Bravo!
Cordialita' , Leandro
Bravo!
Cordialita' , Leandro
De Cesari č un arrogante e ignorante, anche molto infantile.
Avesse sprecato una parola per quanto mostrato in questa mail.
Ma non gli cambierŕ la testa, un arrogante resta un arrogante, perchč č
arrogante.
E l'ignoranza č un gran brutto male.
Lele
Leandro Rossi wrote:
> Bravo!
>
> Cordialita' , Leandro
> Come premessa voglio solo ricordare che secondo la FAO sono mezzo
>milione i bambini iracheni morti di fame a causa dell'assedio economico
>americano,deciso da Bush e Clinton per distruggere quel paese.
Quando citi fallo per intero. I bambini iracheni non muoiono di fame a causa
dell'embargo economico, perché le organizzazioni umanitarie che operano in
Irak sotto la bandiera dell'Onu inviano aiuti alimentari e medicinali fin da
quando la guerra è cessata. Il problema è che il regime di Saddam Hussein
rifiuta gli aiuti dell'Organizzazione delle nazioni unite sostenendo che
questi materiali non devono essere distribuiti direttamente dalle
associazioni ma devono essere ceduti al governo iracheno che poi provvederà
a distribuirli alle popolazioni. Una condizione che ovviamente l'Onu si
rifiuta di accettare, in quanto è forte il timore che il dittatore iracheno
possa rivendere gli aiuti per comprare armi (con le quali sostituire quelle
distrutte nella "gloriosa" guerra scatenata contro il Kuwait) oppure che
possa distribuire i materiali soltanto a quelle popolazioni fedeli al
proprio regime.
La sostanza, insomma, è che Saddam si sta servendo del suo popolo e dei
bambini per un vile braccio di ferro nei confronti dell'Onu, al semplice
scopo di convincere l'Organizzazione delle nazioni unite a ritirare i propri
volontari e a delegare al governo iracheno l'organizzazione in loco degli
aiuti. Non è la prima volta peraltro che un paese arabo sfrutta le
sofferenze della propria gente per creare difficoltà a livello
internazionale. Al termine della Guerra dei Sei giorni, Giordania e Siria si
rifiutarono di accogliere le migliaia e migliaia di profughi palestinesi in
fuga dai territori conquistati da israele, finendo per costringere questa
gente a sistemarsi in gigantesche tendopoli sotto l'assistenza dell'Onu (ma
non dei paesi arabi). Il motivo, ovviamente, era quello di sfruttare le
misere condizioni di questi poveracci per convincere la comunità
internazionale a premere su Israele perché si ritirasse dai territori
occupati.
> Se gli americani hanno scelto gli albanesi mussulmani come alleati è
>proprio per questo,perchè come irriducibili nemici dell'Europa e servi
>della Turchia sono gli alleati più sicuri nella guerra contro di noi.
Cavolo, questa sì che è una sottile e approfondita analisi storica. Gli
albanesi irriducibili nemici dell'Europa, come dimostra il fatto che secoli
fa servirono l'impero della Porta d'Oriente contro gli europei. Accidenti...
Ora ci manca solo che i polacchi inizino a paventare un'altra aggressione ai
loro danni da parte della Svezia come nel 1572 o nel 1661 e siamo a posto! A
proposito: lo sai che molti serbi cattolici servivano nelle fila dei turchi
come fanteria specializzata (i famosi giannizzeri)? Non hai paura che i loro
discendenti abbiano organizzato una quinta colonna di spie e infiltrati
proprio in mezzo a noi? E' un pericolo piuttosto forte...
>Ciò che più temono gli USurai
Gli Usurai... senti, già che ci sei perché non lo dici per intero? Una
cinquantina di anni fa un tizio con i baffetti e un altro con il cranio
pelato chiamavano gli Usa "la potenza plutocratico-sionista": visto che è lì
che vuoi andare a parare, tanto vale che tu usi lo slogan per esteso..
>è che l'Europa dell'est si allei con la
>Mitteleuropa formano un mercato di seicento milioni di persone ricco di
>materie prime e tecnologia e capitali. Se questo grande spazio economico
>e politico si formasse avremmo la protezione dell'arsenale militare
>ex-sovietico
La protezione dell'arsenale ex sovietico? Dico, ma lo sai in che condizioni
si trova il tuo caro arsenale ex sovietico? E poi dove hai sognato che la
Russia abbia intenzione di unirsi alla tua cosiddetta Mitteleuropa?
>PERCHE' GLI USA VOGLIONO SI UN EUROPA ECONOMICAMENTE FORTE MA
>POLITICAMENTE DEBOLE E MILITARMENTE RIDICOLA. CONTRO LA MINACCIA DI UN
CONTINENTE UNITO SONO GIA ENTRATI IN GUERRA DUE VOLTE CONTRO DI NOI IN
QUESTO SECOLO.
Ecco, adesso inizi a spararle grosse: se le due guerre che citi sono la I e
la II guerra mondiale, ti ricordo che a fianco degli Usa in entrambi i
conflitti c'era una buona rappresentanza di paesi europei, a cominciare da
Francia e Gran Bretagna; e ti ricordo anche che se oggi noi viviamo in
un'Europa libera e democratica lo dobbiamo proprio agli yankees, che una
cinquantina di anni fa sono sbarcati qui, hanno preso a calci in culo due
idioti con il braccio teso (quel baffetto e quella crapa pelata di cui avevo
già parlato prima) e ci hanno liberato dal peso di due persone che si
credevano le più intelligenti del mondo. Ho il vago sospetto che questo a te
dispiaccia ancora (non so, è un'impressione) ma ti posso garantire che a
un'Europa unita sotto il tallone degli stivali nazi-fascisti preferisco
ampiamente l'Europa di oggi. Che, per poter contare di più militarmente,
deve solo allargare i cordoni della borsa e spendere per le proprie forze
armate.
>La manipolazione della storia è a tuttoggi l'arma
>principale per il dominio sulle coscienze.
Meno male che ci sei tu che la conosci, la storia.
> E la cui strategia geopolitica attuale è nettamente in favore
>dell'imperialismo turanico volto in funzione antieuropea.
Scusa ma se la Turchia è antieuropea perché ha presentato richiesta di
entrare a far parte dell'Ue? Ah no, non rispondermi, ci arrivo da solo: per
distruggere l'Unione europea dal suo interno! Diabolici questi mussulmani!
>Grazie all'American
>way of life il tasso di natalità è così basso che tra cinquant'anni i
>figli saranno turchi o nordafricani,noi semplicemente saremo
>minoranza,COME SERBI IN KOSSOVO,COME CRISTIANI IN LIBANO.
Ma no, ma no. Una soluzione c'è. Tu adesso telefoni alla tua ragazza, vai da
lei e la trombi forsennatamente: mretti al mondo una decina di piccoli
bionidini ariani e se anche gli altri tui amici faranno lo stesso riusciremo
a contrastare l'imbarbarimento della nostra stupenda razza a colpi di
inseminazioni. Come vedi c'è un rimedio a tutto!
> E'QUESTO L'OBIETTIVO DELLA GUERRA UMANITARIA.
> E l'unica speranza è che dal nazionalismo serbo-russo-ortodosso possa
>nascere una ribellione che spezzi i piani degli "eletti" e restuisca
>agli europei l'orgoglio di essere un popolo.E allora ci riprenderemo
>anche il Kossovo.
E' curiosa questa tua speranza messianica verso gli slavi. Baffetto, una
cinquantina di anni fa, li disprezzava perché li riteneva una sotto-specie:
devo dire che c'è stata una certa evoluzione...
Alessandro
Ps: per contrastare l'imbarbarimento della nostra razza, anch'io mi metterò
a trombare come un forsennato con qualche bella ragazza. Vediamo... sì,
magari con Naomi Campbell...
Non condivido in pieno quanto ivi contenuto ma ritenevo, e ritengo, opportuno
far sentire più di una voce su questa newsgroup, per la crescita del gruppo
intero da un punto di vista culturale ed intellettuale.
Premetto che innanzitutto non condivido i pareri dell'amico Leonini ( autore
della mail forwardata) riguardo il popolo Albanese, che anzi stimo e del quale
compatisco le sofferenze subite sotto il regime comunista, il peggiore d'Europa.
Ho molti amici Albanesi, e voglio sottolinearlo, non tutti sono così
filoamericani come li si vogliono far apparire. Molti sono spaventati dalle
conseguenze che l'andazzo di questa guerra potrà avere, la trasformazione
dell'Albania in una "provincia usa".
Una cosa so di per certo, che con le operazioni di politica estera portate
avanti da questo nostro governo, abbiamo perso tutta l'influenza che potevamo
avere su questo picolo stato, che molti albanesi oggi non ci stimano più perchè
abbiamo tenuto un atteggioamento al limite del ridicolo, tentando di salvare
capra e cavoli, in un momento in cui avremmo dovuto risvegliare l'Europa con la
E maiuscola ed intervenire NOI tramite la UEO, previa autorizzazione dell'ONU,
in un conflitto che era EUROPEO, un conlitto STORICO che NOI EUROPEI dovevamo
risolvere, nella pace e non nel sangue, non con le bombe, non necessariamente.
Provvedo dunque a commentare e rispondere a quanto da te scritto.
> > Se gli americani hanno scelto gli albanesi mussulmani come alleati è
> >proprio per questo,perchè come irriducibili nemici dell'Europa e servi
> >della Turchia sono gli alleati più sicuri nella guerra contro di noi.
>
> Cavolo, questa sì che è una sottile e approfondita analisi storica. Gli
> albanesi irriducibili nemici dell'Europa, come dimostra il fatto che secoli
> fa servirono l'impero della Porta d'Oriente contro gli europei. Accidenti...
> Ora ci manca solo che i polacchi inizino a paventare un'altra aggressione ai
> loro danni da parte della Svezia come nel 1572 o nel 1661 e siamo a posto! A
> proposito: lo sai che molti serbi cattolici servivano nelle fila dei turchi
> come fanteria specializzata (i famosi giannizzeri)? Non hai paura che i loro
> discendenti abbiano organizzato una quinta colonna di spie e infiltrati
> proprio in mezzo a noi? E' un pericolo piuttosto forte...
>
Interessante questo fatto che tra i giannizzeri ci fossero anche serbi
cattolici. non lo sapevo. mi fa piacere in ogni caso che ci sia qualcuno qui che
conosca un po' di storia.
ma in merito a questo fatto dei sebi tra i giannizzeri voglio controllare, hai
prove? mi citi qualche cosa? mi farebbe piacere.
