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questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
Ne dubito. Pensa a: "Lorenzo, o come dicevan tutti Renzo"... č una cosa che
c'č sempre stata. Qui a Napoli, e addirittura in provincia, dove tutti
vivono come se avessero due vite di tempo, io che mi chiamo Francesco vengo
chiamato "Cě"! Credo sia piů una questione di familiarizzazione realizzata
attraverso la semplificazione. "Ele" fa meno paura di "Eleonora".
> Io Eleonora la chiamo Eleonora, Alessandro lo chiamo Alessandro, Ilaria la
> chiamo Ilaria.
> Proprio non ce la faccio a balbettare ele, ale, ile.
> Ci sono spiegazioni psicologiche a spiegare perchč odio i dimutivi?
> Ciao.
Qui non mi azzardo :).
--
Francesco (Cě)
www.gbawins.com
> Ci sono spiegazioni psicologiche a spiegare perchč odio i dimutivi?
Ti e' andata di culo che non ti hanno chiamato Calogera o Genoveffa, senno'
li amavi anche tu... :)
--
schiapp
http://www.gmdb.it/schiapputer/index.htm
www.cyberscooter.it
Tremate Tremate che Harneck 2005 si avvicina!!!
> Ci sono spiegazioni psicologiche a spiegare perchč odio i
dimutivi?
Veramente danno un po' fastidio anche a me, tanto che penso
sia piu' difficile da spiegare l'amore per i diminutivi che il
tuo odio. Forse (l'amore) deriva dal fatto che il diminutivo
ha un tono piu' confidenziale e, per cosi' dire, codifica il
desiderio di un rapporto piu' diretto e meno formale. Cio' non
toglie che uno possa benissimo far sentire amica una persona
chiamandola senza diminutivo.
Questo non ha niente a che vedere con l'uso, diffuso in tutto
il meridione e in Sardegna di pronunciare il vocativo
troncando il nome: France', Giova', Giuse' etc.
Ciao.
A.
> "elisheba" <elis...@libero.it> ha scritto nel messaggio
> news:crb8lt$c6t$1...@news.newsland.it...
> > "Ciao Ele, sono Ale, c'è Ila?"
> > Blah!
> > Ma perchè è diventato così faticoso dire: ciao Eleonora, sono Alessandro,
> > c'è Ilaria?
> > Non abbiamo tempo da perdere? nemmeno il tempo necessario per pronunciare
> > un nome di persona dall'inizio alla fine?
> Ne dubito. Pensa a: "Lorenzo, o come dicevan tutti Renzo"... è una cosa che
> c'è sempre stata.
Ora che mi ci fai pensare, chiamare Renzo chi all'anagrafe risulta
"Lorenzo" non mi indispone.
Quindi, riflettendo un attimo,scopro di non detestare i diminutivi in
toto, ma quelli di matrice più "anglofona". Esempio. Se Elisabetta diventa
Ely, mi indispone. Se diventa Betta, non mi crea problemi;)
Io mi chiamo Paola, quindi dovrei essere immune dall'essere
"diminutivizzata". Eppure c'è stato chi ha cercato di chiamarmi Polly!!!!
(E mal gliene incolse)
Qui a Napoli, e addirittura in provincia, dove tutti
> vivono come se avessero due vite di tempo, io che mi chiamo Francesco vengo
> chiamato "Cì"! Credo sia più una questione di familiarizzazione realizzata
> attraverso la semplificazione. "Ele" fa meno paura di "Eleonora".
Sta di fatto che Eleonora come nome è bellissimo, Ele è raccapricciante.
Comunque, sì, penso che dietro l'impiego dei diminutivi esistano la
volontà e l'intento di perseguire una familiarizzazione, una complicità,
un'intimità con la persona che si...ehm..."diminuisce". Non
dimentichiamoci infatti che diminutivo deriva da "deminutio".
Il Dizion. Enciclopedico Treccani così recita:
DIMINUTIVO
1) Atto a diminuire, che vale a diminuire.
2) Forma diminutiva- derivazione morfologica di un nome per indicarne:
a) quantitativamente: una diminuzione
b) qualitativamente: un colorito affettivo.
Probabile, quindi, che l'amico di Eleonora la chiami Ele in conseguenza
dell'ipotesi b)...Mentre io continuo a chiamarla Eleonora per non farla
soccombere all'ipotesi a) ;P
Ciao, Cì ;)
> Io Eleonora la chiamo Eleonora, Alessandro lo chiamo Alessandro, Ilaria la
> chiamo Ilaria.
gli altri invece come chiamano te? non rispecchia il modo in cui tu ti
chiameresti?
> Ci sono spiegazioni psicologiche a spiegare perchč odio i dimutivi?
i soprannomi ti piacciono ad esempio? magari li preferisci ..
ma ... non so forse dopo che qualcuno ti appioppa un soprannome lunghissimo
come "ciondolino", dopo un'ora, come č successo a me con dei conoscenti [e
non č il peggiore che ho avuto ! ], puoi iniziare ad apprezzare anche il
diminutivo forzato di un nome che non dovrebbe ammettere diminutivi. un
esempio a caso: Nadja=Nads=Naz. :-(
> Ciao.
