>Ciao,mi piacerebbe conoscere l'opinione degli "addetti ai lavori" su una
>questione spinosa (?!?). Un paziente sente fortemente il desiderio di
>conoscere almeno qualcosa della vita "privata" del terapeuta, non per una
>curiosit� da serva, ma per il bisogno imperioso di conoscere meglio, pi�
>in profondit� chi ha davanti.
Capita... � una delle chiavi di volta della terapia...
>Trattasi di una psicoterapia cognitivo-
>comportamentale che va avanti da molto tempo. Il professionista �
>convinto per principio di non voler dire nulla di s�, agisce di
>conseguenza e il pz, esasperato, lascia la terapia.
Qualcosina il paziente la sa eccome, specialemente dopo anni di
terapia...
[...]
>sapere nulla di particolarmente "intimo", assolutamente. La terapia era
>"difficile",ma dopo anni stava cominciando "forse" a dare dei frutti.
[...]
>pz. stesso uno sconquasso perch� ha lasciato molti nodi non irrisolti,ma
>risolti a met�, il che secondo me � peggio;e tutto questo il
>professionista lo sapeva.....Scusate la prolissit�! Commenti ?!? Grazie!
Che lasciare a met� un qualcosa che forse stava per dare frutti solo
perch� il terapeuta non ha voluto palesare l'ovviet� di avere una vita
privata fuori dalle ore di studio non mi sembra una scelta molto
intelligente da parte del paziente, dato che � principalmente il
paziente *poco paziente* che ci rimette...
I nodi sono risolti a met� o irrisolti perch� il paziente ha deciso di
interrompere? E di chi � la responsabilit�?
Sai, vero che il terapeuta ci pu� restare male per una terapia
interrotta che stava per dare frutti, ma � anche vero che � stato
pagato per stare l� e fare questo lavoro, ed alla fine chi veramente
ci rimette � il paziente che ha pagato per un qualcosa lasciato a
met�, sulla base di un capriccio...
Questo � il mio pensiero...
Ora toglimi una curiosit�: quale aspetto della vita del terapeuta
t'interessava?
Possibile che tutte le informazioni indirette che hai avuto su di lui
in questi anni non ti sono bastate? :?
--
Fernando Bellizzi
L'uomo dice che il tempo passa; il tempo dice che l'uomo passa
Non guardare al passato con rabbia o al futuro con ansia,
ma guardati intorno con attenzione
> Il Tue, 24 Nov 2009 16:40:02 GMT, zabriskie <zabr...@supereva.it> hai
> scritto:
>
>>Ciao,mi piacerebbe conoscere l'opinione degli "addetti ai lavori" su una
>>questione spinosa (?!?). Un paziente sente fortemente il desiderio di
>>conoscere almeno qualcosa della vita "privata" del terapeuta, non per
>>una curiosità da serva, ma per il bisogno imperioso di conoscere meglio,
>>più in profondità chi ha davanti.
>
> Capita... è una delle chiavi di volta della terapia...
> Qualcosina il paziente la sa eccome, specialemente dopo anni di
> terapia...
Chiavi di volta.....potresti,per favore,esplicitare meglio questo
punto ?!?
Il paziente poteva intuire forse qualcosa del professionista, ma tra
l'altro capitava che tutte le volte che il pz. diceva qualcosa partendo
dal presupposto di aver appunto intuito qualcosa, veniva regolarmente
"bacchettato" con l'accusa velata di non essersi fatto gli affari
propri...
> [...]
>
>>per il pz. stesso uno sconquasso perchè ha lasciato molti nodi non
>>irrisolti
>
> Che lasciare a metà un qualcosa che forse stava per dare frutti solo
> perchè il terapeuta non ha voluto palesare l'ovvietà di avere una vita
> privata...
> I nodi sono risolti a metà o irrisolti perchè il paziente ha deciso di
> interrompere? E di chi è la responsabilità?
La responsabilità è ovviamente del pz. però ritengo che,se il
professionista avesse tenuto veramente al pz. gli avrebbe offerto una
mano... Nel caso specifico nemmeno un dito nè un'unghia...
Volevo appunto un parere...comunque non si trattava solo della necessità
del pz. che il professionista palesasse l'ovvietà di avere una vita.
Quello di cui il pz. sentiva la necessità era di *conoscere* il terapeuta
come essere umano, con interessi, forse figli e quantaltro. Ribadisco,
*non* un'intrusione, ma la necessità di rapportarsi con una *persona* e
non con qualcuno che a volte sembrava una macchina!
> alla fine chi veramente ci rimette
> è il paziente che ha pagato per un qualcosa lasciato a metà, sulla base
> di un capriccio...
Nel caso raccontato c'è da chiedersi se trattavasi veramente di un
*capriccio* ?!? si potrebbe dire malignamente che c'è stato anche un
"capriccio" del terapeuta (nota le virgolette) a nascondersi
caparbiamente dentro il camice....
> Questo è il mio pensiero...
Grazie, era quello che volevo, se hai tempo e voglia di aggiunger
qualcosa....
> Ora toglimi una curiosità: quale aspetto della vita del terapeuta
> t'interessava?
Interessi, se ha o meno bambini, perchè ha scelto quella professione...
sono solo esempi banali giusto per risponderti, ma in realtà ti ho già
risposto più sopra...
> Possibile che tutte le informazioni indirette che hai avuto su di lui in
> questi anni non ti sono bastate?
Non mi risulta che il pz. abbia ricevuto un granchè di "informazioni
indirette"....
grazie!
L'unico commento che imho si pu� fare � che ... il Terapeuta ha agito bene.
Ha evitato che il Paziente lo prendesse a modello per "la vita quotidiana",
anche se l'avrebbe fatto senza potersene avvedere.
Ha agito bene "tra l'altro" ... non considerando il Paziente un pollo da
spennare, e privilegiando non il proprio (del Terapeuta) interesse, ma
quello del Paziente, al quale ha evitato un danno (pi� che probabile ...)
anche se ci� "� costato" al Terapeuta il guadagno derivantegli dalla
Terapia.
Peraltro -e come ha gi� esposto Fernando- � addirittura standard che il
Paziente tenda a sapere "chi �" (e come si comporta, e come la pensa,
eccetera) il Terapeuta; e -nonostande la qualit� standard di questo
atteggiamento- non � bene che il Paziente sia assecondato; ci�, perch� non
potrebbe non succedere che il Terapeuta facesse qualcosa come una
"propaganda" (involontaria, ma "efficace") al proprio modo di essere e
comportarsi e pensare eccetera: il che comportebbe ua *grave* limitazione
della auto-determinazione del Paziente relativamente a "scelte di dettaglio"
pertinenti a -per es.- la/una fede religiosa; la/una scelta politica; la/una
modalit� di pensare a se stesso nel contesto di una quotidianit� che non �
affatto banale.
Mi lascerai osservare che questa vicenda segnala uno dei *molti* equivoci
che potenzialmente intercorrono tra Paziente e Terapeuta; equivoci che
"costano" al Terapeuta e che tutttavia -quando e se il Terapeuta si comporta
bene- non possono essere "risolti" assecondando il Paziente.
La ratio di quei "mancati assecondamenti" � da ritrovarsi sempre nella
importanza prevalente (e pregiudizialmente unica) da darsi alla
auto-determinazione del Paziente; alla acquisizione da parte *sua* di
sicurezza di poter farcela da s� ... senza che il Terapeuta faccia al posto
di lui, o "entri" nella di lui vita, nemmeno per "dargli una mano dappresso"
... che significherebbe che manco il Terapeuta penserebbe che il Paziente ce
la possa fare "da solo".
...
... se � consentito entrare nello specifico della "tua situazione" (SE la
situazione esposta � "tua") ... prova ad apprezzare che il Terapeuta abbia
ritenuto che tu non hai bisogno del suo "esempio".
Dico questo non (solo :-)) per invitarti a rivedere la decisione di
abbandonare la Terapia, ma "anche" per poterTI avvantaggiare della fiducia
che il Terapeuta ha (equivocamente? :-)) manifestata nei tuoi confronti.
Prova a pensare che -se eludi lo "equivoco"- sperimenterai la capacit� di
decidere TU come essere e come comportarti e come pensare eccetera.
Sar� comunque un successo (terapeutico)! :-))
--
Vincenzo
> "zabriskie" <zabr...@supereva.it> ha scritto
>> Un paziente sente fortemente il desiderio di conoscere almeno qualcosa
>> della vita "privata" del terapeuta...
> L'unico commento che imho si può fare è che ... il Terapeuta ha agito
> bene. Ha evitato che il Paziente lo prendesse a modello per la vita...
>... non considerando il Paziente un pollo da
> spennare, e privilegiando non il proprio (del Terapeuta) interesse...
forse ho capito male, direi che non sono daccordo, perchè ciò che il
Paziente desiderava conoscere del Terapeuta non sono notizie che potevano
in alcun modo far sì che il Paziente stesso potesse essere indotto a
"emulare" il Terapeuta, mi sembrava chiaro dai miei post. Se il Terapeuta
avesse raccontato al Paziente (per esempio) perchè aveva scelto quella
professione o se ha bambini,non vedo quale spinta all'emulazione o peggio
quale "attentato" alla autodeterminazione del Paziente ci sarebbe potuto
essere!!
Riguardo all'"interesse" del Terapeuta,nel caso specifico trattasi di un
Professionista stimato e conosciuto che sicuramente aveva una sorta di
"lista d'attesa" e ha sicuramente "rimpiazzato" il Paziente perso in men
che non si dica,quindi senza alcun problema "economico" derivante dalla
rinuncia del Paziente!
> ... non è bene che il Paziente sia assecondato; ciò, perchè
> non potrebbe non succedere che il Terapeuta facesse qualcosa come una
> "propaganda" (involontaria, ma "efficace") al proprio modo di essere...
non sono daccordo, nel caso in questione (vedi sopra...)
> La ratio di quei "mancati assecondamenti" è da ritrovarsi
> sempre nella importanza prevalente (e pregiudizialmente unica) da darsi
> alla auto-determinazione del Paziente;
ri-ribadisco che se il Professionista avesse risposto a *quelle* domande,
la auto-determinazione del Paziente non ne sarebbe stata intaccata! Se il
Paziente fa il bancario ed è contento, tu fai lo psicologo ed il
Paziente, per il desiderio di conoscerti meglio, ti chiede cosa ti
affascina della Psicologia, non vedo proprio come questo possa minare
l'autodeterminazione del Paziente!!!
>.... ma "anche" per poterTI avvantaggiare della fiducia che il
> Terapeuta ha (equivocamente? :-)) manifestata nei tuoi confronti.
Equivocamente ?!? Spiegati meglio,per favore! Ciao!
>On Wed, 25 Nov 2009 01:10:40 +0100, MrAlfa - Fernando Bellizzi wrote:
>> Capita... � una delle chiavi di volta della terapia...
>> Qualcosina il paziente la sa eccome, specialemente dopo anni di
>> terapia...
>Chiavi di volta.....potresti,per favore,esplicitare meglio questo
>punto ?!?
Putroppo per te la risposta � un NO... ed anche se la cosa ti sembrer�
scortese, sappi che � per il tuo bene e per un motivo che ti ha
chiarito meglio Vincenzo, che riguarda il non influenzare il
paziente... � la TUA chiave di volta ed � giusto che resti TUA senza
che venga influenzata o contaminata da altrui esperienze.
>Il paziente poteva intuire forse qualcosa del professionista, ma tra
>l'altro capitava che tutte le volte che il pz. diceva qualcosa partendo
>dal presupposto di aver appunto intuito qualcosa, veniva regolarmente
>"bacchettato" con l'accusa velata di non essersi fatto gli affari
>propri...
Ed � corretto, dato che se terapeuta e paziente stanno l� � per
parlare del paziente e non del terapeuta... e *se* il terapeuta decide
di parlare di s�, � comunque un mostrare quel minimo che serve al
paziente... ma sempre di un minimo si tratta.
>Nel caso raccontato c'� da chiedersi se trattavasi veramente di un
>*capriccio* ?!? si potrebbe dire malignamente che c'� stato anche un
>"capriccio" del terapeuta (nota le virgolette) a nascondersi
>caparbiamente dentro il camice....
Non � un capriccio, � una regola, come bene ti ha spiegato Vincenzo.
