- ti istruiamo (l'attività è un attività **molto di nicchia**)
- ti diamo un sacco di chicche
- hai l'opportunità di crescere in un mercato informatico non ancora ben
conosciuto ma che esploderà (con un contratto a progetto di un anno però).
Premetto: per legge il patto deve prevedere tempo,luogo,oggetto e
corrispettivo *CONGRUO*
* Tempo = 3 anni
* Luogo = Europa
* Oggetto = non puoi fare progettazione e sviluppo software sulle cose
di cui noi ti abbiamo istruito e dato le chicche, per società
concorrenti che fanno insomme le stesse cose che facciamo noi (anzi non
puoi prestare alcun tipo di attività, praticamente neanche lo spazzino).
corrispettivo CONGRUO(!!!) al vincolo = 20% dell'ultima mensilità netta
= 380 euro.
* Penale per la violazione del patto = 10.000euro + spese legali + DANNI
(AArgh... riuscirebbero a dimostrare anche che gli ho fatto andare a
male un progetto di 500.000euro!?)
Dunque, calcolando che l'ambito di lavoro potrebbe avere molto piede,
calcolando che mi piace, calcolando che potrebbero avere ragione nel
dire che ci sarà una sicura crescita (e potrei al limite anche
convincermi al 101%), però a mio avviso un patto del genere svincola la
crescita economica da quella professionale.
Dunque, tra un anno scade il contratto a progetto.
Risultato negativo: cambio lavoro e stiamo a pace.
Risultato positivo: mi sono dimostrato valido e magari valgo sul mercato
più di quanto vengo pagato (o magari anche tra 2 o 3 anni). Mi sono
specializzato, la materia mi piace ma sono vincolato ai soldi che VUOLE
darmi l'azienda.
O sbaglio?!
Esistono dei vincoli legislativi che la retribuzione debba essere
adeguato al mercato? Come libero professionista o anche a progetto no,
mi sembra di capire, giusto?
E allora?! Il lavoratore, specializzato su una materia "di moda" ma di
nicchia, che gli piace, stimolato dalla crescita professionale si
ritrova a dover stare alle condizioni economiche offertegli dal datore
perchè TANTO NON PUO ANDARE DA NESSUN'ALTRA PARTE A FARE LA STESSA COSA
PER LA QUALE VALE MAGARI ANCHE PARECCHI DENARI.
Mi sembra abbastanza anticostituzionale.
A prescindere dal fatto economico potrebbero sussistere altri mille
fatti che potrebbero dover portare via il lavoratore (magari anche a
malincuore nel caso in cui il trattamento economico sia soddisfacente)
dall'azienda: trasferimenti obbligati da altre cause, alluvioni o
affini, che ne so nella vita può succedere di tutto!
Che cosa ne pensate?
Io intendo far visionare il tutto dal mio avvocato e dal mio
commercialista perchè a qusto punto SE DAVVERO CREDO NELLA BUONA
RIUSCITA DI QUESTA ATTIVITA' DI NICCHIA, mi faccio un mega corso, un
fullimmersion a casa propria in qualche altro modo e poi mi vendo già
alle cifre che voglio e senza patto... o no?!
Magari non sarebbe la stessa cosa del corso che mi offrono ma mi
permetterebbe di entrare senza un VINCOLO IRRAGIONEVOLE E SPROPORZIONATO!
ciao a tutti... grazie per i consigli.
lavoro nel campo dell'informatica da molti anni e tutti i contratti che
ho firmato prevedevano clausole di non concorrenzialità.
Generalmente, il periodo di non concorrenzialità non è mai stato
superiore all'anno e, in ogni caso, queste clausole lasciano un pò il
tempo che trovano, e questo per diversi motivi:
1. ogni società di informatica è, più o meno, concorrente di ogni altra
società di informatica (basta vedere gli obiettivi sociali) anche se di
nicchia;
2. quando cambi lavoro non puoi resettare il tuo cervello e dimenticare
tutto quello che hai imparato.
Altra cosa è, invece, se uscendo fuori dalla società ti porti via
codice, documentazione, strumenti o altro. O meglio se, una volta che te
li sei portati via, li usi così come sono... :-)
Bada bene, io non l'ho mai fatto. Ma una volta ho salvato il culo di un
mio ex grande cliente perché in un mio back-up c'era la copia dei
sorgenti di un loro software che, per sbaglio, si erano persi.