Ciao ;-)
Nadja
beh, pensa che fra i miei amici ce n'e' uno che si chiama Robin (nome
vero, non diminuitivo) e noi lo si chiama tutti Robino, che,
effettivamente e' un "allungativo", pero' rende il nome un po' piu'
"piccolo", maneggevole, meno "ingombrante", meno estraneo. per questo,
un diminuitivo come Rob non e' venuto in mente a nessuno.
poi, basta che una persona nel gruppo se ne esca con un nomignolo
simpatico, che poi tutti gli altri lo adottano.
in altri casi, si usa accorciare il nome se e' di troppe sillabe:
"troppa fatica dire Edoardo!! basta Edo!" :-)
--
Masque -,---',-'----,-'-,-'--,-',---,'--'-,-',-{@
NP : `,
>Quindi, riflettendo un attimo,scopro di non detestare i diminutivi in
>toto, ma quelli di matrice più "anglofona". Esempio. Se Elisabetta diventa
>Ely, mi indispone. Se diventa Betta, non mi crea problemi;)
Non avevo mai pensato all'aspetto anglofono della cosa: mi era sempre
sembrato che i diminutivi con il troncamento della parte iniziale
(Betta, Nello, Maso, Tonio) fossero "da vecchi", mentre quelli con il
troncamento della parte finale (Ely, Fra, Andre) fossero "da giovani",
pur con qualche eccezione
>Io mi chiamo Paola, quindi dovrei essere immune dall'essere
>"diminutivizzata". Eppure c'è stato chi ha cercato di chiamarmi Polly!!!!
>(E mal gliene incolse)
Polly no... ma Paoletta o Pa' ?
Secondo me, se avessi 60 anni, saresti Lina :-/
--
ciao,
Elrond
> Proprio non ce la faccio a balbettare ele, ale, ile.
> Ci sono spiegazioni psicologiche a spiegare perchè odio i dimutivi?
Oltre a quanto ho già detto, direi anche che non è da escludere una
componente di timore, già implicita nella tua osservazione a proposito del
"diminuire" le persone. I nomi, da che mondo è mondo, hanno una loro forza:
attraverso il nome si benedice o si maledice, e così il nome di chi è più
forte di noi può metterci a disagio in qualche misura, oppure avviene il
contrario. Usare il diminutivo può essere appunto un modo per non
riconoscere all'altro, diciamo così, tutta la sua "potenza", o perlomeno
accantonarla un po' per quel momento, e quindi tirare un sospiro di
sollievo. Come ha accennato Napolitano, "Ele" può fare meno paura di
"Eleonora".
Poi non credo affatto che non sia per una questione di brevità, di gente che
fa fatica a pronunciare un po' più sillabe...
Ci sono poi senz'altro quelli che hanno uno strano bisogno di modificare i
nomi: spesso non riescono ad accettare già nemmeno il proprio, o almeno non
gli piace molto. E così lo taroccano, perlopiù in direzione esotica, come
magari fanno anche con quelli degli altri. Direi che la Y finale sia
l'esempio più chiaro. Per farne un altro: ho conosciuto una ragazza che,
forse per essere nata e residente in una località piuttosto provinciale poco
più là della città :-) , non sapeva accettare il suo nome riccamente
austroungarico, Teresa, e voleva a tutti i costi farsi chiamare Resy,
detestando inoltre l'altro diminutivo Tere, che guarda caso è quello dei due
più immediatamente riconducibile a Teresa. Credo che questo comportamento
faccia parte di quella grande famiglia che è il bisogno di sentirsi ganzi in
qualche maniera, che secondo me deriva dal non accettare la propria realtà
che appare, spesso erroneamente, troppo mediocre e prosaica: la gente va a
cercarsi la specialità in fasullerie senza far caso che sono già unici per
quello che sono. E poi... qui ci saranno quelli che si fanno il diminutivo
all'inglese... di là credo proprio ci siano quelli che invece cercano di
sentirsi un po' italiani. Esotismo, fuga.
Giacomo
> Ora che mi ci fai pensare, chiamare Renzo chi all'anagrafe risulta
> "Lorenzo" non mi indispone.
> Quindi, riflettendo un attimo,scopro di non detestare i diminutivi in
> toto, ma quelli di matrice pių "anglofona". Esempio. Se Elisabetta diventa
> Ely, mi indispone. Se diventa Betta, non mi crea problemi;)
Puō darsi che abbia qualche rilevanza l'aspetto anglofono, ma io farei
piuttosto caso che le forme troncate tipo "Renzo", "Peppe", etc. sono
abitualmente accettate anche come nomi propri, anche se non sono diminutivi.