Tornando al punto, non mi piace il ruolo che sta avendo la turchia e il
nazionalismo turco in europa e in questo conflitto in particolare.
i turchi, a mio modesto parere, non sono ancora pronti per entrare in europa.
non conoscono il diritto, e se lo conoscono non lo rispettano.
il loro attegiamento verso i curdi ne è prova.
si sentono molto i padroni in questo conflitto, parlo del cosovo, fieri, sono
fierissimi del loro ruolo nella missione. molti pensano quello che tu neghi, e
quello che anche io negavo fino a un po di tempo fa. purtroppo ritengo che le
radici storiche dei conflitti vadano oltre, molto oltre quanto noi possiamo
pensare, leggiti per favore la mail che ho forwardato col parere di un turco in
prima persona sul conflitto.
http://servizi.repubblica.it/forum/kosovo/x990708202003.html
>è che l'Europa dell'est si allei con la
> >Mitteleuropa formano un mercato di seicento milioni di persone ricco di
> >materie prime e tecnologia e capitali. Se questo grande spazio economico
> >e politico si formasse avremmo la protezione dell'arsenale militare
> >ex-sovietico
>
> La protezione dell'arsenale ex sovietico? Dico, ma lo sai in che condizioni
> si trova il tuo caro arsenale ex sovietico? E poi dove hai sognato che la
> Russia abbia intenzione di unirsi alla tua cosiddetta Mitteleuropa?
>
Sinceramente lo spero.
Potrebbe essere una soluzione allo spadroneggiare degli usa. lo dico e lo penso.
una europa unita puo' avere un ruolo decisivo.
unita POLITICAMENTE, non solo economicamente.
Ti ricordi la CED? sai che la UEO sta per chiudere i battenti.
io, non ne ho le prove, ora, ma penso che sia per opera USA e GB che questa
organizzazione perderà il suo ruolo. E spero questo non accada.
> >PERCHE' GLI USA VOGLIONO SI UN EUROPA ECONOMICAMENTE FORTE MA
> >POLITICAMENTE DEBOLE E MILITARMENTE RIDICOLA. CONTRO LA MINACCIA DI UN
> CONTINENTE UNITO SONO GIA ENTRATI IN GUERRA DUE VOLTE CONTRO DI NOI IN
> QUESTO SECOLO.
Ritengo che quanto qui detto da Leonini sia vero in parte.
Gli usa OGGI non vogliono concorrenti, un'europa unita è un concorrente.
Anzi, non vogliono nemmeno un'europa economicamente forte... questo leonini non
lo dice.
> > E la cui strategia geopolitica attuale è nettamente in favore
> >dell'imperialismo turanico volto in funzione antieuropea.
>
> Scusa ma se la Turchia è antieuropea perché ha presentato richiesta di
> entrare a far parte dell'Ue? Ah no, non rispondermi, ci arrivo da solo: per
> distruggere l'Unione europea dal suo interno! Diabolici questi mussulmani!
>
Come ti dicevo prima la turchia non è pronta per la UE.
NON deve entrare, finchè non cambia la situazione dei diritti umani, primo tra
tutti il caso curdo.
In ogni caso io ho sempre sostenuto la causa della Repubblica Turca di Cipro del
Nord, che, come daltronde ache Dini ha riconosciuto, ha pari dignità
internazionali alla Repubblica di Cipro (Ovest)
Non ce l'ho con i turchi quindi, ma mi spaventa il loro modo di fare, il loro
nazionalismo storico mai sopito, il panturanismo... etc..
> > E'QUESTO L'OBIETTIVO DELLA GUERRA UMANITARIA.
> > E l'unica speranza è che dal nazionalismo serbo-russo-ortodosso possa
> >nascere una ribellione che spezzi i piani degli "eletti" e restuisca
> >agli europei l'orgoglio di essere un popolo.E allora ci riprenderemo
> >anche il Kossovo.
L'europa, lo credo veramente, deve essere unita.
Con gli Albanesi, con i Serbi, con gli Ungheresi, i RUSSI.
Dobbiamo ristabilire un equilibrio, ma dobbiamo farlo noi, prima che sia tardi.
Da un punto di vista politico, economico, sociale e CULTURALE.
L'europa HA una cultura, HA una storia, HA delle basi che gli usa non hanno.
Questo, temo, gli usa vogliano inpedire, la rinascita politico-culturale di un
continente che ha ancora tanto da dire e che ha la possibilità di mettere pace e
giustizia in questo mondo.
Questo è quanto.
Aspetto notizie.
Grazie.
LELE
PS
Fammi sapere come ti è andata con Naomi...
Dimenticavo un'altra osservazione:
>Come ti dicevo prima la turchia non è pronta per la UE.
>NON deve entrare, finchè non cambia la situazione dei diritti umani, primo
tra
>tutti il caso curdo.
Sul fatto che in Turchia i diritti umani non siano rispettati non discuto.
Mi chiedo però come tu possa tranquillamente sorvolare sul fatto che neanche
in Serbia i diritti umani godano poi di grande rispetto. Come mai non hai
dubbi a considerare i serbi cittadini dell'Europa e i turchi no? Lo sai cosa
ha fatto in questi ultimi due anni il regime di Milosevic, no?
Alessandro
>in un momento in cui avremmo dovuto risvegliare l'Europa con la
>E maiuscola ed intervenire NOI tramite la UEO, previa autorizzazione
dell'ONU,
>in un conflitto che era EUROPEO, un conlitto STORICO che NOI EUROPEI
>dovevamo risolvere, nella pace e non nel sangue, non con le bombe
L'operazione Pellicano in Albania venne organizzata dall'Ueo senza la
partecipazione americana, attraverso un contingente di pace eslcusivamente
europeo. NEANCHE IN QUEL CASO PERO' VENNE CHIESTA ALCUNA AUTORIZZAZIONE
ALL'ONU. Fu errato anche quell'intervento?
Quanto alle bombe, se ne è discusso a lungo su questo ng. Ma ancora oggi
nessuno è riuscito a spiegare come si sarebbe potuto fermare il massacro
(1.500 morti e diecimila profughi nel solo 1998 secondo fonti Onu, ben prima
quindi dell'intervento Nato) senza agire militarmente.
>Interessante questo fatto che tra i giannizzeri ci fossero anche serbi
>cattolici. non lo sapevo. mi fa piacere in ogni caso che ci sia qualcuno
qui che
>conosca un po' di storia.
>ma in merito a questo fatto dei sebi tra i giannizzeri voglio controllare,
hai
>prove? mi citi qualche cosa? mi farebbe piacere.
"les janissaires (yeni ceri: le nouveau soldat) sont recrutés dans la
population chrétienne de l'Empire e des Balcans en particuliers par le
système du devsirme, qui consiste à enlever à leurs parents de jeunes
garçons, ensuite elevés et attachés ai service du sultan. Certains enfants
du devsirme ont un destin civil e deviennent haut functionnaires; le plus
nombreux sont les futurs fantassins..."
Il passo che ho citato viene da J. P Blois, Le guerres en europe: 1494-1792.
Altre notizie le riporta A. Corvisier, Dictionnaire d'art et d'histoire
militaire, mentre qualcosa (anche se di meno approfondito) può essere
trovato in F. Cardini, Quella antica festa crudele.
L'elenco riguarda i libri in mio possesso ma credo che qualsiasi testo di
storia militare sufficientemente curato ti fornirà le conferme che cerchi.
>Tornando al punto, non mi piace il ruolo che sta avendo la turchia e il
>nazionalismo turco in europa e in questo conflitto in particolare.
>i turchi, a mio modesto parere, non sono ancora pronti per entrare in
europa.
>non conoscono il diritto, e se lo conoscono non lo rispettano.
>il loro attegiamento verso i curdi ne è prova.
A parte il fatto che c'è i baschi, i còrsi e gli altoatesini potrebbero
muovere considerazioni più o meno simili a Spagna, Francia e Italia, non
vedo proprio quale ruolo abbia avuto il nazionalismo turco in questo
conflitto. Tu sei il primo che, dopo mesi di discussioni in questo ng, tira
in ballo la Turchia.
Che l'Albania abbia sostenuto e continui a sostenere l'Uck (fornendo armi e
basi logistiche) non è un mistero, così come non è un mistero che le
comunità albanesi di mezza Europa raccolgano da tempo denaro (più o meno
pulito) per i guerriglieri kosovari. Ma i turchi? Sono curioso: spiegami un
po' quale ruolo avrebbe avuto il nazionalismo turco?
>Sinceramente lo spero.
>Potrebbe essere una soluzione allo spadroneggiare degli usa. lo dico e lo
penso.
Ne dubito fortemente, almeno viste le condizioni in cui si trova adesso. E
in ogni caso, mi pare che i paesi europei della Nato siano assolutamente
contenti di quello che tu definisci lo "spadroneggiare" degli Usa. Non mi
pare che abbiano morso il freno quando gli americani hanno proposto di
intervenire in Kosovo. Né mi pare che gli europei abbiano detto: "No grazie,
il vostro aiuto non ci serve: facciamo da soli".
>Ti ricordi la CED? sai che la UEO sta per chiudere i battenti.
>io, non ne ho le prove, ora, ma penso che sia per opera USA e GB che questa
>organizzazione perderà il suo ruolo. E spero questo non accada.
La Ced me la ricordo eccome. E ti ricordo che quell'esperimento fallì non
per colpa degli americani o degli inglesi, ma per colpa dei francesi, che
non vollero accettare l'idea che nell'organizzazione entrasse a far parte la
Germania occidentale (anticipo la tua richiesta di fonti: L. Sebesta,
L'Europa indifesa: sistema di sicurezza atlantico e caso italiano; R.
Crockatt, Cinquant'anni di guerra fredda). Quanto alla Ueo, non sta per
chiudere i battenti: semplicemente, si sta cercando di dare vita a
un'organizzazione più efficiente di ciò che era la Ueo, un progetto politico
nato praticamente già morto.
>Ritengo che quanto qui detto da Leonini sia vero in parte.
>Gli usa OGGI non vogliono concorrenti, un'europa unita è un concorrente.
>Anzi, non vogliono nemmeno un'europa economicamente forte... questo leonini
non
>lo dice.
La verità invece è diametralmente opposta. Sin dal momento in cui De Gasperi
e Adenauer lanciarono l'idea della Ced, gli Usa adottarono nei confronti di
qualsiasi iniziativa volta a creare una maggiore integrazione
politico-militare tra i paesi europeri un atteggiamento non solo benevolo,
ma addirittura di incoraggiamento. Tanto è vero che il fallimento della Ced
fu accolto con grande dispiacere a Washington.
Ecco: credo che il caso della Ced sia l'opportunità migliore per dimostrare
quanto tu sia distante dalla realtà. Gli americani "sponsorizzarono" e
sostennero il progetto italo-tedesco della Ced perché un'Europa più forte
politicamente e militarmente rappresentava un vantaggio - anziché uno
svantaggio - per gli Usa. Il motivo è presto detto: nel 1950 uno studio di
un comitato di esperti della Nato aveva fissato i programmi di riarmo
dell'Alleanza per i cinque anni successivi. Il documento aveva calcolato che
l'Urss (allora il Patto di Varsavia ancora non era nato) poteva schierare
fin dal primo giorno di guerra 175 divisioni attive, per contrastare le
quali la Nato avrebbe dovuto schierare 84 divisioni: e questa cifra era
l'obiettivo che lo studio fissava per il 1954: entro quella data i paesi
dell'Alleanza avrebbero dovuto costituire 84 divisioni, suddivise equamente
tra i vari stati. Neanche un anno dopo, tuttavia, gli Usa capirono che gli
europei non sarebbero stati mai in grado di rispettare quell'impegno,
soprattutto a causa dell'enorme onere economico che quel programma di riarmo
richiedeva. Fu a partire da allora che negli ambienti politici americani si
fece strada la convinzione che solo un'Europa unita avrebbe potuto
condividere equamente con gli americani il peso dello sforzo militare
(economico e materiale) che la guerra fredda richiedeva.
