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Biografia su "Io sono qui"

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Ivan

unread,
Dec 8, 2007, 4:17:01 AM12/8/07
to
Ed ecco i paragrafi della biografia di CB (da www.reginella.net), inerenti
al periodo di uscita
dell'album "Io sono qui", in edicola da oggi col corriere della sera:

Sempre lo stesso, più grigio ma non domo

Verso la metà di settembre, molti quotidiani nazionali annunciano finalmente
l'uscita del nuovo album per il 26 dello stesso mese. Essi ne svelano anche
il rassicurante titolo che suona quasi come una risposta confermativa agli
interrogativi dei fan che, diffidenti per i ripetuti precedenti
dilazionatori, rimangono in composta attesa: Io sono qui sembra in effetti
confortare ogni scetticismo e dichiarare senza ombra di dubbio l'atteso
ritorno sulle scene. Tanto più che la notizia della nuova pubblicazione si
accompagna anche alla realizzazione di un concerto gratuito che si terrà a
Castelluccio di Norcia.


Ed effettivamente il 23 settembre, in un teatro naturale spettacoloso, a
un'altitudine di 1450 metri, su un'estesissima piana incorniciata dalla
catena dei monti Sibillini, fa la sua inedita comparsa un autocarro giallo,
pieno di strumenti, altoparlanti e accessori utili alla realizzazione di un
concerto. Esso si trasforma subitamente in un palco mobile e improvvisato
attorno al quale si radunano ben presto e nonostante la giornata di fredda
tramontana più di cinquemila presenze. Compaiono anche, a singhiozzi, volti
noti di insostituibili compagni di viaggio: Danilo Rea e Walter Savelli che
si accomodano alle tastiere, Paolo Gianolio e Marco Rinalduzzi accompagnati
dalle chitarre, Marco Siniscalco al basso, Elio Rivagli seduto alla
batteria. Da ultimo infine si materializza, con un capo ormai copiosamente
spruzzato di grigio, ma contraddistinto dalla solita verve combattiva e
istrionica, Claudio Baglioni. Quello che regala agli infreddoliti spettatori
dell'occasione è un concerto in piena regola, corredato di successi, canzoni
di seconda linea, da suggestivi medley e dell'inedita chicca della nuova
canzone-guida dell'album di imminente uscita: Io sono qui.
Durante il concerto, spiega di aver realizzato un sogno con il riuscire ad
approntare uno spettacolo proprio nella piana nella quale, molti anni prima,
era stato protagonista vocale del film Fratello sole, sorella luna; svela
inoltre di essere rimasto incantato da queste suggestioni naturali che gli
sono sempre restate nell'animo e hanno ispirato quella immaginifica canzone
che è La piana dei cavalli bradi.

Proprio qui, sul Piano grande di Castelluccio di Norcia, Claudio gira anche
lo straordinario video di "Io sono qui", realizzato con la partecipazione
dei suoi stessi musicisti.


Quella di Castelluccio non è che la prima tappa di un mini-tour gratuito che
viene realizzato in spazi inusuali e per un pubblico con il quale, in
massima parte, gli spettacoli non sono concordati: il 24 settembre ad
Assisi, il camion giallo si dispone a essere quasi un punto di ristoro
sull'itinerario della marcia della pace prevista per quello stesso giorno;
il successivo lunedì 25 è l'area di servizio del Mugello a essere teatro
dell'esibizione, tra camionisti perplessi e pendolari increduli; due giorni
dopo, il 27, Claudio tiene, nella caserma Piave di Orvieto, uno spettacolo
inusuale per soli militari. Poi, per concludere, i due appuntamenti
pianificati: piazza del Campo a Siena, dove accorrono 35 mila persone, e il
Lido di Ostia Antica, tributo del cantautore a quello che lui stesso
definisce "il mio mare", dove ad assistere sono addirittura in 70 mila.

Queste sei tappe costituiscono la prima parte di quello che in seguito verrà
denominato Tour Giallo, il quale a sua volta costituirà il primo episodio
musicale della trilogia dei colori, composta appunto dal momento Giallo che
caratterizza l'esibizione improntata all'effetto specificamente acustico e
strumentale, da quello Rosso che privilegia anche gli aspetti teatrali e
spettacolari e, in ultima successione, da quello Blu che invece concede
ampio margine all'applicazione visiva, multimediale e tecnologica quali
supporti particolari della musica.

È in questo periodo, denso di sperimentazioni, progetti e nuovi rapporti con
il pubblico, che vede la luce l'Associazione culturale CLAB. Questa vuole
essere, già all'atto della sua genesi, non un semplice fan club ufficiale,
ma vera e propria attività realizzatrice delle finalità più diverse e
svariate che coinvolgano alla partecipazione attiva i suoi affiliati.
Per essa, ogni anno, il suo presidente si impegna a realizzare un raduno con
gli associati che costituisce il presupposto per esibizioni particolarmente
originali e piene di interpretazioni inedite.
Previo pagamento della quota d'iscrizione, il clabber riceverà inoltre
annualmente vario materiale di stretta attinenza con il mondo del cantautore
(rivista ufficiale, videocassette, CD, gadget, ecc.).
Non sempre tale associazione riuscirà a soddisfare i suoi intenti e
perseguire le sue intenzioni, ma certamente essa si definisce come un
tentativo abbastanza riuscito e unico di avvicinare per quanto possibile
l'artista al suo pubblico più affezionato.

Il 26 settembre 1995 esce in tutti i negozi di dischi italiani il tanto
atteso e sospirato nuovo lavoro il cui titolo completo risulta essere Io
sono qui. Tra le ultime parole d'addio e quando va la musica.
Gli arrangiamenti del disco sono curati dallo stesso autore di testi e
musiche con la collaborazione di Paolo Gianolio, Tommaso Vittorini e
Pasquale Minieri. La registrazione del disco coinvolge molti musicisti che
poi costituiranno una collaudata squadra per le successive tournée: accanto
al già citato Gianolio, vi è infatti la collaborazione dell'immancabile
piano di Walter Savelli e di quello di Danilo Rea, del basso di Paolo Costa,
della batteria di Gavin Harrison, delle percussioni di Elio Rivagli. Altri
musicisti che partecipano alla realizzazione sono Pino Palladino (basso),
Vinnie Colaiuta (batteria) e lo stesso Tommaso Vittorini (sintetizzatori).

La copertina, piuttosto semplice, mostra uno sfondo bianco con i caratteri
grafici del titolo disposti in posizione di preminenza e applicati in
struttura compatta. A costituire ideale cornice di contenimento, si notano
tre tratti colorati di giallo, blu e rosso, quasi ad avvisare circa le
future rappresentazioni dell'opera; di lato, infine, è inserito il primo
piano del cantautore ritratto in una curiosa espressione a metà fra il
furbesco e il compiaciuto.

Ancora una volta Claudio si affida alla struttura che gli è cara, quella del
concept album. Tuttavia stavolta il tratto d'unione è costituito non da una
trama che va svolgendosi né da un tema che influenza tutti i brani, quanto
piuttosto dalla struttura formale che configura le canzoni come fossero
parte di un lungometraggio cinematografico. Esse sono introdotte da un tema
musicale denominato inizio e definite da un finale; sono inoltre
inframmezzate da brevi strofe che creano metafore fra la vita quotidiana e
la tecnica di realizzazione dei film, in un parallelismo musica/cinema molto
calzante e da sempre al centro dell'attenzione professionale di Baglioni. In
effetti, più che una concessione alla vivacità delle immagini, Io sono qui è
un disco di atmosfere, che dispensa il suo interesse più alle ambientazioni
che alle storie, calcando la mano sull'emozione concessa dalla musica più
che sulla suggestione derivante dalle parole.
Questo nuovo lavoro presenta, rispetto al precedente, un lirismo più
smorzato, che realizza un coinvolgimento personale ed emotivo forse minore.
Ne guadagna certamente l'omogeneità, poiché il disco appare assolutamente
cesellato secondo un indirizzo unico: il cammino di Io sono qui è lucido e
coerente sino alla fine e non si perde quasi mai, come poteva accadere con
Oltre, in vezzi di formalismo stilistico.
In effetti l'opera appare distinta in due "fasi" precise: una prima più
"leggera" e "scanzonata", dove anche i brani di un certo rilievo poetico
sono alleggeriti da melodie dalla metrica veloce e suadente: in molti di
questi non manca la battuta salace, né è impossibile scorgere punte di
divertente autoironia; una seconda, invece, caratterizzata da un più
spiccato intimismo e permeata di pessimismo latente: è in questa parte
finale che la sceneggiatura si trasforma da commedia impegnata e a tratti
brillante in film drammatico: è qui che si caratterizza una poetica
particolarmente incisiva che tocca aspetti sociali, psicologici e
sentimentali decisamente vigorosi, andando a solleticare le corde più
sensibili e amare dell'emozione umana.
Come si è già detto, il disco è foriero delle più disparate atmosfere e,
grazie alla solita miscellanea di rock, blues, pop, echi latini e africani,
qui corroborata anche da una sapiente iniezione di reminiscenze popolari e
addirittura medievali, si presta a un reiterato "cambio di scenografia" che
alimenta ulteriormente la assimilazione alla struttura cinematografica.
Certamente anche Io sono qui non è un disco di facile lettura e acquisizione
tanto che alcuni dettagli, anche significativi, si svelano solo dopo molti
ascolti: in questo e nel suo carattere musicale "cosmopolita" è
presumibilmente da ricercare la sua non comune longevità.