Per esempio, uno che si chiama proprio Renzo, e non Lorenzo: e ce ne sono
molti. Non č cosė invece per i diminutivi tipo "Ely", "Fede", etc. E' chiaro
quindi, e direi sia soprattutto per questo, che ti diano pių...
nell'orecchio.
> Io mi chiamo Paola, quindi dovrei essere immune dall'essere
> "diminutivizzata". Eppure c'č stato chi ha cercato di chiamarmi Polly!!!!
> (E mal gliene incolse)
Soprattutto pensando che nei paesi anglofoni Polly č il nome standard del
pappagallo!
> Sta di fatto che Eleonora come nome č bellissimo, Ele č raccapricciante.
> Comunque, sė, penso che dietro l'impiego dei diminutivi esistano la
> volontā e l'intento di perseguire una familiarizzazione, una complicitā,
> un'intimitā con la persona che si...ehm..."diminuisce". Non
> dimentichiamoci infatti che diminutivo deriva da "deminutio".
> Il Dizion. Enciclopedico Treccani cosė recita:
> DIMINUTIVO
> 1) Atto a diminuire, che vale a diminuire.
> 2) Forma diminutiva- derivazione morfologica di un nome per indicarne:
> a) quantitativamente: una diminuzione
> b) qualitativamente: un colorito affettivo.
>
> Probabile, quindi, che l'amico di Eleonora la chiami Ele in conseguenza
> dell'ipotesi b)...Mentre io continuo a chiamarla Eleonora per non farla
> soccombere all'ipotesi a) ;P
Siamo in due. Inoltre io, giusto perché a pensar male si pensa bene, tendo
in genere a fare questo mio esempio volgare ma direi molto efficace per
spiegare come mai la gente, specie negli ultimi tempi, tende a voler dare
sempre pių del tu, senza pių ritegno per situazioni o formalitā (che sono
nella loro sostanza molto meno vuote di quello che si ritiene comunemente,
tanto che a me fanno piacere vero e proprio): se vuoi inculare qualcuno, lo
fai meglio se lo hai vicino o se lo hai lontano? Dare del tu č un modo per
togliere il pių possibile le distanze che ci sono con le altre persone (e
non sempre renderle pari a noi, anzi... questo lo fa forse, molto di pių, il
dare del lei, nonostante le apparenze), e quindi č come dire: diamoci del
tu, cosė ci sentiamo pių alla mano reciprocamente, ma se mi sfrulla, e
nonostante tutto (l'apparenza del darsi del tu, appunto) sono quello pių
forte, e tu hai accettato la vicinanza a me, t'acchiappo e ti fotto meglio.
Schermisticamente parlando: dare del lei č stare a misura, dandosi agio a
vicenda; dare del tu č avvicinarsi troppo, arrivare ai ferri corti, e lė chi
č pių portato a soccombere rischia molto di pių. Parlo ovviamente del "tu"
fasullo, non quello tra amici fidati; cosė come escludo quel "lei" che č in
realtā il "tu" truffaldino suddetto camuffato di formalitā. Sono le
occasioni stesse a suggerire meglio come stanno le cose e come muoversi.
Altro esempio fornitoci dagli animali, piuttosto accorti. Il cane o il gatto
ti danno del tu serio quando ti mostrano la pancia: non lo fanno che a
quelli dei quali si fidano, pensa se lo facessero a qualcuno
malintenzionato.
Forse con i diminutivi, e con tutte le forme di diminuzione dell'altro, come
giustamente osservi, accade anche una cosa del genere.
Giacomo
> Esiste poi a Ravenna, non so se nel resto di Romagna, l'abitudine di dare
un
> nome completamente diverso ad una persona. Per cui i necrologi fanno piů o
> meno cosě: "morto Guido detto Carlo", "morto Mauro detto Giovanni", "morto
> Antonio detto Paolo" ecc. ecc. che mi fanno ridere nonostante la tristezza
> del contesto.
ah beh ... :-)) in alcuni paesini della mia Sicilia si usa di ben peggio ...
dato che si usa cambiare *cognome* all'intera stirpe familiare ..e lo si fa
con la cosiddetta "'ngiuria" che non e' un appellativo cattivo ... ma e'
*l'identificativo inequivocabile* della stirpe familiare.
cosi' le persone non si chiamano piu', ad esempio, Pinco Pallino .... ma si
chiamano, nell'uso colloquiale, "Pinco Porcospino" ... e, nelle "carte
appese", Pinco Pallino chiamato Pinco Porcospino.
e se tu, stranger, chiedi stupito << e perche'?>> ... quelli ti rispondono
<<che domande .... ma perche' si chiamano tutti cosi' quelli di quella
famiglia li', no?!>>
aaabe' ... basta saperlo .... :-))
com'e' che diceva Shakesperare?
ah si ... :-)))
"Cos'č un nome? Ciň che chiamiamo rosa,
con qualsiasi altro nome avrebbe lo stesso profumo...."
ciao :-)))
Amelia
Vallo a dire al sig. Felice Mastronzo. :)))
--
Francesco
www.gbawins.com
> ah beh ... :-)) in alcuni paesini della mia Sicilia si usa di ben peggio
...
