Continua il silenzio censorio dei mass media italiani sulle vicende del Kosovo, dopo l'ubriacatura di profughi e di miliardi delle missioni umanitarie finite nelle tasche della mafia albanese.
Solo alcuni giornali riportano la prossima incriminazione di Agim Ceku , ex comandante dell'Uck-Kla ed oggi neocomandante del Kosovo Protection Corp - la nuova "polizia" etnica albanese che ha riciclato la crème del vecchio Uck -, da parte del Tribunale Internazionale dell'Aja per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia.
Agim Ceku, croato di origini albanesi, è accusato di essere responsabile dei massacri di serbi commessi nella Krajina da truppe croate, tra il 1993 ed il 1995. In particolare, Ceku sarebbe stato protagonista dei massacri commessi nella sacca di Medak nel 1993, quando comandava la Nona Brigata dell'esercito croato (Hdz) con base a Gospic. Ceku viene sospettato di aver diretto ed ordinato, nel settembre 1993, la distruzione dei tre villaggi di Medak, Citluk e Pocitelj, abitati in stragrande maggiranza da serbi, come il resto della Krajina, oggi "ripulita etnicamente" e parte integrante della Croazia. Secondo fonti croate, almeno 50 serbi furono massacrati in quell'occasione. Il numero complessivo dei profughi serbi della Krajina, è bene ricordarlo, si aggira sulle 600.000 unità ed ancor oggi, molti di questi profughi invisibili, vivono in campi d'accoglienza jugoslavi e serbo-bosniaci.
Secondo il portavoce della svizzera Carla Del Ponte, neo-procuratore del suddetto Tribunale Speciale dell'Onu, Agim Ceku potrebbe essere incriminato anche per eventuali crimini commessi nel Kosovo, dal 1997 al 1999.
Al momento Ceku usufruisce di un "congedo temporaneo" da parte dell'Esercito Croato, ricoprendone ancora, con il grado di Generale di Brigada, il ruolo di vice-comandante operativo della Quinta Zona Militare Croata, con base a Fiume, sua città d'adozione, e competenza su tutta la Croazia sud-occidentale. Tale congedo gli ha permesso, con i buoni uffici del democraticissimo presidente-dittatore croato Tudjman, di assumere prima il commando militare dell'Uck, quando il terrorismo albanese stava per essere debellato del tutto dalla (ex?) provincia serba di Kosovo, ed oggi di ricoprire l'importante ruolo di comandante del Kosovo Protection Korp. Secondo "Il Manifesto" di oggi, che riporta una bella foto ritraente Ceku, Wesley Clark, Bernard Kouchner e Hashim Taqi sorridenti e mani nelle mani, un collaboratore dello stesso Kouchner avrebbe così commentato la notizia dell'incriminazione di Ceku: "Se lo perdiamo sarà un disastro perché oltre lui c'è solo un branco di malfattori locali".Intanto, bontà loro, continua a Pristina come in tutto il Kosovo, la "caccia al serbo". Ieri è stato malmenato e poi ucciso un cittadino bulgaro funzionario dell'Onu nella "capitale" kosovara. Gli è stato fatale la sua stessa lingua natale, il bulgaro, scambiata dagli aggressori, per serbo. Certo è curioso il fatto che degli albanesi kosovari non abbiano saputo distinguere il bulgaro dal serbo e questa vicenda parrebbe accreditare l'ipotesi secondo cui, al rientro dei veri profughi albanesi nella regione "liberata" dalle bombe Nato, si sarebbero accodati decine di migliaia, se non centinaia, di albanesi originari dell'Albania settetrionale con l'evidente scopo di rendere ancor più omogeneo ed "etnicamente ripulito" il Kosovo.
Continua il vero genocidio balcanico, quello di cui nessuno parla: l'Unione Europea ha confermato l'embargo aereo e quello sui prodotti petroliferi sulla Ex Jugoslavia. Malgrado la mozione contraria votata all'unanimità alcuni giorni fa dal Senato italiano, gli "aiuti umanitari" con forniture di combustili indispensabili al riscaldamento delle città jugslave saranno limitati agli unici due comuni governati da una "opposizione" che incontra il gradimento del Consiglio Europeo. Si tratta di Nish e Pirot, per il resto bambini, studenti, vecchi e donne jugoslavi potranno, nel silenzio della comunità internazionale, morire pure di freddo. Curioso è il fatto che la stessa Belgrado, pur se governata dall'opposizione - la skuptina comunale è dominata dal partito di Vuk Draskovic -, rimarrà esclusa dagli aiuti umanitari.
Draskovic, evidentemente, non è abbastanza "d'opposizione" secondo Bruxelles.
Ad ogni modo, la stessa opposizione riunita jugoslava ha rifiutato il diktat dei ministri degli esteri europei volto alla richiesta di estradizione di Slobodan Milosevic, disertando l'incontro con il Consiglio dei Ministri degli Esteri europei in Lussemburgo.
Secondo il ministro inglese Robin Cook, costoro "rischiano di essere incriminati a Belgrado per Alto Tradimento". Ma lo stesso Zoran Djindjic, il più radicale oppositore di Milosevic, ha commentato: "Cook non sa proprio nulla del nostro paese. La nostra priorità , al momento, è l'inverno e la possibile catastrofe umanitaria." (televideo RAI di ieri).Ma perchè non fare della Jugoslavia un altro protettorato balcanico, sul modello bosniaco e kosovaro, invece di perpetrare questa ipocrita farsa?
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p.s. giorno 16 ottobre l'Associazione Italia-Jugoslava sarà presente in piazza del Popolo, a Roma, in occasione della manifestazione di solidarietà indetta dal Prc. Oltre a documenti, libri e litri di slivovica, vi sarà la presentazione del libro bianco sui crimini di guerra Nato contro la Jugoslavia, intitolato "Il Cielo sopra Belgrado".