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Tredici e pari

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Sebastiano Pasqualato

unread,
Sep 2, 1999, 3:00:00 AM9/2/99
to

Risalve ragazzi,
sono felice di aver aiutato a lanciare nel gruppo un argomento scottante
quale il tressette, del quale peraltro son un appassionato giocatore (sei
anni di aula studio all'universita' hanno insegnato cio' che serviva!!).
La mia domanda si rivolgeva pero' piuttosto all'incognito gioco in cui
secondo il Guccio, in "Canzone di notte n. 3", si puo' fare tredici e
pari...
Come ben saprete al tressette non e' possibile pareggiare, ne' tantomeno
qualcuno puo' arrivare a tredici, visto che gli assi valgono uno e le
figure con i due e tre valgono un terzo di punto, e i punti totali, da
dividere in due (coppie o singoli) o tre (tressette col morto) sono
undici...
Ringrazio quindi quelli che mi hanno gentilmente risposto, ma la domanda
rimane aperta... che cacchio di gioco e' dove possiam fare tredici e pari???
Salutoni,
Seba

--
Posted from hermes.cnrs-gif.fr [157.136.10.1]
via Mailgate.ORG Server - http://www.mailgate.org

Punto

unread,
Sep 2, 1999, 3:00:00 AM9/2/99
to
Ecco.. allora come new entri posso dire a Sebastiano che la frase in oggetto
non è propriamente come lui la trascrive ma è:
... resteremo sempre a un punto dai campioni
tredici e' pari
ma si perda perché siam tre volte buoni
e si vinca solo in sogni straordinari...

Credo quindi che sia piu' che altro un gioco di parole (infatti 13 non e'
pari)...

Punto


Sebastiano Pasqualato <sebastiano...@lebs.cnrs-gif.fr> wrote in
message v03020900b3f415d97453F@[157.136.28.97]...

ZAC

unread,
Sep 2, 1999, 3:00:00 AM9/2/99
to

nel bolognese (e solo li nella zona emilianoromagnola) si usa giocare ai
"tarocchi", gioco molto difficile per pochi iniziati.

è probabile, ma non me sono certo, che il G. si riferisca a questo gioco del
quale so per certo Lui ne è esperto conoscitore.

al riguardo ti invito a controllare su uno dei libri pubblicati, del quale
ora non ricordo il titolo, dove Egli descrive una partita a carte nella
quale si prendono in giro i tipici personaggi che si apportano alle spalle
dei giocatori per poi lanciarsi in interminabili reprimende sul come essi
hanno giocato questo o quella "mano"

un saluto
zac


Matteo Silveri

unread,
Sep 2, 1999, 3:00:00 AM9/2/99
to
Sono d'accordo con te ZAC, credo che si tratti del Tarocco Bolognese; questa
ipotesi può essere avvalorata dal fatto che esiste una sorta di club di
appassionati di questo gioco e Guccini è il presidente onorario.

Ciao.

ZAC <otello.z...@mail.sincretech.it> wrote in message
7qmb1t$gr1$1...@serv1.iunet.it...

Federico Fini

unread,
Sep 3, 1999, 3:00:00 AM9/3/99
to

Punto ha scritto nel messaggio <7qlug3$7d4$2...@pacifica.access.ch>...

>Ecco.. allora come new entri posso dire a Sebastiano che la frase in
oggetto
>non è propriamente come lui la trascrive ma è:
>... resteremo sempre a un punto dai campioni
> tredici e' pari
> ma si perda perché siam tre volte buoni
> e si vinca solo in sogni straordinari...
>

Scusate l'incursione, ma devo sostenere la tesi del gioco di parole. Quando
si parla di una persona troppo buona si suole dire che per lui anche il
tredici è pari (cito la mia vecchia nonna); quindi tredici è pari si
riferisce a "pechè siam tre volte buoni".
saluti a tutti. un gucciniano.

marco g.

