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Morire e rinascere, ancora e ancora

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Massimo Soricetti

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Mar 7, 2012, 6:52:38 AM3/7/12
to
Che cosa ci succede dopo un'impresa compiuta, che sia andata bene o male
o così così? Quando alla fine uno decide di affrontare un passaggio
desiderato, temuto e irreversibile, tipo il dichiararsi all'innamorata o
mettersi alla prova partecipando a una gara importante, o cose ancora
più irreversibili tipo avere un figlio?

A me sembra che queste cose portino in un certo senso alla morte: la
morte di noi-vecchi come eravamo prima e la nascita di noi-nuovi, più
capaci (o magari solo più adatti alla bisogna?)

Si potrebbe dire che una parte di noi muore e altre si sviluppano, ma a
me non pare calzante come metafora: io lo descriverei come la muta del
serpente, che cambia la pelle vecchia con una nuova ma quello che c'è
dentro è sempre lui, insomma metterei più in luce la continuità :-)

Però è vero che oltre alla continuità c'è anche la componente "morte di
qualcosa" che noi bene o male non potremo essere più, quindi il lutto
per ciò che si era, quindi questi passaggi di morte/resurrezione
lasciano anche la nostalgia e/o il rimpianto per ciò che si era e il
desiderio di esserlo ancora, potendo. Ci portiamo sempre dentro la
cenere di ciò che eravamo. Mi sbaglio?

Di queste situazioni se ne possono verificare molte nella vita: quello
che vorrei capire è che cosa significa per una persona passare
attraverso tanti di questi cicli di morte e rinascita. Ho ipotizzato che
ciò che eravamo ce lo portiamo dietro: alla fine questo peso del passato
può diventare una zavorra che ci porta a non voler più affrontare nuove
sfide?

Che cosa ha a che fare l'essere "morti e risorti" tante volte con il
senso del futuro, o con la perdita delle speranze, o con il sentirsi vecchi?

E' possibile che il concetto buddista del ciclo delle continue
reincarnazioni venga dalla consapevolezza di questa dinamica della
psiche? Che venga accettato dai fedeli perché riecheggia qualcosa di
inconsciamente già noto?

Vincenzo Del Piano

unread,
Mar 7, 2012, 2:48:07 PM3/7/12
to

"Massimo Soricetti" <max...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:4f574d36$0$1385$4faf...@reader1.news.tin.it...
>
> Si potrebbe dire che una parte di noi muore e altre si sviluppano, ma a
> me non pare calzante come metafora: io lo descriverei come la muta del
> serpente, che cambia la pelle vecchia con una nuova ma quello che c'è
> dentro è sempre lui, insomma metterei più in luce la continuità :-)

Proprio così, imho.


> Però è vero che oltre alla continuità c'è anche la componente "morte di
> qualcosa" che noi bene o male non potremo essere più, quindi il lutto
> per ciò che si era, quindi questi passaggi di morte/resurrezione
> lasciano anche la nostalgia e/o il rimpianto per ciò che si era e il
> desiderio di esserlo ancora, potendo. Ci portiamo sempre dentro la
> cenere di ciò che eravamo. Mi sbaglio?

No, però, così non ne fai una questione di "muta della pelle", ma di una
vera e propria metamorfosi.
Pare che tu ti chieda ... cosa mai penserà la farfalla di se stessa non più
bruco! :-))


> Che cosa ha a che fare l'essere "morti e risorti" tante volte con il
> senso del futuro, o con la perdita delle speranze, o con il sentirsi
> vecchi?

IMHO, ha a che fare con una negazione: che sia davvero successo che non ci
si possa considerare sempre gli stessi.
Per l'esigenza di confermare la continuità-dell'IO ... si negano gli effetti
degli (ineluttabili) cambiamenti imposti dallo sviluppo biologico naturale,
dai (conseguenti) cambi di obiettivi, dalle esperienze "correttive" ...

[ Osservo incidentalmente che la concezione parmenidea (rigida SI', ma
inconfutabile!) definisce l'Uomo un NON-ESSENTE, proprio per la
impossibilità di descrivere l'Uomo in una condizione stabile, che sarebbe
quella nella quale egli "sarebbe", senza il continuo "divenire", passando da
una condizione all'altra.
E osservo ancor più incidentalmente che nella Cultura dell'Occidente c'è
stato solo "Uno" che ha avuto occasione (e buon motivo!) di dire di se
stesso che IO SONO COLUI CHE E'. Tutto il resto -Uomo compreso- ... NON E'.
proprio per via del divenire. ]


> E' possibile che il concetto buddista del ciclo delle continue
> reincarnazioni venga dalla consapevolezza di questa dinamica della
> psiche? Che venga accettato dai fedeli perché riecheggia qualcosa di
> inconsciamente già noto?

