Di cosa parla Tamburi Lontani? Secondo me il concetto fondamentale della
canzone è questo... Tutti gli uomini nascono soli e muoiono soli. La nostra
vita è come una lunga strada diritta, con un inizio e una fine, segnata da
tante tappe che danno un significato al nostro cammino... Queste sono le
persone che amiamo e che riempiono la nostra esistenza. Ma, per quanto noi
ci sforziamo e ci illudiamo di rendere eterno un incontro o un affetto,
inevitabilmente il tempo e gli eventi ci portano via le persone a noi più
care...
ognuno ha il suo tamburo un solo ritmo un canto
della comune solitudine che noi mettemmo insieme
a starci un poco accanto su questa via dell'abitudine
La condizione naturale dell'uomo è quella di un animale solitario, che vive
con sofferenza questa sua solitudine... L'immagine è quella di Cucaio che,
accovacciato con il suo tamburo, per ingannare la sua solitudine inizia a
suonare il suo strumento... e il ritmo del tamburo è il ritmo del suo cuore,
che batte solitario in attesa di trovare un altro cuore che batta con il suo
stesso ritmo...
il tempo vince sempre il tempo lui soltanto
si muove e noi restiamo immobili finché ci porta un suono
atteso chissà quanto e ci promettiamo indivisibili
Noi restiamo fermi, soli con il nostro tamburo, mentre tutto sembra
scorrerci attorno... siamo quasi impotenti davanti allo scorrere del tempo e
degli eventi... passa il tempo e nulla cambia, finché la nostra anima non
inizia a vibrare al suono di un'altra anima simile alla nostra... ecco che
nasce l'amore, l'amicizia... non siamo più soli, c'è qualcuno che prova le
nostre stesse emozioni, che vive la vita come noi, che è in sintonia con il
nostro modo di essere... Ecco che ci promettiamo e ci illudiamo che questo
sentimento non finirà mai, ci impegnamo per renderlo eterno...
alberi che sfilano come persone care fantasmi della strada
devi prendere o lasciare sì comunque vada non come volevi
battono i tamburi battono più lontano è giusto così
...però il tempo passa e ci accorgiamo che anche queste unioni
inevitabilmente sono destinate a sciogliersi... così come ci siamo
avvicinati a quel tamburo che batteva come il nostro, così il vento piano
piano porterà via quel suono, noi ci allontaneremo, fino a che quel battito
atteso chissà quanto se ne tornerà via... E' bellissima l'immagine degli
alberi: la vita è come un viaggio in treno e noi, affacciati al finestrino,
vediamo gli alberi che passano davanti a noi... questi alberi sono le
persone che amiamo, che si avvicinano a noi, ci passano davanti, condividono
con noi gioie e dolori di un determinato periodo della nostra vita, ma sono
poi destinate ad allontanarsi... senza che noi possiamo fermare il treno per
scendere e trattenerle a noi... In questo ci sento tutta la sconfitta e
l'impotenza di chi sente la "sconfitta" della propria vita, il crollo degli
affetti più cari... ma non può fare nulla, ha le mani legate dal tempo e
dallo scorrere degli eventi. In questa visione profondamente pessimistica
sembra che non ci sia margine per l'iniziativa personale ("sì comunque vada,
non come volevi"): è inutile che ti sforzi di tenere in vita un rapporto...
per quanto tu ci creda e per quanto ti impegni, il tempo ti porterà via
tutto ciò a cui tieni.
non chiesi mai qualcuno che comprasse la mia infelicità
non piansi mai davanti alla tristezza ma verso l'onestà
Versi quanto mai ermetici, del cui significato non sono per niente sicuro...
Forse Cucaio non ha mai voluto che gli altri si fingessero interessati alla
sua infelicità, senza essere realmente interessati a quello che lui
provava... O forse, tra tanta gente disposta ad ascoltarlo, non ha mai
voluto essere di peso a qualcuno? Non lo so... Il secondo verso sembra più
chiaro: più che davanti alla tristezza, Cucaio si è commosso davanti
all'onestà, all'altruismo, alle manifestazioni autentiche di affetto...
dimmelo anche tu che il tempo non ci ha sconosciuto
male e bene mio che dopo ti hanno amato meglio
sì ma non di più di tutto il poco che ho potuto io
vieni padre mio usciamo a fare un giro e guida tu
e guarda avanti e non parliamo più albero padre con un ramo solo
Per me sono i versi più oscuri di tutto il brano... Il tema centrale è
sicuramente il rapporto con il padre, ma, piuttosto che lanciarmi in
interpretazioni inconcludenti, lascio la parola a chi ne sa di più...
e come tutto torna e come tutto passa le cose cambiano per vivere
vivono per cambiare il mare s'alza e abbassa
e mai una goccia si va a perdere
Altra riflessione sul tempo... Il tempo passa e passano gli affetti... tutto
cambia, però si ripete sempre identico a se stesso, nel senso che, pur in
modo diverso, ci ritroviamo ogni volta a vivere le stesse esperienze... Le
cose sono destinate a cambiare (anzi, sembra proprio che il cambiamento sia
il senso del loro esistere), però tutto ritorna... Noi ci ritroveremo a
vivere le stesse esperienze che abbiamo già vissuto con altre persone:
proveremo amore, ci illuderemo di rendere eterno questo sentimento, ma poi
alla fine ancora una volta ci rassegneremo alla transitorietà dei sentimenti
umani... Così come la marea si è alzata, allo stesso modo dovrà
riabbassarsi... e, in tutto questo cambiare, l'acqua del mare è sempre la
stessa... così come noi, che restiamo a galla come una boa sulla superficie
dell'acqua e siamo costretti a seguire il movimento della marea...
