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E' morto Aldo Carotenuto

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Francesco Lassandro

unread,
Feb 14, 2005, 4:36:54 AM2/14/05
to
Una brutta notizia.
E' morto un famoso psicanalista e intellettuale napoletano, Aldo
Carotenuto.
E' stato uno dei piů autorevoli seguaci della teoria junghiana, nonchč
curatore per tanti anni di una rubrica del lunedě sulle colonne de "Il
Mattino", massimo quotidiano partenopeo, dedicata a tematiche sentimentali
e amorose, nelle quali faceva risaltare la sua estrema completezza
culturale, nutritasi attraverso studi scientifici e classici.
Una brutta perdita.


--

questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it

Vincenzo Del Piano

unread,
Feb 15, 2005, 3:10:50 AM2/15/05
to

"Francesco Lassandro" <francesco...@delfinierranti.org> ha scritto

> Una brutta notizia.
> E' morto un famoso psicanalista e intellettuale napoletano, Aldo
> Carotenuto.

> Una brutta perdita.

Certamente ...
Il prof. Carotenuto č stato persona di grande coraggio intellettuale, e i
suoi interessi hanno spaziato molto "oltre" i confini della Psicologia
Analitica della quale č stato studioso (e divulgatore) insigne.
La sua (sempre coerente e lucida) attenzione alle dinamiche affettive ne ha
fatto un "apripista" nella (ri)valutazione di esperienze soggettive spesso
marginalizzate dalla stessa costruzione junghiana.

Ci "restano" i suoi scritti.

--
Vincenzo

gaia

unread,
Feb 15, 2005, 3:12:21 AM2/15/05
to
francesco.lassandro ha scritto:

> Una brutta notizia.
> E' morto un famoso psicanalista e intellettuale napoletano, Aldo
> Carotenuto.

Mi dispiace tantissimo. E' il mio autore preferito al momento.. ho letto
tutti i suoi libri e ciascuno di essi piu' di una volta... non sono molto
semplici da capire, almeno per me.
Credo sia veramente una grande perdita...
Sai qual'e' la causa della morte? Non era vecchio!!!
Gaia

--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/

Francesco Lassandro

unread,
Feb 15, 2005, 5:52:32 AM2/15/05
to
gaia ha scritto:

> Sai qual'e' la causa della morte? Non era vecchio!!!
> Gaia

Non so dirti.
E' morto che era già da qualche giorno all'ospedale, quindi non penso
stesse molto bene.
E poi è vero che non era vecchissimo ma era comunque piuttosto anzianotto,
dato che aveva i suoi 72 anni.

Saluti e onore al grande Aldo Carotenuto.

barbera...@libero.it

unread,
Feb 15, 2005, 5:39:52 PM2/15/05
to

Vincenzo Del Piano ha scritto nel messaggio
<37dp2mF...@individual.net>...

>
>"Francesco Lassandro" <francesco...@delfinierranti.org> ha scritto
>
>> Una brutta notizia.
>> E' morto un famoso psicanalista e intellettuale napoletano, Aldo
>> Carotenuto.
>> Una brutta perdita.
>
>Certamente ...
>Il prof. Carotenuto è stato persona di grande coraggio intellettuale, e i

>suoi interessi hanno spaziato molto "oltre" i confini della Psicologia
>Analitica della quale è stato studioso (e divulgatore) insigne.

>La sua (sempre coerente e lucida) attenzione alle dinamiche affettive ne ha
>fatto un "apripista" nella (ri)valutazione di esperienze soggettive spesso
>marginalizzate dalla stessa costruzione junghiana.
>
>Ci "restano" i suoi scritti.
>
>--
>Vincenzo


da Barbera Antonio
Vorrei proporne il suo ultimo articolo, pubblicato oggi sul "Il Mattino":


