Prima di partire con le considerazioni e le domande che seguono (agli
altri e a me stesso), ringrazio tutti gli amici che hanno letto o
leggeranno il mio intervento di qualche giorno fa. Saluto anche
Roberto, involontaria "molla" del tutto, cui vanno i miei più
amichevoli ed affettuosi accidenti. Accidenti a lui, a Guccini,
all'amore, all'amicizia, al mare, agli spaghetti con le melanzane,
alle moto. ai ricordi (le famose "bagasce"...) ed a tutto quello che
rende questa vita sempre meravigliosa, malgrado tutto (anzi, malgrado
niente). Accidenti e grazie.
Come tutti o molti di voi sapranno, tra i poeti "motori" di Francesco
Guccini Guido Gozzano occupa una posizione di privilegio. Non solo il
Vate ha dichiarato apertamente la sua predilezione per il poeta
piemontese, non solo ha inserito in diverse sue composizioni dei
riferimenti più o meno velati (pochissimo velati, ad esempio, nelle
"Stanze di vita quotidiana"), ma ha addirittura messo in musica una
sua poesia intera, "L'isola non trovata", che poi dà il nome all'album
intero in cui essa è inserita.
Detto en passant, una poesia italiana "di autore" messa in musica è un
caso rarissimo nella canzone italiana. Mi vengono a mente pochissimi
esempi, come "S'i'fosse foco" di Cecco Angiolieri (De Andrè); chiedo
anzi a tutti se conoscono altri esempi e di volermeli segnalare per
una mia sempre ipotizzata "miscellanea" di poesie-canzoni che per ora
mi è riuscito fare solo con i francesi (in particolare con Georges
Brassens, ovviamente).
"L'isola non trovata" è una poesia del Gozzano "indiano" (vale a dire
scritta dopo il viaggio in India che compì poco prima di morire). Una
poesia di sogno e di mistero. Temi senz'altro non frequenti nella
poetica Gucciniana (proprio così, poetica), e comunque in massima
parte limitati a quello stesso album (con il mitico "Orizzonte di
K.D."). Mi sono sempre chiesto, in fondo, quale sia stato l'impulso
che ha spinto Guccini ad avvicinarsi e ad amare un poeta come Guido
Gozzano. Poeta crepuscolare, borghese e raffinato; a meno che non
abbiamo il coraggio di affermare una buona volta (ed io questo
coraggio ce l'ho anche adesso che ascolto Amerigo con una maglietta
degli Zapatisti addosso) che il sig. Francesco Guccini da Modena,
segno zodiacale Gemelli, sa essere benissimo al tempo stesso un
cantante di successo da 30 anni e rotti ed un raffinato poeta
borghese, con proprio niente di "popolare" (un cantante "popolare" è
Celentano, non Guccini; e lungi da me dall'attaccare Celentano, di cui
-orrore orrore- amo tuttora ed ascolto volentieri molte cose).
Eppure, Guccini è anche colui che ha scritto cose come "Amerigo"
(appunto) e "Il Pensionato". Storie di vita dura, di emigrazione, di
lotta per la pagnotta, di emarginazione cittadina. Descritte come
nessuno ha saputo fare meglio. Nonostante questo, in tali composizioni
si sente ancora una volta il piglio gozzaniano, l'attenzione minuziosa
ai particolari (la porta verde, il cinto d'ernia, la lampadina fioca
da 30 candele, buongiorno Professore come sta la sua signora). Anche
nella sua "ballatona popolare" par excellence (quella famosa sua
canzone ferroviaria, dico), il Guccio riesce a tirar fuori roba come
la forza che spiegava allora le sue ali, la fiaccola dell'anarchia ed
il manto della grande consolatrice. Operazione letteraria
raffinatissima, con la ricomposizione artistica dello stile roboante
ed aulico delle vecchie canzoni anarchiche di Pietro Gori (andate a
sentire, se potete, "Il Sedici di Agosto" o "Già allo sguardo").