ed ogni giorno siamo dietro ad una cassa
a dare il resto e poi sorridere
un ballo senza fiato se la banda passa e
finché non smetti di rincorrere
Per gran parte della nostra vita siamo costretti a recitare un ruolo, a
elargire sorrisi falsi, seduti dietro una cassa a far quadrare il bilancio
tra il dare e l'avere, riducendo i nostri rapporti a dei puri scambi di
convenienze... Il suono della banda è il suono del tamburo, quel suono
atteso chissà quanto... è la gioia, l'entusiasmo, l'amore... ma poi anche la
banda se ne va e, per quanto si possa provare a rincorrerla, non riusciremo
mai a raggiungerla, e il suo suono piano piano si perderà... così come gli
alberi sfilano dai nostri occhi e non tornano più alla nostra vista...
e le storie muoiono quando c'è più paura di perdersi
che voglia di tenersi e com'è dura quella soglia
e come siamo noi diversi
Credo che sia un chiaro riferimento alla relazione con Paola. Una storia
muore quando l'entusiasmo di stare insieme lascia spazio al timore
dell'abitudine e alla paura che tutto questo un giorno possa finire...
cambiano le scene cambiano le battute e anche i battuti
io non potrò incontrarvi in nessun luogo in nessun'altra età
...tutto passa e quegli alberi che sono sfilati davanti ai nostri occhi sono
destinati a non tornare più. Quello dell'uomo è un viaggio cieco su un
cammino già tracciato e non c'è possibilità di invertire la marcia per
tornare indietro da chi abbiamo lasciato alle nostre spalle... Rivivremo
ancora le stesse scene, reciteremo ancora lo stesso copione, ma gli attori
saranno diversi...
fermar l'urgenza del mio cuore il cuore di un uomo a metà
Qui c'è tutto il senso del viaggio... L'urgenza del cuore è
quell'inquietudine dell'animo che spinge il viaggiatore a mettersi in
viaggio, per cercare di trovare il senso di sé. Cucaio si sente un uomo a
metà, incompleto... vorrebbe trovare il modo di dare una risposta alle sue
domande e di placare quella sua ansia di esistere... ("uomo a metà" = "cielo
a metà", "viaggio a metà", "mondo a metà" di CDA?)
pensa amore mio che t'insegnai mille altri cieli
e non seppi mai soffiarti vento sulle ali
aspettai un addio e un giorno di lasciarmi ti lasciai
Credo stia parlando di Paola... Ma quali sono questi cieli che le ha
insegnato ma che le ha sempre impedito di raggiungere? E poi non è stato lui
a dirle addio? Anche qui chiedo aiuto...
credi figlio mio mi mancano i tuoi baci che non ho
e sono i soli baci che io so piccolo figlio
Qui c'è tutto il dolore per essere stato lontano dal figlio... Salta subito
alla mente il collegamento con Acqua dalla luna: "...io lasciavo a casa un
figlio, gli occhi dietro alla finestra, un saluto nel berretto e non uscì un
coniglio..."
e tu compagno dalle orecchie a punta
io ti parlai di me come a un fratello a cui ci si racconta
io non ne avevo e allora presi te e quella tua sgomenta
e nostra malattia di vivere
giura amico mio che glielo metteremo ancora lì
a questa vita che va via così senza aspettarci
Forse i versi di CB che più mi emozionano... Si commentano da soli.
Diddolo
Caro leonardo (in certi casi ci vuole una certa solennità) mi inchino
davanti a Lei...ma è stato via tutto questo tempo a covarsi questa cosa???
:o))
Ancora ci devo pensare aquesta interpretazione....per ora rispondo di getto
a un paio di cosette
>
> dimmelo anche tu che il tempo non ci ha sconosciuto
> male e bene mio che dopo ti hanno amato meglio
> sì ma non di più di tutto il poco che ho potuto io
> vieni padre mio usciamo a fare un giro e guida tu
> e guarda avanti e non parliamo più albero padre con un ramo solo
>
> Per me sono i versi più oscuri di tutto il brano... Il tema centrale è
> sicuramente il rapporto con il padre, ma, piuttosto che lanciarmi in
> interpretazioni inconcludenti, lascio la parola a chi ne sa di più...
Mah, la sicurezza non ce l'ha nessuno ma secondo me il primo pezzo non si
riferisce al padre ma alla sua donna e alla sua vecchia annosa convinzione
di non sapere amare, o almeno di non saperlo esprimere al di là della musica
(ricordate doremifasol?).
Il suo tamburo gemello se n'è andato, forse dopo di lui ha trovato qualcuno
che la sapesse amare meglio, senza le contraddizioni e i malesseri che lui
ha sempre avuto...ma meglio non vuol dire di +, anche se lui si rende conto
(o crede) di aver potuto davvero poco rispetto a quanto lei meritava
> e le storie muoiono quando c'è più paura di perdersi
> che voglia di tenersi e com'è dura quella soglia
> e come siamo noi diversi
>
> Credo che sia un chiaro riferimento alla relazione con Paola. Una storia
> muore quando l'entusiasmo di stare insieme lascia spazio al timore
> dell'abitudine e alla paura che tutto questo un giorno possa finire...
Strettamente legato a "finimmo prima che lui ci finisse perchè quel nostro
amore non avesse fine" e a "mai non odiarmi mai se mi allontanai perchè
potessi appartenerti"
Loro avevano + paura di perdersi restando insieme che voglia di tenersi
legati ad ogni costo e così la storia è finita per permettere all'amore di
non finire sulla via dell'abitudine.
Allontanandosi l'amore diventa + forte e ci si può appartenere + che
restando insieme.
Questo è un concetto fondamentale di oltre e della trilogia...adesso anche
del tour blu con la nuova versione del discorso di Cloud
>
> pensa amore mio che t'insegnai mille altri cieli
> e non seppi mai soffiarti vento sulle ali
> aspettai un addio e un giorno di lasciarmi ti lasciai
>
> Credo stia parlando di Paola... Ma quali sono questi cieli che le ha
> insegnato ma che le ha sempre impedito di raggiungere? E poi non è stato
lui
> a dirle addio? Anche qui chiedo aiuto...
