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Materassi, Elefantini, Mafia e P2.

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Aug 18, 2003, 4:24:44 AM8/18/03
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La visione sui canali RAI delle televendite Eminflex mi aveva lasciato
perplesso ma non ne capivo il motivo.

Tutta una questione di subconscio: senza rendermene conto mi era tornato
in mente un articolo letto l'anno scorso sul signor Eminflex,
all'anagrafe Giacomo Commendatore, della famiglia Commendatore citata in
un rapporto del Ministero dell'Interno del 1997 come una delle «centrali
criminose dell'Emilia Romagna» riconducibile «al clan di Giacomo Riina».

Nella continuazione dell'articolo trovate due pezzi sulla Eminflex e
sulla Permaflex, in cui si mettono in risalto degli strani collegamenti
tra uomini d'onore, appaiono Licio Gelli e altri bei personaggini.

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Articolo di Alberto Statera per Repubblica Affari e Finanza (febbraio
2002)


Lo scoop di Striscia la notizia che ha portato in galera Wanna Marchi e
la figlia ha dimostrato che procure e forze dell'ordine seguono con più
passione (giustamente) il telegiornale satirico di Mediaset che non le
piccole reti televisive sulle quali si presume che reati possano essere
più frequentemente commessi. Ma ha anche inaugurato un nuovo filone di
giornalismo televisivo: la caccia al televenditore. Bruno Vespa,
nell'impossibile inseguimento al genio televisivo di Antonio Ricci, ci
ha ammannito per ore televenditori di gioielli, di dipinti, di creme, di
orologi, di tarocchi, di tappeti.

Ma il materasso? Non il materasso di cui all'indimenticata canzone di
Renzo Arbore, non un materasso metaforico, ma proprio il materasso a
molle sul quale dormiamo. Anzi, uno specifico materasso. Si chiama
Eminflex. Ed è il vero «caso di scuola» delle televendite, la più
clamorosa e inspiegabile «success story» del telecommercio, che andrebbe
studiata alla Bocconi, oltre che in procura della Repubblica. Altro che
Wanna Marchi, con quei poveracci cui vendeva illusioni e truffe, il caso
Eminflex è pane per i denti di Antonio Ricci, Jimmy Ghione, il cronista
"imbranato" che tutti vorremmo, Ezio Greggio e Enzo Iacchetti.

La Eminflex è oggi la prima azienda italiana produttrice di materassi,
con un fatturato di 150 milioni di euro. Vende a domicilio attraverso le
reti televisive di Mediaset, sponsorizzata da Mike Bongiorno, Rita Dalla
Chiesa, Iva Zanicchi, Patrizia Rossetti, Giorgio Mastrota, Claudio Lippi
e altre stelle e stelline delle Tv di Berlusconi. Il superimprenditore
di Budrio (Emilia Romagna) artefice di questo incredibile successo si
chiama Giacomo Commendatore. Della stessa famiglia Commendatore citata
in un rapporto del Ministero dell'Interno del 1997 come una delle
«centrali criminose dell'Emilia Romagna» riconducibile «al clan di
Giacomo Riina», che della Eminflex è stato contabile.

Scaturita dalla Centroflex di Carmelo e Francesco Commendatore, accusati
di rapimento (l'uno condannato a 13 anni, l'altro assolto per
insufficienza di prove), con il rapito nascosto in un fondo di Luciano
Liggio, l'origine della Eminflex è stata spiegata con dovizia qualche
mese fa in un'inchiesta del "Diario" di Enrico Deaglio a firma di
Giuseppe "Bascietto". Con un interrogativo irrisolto: come fa un'azienda
ad avere incrementi di fatturato del 694 per cento come quelli segnalati
da un rapporto del Gico della Guardia di Finanza negli anni 1990-1994?
Attraverso «l'idea vincente della televendita», garantisce Giacomo
Commendatore. Certo, adesso con 150 milioni di euro di fatturato si
capisce che la Eminflex, che ha acquistato la Permaflex di piduista
memoria, possa pagare a Mediaset 30 milioni di euro e possa permettersi
Mike Bongiorno. Ma prima? Com'è approdata alle Tv di Berlusconi una
piccola azienda di materassi, apparentemente senza soldi e con una fama
non tra le più "specchiate", a stare ai rapporti di polizia?