Insomma, per farla breve: Francesco Guccini, a mio parere, ha
sbagliato mestiere. E' un grande, grandissimo poeta (senza ulteriori
aggettivi). Tutti noi lo amiamo per questo. Non è un grande cantante
(si salva per la sua voce particolare), e secondo me neanche un
grandissimo musicista (ma ha saputo circondarsi di persone
straordinarie da questo punto di vista).
Un'ultima cosa. Molto gozzanianamente, Guccini ha saputo anche
prendersi anche in giro, e lo fa in tutti i concerti. L'autoironia non
è una cosa prettamente "popolare"; presuppone una profonda coscienza
di quello che si è e che si scrive. Guido Gozzano, dopo aver scritto
"L'amica di nonna Speranza" (le famose piccole cose di pessimo gusto,
per intendersi), ne scrisse una parodia assai esilarante, in cui sogna
di sverginare l'amichetta della nonna sul sofà del salotto buono,
rovesciando nella foga il Loreto impagliato ed il busto di Napoleone
mentre la fanciulla gorgheggia nell'estasi. Mi aspetto che il Guccio
prima o poi prenda la Locomotiva e ne faccia una cosa del genere,
magari facendo deragliare il mostro che dormiva al curvone di
Piacenza, mentre passa un Pendolino con sopra il sen. Cossiga.
E se non lo fa lui, prima o poi lo faccio io e spedisco tutto sul
thread. Vediamo che ne verrà fuori!
Saluti a tutti.
> Riccardo Venturi <traduz...@iol.it>
> Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
> So er an îr ûfgestigen ist (Vogelweide).
>Insomma, per farla breve: Francesco Guccini, a mio parere, ha
>sbagliato mestiere. E' un grande, grandissimo poeta (senza ulteriori
>aggettivi). Tutti noi lo amiamo per questo. Non è un grande cantante
>(si salva per la sua voce particolare), e secondo me neanche un
>grandissimo musicista (ma ha saputo circondarsi di persone
>straordinarie da questo punto di vista).
Se Guccini fosse "solamente" poeta, molto probabilmente io non
riuscirei ad amarlo cosi' tanto.
Il suo essere popolare, secondo me, consiste proprio in questo, nel
mescolare poesia allo stato puro al giro di RE con la chitarra.
Sembra una banalita', ma in realta' e' uno dei modi piu' belli, puri e
sinceri di diffondere poesia.
Chi non lo ascolta, non lo capisce o, molto semplicemente non "vuole"
avvicinarsi a lui, forse per paura o forse per vigliaccheria, non
potra' mai capire che dietro quei quattro accordi strimpellati in
qualche modo quando suono le sue canzoni, c'e' della vera e propria
poesia. Di quella semplice, onesta, genuina e vera, come Lui o come il
vino, di quello buono.
Marco.
"Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa,
e il cuore di simboli pieno."
>> mentre la fanciulla gorgheggia nell'estasi. Mi aspetto che il Guccio
>> prima o poi prenda la Locomotiva e ne faccia una cosa del genere,
>> magari facendo deragliare il mostro che dormiva al curvone di
>> Piacenza, mentre passa un Pendolino con sopra il sen. Cossiga.
>> E se non lo fa lui, prima o poi lo faccio io e spedisco tutto sul
>> thread. Vediamo che ne verrà fuori!
>> Saluti a tutti.
>
>Prima la battuta, in seguito cerchero' di rispondere seriamente ai tuoi
>*grandigrandi* post degli ultimi giorni.
>
>Quando decidi di fare deragliare il pendolino a Piacenza, avvertimi
>prima che mi metto in ferie... non si sa mai, potrebbe essere quello che
>guido io!
>
>Ciao e... vacci piano coi deragliamenti, siamo gia' abbastanza
>disastrati.
>Giovanni
> Riccardo Venturi <traduz...@iol.it>
Sono d'accordo sulla tua battuta, anche perchè sul quel famoso
Pendolino, quel famoso giorno, c'ero sopra anch'io (fortunatamente
illeso).... capisci perchè ho fatto proprio quest'esempio!
Saluti, Riccardo.