Questo secondo me è un chiarissimo riferimento a Paola. Lui le ha insegnato
il mondo della musica ma non le ha mai permesso di volare per conto suo, di
provarci...... era da lei che si aspettava un addio rendendosi lui conto dei
suoi torti....ma l'attesa era troppo dolorosa e ha preferito spezzarla
lui... in una grande storia d'amore un addio è unfaro nel mare dell'amore,
ciò che rende l'amore eterno (claudio dixit)
> e tu compagno dalle orecchie a punta
> io ti parlai di me come a un fratello a cui ci si racconta
> io non ne avevo e allora presi te e quella tua sgomenta
> e nostra malattia di vivere
> giura amico mio che glielo metteremo ancora lì
> a questa vita che va via così senza aspettarci
>
> Forse i versi di CB che più mi emozionano... Si commentano da soli.
In finale commento che le ultime frasi sono riferite una a uno alle persone
care perse lungo la strada della vita.... Paola (amore mio), Giovanni
(figlio mio), i suoi pastori tedeschi morti in quel periodo (compagno dalle
orecchie a punta), il suo amico Virgilio con cui boxava morto facendo
deltaplano (amico mio)....pezzi di lui, della sua vita che se ne va senza
aspettarlo.
Un finale devastante, anche la voce sembra che si spezzi...dolore puro.
Bellissima interpretazione signor Leonardo
Baci
Giada
>
> Diddolo
>
>
>
>
>
>
>
>
>
>
>
Non è vero... mi sono soltanto addormentato alle 3 di notte... :o)
> > dimmelo anche tu che il tempo non ci ha sconosciuto
> > male e bene mio che dopo ti hanno amato meglio
> > sì ma non di più di tutto il poco che ho potuto io
> > vieni padre mio usciamo a fare un giro e guida tu
> > e guarda avanti e non parliamo più albero padre con un ramo solo
>
> Mah, la sicurezza non ce l'ha nessuno ma secondo me il primo pezzo non si
> riferisce al padre ma alla sua donna e alla sua vecchia annosa convinzione
> di non sapere amare, o almeno di non saperlo esprimere al di là della
musica
> (ricordate doremifasol?).
Eh sì, così va decisamente meglio... Io pensavo che anche la prima parte
fosse riferita al padre e allora non capivo il "dopo ti hanno amato meglio".
Ora è tutto molto più chiaro... Però perché è un albero con un ramo solo???
> > pensa amore mio che t'insegnai mille altri cieli
> > e non seppi mai soffiarti vento sulle ali
> > aspettai un addio e un giorno di lasciarmi ti lasciai
> >
> Questo secondo me è un chiarissimo riferimento a Paola. Lui le ha
insegnato
> il mondo della musica ma non le ha mai permesso di volare per conto suo,
di
> provarci...... era da lei che si aspettava un addio rendendosi lui conto
dei
> suoi torti....ma l'attesa era troppo dolorosa e ha preferito spezzarla
> lui... in una grande storia d'amore un addio è unfaro nel mare dell'amore,
> ciò che rende l'amore eterno (claudio dixit)
Non lo so se questi cieli siano davvero la musica... Ci pensavo
stamattina... Se è stato lo stesso CB a spiegarlo OK, non metto in dubbio
cosa volesse dire quando ha scritto questi versi. :o) Se così non è, ti
propongo un'altra interpretazione più banale... Forse gli "altri cieli" sono
soltanto la prospettiva di un futuro senza di lui, di una vita diversa,
"soltanto io e te ma senza noi". Se fosse così, lui gli ha insegnato mille
altri cieli lanciandole dei segnali, aspettando che fosse lei a compiere il
primo passo, spingendola a mettere una fine alla loro storia, aprendole
questa nuova prospettiva... Lui non ha mai saputo soffiarle vento sulle ali
perché era troppo dura mettere una fine a quella storia così grande... lui
aspettava un addio, le ha suggerito dove andare, verso quali cieli volare,
però non ce l'ha fatta a spingerla con le proprie mani verso quella meta...
fino a che, quel famoso giorno, ha lasciato che lo lasciasse.
> In finale commento che le ultime frasi sono riferite una a uno alle
persone
> care perse lungo la strada della vita.... Paola (amore mio), Giovanni
> (figlio mio), i suoi pastori tedeschi morti in quel periodo (compagno
dalle
> orecchie a punta), il suo amico Virgilio con cui boxava morto facendo
> deltaplano (amico mio)....pezzi di lui, della sua vita che se ne va senza
> aspettarlo.
Questa notizia dell'amico morto non la sapevo... ma come fai Giada a sapere
tutte queste cose??? Mah... ;o)
> Un finale devastante, anche la voce sembra che si spezzi...dolore puro.
> Bellissima interpretazione signor Leonardo
Se mi dici così sto via un altro mese a prepararmi la prossima... ;o)))
> Baci
> Giada
Molto molto onorato
Diddolo
Non c'entra nulla, però c'è una cosa che mi sono sempre chiesto e che solo
tu puoi sapere... Il "guscio" di Oltre è stato scritto prima o dopo i testi
delle canzoni? A me ha sempre dato l'impressione di essere stato scritto più
o meno di getto (relativamente ai tempi di scrittura di CB!!), prima che le
canzoni di Oltre prendessero la loro forma definitiva... Non è un racconto
lineare, con un inizio e una fine, e i testi di molte canzoni sono
sbriciolati qua e là... come se tanti versi non avessero ancora preso il
loro posto definitivo. Mi è venuto in mente proprio leggendo la parte
dedicata a Tamburi Lontani...
> Ora è tutto molto più chiaro... Però perché è un albero con un ramo
solo???
CB è figlio unico.
> Questa notizia dell'amico morto non la sapevo... ma come fai Giada a
sapere
> tutte queste cose??? Mah... ;o)
É il suo mestiere... :))) comunque ricordi Pace? "Virgilio cadde, mentre era
in volo sopra un prato che le sue ali non si aprirono..."
> > Un finale devastante, anche la voce sembra che si spezzi...dolore puro.
