CANZONE QUASI D'AMORE

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Riccardo Venturi

da leggere,
23 giu 1998, 03:00:0023/06/98
a


Non starò più a pensare parole che non trovo
Per dirti cose vecchie con il vestito nuovo
O raccontarti il vuoto che al solito ho di dentro
E partorire il topo giocando coi ricordi
Giocando coi miei sogni, col tempo

(E come faccio a trovarle le parole per te, che vivi in un'altra
città, che oramai vivi un'altra vita, della quale non so e non voglio
sapere niente? 5 anni fa esatti, il 24 giugno 1993, ci siamo visti per
l'ultima volta. Con la tua Panda verde, per dirmi che te ne andavi. E
quali cose vecchie? Forse m'illudevo che fra di noi fossero sempre
nuove, chissà. E quale vestito nuovo? Avevo una vecchia sahariana
sfoderata che aveva visto tempi migliori, in quella piazza piena
d'alberi mezzi spelacchiati, con una pioggerellina fitta fuori
stagione. Il vuoto è latente, cara mia. Forse non te lo avevo mai
raccontato troppo, preferendo appunto giocare coi ricordi, coi miei
sogni e col tempo. Ma il topo partorito quel giorno, non lo sai, mi ha
roso dentro. Passai tre giorni senza sapere neanche dov'ero, e quando
mi ripescai da qualche parte ero un'altra persona, o forse la stessa
che passava rasente ai muri per paura di vedere sè stesso in qualche
altro volto)

Queste cose

O forse vuoi che dica che ho i capelli più corti
O che per le mie navi son quasi chiusi i porti,
Io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi
Non voglio menar vanto di me e della mia vita
Costretta, come vita, nei piedi

(Forse vuoi, ma i capelli hanno sempre la stessa lunghezza ed ogni
tanto si arricciolano sempre, come prima. Sono cambiato poco, di
fuori. Ci sarebbe da dire tanto sulle navi e sui porti; la mia è
perennemente in bacino di carenaggio, ogni viaggio che fa ritorna
sempre con le stive cariche di sogni, delusioni, vita e confusione, e
con sempre nuove falle che tento in qualche modo di tappare, non
sempre riuscendoci. Ho avuto la fortuna di poter contare su un buon
albero maestro, ma l'albero di trinchetto mi s'è spezzato una sera
dello scorso novembre. Parlo sempre tanto, e scrivo, come [non] vedi,
e le fedi non solo non le ho ancora, ma ti dico ragionevolmente che
non le avrò mai; e siccome non le avrò mai, tendo inesorabilmente a
credere in molte cose, ed a combattere con immutatata ironia le mie
eterne battaglie con me stesso. Voglio disperatamente bene al genere
umano. Poi non meno nessun vanto, no; la mia vita costretta nei piedi
mi ha fatto venire dei calli durissimi)

Queste cose le sai perchè siam tutti uguali
E moriamo ogni giorno dei medesimi mali
Perchè siam tutti soli ed è nostro destino
Tentare goffi voli di azione e di parola
Volando come vola il tacchino..

(Non lo so se le sai, e se moriamo ogni giorno abbiamo anche la forza
per rinascere. Goffamente, forse, ed in mezzo a chi è sempre pronto a
fartelo notare. Quante volte, ora che ci ripenso, me lo hai fatto
notare anche tu. Con le tue false sicurezze, con i tuoi inanellati
pugni chiusi, con le tue griffes strascicate nei centri sociali.
Riconoscimi, dovunque tu sia, la coerenza d'un tacchino che ha provato
e che tuttora prova a volare incurante della propria natura. Ascoltati
anche Van Loon, se puoi. Ma già, dopo anni gucciniani non ti piaceva
più, lo trovasti all'improvviso noioso. Le sue canzoni, per te, erano
diventate "lagne". T'era presa la fissa del ballo e Guccini non si
balla, lo si pensa).

Non posso farci niente, e tu puoi fare meno
Sono vecchio d'orgoglio, mi commuove il tuo seno
E di questa parola io quasi mi vergogno
Ma c'è una vita sola, non ne sprechiamo niente
In tributi alla gente o al sogno

(C'è una vita sola, piena di orgoglio, di seni, di commozioni, di
gente, di sogni. Ad un certo punto tu volevi riempirla pure di Dio, ti
ricordi? Ah, stasera ci stiamo arrivando, finalmente. Ci stiamo
arrivando).

Le sere sono uguali, ma ogni sera è diversa
E quasi non t'accorgi dell'energia dispersa
A ricercare i visi che ti han dimenticato
Vestendo abiti lisi buoni ad ogni evenienza
Inseguendo la scienza o il peccato

(Eh no, stasera è una sera diversa da tutte le altre, Avvocato. Che i
visi che ci son passati accanto quando eravamo insieme mi abbiano
dimenticato, lo capisco e lo spero, anche se ogni tanto, per strani ed
indefinibili percorsi, qualcuno ne incrocio ancora. Ho comunque altro
per disperdere la mia energia; ma non ti accorgi che ho in mano,
adesso, proprio adesso, un paio di forbici che stanno tagliando gli
ultimi fili che ci legavano? Non ti accorgi che per farlo sto
rischiando d'essere mandato affanculo da tutti i miei amici del
newsgroup? E mi sono messo una bella giacca nuova per scrivere,
stasera. Sto buttando al mare la scienza, il peccato. Sto seppellendo
il mio passato, io oggi rinasco)