>Riccardo Venturi <traduz...@iol.it>
Ammetto una cosa forse facile da intuire: non so suonare. Buio
completo. Ho sempre sentito parlare di giri di RE, giri di DO e
"barré", l'ho visto fare (anche con bravura) da amici, ma non l'ho mai
imparato. Non conosco, lo confesso, la gioia di prendere una chitarra
in mano e mettermi a strimpellare. Cerco di cantare il più possibile
per soddisfare questo bisogno di armonia e suoni ch'entro mi rugge.
Forse è per questo che ho sviluppato una particolare sensibilità verso
il suono della parola. Una voce ed una parola senza nient'altro
riescono per me ad essere ancora la più bella "musica" che esiste.
Penso al Dante di Carmelo Bene, ad esempio; ma anche alla voce rotta
del vecchio Ungaretti che leggeva "I Fiumi", o addirittura ad un amico
georgiano che mi leggeva passi di Shota Rustaveli nella sua lingua,
della quale non capisco niente, e che pure riusciva a trasmettermi
un'emozione, una sensazione di bellezza.
Guccini ha retto ad una prova formidabile: ho provato a prendere dei
suoi testi ed a recitarli ad alta voce senza musica, anzi,
scacciandola dalla mente. Perdipiù con la mia vociaccia da portuale
livornese. Ebbene, il testo non solo ha retto, ma si è rivelato un
qualcosa di nuovo, di diverso, di straordinariamente vitale.
Detto questo, sono perfettamente d'accordo con gran parte di quello
che dici, anche perchè non intendevo certamente negare la valenza
della diffusione di una grande poesia mediante quattro accordi e una
musica. Cerco sempre di ricordarmi, ad esempio, che la grande poesia
classica veniva pur sempre accompagnata da una cetra (strumento che
permette pochissimi accordi) e forse addirittura cantata. Non capisco
perchè tu dica che questo modo bello e puro di diffondere la poesia
possa sembrare una banalità. Non lo è affatto. Credo anzi che, a
livello popolare, il gusto della poesia si vada perdendo anche perchè
viene pochissimo messa in musica (oltre che per certe evoluzioni della
poesia moderna che lo rendono oggettivamente improponibile -sarebbe
arduo musicare una poesia di Sanguineti, credo).
Non sono d'accordo solo su due cose, che ti vado a dire.
Non comprendo perchè non riusciresti ad amare Guccini se fosse
"solamente" poeta. Con questo togli valenza a quello che dice. Non
credo che si sia deciso a presentare al pubblico le sue cose per farci
sentire delle strimpellate (alcune delle quali belle, altre meno),
bensì per trasmettere un "qualcosa" attraverso i suoi testi,
riuscendoci oltremodo, oltremodo bene. Così dicendo, fai capire
implicitamente che il Guccini poeta è per te un aspetto secondario, il
che è fra l'altro in contraddizione con quello che affermi qualche
riga dopo (... "nel mescolare poesia allo stato puro"...). La poesia
allo stato puro, a mio opinabilissimo parere, la si ama e basta, che
sia o no accompagnata da una musica. Ma forse è solo questione di una
diversa sensibilità, e hai ragione tu. Non ti credere, ci sono stato
anch'io su una spiaggia a sgolarmi con gli amici. Con Guccini, ed
anche coi Pooh e con Baglioni. Non farmi andare oltre, altrimenti
ricomincio con le mie solite pappardelle di questi giorni, in cui, per
vari motivi, i ricordi sono veramente bagasce che disturbano fra
canzoni ed una dose giornaliera di vino che forse manco la reggerebbe
la famiglia Guccini al completo.
Seconda cosa. Ho rispetto di tutti. Anche di chi non si avvicina a
Guccini. Paura di cosa, dovrebbero avere? E vigliaccheria addirittura?
Guarda che queste sono parole molto grosse. Chi non ascolta Guccini o
non si avvicina a lui, forse troverà le stesse emozioni ascoltando
Nino d'Angelo o Nilla Pizzi. O magari le troverà in qualcosa di
diverso dalla poesia e dalla musica. C'è qualcuno che riesce a provare
emozione persino chattando come un ossesso su Internet, magari poi non
spiccicando parola con nessuno nella realtà. Dietro i tre o quattro
accordi di Guccini c'è poesia allo stato puro, ma allora dobbiamo
darci da fare con umiltà e convinzione per valorizzare e diffondere la
poesia, non i tre o quattro accordi. Che aiutano, ovviamente.