Vero verissimo... dal vivo ogni volta sembra sempre più sofferta... anche se
non come l'ultima interpretazione di Fammi andar via di venerdì scorso... un
brivido così lungo non ricordo di averlo mai avuto...
> > Bellissima interpretazione signor Leonardo
Già, complimenti... ma dov'eri?
> Non c'entra nulla, però c'è una cosa che mi sono sempre chiesto e che solo
> tu puoi sapere... Il "guscio" di Oltre è stato scritto prima o dopo i
testi
> delle canzoni?
Sai una cosa? Io ho sempre avuto l'impressione che il guscio avesse lo scopo
di depistare... penso che Claudio si sia reso conto di essersi aperto un po'
troppo, per quelle che erano le sue abitudini, nelle canzoni di Oltre... e
abbia cercato di confondere le idee scrivendo quel racconto che in verità
non so proprio quanti lo abbiano letto... mica sono tutti pazzi come noi!
A presto
Mirko
> > Mah, la sicurezza non ce l'ha nessuno ma secondo me il primo pezzo non
si
> > riferisce al padre ma alla sua donna e alla sua vecchia annosa
convinzione
> > di non sapere amare, o almeno di non saperlo esprimere al di là della
> musica
> > (ricordate doremifasol?).
>
> Eh sì, così va decisamente meglio... Io pensavo che anche la prima parte
> fosse riferita al padre e allora non capivo il "dopo ti hanno amato
meglio".
> Ora è tutto molto più chiaro... Però perché è un albero con un ramo
solo???
La seconda parte è riferita al padre....albero padre con un ramo solo, il
suo unico figlio...lui :o)
>
> Non lo so se questi cieli siano davvero la musica... Ci pensavo
> stamattina... Se è stato lo stesso CB a spiegarlo OK, non metto in dubbio
> cosa volesse dire quando ha scritto questi versi. :o)
Nonono non l'ha detto lui, è un'idea che mi sono fatta io nata dal fatto che
già negli anni 80 Paola voleva scrivere un album per conto suo ma a Claudio
non andava l'idea che sua moglie uscisse da quell'ombra rassicurante in cui
è sempre stata.
Ho un'intervista a paola dell'85 in cui dice che stava cercando di
convincere Claudio a trovare un po' di tempo per pensare con lei a questo
album, non ha mai trovato il tempo...e lei il vento sulle ali se l'è
soffiato da sola....il vento matteo :o))
Se così non è, ti
> propongo un'altra interpretazione più banale... Forse gli "altri cieli"
sono
> soltanto la prospettiva di un futuro senza di lui, di una vita diversa,
> "soltanto io e te ma senza noi". Se fosse così, lui gli ha insegnato mille
> altri cieli lanciandole dei segnali, aspettando che fosse lei a compiere
il
> primo passo, spingendola a mettere una fine alla loro storia, aprendole
> questa nuova prospettiva... Lui non ha mai saputo soffiarle vento sulle
ali
> perché era troppo dura mettere una fine a quella storia così grande... lui
> aspettava un addio, le ha suggerito dove andare, verso quali cieli volare,
> però non ce l'ha fatta a spingerla con le proprie mani verso quella
meta...
> fino a che, quel famoso giorno, ha lasciato che lo lasciasse.
Non ha lasciato che lo lasciasse è stato lui a lasciarla. Non mi trovo in
questa interpretazione perchè i mille altri cieli insegnati mi sanno di
libertà, libertà che lui le ha mostrato senza permetterle di spiccare il
volo.
In quante relazioni un uomo (o viceversa) si innamora della sua compagna
ragazzina e dell'idea di insegnarle la vita, l'amore, la musica, i viaggi ma
poi si ribella quando lei vuole fare un pezzo di strada con le sue forze,
senza bisogno di lui che diventa, per un attimo, spettatore....non
indispensabile.
E questo per possessività e per paura che lei possa spiccare definitivamente
il volo da sola.
>
> > In finale commento che le ultime frasi sono riferite una a uno alle
> persone
> > care perse lungo la strada della vita.... Paola (amore mio), Giovanni
> > (figlio mio), i suoi pastori tedeschi morti in quel periodo (compagno
> dalle
> > orecchie a punta), il suo amico Virgilio con cui boxava morto facendo
> > deltaplano (amico mio)....pezzi di lui, della sua vita che se ne va
senza
> > aspettarlo.
>
> Questa notizia dell'amico morto non la sapevo... ma come fai Giada a
sapere
> tutte queste cose??? Mah... ;o)
:o)))) Nello specifico questa cosa dell'amico l'aveva accennata nella famosa
puntata del MCS.... Virgilio che cadde mentre era in volo sopra un
prato.....
> Se mi dici così sto via un altro mese a prepararmi la prossima... ;o)
NONONONO adesso bisogna che non te ne vai + :o)
>
> >
> Non c'entra nulla, però c'è una cosa che mi sono sempre chiesto e che solo
> tu puoi sapere... Il "guscio" di Oltre è stato scritto prima o dopo i
testi
> delle canzoni? A me ha sempre dato l'impressione di essere stato scritto
più
> o meno di getto (relativamente ai tempi di scrittura di CB!!), prima che
le
> canzoni di Oltre prendessero la loro forma definitiva... Non è un racconto
> lineare, con un inizio e una fine, e i testi di molte canzoni sono
> sbriciolati qua e là... come se tanti versi non avessero ancora preso il
> loro posto definitivo. Mi è venuto in mente proprio leggendo la parte
> dedicata a Tamburi Lontani...
Per me il guscio per molti versi non rispecchia neanche il senso di oltre,
quasi fosse un tentativo di confondere un po' le acque
Baci
Giada
>
>
>
> dimmelo anche tu che il tempo non ci ha sconosciuto
> male e bene mio che dopo ti hanno amato meglio
> sì ma non di più di tutto il poco che ho potuto io
> vieni padre mio usciamo a fare un giro e guida tu
> e guarda avanti e non parliamo più albero padre con un ramo solo
>
> Per me sono i versi più oscuri di tutto il brano... Il tema centrale è
> sicuramente il rapporto con il padre, ma, piuttosto che lanciarmi in
> interpretazioni inconcludenti, lascio la parola a chi ne sa di più...