Credo di sì.
C'è "anche" da dire (insinuantemente, da me Ateo :-)) ... che è sempre
l'esigenza di confermre la continuità-dell'IO che "spinge" a pensare che -se
non il corpo corruttibile- almeno un IO (psichico, animico :-)) non possa
scomparire.
Le variabili culturali (anime immortali, o cicli di rinascite) sono
dettagli.

--
Vincenzo


Massimo Soricetti

unread,
Mar 10, 2012, 2:32:51 PM3/10/12
to
Il 07/03/2012 20:48, Vincenzo Del Piano ha scritto:
> No, però, così non ne fai una questione di "muta della pelle", ma di una
> vera e propria metamorfosi.

In effetti è una delle cose che non so: è ovvio che uno ha memoria di
ciò che era, e che nel cambio ha guadagnato qualcosa e perso
qualcos'altro... secondo me la farfalla a volte ha nostalgia di
quand'era bruco, anche se allora era meno di ciò che è adesso. Se non è
così, vuol dire che nel cambio ha solo guadagnato e allora buon per lei :-)

Per quanto riguarda l'esigenza di continuità è ovvio che uno ce l'abbia,
ma non so se sia così forte da portare a negare di essere cambiati
davvero. Certo che fa comodo a sé stessi pensarsi ancora ragazzi/e, ma è
una tendenza che va combattuta se uno vuole mantenere una certa dignità,
andando in là con gli anni :-D
Era per questo che mi ponevo il dubbio. Uno cambia davvero, col tempo,
ma si rende conto di quanto? E come se ne rende conto?


> [ Osservo incidentalmente che la concezione parmenidea (rigida SI', ma
> inconfutabile!) definisce l'Uomo un NON-ESSENTE, proprio per la
> impossibilità di descrivere l'Uomo in una condizione stabile, che sarebbe
> quella nella quale egli "sarebbe", senza il continuo "divenire", passando da
> una condizione all'altra.

"siamo solo di passaggio su questo mondo", "viviamo un tempo preso a
prestito", "il futuro non ci appartiene"... la letteratura è sterminata :-)

Osservo pure che (almeno secondo me) il passaggio dalla gioventù alla
maturità ha molto a che fare con il fatto di rendersi conto che il
futuro non ti appartiene, mentre prima pensavi di sì. Questa perdita,
questa sconfitta esistenziale, provoca un cambio di mentalità profondo.
Ma non so se sia la stessa cosa di cui parlavo prima: non viene da un
evento nel mondo esterno ma da una presa di coscienza interna, è un
cambiamento interiore non indotto da fatti esterni, mentre io di quello
parlavo.

Vincenzo Del Piano

unread,
Mar 13, 2012, 6:36:00 AM3/13/12
to

"Massimo Soricetti" <max...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:4f5bad98$0$1387$4faf...@reader1.news.tin.it...
>
> Il 07/03/2012 20:48, Vincenzo Del Piano ha scritto:
> >
> > non ne fai una questione di "muta della pelle", ma di una
> > vera e propria metamorfosi.
>
> In effetti è una delle cose che non so: è ovvio che uno ha memoria di
> ciò che era, e che nel cambio ha guadagnato qualcosa e perso
> qualcos'altro... secondo me la farfalla a volte ha nostalgia di
> quand'era bruco, anche se allora era meno di ciò che è adesso.
> SE nel cambio ha solo guadagnato, allora buon per lei :-)

Bisognerebbe verificare se la farfalla ha ancora un Sistema Nervoso che
mantenga il modo di pensare da bruco.
E -per quel che conta- io credo proprio di NO.
Nè la farfalla ha una sede della Memoria! :-))
Non c'entra granchè con le ipotetiche metamorfosi umane, ma anche il Sistema
Nervoso dell'Uomo si modifica via via che si producono evoluzioni biologiche
soggettive, e produce modi di pensare diversi di tempo in tempo.
Voglio dire che -è pur vero che l'Uomo ha Memoria di ciò che è stato e non è
più- ma non ha più nemmeno il (freudiano) Apparato Psichico di quel suo
essere un uomo singolare che c'era e non c'è più!
Lo Apparato Psichico, "nuovo" di tempo in tempo, è adatto a ciò che si è
contingentemente, di tempo in tempo.
E propone motivazioni e avversioni adatte a ciò che si è di tempo in tempo.
Possono esserci SI' anche esperienza negative, che sembrano "togliere"
qualcosa a ciò che si era, ma è un altro (?) discorso, che riguarda le
limitazioni che esperenzialmente ci rendono più "cauti". O francamente
rinunciatari, pur egosintonicamente.
Ma sempre di egosintonia si tratta: uno è contento anche delle limtazioni
che *si* dà.