Naturalmente c'è chi non la capirà, non vi si avvicinerà mai o forse
addirittura non la sopporterà; ma questo è successo anche a noti
cantautori del passato, come Dante Alighieri, Ugo Foscolo, Alessandro
Manzoni e Eugenio Montale, i cui CD ultimamente sono scomparsi dalla
hit parade. Anche il Guccio, purtroppo, per farsi passare un po' una
canzone in radio si è dovuto rivolgere al noto stilnovista fiorentino
Giancarlo de' Bigazzi.
Con amicizia e affetto, Riccardo.
> Sono d'accordo sulla tua battuta, anche perchè sul quel famoso
> Pendolino, quel famoso giorno, c'ero sopra anch'io (fortunatamente
> illeso).... capisci perchè ho fatto proprio quest'esempio!
> Saluti, Riccardo.
Io non c'ero (altrimenti non sarei qui), pero' ci sono morti tre amici
miei: i due macchinisti e una delle hostess, la quale pochi giorni prima
mi aveva regalato un oggettino per mia figlia... adesso hai capito
perche' la tua battuta mi ha colpito?
Ciao
Giovanni.
di Francesco Guccini.... Non mi sono semplicemente mai chiesto se Guccini
e Ramazzotti o De Andre' fossero la stessa cosa... Sono andato la'
semplicemente accompagnato dalla voglia che avevo di sentirlo cantare,
parlare, unire tanti giovani e tante persone in eta'... Non ne sono mai
stato deluso... Sono andato a vedere De Andre', che seguo da tanti anni,
al quale ho dedicato tutto il lavoro della mia home page e non ci si deve
impegnare molto ad immaginare quanta voglia avessi di veder iniziare il
suo tour... Sono andato a vederlo a Torino e ci ha lasciati freddi, senza
niente, delusi, allibiti... Ha rinnegato il suo passato, si e' riempito di
musicisti assurdi, aveva fretta ed ha lanciato persino il disco del
figlio... Avra' sbagliato mestiere pure lui ? De Andre' e' un gran poeta a
par mio, un gran musicista davvero, nel senso che ha saputo dare alle sue
"poesie" una musicalita' che ritengo a tutt'oggi un'eccezione... Con la
Cattiva Strada, e l'intera buona novella ha fatto sentire l'uomo
orgoglioso di essere tale, ha dato importanza a tutto cio' che era opposto
al formale, al socialmente agiato per poi aver fretta di cantare nei
confronti di un pubblico che si capiva ritenesse "non degno, non
all'altezza" ? Non ha forse sbagliato la vita intera Fabrizio De Andre' ?
(cito De Andre' perche' so che grandi poeti come Brassens sono stati
trattati da lui con estremo impegno).
Guccini si e' sempre posto a cantar per la gente "che lo voleva ascoltare"
e ha sempre ed ha "ancora tante cose da dire" e la gente, il suo popolo
non mi risulta non si sia mai sentita delusa di uno solo dei suoi
concerti... Centinaia di ragazzi che battevano le mani, che cantavano pure
loro, che intervenivano in un dialogo che Francesco, si capiva, era
sinceramente interessato a fare!
Spero con tutto il cuore che Guccini non senta se non in minima parte cio'
che fa come un mestiere, ma continui a sentirlo come ha dimostrato e
dimostra ora come cio' che doveva, voleva fare per se stesso e per la
"gente", per la giustizia in se', per qualcosa che sta' piu' in alto di
terzine e rime baciate...
Evviva la gente che non s'affina, non s'impegna, non si trucca o nasconde,
o va a fumare dove nessuno la vede per diventare cio' che non e'.... che
dice quello che pensa, che fa quello che dice e lo fa sinceramente, con la
voce che ha ma a pieni polmoni per la gente...
Guccini ad Alassio ha cantato Cyrano in questo modo "IO NON SOPPORTO E
TOCCO"... questa piccola cosa mi fa notare che e' un'artista "se stesso"
che si fa prendere dalle reazioni del pubblico, pubblico che ha il
coraggio di ritenere suo, artista che pensa le sue canzoni e da adito a
cio' che pensa in quel preciso istante che ritiene a sua volta
importante...
