasparenti, mangiatori di spade, ma anche un'orchestra sinfonica di
33 elementi, i figuranti che inondano la scena durante «Uomini persi».
Forte delle 180 mila copie vendute finora da «Sono io, l'uomo della
storia accanto» Claudione, come lo chiama Fabio Fazio, ha sfoderato
uno show smisurato, il più ambizioso e incontinente della sua lunga
carriera. Tre ore, una trentina di canzoni più una medley voce e chitarra,
intonata facendo un giro di campo come un gladiatore («51 Montesacro»,
«Signora Lia» e altre), scenografie componibili create con materiali
riciclati
dalle scuole d'arte delle città visitate e poi, ancora, ballerini, acrobati
e chi
più ne ha più ne metta. Al punto che la conclusiva «Via» diventa quasi un
grido di liberazione.
Ma Baglioni è fatto così, nei dischi come sulla scena vive di addizioni,
senza temere l'effetto-corazzata Potemkin. E così ecco Andrea Bocelli
materializzarsi sul palco per condividere con lui le suggestioni di «Con
tutto l'amore che posso». Giovedì prossimo, a Milano, sarà Laura Pausini
a vestire i panni dell'ospite d'onore, mentre nulla è ancora deciso per le
repliche di Padova il 23 giugno, Firenze il 27, Roma il primo luglio, Napoli
il 5,
Bari l'8 e Catania il 12, anche se circolano i nomi di Panariello, Francesco
Totti,
Fiorello, Eros Ramazzotti, Claudio Bisio, Gianni Morandi, Eros Ramazzotti.
«Una sera Andrea mi ha raccontato dei suoi esordi al pianobar, quando
cantava anche le mie canzoni» ha spiegato Baglioni. «Così siamo andati a
riprenderci questo pezzo del 1972. Questo nostro incontro anconetano non
è stato esattamente un duetto, ma nemmeno un duello, meglio definirlo una
compagnia».
Ridotte a un pugno le incursioni tra i solchi dell'ultimo album («Sono io»,
«Tutto in un abbraccio», «Mai più come te», «Grand'uomo»), lo spettacolo
ha puntato su un ritratto a tutto tondo dell'uomo di «Assolo», spaziando da
«Strada facendo» a «Cuore di aliante», da «Bolero» a «Mille giorni di te e
di me» o «La vita è adesso», con la complicità di Paolo Gianolio e Danilo
Minotti alle chitarre, Walter Savelli al piano che fu di Danilo Rea, Gianni
Boscariol alle tastiere, Paolo Costa al basso e Lele Melotti alla batteria.
«Ci sono una voglia cialtrona e una colta in tutto questo spettacolo» ha
ammesso Claudio. «Quella cialtrona sta nell'opportunità di ritrovarci tutti
assieme, magari per scoprire nell'organizzazione ragazzi arruolati l'altra
volta come semplici soldati e ora con il grado di caporali. Quella colta è
invece la voglia di riprendere l'idea di un certo Richard Wagner e
utilizzare
l'orchestra per fare un teatro totale, trasversale, per offrire al pubblico
un'idea globale di spettacolo. Questo non è un tour, ma una serie di eventi
perché gli spazi e gli interventi cambieranno di data in data».
Andrea Spinelli
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IL SECOLO XIX
Faraonico il tour partito ieri sera dallo stadio di Ancona e in arrivo
giovedì a San Siro
Un palco di cento metri, cambi di costume da festa rinascimentale,
arrangiamenti coreografati in stile Broadway. Tre ore e mezza di "grandeur"
Claudio Baglioni: mai uno spettacolo così ricco e fastoso
Baglioni delle meraviglie
Show con 400 figuranti e maxi-orchestra
Uno show faraonico. Con 400 figuranti in scena, cambi di
costume da festa rinascimentale, e un fronte del palco lungo cento
metri. Così Claudio Baglioni per il suo nuovo tour, partito ieri sera
dallo stadio Conero di Ancona e che giovedì approderà a San Siro.
Che il cantautore avesse in mente una fiera delle meraviglie si sapeva,
ma questa volta è più un omaggio alla "grandeur" che alla musica.
Anche se lo show dura tre ore e mezza e Baglioni si prodiga fra brani
dell'ultimo album "Sono io" e un repertorio lungo trent'anni.
Uno show da vedere, come potrebbe essere a Broadway o a Las
Vegas, dove il minimalismo è concesso solo a classici per voce
e chitarra come "Strada facendo" o alle nuove "Sono io" e "Tutto
in un abbraccio". Ma Baglioni ha ancora voglia di stupire, quindi in
ciascuna delle sette città toccate dal tour ha selezionato 400 ballerini
che si trasformano con rare doti camaleontiche.