La simpatia con cui gli americani guardarono alla proposta della Ced nasceva
proprio da questo: la Germania, lasciata al di fuori della Nato fino alla
metà degli anni '50, avrebbe potuto grazie alla Ced fornire il proprio
contributo alla difesa europea, con un numero divisioni decisamente
rilevante. Il fallimento della Ced (lo ripeto, a causa del veto francese)
convinse gli americani a diventare parte attiva del processo di unificazione
europeo. Dopo il Trattato di Roma del 1960, George Ball (segretario di stato
per gli affari esteri nell'amministrazione Kennedy e in quella Johnson)
compì una lunga serie di visite nei paesi europei (e in Francia in
particolare) allo scopo di convincere l'Europa a migliorare la sua
integrazione politica e militare. Ecco che cosa scrisse Ball a tal
proposito: "L'appoggio americano all'unità europea non è mai derivato - come
suggeriscono alcuni critici - solo dalla semplicistica convinzione che
l'Europa possa, o debba, ripetere pedissequamente la nostra esperienza
federalista. Chiunque stabilisca un'analogia tra i frazionati stati
americani del 1780 e l'Europa degli anni '60 rivela solo la sua poca
conoscenza della storia e la sua scarsa comprensione del mondo moderno.
Avevamo ragioni ben più fondate di una artificiosa analogia storica per
appoggiare il coraggioso cammino dell'Europa verso l'unità, e non solo
ragioni dettate da benevolenza o compassione ma da rigorose considerazioni
di interesse nazionale. Eravamo fermamente convinti che un'Europa unita
sarebbe stata più forte... riunendo le forze e i talenti di un gran numero
di paesi essa avrebbe potuto assumersi parte dell'onere della sua difesa e
del suo sviluppo economico, sostenuto fino allora in ampia misura dagli
Stati Uniti" (il passo è tratto dalle memorie di George Ball, Anatomia del
potere: la politica estera americana dal '45 a oggi, Mondadori 1968; cito la
data perché è importante).
Spero che la sostanza della questione sia evidente. Gli Usa non hanno mai
sabotato il processo europeo (che anzi è stato spesso rallentato da alcuni
paesi europei, per esempio la Francia di De Gaulle), ma anzi lo hanno
incoraggiato; non per afulgida generosità ma per i propri interessi (ogni
paese di questo mondo difende i propri interessi!): un'Europa unita avrebbe
potuto partecipare più attivamente alla difesa del Continente sollevando gli
Usa da parte dell'enorme sforzo economico sostenuto.
Anche sui timori con cui oltreoceano si guarda alla nascita del mercato
comune europeo avrei parecchio da eccepire. Perché ci si dimentica che il
mercato mericano è un mercato aperto, improntato alle teroie del liberismo
economico e della libera circolazione dei beni. Gli statunitensi hanno paura
dei mercati chiusi, che rifiutano la competizione interna ma invadono gli
Usa con i loro prodotti (ogni riferimento al Giappone è puramente voluto).
Il mercato unico europeo invece è un mercato aperto, improntato - in base
agli articoli sulla libera concorrenza del Trattato di Roma - agli stessi
criteri di libera circolazione dei beni del mercato americano. In altre
parole, gli Usa guardano all'Europa come a una sfidante che si appresta a
competere con gli americani ad armi pari: ci sono stati screzi in alcune
occasioni (dalla guerra delle banane al botta e risposta Ue-Usa a proposito
della fusione delle due principali aziende americane del settore
aeronautico) ma in linea di principio la competizione economica tra i due
continenti avverrà in base alle leggi del libero mercato e della
concorrenza: e a vincere sarà chi saprà competere meglio.
>Come ti dicevo prima la turchia non è pronta per la UE.
>NON deve entrare, finchè non cambia la situazione dei diritti umani, primo
tra
>tutti il caso curdo.
Su questo sono d'accordo. Ma la richiesta della Turchia dimostra come
Istanbul guardi all'Europa con occhi ben diversi da quelli che credi.
>Non ce l'ho con i turchi quindi, ma mi spaventa il loro modo di fare, il
loro
>nazionalismo storico mai sopito, il panturanismo... etc..
Francamente, più che il loro nazionalismo mi spaventa l'ascesa
dell'integralismo islamico in quel paese. Ma in quanto a integralismo ci
sono altri stati del Mediterraneo dove la minaccia è decisamente più forte.
E poi, se proprio vogliamo parlare dei paesi dove il nazionalismo è
particolarmente forte, vediamo di non dimenticarci dei nostri cugini
francesi: ti ricordono che oltralpe credono ancora di essere ai tempi di
Napoleone o di Luigi XIV. E un certo generale di nome Charles De Gaulle non
è morto molto tempo fa...
Alessandro
Parla per te stesso, che e' molto meglio :)
> Avesse sprecato una parola per quanto mostrato in questa mail.
Sinceramente quella mail non si capiva un tubo. Se la riscrivessi meglio
divindendo cio che e' tuo da quello che e' degli altri forse ti
risponderei.
>Ma non gli cambierà la testa, un arrogante resta un arrogante, perchè è
>arrogante.
Preferisco essere arrogante che essere come te :)
> E l'ignoranza è un gran brutto male.
Purtroppo hai proprio ragione.
-Stefano
Vado a rispondere a quanto da me argomentato e da te contestato.
Alessandro Santoro wrote:
> Emanuele Galloni ha scritto nel messaggio <37871325...@it.tc>...
>
>
> L'operazione Pellicano in Albania venne organizzata dall'Ueo senza la
> partecipazione americana, attraverso un contingente di pace eslcusivamente
> europeo. NEANCHE IN QUEL CASO PERO' VENNE CHIESTA ALCUNA AUTORIZZAZIONE
> ALL'ONU. Fu errato anche quell'intervento?
>
No, quell'intervento non fu errato perchè il diritto internazionale prevede che
se un intervento è avvallato dal governo legittimo dello stato in questione, non
sussiste illecito.
Non è stata violata la sovranità territoriale.
L' operazione fu autorizzata dal governo albanese, in questo caso l'autorizione
onu non è necessaria.
Hai dato un'occhiata alle motivazioni giuridiche che ho fornito a De Cesari
sull'intervento NATO in Cosovo?
Nessuno ha aggiunto niente (tranne te). Una ragione ci sarà.
Ma se ho sbagliato, lo ripeto, correggetemi.
Sono fresco di studi in materia e penso di sapere ciò che dico.
> Quanto alle bombe, se ne è discusso a lungo su questo ng. Ma ancora oggi
> nessuno è riuscito a spiegare come si sarebbe potuto fermare il massacro
> (1.500 morti e diecimila profughi nel solo 1998 secondo fonti Onu, ben prima
> quindi dell'intervento Nato) senza agire militarmente.
>
Su questo non posso obiettare del tutto.
Tuttavia avrei tentato nuove mediazioni, e comunque non mi sarei mosso senza
autorizzazione onu.
> >Interessante questo fatto che tra i giannizzeri ci fossero anche serbi
> >cattolici.
> >ma in merito a questo fatto dei sebi tra i giannizzeri voglio controllare,
> hai
> >prove? mi citi qualche cosa? mi farebbe piacere.
>
> "les janissaires (yeni ceri: le nouveau soldat) sont recrutés dans la
>
Grazie, ne parlerò oggi con il mio gruppo.
>A parte il fatto che c'è i baschi, i còrsi e gli altoatesini potrebbero
> muovere considerazioni più o meno simili a Spagna, Francia e Italia, (...)
Non stiamo discutendo su questo.. ci sarebbe troppo da dire... limitiamo
l'argomento.
> non
> vedo proprio quale ruolo abbia avuto il nazionalismo turco in questo
> conflitto. Tu sei il primo che, dopo mesi di discussioni in questo ng, tira
> in ballo la Turchia.
Ti prego di andarti a guardare quella citazione che ti avevo dato, l'ho trovata
sul sito di repubblica, in ogni caso cercherò di darti fra breve prove più
valide di ciò che dico.
Abbi pazienza.
> >Sinceramente lo spero.
> >Potrebbe essere una soluzione allo spadroneggiare degli usa. lo dico e lo
> penso.
>
> Ne dubito fortemente, almeno viste le condizioni in cui si trova adesso. E
> in ogni caso, mi pare che i paesi europei della Nato siano assolutamente
> contenti di quello che tu definisci lo "spadroneggiare" degli Usa.
E' questo il vero problema Alessandro.
E' facile adagiarsi su di una situazione dxel genere. Ma è proprio questo che
dobbiamo evitare, più in basso arriverò al punto.
> La Ced me la ricordo eccome. E ti ricordo che quell'esperimento fallì non
> per colpa degli americani o degli inglesi, ma per colpa dei francesi, che
> non vollero accettare l'idea che nell'organizzazione entrasse a far parte la
> Germania occidentale (anticipo la tua richiesta di fonti: L. Sebesta,
> L'Europa indifesa: sistema di sicurezza atlantico e caso italiano; R.
> Crockatt, Cinquant'anni di guerra fredda).
Non ho bisogno di fonti per la Ced, so bene che fu fatta fallire dai francesi,
tra l'altro, oltre a causa delle ragioni che hai elencato anche per ragioni di
politica interna.
Ti ho ricordato la ced solo per ricordarti un nostro fallimento europeo, una
occasione mancata.
> Quanto alla Ueo, non sta per
> chiudere i battenti: semplicemente, si sta cercando di dare vita a
> un'organizzazione più efficiente
Vedremo, spero vivamente che sia come tu prospetti.
> La verità invece è diametralmente opposta. Sin dal momento in cui De Gasperi
> e Adenauer lanciarono l'idea della Ced, gli Usa adottarono nei confronti di
> qualsiasi iniziativa volta a creare una maggiore integrazione
> politico-militare tra i paesi europeri un atteggiamento non solo benevolo,
> ma addirittura di incoraggiamento. Tanto è vero che il fallimento della Ced
> fu accolto con grande dispiacere a Washington.
>
Tutto quel che dici è vero, ma dimentichi che in quel momento Washington aveva
bisogno di una ced, aveva bisogno di una europa unita e forte dal punto di vista
militare che si opponesse all'URSS e al mondo sovietico.
Più volte anzi gli usa hanno cercato in seguito un disimpegno da un punto di
vista delle difese strategiche, tentando anzi di far si che un ipotetico
conflitto est ovest fosse limitato, almeno in principio, al solo teatro europeo.
Il discorso si fa complesso e tiriamo in ballo molte cose, mi piacerebbe poter
fare un dibattito vero e approfodito a voce sull'argomento, che merita.