unread,
Sep 3, 1999, 3:00:00 AM9/3/99
to
Il Fri, 3 Sep 1999 00:45:30 +0200, "Federico Fini"
<me1...@iperbole.bolgna.it> hai scritto


>
>Scusate l'incursione, ma devo sostenere la tesi del gioco di parole. Quando
>si parla di una persona troppo buona si suole dire che per lui anche il
>tredici è pari (cito la mia vecchia nonna); quindi tredici è pari si
>riferisce a "pechè siam tre volte buoni".
>saluti a tutti. un gucciniano.
>
>

Questa cosa mi convince moolto ;-)


ciao da Marco Guiducci
______________________________________________________________
Vi sono strade dentro di noi su cui l'erba del tempo non puo'
crescere alta. La forza dei ricordi e' una falce speciale che
taglia i tristi fieni dell'oblio. (Mauro Corona)
______________________________________________________________

Valeria

unread,
Sep 3, 1999, 3:00:00 AM9/3/99
to
Mi hai fatto ricordare un racconto di Francesco pubblicato su un Comix del
'95. Non so se ti riferivi a questo, comunque BUONA LETTURA a tutti!

Valeria.

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IL FARFA SGALBEDRATO
di Francesco Guccini

Mi fanno ridere quelli che, per giocare a carte, si ritirano nei silenziosi
anfratti di un Circolo del Bridge e cose consimili, là dove i tavoli verdi
sono davvero verdi, i portaceneri servono solo per mettere la cenere, si
sussurra di 4 fiori o 3 picche e i camerieri (di nome AMbrogio od Onofrio)
scivolano via come pattinando sul ghiaccio reggendo vassoi colmi di flute
di champagne o di cocktail dai nomi esotici.
I portaceneri dei bar che frequento io servono a tutto, a contenere
preservativi usati, schedine del Totocalcio fatte a pezzi, mezzi panini
alla coppa di testa, meno che tenere la cenere, che va buttata
ostentatamente nel portacenere più grande, cioè per terra e la sigaretta la
si appoggia ai bordi del tavolo, che deve essere costellato di macchie di
bruciaticcio.
Un avventore, tale Arditozzi Pasquale, che appoggiò la sigaretta nel
portacenere dopo averla in esso leggermente scossa, fu immediatamente
chiamato da tutti *Pasquale la checca* e finì i suoi giorni, dopo 2
tentativi di suicidio, in un convento in Moldavia. I camerieri dei bar che
frequento io si chiamano quasi tutti Fonso o BEppe (dove ho già sentito
questo nome?), hanno di solito i baffi a manubrio che contengono nicotine
di sigarette fumate durante la guerra d'Africa, se chiedi un caffè ti
portano un rabarbaro e, devi discutere mezz'ora perché qui l'ho portato e
se hai cambiato idea non è colpa mia, sono di solito ubriachi marci e
sparano ogni 5 minuti bestemmioni da 105/22 (calibro di un famoso obice)
che non servirebbero a vincere una gara con mulattieri toscani ma che li
porterebbero sicuramente alle prime posizioni.
Nei bar che conosco io si gioca naturalmente a carte, ma non è facile
giocare a carte nei bar che conosco io, anche se non si gioca a bridge. A
cosa si gioca? A tutto il resto, naturalmente, e passando agilmente dalle
carte francesi a quelle italiane, tutto lo scibile cartaceo può essere
sfoderato, comprese le minime varianti dello stesso gioco spesso molto
diverso da bar a bar. Ad esempio, nel bar Pistolazzi, si può giocare a
*Piripicchio marzolino*, dove il fante di spade vale un punto, mentre a 10
metri, al bar Strapponi, si gioca a *E' qui la festa?* identico, solo che
il fante di spade vale mezzo punto, ed in campo neutro (sulla strada fra i
