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Il "Dizionario Pavanese" di Francesco Guccini

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Riccardo Venturi

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Oct 3, 1998, 3:00:00 AM10/3/98
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Essere fan di Guccini, e credo che su questo tutti saranno d'accordo,
significa esserlo di una persona di multiforme ingegno. Predomina il
Guccini poeta e cantautore, ovviamente; del Guccini scrittore si parla
spesso, anche se per ora l'analisi delle sue opere letterarie è stata
abbastanza limitata (e vorrei invitare tutti a parlarne più spesso, se
possibile). Si parlerà prima o poi anche del Guccini attore; per quel
che mi riguarda, e per certe mie competenze specifiche, vorrei parlare
un po' del Guccini lessicografo dialettale.

Ricordo brevemente, per i pochi che non lo sapessero, che, dopo un
lavoro durato molti anni, Francesco Guccini ha finalmente pubblicato
il suo eternamente preannunciato "Dizionario del dialetto di Pavana",
presentandolo ufficialmente il 6 luglio 1998 proprio "in loco". Il
volume, edito dalla Pro Loco di Pavana assieme al Gruppo di studi Alta
Valle del Reno "Nuèter" (Noialtri), si intitola esattamente
"Dizionario del dialetto di Pàvana - Una comunità fra Pistoiese e
Bolognese". Nel frontespizio del volume, si avverte che esso è stato
"Stampato in occasione del Millenario di Pavana - 998-1998".

Nell'introduzione al volume, Francesco Guccini chiarisce a dovere (e,
aggiungo, con grande semplicità) la particolare ed abbastanza
complessa collocazione linguistica del dialetto pavanese, sia rispetto
ai dialetti toscani ed emiliani, sia rispetto ai parlari dei paesi e
delle frazioni della zona. Il Pavanese è un dialetto di confine;
prevalentemente emiliano, quindi nettamente distinto dal toscano sia
lessicalmente che foneticamente (sono fra l'altro presenti fenomeni di
metafonesi, del tutto sconosciuti ai dialetti toscani; si ha lo
scempiamento delle vocali doppie ecc.); ma con pesanti influenze di
questi ultimi, come ad esempio la chiara conservazione delle vocali
atone finali ed alcuni termini definibili lessicalmente come prestiti
dal toscano. Interessantissimi alcuni particolari fonemi, generalmente
non presenti nei dialetti emiliani, come le cacuminali retroflesse (in
particolare la velare sorda < kj >, da Guccini trascritta con una < c
> sormontata da un apice). L'introduzione storica, linguistica e
fonetica di Francesco Guccini denota senz'altro, oltre che una
naturale conoscenza del dialetto (sebbene da lui stessa confermata
come passiva), una frequentazione non superficiale delle opere citate
nelle esaurienti bibliografie (una generale ed una apposita per
l'introduzione).

Per la trascrizione dei termini pavanesi, Guccini usa il normale
alfabeto italiano integrato con alcuni grafemi muniti di segni
diacritici per rendere alcuni particolari fonemi. Non si tratta di un
vero e proprio alfabeto fonetico, comunque decisamente improponibile
in un'opera non destinata esclusivamente agli specialisti, ma ritengo
che la resa grafica dei termini sia ben conseguente.

Nei lemmi si danno, oltre a delle sommarie indicazioni morfologiche,
degli esempi d'uso ove necessario. Per alcuni termini indicanti
particolari usi, abitudini, oggetti o denominazione di ambito locale,
Guccini fornisce una diffusa spiegazione. Qui, mi permetto di
aggiungere, "passa" il Guccini che tutti conosciamo, sia come
cantautore che come scrittore. Chiunque abbia letto "Croniche
Epafàniche" e "Vacca d'un cane" ritroverà nel "Dizionario" dei termini
ormai noti, come l'oramai celeberrimo "Crochione" (propriamente, nella
forma pavanese, " crochiõ "). Riporto a mo' di esempio tale lemma,
suggerendo di immaginarlo letto dalla voce di Francesco:

" CROCHIÕ - s.m. Voce dispregiativa usata dai pavanesi per indicare
gli abitanti del comune a sud di Pavana. È curioso notare che questi
ultimi usino la stessa voce per i pavanesi. Forse la voce muove da
"cròcchia". quindi "crochiõ" significherebbe "dalla testa grossa, duro
di comprendonio". Ho sentito però dire dai fananesi che quelli di
Sestola (più in alto rispetto a loro) "crocchiano", cioè gracchiano
come cornacchie. La voce sarebbe riferita solamente agli abitanti di
Sambuca Castello, la più alta delle altre frazioni. La voce
"crochione" è usata nell'italiano pavanese. "

[NOTA: Il fenomeno per il quale un termine dispregiativo è usato a
vicenda da comunità vicine, più o meno estese, è diffuso in tutto il
mondo. Tipico caso l'antico termine per "Gàllico", dal germanico
*WALISKAZ, alla base sia del tedesco "Welsch", spregiativo per "non
tedesco" (specialmente italiano o di lingua romanza) ]

Il dizionario, nel quale sono presenti numerosissime fotografie
risalenti alla "Pavana del tempo che fu", termina propriamente a pag.
100. A partire dalla pagina seguente e fino al termine del volume sono
stati ristampati degli articoli scritti da Francesco Guccini fino dal
1986 per la rivista "Nuèter-noialtri" ed inseriti in una rubrica
intitolata "Quassù parlano diverso". In tali articoli, Guccini
analizza molte parole "tipiche", ovvero più propriamente legate alla
tradizione della zona, in modo assai esteso e sulla base,
naturalmente, anche di esperienze personali o comunque appartenenti
alla sua famiglia.

Il legame di Francesco Guccini con Pavana è viscerale. A mio parere,
la compilazione di questo "Dizionario" non può essere assolutamente
slegata dalla sua produzione artistica (c'è un robusto filo che lega
canzoni come "Amerigo" alla saga pavanese delle "Croniche" e, adesso,
anche al dizionario dialettale). "Radici", insomma; delle radici ben
salde come un castagno dell'appennino. Detto questo, e considerando
l'opera lessicografica in se stessa, si tratta senza dubbio di
un'opera matura e perfettamente all'altezza della lessicografia
dialettale italiana di medio livello.

> Riccardo Venturi <traduz...@iol.it>
> Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
> So er an îr ûfgestigen ist (Vogelweide)


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