L'amore non può appartenere alla dimensione terrena,
materiale. Esso sfiora le nostre esistenze come una leggera brezza, che
lascia dentro
sensazioni impalpabili e indescrivibili, ma comunque travolgenti.
Tale dovrebbe rimanere e, in quanto tale, andrebbe vissuto: come una
forza interiore che trasfigura il volto dell'amato, che stravolge
il senso delle nostre azioni, che pervade di un'energia positiva le
nostre giornate. Se proprio si vuol cercare un punto di contatto tra
realtà e illusione, il movimento dovrebbe essere sempre dalla
seconda in direzione della prima. Viceversa, l'illusione non potrebbe che
essere mortificata dalla dimensione costrittiva del reale. Con questo
non voglio dire che bisogna lasciare via libera a quella «follia
condivisa» che è l'amore, ma semplicemente che la sua
energia vitale va impiegata, per portare avanti coerentemente e con maggior
vigore
la vita di tutti i giorni, lasciando poi uno spazio di incontaminata
follia alla propria fantasia, un piccolo varco attraverso cui passare
da una dimensione all'altra. Platone parlava addirittura di
«delirio divino», un'espressione esaustiva, adeguata e sufficiente per
descrivere quella sorta di «rapimento estatico» di cui gli
innamorati sono vittime e artefici. Di fronte all'amato, l'amante prova
un senso di incredibile pienezza e, contemporaneamente, ha il sentore di
aver
vissuto fino a quel momento in uno stato di privazione: la sua
presenza è fonte di un benessere che sembra avere possibilità
inesauribili. L'esperienza sembra dirci che è la vicinanza a
provocare il turbamento: colui o colei verso cui il nostro sguardo si
dirige, ci cattura irrimediabilmente, stringendoci in un abbraccio
emotivo caldo e travolgente. In verità l'amore vive e si
alimenta di ciò che accade in noi, della nostra interiorità. L'essere
su cui abbiamo fermato i nostri occhi e convogliato il nostro desiderio
assume per noi un significato unico: è insostituibile perché soltanto
egli può evocare in noi delle dimensioni interiori profonde e
particolarissime. In verità, nella dinamica dell'incontro
amoroso, si viene catturati, rapiti, da un oggetto che sembra essere dotato
della
qualità straordinaria di corrispondere esattamente all'interiorità
del proprio desiderio. Ecco perché lo stato di innamoramento ci
pone sempre dinanzi a qualcosa di incomprensibile: l'Altro è
atopos, cioè «inclassificabile», perché la sua distinzione
implicherebbe anche la sua conoscenza. Per tutta la durata
dell'innamoramento,
il tentativo di porsi di fronte a ciò che è pieno di segreti e di
fascino, rappresenta, in realtà, il tentativo di tradurre quel
mistero e quell'attrazione sovvertitrice in una esperienza nota e
comprensibile. In effetti, giacché l'amore - e soprattutto
l'innamoramento - ha i tratti di un'autentica visione,
bisognerebbe capirne i limiti oltre alle potenzialità. Per quanto bella ed
estatica una visione possa essere, di per sé non porta a nulla, se
non all'immobilità della contemplazione. Una visione non
può in alcun modo essere trattenuta, ma può trasformarsi in una diversa
attitudine alla vita. Solo allora comincia quel periglioso percorso che
dall'immagine conduce alla sua incarnazione, un cammino che ci
tiene fino all'ultimo con il fiato sospeso. Capace di risvegliare in
noi emozioni incontenibili, a volte anche negative, distruttive, quando
le cose non vanno come vorremmo, quando un ostacolo si interpone alla
realizzazione dei nostri sogni. D'altra parte non possiamo
parlare d'amore senza avere coscienza dei pericoli che esso cela. Nel
momento stesso in cui giuriamo eterno amore, ci rendiamo anche conto che si
tratta di un «giuramento falso», di cui non possiamo garantire
in alcun modo l'esito. Tutto è destinato a mutare, soprattutto le
persone; così ogni promessa ha una buona probabilità di essere
dirottata. Ma questo dovrebbe bastare per farci rinunciare alla
seduzione di un'illusione? Può forse la prospettiva del
fallimento trattenerci dal richiamo dell'amore? Non credo. Pur cercando di
capire, di comprendere, non vorremmo mai abbandonare del tutto
quell'illusione che, abbagliandoci, permette e sorregge il nostro
innamoramento, lasciando sempre dietro di sé un richiamo
nostalgico: il presagio di una nuova visione.

Aldo Carotenuto
>

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