Il mio consiglio è di cercare di ammorbidire il vincolo di non
concorrenza (da 3 a 1) e, in ogni caso, di iniziare a fare esperienza.
Fammi sapere poi cosa ti dicono l'avvocato e il commercialista, che sono
comunque pareri autorevoli.
Luigi
> Fammi sapere poi cosa ti dicono l'avvocato e il commercialista, che sono
> comunque pareri autorevoli.
dunque... il problema che le persone che ho sentito non sanno
parametrizzare (secondo me) le proprie valutazioni al mercato
informatico. (Lo dico diciamo contro il mio interesse)
Mi hanno tutti scoraggiato a firmarlo.
Ho letto invece un *interessantissimo* articolo in merito
http://www.stepstone.it/novita/articolo.asp?idSottoSez=107&ids=249
dove vengono riportate molte sentenze della cassazione.
E' ovvio che è tutto molto aleatorio
Anche per esempio la possibilità o meno di esercitare (per esempio)
invece che progettazione e coding, il project management. Sarebbe
concorrenziale? La società magari è concorrente ma quello che svolgo io no.
Bho... non vorrei impelagarmi, però chi non risica non rosica e l'ambito
è veramente di nicchia (tv digitale terrestre) ma se poi non posso
esercitare da nessun'altra azienda e la cosa mi piace e divento bravo?
Bho... forse mi ci devo buttare ad occhi chiusi e poi si vedrà...ma un
foglio firmato è firmato.
ciao e grazie.
Allora... l'argomento è interessante. Ne so una cippa, ma provo a dare una
opinione.
Secondo me dipenderebbe, in via teorica, da una questione di brevetti e
tecnologia.
Molte volte i software non vengono brevettati, perciò queste clausole (in
genere) servono a tutelare chi lo crea.
Lo stesso vale per il know-how, che però nessuno può impedirti di utilizzare
dove e come vuoi.
Non conosco minimamente la giurisprudenza in materia, ma ho il sospetto che
quella italiana sia un colabrodo.
Se firmi, credo che nessuno riuscirà mai a condannarti nel caso tu non
rispetti l'accordo, che è palesemente fuori dal mondo. Non possono impedirti
né di passare alla concorrenza né di fare quello che vuoi.
Possono solo proteggere il frutto del tuo lavoro, che è di loro proprietà
(come diceva bene Poderico) e dunque non riproducibile, sempreché venga
brevettato o sia patent pending (esiste anche in Italia? non so proprio...).
Se fossi in te, per accettare clausole del genere, aggiungerei qualcosa del
tipo una buonuscita, chessò: 100'000 euri all'anno per 3 anni.
Allora sì la clausola avrebbe un senso.
In un sacco di settori industriali fanno così (vedi anche il recente caso
Leach-Ford, per quanto in senso inverso).
Cmq, facci sapere cosa decidi che è un punto assai interessante.
Ciao.
M.
La legge Biagi è anticostituzionale, figurati se non può esserlo un semplice
patto di non concorrenza.
Hai davvero voglia di ricorrere fino in cassazione per far valere un tuo
diritto? Hai idea dei costi e dei tempi, se anche avessi ragione? Legalmente
dubito tu ne abbia, una cosa è il buon senso e l'economicamente ovvio, una
cosa è la giustizia ed un'altra la legge :-)
Perché, non te ne eri ancora accorto? Ma dove vivi, se ti stupisci e ti
indigni per così poco?
La costituzione prevede piccoli dettagli come il diritto alle ferie, il
diritto alla conservazione del posto per la maternità, piccole cose che
rendono _CIVILE_ un paese. Non mi pare la costituzione sia cambiata, ma non
_funziona_ così come sta scritto in quel simpatico, ma sempre più inutile,
documento.
Sono piccoli dettagli che, grazie alla legge Biagi (che ha poi
simpaticamente proseguito l'opera devastatrice di Treu), sono magicamente
svaniti nell'iperspazio.