Ed � proprio quel camice che ti permette di rapportarti a lui e di
riuscire a comunicare quel qualcosa che � dentro di te.
Vero anche che ci sono alcuni approcci che non impongono questa
regola, ma personalmente non condivido.
>Non mi risulta che il pz. abbia ricevuto un granch� di "informazioni
>indirette"....
ahi ahi... sei poco osservatore allora...
Se il Terapeuta
> avesse raccontato al Paziente (per esempio) perchè aveva scelto quella
> professione o se ha bambini
scusa se mi intrometto, ma � la terza volta che scrivi di questo fatto dei
"bambini" del tuo terapeuta (se ne ha o meno), perch� avevi questa
curiosit�?
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
> zabriskie ha scritto:
>
> Se il Terapeuta
>> avesse raccontato al Paziente (per esempio) perchè aveva scelto quella
>> professione o se ha bambini
>
> scusa se mi intrometto
Non ritengo affatto la tua una intromissione, anzi! Si tratta di un
argomento che mi interessa molto e più contributi ci sono, meglio è, per
cui grazie!
> ma è la terza volta che scrivi di questo fatto
> dei "bambini" del tuo terapeuta (se ne ha o meno), perchè avevi questa
> curiosità?
Questa è una bellissima domanda ed interessante soprattutto per la
risposta che,del tutto sinceramente, mi sento di darti:
mia risposta: *non lo so!*
Per lo meno non riesco a spiegarti (e spiegarmi) perchè questo aspetto
della vita del Terapeuta fosse ritenuto così interessante...certo non per
emulare il Terapeuta stesso! L'unica risposta, "banale e superficiale"
che mi viene spontanea è che il fatto di avere bambini o meno è una delle
cose più importanti della vita di una persona e tale informazione può
essere molto significativa nell'ambito della "sete" di notizie relative
al Terapeuta che il Paziente aveva.O forse il fatto che il Terapeuta
avesse bambini lo avrebbe reso, agli occhi del Paziente, più "umano"?
Comunque sono il primo a dire che queste risposte "banali" mi "puzzano"
un po', e il Paziente in questione mi scuserà, ma la risposta
vera,profonda, inconscia, onestamente non la so. Qualcuno ha voglia di
fare delle ipotesi?
Permetti una domanda, ma questi dettagli vengono detti al paziente
all'inizio della terapia e magari anche in corso?
Io questo non l'ho capito.
> Non � un capriccio, � una regola, come bene ti ha spiegato Vincenzo.
> Ed � proprio quel camice che ti permette di rapportarti a lui e di
> riuscire a comunicare quel qualcosa che � dentro di te.
>
> Vero anche che ci sono alcuni approcci che non impongono questa
> regola, ma personalmente non condivido.
>
Forse non � anche un regola necessaria proprio ai terapeuti per non
inguaiarsi troppo con il paziente?
Per inguaiarsi intendo la creazione di una sorta di legame un po' troppo
profondo che faccia star male lo stesso terapeuta per il vissuto e i
problemi del paziente.
Insomma, una sorta di autodifesa per la categoria :-)
> Se il Terapeuta
> avesse raccontato al Paziente (per esempio) perch� aveva scelto quella
> professione o se ha bambini,non vedo quale spinta all'emulazione o peggio
> quale "attentato" alla autodeterminazione del Paziente ci sarebbe potuto
> essere!!
Sicuro sicuro??
Lasciami giocare un po', poniamo che di fronte a questa domanda il terapeuta
dica al suo paziente, con tutta la calma del mondo, che lui era un
promettente tennista, vicino alla squadra di Davis, e che a tempo perso
studiava psicologia.
Ma poi un bel giorno ebbe la bella idea di andare a letto con la moglie del
suo allenatore che rimase incinta e che quindi:
1) si � messo a fare il terapeuta come ripiego, visto che la sua carriera di
sportivo � stata troncata da quello spiacevole incidente.
2) in effetti ha un figlio ma non l'ha mai visto, visto che vive da sempre
con la madre e lui non l'ha nemmeno riconosciuto.
Sei proprio sicuro sicuro che questa cosa non modificherebbe in alcun modo
il buon funzionamento della tua terapia?
> ri-ribadisco che se il Professionista avesse risposto a *quelle* domande,
> la auto-determinazione del Paziente non ne sarebbe stata intaccata! Se il
> Paziente fa il bancario ed � contento, tu fai lo psicologo ed il
> Paziente, per il desiderio di conoscerti meglio, ti chiede cosa ti
> affascina della Psicologia, non vedo proprio come questo possa minare
> l'autodeterminazione del Paziente!!!
Se io vado in banca con la forte autodeterminazione a effettuare un bonifico
l'unica cosa che mi importa della persona che trovo oltre lo sportello � che
abbia tutte le abilit� e le conoscenze necessarie per eseguire l'operazione.
Se lo faccia con gioia e soddisfazione o se in realt� mi considere solo un
rompicoglioni con cui deve avere a che fare per potersi garantire un reddito
e tornare a casa la sera a costruire navi in bottiglia, che � il suo unico
vero interesse, mi importa poco.
Se gli chiedo perch� fa quel mestiere e se per caso ha dei figli e lui mi
risponde serenamente che sono fatti suoi, io il bonifico lo faccio
ugualmente, e comunque se non lo faccio non � certo perch� lui non ha voluto
rispondere alle mie domande.
Repo
>Paziente fa il bancario ed � contento, tu fai lo psicologo ed il
>Paziente, per il desiderio di conoscerti meglio, ti chiede cosa ti
>affascina della Psicologia, non vedo proprio come questo possa minare
>l'autodeterminazione del Paziente!!!
Perch� stai spostando l'attenzione da te al terapeuta...
Cosa ti cambia nel tuo percorso sapere se quello si sentiva "chiamato
alla professione e da piccolo peri giocare con Topolino e Winnie The
Pooh li metteva in terapia" o se ha scelto di fare lo psicologo perch�
era il corso pi� economico della scuola Radio-Elettra, se ti trovi
bene e stai ottenendo comunque dei frutti?
E se per caso fosse un terapueta omosessuale che non ha figli?
>Questa � una bellissima domanda ed interessante soprattutto per la
>risposta che,del tutto sinceramente, mi sento di darti:
>mia risposta: *non lo so!*
Scusa, ma sinceramente, abbandonare un lavoro che stava per dare dei
frutti per una mancata risposta ad una cruciale domanda che nasce dal
profondo e che la sua motivazione � "non lo so", mi sembra una
motivazione molto labile... il gigante dai piedi d'argilla...
>Qualcuno ha voglia di fare delle ipotesi?
Le ipotesi se le ha da fare il Paziente in terapia... e non cercando
qui un surrogato della terapia... e forse � il caso che il Paziente
valuti anche l'eventualit� di completare *per s�* il lavoro incompiuto
nel luogo dove questo lavoro era iniziato...
>> On Fri, 27 Nov 2009 00:23:45 +0100, phyto wrote:
>> scusa se mi intrometto
>> ma � la terza volta che scrivi di questo fatto
>> dei "bambini" del tuo terapeuta (se ne ha o meno), perch� avevi questa
>> curiosit�?
>
> Questa � una bellissima domanda ed interessante soprattutto per la
> risposta che, del tutto sinceramente, mi sento di darti:
> mia risposta: *non lo so!*
ciao zabriskie,
ho seguito con molto interesse la tua questione... vorrei farti qualche
domanda e darti anche un parere, per quello che vale naturalemente (non
essendo io professionista).
Hai detto tu stesso che *non sai* da cosa sia mossa questa curiosit� verso
alcuni aspetti della vita privata del tuo Terapeuta... ma ne hai mai parlato
con lui?
Gli hai mai chiesto di spiegarti come mai ti vengono queste curiosit�?
Come ti dicevano altri questa fase di "attaccamento al professionista", se
cos� vogliamo chiamarla per non scomodare altre definizioni, � piuttosto
comune ed � una fase importante della terapia, una chiave di volta.
....guarda caso, viene proprio adesso che le cose stavano andando bene, che
stavano dando i loro frutti!
Ecco, non credo sia un caso.
Perch� allora fermare tutto? sei sicuro che non ti stai dando la zappa sui
piedi da solo cos� facendo?
Sapere quelle cose conta per te di pi� che risolvere il nodo problematico
che ti ha portato in terapia?
Sei disposto a tenerti le sofferenze ma non la "curiosit�"?
Se la risposta, come pare, � "SI" allora IHMO la cosa che hai diritto di
sapere, e il dovere di indagare, � *perch�* hai queste domande e perch�
contano pi� del tuo stesso bisogno di curarti.
Perch� allora non cercare, insieme al tuo terapeuta magari, una risposta a
*questo*?
A me pare che sia di gran lunga pi� importante (e precedente!) rispetto a
tutte le tue altre domande.
Ciao, in bocca al lupo.
--
Solvejg
>Permetti una domanda, ma questi dettagli vengono detti al paziente
>all'inizio della terapia e magari anche in corso?
Fermo restando che la prassi varia tra i modelli teorici, ora con
legge sulla privacy e sul consenso informato queste cose vanno
esplicitate pi� o meno dettagliatamente al primo colloquio al momento
della firma delle carte.
Personalmente spiego che sono su Facebook ma che non accetto contatti
da pazienti (anche se so che ci sono colleghi che invece hanno un
rapporto con i pazienti anche attraverso facebook e forse con le nuove
regole sulla privacy, potrei rivedere questa regola). ed inoltre
chiarisco il rapporto tra ci� che succede dentro la seduta. Definisco
anche delle regole di comportamento in caso di incontro fortuito.
Io invece la vedo bene, proprio da ciò dici tu in un altro post:
> il fatto di avere bambini o meno è una delle
> cose più importanti della vita di una persona e tale informazione può
> essere molto significativa nell'ambito della "sete" di notizie relative
> al Terapeuta che il Paziente aveva.
Ne deduco che il paziente si faccia un'idea molto diversa del terapeuta
a seconda della risposta, e ne rimane influenzato. Il terapeuta non deve
dare informazioni personali per non influenzare il paziente.
Inoltre, aggiungo che per quanto il rapporto che si instaura in terapia
possa essere intimo, rimane comunque un rapporto professionale e non tra
due amici, quindi il terapeuta non è tenuto a rivelare alcunché al
paziente, come non lo farebbe l'ipotetico bancario.
>Forse non � anche un regola necessaria proprio ai terapeuti per non
>inguaiarsi troppo con il paziente?
Alcuni pazienti danno guai... ma per tipologia di disagio mentale,
cio� non � detto ne siano del tutto consapevoli.
Ma il motivo principale � proprio quello spiegato da Vincenzo, ed �
che la psicoterapia � una relazione a due a tempo, cio� destinata a
concludersi dopo un X numero di sedute, ed il paziente\cliente sta l�
per acquisire gli strumenti e le capacit� necessari per poi potersi
muovere autonomamente nella sua vita quotidiana.
>Per inguaiarsi intendo la creazione di una sorta di legame un po' troppo
>profondo che faccia star male lo stesso terapeuta per il vissuto e i
>problemi del paziente.
Se anche si creasse questa situazione, � problema del terapeuta
andarsela a risolvere da qualche parte, ma non col paziente.
Succede un piccolo dettaglio non da poco conto: il terapeuta, di
solito, � unico per il paziente, ma lo stesso rapporto non si verifica
per il terapeuta, che di solito ha tanti pazienti...
C'� da dire che il crearsi di questa situazione per� � frequente, solo
che succede anche che il terapeuta sia abituato a tale situazione
proprio per il fatto di cui sopra.
>Insomma, una sorta di autodifesa per la categoria :-)
E se anche fosse, che male c'�? Non ti sembra che � meglio che il
terapeuta resti integro e sia in grado di contenere e di fare al
meglio il suo lavoro?
Se per potreggermi dall'uragano mi affido a una capanna di paglia...
> "zabriskie" ha scritto:
> > Se il Terapeuta
> > avesse raccontato al Paziente (per esempio) perch� aveva scelto quella
> > professione o se ha bambini,non vedo quale spinta all'emulazione o
peggio
> > quale "attentato" alla autodeterminazione del Paziente ci sarebbe potuto
> > essere!!
> Sicuro sicuro??