due bar) possono accendersi discussioni che terminano spesso in feroci
faide e disumani pogrom.
Non creda quindi un qualsiasi facilone che il cartaceo ludo sia materia
accessibile a tutti e che uno, passando per di lì, possa dire ingenuamente:
"Vedo che c'è un posto libero. Vi dispiace se faccio il quarto?" Uno dei
gocatori, che darebbe via quanto di più sacro per poter fare una partita,
avrebbe immediatamente un urgente impegno in Bessarabia, un altro
accuserebbe improvvisi quanto lancinanti dolori allo stomaco, un terzo
scuoterà mestamente il capo come a dire: "VEde lei stesso che, aaa ria
sorte!" e cose così. Si richiedono invece, a chi desideri prima o poi
partecipare, alcune cose fondamentali.
Anzitutto è bene saper dire *sei fortunato* ma in maniera oscena ed in
almeno 5 dialetti e due/tre lingue diverse; questo lo si impara
frequentando questi bar per un po' di tempo (dicaimo che una mezz'ora e una
discreta memoria possono bastare). Comunque si sappia che un semplice *che
culo!* viene considerato roba da Orsoline ed è meglio specializzarsi prima
di scendere in campo e portare innovazioni e nuovi audaci modi di dire.
Questo però non basta.
La cosa più importante è essere considerati bravi giocatori al bar. Non è
naturalmente scienza infusa: si diventa così frequentando assiduamente i
bar e mettendosi, nei tavoli cosiddetti di Serie A, alle spalle dei
Maestri, di cui bisognerà cattivarsi la simpatia con commenti stupiti
sulla loro valentia e sulla loro memoria, ridere al momento giusto quando
questi dicono una battuta, fingersi dolorosamente stupiti del culo degli
avversari eccetera. Poi, con altri 3 aspiranti alla massima serie, giocare
assiduamente in tavoli di serie B. Prima o poi qualcuno della serie A
mancherà per la partita (può essere utile provocare nascostamente qualche
lieve incidente) ed allora i giocatori sospireranno, prenderanno tempo, uno
farà il solitario, poi la voglia di giocare prenderà ol sopravvento e può
darsi che vi chiamino. Diciamo che dopo un dieci quindici anni di attesa
può accadere e sarete chiamati a giocare la prima vera partita della vostra
vita.
Ci sono in verità altri giocatori, quelli che si ritengono Maestri di
Gioco. Perché lo siano diventati è mistero che sfugge ai più, compreso il
sottoscritto. L'imporatnte è che si consoderino e siano considerati tali, e
cioè superiori in tutto ad ogni comune mortale. Il M.d.G. disdegna ormai di
scendere direttamente in campo, tolte rarissime volte in cui se vince è
lapalissiano e se perde è per manifesta inferiorità del compagno che viene
a lungo pittorescamente rimbrottato. Il M.d.G. veleggia per il bar con aria
distratta, poi si pone indifferente nella classica posizione angolare
sloggiando al solo apparire alcuni aspiranti di serie B, apre
ostentatamente la Gazzetta dello Sport, si immerge nella lettura infine,
piegando il giornale, urla: "Noo, non il cavallo!, oppure: "Sei proprio un
coglione! Se giocavi il sette franco lui doveva calare il fante l'altro ti
dava il tre e dieci e due dodici vincevate la partita" il che, vedendo
contemporaneamente le carte dei quattro giocatori risulta spesso vero,
aumentando la già eccelsa fama del M.d.G.
Ricordo uno di questi, particolarmente ferrato in tutta la sapienza
cartacea e che chiameremo per comodità Argo. Non si dava, come detto, quasi