.
Dopo un brevissimo Inizio solo musicale irrompono, arroganti e
intraprendenti, le vigorose note del pezzo che dà il titolo all'album. Io
sono qui è una vera e propria canzone-guida, che esprime un nuovo punto di
vista ideologico: essa è caratterizzata da un inusuale confronto verbale con
la realtà, che viene finalmente espresso da una posizione positiva e
paritaria. Dopo "il lungo inverno della vita", è sopraggiunta una nuova
primavera che "tra sparare oppure sparire", fa crescere invece la terza
opzione "di sperare" che risulta essere, in effetti, quella più coraggiosa.
Il tempo di compiangersi è finito, e la nuova condizione invita a non
nascondersi per riguadagnare il tempo perduto. Si torna a scendere in pista,
ad affrontare un nuovo viaggio con ritrovato entusiasmo. C'è anche una sorta
di invito, deciso ed esplicito a "non perdersi più di vista" a costituire
una solidarietà reciproca da opporre al destino. Le pieghe del dolore sono
ormai conosciute e navigate; ora non c'è più nulla da perdere: "l'unica
paura che resta del futuro è di non esserci". Da rimarcare come interessante
anche la dichiarazione iniziale di aver avuto una metamorfosi, di "esser
andato a lavarsi i panni dagli inganni del successo" che, al di là della
divertente parafrasi manzoniana, si rivelerà particolarmente adeguata al
nuovo modo di porsi del cantautore. L'incedere della musica, incalzante e
avvolgente, ha spesso catalogato questo pezzo nella immaginaria sezione
degli "inni" portandolo, fra questi, a essere considerato come uno dei più
tipici.

.
Di seguito al breve frammento di Primo tempo che inaugura gli "stacchi
cinematografici" di cui s'è diffusamente parlato in precedenza, si
introduce, discosta e quasi di soppiatto, l'originalissima Le vie dei
colori: un po' viatico del successivo cammino artistico di cui è il degno
manifesto, un po' ennesimo esperimento di nuova espressione linguistica,
questa canzone affresca straordinarie atmosfere medievali attraverso
l'utilizzo di musiche e termini conformi al periodo "cortese". Abbandonati i
panni di Gilgamesh per vestire quelli altrettanto usurati di Parsifal, il
nostro protagonista non modifica però la sua essenza, il suo "senso di sé"
che resta l'interminabile ricerca. Egli deve, a un certo punto, partire
inevitabilmente da solo per un viaggio che lo porti a ritrovarsi e del quale
non è necessario neppure conoscere la meta precisa. Ciò che è fondamentale
sarà muoversi, andare incontro ad altre strade e rincorrere nuove idee anche
con la consapevolezza di poter perdere chi si è lasciato. Ecco allora che il
cavaliere bianco e nero si dichiara disposto, sulla strada del divenire, a
trasformarsi in giallo, in rosso e in blu a seconda delle persone e degli
eventi con cui, a mano a mano, dovrà necessariamente confrontarsi.

.
Omaggio alla musica di tradizione popolare e rivisitazione di uno dei
classici napoletani più celebri, la Reginella baglioniana dedica il suo
incipit proprio alla famosa lirica di Bovio-Lama, per indirizzarsi poi,
immediatamente, verso parole e note dall'identità propria. L'ambientazione
del pezzo è suggellata da una melodia che definisce, impreziosendoli, i
contorni comunque diafani della trama: quest'ultima è improntata a
trascendere il semplice amore individuale per eternarlo nel contenitore
storico della memoria. Ciò che qui viene descritta è infatti la caducità
dell'amore reale se rapportato a quello romantico e intellettuale del
ricordo e dell'immaginazione; il primo è infatti destinato a esaurire la sua
spinta, il secondo invece, modellato a propria immagine e somiglianza,
rimarrà scolpito nell'idea ed espresso compiutamente e totalmente soltanto
nella sua trasposizione musicale: qui Reginella, ormai oggetto di un amore
solo platonico, potrà ora del tutto appartenere, anche se solo in senso
metafisico, al suo innamorato autore.


.
Ancora nell'alveo della memoria amorosa, ma stavolta al di fuori delle
aggettivazioni liriche precedenti, si snoda a questo punto, accattivante e
sinuosa nella parte musicale come in quella testuale, l'anima
jazzistico-reggae di Nudo di donna. Inserita dopo "l'intermezzo cineasta" di
Secondo tempo, essa è inchiodata a una schema metrico volutamente ripetitivo
e colma di allitterazioni che completano una forma stilistica molto vivace e
in piena linea col contenuto del pezzo: questo esprime infatti il ricordo di
un precedente incontro amoroso evidentemente ancora rimpianto soprattutto
per la sua "fisicità" e vi si crogiola, lasciando che l'immaginazione
restituisca sensazioni piacevoli. Grande spazio è lasciato all'immaginazione
dell'ascoltatore, in un gioco di voluttuose ambiguità ricreate ad arte.

.
Pur rincorrendo toni leggeri e improntati a una sceneggiatura che rasenta
il farsesco, la riflessione che si propone V.O.T. è invece sufficientemente
amara e spietata: essa condanna in maniera quasi inappellabile la bieca
vacuità dei programmi e dei personaggi televisivi, rei di inseguirsi l'un
l'altro verso uno standard sempre più basso. Eppure c'è una quasi
impossibilità, anche per colui che se ne accorge, di rinunciare alla
polarizzante centralità della televisione: in effetti il protagonista,
intento a scrivere una canzone e distratto dalle velleità di seduzione di
una donna, riesce solo difficoltosamente e dopo un po' di tempo a "spegnere
il muso alla TV". Brano ricolmo di metafore gustose, di allusioni salaci e
di spiritose ironie, V.O.T. è corredato di una musica allegra che richiama i
motivi del charleston.


.
Sorella di quella composta appositamente per essere l'inno dei campionati
mondiali di nuoto dell'agosto precedente, questa seconda Acqua nell'acqua
non mostra differenze sostanziali negli accordi musicali. È invece diverso
il testo, che risulta essere aggiunto di alcune strofe e modificato in varie
parti: in questa nuova versione l'elemento liquido è riconosciuto quale
conduttore del filo comune che lega il padre al figlio; come il tratto
distinguibile e denominatore grazie a cui gli uomini potrebbero e dovrebbero
potersi ritrovare solidalmente. Molti hanno anche interpretato, nelle pieghe
di queste strofe davvero ermetiche, una sorta di flusso d'energia che nei
concerti si propaga dall'attore agli spettatori, realizzando una piena
simbiosi d'intenti: entrambe queste chiavi di lettura possono allo stesso
modo essere valide e addirittura, in senso lato, coincidere.

.
L'introduzione a questo punto, del Terzo tempo, è confine tangibile fra la
prima e la seconda parte del disco: da qui in poi, in effetti, i pezzi
sembrano evolversi verso una più acuta malinconia, e una più evidente
sofferenza; così, man mano che l'opera si avvicina all'epilogo, essi paiono
abbandonare i residui vivaci per acquisire fosche colorazioni. La tracimante
Bolero è un primo passo in questo senso, anche se la base ritmica ternaria e
una melodia d'influsso tipicamente spagnoleggiante riescono a celare questi
primi sintomi di evidente disagio. La vicenda di un altalenante rapporto di
coppia non è che il soggetto trascurabile di una canzone dall'impalcatura
stilistica costituita da un rispetto rigorosissimo per l'incedere metrico
della rima. Tuttavia c'è dell'altro: il testo rilascia infatti riflessioni
inequivocabilmente "pesanti" sul significato dell'esistenza, come
l'amarissima strofa "siamo sempre qua/ storie in bianco e nero/ dove abbiamo
solo/ un ruolo fisso da comparsa/ nelle file di un bolero/ e tutto il resto
è farsa" vuole evidentemente far intendere. Il bolero è metafora adeguata di
una vita che si snoda fra gli alti e bassi dell'esistenza, crogiolandosi in
una sequela tormentata di dubbi angosciosi.

.
Fammi andar via è il brano con il quale si compie il passo decisivo verso
il malinconico e riflessivo finale del disco: sarebbe riduttivo definirla
semplicemente "canzone d'amore"; in realtà essa può riconoscersi sintesi di
tutti i brani amorosi e loro compendio finale; è un vero e proprio
"trattato" sul tema, una didascalia cinematografica capace di esplicare a
chiare lettere il nocciolo di una precisa filosofia sentimentale. Il tema è
ripreso dalla precedente Millegiorni e teorizza l'impossibilità di far
concludere del tutto un legame profondo, anche dopo la chiusura del
rapporto. Tuttavia, se quella era dotata di un dolore individuale palpabile,
concreto e riferito anche, se possibile, a un probabile autobiografismo,
questa ci pone invece di fronte a una sofferenza cosmica, universale e
assoluta. Tali caratteristiche dotano il pezzo di un lirismo davvero unico e
struggente: "i legami" prodotti da una consuetudine sentimentale ormai
radicata rimarranno per sempre a segnare l'anima e non smobiliteranno più le
loro cicatrici, pronti a rammentare il passato attraverso la stimolazione
dolorosa. Strofe come "quando tu chiederai/ i baci e un'altra vita/ agli
uomini usurai /diglielo che tra noi non è finita, che ti ho rubato tutto/
che sei in lutto/ che sei roba mia" o "non ci ameremo più qui ma attraverso/
ciò che in altri giorni avremo perso/ e nei ritorni della gelosia", sono i
punti più acuti d'una sofferenza evidente e coinvolgente, che emoziona
l'interlocutore fino a farlo pienamente partecipe e a renderlo, attraverso
la proiezione mnemonica delle storie sue proprie, pienamente protagonista
della vicenda. Il brano è certamente fra i più ispirati dell'intero CD, ed è
stato reso in forme di alta drammaticità interpretativa durante alcune
recenti esibizioni dal vivo.