Ecco un'ottima puntata di Striscia. Antonio Ricci può chiamare il suo
supercronista Jimmy Ghione e dirgli di andare sotto casa di Marcello
Dell'Utri, ex grande capo di Publitalia, per chiedergli: onorevole
Dell'Utri, come faceva la famiglia Commendatore (o forse il suo
contabile Giacomo Riina) a pagare tanti spazi sulle televisioni di
Berlusconi con un'azienda di materassi così piccola, che fatturava pochi
miliardi? Vespa, invece, può fare una grande serata con Mike Bongiorno e
chiedergli: lo sapevi, Mike, di lavorare per un'azienda che forze
dell'ordine e tribunali considerano un possibile incrocio d'interessi
della criminalità organizzata? Pensate che effettone.

In attesa di saperne di più da Ricci, Ghione, Greggio e Iacchetti ,
forniamo un paio di pezze d'appoggio: la sentenza del giudice di Bologna
Arnaldo Rubichi, che ha assolto gli autori di "Quaderni di città
sicure"; i rapporti del Ministero dell'Interno e del Gico della Guardia
di Finanza; "Mafia, Camorra e N'drangheta in Emilia Romagna" di Enzo
Ciconte, "Besame mucho" di Enrico Deaglio, l'inchiesta del "Diario" del
19.10.2001. Se Jimmy Ghione non si muove, non ci resta che confidare
nelle Iene.

PERMAFLEX
Ex GOODYEAR: la controinformazione operaia


Da Licio Gelli a Giacomo Riina un pezzo di storia italiana lungo 50 anni
ha viaggiato disteso sul più comodo e pubblicizzato dei materassi
nazionali, il Permaflex a molle dell'omino in pigiama.

Figura chiave di una avventura iniziata nel 1952 è Giovanni Pofferi, un
commerciante ambulante che nel primo dopo guerra vendeva formaggi nella
bassa Toscana, e che subito dopo scopre il business degli stracci, roba
che non si paga ma che qualcuno però compra. Dagli stracci ai materassi
di lana il passo è breve. Pofferi è un vulcano. Ed è un bell'uomo
."Sembrava Amedeo Nazzari" ricorda qualcuno che lo ricorda al principio
degli anno 50.

Poi il bel Giovanni incontra e sposa una nobildonna toscana che lo
introduce in ambienti per lui fin o allora sconosciuti. Conosce Augusto
Fontani e quando questi di ritorno da un viaggio negli Stati Uniti gli
racconta di certi materassi a molle inventati dagli americani, Giovanni
Pofferi abituato a riempire di lana i materassi, commenta: " Forti 'sti
Americani vendono l'aria". Ma l'idea funziona.

Nella primavera del 1952 quattro materassi a molle con il nome Piumaflex
vengono presentati alla fiera campionaria di Milano. Il brevetto delle
167 molle che tengono insieme il materasso è firmato dall'ingegnere
Santini. Il primo stabilimento lo mettono su a Calenzano, si chiama Uno
Più viaggiano su e giù per l'Italia, tra mercati e fiere di paese,
secondo l'idea madre dell'ambulante Pofferi convinto che la gente debba
toccare con mano la merce da comprare. Pochi mesi più tardi siamo nel
dicembre 1953, il tandem Pofferi - Fantoni inaugura il primo punto
vendita di materassi a molle nella centralissima via San Quintino a
Torino. E' un successo. Subito dopo altri punti vendita vengono aperti a
Milano, Bologna, Napoli e Palermo. Un trionfo. Viene inaugurato un nuovo
stabilimento a Pistoia, che produce una linea di mobili e materassi per
le cliniche. E' allora che Gianni Pofferi conosce Licio Gelli: è la
svolta.