In ogni caso, in breve, questo per spiegarti il mio pensiero:
finito il confronto politico est ovest mondo libero/comunismo gli usa non
vogliono più un europa forte, vogliono un mondo unipolare, un'unica potenza
solitaria.Anche sui timori con cui oltreoceano si guarda alla nascita del
mercato
> (dalla guerra delle banane al botta e risposta Ue-Usa a proposito
> della fusione delle due principali aziende americane del settore
> aeronautico) ma in linea di principio la competizione economica tra i due
> continenti avverrà in base alle leggi del libero mercato e della
> concorrenza: e a vincere sarà chi saprà competere meglio.
>
Ma comunque gli usa avvertono il pericolo economico UE, esempio ottimo la guerra
delle banane e i povvedimenti dell'unione che favoriscono i prodotti provenienti
dai paesi ACP
> >Come ti dicevo prima la turchia non è pronta per la UE.
> >NON deve entrare, finchè non cambia la situazione dei diritti umani, primo
> tra
> >tutti il caso curdo.
>
> Su questo sono d'accordo. Ma la richiesta della Turchia dimostra come
> Istanbul guardi all'Europa con occhi ben diversi da quelli che credi.
>
Ragioni prettamente economiche, per loro è molto più conveniente essere nella ue
che non esserci.
> Francamente, più che il loro nazionalismo mi spaventa l'ascesa
> dell'integralismo islamico in quel paese.
Che comunque c'è e resterà.
> Ma in quanto a integralismo ci
> sono altri stati del Mediterraneo dove la minaccia è decisamente più forte.
> E poi, se proprio vogliamo parlare dei paesi dove il nazionalismo è
> particolarmente forte, vediamo di non dimenticarci dei nostri cugini
> francesi:
Hai il viziaccio di chi ha passione per la storia, allargare un po' troppo i
confini del discorso.
Non sono mai stato troppo filofrancese, ma tra fondamentalismo turco-musulmano e
sciovinismo francese sopporto più volentieri quest'ultimo.
Lo so, è difficile dimenticarsi di Mururoa, ma oggi il problema più vicino è un
altro.
Questo è quello che sento.
Un po' troppo brevemente forse, ma devo scappare.
Alla prossima.
Lele
Era quella la parte scritta da lui?
Allora magari gli rispondo anche io usando il tuo post per capire cosa
ha scritto.
> Emanuele Galloni ha scritto nel messaggio <37859E60...@it.tc>...
>
>> Come premessa voglio solo ricordare che secondo la FAO sono mezzo
>>milione i bambini iracheni morti di fame a causa dell'assedio economico
>>americano,deciso da Bush e Clinton per distruggere quel paese.
Come Alessandro ti chiedo le fonti di tali informazioni.
Altrimenti sono solo illazioni senza alcun valore.
>> Se gli americani hanno scelto gli albanesi mussulmani come alleati è
>>proprio per questo,perchè come irriducibili nemici dell'Europa e servi
>>della Turchia sono gli alleati più sicuri nella guerra contro di noi.
Sinceramente non li hanno mai scelti come alleati. Se hai qualche
documento che comprovi questa allenza faresti gradito aiuto se lo
mostrassi. Altrimenti restano solo illazioni.
(anche in virtu' del fatto che l'Albania e' stata per tanto tempo sotto
l'Italia e sotto l'Italia ha prosperato. E con essa abbiamo grandi
legami storici. Giusto per mostrare come fanno la "guerra contro di
noi")
>>Ciò che più temono gli USurai
Almeno usi qualche slogan diverso dal solito :)
>>è che l'Europa dell'est si allei con la
>>Mitteleuropa formano un mercato di seicento milioni di persone ricco di
>>materie prime e tecnologia e capitali. Se questo grande spazio economico
>>e politico si formasse avremmo la protezione dell'arsenale militare
>>ex-sovietico
Protezione dell'arsenale ex-sovietico? Sara' ma io ricordo il ricatto
della Ucraina per aiuti monetari per lo smantellamento dell'arsenale
nucleare russo presente sul suo territorio.
Quanto poi all'arsenale russo, quello che c'era e' stato quasi per
intero ritirato. C'e' quel poco che hanno gli stati per loto
(acquistandolo dai russi a caro prezzo)
>>PERCHE' GLI USA VOGLIONO SI UN EUROPA ECONOMICAMENTE FORTE MA
>>POLITICAMENTE DEBOLE E MILITARMENTE RIDICOLA. CONTRO LA MINACCIA DI UN
>>CONTINENTE UNITO SONO GIA ENTRATI IN GUERRA DUE VOLTE CONTRO DI NOI IN
>>QUESTO SECOLO.
Certo.... Certo... E bisognerebbe pure rispondere a simili idiozie?
Credo che Alessandro a riguardo di queste idiozie ti abbia gia'
risposto.
>>La manipolazione della storia è a tuttoggi l'arma
>>principale per il dominio sulle coscienze.
E tu sei il personaggio principale che tenta di manipolare la storia per
come e' realmente :)
>>E la cui strategia geopolitica attuale è nettamente in favore
>>dell'imperialismo turanico volto in funzione antieuropea.
Sicuramente :) Infatti vedi come la Turchia e' intervenuta im Kosovo
con una forza di ben, udite udite, 700 soldati!!! :)
Almeno la Russia ne ha 3500 :)
E questo alla faccia del favore dell'imperialismo turanico ;)
>>Grazie all'American
>>way of life il tasso di natalità è così basso che tra cinquant'anni i
>>figli saranno turchi o nordafricani,noi semplicemente saremo
>>minoranza,COME SERBI IN KOSSOVO,COME CRISTIANI IN LIBANO.
Ah! E' colpa degli americani se il tasso di natalita' e' basso? :)
Non e' colpa del fatto che oramai le persone hanno preso coscienza del
fatto che far nascere dei bambini e' un impegno nei loro confronti.
Che oramai non ci sono piu' le possibilita' per le famiglie con 8 figli
come vi erano solo all'inizio di questo secolo.
Ma no! E' colpa degli americani :)
>>E'QUESTO L'OBIETTIVO DELLA GUERRA UMANITARIA.
Certo :) Certo :)
Se poi lo dici tu come non si puo' non crederti ;) :)
>>E l'unica speranza è che dal nazionalismo serbo-russo-ortodosso possa
>>nascere una ribellione che spezzi i piani degli "eletti" e restuisca
>>agli europei l'orgoglio di essere un popolo.E allora ci riprenderemo
>>anche il Kossovo.
Giusto! Che la Russia torni al comunismo e che lanci i sui missiloni per
far vedere all'europa amerikana che oramai si e' stufata e che ora non
skerza piu' :)))
E ci liberera' facendoci rinascere come una nuova Europa dalle ceneri
radioattive come l'araba fenice ;) :) (Alessandro, dici che grazie
ceneri radioattive rinascerebbe piu' forte di prima, piu' "energetica"?
:) )
-Stefano
Il diritto internazionale prevede anche che nessuno possa reclamare il
diritto di sovranita' nazionale nel caso di violazione dei diritti
umani.
Dice anche questo il diritto internazionale.
> Hai dato un'occhiata alle motivazioni giuridiche che ho fornito a De Cesari
> sull'intervento NATO in Cosovo?
> Nessuno ha aggiunto niente (tranne te). Una ragione ci sarà.
Cosa dovevano aggiungere?
>Tuttavia avrei tentato nuove mediazioni, e comunque non mi sarei mosso senza
>autorizzazione onu.
Non e' necessaria l'autorizzazione ONU. Rileggi la Carta delle NU.
-Stefano
> Il diritto internazionale prevede anche che nessuno possa reclamare il
> diritto di sovranita' nazionale nel caso di violazione dei diritti
> umani.
> Dice anche questo il diritto internazionale.
Non c'era una, dico una, prova di violazione dei diritti umani prima dell'inizio
dell'attacco nato.
e ancora oggi non ci sono prove sufficenti per stabilire che ci siano stati morti tra
i civili (quindi non appartenenti all'uck) prima dell'inizio dell'attacco nato.
sottolineo il concetto di fondamentale importanza: morti civili (non dell'uck) prima
dell'inizio dell'attacco.
tutti, dico tutti, hannon sostenuto che la maggior parte ( se non tutte ) delle
violazioni sono state compiute da milosevic e compagni dopo l'inizio del
bombardamento, come rappresaglia, come barbarie, quello che ti pare a te, non difendo
questo massacro, difendo il concetto del diritto.
Comunque anche ciň che dici in merito al diritto internazionale č un concetto alquanto
controverso che addirittura la maggiorparte dei giuristi, e la cig, non ritengono
applicabile.
e comunque non lo č in questo caso, riguardati il concetto di "dominio riservato" e
tutto il resto. se vuoi continuare con queste ipocrisie, domani stesso prendo un mitra
in mano, tu mi accompagni perň, andiamo in tibet (cina) e cominciamo a far rispettare
i diritti umani a tutti i musi gialli, poi torniamo e andiamo in turchia, facciamo un
salto anche, non so, in marocco, arabia saudita... hai tempo per arti un giretto de
cesari?
De Cesari, sei una delusione.
Il problema č che non vuoi capire che qui non si tratta di chi č piů bravo tra me e
te, chi si č studiato meglio la carta dell'onu.
č il metodo che contesto.
> >Tuttavia avrei tentato nuove mediazioni, e comunque non mi sarei mosso senza
> >autorizzazione onu.
>
> Non e' necessaria l'autorizzazione ONU. Rileggi la Carta delle NU.
Rileggila tu, bischero.
Rileggila con attenzione.
E ricordati, la Nato non č una organizzazione internazionale a carattere regionale, č
una alleanza difensiva che rientra nel concetto, anch'esso presente nella carta, di
autotutela collettiva.
Ci voleva quella cavolo di autorizzazione, e oggi tutti, pure il tuo partito, č
d'accordo nel dire che gli usa hanno ucciso l'onu e la consiglio di sicurezza, ormai
ridotto a un relitto dela guerra fredda, inutile ostacolo al loro ruolo di poliziotti
del mondo.
w l'ombrello usa!
vostro, lele
ps
peace!
> >>è che l'Europa dell'est si allei con la
> >>Mitteleuropa formano un mercato di seicento milioni di persone ricco di
> >>materie prime e tecnologia e capitali. Se questo grande spazio economico
> >>e politico si formasse avremmo la protezione dell'arsenale militare
> >>ex-sovietico
>
> Protezione dell'arsenale ex-sovietico? Sara' ma io ricordo il ricatto
> della Ucraina per aiuti monetari per lo smantellamento dell'arsenale
> nucleare russo presente sul suo territorio.
> Quanto poi all'arsenale russo, quello che c'era e' stato quasi per
> intero ritirato. C'e' quel poco che hanno gli stati per loto
> (acquistandolo dai russi a caro prezzo)
>
In territorio Russo (federazione russa) ci sonon ancora la bellezza (o
mostruiosità) di 20.000 ordigni nucleari (con vettore) tra armi strategiche e
tattiche.
> >>PERCHE' GLI USA VOGLIONO SI UN EUROPA ECONOMICAMENTE FORTE MA
> >>POLITICAMENTE DEBOLE E MILITARMENTE RIDICOLA. CONTRO LA MINACCIA DI UN
> >>CONTINENTE UNITO SONO GIA ENTRATI IN GUERRA DUE VOLTE CONTRO DI NOI IN
> >>QUESTO SECOLO.