.
Lo stacco piacevole della consueta "macchina da presa musicale" che
introduce il refrain di Quarto tempo delimita ormai del tutto il passaggio
verso quel finale esistenzialista di cui s'è diffusamente scritto e che
presumibilmente costituisce la chiave di volta per la piena comprensione
dell'opera nella sua interezza.
È dunque a questo punto che s'inserisce la conturbante e insofferente Male
di me, canzone che manifesta piena inquietudine di vivere, che denuncia la
quasi impossibilità di assuefazione all'angoscia dell'essere. In un incedere
musicale tra "bassissimi" e "altissimi", tra "lenti" e "veloci", Claudio si
trasforma metaforicamente in cacciatore per mettersi alla ricerca proprio di
quella stessa inquietudine illusoriamente trasformata in preda. La
disperazione è talmente insopportabile da essere urlata a chiare lettere,
quasi fosse, questo grido, l'unica risorsa da inseguire per dimostrarsi,
comunque e nonostante tutto, indomito. C'è dunque ancora risoluzione
all'azione, ancora non arrendevolezza, ancora capacità di speranza, seppure
rabbiosa e priva di razionalità. Davvero degno di nota l'evidente richiamo
dantesco nella strofa "il mio fucile spianerò/ dietro ad ogni rumore/ e
ombra o belva che vedrò/ tra radici di un lampo/ in questa selva di sterpai"
che esprime un diretto parallelismo con il primo canto dell'Inferno nel
quale il sommo poeta confessa chiaramente il proprio smarrimento e la
conseguente angoscia sopraggiunta.

.
Strutturata come fosse l'evoluzione di un videogame a sezioni progressive,
L'ultimo omino si distribuisce in vari livelli (one, two, three, four, five)
che contengono ciascuno le evoluzioni di crescita del protagonista e
disegnano episodi normali e caratteristici delle varie fasi di vita: essi
danno luogo a una semplice storia a immagini che si dipana cronologicamente;
tuttavia il nucleo della canzone è costituito dall'intreccio a questa prima
trama apparentemente superficiale: quest'ultimo si occupa invece di
manifestare il disagio per varie situazioni di taglio quasi sempre sociale e
delle quali ci si accorge man mano che sopravviene la maturità: se infatti,
il primo livello non è corredato da alcuna analisi approfondita della
realtà, il secondo, il terzo, il quarto e il quinto si soffermano a
osservare ingiustizie sempre crescenti e più subdole da individuare; infine
si giunge al "combattimento finale" (fight of life), quello che dovrebbe
finalmente innescare la reazione per i soprusi da sempre perpetrati verso i
più deboli: anche se potrebbe essere, sin da principio, una battaglia
inutile, varrà comunque sempre la pena di combatterla sino all'ultima vita,
sino all'ultimo omino. Il brano si chiude con un testo parlato estrapolato
dall'epilogo del celeberrimo film di Ridley Scott Blade Runner.

.
Anche l'ultimo brano resta fedele al cliché cinematografico adottato sin
dall'inizio: Titoli di coda rimanda infatti alla classica metodologia di
chiusura dei film o degli spettacoli di qualsivoglia tipologia. Quella che
viene qui recitata e descritta è però la rappresentazione della fine della
vita, quando "non ci son più scene dove saper se hai recitato bene o male";
quando non è più possibile "cambiare un po' il finale". Eppure, pensando a
quel momento, Claudio esprime più disincanto che paura; più timore per non
aver avuto il tempo di fare ciò che avrebbe voluto, che il terrore di
trovarsi di fronte alla fine di tutto. L'espressione drammatica raggiunge
punte davvero notevolissime attraverso la dolcezza della musica e la
straordinaria composizione del testo; queste ultime restituiscono al brano
una dimensione di raffinata poesia e lo vestono di atmosfere suadenti e
rarefatte. Titoli di coda è davvero una canzone di grande suggestione lirica
che sconfina evidentemente anche in ambito filosofico. Essa è degna
conclusione di un disco che consolida la piena maturità del nostro artista e
lo ripropone alla ribalta musicale ancora per una volta, l'ennesima, in
maniera completamente diversa e inedita.

.
Le ultime note di Finale, che riprendono la melodia dei vari Primo,
Secondo, Terzo e Quarto tempo, sono l'espediente per ringraziare musicisti,
collaboratori e pubblico per l'opera prestata. Dopo un ultimo, breve tratto
musicale che "lascia andare la musica" appena dopo "le ultime parole
d'addio", Io sono qui ci abbandona, lasciandoci però ancora strette addosso,
come se le avessimo vissute in prima persona, le emozioni vibranti dei film
più intensi e la spirale avvolgente di oniriche e catalizzanti melodie.

Come di consueto, l'accoglienza del pubblico al nuovo disco è tracimante:
nel primo week-end vengono vendute ben 300.000 copie, e l'album rimane in
vetta alle classifiche per qualcosa come otto settimane.

Nel successivo dicembre, Canale 5 trasmette, in prima serata, il video
realizzato nella Piana di Castelluccio di Norcia e il giorno 28 dello stesso
mese Claudio Baglioni convoca per la prima volta il raduno Nazionale Clab.
Tutti gli associati possono parteciparvi e ad essi, convenuti a Roma presso
il Palazzetto dello Sport, il cantante regala una spettacolo molto intimo
corredato di aneddoti, battute e pezzi mai eseguiti dal vivo. Da questo show
viene realizzata 51 Montesacro, una videocassetta destinata ai soli
associati.

L'anno nuovo non modifica l'attivismo degli ultimi mesi del '95: già il 23
gennaio, infatti, la complessa e laboriosissima macchina che si occupa di
approntare il Tour Rosso è pronta a sostenere la prima delle innumerevoli
serate che costituiranno il nuovo spettacolo dal vivo. L'esordio avviene
presso il palasport di Verona cui seguiranno altri 19 siti in ogni parte
d'Italia. Le repliche saranno innumerevoli e continue, sino a contare più di
cinquanta serate.
Come precedentemente annunciato dal suo autore principale, il Tour Rosso non
si propone di essere un semplice concerto dal vivo, ma tende a privilegiare
una certa spettacolarità che potremmo definire teatrale: la collocazione
centrale, lo stesso colore rosso, i drappi di scena, alcuni marchingegni
meccanici come ad esempio la pedana mobile, l'utilizzo di sedici performer
della Compagnia dei colori che animano ogni canzone con inusuali e
suggestive coreografie concorrono, in effetti, a rendere doverosa
similitudine con le rappresentazioni sceniche. La parte musicale non viene
tuttavia emarginata ma costituisce, sempre e comunque, l'elemento cardine
dell'evento: da questo punto di vista basterà ricordare l'utilizzo di due
musicisti per ciascuno strumento, posti ai quattro angoli del palcoscenico
che è costituito da tutto il campo utile del palasport. Ad accompagnare
Claudio ci sono sempre i suoi fidi collaboratori: da Paolo Gianolio a Walter
Savelli, da Danilo Rea a Gavin Harrison, da Elio Rivagli a Paolo Costa.

A supportare il tutto e a garantire che lo spettacolo si svolga nella più
completa efficienza sono chiamati qualcosa come 130 tecnici e 80 impiegati
del servizio d'ordine.
Quella della nuova tournée è una carovana davvero mastodontica, che tuttavia
percorre addirittura 9.000 chilometri di strade italiane.
Il pubblico risponde in maniera entusiasmante al richiamo innovativo del
sopraccitato spettacolo: si presume che accorrano un totale di circa 400.000
spettatori con una media che sfiora i 10.000 per serata: è l'ennesimo dei
successi, l'ultimo dei trionfi.

Nell'ambito delle sue esibizioni "live", dalle prime sino a quest'ultima,
non è mai mancata, naturalmente, l'esecuzione del brano che, più di tutti,
ha concesso la grande ribalta al suo autore. A 30 anni dalla sua
composizione, dunque, Claudio decide che è giunto il momento di celebrarla
con un concerto e di riconciliarsi definitivamente con essa: più volte
infatti, il cantautore ha confessato di aver sofferto per la valenza di
immedesimazione che il pubblico e l'ambiente musicale in generale hanno
spesso attribuito al binomio Baglioni-Questo piccolo grande amore. Infatti
questo brano, cui sono stati attribuiti una sequela impressionante di premi
e riconoscimenti, se da un lato è entrato prepotentemente nella leggenda
della musica leggera italiana, sfuggendo addirittura al controllo del suo
stesso compositore per divenire canzone di livello popolare, dall'altro ha
certamente definito un modello standard cui Baglioni è sempre stato
superficialmente assimilato e dal quale fatica anche oggi a liberarsi,
nonostante una chiara maturazione.
Così, il 12 marzo, al Piper, locale romano dove fu eseguita per la prima
volta, Claudio esegue una breve performance per rendere definitivamente a
QPGA "l'onore delle armi". Tale spettacolo, dall'accattivante titolo di
Amori in corso, verrà poi teletrasmesso in differita da Canale 5 nel
successivo dicembre.
Doveroso sottolineare che l'ennesimo nuovo arrangiamento pare
particolarmente suggestivo e concede alla canzone, nel contempo,
l'equilibrio fra la tradizione delle note classiche e il gusto particolare
di una fresca e ispirata modernità.
Un'altra iniziativa che serve a celebrare l'avvenimento è la pubblicazione,
a esclusivo appannaggio dei clabbers, di un CD dal titolo QPGA - 30 anni
dopo. In esso, la voce narrante di Claudio racconta la genesi, le traversie
e la realizzazione dell'album che ha decretato la sua consacrazione: sono
certamente da sottolineare, oltre ai curiosissimi aneddoti, anche alcuni
spezzoni inediti di quella Ci fosse lei che è primitiva e diversissima
versione del brano poi divenuto, appunto, Questo piccolo grande amore. La
copertina del supporto, realizzata in cartoncino e raffigurante un Baglioni
che imbraccia la chitarra, è opera del disegnatore Claudio Villa.