> dato che si usa cambiare *cognome* all'intera stirpe familiare ..e lo si
fa
> con la cosiddetta "'ngiuria" che non e' un appellativo cattivo ... ma e'
> *l'identificativo inequivocabile* della stirpe familiare.
«Veramente nel libro della parrocchia si chiamavano Toscano, ma questo non
voleva dir nulla, poiché da che il mondo era mondo, all'Ognina, a Trezza e
ad Aci Castello, li avevano sempre conosciuti per Malavoglia, di padre in
figlio»
- G. Verga
Giacomo
>Esiste poi a Ravenna, non so se nel resto di Romagna, l'abitudine di dare un
>nome completamente diverso ad una persona. Per cui i necrologi fanno piů o
>meno cosě: "morto Guido detto Carlo", "morto Mauro detto Giovanni",
Credevo fosse una strana abitudine degli anziani dell'entroterra
genovese. Pari pari, sia con nomi strani sia con nomi normali,
anagrafici e attribuiti. Conosco Tomaso detto Piero.
--
ciao,
Elrond
> "elisheba" <elis...@libero.it> ha scritto nel messaggio
> > Ci sono spiegazioni psicologiche a spiegare perchè odio i dimutivi?
> Ti e' andata di culo che non ti hanno chiamato Calogera o Genoveffa, senno'
> li amavi anche tu... :)
Beh, non hai torto;)
Di sicuro però non mi sarei fatta chiamare ne Kally, nè Genny.
Avrei meditato qualcosa di più chic.
Genevieve in luogo di Genoveffa, per esempio.
Per Calogera sarebbe stata più tosta, ma qualcosa di intrigante sarei
riuscita a cavarne fuori...;))
> "elisheba" <elis...@libero.it> ha scritto nel messaggio
> news:crb8lt$c6t$1...@news.newsland.it.
ho conosciuto una ragazza che,
> forse per essere nata e residente in una località piuttosto provinciale poco
> più là della città :-) , non sapeva accettare il suo nome riccamente
> austroungarico, Teresa, e voleva a tutti i costi farsi chiamare Resy,
Mi verrebbe da dire...Una che ha un nome imperiale (giusto un po'
impolverato dai tempi, ma comunque e proprio per questo di un certo
fascino retrò) lo svende per un diminutivo da squinzia metropolitana...
> detestando inoltre l'altro diminutivo Tere, che guarda caso è quello dei due
> più immediatamente riconducibile a Teresa.
Strano non abbia pensato a Terry...
O a Therese (versione sia teutonica che francofona, di un certo glamour,
mi pare)
Del resto, al di là del nome anagrafico, il fatto di sentirsi o no a
proprio agio in un diminutivo è questione di indole.
Una può sentirsi a disagio a essere chiamata Maria, e perfettamente
disinvolta a individuarsi come Mary.
Io ho un'amica che si chiama Maria, e proprio non se lo sente addosso,
questo nome. Sicchè per lei faccio un'eccezione,a la chiamo Mary anche io.
Non perchè trovi inaccettabile il nome Maria, ma perchè, effettivamente,
il suo carattere e il suo modo di essere si riassumono perfettamente nel
diminutivo sbarazzino di Mary.
> Esiste poi a Ravenna, non so se nel resto di Romagna, l'abitudine di dare un
> nome completamente diverso ad una persona. Per cui i necrologi fanno più o
> meno così: "morto Guido detto Carlo", "morto Mauro detto Giovanni", "morto
> Antonio detto Paolo" ecc. ecc. che mi fanno ridere nonostante la tristezza
> del contesto.
Non lo sapevo. Ma fa ridere anche me, questa cosa, la trovo
incredibilmente surreale;)))
Sarebbe interessante indagare cosa conduca a rendere Guido noto come
Carlo, e Mauro come Giovanni...Se la volontà propria di Guido e di Mauro o
la propensione dei loro amici a individuarli come Carlo e Giovanni.
Ciao;)
> Può darsi che abbia qualche rilevanza l'aspetto anglofono, ma io farei
> piuttosto caso che le forme troncate tipo "Renzo", "Peppe", etc. sono
> abitualmente accettate anche come nomi propri, anche se non sono diminutivi.
> Per esempio, uno che si chiama proprio Renzo, e non Lorenzo: e ce ne sono
> molti. Non è così invece per i diminutivi tipo "Ely", "Fede", etc. E' chiaro
> quindi, e direi sia soprattutto per questo, che ti diano più...
> nell'orecchio.
Sì, mi urta non solo l'anglofonia ma anche l'inusualità.
Fede, per esempio, sta al top del mio non gradimento (con ale, ele, e ila).
Fede intesa come Federica diminuita, intendo.
(Tanto per non dare esca a un facile gioco di parole con un altro Fede)
> > Io mi chiamo Paola, quindi dovrei essere immune dall'essere
> > "diminutivizzata". Eppure c'è stato chi ha cercato di chiamarmi Polly!!!!