> Lasciami giocare un po', poniamo che di fronte a questa domanda il
terapeuta
> dica al suo paziente, con tutta la calma del mondo, che lui era un
> promettente tennista, vicino alla squadra di Davis, e che a tempo perso
> studiava psicologia.
> Ma poi un bel giorno ebbe la bella idea di andare a letto con la moglie
del
> suo allenatore che rimase incinta e che quindi:
> 1) si � messo a fare il terapeuta come ripiego, visto che la sua carriera
di
> sportivo � stata troncata da quello spiacevole incidente.
> 2) in effetti ha un figlio ma non l'ha mai visto, visto che vive da sempre
> con la madre e lui non l'ha nemmeno riconosciuto.
> Sei proprio sicuro sicuro che questa cosa non modificherebbe in alcun modo
> il buon funzionamento della tua terapia?
repo.. un conto � sapere *solo* se il mio terapeuta ha dei figli o meno
(che
gi� comunque � un curiosit� particolare), altra cosa � scendere nei
dettagli
esageratissimi che hai citato tu.
Un conto � dire se uno ha figli o meno, altra cosa � descrivere
minuziosamente la propria vita manco se stesse scrivendo un romanzo! :-)
> > ri-ribadisco che se il Professionista avesse risposto a *quelle*
domande,
> > la auto-determinazione del Paziente non ne sarebbe stata intaccata! Se
il
> > Paziente fa il bancario ed � contento, tu fai lo psicologo ed il
> > Paziente, per il desiderio di conoscerti meglio, ti chiede cosa ti
> > affascina della Psicologia, non vedo proprio come questo possa minare
> > l'autodeterminazione del Paziente!!!
> Se io vado in banca con la forte autodeterminazione a effettuare un
bonifico
> l'unica cosa che mi importa della persona che trovo oltre lo sportello �
che
> abbia tutte le abilit� e le conoscenze necessarie per eseguire
l'operazione.
> Se lo faccia con gioia e soddisfazione o se in realt� mi considere solo un
> rompicoglioni con cui deve avere a che fare per potersi garantire un
reddito
> e tornare a casa la sera a costruire navi in bottiglia, che � il suo unico
> vero interesse, mi importa poco.
> Se gli chiedo perch� fa quel mestiere e se per caso ha dei figli e lui mi
> risponde serenamente che sono fatti suoi, io il bonifico lo faccio
> ugualmente, e comunque se non lo faccio non � certo perch� lui non ha
voluto
> rispondere alle mie domande.
c'� una differenza abissale tra il bancario e il terapeuta: il bancario
effettua l'operazione e stop; al terapeuta racconto le mie
paure/angosce/ansie/malattie/sogni/desideri/frustrazioni.. racconto
(quasi)
per filo e per segno la mia vita. Ti pare strano che a me paziente piaccia
sapere a chi sto raccontando le mie cose ***intime***?
E se *le* racconto le mie paranoie pacifiste/antimilitariste e poi scopro
che forse � spostata con un militare???
Non capisco a quali dettagli ti riferisci ...
Ad ogni modo -e poich� l'elemento (che mi pare) cruciale- � l'incredulit�
del Paziente di poter essere *comunque* influenzato anche dal "solo" sapere
chi � e come la pensa e come si comporta il Terapeuta ... riferir� che una
delle critiche (malevole, ma verificatamente verosimili!) che si fanno alla
Psicoterapia in genere e specificamente alla Psicoanalisi, � proprio quella
di *per es* produrre fumatori di pipa (o feroci avversi alla pipa!) se il
Teapeuta fuma la pipa.
La influenza del Terapeuta sul Paziente ... non avviene perch� il Paziente
"vuole" (o "vuole-non"!), ma per una dinamica inconscia e incontrollabile.
Mi pemetto fare un rifermento a "me" ... per dire -ora che sto andando in
pensione (e non posso quindi fare danni ex-ponendo-MI)- che non sono certo
che non avrei influenzato (in una direzione o nell'altra!) i Pazienti se
avessi raccontato "dettagli" quali "per es":
- che sono serenamente e inflessibilmente non-credente;
- che sono caparbiamente orientato ideologicamente:
- che sono fermamente convinto del Materialsmo "scientista" anche in ambito
psicologico;
- che mi sono sposato tre volte;
- che "la penso" in maniera molto anticonformista e radicale su temi assai
cruciali, relativamente al Bene; alla Umanit�; alla Giustizia; e ad altro
non marginale;
- eccetera.
Io -pur confidando che ciascuno e tutte le persone che "ho avuto" come
Pazienti siano (state) pi� sagge di me :-))) - sono rassicurato del fatto
che *a nessuna* di loro ho comunque imposto di "prendere posizione" (a
favore o contro) le mie stramberie.
Non ho loro imposto n� di emularmi, n� di prendere le distanze; "ho
lasciato" che chi -dico per dire ...- si sposasse felicemente la terza volta
potesse pensare d'essere EGLI felicemente "strambo" ... risparmiando a lui
(e a me!) il dubbio che l'abbia fatto per seguire l'esempio di una persona
comunque significativa; che la significativit� si esprima a livello
inconscio ... � -questo SI'!- un dettaglio ininfluente.
E, che dire della religiosit�? Con quale perplessit� (eufemismo!) un
Paziente avrebbe mai potuto dire a me -che avrebbe saputo essere non
credente- che egli riponeva la fiducia in una divinit�, salvandosi *cos�*
dalla disperazione?
...
..."anche" il fatto di avere o no figli ... come si pu� credere che -pur
assurdamente!- non possa eventualmente suonare "accusa" per chi decide che �
meglio non averne?
... "anche solo" il fatto di continure a fumare (imperterrito :-))
nonostante i *minacciosi* avvertimenti dei Medici ... come si crede che non
faccia "stranezza" rispetto alla quale un Paziente *� costretto* a prendere
posizione? Sentendosi o uno "stupido codardo" (se cautamente smette ..), o
"esortato" a reiterare comportamenti sostanzialmente suicidali? Non � meglio
che -se io decido di suicidarmi ...- mi ammazzi (serenamente :-)) per i
fatti miei, senza "accogliere la richiesta" di un ipotetico Paziente che mi
chieda "come la penso relativamente ai danni del tabagismo"? Oppure ... si
pu� credere che la mia risposta (che sarebbe un chissenefrega! di qualcosa
s'ha pur da morire!) ... sarebbe ininfluente? in un modo o nell'altro?
I "fatti miei" ... devono restare fatti miei.
Soprattutto (soprattutto!!!!) quelli che -proprio perch� il Paziente me ne
chiederebbe informazione- si manifesterebbero significativi per lui.
Nel senso -e lo dico pur consapevole che appare versare sale sulle ferite-
che "io" sarei stato particolarmente reticente proprio relativamente a
domande *apparentemente* di dettaglio, relative a famiglia, figli, abitudini
quotidiane, eccetera.
E sarei stato (come sono!) certo di aver fatto bene. Nell'interesse
(inconscio) del Paziente.
Saluti ... elusivi! :-)
--
Vincenzo
> "zabriskie" ha scritto:
>
> > Se il Terapeuta
>> avesse raccontato al Paziente (per esempio) perchè aveva scelto quella
>> professione o se ha bambini,non vedo quale spinta all'emulazione o
>> peggio quale "attentato" alla autodeterminazione del Paziente ci
>> sarebbe potuto essere!!
>
> Sicuro sicuro??
Sicuro sicuro!!!
> Lasciami giocare un po', poniamo che di fronte a questa domanda il
> terapeuta dica al suo paziente, con tutta la calma del mondo, che lui
> era un promettente tennista...
>...1) si è messo a fare il terapeuta come ripiego...
> 2) in effetti ha un figlio ma non l'ha mai visto...
Con tutta sincerità mi sembra un esempio *molto* fantasioso e "tirato per
i capelli", come si dice...eppoi, per il rispetto la stima e l'affetto
che provo per tutti gli esponenti della categoria che conosco,
dubito *fortemente* che uno si metta a fare lo psic per ripiego!!!
> Se io vado in banca....
> Se gli chiedo perchè fa quel mestiere e se per caso ha dei figli ...
Scusami tanto,ma,cribbio !Uno psic *non* ha niente a che fare con un
impiegato di banca, con tutto il dovuto rispetto per la categoria!
E il rapporto profondissimo che si instaura tra uno Psic e un Paziente
non ha assolutamente niente a che fare col rapporto inesistente che si ha
con un impiegato di banca! Che esempi mi fai ? Mi sembra quasi che tu ti
stia arrampicando sugli specchi (detto con rispetto,naturalmente!) Ciao!
Al fatto che un paziente non debba aver bisogno di conoscere pi�
"intimamente" il terapeuta.
Cio�, se un terapeuta sente che un paziente incomincia a manifestare
curiosit� poco opportune, il terapeuta elude le domande e basta (vedendola
dal paziente, direi: fa finta di niente, o se ne frega), oppure, come tu hai
fatto qui nel ng, gli spiega (anche enne volte, cio� quanto "basta" per il
paziente si convinca di essere sulla strada sbagliata) per benino il motivo
del perch� questo tipo di domande/risposte non sono permesse?
> La influenza del Terapeuta sul Paziente ... non avviene perch� il Paziente
> "vuole" (o "vuole-non"!), ma per una dinamica inconscia e incontrollabile.
.... ho un paio di domandine sul tema, se posso! :-)))
E' il SOLO sapere (e saper quindi riconoscere) che salva voi dall'essere
viceversa inconsciamente influenzati dal paziente?
In quanto tempo si impara questo nel caso della formazione di uno
psicoanalista?
Chi non � per formazione psicoanalista deve comunque formarsi in tal senso,
cio� saper in ogni caso riconoscere le dinamiche inconsce che possono
influenzarlo nella cura del paziente?
Se la risposta � "no" (come immagino io), perch� "no"?
Le dinamiche inconsce ihmo ci sono lo stesso infatti, anche se uno �
comportamentista o cognitivista...
> Non ho loro imposto n� di emularmi, n� di prendere le distanze; "ho
> lasciato" che chi -dico per dire ...- si sposasse felicemente la terza
> volta
> potesse pensare d'essere EGLI felicemente "strambo" ... risparmiando a lui
> (e a me!) il dubbio che l'abbia fatto per seguire l'esempio di una persona
> comunque significativa; che la significativit� si esprima a livello
> inconscio ... � -questo SI'!- un dettaglio ininfluente.
Non ho capito il senso della affermazione: "che la significativit� si
esprima a livello inconscio ... � -questo SI'!- un dettaglio ininfluente."
In che senso?
> I "fatti miei" ... devono restare fatti miei.
> Soprattutto (soprattutto!!!!) quelli che -proprio perch� il Paziente me ne
> chiederebbe informazione- si manifesterebbero significativi per lui.
> Nel senso -e lo dico pur consapevole che appare versare sale sulle ferite-
> che "io" sarei stato particolarmente reticente proprio relativamente a
> domande *apparentemente* di dettaglio, relative a famiglia, figli,
> abitudini
> quotidiane, eccetera.
> E sarei stato (come sono!) certo di aver fatto bene. Nell'interesse
> (inconscio) del Paziente.
Mi pare giustissimo per tutte le ragioni dette.
Quando allora un paziente manifesta queste curiosit� come si procede?
Se non mi sbaglio questa fase in psicoanalisi corrisponderebbe alla fase a
cui dovrebbe seguire l'analisi del transfert... quindi (sempre se non erro)
alle domande del paziente si dovrebbe rispondere chiedendo o indagando su
cosa rappresentino per lui quello questioni. E in una terapia
cognitivo-comportamentale come si fa?
Grazie in anticipo... un saluto! :-)
--
Solvejg
> Non ti sembra che � meglio che il
> terapeuta resti integro e sia in grado di contenere e di fare al
> meglio il suo lavoro?
>
Si certo certo, la mia osservazione non voleva essere scortese.
Solo che per i terapeuti, visto la natura del lavoro, cio� quel che curano,
penso che non sia tanto remota la possibilit� che esistano pazienti che
hanno bisogno di instaurare una qualche sorta di legame. E immagino sia ben
difficile far capire al paziente che il legame che chiede sia sbagliato
prima di tutto per il paziente stesso, ma poi anche per il terapeuta. Cio�,
� come dover far capire a qualcuno che la soluzione che lui pi� o meno sente
di avere in mano per risolvere un suo problema � sbagliata, in questo senso
credo sia difficile riuscire a stabilire un legame di fiducia che immagino
il paziente abbia bisogno di sentire perch� tutto il resto della terapia sia
per lui utile.