Il 6 luglio, per la seconda volta, il pubblico più fedele di Claudio viene
chiamato a raccolta a Ficulle, dove ha luogo il secondo raduno nazionale di
Clab.

A estate inoltrata, come ideale continuazione di un discorso precedentemente
interrotto, prende il via un altro show, realizzato in forme completamente
diverse rispetto a quello prodotto l'inverno precedente: è il Tour Giallo
elettrico, nel quale viene ripresa l'idea strutturale del precedente Tour
Giallo. I musicisti (Gianolio, Savelli, Minotti, Harrison, Rivagli, Rea,
Costa) suonano dunque dando più spazio all'estro spontaneo, all'esecuzione
"stradaiola"; essi si propongono quali liberi cantastorie, menestrelli
itineranti che seguono un percorso narrativo liberato da fronzoli
schematici. A costituire l'elemento scenico sono dunque stavolta i porti, le
strade e le piazze delle città balneari. Caratteristica peculiare è ancora
una volta il camion giallo. Il tour è piuttosto breve e si estingue in poco
più di una decina di tappe.

Davvero curioso è invece l'episodio editoriale che coinvolge il cantautore
in questo periodo: al numero di ottobre della rivista Tutto Musica, viene
allegato un fumetto di Dylan Dog che assume le sembianze di Baglioni per
andare alla ricerca di se stesso sulle vie dei colori. È un omaggio di uno
dei maggiori talenti del disegno fumettistico italiano, Claudio Villa, al
suo cantante preferito, oltre che un favore reso a chi aveva inserito nel
testo di una delle sue ultime canzoni (Nudo di donna), una citazione su
Dylan Dog. Da questo reciproco scambio di cortesie nascerà, come abbiamo già
visto, anche una saltuaria collaborazione.

Altro appuntamento degno di nota è quello che, in qualità di ambasciatore
della FAO, il cantautore tiene a Roma insieme ad altri affermati colleghi
internazionali: il 27 ottobre ha infatti luogo il World Food Day Concert. La
cronaca riferisce di un Baglioni in scarsa forma vocale a seguito di una
trascinata influenza. Resta, a prescindere, il valore morale dell'evento e
il significato che assume. Claudio si esibisce in un gustosissimo duetto con
Youssou N'Dour e propone inaspettatamente un brano nuovo: Koinè. Esso ha un
testo che si esaurisce in una sola parola, Koinè appunto: mutuata dal greco
antico, tale termine ha il significato "plurivoco" di "comunanza", di
"assemblea congiunta", di "costituirsi insieme" ed era utilizzato
frequentemente "nell'Agorà", la piazza delle città-stato greche dove si
svolgevano le riunioni comiziali e nelle quali veniva rappresentato
efficacemente il primo concetto di democrazia e libertà. Urlato al cielo
nello scenario dei Fori imperiali, dinanzi alla protervia del Colosseo e al
cospetto delle vestigia romane, testimonianza pregnante e continuativa di
quella stessa cultura greca, il grido Koinè assume un significato di
straordinaria suggestione e di grande vigore evocativo, tale da non
risparmiare, ai molti convenuti, brividi intensi di commozione.
Presumibilmente il ripetersi reiterato della parola, nel nuovo pezzo,
intende essere un'esortazione a rimanere uniti e a costituire, grazie a
quest'unione, un'energia vitale contagiosa e capace di far scattare la molla
auspicabile della solidarietà. La musica è carezzevole e avvolgente,
caratterizzata da una crescita "a spirale" che coinvolge e invita al canto
comune. Fedele alla sua massima scherzosa per la quale "Le canzoni sono come
il maiale e non si butta mai via nulla di quanto composto", Claudio
riproporrà la medesima melodia per il brano Sì io sarò compreso nel
Viaggiatore.

Il primo novembre del 1996 viene pubblicato il video Baglioni nel Rosso: tre
ore di musica e immagini tratte dalle esibizioni invernali nei palasport; il
23 esce invece il CD live Attori e spettatori, che certifica una stagione
ricca di concerti: esso comprende brani tratti sia dagli spettacoli
invernali che da quelli estivi; grande spazio è lasciato alle canzoni di Io
sono qui, riproposte con sonorità e arrangiamenti diversi. In tale supporto
è anche inserita la nuova versione di Questo piccolo grande amore ascoltata
per la prima volta al concerto del Piper.

Il 24 dicembre Claudio è uno degli artisti invitati in Vaticano per
festeggiare il Natale in uno show destinato a scopi benefici: di fronte a
Giovanni Paolo II, egli si cimenta in una riuscita e commovente versione di
Avrai resa ancor più suggestiva dall'accompagnamento dall'orchestra
filarmonica di Torino; tale interpretazione viene successivamente inserita
in un CD triplo, Christmas in Rome, che raccoglie l'intero concerto. Nel CD
è anche inserita Bianco Natal, della quale una breve strofa è riservata al
nostro cantautore.

L'anima nuova di Claudio

Con l'approssimarsi dell'anno nuovo, sono molti coloro che immaginano la
solita uscita di scena, certi che il cantautore, dopo un biennio così
frenetico, si conceda alla consueta lunga pausa di riflessione.
Invece, ogni illazione di questo tipo viene clamorosamente smentita: già
nell'autunno del '96 infatti, Baglioni è ospite assiduo di Raidue e della
trasmissione domenicale di stampo calcistico-umoristica Quelli che il
calcio, ideata e presentata dal vivace Fabio Fazio. I suoi interventi sono
soprattutto di stampo musicale e tuttavia egli mette in mostra un'indole
giocosa e una certa inaspettata predisposizione alla battuta di spirito e
alla capacità di muoversi dietro una telecamera.
La frequentazione di Quelli che... corrobora un'amicizia sincera con il
presentatore del programma, tanto che già in quel periodo molti giornali
danno per certa la realizzazione di un programma televisivo basato sul
binomio Fazio-Baglioni.
Tuttavia il cantautore recalcitra alle insistenze dell'amico: non si ritiene
in grado di gestire una trasmissione di prima serata, seppur in coabitazione
con un "anchorman" della bravura e dell'esperienza di Fabio Fazio; eppure il
progetto sottopostogli lo affascina molto poiché il prodotto televisivo pare
essere di stampo intelligente e qualitativo; alla fine, sia pur con molta
riluttanza, Claudio accetta di intraprendere fattivamente quest'altra
stimolante sfida.
Così dalla metà di gennaio e per quattro venerdì consecutivi, Baglioni
decide di impegnarsi strenuamente in quel particolare spettacolo di varietà
che sarà chiamato Anima mia: basato su una rilettura scanzonata e un po'
nostalgica degli anni '70, esso adopera la chiave dell'ironia e del garbo,
opponendole alla volgarità incensurata e così in voga in quasi ogni genere
di format televisivo moderno. La ricetta ottiene successo: già alla prima
puntata, intanto, si comprende che il ruolo del cantautore non sarà
marginale né relegato alla sola parte musicale: egli si scopre grande
istrione, capace di elargire battute fulminanti e di prestarsi a sketch di
piacevolissimo avanspettacolo; si propone quindi in gustosissimi duetti
musicali dal carattere dissacrante in compagnia di artisti altrettanto
ispirati. Certo è che quando, al termine del primo episodio, dopo aver
ordito e ispirato scherzi per tutta la serata, Claudio si siede al
pianoforte per concedere una rilettura personale del famoso successo dei
Cugini di Campagna, negli ospiti dello studio televisivo, negli spettatori
lì convenuti e nel pubblico sintonizzato si dispensano, a piene mani,
brividi di pura emozione: nell'interpretazione vocale del cantautore, Anima
mia pare essere, senza nulla togliere all'interpretazione del gruppo che
l'ha portata al successo, una canzone completamente diversa, vibrante, che
ha nuova linfa vitale e che accende entusiasmi contagiosi.


Fra le esibizioni concesse durante le varie serate, ricordiamo tutte le
seguenti come degne di menzione:
nella prima puntata Claudio interpreta le colonne sonore di diversi spot
pubblicitari con Rossana Casale, Donna felicità e Barbapapà con Roberto
Vecchioni. Nella seconda un'esilarante E la vita, la vita con Jannacci,
addirittura Ufo Robot con Fabio Concato, e la scatenante Born to be Alive
con Patrick Hernandez. Nella terza, ormai alla ricerca di una sempre più
sfrontata spregiudicatezza, esegue Nano Nano, Oba ba luu ba, una singolare
Poster in versione rap con Jovanotti, Black is Black con Belle Epoque, e Giù
la testa con Edda Dell'Orso; una emozionantissima Strada facendo missata a
El pueblo unido con gli Inti Illimani. Nella quarta è la volta di Tomorrow e
Buonasera dottore con nientepopodimeno che Amanda Lear, Cento campane e
L'uva fogarina con Renzo Arbore, e Figli delle stelle con Alan Sorrenti;
infine, dulcis in fundo, Sandokan con Piero Pelù e Canzone intelligente con
i Cugini di Campagna. Nella quinta puntata, che inizia con un travestimento
da Abba, Baglioni, Finardi, Alice e Teresa De Sio eseguono una fantasia di
brani dance anni '70. La punta della serata è certamente Pippi Calzelunghe
cantata con lo stile di Margherita con Riccardo Cocciante come graditissimo
complice. Ricordiamo anche Disco Bambina con la Parisi e Profeta non sarò
con Demis Roussos. Infine, con Orietta Berti, è particolarmente suggestiva
l'interpretazione de Il nostro concerto di Bindi.