> > (E mal gliene incolse)
> Soprattutto pensando che nei paesi anglofoni Polly è il nome standard del
> pappagallo!
Sicchè io che mi chiamo Paola dovrei essere diminutivizzata in Cocorita,
pressappoco.;)
quindi è come dire: diamoci del
> tu, così ci sentiamo più alla mano reciprocamente, ma se mi sfrulla, e
> nonostante tutto (l'apparenza del darsi del tu, appunto) sono quello più
> forte, e tu hai accettato la vicinanza a me, t'acchiappo e ti fotto meglio.
E io infatti detesto anche l'uso indiscriminato del "tu". Che, molto
spesso,oggi si impiega appunto nella maniera "strumentale" e "finalizzata"
a cui tu fai riferimento.
> "elisheba" <elis...@libero.it> ha scritto nel messaggio
> news:crb8lt$c6t$1...@news.newsland.it...
> > Io Eleonora la chiamo Eleonora, Alessandro lo chiamo Alessandro, Ilaria la
> > chiamo Ilaria.
> gli altri invece come chiamano te? non rispecchia il modo in cui tu ti
> chiameresti?
Paola.
Un nome nè bello nè brutto, ma è il mio, e ci sono in fondo affezionata.
Come ho detto, c'è stato chi ha tentato di americanizzarmi in Polly o
yankerie simili, senza nessun successo;)
> > Ci sono spiegazioni psicologiche a spiegare perchè odio i dimutivi?
> i soprannomi ti piacciono ad esempio? magari li preferisci ..
Sì, i soprannomi mi piacciono moltissimo, quando li trovo azzeccati.
E mi piace sia essere "soprannominata" che "soprannominare".
E' una manifestazione di affetto, e anche di creatività.
Quindi, ben vengano i soprannomi;)
> ma ... non so forse dopo che qualcuno ti appioppa un soprannome lunghissimo
> come "ciondolino",
..al cui confronto perfino ele ale e ile sembrano accettabili, direi;)
dopo un'ora, come è successo a me con dei conoscenti [e
> non è il peggiore che ho avuto ! ], puoi iniziare ad apprezzare anche il
> diminutivo forzato di un nome che non dovrebbe ammettere diminutivi. un
> esempio a caso: Nadja=Nads=Naz. :-(
Ti hanno chiamato Naz??
Ma vedi che la gente è incomprensibile. Nadja è un bel nome, e non è
"diminutivizzabile". Eppure, c'è sempre qualcuno che non si rassegna, e
che per manifestarti simpatia e complicità si sente obbligato a prendersi
confidenze fuori luogo col tuo nome...
Ciao;)
> > Ciao.
> Ciao ;-)
> Nadja
> On Mon, 03 Jan 2005 19:29:37 +0100, elis...@libero.it (elisheba) wrote
> in <crc2ug$kpu$1...@news.newsland.it>:
> >Quindi, riflettendo un attimo,scopro di non detestare i diminutivi in
> >toto, ma quelli di matrice più "anglofona". Esempio. Se Elisabetta diventa
> >Ely, mi indispone. Se diventa Betta, non mi crea problemi;)
> Non avevo mai pensato all'aspetto anglofono della cosa: mi era sempre
> sembrato che i diminutivi con il troncamento della parte iniziale
> (Betta, Nello, Maso, Tonio) fossero "da vecchi", mentre quelli con il
> troncamento della parte finale (Ely, Fra, Andre) fossero "da giovani",
> pur con qualche eccezione
E hai ragione.
Ma io, anche se anagraficamente sarei "giovane", a volte scopro davvero di
pensarla come una ottantenne retrograda.
Betta e Tonio mi sembrano diminutivi simpatici, da film neorealista di
mezzo secolo fa.
Ely e Fede mi fanno pensare a cubiste e veline e shampiste che pur di
comparire in tivù farebbero qualsiasi cosa (salvo che studiare i pronomi e
i congiuntivi).
> >Io mi chiamo Paola, quindi dovrei essere immune dall'essere
> >"diminutivizzata". Eppure c'è stato chi ha cercato di chiamarmi Polly!!!!
> >(E mal gliene incolse)
> Polly no... ma Paoletta o Pa' ?
> Secondo me, se avessi 60 anni, saresti Lina :-/
Paoletta, ogni tanto, nell'intimità, può andarmi bene.