>
> Certo.... Certo... E bisognerebbe pure rispondere a simili idiozie?
>
No, questa in effetti è in parte una bojata ma, ripeto, l'ho riportata per
intero.
quello che credo veramente è che gli usa non vogliono concorrenti di pari
levatura sia da un punto di vista economico, sia da un punto di vista
politico, sia da un punto di vista militare.
soprattutto politico e militare.
di questo ne sono convinto. ora puoi sparare a zero.
> >>La manipolazione della storia è a tuttoggi l'arma
> >>principale per il dominio sulle coscienze.
>
> E tu sei il personaggio principale che tenta di manipolare la storia per
> come e' realmente :)
>
E' facile manovrare la storia se ci sono tipi come te che non la conoscono e
si lasciano indottrinare dal primo venuto, peccato che quel primo non sia
stato io, magari ti raccontavo qualcosa di vero... :)-
> >>E l'unica speranza è che dal nazionalismo serbo-russo-ortodosso possa
> >>nascere una ribellione che spezzi i piani degli "eletti" e restuisca
> >>agli europei l'orgoglio di essere un popolo.E allora ci riprenderemo
> >>anche il Kossovo.
>
> Giusto! Che la Russia torni al comunismo e che lanci i sui missiloni per
> far vedere all'europa amerikana che oramai si e' stufata e che ora non
> skerza piu' :)))
Vedi che sei proprio bischero, non è colpa mia, sei tu che sei dialetticamente
capace solo di controbattere senza fermarti 5 minuti e riflettere su di un
concetto e vedere se è possibile capire il punto di vista dell'altro....
DDIIIIOOOO!
intollerante che non sei altro.
io non voglio che torni il comunismo, parlo di un'europa integrata,
politicamente unita, in un mercato unico, con una moneta unica, capace di
controbilanciare lo strapotere di una nazione come gli usa che si sono
abituati dopo 50 anni a rappresentare il cosidetto mondo libero che ci hanno
preso troppo gusto e ora, che sono soli, che non hanno pari, sono convinti di
poter farle loro le regole, creando precedenti di violazioni del diritto
internazionale, arrogandosi il diritto di intervenire ogni qualvolta che c'è
una controversia internazionale, di intervenire con i suoi eserciti,
decidendo, spartendo,.....
questo intendo de cesari.
ti prego, bando alla retorica, rileggiti questo paragrafo e poi mi rispondi.
ok? :)
Grazie.
LELE
>finito il confronto politico est ovest mondo libero/comunismo gli usa non
>vogliono più un europa forte, vogliono un mondo unipolare, un'unica potenza
>solitaria.Anche sui timori con cui oltreoceano si guarda alla nascita del
>mercato
Questo è quello che credi tu. In realtà, anche in uno scenario profondamente
mutato come quello di oggi, gli Usa guardano all'unità europea esattamente
con gli stessi occhi. E questo per un motivo estremamente semplice: perché
ancora oggi gli Usa spendono per la difesa del mondo occidentale più di
quanto facciano gli europei nel loro complesso.
A conferma di quanto asserisco ti allego un documento: è
l'abstract di uno studio condotto nel 1996 dalla Rand corporation, un
istituto governativo di studi politici e militari che opera spesso per il
Pentagono. Il titolo dello studio è "Rebuilding the team: how to get allies
to do more in defense of common interests", ossia "Riorganizzare la squadra:
come fare in modo che gli alleati facciano di più per difendere gli
interessi in comune". Se conosci l'inglese, ti sarà facile scoprire come lo
studio (datato 1996, lo sottolineo ancora) parta esattamente dalle stesse
considerazioni che George Ball faceva nel '68.
----------
Rebuilding the Team: How to Get Allies to Do More in Defense of Common
Interests
David C. Gompert and Richard L. Kugler
If a future crisis requires that a force be sent to defend Middle East oil
supplies, as happened in 1990, the responsibility and risk will again fall
almost entirely upon the United States, even though wealthy U.S. allies are
more dependent on the oil. Because only the United States currently
maintains the capability to defend common interests most likely to be
threatened, the burden of defense--in the Persian Gulf and elsewhere--now
rests more heavily on American shoulders than it did during the Cold War.
The review of U.S. defense strategy that will follow the upcoming
presidential election provides a chance to begin rectifying this inequity.
To do so, the United States will have to be willing to rely on its allies,
and the allies will have to accept more responsibility and earn the
confidence of the United States.
The United States and its allies currently have no strategic understanding
that common interests should be defended jointly. Despite commonplace
rhetoric about the need for "U.S.-led coalitions" to respond to
international security crises, not to mention actual experiences in the Gulf
War and in Bosnia, current U.S. defense strategy, plans, and preparations
are essentially unilateral. At the same time, U.S. allies maintain forces
more suitable for resisting invasion of their homelands than for projecting
power outward. Consequently, we run the risk of weakening public support for
maintaining and using America's formidable military capabilities unless
wealthy U.S. allies bear more of the burden.
For military, economic, and political reasons, U.S. strategy must make room
for U.S. allies, and the allies must step up to their responsibilities. The
issue, in our view, is not whether this should be done but how.
The Benefits of Having Allies by Our Side
The United States and its NATO allies relied crucially on each other during
the Cold War. The United States did not have sufficient forces to stop a
Soviet offensive independently, and it naturally expected West Europeans to
join in defending their own territory. Because coalition military action was
imperative and expected, defense preparations were likewise multilateral,
notably in NATO.
Today, in contrast, the principal American allies do not figure in the U.S.
defense plan, even though they have economic resources on a par with those
of the United States and an equal stake in strategically important regions,
especially Eastern Europe and the greater Middle East. Why do we not rely on
them as we once did?
One simple reason is the widely held belief that the United States can and
therefore should maintain the means to protect its interests independently,
whether or not others share those interests. In other words, if we need not
depend on others, we should not. To be sure, we would ask our main allies to
pitch in if common interests are threatened. But, the argument goes, we
should maintain sufficient forces to succeed on our own, since we cannot be
absolutely sure of even our closest friends at the moment of truth. And even
if key allies marshalled the will, and some forces, to join in a military
coalition, we cannot afford to risk the degradation in effectiveness that
genuine multilateral operations might cause.
The problem with such reasoning is that it invites our rich friends who
share our interests to take a free ride. Moreover, as long as we choose not
to depend on allies, we will fail to make the joint preparations needed to
ensure effective coalition operations.[1]
What if the United States could gain confidence in the capability and intent
of its allies to participate effectively in the defense of shared interests?
In that case, depending on them more than we do would produce important
benefits:
Greater equity: The risks and costs of defense, in dollars or in casualties,
would be shared more fairly.
Stronger political support: There would be less danger that in some future
crisis the Congress and public would decline to support American military
action because of a lack of proportionate allied participation.
Better strategy: The United States would be better able to leverage its
military resources to protect its global interests and to respond to the
wide range of crises that could crop up in the new international security
environment.
Less risk: If a major conflict proved to be more demanding than expected,
the United States and its allies together would be able to muster more total
forces and staying power than would the United States alone, barring a
massive call-up of reserves, resumption of the draft, or other extraordinary
measures.[2]
More economical: The United States could free up resources to modernize its
forces without weakening current defenses.
In sum, getting a greater allied contribution to the protection of common
interests would enable the United States to afford more security. It should
therefore be a key American objective.
We do not favor simply dismissing the argument for independence for the sake
of fair burden-sharing. On the contrary, we suggest conditions that, if met,
would give the United States confidence that allies could and would fight
effectively in coalition operations with the United States, thus addressing
the worries that underlie the urge for independence.
We concentrate on the NATO allies because the near-term prospects are
brighter with them than with Asian allies. Yet the principles that bear on
the Europeans could apply to other allies as well; there is no fundamental
reason why the United States should ask more of its wealthy Atlantic friends
but not of its wealthy Pacific friends. Moreover, the example of integrating
NATO allies into U.S. defense strategy might exert some healthy pressure on
the other side of the world.
Our sights should be set not on token allied participation but on serious
force contributions from key allies, commensurate with their interests and
economic strength. Recognizing that a new military buildup by the European
allies is politically infeasible, we constrain the possibilities to current
allied gross defense efforts, which are roughly two-thirds of the U.S.
defense budget and are of equal end strength. If the European allies can be
induced to make better use of existing resources, they could furnish from
one-third to one-half of all the forces needed to protect common interests,
wherever they may be threatened--e.g., in Eastern Europe and in the greater
Middle East--without increasing their defense spending or armies.
Of course, even with sizeable allied force contributions, there is a danger
that effectiveness could suffer if unilateral preparations and operations
are made multilateral. We must not sacrifice military performance at the
altar of fair burden-sharing. So the effort to involve allies must include a
strategy and preparations that take advantage of respective strengths and
meld an effective force.
Diagnosing the Problem
Our point of departure is to understand the reasons why the United States
does not depend on its allies today:
There is no shared assessment of the new strategic situation nor acceptance
of the principle that responsibility for security should be fairly
distributed according to interests and economic means.
The United States and its allies have no binding obligations or mutual
assurances to act in concert in most plausible scenarios in which shared
interests might need to be defended. There is only a commitment (in Article
5 of the NATO treaty) to the common defense of allied territory, which is
currently not threatened.
The United States has unilateral military superiority over any conceivable
enemy in nearly all plausible conflict scenarios where important U.S.
interests could be threatened. It is therefore not compelled to rely on
others, as it was during the Cold War.
Because of their history--colonialism, world wars, and the threat of Soviet
invasion--West Europeans are psychologically wedded to the concept of
security as territorial defense and are uncomfortable contemplating the
projection of power to defend remote interests.[3] Consequently, the allies,
even in the aggregate, lack the ability to fight wars where they are most
likely to occur: far from home. Their forces remain mostly suitable for
border defense. The British have expeditionary forces, and the French have
begun reorienting their posture toward power projection; but at present they
could each furnish only about a single ground division, essentially what
they sent to the Gulf War five years ago. The Germans and other NATO
countries have even further to go.
U.S. defense planners would prefer not to divert U.S. lift and support
assets to enable allies to make a major combat contribution, wanting instead
to maximize the U.S. effort. And as long as U.S. military commanders are
confident that they will have sufficient forces to fight, they will favor
unilateral over messier multilateral operations.
Reflecting these conditions, there are no programs of coalition
war-planning, common readiness standards, agreed command arrangements, or
large integrated exercises that would build confidence that joint operations
involving important allied contributions could be nearly as smooth and
effective as U.S. unilateral action. Combined planning in NATO has begun to
deal with peacekeeping within Europe, but not with the sort of demanding
military challenges that drive force planning.
U.S. bureaucratic interests do not have an incentive to change the status
quo: Diplomats do not want to push friendly governments to acquire
controversial power projection capabilities; force planners do not want to
weaken the case for sufficient U.S. force structure to defend American
interests independently, especially with no guarantees that allies will be
with the United States; and strategists view a multilateral approach as a
potential drag on the further technological advancement of U.S. forces.