> Per quanto riguarda l'esigenza di continuità è ovvio che uno ce l'abbia,
> ma non so se sia così forte da portare a negare di essere cambiati
> davvero. Certo che fa comodo a sé stessi pensarsi ancora ragazzi/e, ma è
> una tendenza che va combattuta se uno vuole mantenere una certa dignità,
> andando in là con gli anni :-D
> Era per questo che mi ponevo il dubbio. Uno cambia davvero, col tempo,
> ma si rende conto di quanto? E come se ne rende conto?

Ho l'esperienza :-)) che il processo di invecchiamento è "molesto".
I cambiamenti non sono solo psichici (ahimè!) e sono soprattutto quegli
altri, ad essere molesti.
PERO', dal punto di vista strettamente psichico, non (mi) pare un danno
grave più di tanto.
Ciò -imho- proprio perchè l'Apparato Psichico cambia e invecchia
(relativamente a motivazioni ed avversioni) in maniera "consona" al processo
in atto.
Quella che tu (giustamente) chiami "dignità" ... si salva proprio perchè -a
meno di non avere soggettivamente qualcosa che non va!- le motivazioni e le
avversioni risultano adatte alla nuova condizione.
Risultano adatt(at)e in automatico.
E -sebbene ci si ricordi perfettamene, eccome!- che un tempo era diverso,
ciò e come si è attualmente di tempo di tempo, va bene.


> Osservo pure che (almeno secondo me) il passaggio dalla gioventù alla
> maturità ha molto a che fare con il fatto di rendersi conto che il
> futuro non ti appartiene, mentre prima pensavi di sì. Questa perdita,
> questa sconfitta esistenziale, provoca un cambio di mentalità profondo.
> Ma non so se sia la stessa cosa di cui parlavo prima: non viene da un
> evento nel mondo esterno ma da una presa di coscienza interna, è un
> cambiamento interiore non indotto da fatti esterni, mentre io di quello
> parlavo.

Il cambiamento interiore corrisponde alla consapevolezza che è finita (!)
una fase di crescita ed espansione.
E' senz'altro bene che quella consapevolezza sia egosintonica. Sennò ...
C'E' qualcosa che non va!
Ed ho anche esperienza :-)) che la "contrazione" di motivazioni e
prospettive è facilitata da qualche dinamica intrapsichca (che si maifesta
automatica) che rende addirittura "faticoso" anche solo il pensiero di dover
ulteriormente crescere ed espandersi.
Credo :-)) che l'ultimo pensiero della "farfalla umana" possa essere pure
relativo a qualche nostalgia di quando s'era bruco o farfalla svolazzante e
piena di energia, ma certo NO a qualche gran voglia di volare ancora più in
alto e ancora più in là.

... va tutto bene, Massimo; anche da vecchietti! :-)

--
Vincenzo

ismlc

unread,
Mar 18, 2012, 4:00:45 AM3/18/12
to
Massimo Soricetti ha scritto:
L'uomo nasce nel karma e muore nel karma. E l'uomo si fa anche strada
verso Dio attraverso il karma.

Quando Gesù disse: "A meno che una persona non muoia, non vivrà!" Egli
si riferiva non alla morte fisica del corpo ma alla dissoluzione della
mente nell'anima.

La mente non muore con la morte del corpo. La mente è la casa dell'
anima in cui sono immagazzinate le memorie, le esperienze, le abitudini,
i desideri, le aspettative etc. di una persona, e queste informazioni
non vengono spazzate via con la morte del corpo fisico. Esse rimangono
nel microchip della memoria nel subconscio e vengono portate dietro e
trasmesse ad ogni nuova nascita. Coloro che sono capaci di arrivare alle
radici della mente subconscia conoscono la verità sulle loro vite
precedenti. Quando la mente, inferiore e superiore, viene liberata da
questa massa di informazioni, non c'è più nascita né morte. Ecco perché
i mistici cristiani hanno dato a questo sentiero della trascendenza
mentale la definizione di 'nuvola della non conoscenza.

Frenk

Vincenzo Del Piano

unread,
Mar 18, 2012, 6:52:05 PM3/18/12
to

"ismlc" <ross...@alice.it> ha scritto nel messaggio
news:4f659631$0$1385$4faf...@reader1.news.tin.it...
>
> L'uomo nasce nel karma e muore nel karma. E l'uomo si fa anche strada
> verso Dio attraverso il karma.
> La mente non muore con la morte del corpo. La mente è la casa dell'
> anima in cui sono immagazzinate le memorie. Esse rimangono
> nel microchip della memoria nel subconscio e vengono portate dietro e
> trasmesse ad ogni nuova nascita. Coloro che sono capaci di arrivare alle
> radici della mente subconscia conoscono la verità sulle loro vite
> precedenti.

Grazie.
Anche uno che si sente "male", si sente meglio per forza, dopo aver
verificato che esistono persone che pensano come te.
E' ... "riabilitante" che ci siano persone come te.
Grazie ancora.


--
Vincenzo

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