Se vuoi un paese dove i patti di non concorrenza sono legalmente nulli, in
quanto limitano il legittimo diritto ad una persona di lavorare e mantenere
se e la sua famiglia creando un reddito, puoi solo emigrare, prova in
California.
Però anche li in California possono farti causa, anche se poi il giudice di
solito da regolarmente torto all'azienda. Se sbagli stato, in alcuni degli
altri stati USA la tua azienda può ordinare perquisizioni preventive a casa
tua e puoi finire in carcere, per mancato rispetto di un patto di
concorrenza. Quindi non pensare agli USA sempre e solo come un modello di
civiltà :-)
Se il patto di non concorrenza del tuo contratto è l'unico vincolo economico
e legislativo che hai notato che frena l'economia di questo paese ed è
ingiusto nei tuoi confronti, ti è sfuggito molto, molto altro.
Consiglio personale: non firmare quel contratto con quella clausola e
mandali cordialmente a stendere.
Le regole sono già FIN TROPPO a loro esclusivo favore perché tu sia tenuto a
regalargli alcunché facendogli ulteriori concessioni.
Praticamente nessuna azienda Italiana innova in Informatica se non nel senso
di DIFFUSIONE e non di INVENZIONE della tecnologia: non esportiamo (se non
marginalmente) Informatica, facendoci ridere dietro da mezzo mondo, fa un
po' tu!
Quindi _QUALSIASI_ cosa ti abbiano proposto la puoi tranquillamente imparare
da un'altra parte, magari per conto tuo, con informazioni spesso liberamente
e gratuitamente disponibili tramite il vero produttore del software e della
tecnologia in questione. I patti di non concorrenza delle aziende Italiane
di informatica non hanno quindi spesso alcuna ragione di essere, essendo
risibilissimi da un punto di vista tecnologico, ma purtroppo sono legalmente
vincolanti.
Sulla probabilità che la cosa che ti hanno proposto prenda piede, mah, hai
presente quante tecnologie sono praticamente _morte_ diciamo solo negli
ultimi quattro anni? Magari ti conviene rischiare meno e cercare di imparare
degli skillset _RIVENDIBILI_, nel tuo interesse.
Se si trattasse dello sviluppo di un proprio prodotto non sarebbero
necessarie clausole strane: basterebbe il normale segreto di ufficio a
proteggerli, non è ovviamente così, vero?
E dove sarebbe la loro geniale imprenditorialità? Nello "scommettere"
(sostanzialmente a tue spese) su una tecnologia, sviluppata da altri, che
loro avrebbero, nella loro grande intuizione imprenditoriale, deciso di
usare. Ah, beh, allora ...
un inchino, questi geni si che risolleveranno l'economia di questo paese,
adesso che lo so dormo più tranquillo :-)
Diffida di chiunque voglia pretendere che per farti firmare un contratto
voglia tutte le garanzie a suo favore e nulla dalla tua parte, un buon
contratto deve tutelare tutte e due le parti, anche te.
Dubito che un contratto a progetto possa tutelarti. Nasce infatti in modo da
essere assolutamente sbilanciato a favore dell'imprenditore.
Ti ricordo che un contratto a progetto prevede esplicitamente che il
pagamento deve corrispondere al raggiungimento di obiettivi ed alla
qualità/quantità del lavoro prodotto. Non puoi sottoscrivere alcun patto
contrario, che potrebbe essere a favore del lavoratore, perché
_solo_su_questo_, la legge non consente negoziazione!
Cosa succede se gli obiettivi non vengono raggiunti per colpa
dell'imprenditore?
Cosa succede se l'imprenditore rifiuta di pagarti con la giustificazione che
"gli obiettivi" (a suo giudizio) non sarebbero stati raggiunti?
La legge, così formulata andrebbe bene se tu fossi davvero un appaltatore,
che sviluppa esternamente, e l'azienda fosse davvero organizzata per
progetti, con procedure rigorose di accettazione e test, concordate
contrattualmente, compresa procedura di arbitrato per contenziosi. Non è
OVVIAMENTE così, sbaglio ? :-)
Le aziende di informatica Italiane sono FAMIGERATE per non avere competenze
di project management.
Una delle buffonate della legge Biagi è che è di fatto inapplicabile, se non
con falsificazioni ed irregolarità, che sanno perfettamente che saranno non
solo tollerate ma _attivamente_incoraggiate_.