Per Lina, ho ancora un bel po' di tempo prima di pensarci;)
> Credevo fosse una strana abitudine degli anziani dell'entroterra
> genovese. Pari pari, sia con nomi strani sia con nomi normali,
> anagrafici e attribuiti. Conosco Tomaso detto Piero.
imho il fatto che sia una abitudine che si puo' attribuire agli anziani ...
e' connessa al fatto che negli ultimi anni e' andata scemando l'abitudine di
dare ai figli i nomi dei nonni.
cosi', imho, accadeva spesso che ai due novelli genitori *non* piacesse
affatto il nome del nonno (es. Tomaso) ... e gliene preferissero un piu'
"moderno" (es. Piero) ... e cosi' il bimbo, si trovava ad essere chiamato,
gia' dai propri genitori "Piero", nonostante anagraficamente parlando si
chiamasse Tomaso.
et voila' ...
ormai ... l'abitudine e' tramontata ... e i propri figli si chiamano, senza
alcun problema, Konan, Kevin, Shannon, Algiazira ecc.ecc. ... e quel nome
li' e' stato scelto liberamente dai genitori ...
che motivo avrebbero *i genitori* stessi di cambiarlo nell'uso?
semmai, poverelli, qualche motivo serio lo potrebbero avere i figli, no?
Amelia ... che se e' stato complicato chiamarsi Amelia .. non oso immaginare
come dev'essere chiamarsi in qualche altro modo ancora piu' "difficile".
Io tre secoli fa ero fidanzato con una ragazza di nome Concetta, che TUTTI i
parenti (ed erano tanti) chiamavano "Tetta".
Ho avuto i miei imbarazzi ad utilizzarlo anch'io, eppure c'è voluto poco ...
in un contesto dove TUTTI dicevano tetta tetta ... poi ci si abitua.
Ci si abituava così tanto che quando ad uno sconosciuto dicevo "la mia
ragazza Tetta" e costui strabuzzava gli occhi, ci mettevo qualche secondo a
capire "cosa avesse" hehe.
Secondo me c'è un frammisto sia di "frettolosità" nel dire e fare le cose
(società) sia un tentativo di dare a ciascuno il "vero" nome che più gli si
"cuce" addosso per tratto, carattere e personalità.
Una colorazione affettivo-emotiva.
(per i curiosi e maliziosi, Tetta aveva una terza/quarta, quindi niente di
eclatante/elicitante) heh
Saluti
--
Alessandro
(www.hah.it winter ed. 2005)
> quindi è come dire: diamoci del
> > tu, così ci sentiamo più alla mano reciprocamente, ma se mi sfrulla, e
> > nonostante tutto (l'apparenza del darsi del tu, appunto) sono quello più
> > forte, e tu hai accettato la vicinanza a me, t'acchiappo e ti fotto
meglio.
>
> E io infatti detesto anche l'uso indiscriminato del "tu". Che, molto
> spesso,oggi si impiega appunto nella maniera "strumentale" e "finalizzata"
> a cui tu fai riferimento.
Siamo in due anche in questo. A me spesso e volentieri viene naturale di
dare del lei, certe volte mi scappa anche con dei coetanei che non conosco
(e ho 22 anni). Mi capita che gente molto più grande di me (non
malandrinamente interessata come i suddetti) mi dica che non importa darci
del lei, ma io rispondo che per me è spontaneo e quasi mi costa dar loro del
tu. E poi, tanta gente è cogliona: pensa che il lei si debba dare a chi è
più grande di età. Non mi sorprenderebbe che sia la stessa gente che se si
mette in giacca e cravatta lo fa solo per il senso del dovere più stupido e
fasullo, come dicevano in un altro thread. Ci sono miei amici che dicono di
sentirsi nonni se ragazzini più giovani gli danno del lei vedendoli più
grandi. Non hanno capito una mazza: il lei si dà prima di tutto per riguardo
a se stessi, ma insieme diventa anche rispetto per l'altro. Si può darsi del
lei e non essere affatto inamidati, a me capita spesso: una cosa è la forma,
l'altra la personalità. Accade una cosa molto simile anche nel vestire: si
adoprano certe forme che in teoria servono a non mancare di rispetto,
attraverso una loro codificazione, ma poi all'interno di quelle ci si può
muovere in una certa misura secondo i propri gusti, e qui si vede la
personalità.
Facendo così acquista molto, molto più valore anche l'intimità, di amore e
di amicizia, nella quale ha veramente senso ed è veramente lecito darsi del
tu ed essere "ai ferri corti" (in senso buono, ovviamente). E forse la
avverte molto di più chi non è sempre in un'intimità fasulla con tutto il
mondo...
Giacomo
> ho conosciuto una ragazza che,
> > forse per essere nata e residente in una località piuttosto provinciale
poco
> > più là della città :-) , non sapeva accettare il suo nome riccamente
> > austroungarico, Teresa, e voleva a tutti i costi farsi chiamare Resy,
>
>
> Mi verrebbe da dire...Una che ha un nome imperiale (giusto un po'
> impolverato dai tempi, ma comunque e proprio per questo di un certo
> fascino retrò) lo svende per un diminutivo da squinzia metropolitana...
Esattamente quello che volevo dire.
> > detestando inoltre l'altro diminutivo Tere, che guarda caso è quello dei
due
> > più immediatamente riconducibile a Teresa.
>
>
> Strano non abbia pensato a Terry...
> O a Therese (versione sia teutonica che francofona, di un certo glamour,
> mi pare)
Ehm... Speri che in media ne sappiano molto di queste cose nei sobborghi
locali da sagra del neccio?