Si comprende subito che la trasmissione è avviata a un solare successo:
l'intelligenza del conduttore Fazio, il carisma di Baglioni, la verve
ironica di Orietta Berti, l'eleganza di Sabina Ciuffini e l'ostentata
esuberanza di Natalia Estrada sono ingredienti diversissimi ma che finiscono
con l'integrarsi perfettamente e con il realizzare un prodotto televisivo
armonico e accattivante.
I risultati sono infatti entusiasmanti: non solo la trasmissione risulta
sempre essere quella nettamente più vista della serata, ma si avvia, con il
trascorrere delle puntate, a divenire un vero e proprio "cult", tale da
consigliare alla Rai di prolungare la serie. Come già accennato gli
appuntamenti divengono cinque, ai quali si aggiunge un'ulteriore coda con il
"Meglio", che monta spezzoni tratti da ogni episodio.
Anche dopo la fine della messa in onda, Anima mia, continua a far parlare di
sé, raccogliendo premi in serie: nell'aprile si aggiudica il 37° Premio
regia TV, riconoscimento della stampa specializzata e della critica
televisiva italiana ai programmi e ai protagonisti della stagione;
nell'ambito di questa rassegna Claudio è proclamato rivelazione televisiva
dell'anno; il maggio successivo essa è invece insignita del Telegatto quale
trasmissione più divertente e innovativa.

Sull'onda di quest'altro tracimante successo, Claudio pubblica, il 15 maggio
del '97, un nuovo CD contenente alcuni dei brani cantati giocosamente nel
programma e dal titolo derivante dallo stesso: Anime in gioco. Se, a parte
qualche eccezione, si tratta di brani dal testo assolutamente improponibile
a un'analisi critica, non si può certo dire lo stesso delle musiche,
rielaborate e trasposte in forma più nobile di quanto si potrebbe supporre;
sul tessuto esistente, infatti, sono sovrapposte citazioni dei più svariati
generi: così in un brano pop orecchiabile come Anima mia si possono trovare
superfici di musica progressiva, mentre E la vita, la vita, cantata con
Jannacci parte "come un rock" per poi sfociare in una "marcinha", piccola
marcia brasiliana con riferimenti addirittura alla colonna sonora del film
Scandalo al sole; in Donna felicità, data la presenza di Vecchioni, c'è un
omaggio alla musica medieval-cavalleresca della sua Samarcanda e una
sfumatura finale di melodie orientaleggianti; Ufo Robot diviene valida scusa
per un trattato sulla musica americana di matrice "western" che ricorda
chiaramente il riecheggiare ritmato di Morricone, nonché l'ancestrale
musicalità dei pellerossa e va quindi a terminare la corsa con un accenno al
tema di Rocky. Questi sono solo alcuni esempi di quale complessa struttura
componga il nucleo musicale di Anime in gioco; una miscellanea volutamente
estrema che racchiude un po' tutti i generi e che è quasi palestra di
divertentissimo sperimentalismo.
Ricordiamo anche partecipazioni straordinarie di altri numerosissimi ospiti
quali Natalia Estrada (Orzowei), Riccardo Cocciante (Pippi Calzelunghe), gli
Inti Illimani (El pueblo unido), Sabina Ciuffini (Buonasera dottore), Alan
Sorrenti (Figli delle stelle), Orietta Berti (Il nostro concerto), Fabio
Fazio (Nano Nano) e svariati altri ancora.

Nello stesso periodo, il giornale L'Unità allega la videocassetta con il
meglio di "Anima mia" (L'Unità cult n. 4 - Rai Trade).

Il programma di Raidue ha davvero rivelato un personaggio inedito a tutto il
pubblico. Claudio vive dunque un momento di popolarità, se possibile, ancora
superiore a tutti i suoi momenti professionali migliori; ora tutti ne
rivendicano la bravura di interprete e autore, la simpatia e la creatività:
poiché Fabio Fazio viene scelto dai vertici Rai quale presentatore del
Festival di Sanremo del successivo febbraio, da più parti comincia a
trapelare che, dato il successo dell'accoppiata, ad accompagnarlo nella
gestione delle serate potrebbe esserci anche il cantante. Successivamente a
una smentita del capo struttura di Raiuno, Giorgio Maffucci, e dello stesso
interessato, si comincia a sussurrare che, invece, Baglioni potrebbe
partecipare direttamente all'agone canoro. Ma sono voci prive di fondamento
e destinate a cadere nel nulla di fatto.

Suo malgrado, egli viene fatto poi oggetto di una diatriba addirittura
politica: a seguito di una sua dichiarazione che esprimeva un giudizio
lusinghiero sul governo di centro-sinistra in carica, si scatenano reazioni
improvvise e controverse: da una parte il segretario del PDS, Walter
Veltroni, invita a rivedere i giudizi nei confronti del cantautore,
precedentemente bollato come "disimpegnato" e "superficiale", dall'altra il
Secolo d'Italia, organo ufficiale del partito Alleanza Nazionale, lo
definisce come un "ex missino, ex democristiano, ex ciellino e attuale
opportunista".
Lasciando da parte ogni inutile rivendicazione di questo tipo, ci pare a
questo proposito di poter esprimere una posizione "neutrale" che verta
soltanto sui dati oggettivi e che ci porta a esprimere soddisfazione nel
riscontrare che, finalmente e da più parti, Claudio si vede ora riconosciuto
non più soltanto come il "cantore dell'amore adolescente" e altre simili
assurdità con le quali era stato etichettato sin dai suoi esordi: la realtà
è che, sin dalle sue prime composizioni egli, pur non iscrivendosi a una
militanza schierata, esprime comunque chiare rivendicazioni sociali; forse
non interviene direttamente nel giudizio ma opera descrizioni ambientali
così chiare e approfondite che la sua disamina è produttiva, analitica e
capace di realizzare il dubbio, vera matrice di conoscenza.
Evidentemente, in anni di estrema superficialità, sono valse di più cinque
serate televisive che trenta anni di severa applicazione artistica e
straordinaria carriera professionale.

Anche se ormai stimato da molta parte di pubblico, non si dimentica
dell'affetto dei suoi fan storici: il 7 giugno non manca quindi il consueto
raduno annuale, tenutosi presso lo Stadio del tennis, in località Foro
Italico, a Roma; da questo terzo incontro con i clabbers viene prodotto il
CD Spic "... sappiamo che c'è ancora un sogno da fare".

L'undici dello stesso mese, il TG2 dossier manda in onda uno speciale dal
titolo Canzoni segrete a cura del giornalista Michele Bovi e nel quale viene
fatta sentire, in anteprima, quella Ci fosse lei di cui s'è già parlato e
che verrà poi inserita nel CD Spic QPGA - 30 anni dopo.

Nell'agosto appena successivo, per l'esattezza il 15, il 16 e il 17, Claudio
è ospite dell'esclusivo Sporting Club di Montecarlo dove, nella Salle des
étoiles, tiene concerti vivacissimi incantando una platea di lustrini e
paillettes; in queste serate viene accompagnato, oltre che dai suoi soliti
musicisti, anche dall'Orchestra Filarmonica di Montecarlo. Nonostante
l'iniziale compostezza, il pubblico, entusiasmato dall'energica "verve" del
cantautore, gli tributa, nel finale, una calorosa ovazione.

Il 1997 è stato dunque decisamente positivo: complice la partecipazione
televisiva, come più volte detto, Claudio è divenuto ancor più popolare; non
possiamo certamente omettere che anche i nuovi canali d'informazione
telematica si interessino e coinvolgano, come tutti i personaggi di maggior
caratura popolare, anche lui. Internet è uno strumento di comunicazione
universale e le pagine virtuali, i cosiddetti siti web, iniziano a
coinvolgere anche la musica e i suoi interpreti; Baglioni non fa eccezione e
anche a lui ne vengono dedicati di ogni tipo e fattura. Fra essi nasce,
l'undici dicembre, la Mailing List Reginella, una lista di discussione dove
è possibile, previa iscrizione, argomentare sulla vita artistica e
professionale del cantautore di Montesacro.
Lo stesso cantautore ritiene del resto opportuno aprire, come vari suoi
colleghi, un sito web ufficiale che riporti attività, discografia e sezioni
dedicate al pubblico e ai clabbber: l'indirizzo a cui accedere a tali pagine
web è un classico www.baglioni.it.

L'anno si conclude con un'altra iniziativa del nostro che, proprio il 31
dicembre, tiene un mini concerto in quel di Cinecittà. Fra le canzoni
eseguite c'è la "nuova" Noi no, noi mai più, una versione di Noi no,
introdotta da un testo iniziale parlato. Tale brano sarà inserito nel CD
Spic edito dal 1° gennaio 1998 e sul quale si trovano anche la già citata
Koinè e una rielaborazione di quella Canto già presente sull'album E tu....

Da me a te e dalla città allo stadio: un progetto lungo un sogno

Ed eccoci dunque al 1998: anno fertile e controverso di idee e progetti
ambiziosi, di grandi risultati artistici ma anche di feroci e scomode
polemiche: tutto sommato un periodo da ricordare come fra i più intensi e
produttivi di tutto il percorso professionale di Claudio.


Esso inizia, in effetti, in tutta tranquillità, con un concerto realizzato
per un progetto umanitario: promuovere fondi per concedere strutture
mediche, sportive e sanitarie agli adolescenti del Nisida Futuro Ragazzi,
giovani con difficoltà sociali che faticano nell'inserimento del quotidiano.
Il 26 gennaio quindi, Baglioni è impegnato al Teatro Augusteo di Napoli con
l'ennesima delle manifestazioni benefiche.