Il 27 novembre 1956 nasce il marchio Permaflex, con un logo disegnato
nello studio Tosta di Bologna. Gelli trova subito i contatti giusti e
Permaflex sbarca a Frosinone, in area di cassa per il Mezzogiorno.

Il" venerabile" è direttore dello stabilimento ciociaro.

Un gruppetto di bambini scatenati balla tutte le sere, a Carosello, su
un materasso a molle Permaflex mentre una voce fuori campo li accompagna
intonando l'indimenticabile " bidibodibu".

E' il boom del materasso che entra in tutte le case italiane.

Nei primissimi anni 70' il fatturato annuo della Permaflex si aggira sui
100 miliardi di lire. Ma allora Licio Gelli se n'era già andato
sbattendo la porta, non prima di aver procurato all'azienda contratti
per la fornitura di materassi in tutte le carceri italiane, commesse per
l'esercito e per gli ospedali.

Durante la sua direzione nello stabilimento di Frosinone era sempre
stato un via vai di politici ministri, vescovi e generali. Poi è la
crisi. Fantoni se ne va. I Pofferi si trasferiscono all'estero.

L'azienda si barcamena come può. Fino al 1996, quando l'industriale
napoletano Raffaele Veneruso, già acquirente di un'azienda appartenuta a
Pofferi, l'aeronautica Avion-interiors, acquista anche la Permaflex,
trasferendo nelle sue mani l'impero aziendale dei Pofferi. La promessa è
quella di un rilancio.

Nei primi mesi del 97 azienda e sindacati siglano un accordo che prevede
l'investimento di 12 miliardi in 24 mesi e una produzione di 250 mila
reti e 300 mila materassi l'anno. Invece soltanto pochi mesi dopo
arrivano le prime quattro settimane di casa integrazione.

Già a dicembre 1997 viene interrotta la produzione . Nel febbraio del
1999 la società sposta la propria sede da Frosinone a Latina, dove non
ha nemmeno un ufficio né un telefono.

Perché? Il 20 luglio la Permaflex SPA che intanto è diventata Flex SPA,
avanza al tribunale di Latina la richiesta di ammissione alla procedura
di concordato preventivo. Presto fatto.

Il 27 luglio la richiesta viene accolta. Le garanzie che la società
offre per fronteggiare una voragine di 60 miliardi, sono costituite
dagli immobili di Frosinone e Pistoia e soprattutto da un preliminare
accordo sottoscritto con Pac 2000, del gruppo Conad, disposta ad offrire
circa 30 miliardi per gli stabilimenti di Frosinone e Pistoia, ma ad un
patto. Che il comune di Frosinone conceda il cambio di destinazione
dell' area, trasformandola da industriale in commerciale.

Un affare colossale per gli acquirenti, ma se si vogliono salvare i
creditori e garantire il posto di lavoro ai 256 cassaintegrati, non c'è
altra via d'uscita. Ma non è semplice: trasformare quell'area come
vorrebbe Pac2000 significherebbe pregiudicare l'assetto della grande
distribuzione di Frosinone almeno per i prossimi vent'anni a tutto danno
degli insediamenti già presenti.

Un'idea che nel capoluogo ciociaro non può passare, e che probabilmente
il tribunale di Frosinone non avrebbe mai accettato come presupposto per
l'ammissione al concordato preventivo. Ecco perché il trasferimento di
sede a Latina. Intranto il commissario giudiziale della Flex scopre che
alla vigilia della richiesta di concordato preventivo la nuda proprietà
dei marchi Permaflex e ondaflex era stata ceduta alla Eminflex Servicios
e Investimentos Lda di Giacomo Commendatore, dalla famiglia citata in un
rapporto del 1997 a cura del ministero dell'interno come una delle
centrali criminose dell'Emilia Romagna, riconducibile al clan di Giacomo
Riina, boss mafioso di Corleone finito a Budrio nel 1982 per ordine del
giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto. Giacomo Riina che diventa il
contabile della Eminflex, Budrio che è il punto di partenza delle
fortune del marchio con l' elefantino, quello dell'azienda che commercia
materassi con il sistema della televendita. Contemporaneamente la
Permaflex cede anche il diritto d'uso dei suoi marchi stavolta alla
lussemburghese Europartimmo S.A. La cessione della nuda proprietà dei
marchi ha ufficialmente fruttato 4 miliardi alla Flex SPA, ma quando la
procura della repubblica di Latina ha cominciato a mettere il naso negli
affari della Flex, gli investigatori della guardia di finanza non
avevano potuto fare a meno di domandare al signor Giacomo Commendatore
perché avesse speso del denaro per un marchio che non avrebbe potuto
usare. "Ho accettato di firmare quel preliminare" aveva spiegato
l'imprenditore catanese" solo dopo aver avuto la certezza della
possibilità di acquisto, per il tramite della lussemburghese F&R
International del diritto di uno dei marchi di cui stiamo parlando".