> Del resto, al di là del nome anagrafico, il fatto di sentirsi o no a
> proprio agio in un diminutivo è questione di indole.
> Una può sentirsi a disagio a essere chiamata Maria, e perfettamente
> disinvolta a individuarsi come Mary.
> Io ho un'amica che si chiama Maria, e proprio non se lo sente addosso,
> questo nome. Sicchè per lei faccio un'eccezione,a la chiamo Mary anche io.
> Non perchè trovi inaccettabile il nome Maria, ma perchè, effettivamente,
> il suo carattere e il suo modo di essere si riassumono perfettamente nel
> diminutivo sbarazzino di Mary.
Mi sembra che siano in diverse a rifiutare in qualche modo il nome "Maria",
forse perché ci intravedono un qualche lascito cattolico... Ho un'amica che
si chiama Annamaria, ma vuole farsi chiamare Anna: mi disse che proprio non
sopporta il nome intero. Ma è anche vero che ne ho un'altra che si chiama
Annalisa, e pure lei mi sembra preferisca essere chiamata Anna, se pure non
rifiuta il nome completo come l'altra. Mi dispiace un po' perché sembra che
persone che sarebbero tanto più diverse vogliano finire per riunirsi
piuttosto sotto grandi categorie di nomi (le "Anne", etc...) omologandosi in
un certo modo. Ho conosciuto un'altra che si chiama Anna Teresa, e pure lei
rifiutava il secondo nome. Forse perché avvertito appunto come antiquato e
particolare, al confronto di un (posso dirlo?) più scialbo e più facilmente
spendibile Anna.
Giacomo
A proposito di questo, sono riuscito a ripescare l'elenco assurdo di nomi
che avevo visto tempo fa. Sono tutti nomi reali (c'è anche il citato
Mastronzo, anche se non Felice :): http://www.lelenko.it/
Fanno scompisciare, ma credo che molti "titolari" di quei nomi devono aver
avuto problemi seri.
--
Francesco
www.gbawins.com
E anche una buona dose di masochismo;)
La possibilità legale di cambiare il proprio nome anagrafico quando esso
risulti oggettivamente inaccettabile esiste...
A meno che quei signori non fossero così al di sopra di queste quisquilie
da riderci su loro per primi, ma mi sembra improbabile.
O, forse, la spiegazione più semplice è questa. A tutto ci si abitua ;)
> elisheba
> > Proprio non ce la faccio a balbettare ele, ale, ile.
> > Ci sono spiegazioni psicologiche a spiegare perchč odio i dimutivi?
> > Ciao.
> Io tre secoli fa ero fidanzato con una ragazza di nome Concetta, che TUTTI i
> parenti (ed erano tanti) chiamavano "Tetta".
Naaaaaa....E' grandiosoooo!! ;)))
Pur dovendo riconoscere, (e mi scuso con le eventuali omonime in ascolto),
che fosse oggettivamente difficile riuscire a infierire in dosi
supplementari sul nome "Concetta", vedo che i parenti della tua ex ragazza
ci sono riusciti!!!;)))
Le due Concette che ho conosciuto nella mia vita, invece, hanno scelto di
presentarsi al mondo una come Cetty, e l'altra come Cettina.
E ho notizia di piů di una Concetta riciclatasi come Tina.
Tutto nella norma, quindi;)
Ciao!
> Ho conosciuto un'altra che si chiama Anna Teresa, e pure lei
> rifiutava il secondo nome. Forse perché avvertito appunto come antiquato e
> particolare, al confronto di un (posso dirlo?) più scialbo e più
> facilmente
> spendibile Anna.
bisogna imho considerare anche l'effetto estetico che fa l'abbinamento di
due nomi:
Anna Teresa non sta benissimo, a livello fonico.
sempre meglio di Nadia Raffaella, comunque! nemmeno si può distinguere tra
primo e secondo nome .. nome unico con spazio incorporato.
:-/ Bah, sarebbe interessante capire cosa pensa chi si reca all'anagrafe
:-).
> Giacomo
Ciao
Nadja
> cosi', imho, accadeva spesso che ai due novelli genitori *non* piacesse
> affatto il nome del nonno (es. Tomaso) ... e gliene preferissero un piu'
> "moderno" (es. Piero) ... e cosi' il bimbo, si trovava ad essere chiamato,
> gia' dai propri genitori "Piero", nonostante anagraficamente parlando si
> chiamasse Tomaso.
Ora comunque il nome Tomaso sta tornando di moda.
L'ho letto recentemente da qualche parte, e non ci potevo credere.
Finchè una mia mia conoscente non ha avuto un bel bambino, e lo ha appunto
chiamato Tommaso (giuro).
Confesso di averne un po' sofferto. Per la creatura, intendo.
> et voila' ...
> ormai ... l'abitudine e' tramontata ... e i propri figli si chiamano, senza
> alcun problema, Konan, Kevin, Shannon, Algiazira ecc.ecc. ... e quel nome
> li' e' stato scelto liberamente dai genitori ...