Io ho sempre interpretato i primi versi come un discorso generale fatto a
tutti coloro il cui tamburo ha battuto lo stesso ritmo di Cucaio, una sorta
di "introduzione" ad ogni discorso che Claudio intraprende "direttamente"
con un'altra persona (il padre, la donna amata, il figlio, il cane...); ma
data la posizione (subito prima di "vieni padre mio"), concordo con Diddolo
sul fatto che possano essere riferiti solo al padre.
Cmq il tutto mi dà l'immagine di un uomo che cerca di amare con tutte le sue
forze ma, proprio essendo così maledettamente "essere umano", ciò che può
dare è veramente molto poco, soprattutto considerando il fatto che dentro sé
si alternano i due sentimenti primari di odio e amore che - è vero - possono
amare "meglio", (cioè più completamente) ma non in quantità maggiore del
piccolo amore che Cucaio può provare, un amore piccolo, imperfetto, ma pieno
di dignità.
E' da notare lo spaesante alternarsi di "meglio", "di più", "di tutto", "il
poco"; un gioco di parole che forse vuole esprimere tutto lo sgomento che si
prova nel sentire qualsiasi tipo di amore.
Per quanto riguarda invece gli ultimi due versi, viene proposta l'immagine
molto poetica - che oggi assume una valenza ben più forte - di un'uscita
silenziosa con suo padre alla guida della macchina (metafora padre alla
guida di una macchina / padre come guida della vita di Cucaio?). L'albero
con un ramo solo dovrebbe essere un padre con un figlio unico, Claudio
appunto - ma questa non l'ho detta io! :))
> pensa amore mio che t'insegnai mille altri cieli
> e non seppi mai soffiarti vento sulle ali
> aspettai un addio e un giorno di lasciarmi ti lasciai
>
> Credo stia parlando di Paola... Ma quali sono questi cieli che le ha
> insegnato ma che le ha sempre impedito di raggiungere? E poi non è stato
lui
> a dirle addio? Anche qui chiedo aiuto...
Anch'io credo si riferisca al rapporto con Paola, rapporto alquanto
singolare e bizzaro dal punto di vista di un osservatore esterno!
Anche qui si ripropone un amore a metà, la voglia di amare e l'amarezza del
non poter amare completamente. (Vogliamo parlare di Paola e del suo "quello
che conta è solo amare, essere amati è vivere un riflesso"?? Ancora ci
piango quando lo sento!! Ma magari ne parliamo un'altra volta!! :)) )
L'"insegnare mille altri cieli" potrebbe essere il fare promesse, le
promesse e i progetti che qualunque coppia si fa, promesse che poi non
verranno mantenute ("non seppi mai soffiarti vento sulle ali").
L'ultimo verso esprime un concetto ampiamento espresso in "1000 giorni":
"finimmo prima che lui ci finisse perchè quel nostro amore non avesse fine".
> giura amico mio che glielo metteremo ancora lì
> a questa vita che va via così senza aspettarci
Questa frase mi ha sempre colpito, perchè - dopo una canzone il cui
messaggio spietato è che "tutto passa, ed è giusto così" - irrompe questa
battuta a suo modo ironica e forse, in un altro contesto, anche volgare, che
smorza il tono completamente triste della canzone ed esprime disperatamente
tutta la "malattia di vivere" di Cucaio.
Io questa canzone la trovo semplicemente STUPENDA!!! Non so voi... :)))
Andrea
PS: Diddolo, gran bel commento!! :)
Solo adesso leggo la tua interpretazione e la trovo fenomenale,
complimenti vivissimi.
Non leggo le altre prima di provare ad integrare quello che hai
detto con un paio di idee che mi son venute leggendoti.
> Di cosa parla Tamburi Lontani? Secondo me il concetto
fondamentale della
> canzone č questo... Tutti gli uomini nascono soli e muoiono
soli. La nostra
> vita č come una lunga strada diritta, con un inizio e una fine,
segnata da
> tante tappe che danno un significato al nostro cammino...
Queste sono le
> persone che amiamo e che riempiono la nostra esistenza. Ma, per
quanto noi
> ci sforziamo e ci illudiamo di rendere eterno un incontro o un
affetto,
> inevitabilmente il tempo e gli eventi ci portano via le persone
a noi pių
> care...
Assolutamente vero, anche io credo che il tema portante sia
questo. Argomento senza dubbio trattato con molto pessimismo,
soffernza e con pochissima speranza per quanto riguarda il futuro
(quasi un "quanto tempo ho" in anticipo).
Benchč anche in questa canzone ci siano riferimenti espliciti a
persone e cose reali, trovo che sia quella in cui č meno
rilevante il "racconto" rispetto alla "riflessione". MI da l'idea
di vedere CB tutto raccolto in se a fare i conti con quello che
ha, quello che aveva e magari quello che avrā.
> L'immagine č quella di Cucaio che,
> accovacciato con il suo tamburo, per ingannare la sua
solitudine inizia a
> suonare il suo strumento... e il ritmo del tamburo č il ritmo
del suo cuore,
Esatto.
> alberi che sfilano come persone care fantasmi della strada
> devi prendere o lasciare sė comunque vada non come
volevi
> battono i tamburi battono pių lontano č giusto cosė
>
> E' bellissima l'immagine degli
> alberi: la vita č come un viaggio in treno e noi, affacciati al
finestrino,
> vediamo gli alberi che passano davanti a noi... questi alberi
sono le
> persone che amiamo, che si avvicinano a noi, ci passano
davanti, condividono
> con noi gioie e dolori di un determinato periodo della nostra
vita, ma sono
> poi destinate ad allontanarsi... senza che noi possiamo fermare
il treno per
> scendere e trattenerle a noi...
Si allontanano per "i casi della vita" o (come ho sempre pensato)
spariscono perchč la vita č stata impietosa con loro.