Il fronte di fuoco è lungo cento metri: dal palco centrale dove sta
Baglioni partono due passerelle che si collegano a due palchetti:
uno per i 6 musicisti della band, e un altro per l'orchestra di
33 elementi. Ma non finisce qui: dai palchetti si diramano altre
due lunghe passerelle che tagliano longitudinalmente il prato dello
stadio.
E dove Baglioni e i suoi ballerini passano ripetutamente. Il pubblico
sta da una parte e dall'altra di questa lunga lama illuminata a giorno,
intorno alla quale ballano i figuranti in una specie di parco giochi di
taglio disneyano.
Durante le coreografie, i ballerini cambiano almeno due costumi.
Diventando, via via, giocolieri, acrobati, mangiatori di fuoco, kickboxers,
pagliacci, suore sui pattini. Suggestiva, ma facile a essere cambiata di
volta in volta, l'apertura con un medley di successi eseguito da solo.
Mentre la prima canzone in cui appaiono i figuranti è "Uomini persi".
Molto bella anche "Avrai" per pianoforte, voce e violini con i 400 che
entrano tutti in kimono bianco, portando una candela
e avvolgendo il cantautore.
Farà discutere, invece, "Domani mai" con la coreografia cyber armature
in gomma, stile "Rollerball": una delle invenzioni di Luca Tomassini, il
ballerino più amato dal rock mondiale, che ha trovato nel regista genovese
Pepi Morgia un interlocutore molto fantasioso. Ai fans di Baglioni piacerà
sicuramente il set di "Cuore d'aliante" con il corpo di ballo che agita
mille
bastoncini luminosi e intermittenti. Mentre ne "Le vie dei colori" entrano
in
scena cento sbandieratori estratti, probabilmente a sorte, dalla truppa
dei figuranti. Inedita e curiosa la versione gospel per sola voce e coro a
cappella di "Buona fortuna". Mentre qualche fans potrebbe svenire per
l'adattamento "dub", quindi molto moderna, di "Questo piccolo grande
amore". A Baglioni piace stupire, e questo
spettacolo finirà per disegnargli intorno l'aureola da tycoon di Las Vegas.
Dove tutto è gioco.
RENATO TORTAROLO
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IL GAZZETTINO
Un grande concerto? Anche. Ma sicuramente tre ore di un concerto grande.
Claudio Baglioni continua la sfida con se stesso iniziata ai tempi ormai
lontani di "Oltre" e mette in scena quello che lui chiama palco ma che in
realtà è una specie di ponte da portaerei che attraversa in diagonale
l'intero campo di calcio, circondato da fari mobili e da dieci torri
metalliche, come bracci di gru, che sorreggono l'amplificazione sospesa,
diretta verso i vari settori delle tribune.
I mille performer previsti all'inizio si sono man mano ridotti ad "appena"
quattrocento dopo lunghe selezioni, ma il numero varierà a seconda dei posti
e delle proposte. Ieri ad Ancona, nello stadio del Conero, c'è stata la
prima tappa di questa serie di appuntamenti unici che Claudio si è inventato
contemporaneamente all'uscita del nuovo album "Sono io, l'uomo della storia
accanto" (130mila copie vendute nei primi 20 giorni di uscita): una specie
di grande anteprima del progetto che approderà il 18 a Milano per poi
spostarsi il 23 a Padova, il 27 a Firenze, quindi in luglio a Roma (1),
Napoli(5), Bari (8), Catania (12). Poche tappe per uno show ambizioso e
mastodontico che unisce moltiplicandola l'idea del concerto nello stadio con
il palco al centro di "Oltre" con le coreografie teatrali a tutto campo del
tour "rosso" di "Io sono qui".
Uomo solo al centro dell'attenzione dei fan, Baglioni se ne è portati mezzo
migliaio sul palco, coinvolgendoli direttamente nello show e facendoli essi
stessi protagonisti. Sono gli artisti della porta accanto, quelli di cui
magari ti accorgi poco nella vita normale, ma che danzano, recitano,
pattinano, fanno i giocolieri, magari la danza del ventre o i mimi, per poi
tornare nella vita normale. Claudio, con la complicità di Pepi Morgia e del
coreografo Luca Tommassini, li ha portati con sè per una volta, al centro
dell'attenzione, protagonisti di un grande spettacolo.
Sul prato verde che si popola pian piano e la portaerei che funge da palco,
Baglioni racconta le sue storie musicali, dominando la scena come un
sacerdote azteco sulla cima della sua piramide. Il mondo gli ruota intorno
mentre da una parte la band elettrica (che vede il ritorno di Walter Savelli
al pianoforte a fianco dell'organo Hammond di Giovanni Boscariol) ha come
contraltare sul lato opposto 34 elementi d'orchestra chiamati con archi e
fiati a completare il panorama sonoro.