mai direttamente al gioco, giudicando tutti quelli che passavano di lì
semplici *apprendisti dilettanti*, ma non perdeva una partita dall'angolo
commentando con urla disumane di disapprovazione ogni minima frase. Un
giorno, particolarmente provati da tali esperienze, quando lo vedemmo
arrivare durante una partita nacque l'idea: "Inventiamo un gioco!" ci
dicemmo "un gioco di assoluta fantasia. Vedremo se avrà il coraggio di
commentare anche questo".
Ci preparammo alla bisogna. Argo, arrivò, salutò, ed assunse la classica
posizione angolare, pronto all'intervento. Ma noi eravamo pronti.
Il cartaio mescolò, fece alzare, e cominciò a distribuire le carte secondo
l'estro: diede 2 carte al primo di mano, 3 al secondo di cui una scoperta,
tre scoperte al terzo e si diede 2 carte. Una dopo averla vistosamente
guardata se la mise in atsca. Argo non resistette: "Perché ti sei messo in
tasca una carta?" chiese. "E' per l'eventuale promìzio" rispose il cartaio.
"Ma che gioco è?" chiese timidamente. "Il farfa sgalbedrato" rispose il
cartaio. "Sii, sgalbedrato le palle, con le cartacce che mi hai dato!" urlò
uno. Gli altri guardavano meditabondi.
Si cominciò. Il primo calò un re. "Mìngolo il re di sette", gridò il
secondo gioioso "segna tre punti!". Si commentò ampiamente del suo culo, e
solo alla prima mano, anche se, notò il mingolatore, in fondo trattavasi di
un mìngolo semplice e non sgalbedrato. Il secondo calò un asso: "Cavallo!"
disse. Il cartaio calò un cavallo "Ripuffo" osservò e diede di nuovo una
mano alle carte, in maniera ancora assolutamente fantasiosa. Si calarono
alcune carte a casaccio, senza commenti. Quando il secondo di mano calò un
re di denari il terzo lo coprì co una carta e disse: "Castrono il re!" e
allora il cartaio estrasse la carta che aveva in tasc ae disse:
"Controcastrono!". Gli avversari fecero il gesto di gettare le carte in
tavola, che un culo così non l'avevano mai visto. "Dai dai, giocate, che la
partita non è finita!" commentò benevolo il cartaio. Altra mano di carte e
ci furono alcuni spunti degni di nota, tra cui un *Marzapicchio rusticano!*
gridato ferocemente da quello che era stato contro castronato pigliando su
tutte le carte in tavola, che stupì anche noi. Argo, visibilmente colpito,
taceva.
E' che noi contavamo, alla vista di un gioco assolutamente sconosciuto,
sulla sua rapida dipartita, che ci avrebbe permesso di continuare in una
sana briscola od in un normale tressette, ma non avevamo fatto i conti
sulla ferrea determinazione del perfetto angolare. Argo non si muoveva e
noi, alla quarta partita inventata, cominciammo a perdere di lucidità ed a
reiterare le invenzioni, cosicché i *ripuffo*, gli *sgalbedrato*, i
*mìngolo*, tolto un apprezzabile *ti sbavo in quattro* e un *prepùzio la
regina*, cominciarono a farsi ciclici.
Fu all'ennesimo *castrono il tuo re* che avvenne il capolavoro. Argo, fino
a quel momento in pensoso silenzio, mise una mano sul petto del
castronatore e gli urlò: "Ma come si fa a giocare così?! Non aveva appena
sgalbedrato la regina, lui? Allora ?! Allora se aspettavi il sette, che non
era ancora sceso, potevi ripuffare il suo asso e facevi venti punti di
mìngolo e sette di sgnaffio, così fai solo i tre del castrono e van fuori
loro. Capito, apprendisti dilettanti?!".
Si alzò e se ne andò, inseguito dalla sempiterna ammirazione di tutti
quelli del bar.