> In questa visione profondamente pessimistica
> sembra che non ci sia margine per l'iniziativa personale ("sė
comunque vada,
> non come volevi")
Infatti qualche tempo dopo proprio lui afferma di "rimanere qua
nell'irrealtā"... una fuga dal reale che non gli permette di
rivoltare gli eventi, che non gli consente di far andare le cose
come voleva, di tornare indietro a prima della partenza.
> non chiesi mai qualcuno che comprasse la mia infelicitā
> non piansi mai davanti alla tristezza ma verso l'onestā
>
> Versi quanto mai ermetici, del cui significato non sono per
niente sicuro...
> Forse Cucaio non ha mai voluto che gli altri si fingessero
interessati alla
> sua infelicitā, senza essere realmente interessati a quello che
lui
> provava...
Bhe, io la vedo per come l'ha scritta lui: non ha mai cercato
qualcuno su cui scaricare i suoi dolori, non ha mai voluto che
qualcuno si facesse carico dei suoi problemi... E qui mi viene in
mente una possibile doppia lettura: la prima č quella che ho
scritto poco sopra, l'altra potrebbe essere una specie di
richiesta di perdono rivolta a chi gli č stato accanto (Paola, i
genitori) che magari hanno tentato di farsi carico dei suoi dubbi
esistenziali, che magari hanno sofferto per lui o a causa di lui.
In questo caso sarebbe da leggere come "non ho mai voluto che
qualcuno comprasse la mia infelicitā"... magari č un po' tirata,
ma mi č sempre passata per la testa questa interpretazione.
> Il secondo verso sembra pių
> chiaro: pių che davanti alla tristezza, Cucaio si č commosso
davanti
> all'onestā, all'altruismo, alle manifestazioni autentiche di
affetto...
Si, nulla di dire.
> dimmelo anche tu che il tempo non ci ha sconosciuto
> male e bene mio che dopo ti hanno amato meglio
> sė ma non di pių di tutto il poco che ho potuto io
> vieni padre mio usciamo a fare un giro e guida tu
> e guarda avanti e non parliamo pių albero padre con un
ramo solo
>
> Per me sono i versi pių oscuri di tutto il brano... Il tema
centrale č
> sicuramente il rapporto con il padre, ma, piuttosto che
lanciarmi in
> interpretazioni inconcludenti, lascio la parola a chi ne sa di
pių...
No, io ci vedo due parti: la prima č una preghiera a Paola, la
speranza, il desiderio che il tempo, benchč si sia frapposto a
loro, non abbia cambiato il loro legame, il loro sentimento, che
lei non l'abbia dimenticato nonostante qualcun'altra l'abbia
amata (gelosia?) magari meglio... ma sicuramente non di pių di
quel poco che lui č riuscito. Io trovo questo pezzo uno dei pių
belli che abbia mai sentito da CB. Adoro il modo in cui lo canta
e adoro l'umiltā con cui si mostra alla sua Paola, l'idea che lui
si sia reso conto di quanto ha sbagliato.
Il pezzo seguente invece č rivolto al padre, l'albero robusto dal
quale č nato un solo ramo (lui, Claudio) e l'invito di andare a
fare un giro assieme, senza parlare, facendosi guidare (portare),
senza bisogno di altro, un modo dolcissimo per sentirsi uniti,
per essere assieme, senza bisogno di riempire il silenzio con
parole, perchč č giā tutto nel semplice stare assieme.
> e come tutto torna e come tutto passa le cose cambiano
per vivere
> vivono per cambiare il mare s'alza e abbassa
> e mai una goccia si va a perdere
>
> Altra riflessione sul tempo... Il tempo passa e passano gli
affetti... tutto
> cambia, perō si ripete sempre identico a se stesso,
Si torna il tema generale della canzone.
> ed ogni giorno siamo dietro ad una cassa
> a dare il resto e poi sorridere
> un ballo senza fiato se la banda passa e
> finché non smetti di rincorrere
>
> Per gran parte della nostra vita siamo costretti a recitare un
ruolo, a
> elargire sorrisi falsi, seduti dietro una cassa a far quadrare
il bilancio
> tra il dare e l'avere, riducendo i nostri rapporti a dei puri
scambi di
> convenienze... Il suono della banda č il suono del tamburo,
quel suono
> atteso chissā quanto... č la gioia, l'entusiasmo, l'amore... ma
poi anche la
> banda se ne va e, per quanto si possa provare a rincorrerla,
non riusciremo
> mai a raggiungerla, e il suo suono piano piano si perderā...
cosė come gli
> alberi sfilano dai nostri occhi e non tornano pių alla nostra
vista...
Questo pezzo lo leggerei in modo leggermente diverso, vivere una
vita come dietro ad una cassa, con sorrisi di circostanza, con
una vita piatta, monotona, sempre uguale, a ridurre i rapporti
con gli altri (come hai detto tu) a semplici scambi di
convenienze. Poi, un giorno, ti accorgi di esser vivo, per
un'evento atteso ma quasi imprevisto, e allora ti muovi, corri,
ti affanni, per prendere il meglio che puoi e poi l'evento
finisce e tu ti ritrovi ancora dietro alla stessa cassa... perchč
le cose cambiano per vivere ma anche se il mare si alza e
abbassa, neanche una goccia si va a perdere.
> e le storie muoiono quando c'č pių paura di perdersi
> che voglia di tenersi e com'č dura quella soglia
> e come siamo noi diversi
>
> Credo che sia un chiaro riferimento alla relazione con Paola.
Una storia
> muore quando l'entusiasmo di stare insieme lascia spazio al
timore
> dell'abitudine e alla paura che tutto questo un giorno possa
finire...
Si quando si sente di pių la paura di perdere l'altro (per una
sorta di egoismo) che il desiderio di stare assieme, quando ti
abitui all'altro e non vorresti mai perdere le comoditā che lo
stare assieme ti da, allora č il momento in cui le storie
finiscono... ma comunque č duro passare quella porta (perchč
l'amore, il loro, non era finito), e come siamo diversi (magari
si rende conto delle diversitā tra loro due, magari lei non ha
capito la sua esigenza di lasciarla per ritrovare il desiderio di
amarla nuovamente). Solo lui potrebbe chiarire meglio queste
strofe.