Se questo porta Baglioni a non avere un vero punto di riferimento e a
sembrare sempre un po' isolato da ciò che gli suona attorno, la particolare
struttura della situazione musicale risulta originale e di grande impatto,
e, sia pure con diverse integrazioni elettroniche, cori virtuali e
introduzioni digitalizzate, dà un taglio nuovo anche alle vecchie canzoni,
rilette e reinterpretate con grande freschezza e non poche riverniciature.
Claudio sceglie di liberarsi in un medley a voce e chitarra girando per lo
stadio, di molti suoi classici obbligati, a partire da "Tu come stai". Il
resto dello show corre invece con qualche (troppo scarso in verità) rimando
al disco nuovo e un percorso trascinante per i brani meglio "interpretabili"
e meno scontati del repertorio.
Ma se è piacevole il taglio rock di certi brani, da "Sono io" a "Strada
facendo", "Quanto ti voglio", "Un giorno nuovo", "Dagli il via" con la
chitarra di Paolo Gianolio ben supportata da quella del secondo chitarrista
Danilo Minotti, lo spettacolo è dei performer locali che compaiono in massa,
incolonnati, numerosissimi, marciando verso il palco con manganelli rossi,
maschere trasparenti, tute bianche, come celerini del futuro durante "Uomini
persi". Ma dal ponte occupato Claudio al pianoforte a coda, abbandonato sul
ponte oltre l'orchestra, rilegge "Avrai", il suo atto di fiducia nel futuro,
mentre i 400 si siedono ovunque e accendono - come tutto lo stadio - le loro
lucine.
Le invenzioni teatrali sono tante: le 12 donne velate vestite da cinghie di
cuoio che danzano trasformando i veli in ombrelli per "Domani mai", le
grandi palle che diventano oggeti di danza e di gioco da parte di altri
performer sotto la luna piena, e dopo "Stai su" il ponte invaso da ballerine
in bikini e palloni trasparenti per "Quante volte" e ancora i performer che
circondano il palco battendo rosse mazze da tamburo nell'aria peri suoni di
tam tam di "Cuore di aliante".
Claudio canta a cappella "Buona fortuna" mentre il prato si riempie di gente
in movimento con i 400 che seguono "Tutto in un abbraccio" girando
tutt'attorno cercando l'abbraccio virtuale della folla.
Del nuovo disco Claudio privilegia i brani più melodici e romantici come
"Mai più come te", poi si destreggia fra band e orchestra per una
"Grand'uomo" dai diversi volti.
Fra le sorprese Claudio ne riserva una particolare, l'apparizione di Andrea
Bocelli, con cui duetta per la vecchia "Con tutto l'amore che posso". A
Milano potrebbe esserci Laura Pausini, mentre sono ancora da definire
eventuali altre presenze in altre tappe.
Poi è "Fammi andar via" che ridisegna le coreografie del tour rosso in
maniera meno drammatica. Claudio si dirige verso il gruppo di danzatori con
elmetti e protezioni. Ma non sono questurini in assetto di guerra, le
protezioni diventano fasce, che si sciolgono pian piano, che lo circondano e
trascinano al centro del palco mentre altri danzatori in abito da sera
arrivano dai due lati e danzano a coppie,ele fasce diventano elementi
coreografici che si tendono e tendono e avvolgono i corpi. A parte l'effetto
"Dr. Gibaud", l'insieme è molto efficace. Cambia anche il gioco delle "Vie
dei colori" con sbadieratori in tute e bandiere bianco latte, con due
spadaccini, uno bianco e uno nero, che si incrociano come cavalieri e
pattinatori a rotelle che irrompono sulla scena, gialli, blu, rossi. È
l'inizio dell'apoteosi con ballerine nude in costumi a bolle di plastica
trasparenti, danzatori, giocolieri e mangiafuoco, un gran circo che adorna
il grande mago di "Acqua dalla luna". Il gioco continua con "Bolero" e i
perfomer che distendono strisce di tessuto colorato sul prato, e a una
versione acustica di "E tu" segue il grande circo di "E adesso la
pubblicità", con odalische, ragazze pugili, clown e perfino suore
pattinatrici a denunciare il calderone della tv commerciale.
È il momento delle canzoni per pensare, la "Ninna Nanna" contro la guerra,
con il palco invaso da tristi pierrot e giocolieri che ruotano palle di
fuoco, e "Noi no" con danzatrici e pierrot che si stringono attorno a
Claudio.
"Mille giorni di te e di me" diventa poi una sorta di sabba, mentre un
arrangiamento "ambiente" nasconde una versione delicata di "Questo piccolo
grande amore" che riporta al tema collettivo "Io sono qui", "La vita è
adesso" e una folla in scena che agita ventagli a specchio. "Dimmi se tutto
questo ha un senso" si chiede lui stesso tra i versi de "La vita è adesso"
guardando la moltitudine che lo circonda e che corre tutt'attorno per "Via".