Ti sentiresti di merxx ... :-))
Ed � proprio per questo -per non *impedirTI* di essere TU serenamente e
fermamente antimilitarista!- che il/la Terapeuta NON DEVE discutere delle
*proprie* convinzioni.
... grazie della tua domanda :-))
Non avrei, "io", saputo porne una pi� chiarificatrice!
Ciao! :-)))))))))))))))
--
Vincenzo
> On Fri, 27 Nov 2009 01:19:53 +0000, repo wrote:
>
>> "zabriskie" ha scritto:
>>
>> > Se il Terapeuta
>>> avesse raccontato al Paziente (per esempio) perch� aveva scelto quella
>>> professione o se ha bambini,non vedo quale spinta all'emulazione o
>>> peggio quale "attentato" alla autodeterminazione del Paziente ci
>>> sarebbe potuto essere!!
>>
>> Sicuro sicuro??
> Sicuro sicuro!!!
Ne sei convinto razionalemente, ma qui si sta parlando di qualcosa che tu
non puoi decidere, si parla di una influenza incoscia che esiste... tu puoi
anche non saperlo, ma il professionista lo sa.
> Con tutta sincerit� mi sembra un esempio *molto* fantasioso e "tirato per
> i capelli", come si dice...eppoi, per il rispetto la stima e l'affetto
> che provo per tutti gli esponenti della categoria che conosco,
> dubito *fortemente* che uno si metta a fare lo psic per ripiego!!!
L'esempio sar� anche fantasioso ma ihmo rende quello che deve rendere...
cio� che tu, come dici, saresti stupito non poco se venissi a sapere
qualunque cosa riguardo al tuo terapeuta che *per te* non sia "rispettabile
e degno di stima".
Invece pu� benissimo succedere (ed � certamente cos�) che quella persona
pensi/faccia cose che tu non pensi/fai.
Dalla piccole cose... alle pi� importanti.
> Scusami tanto,ma,cribbio !Uno psic *non* ha niente a che fare con un
> impiegato di banca, con tutto il dovuto rispetto per la categoria!
> E il rapporto profondissimo che si instaura tra uno Psic e un Paziente
> non ha assolutamente niente a che fare col rapporto inesistente che si ha
> con un impiegato di banca! Che esempi mi fai ? Mi sembra quasi che tu ti
> stia arrampicando sugli specchi (detto con rispetto, naturalmente!) Ciao!
Uno psicologo e un impiegato di banca sono entrambi professionisti e
svolgono un lavoro che ha delle *regole* e per cui sono fatti degli studi
approfonditi, e che richidono competenze tecniche e umane diverse...
Il fatto che tu racconti la tua vita intima e privata � utile a te e per
questo paghi! Dai cos� al medico materiale su cui lavorare.
E' come quando dal medico di base spieghi i tuoi sintomi e ti spogli per
farti visitare...
Non lo fai in virt� della confidenza, della simpatia o del rapporto
specialissimo e intimo che si crea *tra voi due*... lo fai perch� per
curarti deve vedere e sapere cosa c'� che non va, dove ti duole!
Lui per� non ha nessun rapporto con te al di l� di quello clinico (cio�
professionale).
Questo punto dovresti chiarirtelo ihmo, cos� come le regole con cui tu entri
in terapia; una di queste � che la vita privata del medico non deve essere
nota ai pazienti.
Tu, come utente/cliente/paziente devi rispettare le regole se decidi di
affidarti al professionista, il quale si impegna "solo" a portarti al
risultato che chiedi... risultato che tu stesso puoi controllare.
Limitati a verificare quello!!! :-))
Ciao!
--
Solvejg
> Hai detto tu stesso che *non sai* da cosa sia mossa questa curiosità
[cut]
> Perché allora fermare tutto? sei sicuro che non ti stai dando la zappa
> sui piedi da solo così facendo?
Come ho scritto ripetutamente, quella che io ho chiamato, erroneamente
(ed ora l'ho capito!),"reticenza del terapeuta",era solo la punta di un
iceberg, in realtà la rinuncia alla terapia è dovuta a molteplici ragioni,
troppo lungo per parlarne qui (con buona pace di MrAlfa il pz *non* sta
cercando qui un surrogato alla terapia, sarebbe totalmente senza senso,
voleva solo dei pareri e ne ha ottenuti di interessanti!). Quanto a
riprendere la terapia, penso sarebbe un "buco nell'acqua", ormai è troppo
tardi...."chi ha avuto ha avuto ha avuto...".Eppoi, sia chiaro ancora una
volta,il pz. *non* incolpa il Terapeuta per la non riuscita della Terapia!
> Sapere quelle cose conta per te di più che risolvere il nodo
> problematico che ti ha portato in terapia?
> Sei disposto a tenerti le sofferenze ma non la "curiosità"?
Penso che si possa dire che il pz., per la sua storia,per la sua visione
della vita, ecc., non riesca (non voglia?) accettare un aiuto *a vivere*
da parte di qualcuno che, a detta del pz., non si comporta da essere
umano. Probabilmente il pz. avrebbe accettato un aiuto soltanto da parte
di una persona con la quale ha un rapporto di scambio, non a senso unico.
Si potrebbe dire che il pz. non è *adatto* ad un rapporto di questo
genere, e lo sapeva... ? E allora perchè ? Si potrebbe chiedere al pz.:
perchè...ci hai provato? Il pz.,anche per modestia, aveva ritenuto che
fosse giusto provarci, ed è andata male....
> Ciao, in bocca al lupo.
Grazie, passerò l'augurio a chi di dovere.....
> Come ho scritto ripetutamente, quella che io ho chiamato, erroneamente
> (ed ora l'ho capito!),"reticenza del terapeuta", era solo la punta di un
> iceberg, in realt� la rinuncia alla terapia � dovuta a molteplici ragioni,
> troppo lungo per parlarne qui (cut)
Ok... ho capito male allora, mi era sembrato di capire che invece il
problema fosse proprio quello e che la terapia stesse funzionando.
> Penso che si possa dire che il pz., per la sua storia,per la sua visione
> della vita, ecc., non riesca (non voglia?) accettare un aiuto *a vivere*
> da parte di qualcuno che, a detta del pz., non si comporta da essere
> umano. Probabilmente il pz. avrebbe accettato un aiuto soltanto da parte
> di una persona con la quale ha un rapporto di scambio, non a senso unico.
> Si potrebbe dire che il pz. non � *adatto* ad un rapporto di questo
> genere...
Perfetto, allora non � una terapia che deve intraprendere.
Deve piuttosto chiedere aiuto ad amici e parenti o persone con cui avere un
rapporto umano reale e paritario.
Sbagliando si impara.
Un saluto
--
Solvejg
> "zabriskie" <zabr...@supereva.it> ha scritto nel messaggio
> news:NSwQm.48309$813...@tornado.fastwebnet.it...
>
>> Come ho scritto ripetutamente, quella che io ho chiamato, erroneamente
>> (ed ora l'ho capito!),"reticenza del terapeuta", era solo la punta di
>> un iceberg, in realtà la rinuncia alla terapia è dovuta a molteplici
>> ragioni, troppo lungo per parlarne qui (cut)
>
> Ok... ho capito male allora, mi era sembrato di capire che invece il
> problema fosse proprio quello e che la terapia stesse funzionando.
>
No, hai capito male solo in parte, nel senso che c'era *anche* quel
problema, ma è vero che, parzialmente, la terapia *stava* funzionando.
Non voglio dilungarmi, ma i problemi del Pz. erano (sono) di una non
totale "crescita",maturazione,nonostante che il Pz. fosse "maggiorenne e
vaccinato", anzi "quasi vecchio". Inoltre l'estrema difficoltà ad
accettare (parola usata dal Terapeuta) o a rassegnarsi (parola usata dal
Pz.) ad una situazione fisica oggettiva che gli rende la vita difficile e
piena di rinunce e difficoltà varie. La terapia stava funzionando nel
senso che il Pz. si rende conto di essere maturato, e non poco, ma il
processo di accettazione (o rassegnazione) era invece ancora in alto mare.
Inoltre si era palesato nel Pz. un desiderio, un bisogno talmente forte
di avere un rapporto umano "vero",reciproco, con il Terapeuta, tale che
alla fine il Pz. non ce l'ha fatta più....
E io malignamente posso aggiungere (e il Pz. di nuovo mi scuserà...) : se
quanto sopra fosse in parte (solo in parte!) una scusa per non accettare
la realtà, prendersi la responsabilità della propria vita e cercare di
prendere il meglio senza aspettarsi improbabili miracoli ? Ai posteri
l'ardua sentenza! Non aggiungo altro altrimenti il Pz. mi picchia!!!
> Un saluto
Ciao !
> Con tutta sincerit� mi sembra un esempio *molto* fantasioso e "tirato per
> i capelli",
� un esempio paradossale, tieni per� conto che la vita di ciascuno di noi �
piena di situazioni paradossali e gli psicologi non fanno eccezione.
> per il rispetto la stima e l'affetto
> che provo per tutti gli esponenti della categoria che conosco,
> dubito *fortemente* che uno si metta a fare lo psic per ripiego!!!
E perch� mai??
Io conosco ad esempio una bravissima psicologa che dopo il liceo si iscrisse
a tutt'altra facolt�, dopo aver frequentato per un anno si rese conto di non
essere adatta a quel tipo di studi e pass� a psicologia.
Questo non fa di lei una psicologa di serie B, ma in qualche modo si pu�
dire che sia ripiegata su questo mestiere.
> Scusami tanto,ma,cribbio !Uno psic *non* ha niente a che fare con un
> impiegato di banca, con tutto il dovuto rispetto per la categoria!
> E il rapporto profondissimo che si instaura tra uno Psic e un Paziente
> non ha assolutamente niente a che fare col rapporto inesistente che si ha
> con un impiegato di banca!
Ti assicuro che esistono molte persone che hanno, con il direttore della
loro filiale un rapporto molto pi� confidenziale che con la moglie :-))
O credi che non esistano persone che considerano il proprio estratto conto
un qualcosa di cos� privato, intimo e sensibile da non condividerne la
consultazione nemmeno con i pi� stretti famigliari?
> Che esempi mi fai ? Mi sembra quasi che tu ti
> stia arrampicando sugli specchi (detto con rispetto,naturalmente!) Ciao!
Per carit�, pu� benissimo essere.
Bisogna per� anche dire che non essendo io uno psicoterapeuta e nemmeno un
paziente non ho nessun interesse personale (conscio o inconscio) a sostenere
l'una o l'altra tesi.
Mentre da parte tua mi sembra ci sia una necessit� di conferma del fatto che
il tuo terapeuta abbia fatto male a non concedersi a confidente e che di
fronte a risposte che avvalorano la bont� del suo comportamento tenda a
sminuirne il valore per confermare la tua tesi.
Repo
Il "solo" saperlo ... non � mica poco! :-)
Infatti, � sufficiente (anche da "solo") per prevenire contro-mosse
psichiche (che nella sola Psiconalisi si definiscono contro-transfert) e che
si realizzano in *ogni* relazione psicoterapica.
Peraltro, e come (ereticamente?) ho sostenuto pi� volte ... ci� che in
Psicoanalisi si chiama transfert � solo una forma (particolarmente intensa e
basta) di un ordinario "aggiustarsi" psichico e comportamentale nei
confronti di qualsiasi referente. Ci� significa IMHO che qualche
influenza/interferenza reciproca tra due referenti si verifica per forza e
sempre, e non � cosa esclusiva della relazione psicoterapica. Meno che mai
la si pu� ritenere limitata alla specifica prassi psicoanalitica.
Che poi il tranfert specificamente psicoanalitico "esista", e sia dovuto a
una forma particolarmente intensa di reciproca influenza/interferenza
emoto-cognitiva ... � un altro paio di maniche. Cos� come � un altro paio di
maniche la "centralit�" che si attribuisce alla dinamica specificamente
transferale che � propria della specifica Psicoanalisi.
> In quanto tempo si impara questo nel caso della formazione di uno
> psicoanalista?