Inertia: Faced with more immediate problems, neither the United States nor
its allies have confronted the problem.
A vicious circle is at work. The United States plans, and maintains
sufficient forces, to defend common interests independently because it lacks
confidence in even its closest allies' capabilities and intentions. These
allies lack motivation to remedy their shortcomings, knowing that the United
States can and evidently will protect common interests with or without them.
Because the allies lack capabilities, the United States does not pursue the
cooperative preparations that could raise confidence in allied intentions
and in effective coalition military action.
Counting on Allies
From this diagnosis, four basic conditions for relying on allies emerge.
These conditions address the central problem for the United States:
confidence--that the allies will send forces, that the forces will be
capable, and that a U.S.-allied coalition will fight well.
Political understandings that the United States and allies will act
together.
Enough of the right types of allied forces to make a military difference in
a major, distant conflict (and thus also in smaller, nearer operations).
Combined military planning, which presupposes agreed security strategies.
Programs of cooperation, including agreed force goals, interoperability,
readiness standards, training, coalition command arrangements, and
exercises.
In the absence of new treaty obligations to act, which the United States
could neither obtain nor offer, clear and durable political understandings
are essential. These include the sharing of strategic perspectives by
political leaders, consultations among senior officials on common
international security strategies, and if possible, more formal exchanges
about the intent to act if certain broadly defined common interests are
threatened.
Combined military planning can buoy confidence further: The willingness of
political leaders to authorize such planning implies a practical intent, or
at least a presumption, to act; the planning itself would help convince
senior officials and commanders that there is more at work than vague
promises. Such planning would need to address who provides what types of
forces at what stages in a campaign, how the forces would be integrated or
coordinated, and how to adapt to operational uncertainties.
On the matter of capabilities, the United States would need to make known
that hereafter it is counting on growing allied contributions. A role for at
least the large NATO allies could be signaled in the upcoming U.S. defense
review. Only when the allies are told that the United States will no longer
compensate for their inadequate power projection capabilities will the
Europeans make a determined effort to shift their focus from territorial
defense toward a relevant posture.
At present, NATO allies have defense budgets totaling $160 billion, and they
field 50 divisions, 3,200 combat aircraft, and large naval forces. They have
enough resources to perform power projection missions. Redirecting them
toward the defense of shared interests, on the scale suggested here, will
take years. Even then, any allied requirement for U.S. lift and logistics
and command, control, communications, computers and intelligence (C4I)
support could come at the expense of providing that same support to U.S.
combat forces. Therefore, agreed force goals and cooperative programs are
needed to influence the specific capabilities allies acquire, to make U.S.
and allied forces complementary, and to help ensure that coalition
operations will be effective.
While none of these four conditions is sufficient in itself to permit the
United States to count on allies to contribute effectively to a coalition
military effort, the four in combination would be. Confidence would not soar
overnight but would accumulate in the course of high-level conversations,
joint planning, and concrete programs. Meanwhile, the United States would
not make precipitous changes in its defense posture in light of expected
allied contributions; but as dependable allied capabilities grow, the United
States would be able to shift resources toward other needs.
To illustrate how confidence in the allies could be raised to such a point,
consider the case of the Persian Gulf--as acute as any Western security
concern. Because access to fossil fuel supplies is at least as vital to the
Europeans as it is to the United States, the leaders of the United States,
United Kingdom, France, and Germany, along with the NATO Secretary General,
might agree that a threat to Gulf security should trigger urgent
consultations with a view toward common military action.[4] They would state
their intent to use NATO as the venue to form a coalition of the willing and
able, neither excluding a role for other NATO allies nor creating a
requirement for a consensus of all members.[5] The leaders would task senior
officials with framing joint security strategies and commanders with
developing coalition military plans. These plans would surely reveal gaps in
coalition capabilities, provided--and this is crucial--the United States
said it expects allies to furnish a substantial share of the combat forces
needed for a major Persian Gulf contingency. To close these gaps, the United
States and its allies, at least the big ones, would need to agree upon force
goals. The Europeans would then strive to meet these goals by accelerating
the shift in their force postures from territorial defense to power
projection. Preparations to execute multilateral plans would require
U.S.-allied cooperative programs to improve the compatibility and readiness
of coalition forces to deploy to the Persian Gulf. In the event of an actual
crisis, the Congress and public would be unlikely to balk at a decision
taken in NATO to form and send a U.S.-led coalition with large allied
contingents.
Making Military Sense
If the confidence problem were overcome in a way such as this, what sort of
coalition force might be possible? The case that follows is a two-step
adaptation of the U.S. plan to prevail in two "nearly simultaneous" major
regional conflicts (MRCs).[6] First, while the current U.S. plan assumes
conflicts in the Middle East (specifically, the Persian Gulf) and East Asia
(Korea), we add Europe (specifically, Central Europe). Second, while the
current plan assumes no allied contribution to any MRC, we call for a
significant one both to Europe and the Persian Gulf.
At present, the Pentagon allocates a "building block" of forces for both the
Persian Gulf and Korea: seven division-equivalents (including independent
brigades) of Army and Marine forces, 11 fighter wings (including a Marine
wing), and four or five carrier battle groups.
What additional forces should be allocated for a conflict in Europe? The BUR
is silent on this issue, but NATO's official plans call for projection
forces for European security. This need was recognized when NATO created its
concept of a "rapid reaction force" (RRF) in 1991. NATO currently specifies
a requirement for four divisions of projection forces and assumes these
forces will be available to perform local European operations even during a
major war in the Persian Gulf.
The need for projection capabilities for the European theater will grow as
NATO enlarges eastward (even as the need for border defense forces continues
to shrink). A reasonable force-sizing standard is for a capability similar
to the U.S. MRC postures for the Persian Gulf and Korea. This posture could,
for example, help defend Poland against a Russian attack. It would not, of
course, be intended solely for this contingency. Rather, it would be
designed for a full spectrum of operations, including peace missions, crisis
interventions, and lesser regional conflicts.
At the risk of complicating matters, it should be noted that a force posture
for Europe would require somewhat more divisions and wings than the U.S. BUR
"building block." The reason is that U.S. units are typically bigger and
better armed than their West European counterparts. If the goal is
comparable capability, the NATO-Europe posture should be, say, nine
divisions and 15 fighter wings and corresponding naval assets. This posture
would be about double the size of the current four-division NATO standard
but no bigger than the current RRF, which includes 10 divisions and 600
combat aircraft. But, while the current RRF is viewed as a pool from which
limited assets (up to four divisions) can be drawn at any time, our concept
calls for the entire posture being capable of projecting power.
What countries would furnish these forces? Because the United States
currently plans to use its Europe-based forces to meet Persian Gulf
requirements, if need be, logically the European allies would have to
provide the entire NATO-Europe force. But such an approach is badly flawed:
It would leave the United States carrying the entire burden in the more
dangerous Persian Gulf; it would diminish the American role in Europe; and
it would omit the United States from the defense of NATO's new Central
European members. So we favor the concept of an integrated coalition
approach, organized in NATO, for both Europe and the Persian Gulf. In
Europe, the United States would be responsible for providing, say, one-third
of NATO's forces, and the allies would be responsible for the other
two-thirds. In the Persian Gulf, U.S. forces would compose two-thirds of the
total, and the forces of NATO allies the other third.
As a consequence, U.S. Europe-based forces--two Army divisions and three
USAF fighter wings--would be committed firmly to European missions and would
no longer be planned for use in the Persian Gulf. To compensate for this
U.S. commitment, three allied divisions and five fighter wings would be
assigned Persian Gulf missions and be made ready to deploy there in concert
with the United States. The allies would become responsible for furnishing
their own lift and logistic support needed to help defend the Persian Gulf,
as well as to carry out their NATO-Europe obligation.
In sum, the new allocation would be as shown in the table.
New Force Allocations
Europe
Persian Gulf
Divisions Wings Divisions
Wings
United States 2 3 5
8
Allies 6 10
3 5
In the Persian Gulf, the United States would have the leading role, but it
would no longer be alone. In Europe, the allies would provide the bulk of
the forces; but the United States would commit enough forces to solidify its
continuing role in Europe, its support for the new democracies, and its
irreplaceable contribution to deterrence.
Building integrated defense plans, of course, requires more than simply
allocating enough U.S. and allied forces to meet total requirements.
Coalition planning, guided by sound military strategy, will be needed to
ensure that combined military operations can be carried out effectively. In
Europe, NATO's command structure and multi-national corps can handle these
new missions, especially since the defense of new East European members
would be covered under Article 5 of the NATO Treaty.
In the Persian Gulf, a different approach is needed. Because the United
States will still provide two-thirds of the forces, its Central Command
would be responsible for leading combined operations, as in the Persian Gulf
War of 1991, albeit with larger contributions by allied forces than now
envisioned. NATO's role would be that of developing the necessary plans and
programs to ensure that European forces are prepared for Persian Gulf
missions and can be deployed there promptly. Most likely the European
countries making major contributions will be those whose forces are best
prepared for major operations at long distances: e.g., Britain, France, and
Germany. If so, the Persian Gulf will be defended essentially by a small
coalition of willing and able powers. But they will be drawing on their NATO
experience and on NATO assets to get the job done, and the door to effective
participation by other NATO allies would be left ajar.
Of course, a sensible distribution of roles and missions must be crafted for
both theaters, based on the capabilities of each nation as well as fair
burden-sharing. For example, the United States should remain responsible for
providing integrated command and control though it would share the product
fully. A sound war plan might call for U.S. forces to go in first, perhaps
with a few crack European forces alongside them. European forces could be
the next to deploy, configured for sustained defense. Heavy American forces
from the continental United States could deploy last, thereby providing the
combat power needed for a counteroffensive. In this way, the goals of
burden-sharing and military success could both be realized.
The specific ideas put forth here are meant only as illustrations of how
coalition planning can be achieved. Moreover, we have discussed only
MRC-scale operations. The larger point is that if combined operations by
U.S. and allied forces are to work regardless of the crisis or the scale of
the effort needed, they must be prepared in advance through a diligent
coalition effort aimed at handling a welter of complex military details.
This kind of coalition effort is not easily mounted, but NATO's history
during the Cold War shows that it is achievable--provided the participating
nations work together, in peacetime as well as wartime.
Implementation
At present, on paper, our NATO allies can provide about four divisions--less
than half the total allied requirement we suggest of six divisions for
Europe and three for the Persian Gulf. In reality, a host of constraints
(e.g., poor mobility and logistics) prevent even these forces from
deploying. Although they could do so within their current defense spending,
the allies will not spontaneously reorient their force postures to this
extent. The United States will need to initiate efforts, in NATO and
bilaterally, aimed at forging a consensus to pursue such changes. A revised
NATO strategic concept must be written, force goals must be set, programming
guidance must be adopted, and contingency plans must be created. An effort
of this magnitude sounds daunting. Yet, it is no more so than the challenges
met by NATO during the Cold War, such as through the conventional Long-Term
Defense Program and the nuclear missile deployment of the late 1970s and
early 1980s.
