Solvejg
> il transert è un meccanismo che scatta sempre tra terapeuta e paziente? in
> tutti i tipi di terapia o in alcune in particolare?
Fu Freud a individuare il fenomeno del transfert, anche se il suo Collega
Bleuer ci si imbattè per primo ... e se ne spaventò! Tanto da abbandonare il
metodo (pre)psicoanalitico che usava insieme a Freud.
Freud si rese conto che durante il lavoro analitico avveniva che il Paziente
trasferisse sull'Analista *qualcosa come* il nucleo centrale della sua
nevrosi; dal fatto del "trasferimento" il nome <<transfert>>.
Probabilmente (*solo* probabilmente ...) poichè all'epoca di Freud era assai
diffusa l'Isteria (il cui "nucleo centrale" sono "sentimenti poco
controllabili") ... ciò che i (le ...) Pazienti trasferivano sull'Analista
erano sentimenti somiglianti a "amore e innamoramento"; da questo "fatto dei
tempi" (!) l'idea che <<transfert = innamoramento>> nei confronti
dell'Analista; ma *ora* sappiamo che NON E' COSI'!
Il transfert può riguardare ogni "nucleo problematico", e
non-necessariamente si esprime come <<amore>>: anche "qui in IDPsi" non è
(stato) raro sentire raccontare di contenuti affettivi del rapporto con
l'Analista contrassegnati (essi contenuti affettivi) da *tutt'altro* che
<<amore>>: si va da tentativi di controllo, a deliri di onnipotenza o
impotenza, a invidia, ostilità, sospetti di vario genere, voglia di rivalsa
o competizione, "eccetera".
E' proprio quasta "variabilità" dei contenuti del transfert "odierno"
(rispetto alla "omogeneità" del transfert ai tempi di Freud) che spinge a
rivedere NON il concetto di transfert -che resta il "trasferimento"
eccetera- ma la DICERIA che <<transfert = innamoramento>>. Infatti,
il -diciamo così ...- "contenuto/aspetto seduttivo" del transfert è solo
occasionale: UNO tra TANTI ugualmente possibili a verificarsi.
Peraltro ... e un po'-tanto revisionisticamente/ereticamente ... si potrebbe
persino fare la considerazione per la quale se "il nucleo problematico" di
una persona è di un certo tipo ... come potrebbe essa-persona non esprimerlo
*sempre e con chiunque*?! Perchè mai ... se uno "fa in un certo modo con
tutti" (secondo "il nucleo problematico" suo proprio) dovrebbe saper/poter
fare diversamente con l'Analista?!
Messa così la cosa (e nemmeno tanto opinabilmente!) *qualcosa come* il
transfert si manifesta *sempre e per forza* in ogni rapporto del Paziente
con chiunque: diventa *propriamente <<transfert>>* solo nello spazio del
setting dove viene osservato (e fatto osservare al Paziente); e anche
stavolta mica tanto opinabilmente (!), si manifesta in ogni tipo di Terapia.
Io ... sto parlando del transfert tra Paziente e Analista, in *questa*
"direzione"; sto parlando del fatto che il Paziente trasferisca
sull'Analista ... e NON del contrario.
Il "verso reciproco" del transfert (Analista => Paziente) è definito
<<contro-transfert>> e consiste nella risposta (emotiva) dell'Analista
all'interno della relazione con il Paziente. Ma ... da una tua successiva
domanda, si capisce che lo sai! :-))
> E' più facile che scatti quando il terapeuta dà e si prende confidenza col
> paziente?
NO !
Anzi, credo che "la confidenza" con il Paziene impedisca che il transfert si
realizzi: ciò che (questo SI' in maniera particolare in un setting
"ortodossamente" psicoanalitico o quasi ...) promuove e sostiene la
manifestazione di quello "spostamento", è proprio la "lontananza"
dell'Analista, fino a qualcosa *come* una sua spersonalizzazione vera e
propria.
Se l'Analista "si fa persona" (e prende e dà confidenza) il Paziente *non
potrà mai* vedere che "sta trasferendo" alcunchè: riterrà (persino a buon
motivo ...) che si sta comportando "normalmente" come con tutti ... proprio
secondo "il nucleo problematico" suo proprio; il quale nucleo-problematico
... non sarà più individuabile come tale: diventerà "normale risposta"
all'interno di un rapporto confidenziale. Risposta normale ... normalmente
nevrotica!
> Come si capisce se nel terapeuta è scattato un controtransfert?
L'Analista (e/o il Terapeuta) se ne accorge "per i fatti suoi": nè è
necessario che ne parli con il Paziente.
E' invece necessario che l'Analista/Terapeuta interpreti contenuti-e-cause
del tipo di contro-transfert che ha sviluppato: ciò, per non distorcere il
rapporto terapeutico con "fatti suoi".
C'è da dire che (imho ...) come non è possibile per il Paziente
non-sviluppare il transfert, così non può non sviluppare un contro-transfert
l'Analista/Terapeuta.
Ciò, con "l'avvertenza di dettaglio" che anche per l'Analista/Terapeuta
"vale la regola" che il contro-transfert può esprimere modalità-e-contenuti
assai numerosi e diversi da "sentimenti d'amore": tutte le modalità e
contenuti del transfert (elencati prima ...) possono essere anche proprii
del contro-transfert.
E già! :-))) ... perchè anche a proposito del contro-transfert *si deve*
smentire qualche dicerìa! :-))
Ciao, Solvejg! :-))
--
Vincenzo
>On 5 Apr, 00:31, "Vincenzo Del Piano" <vince...@hyle.it> wrote:
Ho approvato io questo post, ma non era vuoto. Si continua a consigliare
di evitare di postare da Google, questo è un esempio pratico di quello
che può succedere.
--
Federico Spano`
> Il "verso reciproco" del transfert (Analista => Paziente) è definito
> <<contro-transfert>> e consiste nella risposta (emotiva) dell'Analista
> all'interno della relazione con il Paziente. (cut)
> Anzi, credo che "la confidenza" con il Paziene impedisca che il transfert
> si
> realizzi.
> Se l'Analista "si fa persona" (e prende e dà confidenza) il Paziente *non
> potrà mai* vedere che "sta trasferendo" alcunchè: riterrà (persino a buon
> motivo ...) che si sta comportando "normalmente" come con tutti ...
> proprio
> secondo "il nucleo problematico" suo proprio; il quale nucleo-problematico
> ... non sarà più individuabile come tale: diventerà "normale risposta"
> all'interno di un rapporto confidenziale. Risposta normale ... normalmente
> nevrotica!
Ho capito... l'effetto è quello comunque.
> L'Analista (e/o il Terapeuta) se ne accorge "per i fatti suoi": nè è
> necessario che ne parli con il Paziente.
> E' invece necessario che l'Analista/Terapeuta interpreti contenuti-e-cause
> del tipo di contro-transfert che ha sviluppato: ciò, per non distorcere il
> rapporto terapeutico con "fatti suoi".
Ma se il paziente se ne accorge? questo può impedire il normale
funzionamento
della terapia?
Può accadere che l'analista decida, sempre e solo all'interno del setting,
di ricambiare
o dare l'illusione al paziente di voler ricambiare emotivamente il suo
transfert a scopo terapeutico?
Oppure bisogna ritenere in questo caso che si sia fatto travolgere dai
"fatti suoi"??
Grazie. :-)))
Ciao!
Solvejg