il grande Ciofanskj

unread,
Sep 3, 1999, 3:00:00 AM9/3/99
to
On 3 Sep 1999 14:49:00 GMT, "Valeria" <va...@insinet.it> wrote:

>Mi hai fatto ricordare un racconto di Francesco pubblicato su un Comix del
>'95. Non so se ti riferivi a questo, comunque BUONA LETTURA a tutti!
>
>Valeria.

Mitica Valeria!!!!
Leggere il racconto del farfa mi fa sempre morire dal ridere.
Quando poi ho saputo che Guccini gioca al tarocchino (ed č Presidente Onorario
di un'associazione di tutela dello stesso) mi sono incuriosito e mi son messo a studiare le regole
di questo antico gioco bolognese.
Credimi:č molto piů facile il Farfa!!!!!
Lo stesso Dossena, che di giochi di carte (e non solo) ha scritto diversi libri, rimase
ammutolito quando, entrando in un osteria bolognese per andare a veder giocare questo
gioco si sentě dire, con l'enfasi opportuna, da un altro "osservatore" abituale:
"Begato ha scavezzato criccone!!!!!"

s'ciao, da Stefano
"....e i miei pensieri sono un cane in chiesa che tutti prendono a calci"
Rispieghiamo Guccini per chi era assente
http://www.geocities.com/yosemite/trails/7558
(oppure http://listen.to/guccini)

marco g.

unread,
Sep 6, 1999, 3:00:00 AM9/6/99
to
Fa sempre piacere rileggere questa storia.
Pero' mi ricordo, ah ormai saran passati quasi quindic'anni (cioe' ero
un ragazzo) che i tavoli del circolo dove andavo erano molto
particolari.
In quegl'anni andavo al circolo e si giocava a carte. O meglio: si
credeva di giocare a carte. O almeno io, da parte mia, credevo. A
ripensarci ora mi pare che piu' che giocare buttavo sul tavolo le
carte, perche' ho poca memoria (e ve ne siete accorti dalle mie
citazioni sempre sballate, ma la perfezione sta solo in cielo) e
perche' francamente non ho mai avuto un buon iniziatore all'arte delle
carte, nonostante sia una cosa che mi interessa.

Ma torniamo ai tavoli. Tavoli normali, quadrati, con una lastra di
formica. Quello che subito mi colpi' fu notare una curiosa stella a
quattro punte sul tavolo, con i vertici circa alla meta' di ogni lato:
quella stella era la formica consumata a forza di strusciare carte e
mani.
Poi mi misi all'algolo, anche se non ero affato un cartaio! e
cominciai a guardare.

Quello che piu' mi incuriosiva non era tanto il gioco, quanto i
giocatori e in special modo le loro mani.
Le mani delle persone mi affascinano perche' credo che siano un buon
biglietto da visita che rispecchia la personalita' delle persone.
Ebbene quelle mani erano mani grosse, abbronzate, a volte un po' unte
di grasso se il "Valpadana" aveva fatto i capricci nel pomeriggio.
Mani sincere, comunque.
Cosi' queste mani avvezze alla zappa e allo snodo cardanico tenevano
in mano quelle minuscole carte. La sigaretta nella stessa mano
lasciava cadere ad intervalli regolari la cenere. Non c'e' niente di
piu' carismatico che accendere la cicca e lasciarla bruciare sul bordo
del tavolo o tra le dita...
Poi, quando cade la cenere, e' regola spazzarla con la mano (come si
fa con la rena) e lasciarla cadere in terra, in mezzo alle gambe.

E cosi' a forza di strusciare e bussare e raschiar cenere il tavolino
si consuma ...
Sui tavoli c'e' scritta la storia degli uomini, che lavorano sudano e
bestemmiano, sta a noi coglierla e farla rivivere nei nostri ricordi.


_ ___
________ / \ \ \ __ ma alla stazione di Bologna
|_ _ |_ \ / | | | | arrivo'la notizia in un baleno
| |_| \_| |_|| \ \ | | notizia di emergenza, agite
___| --- / \ | | | | con urgenza
___| __--__ \_______/ \ \ | | un pazzo si e' lanciato
/ \/ \ _ _ \_ | | | | un pazzo si e' lanciato
----\__/\__/--(_)(_)__\__ ______\__\__| |_contro il treno____________

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