To impart political momentum to such reform, the U.S. administration will
need to signal that it attaches a high priority to forging a modern
peacetime military coalition. But the effort cannot end with presidential
letters and a NATO communiqué. Purposeful follow-through is needed by U.S.
diplomats in Europe and U.S. military leaders, both in NATO and bilaterally.
The best place to pursue this initiative is NATO's force planning process,
which in any case needs to be reinvigorated for new-era missions, and in
U.S. regular contacts, training, and exercises with allied forces. Perhaps
not all allies will react well at first, but several of them already
recognize that their own interests are best served by strengthening their
forces in these ways. France's recent decisions to reform national military
strategy and forces for the new era suggest that it is the leading candidate
to respond favorably to these American proposals and to challenge its fellow
Europeans. Britain may be wary of new commitments because of its
preoccupation with Northern Ireland, but it will be otherwise sympathetic.
Germany and others will likely follow suit.
The United States can set an example by launching the process of preparing
U.S. European Command forces for new European missions, especially in East
Central Europe. This can be done, for example, by allocating the modest sums
that will be needed for new infrastructure, prepositioning, and exercises to
implement the commitment to new members.
The United States can also work with key allies to refashion several current
NATO activities into vehicles for strengthening NATO's forces. These
activities could include:
proposing that reform of NATO's command structure be expanded to include
creation of a new command charged with building the combined forces needed
for power projection;
making clear that a true "European defense identity" will be taken seriously
only when the allies prepare forces capable of the new missions;
urging adoption of a plan to ensure that the projection forces needed for
new Article 5 missions in East Central Europe are assembled;
giving strategic purpose to NATO's "Long-Term Study" of alliance renewal by
calling for the creation of a joint capability to defend common interests
wherever they are threatened;
using the biennial NATO posture review to embrace the economizing measures
that will be needed--e.g., reducing unnecessary allied border defense
forces--to fund these initiatives without increased spending;
establishing joint readiness standards and holding allies accountable for
meeting them.
At the same time, U.S. forces that defend the Persian Gulf will need to work
much more closely with allies in planning what will become genuine coalition
missions in that theater. This will entail harmonized programming and
readiness so that another Persian Gulf war could be fought effectively by
the United States in concert with its allies, sharing fairly in the
responsibilities and risks. This collaboration should also be fostered by
and focused in NATO.
Getting the Allies to Play
Some Europeans may view the status quo as advantageous, in that the United
States is maintaining sufficient forces on its own to defend common
interests. But the status quo cannot last, and the United States should make
sure the allies know this. The coming NATO admission of Poland, Hungary, the
Czech Republic, and possibly others will in any case require NATO to plan
and program the projection force needed to defend them. The United States
should commit itself to participate in that force, provided the allies do
their share in Europe and also make up for the reassignment of U.S. forces
now planned for the Persian Gulf.
This will set a demanding goal for the Europeans, more than doubling their
current power projection capability. But strategic conditions in the new era
require this shift anyway, and by starting it now they can strengthen NATO
and the U.S. commitment to Europe, while also improving the security of oil
supplies. If the United States is clear in setting the direction, the allies
should respond positively, for it is in their interest to do so.
Conclusion
Over the long haul, the burdens facing U.S. forces could be greatly reduced
by returning to the practice of working with, and if need be fighting side
by side with, key friends. Improved allied capabilities would enlarge the
total pool of forces for European and Persian Gulf missions. The effect
would be to give NATO the ability to defend its members' shared interests
wherever they might be threatened--a clear and worthy purpose for the
alliance in the new era. It would enable American forces to handle lesser
but likely demands while still being ready for big regional wars. The United
States would also be more able to pursue the modernization of its forces
without fear that current readiness will be weakened. Together, the United
States and its partners would be better able to provide security in the
growing circle of prosperous democracies and in the face of an uncertain
future world. The benefits are well worth the effort of trying to gain them.
------------------------------------------
Alessandro
Alessandro Santoro wrote:
> Emanuele Galloni ha scritto nel messaggio <3787A6F5...@it.tc>...
>
> >finito il confronto politico est ovest mondo libero/comunismo gli usa non
> >vogliono più un europa forte, vogliono un mondo unipolare, un'unica potenza
> >solitaria.Anche sui timori con cui oltreoceano si guarda alla nascita del
> >mercato
>
> >Questo è quello che credi tu. In realtà, anche in uno scenario profondamente
> >mutato come quello di oggi, gli Usa guardano all'unità europea esattamente
> >con gli stessi occhi. E questo per un motivo estremamente semplice: perché
> >ancora oggi gli Usa spendono per la difesa del mondo occidentale più di
> >quanto facciano gli europei nel loro complesso.
>
non ho dubbi sul fatto che gli USA spendano più di tutti per la difesa ( li
seguono a ruota Gran Bretagna e Turchia, con quest'ultima che spende decisamente
di più del Regno Unito, avendo in bilancio per la "difesa" il 3,60% del suo PIL,
ercentuale ancora più rilevante se si considera quanto la Turchia sia più overa
della Gran Bretagna), d'altronde il portavoce della Nato che abbiamo imparato a
conoscere così bene, alias Jimmy Shea, può vantare il proprio fratello alla
direzione della Revlar (la multinazionale americana che costruisce tra le altre
cose Cruise e Tomahawk).
Ma ti sei mai chiesto il perchè?
Innazi tutto cè un vizio di fondo nel tuo ragionamento:
"gli Usa spendono per la difesa del mondo occidentale più di quanto facciano gli
europei nel loro complesso".
Difesa di cosa e da chi, prego? Chi ci ha minacciato negli ultimi undici anni?
Gheddafi? Milosevic? ReTaufa'ahau Tupu IV?
La Grande Russia che nella bilancia commerciale di Germania ed Italia conta
assai di più che gli Stati Uniti?
Gli Usa hanno il monopolio dello strumento militare e continueranno ad
utilizzarlo per tenere sottomessa politicamente l'Europa.
E se , come pareva, la presenza di truppe americane sul suolo europeo, dopo la
scomparsa del blocco sovietico, non aveva più ragione d'essere...eccoli pronti
ad inventare un nuovo ruolo strategico per la Nato...eccoli pronti a scoprire
dal nulla nuove minaccie per la pace europea.
Eccoli pronti a scatenare un conflitto indegno e sproporzionato (la Serbia è
grande come il sud Italia senza Abruzzi e Sicilia ed ha 1 milioni d'abitanti)
nei Balcani al fine non di pacificare, ma di destabilizzare e aggravare una
crisi destinata così a protrarsi a lungo nel cuore d'Europa.
Europa gigante economico, ma nano politico. Questo lo statu quo da preservare.
Mi pare che questa Europa farebbe bene a difendersi meglio dalla carne agli
ormoni, dalla coca cola avvelenata, dalla finanza usuraia che gli Usa
amichevolmente ci propongono.
Alessandro Santoro wrote:
> Emanuele Galloni ha scritto nel messaggio <37871325...@it.tc>...
>
> Dimenticavo un'altra osservazione:
>
> >Come ti dicevo prima la turchia non è pronta per la UE.
> >NON deve entrare, finchè non cambia la situazione dei diritti umani, primo
> tra
> >tutti il caso curdo.
>
> Sul fatto che in Turchia i diritti umani non siano rispettati non discuto.
> Mi chiedo però come tu possa tranquillamente sorvolare sul fatto che neanche
> in Serbia i diritti umani godano poi di grande rispetto. Come mai non hai
> dubbi a considerare i serbi cittadini dell'Europa e i turchi no? Lo sai cosa
> ha fatto in questi ultimi due anni il regime di Milosevic, no?
>
> Alessandro
vorrei sapere se per caso il nostro amico Alessandro sa quanto siano tenuti in
conto i diritti della minoranza italiana in Slovenia e Croazia, paesi candidati
all'ingresso nella UE e nella NATO.
In Istria l'uso dell'italiano è vietato erfino nelle chiese. mentre la vecchia
Jugoslavia grantiva un certo bilinguismo, il regime autoritario di Tudjiman ha
abolito persino la topomastica stradale in lingua italiana.
Questo per restare nel tema dei due pesi e delle due misure.
Per quanto riguarda serbi e turchi...beh, amico caro, forse i serbi sono europei
perch fann parte dell'Europa mentre i turchi, per fortuna, ne sono stati
cacciati allinizio di questo secolo, dopo centinaia di anni di dominio tirannico
e brutale sulle oolazioni cristiane dei Balcani. Hai presente la differenza tra
un cristiano ed un ottomano almeno?
Certo, continuando di questo passo, stato fantoccio dopo stato fantoccio, i
turchi ci torneranno in Europa, se non dalla porta rinciale - l'Unione Europea -
da quella secondaria, garantita dal controllo degli staterelli islamici che si
stanno creando nei Balcani, la famigerata "dorsale verde".
Allora ne riparleremo, e vedrai che avremo molto di cui parlare e molto da
rimpiangere.
>Non c'era una, dico una, prova di violazione dei diritti umani prima dell'inizio
>dell'attacco nato.
Certo. E' per questo che Amnesty International ha fior di prove di
violazioni dei diritti umani avvenute nel 1998. Stessa cosa per UNHRC
(Alto Commissariato ONU per i Rifugiati).
E le stesse Nazioni Unite parlano nelle loro risoluzioni dell'uso della
forza attuato verso i civili del kosovo, con una marea di profughi.
E parliamo del 1998.
E il massacro di Racak e' di prima dell'attacco Nato (ma tanto si sono
suicidati, pure il bambino di 4 anni).
Guarda, ti conviene stare zitto per rispetto ai morti che ci sono stati.
>e ancora oggi non ci sono prove sufficenti per stabilire che ci siano stati morti tra
>i civili (quindi non appartenenti all'uck) prima dell'inizio dell'attacco nato.
Di prove ce ne sono pure troppe.
>sottolineo il concetto di fondamentale importanza: morti civili (non dell'uck) prima
>dell'inizio dell'attacco.
E io ti ripeto: di prove ce ne sono pure troppe.
>tutti, dico tutti, hannon sostenuto che la maggior parte ( se non tutte ) delle
>violazioni sono state compiute da milosevic e compagni dopo l'inizio del
>bombardamento, come rappresaglia, come barbarie, quello che ti pare a te, non difendo
>questo massacro, difendo il concetto del diritto.
Quello che dici sono illazioni. Le violazioni dei diritti umani da parte
di Milosevic erano ben conosciute da un pezzo. Dal tempo della Croazia e
della Bosnia. Anche nel Kosovo gli osservatori dell'OSCE non hanno
trovato cimiteri vecchi di centinaia di anni.
>Comunque anche ciň che dici in merito al diritto internazionale č un concetto alquanto
>controverso che addirittura la maggiorparte dei giuristi, e la cig, non ritengono
>applicabile.
Il fatto che sia controverso non significa che non faccia parte del
diritto internazionale.
