Candido Cannavò non è stato alla Gazzetta il direttore delle bombe di
mercato e dei titoli forzati, ha dato al suo giornale una cifra e
un'autorevolezza internazionale. Ha fatto un giornalismo civile, mai
violento e mai localistico. Non ha avuto paura di schierarsi contro
intoccabili come Nebiolo. Ha combattuto gli eccessi del calcio, ha
polemizzato anche con le squadre di Milano. Fino ad andare "contro" i suoi
interessi di giornale organizzatore del Giro d'Italia. Fu severo con
Pantani, ma la sua morte lo sconvolse. Andò perfino contro la sua città,
quando si schierò a favore della giustizia federale, per la cancellazione
del Catania, ricevendo minacce molto pesanti. Il giorno dopo l'Heysel
scrisse che la Juve doveva restituire la Coppa dei Campioni: una scelta non
facile per il n.1 di un giornale sportivo.
Stracandido, come lo aveva soprannominato Teocoli, passerà anche alla
storia per essere stato uno dei pochi personaggi pubblici ad aver detto no
nel 2003 a "Scherzi a parte": "E' una cosa volgare, non vi darò mai il
permesso per trasmettere questa roba". Aveva ragione: mai in tv Cannavò è
sembrato sopra le righe: che parlasse di ciclismo al Processo alla tappa, o
di calcio alla Domenica Sportiva.
Lasciata la direzione, ha lavorato a San Vittore e scritto libri sulla vita
dei disabili, sui preti da marciapiede: non aveva niente da espiare
Cannavò. Semplicemente a un punto della vita in cui in genere si fa i nonni
o ci si riposa o si cede alle chiacchere da bar, lui è tornato con amore al
giornalismo di strada.
Aveva iniziato in Sicilia, a Catania, come corrispondente della Gazzetta, a
metà degli anni '50, dopo un passato nell'atletica. Fu Gino Palumbo a
chiamarlo a Milano, per assumerlo e poi promuoverlo inviato. Da quelle
stanze di via Solferino, Cannavò non si è più mosso, fino ad arrivare alla
carica di direttore. Che ha coperto per quasi vent'anni, dal 1983 al 2002.
Poi ha continuato a frequentare la Gazzetta. Aveva una stanza dipinta di
rosa. Si è sentito male in mensa, era insieme ad altri colleghi e al figlio
che lavora al Corriere della Sera. Una vita dentro i giornali non poteva
che finire così.
Repubblica.it
un altro grande giornalista ci lascia
Un grande più che altro.....
Elixir