Ma il gran varietà che Baglioni si è fatto costruire addosso ha il senso
della sfida all'ignoto, del non sapere in fondo a ogni data, cosa succederà
davvero. Il "viaggiatore" va "oltre", curioso.
La tournée di Baglioni è anche legata a una campagna sulla sicurezza
stradale con una mostra itinerante dal titolo "La vita è adesso, non
perderla per strada", mentre negli stadi dove si svolgeranno gli spetttacoli
sarà disponibile in anteprima il nuovo libro "A tempo di musica", curato da
Guido Tognetti e Alessandro Dobici, che raccoglie immagini e racconti di
cinque anni di concerti di Claudio, dal '98 a oggi.
Giò Alajmo
(Corriere Adriatico 16 Giugno)
Una ricca antologia di trent'anni di carriera per il Re Mida della musica
leggera italiana Sul palco con lui artisti di strada, pattinatori
sbandieratori e quattrocento tra ballerini e figuranti
Numeri da circo e un concerto kolossal hanno infiammato il pubblico
La grande festa di Claudio
ANCONA - E' "tutto in abbraccio" lo show di Claudio Baglioni. Colossale
prima nazionale decollata dallo Stadio Del Conero di Ancona (su iniziativa
del Comune in collaborazione con le società Capitanicoraggiosi ed Anno Zero)
e che vedrà altri otto episodi sparsi per l'Italia (tra cui Milano e Roma).
Un'arena piena per il "divo" Claudio, elegante "cavaliere bianco e nero".
Non un concerto, piuttosto una concertazione di elementi artistici di
ispirazione "wagneriana" in cui si intrecciano e coesistono discipline
differenti in un unico contesto. Un'alchimia pensata ed ideata dal Re Mida
della pop music italiana ed il suo storico regista Pepi Morgia. Un fascio di
luce bianca su di lui. I ventimila esplodono. Un ingresso "in sordina" per
un divenire progressivo di luci e colori, coreografie e simulazioni nella
grande striscia (120 metri di lunghezza per 18 metri di larghezza) che
taglia trasversalmente il rettangolo verde.
Un lungo palco, con alle estremità grandi torri di metallo, che ha la
volontà di rappresentare un ponte, un collegamento nella vita d'artista di
uno degli ultimi baluardi del cantautorato. Quasi trenta canzoni senza tirar
il fiato, per un Baglioni impeccabile che fa gli onori di casa ai suoi
ospiti. Primo su tutti Andrea Bocelli, un duetto speciale in "Tutto l'amore
che posso" arrivato a metà dell'infinita raffica di note. Una festa, aveva
anticipato, a cui hanno partecipato baldanzosi, artisti di strada ("Acqua
dalla luna"), pattinatori e sbandieratori ("La via dei colori"), "karateki"
("Ninna nanna") per un totale di quattrocento "invitati" tra ballerini dello
staff e figuranti reclutati di "piazza in piazza" (per la data di Ancona le
selezioni erano avvenute al Barfly). Guest che hanno portato con sé
bacchette luminose, parrucche, ombrelli dal lungo strascico e nastri
colorati da lasciare in "dono" al bravo Claudio.
Mentre sulla scena si intervallano "quadri" disegnati da masse in movimento,
coordinate da Luca Tommassini, che si srotolano, si dividono e si uniscono
sull'intero parterre utilizzato come un globale spazio scenico. Una ricca
antologia di trent'anni di carriera: "La vita è adesso", "Strada facendo",
"1000 giorni di te e di me", "Bolero", "Quanto ti voglio", "Via", "E adesso
la pubblicità", senza ovviamente dimenticare "Questo piccolo grande amore"
ed "E tu". Fino alle inedite "Sono io", "Tutto in un abbraccio" e
"Grand'uomo" dall'ultimo album. Icone d'amore in note suddivise in sipari di
intenti rock fino a sfiorare sfumature dance. E.B
Gli ospiti in tribuna
Rossella la più invidiata dalle fan
ANCONA - La scelta del proprio cantante preferito non è mai casuale. E' un
legame fatto di storie, di note, emozioni, incanti che durano tutta la vita.
Per questo chi si tiene dentro la musica di Claudio Baglioni, la sua voce
inconfondibile, la dolcezza delle sue parole, può fare centinaia di
chilometri, sborsare cifre folli, fare sacrifici immani pur di esserci.
La baraonda colorata attorno allo stadio del Conero è piena di storie, di
gente che è riuscita ad assistere a ben cinque concerti di Baglioni, in giro
per l'Italia, sempre con lo stesso identico entusiasmo.