Tutto questo lo sai e sai dove comincia
La grazia o il tedio a morte del vivere in provincia
Perchè siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni
E abbiam gli stessi mali, siamo vigliacchi e fieri
Saggi, falsi, sinceri, coglioni

(Ci sei nata tu in provincia, con la tua grazia e il tuo tedio a morte
mezzo inventato e mezzo vero. Il tedio che coglievo sempre nella tua
voce. Sarai finalmente contenta di vivere nella tua grande città
d'arte, ma il giorno ritorni in provincia a guadagnarti il pane. Io,
di giorno, mi guardo il mare, vigliacco e fiero, saggio, falso sincero
e coglione)

Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata?
Ti dono, se vorrai, questa noia già usata;
Tienila in mia memoria, ma non è un capitale
T'accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto
Che la noia di un altro non vale

(Non me ne importa nulla! Non m'importa un accidente se vorrai tenere
qualcosa in mia memoria, non sono una pietra tombale. Non m'importa
delle tue noie presenti e future, se ne hai e se ne avrai, non
m'importa con chi le vorrai condividere. Stasera, dopo cinque anni, ho
la mente sgombra, ho fatto finalmente rotolare via il tuo macigno.
Ascoltando una canzone di Guccini, pensa un po', Una "lagna" di
Francesco Guccini. E sto per tagliare l'ultimo filo, l'ultimo idiota
giuramento che ci eravamo fatti. Sto per tagliare il "vazduh", il filo
del soffio vitale che altri adesso si meritano)

ZAC !

D'ALTRA PARTE, LO VEDI, SCRIVO ANCORA CANZONI
Scrivo altre cose, ma non saranno mai più per te
E PAGO LA MIA CASA, PAGO LE MIE ILLUSIONI
E delle bollette Telecom inenarrabili
FINGO D'AVER CAPITO CHE VIVERE E' INCONTRARSI
Vivere è essere liberi da sè stessi
AVER SONNO non ne ho
APPETITO sempre colossale
FAR DEI FIGLI non ne ho
MANGIARE stasera ho fatto le triglie
BERE tanto
LEGGERE tanto
AMARE tanto
GRATTARSI un ginocchio in questo momento

> Riccardo Venturi <traduz...@iol.it>
> Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
> So er an îr ûfgestigen ist (Vogelweide)

(Mi scuso con tutti per questa strana cosa, sperando solo che chi
legga mi perdoni e capisca quanto importante è decisiva è stata per
me)


Andrea Garulli

da leggere,
24 giu 1998, 03:00:0024/06/98
a

Riccardo Venturi wrote:

> Non starò più a pensare parole che non trovo

..................

> (Mi scuso con tutti per questa strana cosa, sperando solo che chi
> legga mi perdoni e capisca quanto importante è decisiva è stata per
> me)

..................questo newsgroup e' sempre piu' incredibile!

Un saluto al grande Venturi, ti auguro di fare presto un'altra strana cosa
come questa,
ma con una canzone tipo Black out.

Saluti

Andrea


Max

da leggere,
24 giu 1998, 03:00:0024/06/98
a

Non ho parole per commentare quello che ha scritto...

"Sono abbastanza contento...
..xché tutta questa malinconia
generalmente produce
qualche buon quadro
qualche poesia..." (David Riondino)

Questa volta ha prodotto ottime cose.
Ti sono vicino e ti ringrazio per quello che ci fai leggere.

Riccardo Venturi <traduz...@iol.it> scritto nell'articolo
<35901cd7...@news.iol.it>...

Alberto

da leggere,
24 giu 1998, 03:00:0024/06/98
a

Riccardo Venturi <traduz...@iol.it> wrote:

(zac zac)

> (Mi scuso con tutti per questa strana cosa

Io invece ti ringrazio.

Betta

da leggere,
24 giu 1998, 03:00:0024/06/98
a

Riccardo, sei l'esempio vivente di quanto sottile, ma determinante sia la
differenza fra un uomo normale e un uomo "speciale". Non è perchè sai
scrivere bene (o per lo meno non è solo per quello), ma perchè sai sentire e
sai pensare. Doti speciali, appunto.
Un abbraccio
Betta

Nino P.

da leggere,
25 giu 1998, 03:00:0025/06/98
a

Caro Riccardo,
come non lodare chi come te vola tra i ricordi del passato, con nostalgia o
malinconia, ascoltando una "Canzone quasi d'amore"?
Quel che mi piace delle canzoni di Guccini è questa possibilità di far
propri momenti che non ci appartengo, ma che più o meno, fanno risorgere in
noi sentimenti passati, ma indimenticabili, nostalgici: momenti belli di
stagioni passate.
Chiedo a voi di questo NG: chi non si è emozionato o non si è mai commosso,
ricordando momenti della propria vita ascoltando canzoni come quella che ha
ricordato Riccardo Venturi ovvero Incontro, Farewell, Inutile, Autogrill, Ti
ricordi quei giorni, e altre che in questo momento non ricordo?
A risentirci e Ciao

Nino P.

da leggere,
25 giu 1998, 03:00:0025/06/98
a
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