Tuttavia, solo in primavera egli ritorna a far parlare di sé in maniera
prepotente poiché il suo nome si lega, un'altra volta, a un importante
evento di carattere sportivo: il 1998 infatti, coincide con il centesimo
anno di nascita dalla costituzione della F.I.G.C., la Federazione Italiana
Giuoco Calcio; in questo stesso anno sono anche in programma i Campionati
del mondo da disputarsi in Francia: per festeggiare ricorrenza ed evento
insieme, dunque, detta Federazione gli commissiona un inno che possa
accompagnare le imprese della nazionale azzurra e incorniciare un secolo di
imprese sportive.
Così il 22 aprile, in occasione della partita amichevole Italia - Paraguay,
Claudio si esibisce sul terreno dello stadio Tardini di Parma, accompagnato
oltre che dai suoi strumentisti, anche da un'orchestra di quarantacinque
elementi, nell'inedito Da me a te.
Certamente, al primo ascolto, la canzone stupisce; lontanissima dal ritmo
cadenzato e dai toni di marcia a metà fra il marziale e l'allegro da cui
simili composizioni non prescindono mai, il brano non è né orecchiabile
musicalmente, né immediatamente cantabile: nel testo non ci sono notti
magiche, coppe della vita, e altre banali amenità che ostentino il
trionfalismo epico-sportivo: esso punta piuttosto alla suggestione
emozionale, al ricordo, all'aggregazione sociale e anche (perché no?)
sentimentale che una manifestazione sportiva di questo genere dovrebbe
stimolare nel pubblico. La musica appare quasi soffocata nella metrica delle
parole, e si muove su toni piuttosto bassi fino a impennarsi improvvisamente
per accompagnare una sorta di ritornello tutt'altro che classico e comunque
decisamente breve. Insomma il pezzo è davvero lontano da quello che è lo
standard classico degli inni e si presta difficilmente al coinvolgimento del
grande pubblico. In effetti molti, anche tra i fan, addebiteranno alla
canzone il fatto di essere priva di quella certa "freschezza" e di quella
piacevole spontaneità che è invece solitamente propria delle composizioni
del cantautore.
Tuttavia essa pare comunque originale e innovativa poiché tende a descrivere
l'effetto delle emozioni piuttosto che la loro causa; non vuole essere
semplice colonna sonora di una sola stagione ma brano che descrive le
suggestioni e le universalizza, dando loro il valore "rigenerante" che,
grazie alle imprese sportive, esse riescono a infondere in ciascuno.
Comunque l'inno azzurro si divulga e viene passato per le varie emittenti
nazionali e non, mentre da quel momento in poi, a ogni partita della
nazionale, la Rai trasmetterà una breve clip con il "refrain" della canzone
a fare da sigla accompagnatrice di ogni incontro.

In questo stesso periodo si consolidano e trovano conferma dallo stesso
artista le voci che danno come sicura una sua esibizione da tenersi
addirittura allo stadio Olimpico di Roma, tra l'altro mai concesso nella sua
interezza, prima d'ora, a manifestazioni di questo tipo: non solo Baglioni
conferma l'evento ma indica addirittura una data, il 6 giugno, come quella
del probabile concerto.

Frattanto il cantautore cavalca pienamente il momento di grande popolarità
che continua ad avvolgerlo e accetta di essere ospite quotidiano di Radiodue
per una ventina di minuti, nella trasmissione Mezzogiorno con.... Tale
appuntamento, che prende il via il 18 maggio, andrà a concludersi solamente
il successivo 18 luglio a compendio di un corollario di aneddoti, divertenti
battute, spiegazioni musicali, risposte a interrogativi del pubblico e
svariata musica non solo di sua produzione.

Il 25 maggio, allegato a La Gazzetta dello Sport, viene distribuito il CD
singolo contenente la versione integrale di Da me a te, mentre è dello
stesso periodo la pubblicazione del libro fotografico C'era un cavaliere
bianco e nero, documento che raccoglie immagini recentissime del mondo
baglioniano dall'uscita di Io sono qui in poi.

Intanto, svariate fonti di stampa danno ufficialità al concerto del 6
giugno, dato ormai per sicuro, e certificano anche di una polemica a
distanza con Eros Ramazzotti che si sarebbe esibito nello stesso luogo di lì
a pochi giorni e che presumibilmente avrebbe gradito di inaugurare
personalmente l'Olimpico; comunque, seppure sgradevole, l'alterco va
assumendo dimensioni subito sfumate.

Sempre nel solco del percorso che intende seguire per avvicinarsi il più
possibile alla gente e nell'ottica della marcia verso lo show ormai
programmato, Claudio si reca alla Facoltà di Sociologia dell'Università di
Roma e successivamente al carcere di Rebibbia, realizzando anche brevi
performance artistiche; ma è il primo di giugno che, con un improvviso "coup
de théâtre", compie una sorta di simpatica pazzia e sbigottisce qualche
decina di persone abitudinarie della tratta romana che da Piazza
Risorgimento porta a Valle Aurelia: con la chitarra a tracolla, Baglioni
sale sul bus 51 (un numero evidentemente non scelto a caso) e, fra lo
stupore e il clamore generale, improvvisa un "live" gustosissimo.

Mentre la prevendita dei biglietti procede speditamente e sfonda a pieno
regime il numero degli ottantamila tagliandi, tanto che viene presa in seria
considerazione l'idea di un secondo spettacolo, alla vigilia dello stesso la
Columbia pubblica un secondo CD dal titolo Da me a te, comprendente ben 12
canzoni tratte dallo stesso tema: inno - canzone (da me a te) - pastorale -
etnica - corale (alé-oó, 1981/1998) - strumentale - metallica - ballata (un
azzurro lungo un sogno) - sinfonica - parlato (prima del calcio di rigore) -
canto - marcia.
Si tratta di pezzi solo strumentali eseguiti con arrangiamenti diversi;
fanno eccezione canzone che è il brano già conosciuto, corale che
sostanzialmente unisce il tema di Alé-oó con quello di Da me a te, ballata
che costruisce un testo diverso sulla consueta melodia e parlato, un vero e
proprio "excursus poetico" sulle emozioni derivate dai vari mondiali di
calcio: quest'ultimo si rivela racconto parlato di indubbia e intensa
emozione.

La mattina dell'evento, alla sua trasmissione radiofonica, Claudio definisce
un po' scherzosamente questo 6 giugno come il D-Day, quasi che da esso
dipenda il resto della sua carriera.
Certamente il doppio appuntamento consecutivo (la pressante richiesta ha
infatti convinto a bissare la data) è molto sentito dal cantautore: quello
che si appresta a realizzare non è un semplice concerto ma dilata i suoi
confini al margine della rappresentazione spettacolare, quasi versata
all'espressione coreografica prima ancora che musicale; ottantamila persone,
la diretta televisiva, le difficoltà di realizzazione, le immancabili
polemiche; tutti accessori che finiscono per costruire una cornice
particolarmente elaborata e capace di creare aspettative enormi. Come se non
bastasse, vengono a mancare, all'ultimo momento, le autorizzazioni per
l'accesso al prato: soltanto 1500 persone potranno infatti accedere al
"parterre" e non le 5000 che il cantautore avrebbe voluto garantite per
accontentare tutti gli affiliati al Clab, di cui, tra l'altro, si svolge il
4° raduno proprio nella giornata precedente il concerto; essi, dopo aver
presenziato a queste prove, avrebbero dovuto assistere allo spettacolo dal
campo ma l'improvvisa e discutibile ordinanza convince Baglioni a non
operare antipatici sorteggi per privilegiare soltanto qualcuno: si finisce
così col decidere che nessuno potrà avervi accesso. A seguito di questa
risoluzione saranno in parecchi, anche fra i clabbers, a puntare l'indice
contro l'organizzazione di Clab e lo stesso artista; nemmeno la concessione
dell'ingresso gratuito, esteso anche per il concerto del giorno successivo
basterà a evitare l'innesco di un'altra coda polemica.
A ogni buon conto, nonostante le molteplici difficoltà strutturali e le
improvvise avversità burocratiche, con maniacale e consueta puntualità, alle
ore 21, il camion giallo si presenta all'ingresso dello stadio, carico di
strumenti e musicisti. A bordo di questo, il cantautore intona Strada
facendo e finalmente il tanto desiderato spettacolo può avere il suo
sospirato inizio.
Esso prosegue, con un solo, breve intervallo, per una durata di oltre tre
ore e si snoda attraverso molta parte del percorso musicale attuato dal suo
artefice nel corso di tutta la carriera; i brani proposti sono riletti
modernamente attraverso suggestivi arrangiamenti studiati dallo stesso
Baglioni e da Paolo Gianolio che sul palco ricopre il solito ruolo di
chitarrista. Accanto a loro, ormai compagni consueti, si scorgono Danilo Rea
e Walter Savelli alle tastiere, Davide Romani al basso, Gavin Harrison alle
percussioni; a essi si aggiunge un corredo di un quintetto d'archi e di
fiati.
Inoltre, accanto agli storici musicisti e con grande sorpresa di tutti
compare per la prima volta su un palcoscenico, con una chitarra a tracolla e
un evidente imbarazzo dipinto sul volto, l'esile figura adolescente di
Giovanni Baglioni.