E allora li vedi attorno alla sagoma del cantante, un'immagine a grandezza
naturale, a farsi le foto come se fosse proprio lui, tutte, perché tante
sono le donne, armate di cuoricini e ciondoli che si illuminano, piccoli
orrori che vanno bene finché dura la magia del concerto, e domani chissà che
fine faranno. Alcune delle fan più accanite hanno scelto di vestirsi di
arancione, basta una maglietta o un foulard per essere in tono con il colore
tema dello spettacolo. Anche Rossella Barattolo, la fortunata mortale che è
accanto a Baglioni da anni, ha deciso di indossare il colore acceso del sole
d'estate, un modo per sottolineare la sua bellezza bruna.
Arriva con un abitino in pelle stropicciata ad arte, corto e stretto, un
vezzo che può permettersi tranquillamente vista la linea perfetta che ha.
Sorride e stringe mani, sicura del regalo che il suo uomo sta per fare ai
numerossimi spettatori che le si stringono intorno. Abito scuro invece per
la mamma di Baglioni, solo una collana di corallo rosso fuoco al collo, un
piccolo tocco di civetteria. Anche per lei, omaggi da parte di tutti i vip
presenti, con il sindaco Sturani in testa.
In tribuna vip, tutta la simpatia di Giampiero Galeazzi, accaldato e a
tratti vittima di qualche colpo di sonno, complice il caldo e una cena
probabilmente troppo abbondante. Il giornalista si sveglia però quando
Baglioni canta "Mille gironi di te e di me" e non si preoccupa affatto di
nascondere la sua commozione. Tra le lacrime confessa ai vicini che la
canzone gli riporta il ricordo di un momento importante della sua storia
d'amore con la moglie.
Tanta l'emozione quando al pianoforte si mette Andrea Bocelli e sono tutti
in piedi per rendere omaggio al talento del cantante, sono tre minuti appena
ma talmente intensi da restare nel cuore per sempre. Alla fine, scendono
tutti dalla gradinata, quasi volessero trattenere Claudio, almeno per una
canzone ancora. Loro, i fan, potrebbero cantare e ballare per lui fino
all'alba. ANGELICA MALVATANI
Dopo lo show, tutti a tavola al Circolo Nautico tra brindisi e ricordi
E per finire... a cena fino all'alba
ANCONA - L'alba ha già fatto il suo corso e mentre il sole anticipa una
giornata torrida, i fedelissimi di Claudio Baglioni si stropicciano gli
occhi e si lanciano in un abbraccio di passione verso il loro idolo. Così
mentre l'orologio batte ormai le 5 un nutrito gruppo di ragazze saluta il
cantautore mentre si appresta a salire sull'auto. Alcune di loro vengono da
Firenze e non ne vogliono sapere di ripartire senza un ultimo saluto, uno
sguardo, un sorriso e una stretta di mano. E Claudio non delude la lunga
attesa. Una notte particolare, dove la luna ha fatto da cornice al grande
spettacolo dell'artista romano. Dopo lo show, lo staff e la produzione sono
andati a rifocillarsi al Circolo Nautico dell'amico di sempre Danilo.
Circolo che per l'occasione è diventato un mini bunker inaccessibile ai "non
addetti". Cena a base di pesce e vino bianco. Passato il primo momento di
acclimatizzazione e fatta scivolare via la tensione del concerto, dopo
alcune bottiglie aperte e rapidamente finite, l'atmosfera si è fatta più
serena e loquace. Mario Luzzato Fegiz ha tenuto banco con uno scioglilingua,
mentre "Gio" della Gazzetta ha ricordato un episodio di uno scontro al
limite della violenza fisica, dopo uno spettacolo nel '91, con Baglioni.
Sabbioni, il capo della security, combatte una battaglia improba contro i
dolci della casa. Resiste fino all'alba e poi cede. Pepi Morgia sfoglia il
libro di Baglioni e scopre delle foto che lo ritraggono. Un decennio ed
oltre fa. E i commenti si sprecano: "ma eri più grasso, ma no, ma stai
meglio adesso". Il principe ride, nicchia e gira pagina. E, poi, via con i
brindisi: ognuno ne ha da proporre uno e le bottiglie si asciugano
rapidamente. Il buonumore prende il posto della stanchezza e le lancette
dell'orologio vanno sempre più rapidamente. E' già l'alba quando i
commensali, rimasti in uno sparuto gruppetto, lasciano il desco di un
assonnatissimo Danilo per raggiungere le camere dell'Hotel Emilia. Non prima
di aver salutato le irriducibili fans che, al bordo della strada, hanno
atteso con una pazienza invidiabile Claudio. Ora il pensiero è a Bari. Un
saluto: "Grazie Ancona. A presto." STEFANO FABRIZI
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(Corriere della sera 16 Giugno)
In concerto giovedì al Meazza, il cantautore racconta gioia e ansia del
ritorno dopo 5 anni
«San Siro, la mia grande emozione»
Baglioni: «Conosco il brivido che sale quando tutti cantano le tue parole»
Una notte indimenticabile, in un'atmosfera irreale, dove il palco sembrava
planato al centro del «Mare della Serenità». E si sa, tanto più forte è il
ricordo, tanto più grande è l'emozione del ritorno. Anche se io non soffro
di routine e per me è sempre una prima volta, c'è la paura di ogni vigilia a
tenere alta la tensione. Allora, cerco di rovesciare la situazione a mio
vantaggio, e tradurre in energia l'adrenalina che mi percorre all'idea di
trovarmi al centro di uno stadio. E ce ne vuole di energia per affrontarlo,
soprattutto quando il palco è al centro e ti senti un pigmeo su una spiaggia
deserta nello stesso istante nel quale il più burrascoso degli oceani ha
deciso di scaricarle addosso un'onda gigantesca. Non suono negli stadi da
allora, ma certo non ho dimenticato l'emozione senza nome che sale dentro
quando vedi ondeggiare a tempo una simile muraglia umana e senti decine di
migliaia di voci che cantano parole e note uscite dalla tua fantasia.
