Da sempre gli incumbent hanno l'ossessione di fare pagare a quelli che
chiamano over-the-top (le aziende come Google, Facebook, Apple e
simili) il privilegio di fornire ai propri clienti i servizi richiesti
da loro richiesti. Di solito questo è giustificato suggerendo che le
tariffe pagate dai clienti per accedere a Internet non siano
sufficienti a sostenere lo sviluppo della rete. (Anche volendo prendere
per buona questa spiegazione, allora la colpa sarebbe della continua
corsa al ribasso dei prezzi dell'accesso fatta dalle telco stesse...)
Negli ultimi giorni ha avuto un certo risalto nella stampa di settore
la proposta fatta da ETNO[0] (il club delle telco europee) nell'ambito
del processo di revisione del trattato di ITU sulle International
Telecommunications Regulations, che prevede di formalizzare questa
filosofia imponendo a chi genera traffico di pagare i prezzi stabiliti
da chi lo riceve.
È una idea aberrante per più motivi, che sarebbe lungo approfondire, ma
mi stupisce la sorpresa generale visto che non sarebbe una grossa
novità. Già adesso i fornitori di accesso, appena possono, cercano di
fare pagare entrambi i lati per il traffico che trasportano. Più o meno
lo fanno Comcast negli USA e DT in Germania, e secondo fonti affidabili
anche Telecom Italia sta per provarci, chiudendo la maggior parte dei
propri peering.
Fa riflettere che le stesse pratiche apparentemente siano sempre state
accettate dai commentatori finché sono il risultato del "libero"
mercato degli operatori di accesso dominanti o oligopolisti.
Trovo interessante anche lo spin "Europa contro Stati Uniti" che è
stato dato all'iniziativa: se è vero che i grandi over-the-top sono
tutte aziende statunitensi, la voglia delle telco di "tassarli" è
globale.
[0]
http://news.cnet.com/8301-1009_3-57449375-83/u.n-could-tax-u.s.-based-web-sites-leaked-docs-show/
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