> Io non potrō
(...)
> fermar l'urgenza del mio cuore il cuore di un uomo a metā
Lui non sarā in grado di bloccare il desiderio di partire, di
cambiare, di lasciare, di scoprire. E' da troppo che lucida il
suo sogno nell'hangar e adesso č arrivato il momento di
partire... anche se sarebbe pių facile non farlo, non lasciare le
persone care, non varcare quella soglia. Sarā doloroso ma
l'urgenza del suo cuore č indomabile.
> pensa amore mio che t'insegnai mille altri cieli
> e non seppi mai soffiarti vento sulle ali
> aspettai un addio e un giorno di lasciarmi ti lasciai
>
> Credo stia parlando di Paola... Ma quali sono questi cieli che
le ha
> insegnato ma che le ha sempre impedito di raggiungere? E poi
non č stato lui
> a dirle addio? Anche qui chiedo aiuto...
Si parla senza dubbio di Paola, e credo che una possibilitā sia
il mondo della musica. Paola ha cominciato a cantare solo dopo la
separazione da Claudio, magari lui le ha mostrato questo cielo
(ce l'ha accompagnata), si č fatto aiutare da lei nella
composizione, nella critica, ma non le ha mai dato la possibilitā
di volare da sola, la teneva per se, in una gabbia d'oro.
Ad un certo punto era convinto che sarebbe stato lasciato da
lei... e il giorno che stava per accadere, lo fece lui e la
lasciō (varcando la soglia, in un mattino, con un cappotto scuro)
(in ogni canzone, sua e di Paola ci sono gli stessi elementi... č
ovvio che parlino di questo evento).
> e tu compagno dalle orecchie a punta
> io ti parlai di me come a un fratello a cui ci si racconta
> io non ne avevo e allora presi te e quella tua sgomenta
> e nostra malattia di vivere
> giura amico mio che glielo metteremo ancora lė
> a questa vita che va via cosė senza aspettarci
>
> Forse i versi di CB che pių mi emozionano... Si commentano da
soli.
Si, in questa canzone (dove si parla di persone care che ti
sfuggono) Claudio porta a se tutti coloro che ha amato davvero,
Paola, il figlio, il padre e ovviamente il suo amico a quattro
zampe. Quasi un fratello a cui confidarsi, con il quale
condividere la voglia di vivere (raccontata benissimo in Io lui e
la cana femmina (notate nel titolo il fatto che il cane č LUI
mentre l'altra č solo la cana femmina)) e poi torna il tema del
tempo che scorre, il desiderio di sconfiggerlo, la speranza di
rivalersi sul tempo, di fargli scontare quello che lui ha
sofferto per colpa del suo scorrere, a questa vita che va via
cosė.. senza aspettarci...
Tam Tam Tam Tam Tam Tam
Non avrei mai avuto il "coraggio" di iniziare io.. poi mi sono
accorto che avevo un miliardo di cose da dire su questa
canzone... č superfluo dire che la amo davvero.
Grazie Diddolo per aver iniziato e grazie a Claudio per averla
scritta ;)
baci
--
Yuza delle Nuvole
FINALMENTE ATTIVO IL Sito Ufficiale di IFMB
HTML- Version: http://digilander.iol.it/IFMB
WAP-Version : http://www.hoiley.com/user/ifmb/index.wml
> Non lo so se questi cieli siano davvero la musica... Ci pensavo
> stamattina... Se č stato lo stesso CB a spiegarlo OK, non metto
in dubbio
> cosa volesse dire quando ha scritto questi versi. :o) Se cosě
non č, ti
> propongo un'altra interpretazione piů banale... Forse gli
"altri cieli" sono
> soltanto la prospettiva di un futuro senza di lui, di una vita
diversa,
> "soltanto io e te ma senza noi". Se fosse cosě, lui gli ha
insegnato mille
> altri cieli lanciandole dei segnali, aspettando che fosse lei a
compiere il
> primo passo, spingendola a mettere una fine alla loro storia,
aprendole
> questa nuova prospettiva... Lui non ha mai saputo soffiarle
vento sulle ali
> perché era troppo dura mettere una fine a quella storia cosě
grande... lui
> aspettava un addio, le ha suggerito dove andare, verso quali
cieli volare,
> perň non ce l'ha fatta a spingerla con le proprie mani verso
quella meta...
> fino a che, quel famoso giorno, ha lasciato che lo lasciasse.
Mi convince poco... spingerla a lasciarlo, perň poi ritirarsi e
poi lasciarla lui mi sembra troppo cervellotico.. anche per CB
;))))
(cmq tutto puň essere ;)
Yuza delle Nuvole
Maremma... mai capito questo verso!!! MITICI!
Yuza delle Nuvole
> il suo amico Virgilio con cui boxava morto facendo
> deltaplano (amico mio)....pezzi di lui, della sua vita che se
ne va senza
> aspettarlo.
Bhe questa non la sapevo.. avevo sempre legato "amico mio" al
cane....
Bha non si finisce mai di imparare ;)
e io : "................ °____° "
gosh! [tipico sbalordimento da fumetto]
Avete letto bene... si ascolta baglioni secondo lui PER NON PENSARE!!!!!!!!
forse era uno scherzo di carnevale fuori programma!
e noi (voi, lo so, che le fate voi) che facciamo tante analisi ;-))
rotfl
baci a tutti
Bene
> baci a tutti
> Bene
Forse mentre te lo diceva non stava pensando!
La mia era soltanto un'idea buttata lì, ma non ne ero convinto neanch'io...
Sono d'accordo con te, anche se mi sembra un po' limitativo riferirsi
soltanto alle aspirazioni musicali di Paola. Comunque hai ragione... tante
volte non accettiamo l'idea che chi è accanto a noi intraprenda una nuova
strada da sola, per paura che si allontani, o solamente perché pretendiamo
di organizzarle la vita e di scegliere noi al posto suo...