>e comunque non lo č in questo caso, riguardati il concetto di "dominio riservato" e
>tutto il resto. se vuoi continuare con queste ipocrisie, domani stesso prendo un mitra
>in mano, tu mi accompagni perň, andiamo in tibet (cina) e cominciamo a far rispettare
>i diritti umani a tutti i musi gialli,
Alt. Il Tibet e' una situazione totalmente differente da quella del
Kosovo. Prima dovresti dimostrare che c'e' una violazione significativa
dei diritti umani da parte del governo di Pechino, e anche allora se ne
occuperanno le NU o le organizzazioni regionali presenti sul territorio.
Non deve certo occuparsene la Nato o l'Italia.
>poi torniamo e andiamo in turchia,
Mi dispiace, ma anche qui bisognerebbe mostrare chi ha violato i diritti
umani di chi. E se la colpa e' individuale o del governo di Ankara.
>facciamo un
>salto anche, non so, in marocco,
E che c'e' in Marocco? Non sapevi quali altri paesi inventarti?
>arabia saudita...
Arabia Saudita? Violazione dei diritti umani di chi? Dei cammelli? :)
> hai tempo per arti un giretto de cesari?
Certamente, appena mi mostrerai che le violazioni dei diritti umani
sussistono, sono fatte dal governo, e rientrano nell'area regionale
assegnata alla Nato e che non hanno altra soluzione che l'uso della
forza.
> De Cesari, sei una delusione.
Sei tu che deludi me.
>Il problema č che non vuoi capire che qui non si tratta di chi č piů bravo tra me e
>te, chi si č studiato meglio la carta dell'onu.
Davvero? Eppure non sono stato io a dire che ero fresco fresco di studi
e a farmi bello.
> č il metodo che contesto.
Contestalo. Non te lo nega nessuno.
Resta comunque la legittimita' del metodo stesso.
>> Non e' necessaria l'autorizzazione ONU. Rileggi la Carta delle NU.
> Rileggila tu, bischero.
> Rileggila con attenzione.
Riletta e piu' volte. Credo di conoscerla meglio di te probabilmente per
quanto se ne e' discusso in questo NG.
>E ricordati, la Nato non č una organizzazione internazionale a carattere regionale, č
>una alleanza difensiva che rientra nel concetto, anch'esso presente nella carta, di
>autotutela collettiva.
Mi dispiace. Ma la Nato e' una organizzazione internazionale a carattere
regionale, dove, nell'articolo V del suo statuto, segnala che utilizza
il diritto di autotutela individuale e collettivo (l'autotutelarsi non
vuol dire essere una "alleanza difensiva". L'attacco non nega l'autotela
individuale e collettiva.) sancito dall'articolo 52 (mi pare) della
Carta delle Nazioni Unite.
Non e' scritto da nessuna parte che e' una alleanza difensiva.
>Ci voleva quella cavolo di autorizzazione,
Assolutamente no.
>e oggi tutti, pure il tuo partito,
Ma cosa ne sai tu di quale e' "il mio partito". Parecchio arrogante
sei. Non sai cosa dire e allora ti metti a bollare gli altri senza
nemmeno sapere chi sono. Mi fai pena.
>č
>d'accordo nel dire che gli usa hanno ucciso l'onu e la consiglio di sicurezza, ormai
>ridotto a un relitto dela guerra fredda, inutile ostacolo al loro ruolo di poliziotti
>del mondo.
Io tali idiozie non le ho sentite da nessuno tranne che da te.
Gli USA non hanno ucciso nessuno ne si sono mai elevati a poliziotti del
mondo.
-Stefano
>In territorio Russo (federazione russa) ci sonon ancora la bellezza (o
>mostruiosità) di 20.000 ordigni nucleari (con vettore) tra armi strategiche e
>tattiche.
La Federazione Russa non so cosa sia. Se parli della CSI non vedo quale
sia il problema. Esiste un trattato apposito per lo smantellamento
dell'arsenale nucleare.
Se parli degli stati ex-membri della vecchia URSS, allora quel poco di
arsenale nucleare che avevano lo hanno "venduto" (smantellato) usandolo
come ricatto per ottenere dei soldi. Resta solo una piccola parte di
armamento convenzionale che gli stati della ex-URSS erano costretti a
comprare dalla Russia per la propria protezione.
> di questo ne sono convinto. ora puoi sparare a zero.
Restane convinto. Una cosa e' esserne convinto. Una cosa e' poterlo
dimostrare.
>>E tu sei il personaggio principale che tenta di manipolare la storia per
>>come e' realmente :)
>E' facile manovrare la storia se ci sono tipi come te che non la conoscono e
>si lasciano indottrinare dal primo venuto, peccato che quel primo non sia
>stato io, magari ti raccontavo qualcosa di vero... :)
Dubito che tu conosca la storia tanto meglio di me per poter sparare
simili affermazioni. Purtroppo non sono stato indottrinato come lo sei
stato tu.
>>Giusto! Che la Russia torni al comunismo e che lanci i sui missiloni per
>>far vedere all'europa amerikana che oramai si e' stufata e che ora non
>>skerza piu' :)))
>Vedi che sei proprio bischero, non è colpa mia, sei tu che sei dialetticamente
>capace solo di controbattere senza fermarti 5 minuti e riflettere su di un
>concetto e vedere se è possibile capire il punto di vista dell'altro....
>DDIIIIOOOO!
>intollerante che non sei altro.
Di che non sai piu' come arrampicarti sugli specchi :) E che quindi ora
ti appiccicchi ad una "intolleranza" che non esiste :)
>io non voglio che torni il comunismo, parlo di un'europa integrata,
>politicamente unita, in un mercato unico, con una moneta unica, capace di
>controbilanciare lo strapotere di una nazione come gli usa che si sono
>abituati dopo 50 anni a rappresentare il cosidetto mondo libero che ci hanno
>preso troppo gusto e ora, che sono soli, che non hanno pari, sono convinti di
>poter farle loro le regole, creando precedenti di violazioni del diritto
>internazionale, arrogandosi il diritto di intervenire ogni qualvolta che c'è
>una controversia internazionale, di intervenire con i suoi eserciti,
>decidendo, spartendo,.....
>questo intendo de cesari.
Siccome buona parte di quello che hai detto non e' mai successo, dubito
di poter prendere per buone tutte quelle illazioni.
-Stefano
ARGH! Ma chi e' tale ignorante???????
La Serbia che ha 1 milione di abitanti????
-Stefano
E questa e' una "violazione dei diritti umani"?
>mentre la vecchia
>Jugoslavia grantiva un certo bilinguismo, il regime autoritario di Tudjiman ha
>abolito persino la topomastica stradale in lingua italiana.
E questa e' una violazione dei diritti umani?
>Questo per restare nel tema dei due pesi e delle due misure.
Se quelle sono violazioni dei diritti umani c'e' da aver paura. :)))
-Stefano
Stefano De Cesari wrote:
>
> >In territorio Russo (federazione russa) ci sonon ancora la bellezza (o
> >mostruiosità) di 20.000 ordigni nucleari (con vettore) tra armi strategiche e
> >tattiche.
>
> La Federazione Russa non so cosa sia.
Vedi che non sai un accidente.
Lo stato russo si chiama oggi Federazione Russa.
Altra cosa è la CIS, comunità di stati indipendenti, della quale fanno parte quasi
tutti gli ex membri dell'urss.
>Resta solo una piccola parte di
> armamento convenzionale che gli stati della ex-URSS erano costretti a
> comprare dalla Russia per la propria protezione.
>
Non è vero niente, ha ha ha... la Federazione Russia, pardon, la Russia (se non non
capisci..) ha oggi la maggior parte degli ordigni nucleari dell'ex urss, intendo
quelli rimasti integri dal 1991 ad oggi, appunto più di 20.000 testate.
> >Vedi che sei proprio bischero, non è colpa mia, sei tu che sei dialetticamente
> >capace solo di controbattere senza fermarti 5 minuti e riflettere su di un
> >concetto e vedere se è possibile capire il punto di vista dell'altro....
> >DDIIIIOOOO!
> >intollerante che non sei altro.
>
> Di che non sai piu' come arrampicarti sugli specchi :) E che quindi ora
> ti appiccicchi ad una "intolleranza" che non esiste :)
No no, ti giuro, sei stupido e ignorante.
Spari sentenze e ti arramoichi tu sugli specchi.
quando replichi a qualcuno, l'ho notato- lo fai con tutti-, spari una sentenza del
tipo <<falso>> oppure <<sono tutte illazioni>> o anche << provami questo, provami
quello....>> non argomenti mai una risposta che non ti sai dare, non ti metti mai
in dubbio, non ammetti mai di poterti sbagliare.
questo per me è un intollerante, per giunta un po infantile e capriccioso. :)-
In queste tue mail hai sparato una serie di idiozie sul diritto internazionale, che
non si contano, una quantità così spropositata che sinceramente mi sono arreso
all'idea che è impossibile correggerti su tutto.
no, non conosci la carta onu, l'hai sentita probabilmente nominare ciccio!
ma non la conosci.
gli avrai dati un rapido sguardo sul sito dell'onu.
si, l'ho detto, sono fresco di studi in materia, ho anche detto che accettavo
critiche qualificate, non l'hai letto?
solo che le tue critiche non sono ne esatte, ne provate, ne qualiicate.
perciò, per favore, torna in facoltà, torna a scienze dell'informazione.
sono sicuro che in quel campo sei bravissimo e non dici cialtronerie.
ogniuno al suo posto, no?
santoro è un tipo che la storia la conosce, l'ha più volte dimostrato.
ho apprezzato più volte i suoi interventi, l'ho riconosciuto in ogni caso.
per esempio sui giannizzeri..
> >io non voglio che torni il comunismo, parlo di un'europa integrata,
> >politicamente unita, in un mercato unico, con una moneta unica, capace di
> >controbilanciare lo strapotere di una nazione come gli usa che si sono
> >abituati dopo 50 anni a rappresentare il cosidetto mondo libero che ci hanno
> >preso troppo gusto e ora, che sono soli, che non hanno pari, sono convinti di
> >poter farle loro le regole, creando precedenti di violazioni del diritto
> >internazionale, arrogandosi il diritto di intervenire ogni qualvolta che c'è
> >una controversia internazionale, di intervenire con i suoi eserciti,
> >decidendo, spartendo,.....
> >questo intendo de cesari.
>
> Siccome buona parte di quello che hai detto non e' mai successo, dubito
> di poter prendere per buone tutte quelle illazioni.
>
Vabbene, vabbene, fai una cosa per me, vai in cucina, apri il frigo, prendi due
belle fettine di prosciutto e rimettitele sugli occhi.
stanotte, vedrai, te lo assicuro, dormirai sogni tranquilli.
se invece vorrai prendere in considerazione che c'è una verità che va oltre le
apparenze, allora ti prego, non prendere ciò che scrivo come illazioni.
non invento nulla ciccio.
ci sono più cose in cielo e in terra che nella tua filosofia.
Stefano De Cesari wrote:
errore di battitura...10 milioni di abitanti...la proporzione rimane grottesca.
cantare vittoria degno di patetici vigliacchi quali sono quelli che abbiamo alla
testa dei governi occidentali. E' come se io che ho 25 anni pigliassi a schiaffi
uno di 10...ma forse per De Cesari c'è onore e giustizia anche in questo