E c'è riuscito perché la pubblicità Permaflex _Eminflex viaggia insieme
sulle reti FININVEST. Come c'era riuscito? Il 3 agosto 99 la F&R
International aveva acquistato dalla Airtrade Ltd il 100% delle azioni
della Europartimmo SS. al prezzo di 9,5 miliardi di lire.

Questa complessa operazione viene effettuata tra società off/Shore,
tutte aventi sede in paradisi fiscali; la Europartimmo viene costituita
nel giugno 1998, soltanto quattro mesi prima dell'acquisto del diritto
d'uso dei marchi Permaflex e Ondaflex; la Airtrade Ltd società
venditrice delle azioni Europartimmo alla F&R International s.a ha sede
in Tartola, Road Tawn, Isole Vergini Britanniche, ossia nella stessa
località dove ha sede la Flightequipment & marketing Ltd, società
off-shore facente capo alla famiglia Veneruso; il pagamento del prezzo
(9,5 miliardi) viene effettuato dalla società acquirente alla venditrice
con l'intervento di un istituto di credito lussemburghese che opera
sulla stesa piazza della banca di Roma fideiussore del finanziamento di
originari 10,5 milioni di Us $ erogato alla Aviointeriors SPA di Latina
dalla banca di Roma di Francoforte. Per i magistrati di Latina che
indagano sul caso Flex ce n'è abbastanza per formare il legittimo
convincimento che ci si trovi in presenza di un operazione fraudolenta
posta in essere al solo fine di sottrarre attivo ai creditori della
procedura concorsuale che di lì a poco sarebbe stata avviata. I 4
miliardi provento della cessione della nuda proprietà dei marchi ci
sono, li ha vincolati il commissario giudiziale , ma i circa 10 miliardi
dell'operazione sottostante la vendita del diritto d'uso sono spariti.
La Procura della Repubblica di Latina chiede la declaratoria di
fallimento. Ma il cambio di sede a Latina non era stato casuale.
Cominciano una serie di rinvii che tengono il giudice delegato lontano
dalla pronuncia sulla richiesta di fallimento, ed anche dalla decisione
sulla omologa del concordato o meno. Persino il commissario giudiziale
della Flex si esprime ripetutamente per il fallimento. Niente. L'affare
del cambio di destinazione d'uso nell'area dello stabilimento di
Frosinone è troppo appetibile. Si temporeggia all'infinito.

Finché una settimana fa assumendo da solo l'iniziativa, il giudice Guido
Cerasoli convoca una seduta collegiale e dichiara fallita la Flex. E' la
fine in agguato c'è ora un'ipotesi di bancarotta . L'omino in pigiama è
sempre lì che dorme , un omino in sonno avrebbe detto l'ex direttore e
gran maestro Licio Gelli e la Eminflex continua le sue televendite, quel
miracolo che ha consentito all'azienda di Giacomo Commendatore di veder
lievitare il fatturato dai 14 miliardi del 1990 ai 118 del 1994 con un
incremento del 60 per cento. Un miracolo reso possibile grazie
all'approdo di quella che era una volta una piccola e sconosciuta
azienda alla Pubblitalia di Marcello Dell'Utri.

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