> :o)))) Nello specifico questa cosa dell'amico l'aveva accennata nella
famosa
> puntata del MCS.... Virgilio che cadde mentre era in volo sopra un
> prato.....
Non l'avrei mai detto... Io pensavo che il Virgilio a cui CB si riferisce in
Pace fosse soltanto una personaggio immaginario, una guida che aveva cercato
di mostrargli una via d'uscita dalla selva oscura nella quale si era
smarrito. Non pensavo che, oltre al riferimento a Dante, ci fosse di più...
Baci
Diddolo
E' vero, non c'è un racconto da seguire, ma soltanto delle citazioni, dei
riferimenti alle persone più care della sua vita dalle quali si è in un modo
o nell'altro dovuto distaccare... E' senz'altro la canzone più "filosofica"
di tutto Oltre.
> > non chiesi mai qualcuno che comprasse la mia infelicità
> > non piansi mai davanti alla tristezza ma verso l'onestà
>
> Bhe, io la vedo per come l'ha scritta lui: non ha mai cercato
> qualcuno su cui scaricare i suoi dolori, non ha mai voluto che
> qualcuno si facesse carico dei suoi problemi... E qui mi viene in
> mente una possibile doppia lettura: la prima è quella che ho
> scritto poco sopra, l'altra potrebbe essere una specie di
> richiesta di perdono rivolta a chi gli è stato accanto (Paola, i
> genitori) che magari hanno tentato di farsi carico dei suoi dubbi
> esistenziali, che magari hanno sofferto per lui o a causa di lui.
> In questo caso sarebbe da leggere come "non ho mai voluto che
> qualcuno comprasse la mia infelicità"... magari è un po' tirata,
> ma mi è sempre passata per la testa questa interpretazione.
D'accordissimo.
> > ed ogni giorno siamo dietro ad una cassa
> > a dare il resto e poi sorridere
> > un ballo senza fiato se la banda passa e
> > finché non smetti di rincorrere
>
> Questo pezzo lo leggerei in modo leggermente diverso, vivere una
> vita come dietro ad una cassa, con sorrisi di circostanza, con
> una vita piatta, monotona, sempre uguale, a ridurre i rapporti
> con gli altri (come hai detto tu) a semplici scambi di
> convenienze. Poi, un giorno, ti accorgi di esser vivo, per
> un'evento atteso ma quasi imprevisto, e allora ti muovi, corri,
> ti affanni, per prendere il meglio che puoi e poi l'evento
> finisce e tu ti ritrovi ancora dietro alla stessa cassa... perchè
> le cose cambiano per vivere ma anche se il mare si alza e
> abbassa, neanche una goccia si va a perdere.
Sì, la banda rappresenta la parte più vera di noi, il nostro istinto alla
vita, la voglia di emozionarsi e di riscoprire l'entusiasmo e lo stupore di
essere vivi. Ad esempio quando ci innamoriamo o quando troviamo un nuovo
amico: all'improvviso sentiamo qualcosa che ci risveglia dall'abitudine,
dalla solitudine nella quale eravamo costretti... I tamburi della banda (non
più lontani, o comunque non ancora) sono la festa, l'allegria: tutto ci
sembra più bello e vorremmo che questo ballo senza fiato non finisse mai...
> > Io non potrò
> (...)
> > fermar l'urgenza del mio cuore il cuore di un uomo a metà
>
> Lui non sarà in grado di bloccare il desiderio di partire, di
> cambiare, di lasciare, di scoprire. E' da troppo che lucida il
> suo sogno nell'hangar e adesso è arrivato il momento di
> partire... anche se sarebbe più facile non farlo, non lasciare le
> persone care, non varcare quella soglia. Sarà doloroso ma
> l'urgenza del suo cuore è indomabile.
Giustissimo :o)
> > pensa amore mio che t'insegnai mille altri cieli
> > e non seppi mai soffiarti vento sulle ali
> > aspettai un addio e un giorno di lasciarmi ti lasciai
>
> Si parla senza dubbio di Paola, e credo che una possibilità sia
> il mondo della musica. Paola ha cominciato a cantare solo dopo la
> separazione da Claudio, magari lui le ha mostrato questo cielo
> (ce l'ha accompagnata), si è fatto aiutare da lei nella
> composizione, nella critica, ma non le ha mai dato la possibilità
> di volare da sola, la teneva per se, in una gabbia d'oro.
Forse il riferimento non è soltanto alla musica, ma, come diceva Giada, a
tutte le occasioni (mille altri cieli) in cui, pur desiderandolo, abbiamo
paura che una persona a noi cara si faccia avanti per la sua strada e riesca
a cavarsela senza bisogno di noi, perchè egoisticamente pretendiamo di
guidarle il cammino e di decidere al posto suo.
Diddolo
Eh eh eh eh eh...
Diddolo
> La mia era soltanto un'idea buttata lì, ma non ne ero convinto
neanch'io...
> Sono d'accordo con te, anche se mi sembra un po' limitativo riferirsi
> soltanto alle aspirazioni musicali di Paola.
Infatti non penso che si riferisse solo a quello, ma credo che sia una delle
cose di cui parla :o))
> Non l'avrei mai detto... Io pensavo che il Virgilio a cui CB si riferisce
in
> Pace fosse soltanto una personaggio immaginario, una guida che aveva
cercato
> di mostrargli una via d'uscita dalla selva oscura nella quale si era
> smarrito. Non pensavo che, oltre al riferimento a Dante, ci fosse di
più...
Lo sappiamo che Claudio è maestro nell'unire le cose, nello sposare
autobiografia a concetti generali...questo è un esempio lampante, ha un suo
senso anche se non si conosce la storia di chi ha scritto i versi, ma se la
si conosce acquista forza e spessore.
Ce ne sono mille di esempi :o))
Bacioni
Giada
(che ha da riprendersi da questo lungo WE e poi vi racconterà)