Ma il 19 giugno, al centro del Meazza, non sarò solo. Mi accompagneranno 6
straordinari musicisti, 42 elementi di orchestra e un balletto di 80
persone, oltre a una moltitudine - reclutata città per città - di performer,
atleti e artisti di strada con cui, ogni sera, costruiremo uno spettacolo
diverso. Non perché in un grande spazio sia necessario un grande numero. Non
sono affetto da manie di gigantismo e non ho in mente un kolossal. Penso,
piuttosto, ad un concerto figlio di una pluralità di elementi, di gesti, di
linguaggi, di voci. Come in uno spartito, dove ogni nota è fondamentale,
perché senza di lei la musica non sarebbe completa e non sarebbe più la
stessa. E proprio come accade con uno spartito, ogni concerto sarà diverso
perché ogni sera ne daremo una lettura diversa, un nuova interpretazione.
E questo valore dell'insieme, di una molteplicità composta da tante
individualità è un po' il tema di questo mio nuovo disco. Un pensiero alla
forza dei tanti «io che con le loro piccole storie animano la grande storia
la quale, senza queste anime sconosciute, non sarebbe l'affascinante (anche
se, talvolta tortuosa) parabola che conosciamo.
Ma, forse, la novità più importante di questo tour saranno le canzoni. Per
ragioni anagrafiche, più gli anni passano e più le canzoni aumentano. E ogni
volta che mi trovo a pensare ad una scaletta, mi prende lo sconforto. Ad
ogni esclusione, il dolore cresce. Belle o brutte, infatti, le canzoni sono
un po' come i figli. Vuoi bene a tutti. E, siccome suonarle tutte,
purtroppo, non è fisicamente possibile, ho deciso - per la prima volta - di
toccare tutti i momenti per me più significativi di questi trentacinque anni
di musica, riproponendo anche certe canzoni importanti che non suono più da
tempo.
Senza lasciare fuori niente di quelle piccole emozioni in forma di canzone
che mi fanno abitare da così tanto tempo nei vostri cuori, nella speranza
che, oggi come allora, la notte del Meazza possa essere tra quelle che
conquisteranno un posto particolare nella vostra memoria. Perché, ne sono
certo, avrà un posto particolare nella mia.
Claudio Baglioni
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( Gazzetta del Mezzogiorno 16 giugno)
Claudio Baglioni è l'uomo della storia accanto, lui che di storie ne ha
davvero tante da raccontare. L'ultima arriva dal suo ultimo ........
Claudio Baglioni è l'uomo della storia accanto, lui che di storie ne ha
davvero tante da raccontare. L'ultima arriva dal suo ultimo disco Sono
io..., cui è seguito un tour che toccherà solo otto città italiane tra le
quali l'8 luglio Bari all'Arena della Vittoria. Da oltre trent'anni Baglioni
affascina spiazza il pubblico con le sue canzoni. Ieri, il cantautore
romano, era a Bari per assistere ai provini dei tanti ragazzi candidati a
partecipare allo spettacolo barese.
Solo otto date, otto eventi uno diverso dall'altro, con centinaia di persone
sul palco.
Allora Baglioni ha realizzato uno spettacolo global?
«Si, anche se la parola global mi fa un po' paura. Siamo partiti dall'idea
wagneriana dell'orchestra e dell'opera d'arte totale. Lui diceva che si
poteva dilatare l'orchestra sinfonica anche ad altri tipi di strumento per
poi realizzare un teatro totale unendo il balletto, poesia, arte figurativa
e anche arti minori come il circo, mimi e comici. Sono diversi anni che
sperimento idee spettacolari soprattutto nei grandi spazi, ritengo che una
grande piazza o uno stadio abbiano bisogno di essere riempiti anche con
suggestioni per gli occhi. E questo giro di concerti non è un tour, quello
verrà in inverno, ma serate uniche, irripetibili, sempre diverse, compresa
quella di Bari che si è aggiunta all'ultimo momento per la voglia di tornare
in questa splendida città, con l'idea di mettere insieme molte discipline».