Si impara subito ... pi� nella pratica del "lavoro su di s�", che dallo
studio della teoria. Nel senso che ci si accorge che � proprio vero
che -nella prassi specificamente psicoanalitica- l'influenza/interferenza
reciproca "� un altro paio di maniche"! :-))
> Chi non � per formazione psicoanalista deve comunque formarsi in tal
> senso, cio� saper in ogni caso riconoscere le dinamiche inconsce che
> possono influenzarlo nella cura del paziente?
> Se la risposta � "no" (come immagino io), perch� "no"?
... la risposta ... � SI'.
> Le dinamiche inconsce ihmo ci sono lo stesso infatti, anche se uno �
> comportamentista o cognitivista...
Ecco perch� la risposta � SI'! :-))
Uno che sia Comportamentista o Cognitivista o di qualunque altro
orientamento, SA BENE che -nonostante *legittimamente* non lo chiami
transfert e non lo attribuisca a dinamiche inconsce-
l'influenza/interferenza reciproca tra Terapeuta e Paziente si realizza
sempre e per forza.
E si comporta di conseguenza: tiene d'occhio le proprie risposte
comportamentali o cognitive o quel che sono ... per evitare proprie
contro-mosse psichiche.
> Non ho capito il senso della affermazione: "che la significativit� si
> esprima a livello inconscio ... � -questo SI'!- un dettaglio ininfluente."
Dicevo che la significativit� (di sapere) del fatto per es. se il Trapeuta �
coniugato o no e cose del genere, pu� essere non-consapevole nel Paziente;
per� ... pu� essere significativa ugualmente.
> Quando allora un paziente manifesta queste curiosit� come si procede?
Nel presupposto che il Paziente non fa mai domande dai contenuti ininfluenti
(coscienti o no che siano!) ... si indaga _insieme_al_Paziente_ su quale
importanza possa avere per lui (venire a conoscere) quel contenuto.
> Se non mi sbaglio questa fase in psicoanalisi corrisponderebbe alla fase a
> cui dovrebbe seguire l'analisi del transfert... quindi (sempre se non
> erro) alle domande del paziente si dovrebbe rispondere chiedendo o
> indagando su cosa rappresentino per lui quello questioni.
Non sbagli! :-)
> E in una terapia cognitivo-comportamentale come si fa?
Il Comportamentista ... taglia corto :-)) Semplicemente si rifiuta di
discutere di altro dagli "steps comportamentali" che costituiscono la
Terapia. Dice (giustamente ...) che il metodo non si basa su ci� che il
Comportamentismo definisce "chiacchiericci inconcludenti" relativi a stati
d'animo o fantasie o pensieri: contano solo i fatti concreti ... quali
operare steps comportamentali che -per es.- mettano progressivamente il
Paziente claustrofobico nella condizione di schiacciare il pulsante
dell'ascensore, e robe del genere.
Il Cognitivista conferma che ci� che si fa in quella prassi psicoterapica �
indagare i "retroterra cognitivi" di ogni atto psichico. Ora... la
"curiosit�" del Paziente � un atto psichico particolarmente interssante, e
qundi "che c'� dietro? PERCHE' fa quella domanda?". E naturalmente, non d�
alcuna risposta, nel frattempo.
:-))
--
Vincenzo
>> E se *le* racconto le mie paranoie pacifiste/antimilitariste e poi
scopro
>> che forse � sposata con un militare???
>
> Ti sentiresti di merxx ... :-))
> Ed � proprio per questo -per non *impedirTI* di essere TU serenamente e
> fermamente antimilitarista!- che il/la Terapeuta NON DEVE discutere delle
> *proprie* convinzioni.
Aggiungo un piccolo esempio in un campo diverso.
Io conosco abbastanza bene le lavorazioni meccaniche di precisione e sono
fortemente contrario alla produzione e all'uso delle armi.
Se un amico appassionato di armi mi chiedesse come fare a ricostruire un
particolare guasto della sua arma, forse sarei in grado di spiegaglielo.
Ma se lui cominciasse a ragionare sul fatto che, essendo io contrario alle
armi, potrei avegli dato informazioni fuorvianti, in modo da mettere
definitivamente fuori uso la sua mitraglietta, le mie pur esatte
informazioni, finirebbero per non venir applicate.
Repo
> "phyto" <phyt...@iol.it> ha scritto nel messaggio
> news:heoals$opm$1...@news.newsland.it...
> >
> > E se *le* racconto le mie paranoie pacifiste/antimilitariste e poi
scopro
> > che forse � sposata con un militare???
> Ti sentiresti di merxx ... :-))
> Ed � proprio per questo -per non *impedirTI* di essere TU serenamente e
> fermamente antimilitarista!- che il/la Terapeuta NON DEVE discutere delle
> *proprie* convinzioni.
> .... grazie della tua domanda :-))
> Non avrei, "io", saputo porne una pi� chiarificatrice!
Vinc�, � un fatto realmente accaduto!
Il paziente pacifista vide sull'auto della sua psi un contrassegno
militare,
e chiese alla psi di parlarne, ma la psi si rifiut� di parlarne.
Al paziente venne un discreto cagotto.. della serie: "a chi cavolo sto
raccontando le mie paranoie pacifiste? Ad una che � sposata con un
militare?
? O ad una donna che in qualche modo ha a che fare con i militari???"
La psi pens� bene di restare muta, e pure un p� scocciata.
Da precisare che la psi parcheggi� l'auto fuori allo studio 2 minuti prima
della seduta; e il paziente la vide, *perch� era molto probabile che egli
si
sarebbe trovato l� in quel momento*! (cribbio!!!)
Hai sbagliato ad attaccare quell'adesivo sul parabrezza della tua auto. Se
proprio volevi tenerlo a tutti i costi dovevi parcheggiare lontano dal tuo
studio di modo che i tuoi pazienti non vedessero quel contrassegno. Che
non
� propriamente del WWF (e pure in quel caso avresti involontariamente
"raccontato" qualcosa di te..).
Ma ora che � successo, ed � successo *per colpa tua*... ed il tuo paziente
�
cos� gentile da non mandarti affangala (per il cagotto che tu gli hai
procurato)...
ma perch� cribbio rimani muta e pure un p� scocciata??
... standard; dovutamente, standard! :-)
> Al paziente venne un discreto cagotto.. della serie: "a chi cavolo sto
> raccontando le mie paranoie pacifiste? Ad una che � sposata con un
> militare?
> O ad una donna che in qualche modo ha a che fare con i militari???"
> La psi pens� bene di restare muta, e pure un p� scocciata.
... scocciata? :-))
Lo disse *lei*, di esser scocciata, o � libera interpretazione del Paziente?
> Da precisare che la psi parcheggi� l'auto fuori allo studio 2 minuti prima
> della seduta; e il paziente la vide, *perch� era molto probabile che egli
> si sarebbe trovato l� in quel momento*! [cut]
Va be' ...
Il punto cruciale, comunque, � che un Paziente non ha da farsi le paranoie
di poter diventare antipatico al Terapeuta per via di opinioni diverse.
Mi consentirai di dire che ... non si va da un Terapeuta per essergli
simpatico, o per potergli dimostrare di pensarla come lui.
N� -mi pare :-) ...- ci si vada per dire che si � a posto.
Si va da un Terapeuta perch� -probabilmente senza fondamento- non ci si
sente a posto, e "allora" non s'ha da farsi paranoie di antipatia o
sgradevolezza.
Tolta la paranoia preventiva ... chissenefrega di pensarla diversamente dal
Terapeuta su tutto quanto?
E, se vale il chissenefrega ... che ce ne si frega di come la pensa il
Terapeuta? :-))
Terapeuta che SA BENE che il suo mestiere non � di produrre consenso sulle
*proprie* opinioni, ma di favorire il *libero* formarsi di opinioni autonome
del Paziente?
Ciao! :-))
--
Vincenzo
>> E' il SOLO sapere (e saper quindi riconoscere) che salva voi dall'essere
>> viceversa inconsciamente influenzati dal paziente?
>
> Il "solo" saperlo ... non � mica poco! :-)
Non ne dubito, anzi! ma so anche che "difficile non � sapere ma fare uso di
quello che si sa".
(grazie Bellizzi... l'ho presa in prestito! ;-)
> Peraltro, e come (ereticamente?) ho sostenuto pi� volte ... ci� che in
> Psicoanalisi si chiama transfert � solo una forma (particolarmente intensa
> e
> basta) di un ordinario "aggiustarsi" psichico e comportamentale nei
> confronti di qualsiasi referente.
Secondo me hai ragione...
> Cos� come � un altro paio di
> maniche la "centralit�" che si attribuisce alla dinamica specificamente
> transferale che � propria della specifica Psicoanalisi.
E' un tema troppo bello... :-)
Hai (avete) qualche lettura particolarmente interessante da consigliarmi
sull'argomento? Tenendo conto che la teoria classica del transfert cos� come
nasce in Freud la conosco abbastanza bene perch� sono andata ad attingere
direttamente alle fonti originali.
Ultimamente mi interessa Lacan e ho notato che l� la faccenda si complica
parecchio...
> Uno che sia Comportamentista o Cognitivista o di qualunque altro
> orientamento, SA BENE che -nonostante *legittimamente* non lo chiami
> transfert e non lo attribuisca a dinamiche inconsce-
> l'influenza/interferenza reciproca tra Terapeuta e Paziente si realizza
> sempre e per forza.
Ma se non le attribuisce a dinamiche inconsce non si tratterebbe per logica
di fatti potenzialemente noti e controllabili sia dal terapeuta che dal
paziente?
Ciao, grazie mille, danno sempre tanta soddisfazione le tue risposte! :-)
--
Solvejg
> "phyto" <phyt...@iol.it> ha scritto nel messaggio
> news:hf0fk6$tqf$1...@news.newsland.it...
> >
> > [cut] � un fatto realmente accaduto!
> > Il paziente pacifista vide sull'auto della sua psi un contrassegno
> > militare,
> > e chiese alla psi di parlarne, ma la psi si rifiut� di parlarne.
> .... standard; dovutamente, standard! :-)
standard un cribbio!!! :-)))
> > Al paziente venne un discreto cagotto.. della serie: "a chi cavolo sto
> > raccontando le mie paranoie pacifiste? Ad una che � sposata con un
> > militare?
> > O ad una donna che in qualche modo ha a che fare con i militari???"
> > La psi pens� bene di restare muta, e pure un p� scocciata.
> .... scocciata? :-))
> Lo disse *lei*, di esser scocciata, o � libera interpretazione del
Paziente?
libera interpretazione del paziente, ma credo giusta :-D
> > Da precisare che la psi parcheggi� l'auto fuori allo studio 2 minuti
prima
> > della seduta; e il paziente la vide, *perch� era molto probabile che
egli
> > si sarebbe trovato l� in quel momento*! [cut]
> Va be' ...
> Il punto cruciale, comunque, � che un Paziente non ha da farsi le paranoie
> di poter diventare antipatico al Terapeuta per via di opinioni diverse.
> Mi consentirai di dire che ... non si va da un Terapeuta per essergli
> simpatico, o per potergli dimostrare di pensarla come lui.
> N� -mi pare :-) ...- ci si vada per dire che si � a posto.
> Si va da un Terapeuta perch� -probabilmente senza fondamento- non ci si
> sente a posto, e "allora" non s'ha da farsi paranoie di antipatia o
> sgradevolezza.
> Tolta la paranoia preventiva ... chissenefrega di pensarla diversamente
dal
> Terapeuta su tutto quanto?
> E, se vale il chissenefrega ... che ce ne si frega di come la pensa il
> Terapeuta? :-))
> Terapeuta che SA BENE che il suo mestiere non � di produrre consenso sulle
> *proprie* opinioni, ma di favorire il *libero* formarsi di opinioni
autonome
> del Paziente?
"che ce ne si frega di come la pensa il Terapeuta?"??
ma se le dico che per me il 99% dei militari sono inaffidabili.. che
durante
il mio anno di militare ho incontrato un sacco di militari
ignoranti/ebeti..
sapr� ella mettere fuori dalla nostra stanza il fatto che ha ella ha fatto
una scelta *intima* cos� decisamente "militarista"?
Siamo esseri umani, non robot! E sposare o avere a che fare *intimamente*
con un determinato ambiente mica � cosa da poco!