Prova per me di grande sincerita' da parte di tutto Guccini, fatto di un
indice che si tende tutt'uno col braccio e accusa, fatto di umorismo
piccante, fine e grossolano pensato, di bicchieri di plastica abbandonati
agli occhi dei ragazzi che lo guardano con sincera partecipazione mentale,
culturale, emotiva ed economica (i viaggi in macchina per vederlo ci
costano sempre dei biglietti da cento ma persoanalmente mai in nessuna
altra occasione ho dato via quei biglietti tanto volentieri)da tanti anni,
da tante fidanzate fa, da tante sbronze e pomeriggi autostoppati fa, da
tanta emozione e amicizia fa...
Se quello che ti parla ti sembra l'uomo risultato di un altro che ha
sbagliato mestiere bhe', allora forse viviamo su due pianeti diversi e
tutto quanto ho scritto risultera' inutile... ma solo per te... Vi prego
critici... lasciatemi le mie emozioni... Non incrinate cio' che pare
bello, utile, cio' che e' SENZA OMBRA DI DUBBIO amicizia, impegno per la
pace, vino buono, allegria, un po' di malinconia e voglia di cambiare
ancora... di questo, di tutto questo forse ha ancora bisogno il mondo, di
tutto questo sicuramente ho bisogno io...
Aggiungo che non saprei pensare ad un bicchiere di vino senza pensare
immediatamente dopo ad un'osteria fuori porta.
.....a culo tutto il resto
Bazzoli Francesco
Riccardo Venturi wrote:
> Insomma, per farla breve: Francesco Guccini, a mio parere, ha
> sbagliato mestiere. E' un grande, grandissimo poeta (senza ulteriori
> aggettivi). Tutti noi lo amiamo per questo. Non è un grande cantante
> (si salva per la sua voce particolare), e secondo me neanche un
> grandissimo musicista (ma ha saputo circondarsi di persone
> straordinarie da questo punto di vista).
> Un'ultima cosa. Molto gozzanianamente, Guccini ha saputo anche
> prendersi anche in giro, e lo fa in tutti i concerti. L'autoironia non
> è una cosa prettamente "popolare"; presuppone una profonda coscienza
> di quello che si è e che si scrive. Guido Gozzano, dopo aver scritto
> "L'amica di nonna Speranza" (le famose piccole cose di pessimo gusto,
> per intendersi), ne scrisse una parodia assai esilarante, in cui sogna
> di sverginare l'amichetta della nonna sul sofà del salotto buono,
> rovesciando nella foga il Loreto impagliato ed il busto di Napoleone
> mentre la fanciulla gorgheggia nell'estasi. Mi aspetto che il Guccio
> prima o poi prenda la Locomotiva e ne faccia una cosa del genere,
> magari facendo deragliare il mostro che dormiva al curvone di
> Piacenza, mentre passa un Pendolino con sopra il sen. Cossiga.
> E se non lo fa lui, prima o poi lo faccio io e spedisco tutto sul
> thread. Vediamo che ne verrà fuori!
> Saluti a tutti.
>
> > Riccardo Venturi <traduz...@iol.it>
> > Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
> > So er an îr ûfgestigen ist (Vogelweide).
>Non sono d'accordo solo su due cose, che ti vado a dire.
>Non comprendo perchè non riusciresti ad amare Guccini se fosse
>"solamente" poeta. Con questo togli valenza a quello che dice...
Quello che volevo dire e' che se Guccini fosse solamente "poeta"
probabilmente non avrei avuto cosi' tante occasioni per avvicinarmi a
lui, ascoltarlo, conoscerlo, sentirlo dal vivo. Questo non perche' la
poesia in lui sia secondaria, anzi, ma semplicemente perche' su di me
avrebbe avuto un impatto diverso.
Semplicemente il fatto che lui faccia anche musica mi consente di
avvicinarmi a lui con molta piu' semplicita' di quanto in effetti
richieda un libro di poesie, mi consente di ascoltarlo in macchina, di
cantarlo quando sono da solo e ho voglia di strimpellare.