Ma, come detto, quello che si svolge in questa notte afosa di inizio giugno
è un vero e proprio show, studiato nei minimi particolari dal regista Pepi
Morgia e impreziosito dalla conturbante coreografia di Luca Tommassini:
sull'enorme palco a forma di stella si alternano ben 20 ballerini che
interpretano le canzoni senza risparmiare energia né, quando i vari brani lo
richiedono, espliciti riferimenti erotico-sessuali.
A rendere ancora più indimenticabile il suggestivo finale, c'è la sorpresa
di Fabio Fazio che fa la sua annunciata comparsa sul palco e improvvisa un
giro di pista su una Citroën 2CV gialla e nera che vuole evidentemente
ricordare Camilla, celebre protagonista di Gira che ti rigira amore bello;
il tutto mentre vengono eseguite alcune delle vecchie canzoni più famose.
Ancora il tempo per l'esecuzione di qualche altro brano e di fare i doverosi
auguri agli azzurri in partenza per la Francia e la "lunga notte
dell'Olimpico" va a esaurirsi, lasciando negli spettatori quella sensazione
di sottile euforia malinconica che si accompagna alla fine di un evento
tanto a lungo vagheggiato.
Per alcuni esso potrà replicarsi dal vivo già il giorno successivo, altri
potranno invece rivivere quelle stesse sensazioni attraverso la opportuna
registrazione della diretta di Raidue o di Radiorai.
Certamente, la macchina dell'organizzazione messa in piedi da Adriano
Aragozzini per la realizzazione dell'evento non ha lesinato spese, né i vari
autori, ballerini e musicisti hanno risparmiato energie.
Quanto al protagonista, egli è riuscito, a stupire, a regalare illusioni, a
distribuire promesse d'emozione, a "far sulla corda salti da capogiro", a
rinvigorire per l'ennesima volta la sua invidiabile fama di grande mago.

Eppure, nei giorni successivi, si alternano nuovamente stralci di reiterata
polemica: dalle registrazioni televisive si nota chiaramente che le canzoni
dell'ingresso eseguite sul camion e quelle intonate immediatamente prima del
finale con Fazio, a bordo di Camilla, sono chiaramente in playback: qualcuno
comincia ad avanzare dubbi che anche alcuni "cantati" sul palco potessero
effettivamente esserlo stati; il cantautore si giustifica non negando, ma
adducendo il fatto che in determinati spazi dello stadio non era stato
possibile realizzare un impianto di amplificazione funzionale e che
comunque, le parti registrate erano, di fatto, limitatissime. In parecchi si
sentono tuttavia delusi da quello che avevano sempre ritenuto e considerato
come il "paladino dell'antiplayback" sin da quella famosa esibizione
sanremese di tredici anni prima. È comunque opportuno rimarcare che in
quest'occasione Baglioni ha voluto profondamente, anche rischiando di suo,
creare uno show completo, in cui non fossero secondari né l'aspetto
coreografico, né quello teatrale e drammatico; tale ricerca, inserita nel
contesto del suo cammino artistico, trova adeguata esemplificazione nella
Trilogia dei colori e vuole soprattutto essere un approfondimento degli
svariati linguaggi che partono dalla musica per approdare alla
multimedialità, toccando ogni parte dell'espressione umana. Nella
fattispecie, i grandi concerti del '98 iniziano dall'esperienza "teatrale"
del tour rosso e da quella "istintiva" del giallo, per muoversi in direzione
del blu: colore quest'ultimo, prima cinematografico, quindi informatico e
quindi, come detto, multimediale. La trattazione completa del blu si
svolgerà poi in un momento successivo, come compendio finale e definitivo al
percorso della "Trilogia" stessa.

Ma gli strascichi contestatari non si fermano e anzi si infiammano in una
nuova aggettivazione accusatoria, stavolta alimentata da Vasco Rossi che non
accetta la pretesa unicità della manifestazione assegnata dalla stampa al
concerto del 6 giugno poiché esso verrà replicato anche nelle città di
Milano, Palermo e Napoli: inoltre egli accusa Claudio di essere, più che un
cantante, un artista d'arte varia.
Il destinatario di quest'ultima attribuzione tuttavia, non fa una piega,
considerando il presunto insulto come un oggettivo complimento, e non
rimanda alcuna replica al suo accusatore.

Nonostante queste ultime considerazioni, il bilancio tracciato appare
comunque più che soddisfacente se non addirittura trionfale. Sono le cifre a
parlare per tutti: 120.000 spettatori in due serate e il 26% di share
televisivo; indubbiamente, ancora una volta, Baglioni ha conseguito un
grandissimo seguito di pubblico.

Ormai divenuto il vero e proprio "padrino" della nazionale, egli è anche
ospite, il 24 giugno, del ritiro azzurro presso il castello di Govieux in
Francia; qui, per festeggiare l'accesso della squadra agli ottavi di finale,
tiene un concerto privato intrattenendo giocatori, staff tecnico e ospiti.

Considerato il grande successo del 6 giugno, l'apparato organizzativo del
cantautore punta a realizzare altri appuntamenti assimilabili a quello di
Roma: così viene prenotato, per il 9 luglio, lo stadio Meazza di San Siro, a
Milano.
Come per quello nella capitale, anche per il concerto milanese vengono
stabilite alcune manifestazioni che facciano da preludio a un coinvolgimento
massiccio della città: a tre giorni dallo stesso, il cantautore ripete
l'estemporaneo esperimento del tram e sale sul 24, intrattenendo pochi ed
estasiati passeggeri da Piazzale Axum sino al capolinea di Largo Cairoli.
Subito dopo egli si sposta alla libreria Mondadori di Corso Vittorio
Emanuele per firmare le copie del suo libro C'era un cavaliere bianco e
nero, tra l'altro capace di registrare punte di vendita notevolissime.
Il giorno 7 Claudio si intrattiene in un incontro con gli studenti
dell'Università Statale del capoluogo lombardo e nel tardo pomeriggio fa
visita al penitenziario di San Vittore, nel quale riesce anche a tenere un
breve concerto. Alla vigilia, giorno dedicato alle prove, ottiene dalle
autorità, dietro sua specifica richiesta, di lasciare entrare allo stadio
gruppi di disabili accompagnati, in modo da offrire loro uno spettacolo in
tutta comodità; a esso hanno ovviamente accesso anche i clabber.
Quando San Siro spegne le luci, la sera del concerto, il catino dello stadio
è colmo come per il più importante degli incontri: sono ben 75.000 i
convenuti che non hanno voluto mancare al "live" milanese: lo spettacolo si
presenta scenograficamente diverso da quello allestito per l'Olimpico poiché
l'impianto è strutturalmente differente, meno ampio e più raccolto:
oltretutto, a causa del rifacimento del manto erboso, il campo è dissestato
e pieno di cumuli di terriccio; questa situazione rende paradossalmente una
visione ancor più suggestiva e inusuale, impreziosita com'è dagli accessori
luminescenti inseriti nelle buche del terreno.
La scaletta è tutto sommato simile, mentre cambia qualcosa anche a livello
coreografico per l'aggiunta di vari mangiafuoco e giocolieri. Da rimarcare
l'esecuzione di Gagarin, con un astronauta di cartapesta che compare
improvvisamente nel cielo sopra lo stadio, andando a integrarsi
perfettamente con il paesaggio lunare sottostante: questo momento regala
brividi d'emozione davvero intensa.
Nel complesso l'esibizione appare più convincente e meno farraginosa di
quella romana, anche perché l'apparato organizzativo e quello tecnico hanno
fatto tesoro dell'esperienza precedente. Persino dalle telecamere
dell'ennesima diretta Rai è infatti possibile notare un Baglioni decisamente
più rilassato e giocoso. Lo show viene proposto in diretta anche da Radio
Dimensione Suono.

L'ottima riuscita della data milanese sprona il cantante a cimentarsi in
altre scommesse di questo tipo: così, nel giro di breve tempo, Aragozzini
divulga notizia di altri due appuntamenti con Claudio allo stadio: per il 13
di agosto alla Favorita di Palermo e per il 12 settembre, data poi
posticipata al 26, al San Paolo di Napoli. Questo della città partenopea è
comunque definito come l'ultimo della serie.

In mezzo a questi due show che rievocano, nella sostanza, i due precedenti,
è opportuno ricordare anche la partecipazione alla Rassegna sulla tendenza
della musica d'autore, un festival dedicato ai giovani musicisti che si
svolge annualmente a Recanati. Claudio è chiamato dagli organizzatori alla
partecipazione come ospite e, nella città di Giacomo Leopardi che festeggia
il bicentenario della sua nascita, esegue una breve serie di brani scelti.

Anche Palermo vede dunque il cantautore impegnato in iniziative di carattere
folkloristico e sociale, tanto da rifare il concertino tranviario sulla
linea che da Mondello porta sino al Teatro Massimo e da tenere una sobria
esibizione al carcere Malaspina. In più, alla vigilia del debutto, si
cimenta in uno spettacolo itinerante simile a quelli già operati per le vie
della capitale con il camion giallo.
La sera del debutto anche la Favorita fa registrare il suo tutto esaurito
con 40.000 spettatori presenti che il cantautore non delude, concedendosi a
piene mani. La replica, che sembrava opportuna per la reiterata richiesta di
biglietti arrivata da tutta la Sicilia, sfuma per ragioni logistiche e
burocratiche.