Non era meglio che svisceravamo le mie paure, ***pur non rivelandomi ella
cosa faceva suo marito***?
p.s. c'� una mia domanda del 27 novembre nel 3d "nuove tendenze sessuali".
Ciao :-)
il problema, imho, e' proprio la necessita' di toglier*si* la "paranoia
preventiva".
e' come se ci fosse un desiderio di accettazione a priori.
"accettazione a priori" ... tanto tanto simile allo "amore felice della
mamma", che tutto accetta e tutto capisce.
"amore" *immaginario*, si intende ehhh :-)) ... che qua nessuno/a e'
"santo/a" e nessuno riesce ad amare cosi' incondizionatamente i propri
figli.
ma il problema e' che quella "paranoia preventiva" ... non c'e' eta', ne'
cultura, ne' ruolo sociale che garantisca si risolva.
mio suocero, ottima persona, c'ha ottantasei anni ... ma si approccia al
mondo come se ne avesse eternamente 14.
non 4 o 6 ... perche' ha sempre gradito una certa autonomia decisionale, ma
certamente non piu' di 14 ... poiche' reclama continuamente la presenza di
una figura genitoriale ( a 86 anni!!!!!) che lo ami e lo aiuti a gestire la
sua stessa vita.
ma lo fa con un tale candore, e con tale completa assenza di nevrosi ... che
non c'e' proprio niente di cui lagnarsi e/o preoccuparsi.
c'e' solo da fargli da "genitori", qualunque eta'/ruolo si abbia.
e la stessa cosa ... mi sembra che accada con quelli che cercano nel
terapeuta un "clone di se'", una persona che capisca e che abbia una vita in
linea con la vita del paziente stesso.
e che altro e' ... se non cercare la figura della "mamma", da cui tutto trae
origine e che tutto conosce e comprende? ;-)
> Terapeuta che SA BENE che il suo mestiere non � di produrre consenso sulle
> *proprie* opinioni, ma di favorire il *libero* formarsi di opinioni
> autonome
> del Paziente?
seeeeeeee .. questo *SE* il paziente avesse voglia/intenzione di formarsi
una propria autonoma opinione.
ma imho e' molto piu' facile/semplice/in qualche modo "naturale"...
limitarsi a "lagnarsi e stop", in primis lagnarsi della mancata rispondenza
del mondo esterno alle proprie, precostituite, idee (che solo
incidentalmente ;-) sono fonte di nevrosi).
Amelia
E no! :-))
Anche "senza credere all'inconscio" esiste -soprattutto nel Cognitivismo- il
concetto di TACITO (nel senso -credo di poter dire- di "silente" ...), che �
uno spazio psichico non c�gnito ... dal quale e nel quale l'apparato
psichico "architetta" una serie di "nascondimenti" ... che sono proprio la
cosa che l'indagine cognitiva tende a disvelare.
La prassi e le modalit� e le cause del nascondimento (cognitivisticamente
inteso) sono del tutto diverse da quelle ipotzzate dalla Psicoanalisi; sono
ritenute attribuibili a "modalit� operative computazionali" dell'apparato
psichico, che si comporterebbe come un computer autopoietico, che opera
anche "scartando" informazioni ritenute dannose o limitative o ostative di
altre funzioni dello stesso apparato.
La Terapia Cognitiva ... "recupera" le informazioni scartate ...
Tra queste... quelle che sono nascoste (per economia) e sono relative alla
influenza/interferenza reciproca tra Terapeuta e Paziente.
:-)))
--
Vincenzo
Gi� ...
Il problema � che si confonde il colloquio psicoterapico con una
chiaccherata che � bene sia amabile, e dai contenuti amabili.
Oppure (o anche!) che si crede che in un colloquio psicoterapico si debbano
ottenere buoni consigli "mediati" dalla cordialit� che il Terapeuta ha nei
nostri (del Paziente) confronti.
Oppure (e ulteriormente!!) che quando si va dal Terapeuta, si vada da uno
che la pensa (o la deve pensare!) in tutto e per tutto come noi ... perch�
_ci_deve_dare_ragione_ ..
Invece ... non � affatto necessario che sia cos�.
Non � necessario nel senso che -per realizzare un buon rapporto terapeutico
(e pe averne buoni risultati)- non sono necessari questi contenuti e qualit�
del rapporto interprersonale; "e" che la amabilit� e la cordialit� del
rapporto che il Terapeuta stabilisce con il Paziente non dipendono dal
"pensarla uguale".
Mi chiedo "peraltro" ... e se si volessero "garanzie" (preliminari e
in-itinere) di quel genere, come si potrebbe mai andare da un Terapeuta a
dirgli di una eventuale pulsione pedofila o cose del genere, della quale pur
si dicesse di essere orripilati.
In casi come questo ... mi pare evidente che la "garanzia" che il Terapeuta
"non pensi male" del Paziente deve essere un dato cognitivo preliminare *del
Paziente*; � lui che deve essere certo che il Terapeuta "non penser� male"
(anzi *benissimo*, nel caso particolare!!) ... ma vale per tutto.
Vale per il claustrofobo ... del quale il Terapeuta penser� bene perch� il
Paziente avr� riconosciuto (preliminarmente e sponte sua) che la paura degli
ascensori � una sciocchezza; vale per l'ossessivo che sappia gi� da s�
(senn�, perch� � l�?!) che basta lavarsi le mani una volta sola; vale per
chiunque che vada dal Terapeuta per ... sentirsi dar ragione nel darsi torto
relativamente al contenuto di un "fatto nevrotico".
... "vale un po' meno" (ma ragionando si rimedia :-)) nei casi -per es.- nei
quali il claustrofobo voglia sentirsi far ragione nella paura e non nella
voglia che gli passi; nei casi nei quali l'ossessivo voglia sentirsi dare
ragione che ... bisogna lavarsi le mani perennemente (!); e anche ... in
molti altri casi (dei quali qui si � discusso pi� e pi� volte :-)) nei quali
il Paziente non si accorge che vorrebbe essere confermato non in una
intenzione curativa, ma nella "legittmit�" della pratica nevrotica.
> e' come se ci fosse un desiderio di accettazione a priori.
> "accettazione a priori" ... tanto tanto simile allo "amore felice della
> mamma", che tutto accetta e tutto capisce.
Il fatto � -gentile Amelia ...- che � davvero cos�!
Un Terapeuta _accetta_a_priori_ il Paziente; "lo piglia" cos� come � ...
senza alcun pregudizio.
E' piuttosto la incredulit� del Paziente, ci� che rende inverosimile al
Paziente stesso che il Terapeuta possa "pigliarlo" cos� come � ...
Una incredulit� del Paziente che diventa nevrotica "sicurezza" di una
inaccettazione; alla quale inaccettazione il Paziente crede che sia bene
mettere un limite ... informandosi su chi �, e come la pensa, e come si
comporta il Terapeuta. Ci� ... per non correre il rischio di rivelarsi
"diversamente essente/pensante/comportantesi" :-)
Il che � una preoccupazione del tutto INUTILE :-)
E' imho invece senz'altro UTILE che il Terapeuta sia "reticente" ... e che
il Paziente si esprima per ci� che � e per come la pensa *legittimamente* in
base alle idee che ha nella sua testa.
...
... :-)) ... lasciami dire che le mie "reticenze" (relative a "fedi"
religiose, politiche, scientifiche ...) si rivelarono *utili* a non mettere
in imbarazzo molti Pazienti "diversamente fidenti" ... che furono stupefatti
(tanto da venirmelo a dire! :-)) quando quelle "reticenze" furono
sbaragliate per cause (politiche :-)) qui non interessanti a riferirsi.
Fui *orgoglioso* del fatto che -pur nello stupore del dovermi considerare
"diverso" da come m'avevano creduto :-))- TUTTI mi diedero atto che "non
l'avevo mai dato a intendere" ... e *soprattutto* mai avevo fatto niente per
influenzare nessuno nelle loro "fedi" di natura varia, e diversa dalle mie.
Visto che ormai sono in pensione (e non posso essre sospettato di farmi
pubblicit� :-)) ... mi permetto dire che E' COSI' CHE SI FA.
> ma il problema e' che quella "paranoia preventiva" ... non c'e' eta', ne'
> cultura, ne' ruolo sociale che garantisca si risolva.
Quella "paranoia preventiva" � una nevrosi.
Quando e se si va da un Terapeuta ... egli *deve* operare affinch� passi.
Ciao, Amelia! :-))
--
Vincenzo
... mi pareva che in questo thread ... ci si lagnasse che il Terapeuta NON
RIVELASSE eccetera.
Sono contento che -dai e dai ... :-)) - si arriva a lagnarsi delle cose
giuste!
Comunque -e parlando sul serio- non ha senso preoccuparsi che possa capitare
di esprimere opinioni eventualmente contrastanti con quelle del Terapeuta;
anche se non � un automa ... "non se la prende".
Inoltre, quando (e quanto) il Trapeuta � reticente (?) a dire come la pensa
... lo fa proprio per non mettere eventualmente in imbarazzo il Paziente;
insisto nel dire che un Terapeuta che sia -dico per dire- Ateo e Comunista e
Materialista ... "non fa bene" a dire queste cose di s� ... perch� pu�
sempre capitare di avere a che fare con un Paziente Credente,
Popolano-di-Libert� (? :-)) o Spiritualista, che *erroneamente* si
sentirebbe impedito ad esprimerSI come gli pare, per quello che
legittimamente �.
N� � da credere che il Terapeuta "tanto diverso" possa tentare di far
cambiare opinione al Paziente; non lo fa! Bisogna crederci, a 'sta cosa ...
senn� imho � meglio non andarci, e tenersi le "sole" nevrosi che ci si �
auto-prodotte, senza sciropparsi anche quelle derivanti dal conflitto
intra-psichico del ritrovarsi Ateo, Comunista e Materialista, da "tanto
diverso" come si era.
Infine ... "mi chiedo" perch� si pensi che il Terapeuta debba pensare bene
del Paziente ... previa verifica preventiva che � una brava persona, "tanto
ammodo".
Con questo presupposto ... dal Terapeuta dovrebbero andarci solo le
"personcine ammodo", che non avrebbero nulla di "non ammodo" delle quali
preccuparsi che il Terapeuta resti disgustato.
Ora ... affermato *perentoriamente* che il Terapeuta non resta disgustato di
niente ... se dal Terapeuta non andasero coloro che "ammodo" non si sentono
... CHI ALTRI ci "dovrebbe" andare?
Oppure ... se putacaso una persona percepisce pulsioni che fanno orrore a
lei stessa (tipo la pedofilia, la pornografia, la dipendenza dall'acool,
eccetera ...) DA CHI potrebbe andare senza pensare che -anche il referente!-
inorridir�?
Il Terapeuta non inorridisce di niente; e ... SA che � potenzialmente ammodo
anche chi _non_vuole_pi�_ sentire in s� pulsioni pedofile eccetera. E ne
pensa *benissimo*!
...
... non si va dal Terapeuta per "fare un bella figura";
Tuttavia ... la si fa lo stesso, perch� il Terapeuta pensa sempre bene del
Paziente! :-))
--
Vincenzo
>> Ma se non le attribuisce a dinamiche inconsce non si tratterebbe per
>> logica di fatti potenzialemente noti e controllabili sia dal terapeuta
>> che dal paziente?
>
> E no! :-))
> Anche "senza credere all'inconscio" esiste -soprattutto nel Cognitivismo-
> il
> concetto di TACITO (nel senso -credo di poter dire- di "silente" ...), che
> �
> uno spazio psichico non c�gnito ... dal quale e nel quale l'apparato
> psichico "architetta" una serie di "nascondimenti" ... che sono proprio la
> cosa che l'indagine cognitiva tende a disvelare.
....eh vabb� ma allora non vale! :-D
Non lo sapevo!
Ciao! :-))
--
Solvejg
> e' come se ci fosse un desiderio di accettazione a priori.
> "accettazione a priori" ... tanto tanto simile allo "amore felice della
> mamma", che tutto accetta e tutto capisce.
Ma non � forse un desiderio ancestrale che appartiene a tutti noi questo?
Chi non vorrebbe qualche volta, anche da adulto e irrazionalmente, tornare
alla beatitudine di quella perduta simbiosi perfetta che ci protegge e che
ci fa sentire lontani dalla Paura delle paure?