La musica e' praticamente il mezzo che mi consente di avvivinarmi a
lui, e se non ci fosse le cose sarebbero un po' piu' complicate. Tutto
qui.
>Seconda cosa. Ho rispetto di tutti. Anche di chi non si avvicina a
>Guccini. Paura di cosa, dovrebbero avere? E vigliaccheria addirittura?
>Guarda che queste sono parole molto grosse. Chi non ascolta Guccini o
>non si avvicina a lui, forse troverà le stesse emozioni ascoltando
>Nino d'Angelo o Nilla Pizzi....
Questo concetto di "paura" nasce da una mia convinzione, che e'
questa: molte volte e' meglio non ascoltare chi denuncia o descrive
certe situazioni perche' e' piu' comodo fingere che non esistano.
Da qui nasce il mio concetto di vigliaccheria.
Dato che la poesia di Guccini richiede sempre un confronto molto
serrato con se stessi, uno scavare dentro, credo che molta gente
oggigiorno non "abbia voglia" di fermarsi e pensare a fondo su certe
cose.
Ci vuole impegno, costanza, senso di responsabilita', cioe' tutta
quella serie di "cose" che stanno praticamente scomparendo.
Ciao,
Marco.
>Riccardo Venturi wrote:
E qui anche chi si sente dentro, in questi giorni, tante parole, deve
avere l'onestà e la saggezza di fare due cose: tacere e gridare la
propria rabbia. Una delle due cose o tutte e due insieme. "Tertium non
datur".
Ti mando più che un saluto. Riccardo.
Ringrazio (per ora) tutti quelli che sono intervenuti, con opinioni
anche diverse dalle mie, ma sempre graditissime (anzi, direi da me
cercate).
Leggerò a fondo tutto e risponderò. Purtroppo questo mio msg ha
valenza di un avviso, in quanto mi si è bloccato il server per 3
giorni e non riuscivo più nè a leggere i msg nuovi nè tantomeno a
spedirli (l'ho fatto adesso).
Ancora saluti a tutti. Ciao.
>
>Detto en passant, una poesia italiana "di autore" messa in musica è un
>caso rarissimo nella canzone italiana. Mi vengono a mente pochissimi
>esempi, come "S'i'fosse foco" di Cecco Angiolieri (De Andrè); chiedo
>anzi a tutti se conoscono altri esempi e di volermeli segnalare per
>una mia sempre ipotizzata "miscellanea" di poesie-canzoni che per ora
>mi è riuscito fare solo con i francesi (in particolare con Georges
>Brassens, ovviamente).
Per il francese ok, per l'inglese rammenterei almeno Branduardi con le liriche
di Yeats. Poi i binomi Vecchioni-Pascoli in "Blue notte" anche se "non
essenziale" come scritto nell'introduzione. Ed infine Fiorello-Carducci, ma su
questo stenderei un velo...
> a meno che non
>abbiamo il coraggio di affermare una buona volta (ed io questo
>coraggio ce l'ho anche adesso che ascolto Amerigo con una maglietta
>degli Zapatisti addosso) che il sig. Francesco Guccini da Modena,
>segno zodiacale Gemelli, sa essere benissimo al tempo stesso un
>cantante di successo da 30 anni e rotti ed un raffinato poeta
>borghese,
aime', sigh, l'hai detto.
Sono d'accordo.
ciao, marco g.
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non scampa fra chi veste da parata...
chi veste una risata!
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per rispondere via e-mail togliere ciaciacia dall'indirizzo!
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> Per il francese ok, per l'inglese rammenterei almeno Branduardi con le liriche
> di Yeats. Poi i binomi Vecchioni-Pascoli in "Blue notte" anche se "non
> essenziale" come scritto nell'introduzione. Ed infine Fiorello-Carducci, ma su
> questo stenderei un velo...
David Riondino ha messo in musica dei sonetti di Federico Garcia Lorca.
Branduardi ha messo in musica di tutto, dai frammenti dei lirici greci
(Notturno) a Sergej Esenin (Confessioni di un malandrino)...
ciao
Lisa