Chi ci sarà con lei sul palco?
«Oltre a me ci saranno i miei sei musicisti fidati, un'orchestra di
trentacinque elementi di ottoni e archi, quaranta animatori fissi e poi in
ogni città ci sarà l'intervento di altri protagonisti reclutati nella città
attraverso scuole di danza, accademie, artisti di strada e circensi e anche
di discipline sportive. Anche se magari sembrano lontani all'idea di show,
con una contaminazione di costumi e scenografie riusciamo ad ospitarli al
meglio. Sono tre ore di festa che abbiamo inaugurato sabato sera ad Ancona e
che toccheranno Milano (19), Padova (23), Firenze (27), Roma (1 luglio),
Napoli (5), Bari (8) e Catania (12)».
E' partito per un altro viaggio. A che punto è il suo percorso artistico e
umano?
«Mi sembra di aver riaperto una stagione diversa, dopo la pausa dei tre
album degli anni Novanta, dischi molto complessi e strutturati rivolti a me
stesso, ma anche di ricerca musicale. Questa volta ho scritto in un tempo
relativamente breve: in dieci mesi ho scritto e registrato l'album. Il
percorso è un po' più semplice, diretto e comunicativo, avevo questo bisogno
di comunicare ed arrivare dalla parte del pubblico. Anche i temi delle
canzoni parlano diffusamente d'amore, sentimenti, d'amore anche per le idee,
la nostalgia, le assenze e per un mondo che possa essere migliore e meglio
indirizzato. Il mio viaggio personale non so come sia: a volte è splendido
altre faticoso, un po' come tutti gli esseri umani, tra avventura e
disavventura. Professionalmente il viaggio continua sempre con soddisfazioni
nel mestire più bello che potesse capitarmi. Ho avuto tanti privilegi e
vantaggi, non mi sono mai sentito solo e poi l'idea di potersi raccontare di
essere ascoltato da tante persone mi
ha molto aiutato».
La Puglia è una costante della sua vita fin dall'esordio. Nel '65 al suo
primo concorso, in giuria c'era Domenico Modugno. Poi venne alla «Caravella
dei Successi», i tanti concerti e infine «Incanto» per il teatro
Petruzzelli. Cosa la lega a questa terra?
«Geograficamente e storicamente è una terra abituata ad accogliere lo
straniero, il forestiero, con una sorta d'abbraccio, anche se qualsiasi
incontro all'inizio può essere complesso. E' una tradizione che continua
ancora oggi, forse dovuto alla solarità, ma anche a questo essere crocevia
di popoli e culture diverse che si sono mescolate e che hanno lasciato un
segno importante ed indelebile nella cultura pugliese. E' una terra di
misteri. Le mie esperienze qui sono state molto singolari, ad iniziare
dall'ultima all'interno del rustico del Petruzzelli. Ho combattuto per fare
questo concerto, sentivo che questa terra e questa gente avevano bisogno di
colmare questa profonda ferita. Mi è piaciuto fare questo piccolo tentativo
che, ovviamente, non è stato decisivo, è stato una performace realizzata con
un freddo incredibile insieme all'orchestra sinfonica della Provincia di
Bari. Ma è stato bellissimo».
Ventisette anni cantava un vecchio successo degli Yardbirds (dai quali
sarebbero nati i Led Zeppelin) «For your love». Che ricorda di quel periodo?
« Avevo come tutti un gruppo beat, eravamo duri ed accaniti, poi col tempo
mi sono fatto catturare dalla melodia e dall'armonia italiana. In questi
concerti però, ci sono molti momenti dinamicissimi e rock, quindi un po' di
quella roba è rimasta dentro di me».
La sofferenza aiuta la creatività?
«E' una prova della vita, è una compagna, una strada che abbiamo sotto i
piedi e che dobbiamo percorrere. In certi momenti superarla significa essere
maturi. Nella musica è un elemento molto suggestivo, comunicativo ed
emozionante. Tutte le ferite sono dei passaggi della nostra vita ed è
importante aver memoria di tutto quello che accade».
Franco Battiato ha realizzato il suo primo film da regista. Lei ha mai
pensato di cimentarsi con la macchina da presa?
«Ci siamo incontrati mentre Franco era impegnato con le riprese. Mi
piacerebbe tanto provarci, invidio i cineasti, però bisogna avere
un'intuizione interessante e chissà un giorno potrei anche farlo».
In Puglia?