Non mi stupisce l'idea che un nevrotico possa avere un tale desiderio
(inconscio) magari pi� accentuato, vista la condizione di sofferenza in cui
si trova.
> e la stessa cosa ... mi sembra che accada con quelli che cercano nel
> terapeuta un "clone di se'", una persona che capisca e che abbia una vita
> in linea con la vita del paziente stesso.
Senza esser troppo razionale per�... lasciando un attimo da parte che
sappiamo che non bisogna fare cose simile... nell'inconscio cosa c'�? Non ci
sono sempre sullo sfondo Paura e Desiderio?
Il terapeuta � anche simbolo per eccellenza della risposta alle nostre
angosce: colui a cui attribuiamo il (magico) potere di Curare e di
riportarci indietro a quella felicit� perduta.
> seeeeeeee .. questo *SE* il paziente avesse voglia/intenzione di formarsi
> una propria autonoma opinione.
> ma imho e' molto piu' facile/semplice/in qualche modo "naturale"...
> limitarsi a "lagnarsi e stop", in primis lagnarsi della mancata
> rispondenza del mondo esterno alle proprie, precostituite, idee (che solo
> incidentalmente ;-) sono fonte di nevrosi).
S�, poi credo che vada esattamente cos�... ma cosa � che non fa venire al
paziente questa voglia? Anche la nevrosi stessa credo.
Non lo so, spero di averti fatto capire dove voglio andare a parare: forse
anche l'importanza della "Cura" (heideggerianamente intesa... cio� "Sorge")
non va sottovalutata nella Terapia.
--
Solvejg
Bhaa... se si tratta solo di una opinione......
"addetti ai lavori"
LOL...
Non sono un addetto ai lavaori ma...
per sentito dire, di uno che per molti anni in varie terapie ha avuto
modo di conoscere, o meglio avere a che fare con diversi terapeta...
Uomini, donna, brutti/e, belli/e, simpatici/che, antipatici/che.
Una in particolare molto attraente, bella, giovane e sexi, spesso si
presentava con mini gonna.... dolcissima
Un paziente che tra le sue patoligie e' anche carente di affetto, un
buco che difficilmente si riesce a cacitrizzare, come reagisce davanti a
questi aspetti cosi diversi?... se il paziente sa di se cerca di stare
alla larga da altre complicazioni o valutazioni stupide, per quanto
tutto cio sia inevitabile, troppo trascinate, forte. Se sa e capisce, se
gia in terapia da tempo deve sapere cosa gli accade e perche...
Chi sa e riesce a neutralizzare qualsiasi trasporto diverso da cio che
e' la vera terapia e la differenza tra paziente e terapeuta e quanto si
puo' rivelare dannoso il coinvolgersi con quella persona... deve
superare e dare il senso e un valore giusto alla persona che gli e'
davanti, solo cosi ha buone speranza di uscirne salvo.
Un paziente di mia conoscenza si e' trovato da poco davanti a un bivio
difficile, costretto da eventi naturali a cambiare terapeuta, nel senso
che ha mandato in pensione il suo vecchio terapeuta (Dopo ca. 20 anni) e
quindi involontariamente costretto ad accettarne una nuova.... E'
accaduto nel peggiore dei modi e pensare che si fidava ciecamente del
precedente che, di fatto non ha nemmeno avvertito il paziente. Anche se
tutto era nell'aria e spesso il paziente si faceva "NODI" mentali, come
spesso accade.. Tipo *Ma fino a quando ci sara'*, ma sicuro che sta bene
e ancora idonea e capace di aiutarmi?.... ecc.ecc.
[[I risvolti di questa faccenda evito di raccontarla, e' davvero poco
edificante per gli *addetti ai lavori*, mi permetto solo di dire..
adoperare sempre accortezza.. non si gioca col le pelle altrui... si
puo' rivelare tragica.... :-( ]]
Quindi, il nostro paziente ancora davanti a un nuovo terapeuta e non
frega nulla ormai di come e', chi e', lui/lei, pensa solo a se stesso e
cosa di positivo ne puo' trarre per stare meglio... e forse anche un
vantaggio per nuove scoperte...
Il paziente scruta (credo) continuamente ogni piccola reazione e
variazione del suo interlocutore sempre all'erta per sincerarsi che
tutto ancora procede bene.... credo che questa cosa non accade sepre e a
tutti ma se, solo a chi vive in una insicurezza propria.
Il paziente in questione non si e' mai chiesto cosa fa fuori, come
sara' la vita di questa persona che pretende di saperti aiutare, lo fa
per se stesso perche quella e' la sua unica speranza o via da percorrere
o sceglie altro!!!.... un coinvolgimento diverso danneggia se stesso..
Il paziente in questione ha appurato indirettamente che lei era sposata
con almeno una figlia, che aveva un cane e che spesso andava al lavoro
in bici ahahahahaahh
A volte ha detto qualcosa di se di sua spontanea volonta e credo che
l'abbia fatto perche ha avuto lei fiducia nel paziente che lo vedeva
"forse" distaccato e quasi intimorito della sua autorita' *Autorita'*
Quindi, credo che un coinvolgimento piu' diretto...< e di questo che
stiamo parlando,> sia controproducente-dannoso per entrambi....
Qui a me pare evidente che il paziente in oggetto, si sia infatuato
pericolosamente del suo terapeuta!!! perche credo si tratti di una lei
e, che se uomo....!!!! Credo che il paziente, forse mente a se stesso e
sa di esagerare e sasperando la terapia stassa... e' attratto da questa
figura, la persona che per la prima volta in vita sua sa ascoltarlo
senza giudicare, sente che gli da importanza, lo rispetta come mai prima
gli era accaduto... imho, forse...
Questo, caro mio, non e' voler conoscere il terapeuta per solo fiducia,
io la chiamo con il suo nome... E' INFATUARSI del proprio terapeuta o
crederlo...
e ha fatto bene lei a reagire di conseguenza perche credo che lei sapeva
meglio cosa accadeva... cosa era buono e cosa poteva permettere...
Qui sento solo UNA versione dei fatti, ricordo che la verita sta sempre
a meta' strada e mai e' una sola... qui abbiamo un solo punto di vista
falsato... ma gia di per se molto esplicito, chiaro, per come la vedo
io, questo tuo conoscente si vuole fare del male per colpire, attirare
l'attenzione, cerca di trasmettere sensi di colpa ... che non puo'
addebitare a lei...
scusami la schiattazza, tanto avevo da dire e tanto ho detto :-)
Imho :-)
ciao
>umano. Probabilmente il pz. avrebbe accettato un aiuto soltanto da parte
>di una persona con la quale ha un rapporto di scambio, non a senso unico.
Allora forse il paziente � pronto a trovare un esserino alla pari per
poter fare questo scambio, solo che per il paziente � giunto il
momento di uscire dal guscio "paziente" ed essere persona per trovare
un'altra persona con cui fare lo scambio... cio� con un pari non con
uno in cui si posti in posizione di "io ti chiedo aiuto, perch� tu mi
puoi aiutare".
Lo scambio che quella persona cerca non pu� avvenire alla "pari" in un
rapporto professionale in cui si accede ad un servizio e si paga per
quel servizio.
>Si potrebbe dire che il pz. non � *adatto* ad un rapporto di questo
>genere, e lo sapeva... ? E allora perch� ? Si potrebbe chiedere al pz.:
>perch�...ci hai provato? Il pz.,anche per modestia, aveva ritenuto che
>fosse giusto provarci, ed � andata male....
O forse il pz potrebbe anche rendersi conto che qualcosa � cambiato e
che ci� che ha motivato la richiesta iniziale in qualche modo � stato
risolto e che ora si cerca qualcosa di diverso... e che quindi il pz �
diverso e vuole qualcosa di diverso, cio� � cambiato?
--
Fernando Bellizzi
L'uomo dice che il tempo passa; il tempo dice che l'uomo passa
Non guardare al passato con rabbia o al futuro con ansia,
ma guardati intorno con attenzione
>Si certo certo, la mia osservazione non voleva essere scortese.
>Solo che per i terapeuti, visto la natura del lavoro, cio� quel che curano,
>penso che non sia tanto remota la possibilit� che esistano pazienti che
>hanno bisogno di instaurare una qualche sorta di legame.
Certo, s'instaura un legame sulla base di regole, come tutti i
legami\rapporti umani.
>� come dover far capire a qualcuno che la soluzione che lui pi� o meno sente
>di avere in mano per risolvere un suo problema � sbagliata, in questo senso
>credo sia difficile riuscire a stabilire un legame di fiducia che immagino
>il paziente abbia bisogno di sentire perch� tutto il resto della terapia sia
>per lui utile.
Si. Il legame di fiducia � fondamentale. Ma di solito s'instaura
all'inizio, altrimenti c'� poca efficacia terapeutica.
Quando il legame si rompe, o si � sbagliato qualcosa, o la situazione
� diventata pericolosa, oppure semplicemente il lavoro possibile tra
quelle due persone � giunto al termine ed � ora di cambiare.
> "che ce ne si frega di come la pensa il Terapeuta?"??
> ma se le dico che per me il 99% dei militari sono inaffidabili.. che
> durante
> il mio anno di militare ho incontrato un sacco di militari
> ignoranti/ebeti..
> sapr� ella mettere fuori dalla nostra stanza il fatto che ha ella ha fatto
> una scelta *intima* cos� decisamente "militarista"?
Ma certo che deve saperlo fare!
E non ci riesce... cambi mestiere o si prepari meglio!
Scusami... ma come puoi tu pensare che scegliendo un terapeuta ne potrai
trovare uno che abbia gli stessi tuoi valori, convinzioni, opinioni!???
Pi� che un Terapeuta cerchi "l'anima gemella" allora! ;-)
Quanto al fatto di stare fuori dalla sua vita � sacrosanto, va bene, ma se
scappa un particolare per sbaglio non mi pare la fine del mondo...
soprattutto se non l'ha fatto apposta.
Non � che debbano diventare tutti 007 e avere un vita in incognito perch�
fanno questo mestiere... ti pare?
Ciao! :-)
--
Solvejg
> "phyto" <phyt...@iol.it> ha scritto nel messaggio
> news:hf3451$rpr$1...@news.newsland.it...
> >
> > Non era meglio che svisceravamo le mie paure, ***pur non rivelandomi ella
> > cosa faceva suo marito***?
> .... mi pareva che in questo thread ... ci si lagnasse che il Terapeuta NON
> RIVELASSE eccetera.
> Sono contento che -dai e dai ... :-)) - si arriva a lagnarsi delle cose
> giuste!
> Comunque -e parlando sul serio- non ha senso preoccuparsi che possa capitare
> di esprimere opinioni eventualmente contrastanti con quelle del Terapeuta;
> anche se non � un automa ... "non se la prende".
a furia di ripensare al fatto del contrassegno militare, al paziente sta
piano piano passando la curiosit� sul marito della psi... come dici tu, lo
psi � un tecnico e deve sapersi spogliare di quasi tutto il suo bagaglio
personale, tranne credo il buon senso.
> Inoltre, quando (e quanto) il Trapeuta � reticente (?) a dire come la pensa
> .... lo fa proprio per non mettere eventualmente in imbarazzo il Paziente;
> insisto nel dire che un Terapeuta che sia -dico per dire- Ateo e Comunista e
> Materialista ... "non fa bene" a dire queste cose di s� ... perch� pu�
> sempre capitare di avere a che fare con un Paziente Credente,
> Popolano-di-Libert� (? :-)) o Spiritualista, che *erroneamente* si
> sentirebbe impedito ad esprimerSI come gli pare, per quello che
> legittimamente �.
ma un Popolano-di-Libert� deve essere realmente curato, altroch�!!! :-)))
> N� � da credere che il Terapeuta "tanto diverso" possa tentare di far
> cambiare opinione al Paziente; non lo fa! Bisogna crederci, a 'sta cosa ...
il paziente non ha mai pensato che quella psi potesse fargli cambiare
opinione sulla guerra e le cose militaresche. Ha avuto invece paura che
ella, tanto intimamente "legata alle cose militari", potesse sviluppare
una seppur minima antipatia nei suoi confronti.