Il 15 settembre, nella sua edizione serale, il Tg2 presenta in anteprima
assoluta un nuovo inedito di Claudio Baglioni, Arrivederci o addio, composto
durante l'ultimo periodo estivo.
Il giorno successivo è invece Radio Dimensione Suono a trasmetterlo in
edizione integrale: esso è un brano che denota un certo ermetismo testuale e
una musicalità piuttosto simile a Da ma a te: tratta della difficoltà del
distacco, di qualsiasi genere esso sia, e della precarietà che avvolge il
momento del saluto, sempre contraddistinto dal termine "ciao", forse anche
per confondere "l'addio" con un più auspicabile e meno doloroso
"arrivederci". Il testo sembra anche confezionare un saluto, nel momento del
commiato dopo un lungo periodo di relazione, dell'artista al suo pubblico:
in effetti, nel frammento "poi scrivere un messaggio e attenderci", sembra
quasi si sottolinei che la stesura dei pezzi che verranno dovrà servire
soprattutto come presupposto, come ponte ideale a scavalcare questo prossimo
periodo d'assenza. È dunque un augurabile "appuntamento verso il blu" (dove
per blu s'intenda l'ultimo colore della trilogia espressiva di cui s'è
parlato) quello che l'autore spera di fissare attraverso questo nuovo pezzo:
un'aleatoria promessa di ritrovo in qualche tempo e per qualche spazio
ancora non definiti ma già esistenti per stessa proiezione del desiderio
reciproco. Nell'ampio "excursus" fra i toni di bassissimo e altissimo si può
decisamente riscontrare il classico taglio baglioniano, anche se la canzone
sembra un po' mancare di lirismo e dell'originalità consueta.
Ad ogni modo Arrivederci o addio viene inserita nel triplo CD A-live, in
uscita il 24 settembre: esso è una sorta di raccolta dei precedenti album
dal vivo e contiene gli stralci migliori di Alé-oó, Assolo, Assieme,
Ancorassieme e Attori e Spettatori. Solo il supporto n. 3 contiene alcuni
dei pezzi fra i più originali estratti dai recenti concerti negli stadi; fra
questi, per gli splendidi arrangiamenti, ricordiamo Vivi, Gagarin e Avrai.
Tra l'altro è proprio su quest'ultimo che viene inciso anche il suddetto
inedito: tale terzo supporto non è comunque vendibile separatamente e per
acquisirlo è necessario l'acquisto del triplo volume, a un costo decisamente
alto. Un'operazione evidentemente commerciale che non piace alla maggioranza
dei più decisi "affezionati" di Claudio, un po' penalizzati dalla succitata
iniziativa.

In previsione del terzo e ultimo show del San Paolo, Claudio si rende
protagonista di varie manifestazioni anche nella città partenopea: ormai
consolidato nelle vesti di "docente provvisorio", si conferma molto
apprezzato dagli studenti e dai docenti della facoltà napoletana di
Giurisprudenza ma anche dai pendolari che lo incontrano sui bus. Quindi, fa
felice il collega Gigi D'Alessio che ha il privilegio di averlo come ospite
speciale a un suo concerto e manda in visibilio migliaia di fan che lo
attendono al varco in libreria dove, come a Milano, è atteso per firmare le
copie del suo libro.
Stretto da tanto affetto ma desideroso allo stesso tempo di continuare a
suonare in mezzo alla gente, Claudio si traveste da barbone e, resosi
irriconoscibile, si diletta a cantare e suonare nella Galleria Umberto II;
sono davvero pochissimi quelli che riescono a individuare la sua reale
identità. Seguito a distanza da Rossella Barattolo, ormai da tempo tornata
sua compagna di vita, egli riesce a rimediare qualcosa come dodicimila e
settecento lire per queste inusuali evoluzioni da menestrello.
Il giorno successivo rende noto l'episodio ai giornali, raccontando che
l'idea gli è venuta ripensando a un lontano episodio del '75: allora, dopo
essere uscito alticcio, con De Gregori, da un ristorante romano del centro,
convinse l'amico a cantare e suonare insieme con lui in piazza del Pantheon;
tuttavia i due non vennero né riconosciuti, né degnati da nessuno della
minima attenzione: soltanto un paio di giapponesi si soffermarono a fare
qualche fotografia, lasciando i due cantautori a un comprensibile quanto
inevitabile scoramento.
Anche Napoli non manca della consueta visita carceraria, poiché l'artista
visita i 400 detenuti di Poggioreale.
Poi, la sera del 26, il concerto vero e proprio che segna anche, a detta
delle sue dichiarazioni di qualche giorno prima, la fine delle sue
esibizioni negli stadi: a caratterizzare questo nuovo appuntamento ci sono
la prima interpretazione "live" di Arrivederci o addio e una sentitissima
Reginella, omaggio all'arte "sbrigliata" dei napoletani e alla loro
genialità.

L'estate del '98 registra anche un evento particolarmente tragico che,
seppur senza attinenza diretta con l'oggetto del nostro scrivere, coinvolge
ogni persona che ama la musica leggera. Per questo, non possiamo non
ricordare, con tanta tristezza, la morte di Lucio Battisti.
Lo stesso pubblico del San Paolo, durante il concerto appena descritto, gli
tributa affettuosi striscioni di ricordo e anche il nostro, in qualche
occasione, rilascia pubbliche parole di rimpianto per la prematura scomparsa
del grande cantautore: "il giorno della sua scomparsa, - confessa in
un'intervista - per omaggiare lo spessore di autore e interprete di Lucio,
ho voluto suonare privatamente alcuni dei suoi intramontabili pezzi".
Indubbiamente - pensiamo noi - il modo migliore per ricordarlo.

A seguito delle rivelazioni da lui stesso rilasciate in varie occasioni,
secondo le quali il suo concepimento sarebbe avvenuto a Ischia, a fine
settembre Claudio riceve, dalle mani del sindaco dell'isola, la targa di
Ambasciatore di Ischia nel mondo.

È in questo stesso periodo di inizio autunno che si comincia a vociferare,
da parte giornalistica, di un nuovo presunto spettacolo televisivo sull'onda
del successo di Anima mia, sempre a conduzione Fazio-Baglioni: se ne rende
noto anche il titolo: Dieci, ma null'altro trapela; né sui contenuti né
sullo staff che verrà impiegato. Del resto, cominciano a essere piuttosto
frequenti i collegamenti che Claudio effettua con la trasmissione Quelli che
il calcio, tanto da arrivare addirittura a comporre un inno per la squadra
di calcio creata dal gruppo della trasmissione, l'Atletico Van Goof: tale
canzone, che si titolerà appunto Inno dell'Atletico Van Goof, è figlia dello
stesso spirito del programma; divertente e falsamente celebrativa, essa è
anche interpretata con l'aria scanzonata che si addice a una tale
composizione, sullo stesso filone inaugurato da Anima mia.
Le notizie ufficiose continuano a rincorrersi e danno anche per quasi certa
la pubblicazione, per l'anno successivo, di un nuovo disco d'inediti.

Intanto Claudio continua a regalare emozioni al suo pubblico: è del 6
ottobre la partecipazione allo spettacolo Taratatà, primo appuntamento con
un "format" musicale che ha fatto riscontrare grande successo in Inghilterra
e Francia. Esso ha la caratteristica di voler trattare la musica in maniera
privilegiata puntando decisamente sullo spessore degli ospiti protagonisti,
anche accontentandosi di una fascia televisiva di seconda serata; e davvero,
quella proposta dal conduttore Enrico Silvestrin nello scenario suggestivo
del PalaDozza di Bologna è effettivamente una puntata all'insegna della
qualità: Baglioni è l'ospite d'onore, colui al quale è dedicata la serata,
l'anfitrione privilegiato; accanto a lui però, per uno spezzone di serata,
irrompe improvvisamente e piacevolmente anche Lucio Dalla; quando insieme
questi due grandissimi artisti intonano prima Henna del cantautore
bolognese, poi Domani mai, di quello romano, è facile immaginare che si
alternino, nei rapiti ascoltatori, intensissime suggestioni d'acuta
emozione, e intensi brividi d'euforia.
Lo spettacolo è anche impreziosito da una piacevolissima conversazione tra i
due che rivela aneddoti e particolari curiosi oltre ad attestare quella
stima reciproca che, come abbiamo visto in precedenza, risale ad antica
data. Con l'ausilio della sua solita "band", oltre che dei flautisti e del
gruppo di archi che già l'avevano accompagnato nel breve tour Dalla città
alla stadio, il cantante delizia la platea con struggenti interpretazioni
delle sue canzoni più "colte" fra cui ricordiamo Quante volte, Tamburi
lontani e Ninna nanna nanna ninna. Tutta la scaletta prescelta è comunque
all'insegna della qualità e fa ritrovare quell'intimismo baglioniano che
esalta particolarmente le doti di Claudio. Se qualcuno poi, dopo il playback
dell'Olimpico, nutriva ancora qualche dubbio a riguardo dell'interpretazione
vocale, a fronte all'eccellente esibizione rigorosamente "live" di Taratatà
è ora necessariamente costretto a ricredersi.
Da segnalare che le riprese televisive della trasmissione mettono spesso in
evidenza un gigantesco striscione sul quale campeggia, a lettere cubitali e
con i caratteri tipici, la scritta Reginella.
Il successivo 12 ottobre segnaliamo un'ennesima esibizione benefica al
Teatro Sistina di Roma, dove una delegazione di suddetta Mailing List riesce
ad avvicinare il cantautore e a intrattenersi con lui.

Verso la fine dello stesso mese, numerose testate indicano come
"procrastinato a data da destinarsi" lo show televisivo Dieci, che era stato
inizialmente progettato per fine anno '98: alcuni riportano che la
principale motivazione sarebbe da attribuire agli impegni di Baglioni, alle
prese con l'elaborazione del nuovo lavoro discografico.
L'anno si chiude invece con ulteriori notizie, poi rivelatesi assolutamente
infondate, relative a una presunta composizione, da parte del nostro, della
sigla di apertura per il Festival di Sanremo. A questo proposito è
quantomeno divertente osservare come a Claudio siano stati davvero
attribuiti tutti i ruoli che gravitano intorno a detta manifestazione: da
cantante in gara a ospite canoro, da presentatore accanto a Fazio a
conduttore del dopo festival, da ospite esclusivo ad autore della sigla. Un
motivo in più che sancisce e certifica, ancora una volta, la sua straripante
e chiaramente crescente popolarità.

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