«A Castel del Monte. Un luogo misterioso, fanmtastico e suggestivo: Non lo
dimentico più». Nicola Morisco
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(Il Mattino di Padova 16 Giugno))
Partito da Ancona il tour che arriva a Padova il 23: il cantante prende in
contropiede la sua stessa musica
Lo smisurato show di Baglioni
Tre ore di spettacolo: e Claudio va oltre il concerto
ANCONA. Dopo aver violato con concerti al limite del sacrilegio quel suo
mondo sospeso di magliette fine e sabati pomeriggio, Claudio Baglioni
affonda i denti nelle carni molli di "Questo piccolo grande amore",
mantenendone intatta la melodia, ma trasfigurandone la ritmica in versione
dub. Il più lungo lancio in contropiede dello spettacolo portato al debutto
sabato sera ad Ancona, tra gli spalti dello Stadio del Conero, sta proprio
tra le maglie di quel suo evergreen a cui nemmeno il tempo e gli onori hanno
concesso il lusso di rimanere se stesso. E che dire della "Buona fortuna" in
versione gospel o della "Avrai" per soli voce, chitarra e violini, che il
cantautore romano traversa in punta di piedi su quell'immenmso palco
longitudinale di 120 metri per 18 in cui si agitanto oltre 500 figuranti
reclutati in giro per il paese dal coreografo Luca Tommassini e il regista
Pepi Morgia con una serie di casting a cui hanno preso parte oltre 10 mila
artisti? Facce e tipi molto differenti da quelli immortalati da Alessandro
Dobici tra le pagine di "A tempo di musica", il libro fotografico dei
concerti negli stadi del '98 in vendita presso il banco del merchandising.
Stavolta a sfrecciare sulle vie dei colori tracciate dall'Uomo della Storia
Accanto ci sono suore sui pattini, ballerini dentro sfere trasparenti,
mangiatori di spade, ma anche l'orchestra sinfonica di 33 elementi, i
figuranti che inondano la scena durante "Uomini persi". Forte delle 180 mila
copie vendute finora da "Sono io, l'uomo della storia accanto" Clauddione,
come lo chiama Fabio Fazio, ha sfoderato uno show smisurato, il più
ambizioso e incontinente della sua lunga carriera. Tre ore di durata, una
trentina di canzoni più una medley voce e chitarra intonata facendo un giro
di campo come un gladiatore ("51 Montesacro", "Signora Lia" ed altre),
scenografie componibili e scomponibili create appositamente con materiali
riciclati dalle scuole d'arte delle città visitate, e poi ancora ballerini,
acrobati e chi più ne ha più ne metta, al punto da trasformare la conclusiva
"Via" quasi in un grido di liberazione. Ma Baglioni è fatto così, nei dischi
come sulla scena vive di addizioni, senza temere l'effetto-Corazzata
Potemkin. E così ecco Andera Bocelli materializzarsi sul palco per
condividere con lui le suggestioni di "Con tutto l'amore che posso". Giovedì
prossimo, a Milano, sarà Laura Pausini l'ospite d'onore, mentre nulla è
ancora deciso per la replica di Padova il 23 giugno, anche se circolano i
nomi di Panariello, Francesco Totti, Fiorello, Eros Ramazzotti, Claudio
Bisio, Gianni Morandi, Eros Ramazzotti. «Una sera Andrea mi ha raccontato
dei suoi esordi al pianobar, quando cantava anche le mie canzoni - spiega
Baglioni - Così siamo andati a riprenderci questo pezzo del 1972. Questo
nostro incontro anconetano non è stato esattamente un duetto, ma nemmeno un
duello, meglio definirlo una compagnia». Ridotte ad un pugno le incursioni
tra i solchi dell'ultimo album ("Sono io", "Tutto in un abbraccio", "Mai più
come te", "Grand'uomo"), lo spettacolo ha puntato su un ritratto a tutto
tondo dell'uomo di "Assolo", spaziando da "Strada facendo" a "Bolero" a
"Mille giorni di te e di me" o "La vita è adesso" con la complicità di Paolo
Gianolio e Danilo Minotti alle chitarre, Walter Savelli al piano che fu di
Danilo Rea, Gianni Boscariol alle tastiere, Paolo Costa al basso e Lele
Melotti alla batteria. «C'è una voglia cialtrona ed una colta in tutto
questo spettacolo - ammette Claudio - Quella cialtrona sta nell'opportunità
di ritrovarci tutti assieme, magari per scoprire nell'organizzazione ragazzi
arruolati l'altra volta come semplici soldati ora portano il grado di
caporali. Quella colta è invece quella di riprendere l'idea di un certo
Riccardo Wagner e utilizzare l'orchestra per fare un teatro totale,
trasversale, per offrire al pubblico un'idea globale di spettacolo. Questo
non è un tour, ma una serie di eventi perchè gli spazi e gli interventi
cambieranno di data in data».di Paride Sannelli