Grazie alla legge Biagi non sei sicuro che l'azienda non possa modificare,
magari a suo insindacabile giudizio e pretestuosamente, in modo retroattivo,
i pagamenti che aveva concordato. E lo possono fare _legalmente_, e tu non
hai alcun modo PRATICO ed EFFICACE di far valere o garantire i tuoi diritti
con qualche probabilità di successo.
In altre parole gli si è consentito di ribaltare il rischio di impresa sulle
tue capaci (spero per te) spalle. :-)
Solo che, da bravi economisti, dovrebbero sapere che il rischio deve essere
ricompensato.
Ma per te naturalmente non vale: ti si danno dei flussi di cassa incerti, ed
_incredibilmente_ ciò ne abbassa i valori anziché elevarli. Come se
acquistassi dei junk bond e questi pagassero meno delle cedole dei buoni del
tesoro USA:
ti avrebbero doppiamente fregato!
Tradotto in Italiano... :-) Se ti pago in modo imprevedibile ed
_incerto_, ti devo pagare UN SACCO, perché la cosa abbia un senso,
economicamente parlando. Cioè, se mi affidi un lavoro sporadico, di breve
durata ed incerto, sulla cui retribuzione in particolare io non posso
contare, dovrei fartelo pagare CARISSIMO, perché la cosa stia in piedi.
Invece, da quello che vedo, non mi pare proprio che ti offrano una cifra
principesca :-)
Stai sicuro che i furbastri che hanno deciso questo meccanismo legislativo
invece sapevano _PERFETTAMENTE_ come calcolare il rischio finanziario,
quando si trattava di investire i PROPRI soldi in azioni.
Questi simpatici marpioni che governano l'Italia hanno trovato il modo di
avere la botte piena e la moglie ubriaca, ma chi paga il conto, sia della
moglie che della botte sei proprio tu, l'ultima ruota del carro. E' un po'
come vincere la forza di gravità, facendosi portare a spalla da qualche
fesso. Lorsignori sono stranamente più ricchi in un momento in cui quasi
tutti gli altri sono diventati più poveri.
Chiamare impropriamente e deliberatamente questa legge Biagi anziché, come
sarebbe giusto, Maroni, serve poi solo ad usare con assoluto e premeditato
cinismo come argomento di marketing un morto ammazzato, nemmeno poi
direttamente responsabile di questo sfascio, per meglio distrarre e
manipolare la gente, grazie ad un uso oculato del mezzo televisivo,
controllato in modo stretto, senza concorrenza od opposizione.
E tutto questo doveva servire a rilanciare l'economia di questo paese ed
aumentare "i posti di lavoro".
E li paghiamo anche, questi geni (ma loro non certo con un contratto a
progetto eh!).
Spero di non averti depresso.
Parlando con un mio conoscente tempo fa mi diceva che pero' certi patti
la vengono fatti ad un certo livello non per chiunque lavori in
un'azienda e spesso hanno una contropartita economica mica male.
Per capirci, se come tecnico lavorando all'Intel vieni a conoscenza di
segreti industriali riguardanti i loro processi e' un discorso. Se
invece disegni PCB col cadence o cose di questo tipo nessuno ti fa
firmare patti di non concorrenza, sarebbe ridicolo. In Italia invece
vogliono far firmare patti di non concorrenza pure a chi pulisce
l'ufficio e senza dare una lira in cambio. Fanno ridere.
> Quindi _QUALSIASI_ cosa ti abbiano proposto la puoi tranquillamente imparare
> da un'altra parte, magari per conto tuo, con informazioni spesso liberamente
> e gratuitamente disponibili tramite il vero produttore del software e della
> tecnologia in questione. I patti di non concorrenza delle aziende Italiane
> di informatica non hanno quindi spesso alcuna ragione di essere, essendo
> risibilissimi da un punto di vista tecnologico, ma purtroppo sono legalmente
> vincolanti.
Esattamente quello che stavo dicendo io. Non hanno ragione di esistere,
dal momento che non esistono segreti industriali (almeno
nell'informatica) qui in Italia.
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What the eyes see and the ears hear, the mind believes.