La cosa più esilarante, di questi casi, è spesso poi l'accoppiata che ne
risulta tra nome e cognome.
Evvai quindi con Sharon Esposito o Kevin Brambilla;)
> Mi sembra che siano in diverse a rifiutare in qualche modo il nome "Maria",
> forse perché ci intravedono un qualche lascito cattolico...
Probabile.
E forse anche il fatto che Maria sia, nell'immaginario collettivo, il nome
che per antonomasia qualifica la signora unonessunoecentomila (la mitica
signora Maria Rossi dei luoghi comuni e delle statistiche)ha il suo peso.
Un nome quindi percepito come "incolore" e di poca personalità.
> Si può darsi del
> lei e non essere affatto inamidati,
anche a me viene naturale dare del Lei in molte occasioni. tra cui anche la
presa in giro:
ma non vi è meditazione su questo da parte mia o diffidenza.
ogni tanto mi viene naturale prendere bonariamente in giro le persone.
come dire let's understate each other, ma in senso positivo
> E forse la
> avverte molto di più chi non è sempre in un'intimità fasulla con tutto il
> mondo...
io aggiungerei che a volte, specialmente in alcuni posti di lavoro, usare il
tu è mezzo per esercitare la propria autorità e centellinare il rispetto con
cui ci si rivolge alle persone: come se l'interlocutore potesse/dovesse
comprendere solo il livello più semplice di comunicazione.
confidenza fasulla appunto.
per usare un eufemismo.
> Giacomo
Ciao
Nadja
Che dire ... almeno era divertente, si creavano dei piacevoli disguidi con
gli sconosciuti ... sempre meglio, a mio parere, di un'altra loro parente
che sempre di nome Concetta veniva storpiato in un calabrese stretto
"Cungeé" dove perfino la prima C assomigliava quasi spregiativamente una G
....
Ciao
--
Alessandro
(www.hah.it)
> Le due Concette che ho conosciuto nella mia vita, invece, hanno scelto di
> presentarsi al mondo una come Cetty, e l'altra come Cettina.
> E ho notizia di più di una Concetta riciclatasi come Tina.
> Tutto nella norma, quindi;)
> Ciao!
Pensa che ho conosciuto una ragazza che di nome all'anagrafe fa proprio
Cetty (o Cetti: pare che sua nonna in punto di morte avesse detto alla madre
che avrebbe dovuto chiamarla proprio così).
In ogni caso in più di una occasione ho sentito aborrire il nome Concetta da
chi ne è portatrice... che poi di fatto è un nome assurdo perché tutti in
fondo siamo Conce(pi)ti.
Riguardo ai diminutivi io ho il problema opposto, non riesco a pronunciare
un nome per intero. Se lo uso intero è come se mettessi la persona a
distanza di 200 metri da me. Mi da un senso di freddezza, infatti non li uso
mai.
Per me diventano tutti monosillabici, così Daniele diventa Dà, Antonio
diventa Tò, Roberta diventa Ro, Ida diventa I. Più che un nome diventa un
suono distintivo per una persona. In casa (io e la mia ragazza) invece
usiamo due soprannomi uguali: Topi. Che ovviamente abbreviamo entrambi a Tò.
E così nostro figlio avrà una bella confusione visto che i genitori si
chiamano fra loro con questa sillaba (chiaramente lui è Topino). Invece
quando "discutiamo" tiriamo fuori il nome intero. E' come se ci rifacessimo
all'etichetta anagrafica solo per dichiarare cose che riguardano i limiti da
impostare nella relazione, quindi prendono un significato più ufficiale.
Poi in famiglia usiamo tantissimo i soprannomi, mia madre nel corso della
mia vita me ne avrà dati oltre una ventina, di cui tenevo anche un elenco
tempo fa. E mio figlio se ne sta beccando almeno 4 o 5 e ha solo un mese di
vita. Tra i miei preferiti ci sono "Ocho Pocho" e "Gnapo".
Per quanto riguarda il Lei poi lo aborrisco... se lo uso è solo perché la
persona mi sta antipatica e ci tengo a mettere distanza. Anche sul lavoro
non succede mai di usare il Lei, sarà che è un ambiente piuttosto informale.
Ma neanche con gli sconosciuti che mi chiamano per avere info o prendere
appuntamenti per l'altra mia attività, cerco di dare subito del tu, fa
sentire le persone molto più a loro agio.
Forse la mia è una ricerca di intimità addirittura eccessiva. Sarà che credo
che arrivare nell'intimo di un essere umano è un percorso arduo, siamo
sempre tanto distanti... forse il mio è un tentativo di superare certe
barriere...
Invece ho notato che sul NG si da sempre del Tu... una volta solo mi è
capitata una persona che mi ha dato del Lei perché pensava da come scrivevo
che fossi un "anziano"...
Saluti informali
Andrash
PS: a volte mi sbaglio e mi firmo Andrash pure nelle email di lavoro!