Ed egli, comunque, da quel giorno � stato attento a non dire "tutti i
militari sono dei cog***ni!". Magari lo pensava, magari no... (in effetti
egli � persona 'ammodo', e non si permette di generalizzare in maniera
cos� rozza).. ma magari voleva dirlo e non l'ha potuto dire! :-)
> Infine ... "mi chiedo" perch� si pensi che il Terapeuta debba pensare bene
> del Paziente ... previa verifica preventiva che � una brava persona, "tanto
> ammodo".
> Con questo presupposto ... dal Terapeuta dovrebbero andarci solo le
> "personcine ammodo", che non avrebbero nulla di "non ammodo" delle quali
> preccuparsi che il Terapeuta resti disgustato.
Vinc�.. a quel paziente fu pure detto che doveva dire tutto ci� che gli
passava per la testa, anche se senza senso o anche volgare.. per� man mano
pareva che il paziente non era pi� tale ma era, chess�, uno studente di
psicologia. O uno che si incontra al bar, o al circolo culturale.
Pensa che una volta la psi di quel paziente scopr�, *ovviamente durante
una seduta*, che egli aveva avuto una fantasia sessuale trasgressiva su di
lei.. e lei interruppe la terapia! E per ben due volte nel giro di tre
mesi!!
Altro che non preoccuparsi di ci� che viene fuori!!!
Si trattava comunque di una fantasia di quelle che conoscono pure i
ragazzini di 12 anni..
possibile che gli capitano tutte a lui??
Poi c'� stata l'altra psi che, appena lui si sedeva per cominciare la
seduta, lei gli raccontava le sue cose intime.. come se lo psi fosse lui e
non lei!
E intanto phyto diventa vecchio e suoi problemi aumentano.. ma la colpa �
sua che fa resistenza!?!
(lui invece pensa che, se fosse vissuto in un'altra epoca, avrebbe fatto
LA Resistenza!)
> Ma non � forse un desiderio ancestrale che appartiene a tutti noi questo?
certamente si' :-)) ... ma bisogna poi stare a vedere *quanto* il desiderio
ancestrale e' tenuto a bada, e quanto si riesce a capire come/quanto/quando
e' possibile esaudirlo, e quanto si riesce a capire che quel desiderio
ancestrale puo' essere esaudito, finito il tempo della "simbiosi perfetta",
esclusivamente trovando le risorse giuste dentro noi.
come certamente sai, infatti, e' impossibile che altri riescano a colmare il
nostro pozzo (senza fondo?).
> Non mi stupisce l'idea che un nevrotico possa avere un tale desiderio
> (inconscio) magari pi� accentuato, vista la condizione di sofferenza in
> cui si trova.
la cosa non stupisce neppure me.
e tuttavia rimango dell'idea che quel desiderio, mal gestito, puo' essere
fonte di un sacco di problemi e dolore.
se ci si convince che dipenda da altri la soddisfazione del nostro
desiderio, se addirittura si pretende che altri esaudiscano, a nostro
comando, il nostro desiderio ... cio' che potremo aspettarci sara' solo una
grande delusione.
> S�, poi credo che vada esattamente cos�... ma cosa � che non fa venire al
> paziente questa voglia? Anche la nevrosi stessa credo.
> Non lo so, spero di averti fatto capire dove voglio andare a parare: forse
> anche l'importanza della "Cura" (heideggerianamente intesa... cio�
> "Sorge") non va sottovalutata nella Terapia.
condivido la importanza della "Cura".
e tuttavia credo anche, fortissimamente, che se manca nel paziente/cliente
il desiderio profondo di togliersi dai guai... a costo di mettersi in
discussione ... non si arrivera' mai a nulla di concreto.
io, com'e' fatto arcinoto, sono una perfetta non-competente .... e tuttavia
...dopo 10 minuti che parlo con qualcuno ... mi rendo conto se la persona
dice le cose che dice solo x buttare aria fuori dalla bocca, o perche' crede
veramente nella possibilita' di tirarsi fuori dai guai.
e quelli che danno fiato alle trombe, facendo poi di tutto per rimanere nei
guai ... sono taaaaanti.
tanti-tanti-tanti.
tanti.
nel mio caso non parliamo di "malati".
parliamo di gente "normalissima", che ha solo qualche problema - piu' o meno
serio - da risolvere ... e che viene preso/a dalla voglia di venirne a
parlare con me (chissa' perche' ... visto che non mi piace molto occuparmi
dei fatti altrui, che' gia' ne ho tanti dei miei ...).
ciao :-))
Amelia
>> .... scocciata? :-))
>> Lo disse *lei*, di esser scocciata, o � libera interpretazione del
>Paziente?
>libera interpretazione del paziente, ma credo giusta :-D
Perdonami, ma mi permetto di mostrarti il mio ragionamento...
Se la tua interpretazione fosse giusta tu avresti dovuto nostare che
la tua psicologa si scocciava non dopo che tu hai scoperto l'adesivo,
ma nel momento in cui parlavi del pacifismo, quindi ben prima
dell'episodia dell'adesivo....
L'eventuale ribollire delle bulla si sarebbe dovuto manifestare
durante il tuo parlare del pacifismo...
Quindi, perdonami, ma � facile dedurre che il tuo ragionamento �
leggermente fuori rotta...
> "phyto" <phyt...@iol.it> ha scritto nel messaggio
> news:hf3451$rpr$1...@news.newsland.it...
> > "che ce ne si frega di come la pensa il Terapeuta?"??
> > ma se le dico che per me il 99% dei militari sono inaffidabili.. che
> > durante
> > il mio anno di militare ho incontrato un sacco di militari
> > ignoranti/ebeti..
> > sapr� ella mettere fuori dalla nostra stanza il fatto che ha ella ha fatto
> > una scelta *intima* cos� decisamente "militarista"?
> Ma certo che deve saperlo fare!
> E non ci riesce... cambi mestiere o si prepari meglio!
> Scusami... ma come puoi tu pensare che scegliendo un terapeuta ne potrai
> trovare uno che abbia gli stessi tuoi valori, convinzioni, opinioni!???
> Pi� che un Terapeuta cerchi "l'anima gemella" allora! ;-)
per me la pace/guerra � una questione fondamentale, e mi pongo il problema
se la mia psi � una 'guerrafondaia'.
Voi parlate (giustamente) di uno psi come di un tecnico, ma � un tecnico
dell'anima cribbio!
Per me la guerra/pace � una questione della (mia) anima!
> Quanto al fatto di stare fuori dalla sua vita � sacrosanto, va bene, ma se
> scappa un particolare per sbaglio non mi pare la fine del mondo...
> soprattutto se non l'ha fatto apposta.
> Non � che debbano diventare tutti 007 e avere un vita in incognito perch�
> fanno questo mestiere... ti pare?
mi pari troppo corporativista :-)
se un particolare *fondamentale* della sua vita entra nella mia terapia mi
aspetterei che si parli della mia paura (ovviamente, ripeto, senza che lei
mi sveli niente'altro di personale).
Mica ho scoperto che tifa per la Roma piuttosto che per la Lazio!!!
Certamente, lo so... ma se la simbiosi non � finita nella nostra testa ed �
finita solo materialemente sar� anche perch� le esperienza che abbiamo avuto
con i caregiver non sono state abbastanza rassicuranti *per noi* da poterci
far credere di poter camminare da soli... o ipotizzo che sia uno dei
motivi... certamente non � il solo motivo.
Per questo la figura terapeutica, lungi dal dover diventare la seconda
mamma, ihmo per funzionare deve anche fornire umanamente la sensazione del
"predersi amorevolmente" cura... facendo fare il salto che non � potuto
avvenire a suo tempo magari.
Amorevolmente cura NON � ovviamente fare i biscottini per il paziente o
dirgli di coprirsi bene :-) ... � ascoltarlo e comprenderlo partecipando
alla sua sofferenza come qualunque essere umano dotato di sensibilit� sa
fare, e non solo applicare lo schemino che gli anno insegnato alla scuola.
Io sono convinta, magari sbagliando, di questo. Penso che non ci sia
guarigione che tenga senza questo "afflato" umano di sottofonodo.
> se ci si convince che dipenda da altri la soddisfazione del nostro
> desiderio, se addirittura si pretende che altri esaudiscano, a nostro
> comando, il nostro desiderio ... cio' che potremo aspettarci sara' solo
> una grande delusione.
Ma infatti IO credo che la Cura sia invece vedere che Altri prendano con s�
(cio� Comprendano) il nostro desiderio e gli diano cos� un posto adeguato
nella nostra psiche.
Poi certo, ci si deve mettere del proprio... ma dopo una cosa cos�
umanamente gratificante credo che la voglia di mettercelo sia anche
spontanea. Anche per chi sta proprio "sottoterra" psicologicamente parlando.
> condivido la importanza della "Cura".
> e tuttavia credo anche, fortissimamente, che se manca nel paziente/cliente
> il desiderio profondo di togliersi dai guai... a costo di mettersi in
> discussione ... non si arrivera' mai a nulla di concreto.
S�, concordo. Poi se nasca prima l'uovo o la gallina... se cio� serva prima
una mano tesa per far nascere la voglia di tirarsi fuori o se basti gridare
aiuto, poco importa.
Gli elementi sono quelli, e ci devono essere tutti perch� la torta riesca.
... e che viene preso/a dalla voglia di venirne a
> parlare con me (chissa' perche' ... visto che non mi piace molto
> occuparmi dei fatti altrui, che' gia' ne ho tanti dei miei ...).
Se sei qui � perch� ti piace occuparti di quei fatti che sono i tuoi ma
guarda caso sono anche i fatti degli altri... ti interessano quei fatti "in
generale" insomma... e interessano anche me. :-)))
Ciao!
--
Solvejg
>>> .... scocciata? :-))
>>> Lo disse *lei*, di esser scocciata, o � libera interpretazione del
>>Paziente?
>>libera interpretazione del paziente, ma credo giusta :-D
>
> Perdonami, ma mi permetto di mostrarti il mio ragionamento...
>
> Se la tua interpretazione fosse giusta tu avresti dovuto nostare che
> la tua psicologa si scocciava non dopo che tu hai scoperto l'adesivo,
> ma nel momento in cui parlavi del pacifismo, quindi ben prima
> dell'episodia dell'adesivo....
> Quindi, perdonami, ma � facile dedurre che il tuo ragionamento �
> leggermente fuori rotta...
.... ricordo per� Fernando che qui si parlava del fatto che la psicologa
fosse o meno scocciata all'idea di dover parlare del disagio che il paziente
provava a parlare di pacifismo DOPO la scoperta!
Il punto riguarda quindi l'essere o meno scocciata *per via di dover parlare
di ci�* (e la deduzione del paziente a riguardo) e NON il fatto che avesse
manifestato eventuale seccatara per il pacifismo del paziente.
Giusto per precisare. :-)
--
Solvejg
Si complica molto (!) perch� Lacan vi fa diventare rilevante "la parola per
dirlo" (il transfert), e -poich� la prassi psicoanalitica "� tutto un
alludere" verbale da parte della coscienza in merito a ci� che ella stessa
sa senza sapere di saperlo- diventa trasfert pure la parola tra il Paziente
e l'Analista.
Mi cavi di bocca :-)) ... un aneddoto che vide un "mio" Paziente utilizzare
transferalmente il fatto di sapere che io -come anche lui- conoscevo lo
Spagnolo: per dire di un suo atteggiamento di "elusione" del dolore ...
disse che ABLAVA i contenuti dolorosi delle vicende che gli capitavano.
Forse sai che "hablava" (con l'acca muta! :-)) significa in Spagnolo ci� che
in Italiano � "parlava".
Ora ... ci� che in effetti faceva quel Paziente (inconsciamente, e che era
"il nucleo" della sua difesa nevrotica *generale*) era il coprire e negare
concettualmente e per via di parole ci� a cui "preferiva" dar poco peso;
dire che "ablava" sigificava dire che "parlava" (usava parole ...) per
eludere il dolore dei contenuti dolorosi delle vicende che gli capitavano.
Quello ABLAVA ... era transferale a tutti gli effetti: nesuno altro che me
(hispano-hablante) avrebbe potuto essere referente in grado di capire
efficacemente il contenuto comunicativo di quella parola.
Nei confronti di nessun altro che non fosse il "suo" Analista
(hispano-hablante) avrebbe avuto senso che la coscienza usasse *quella*
parola per fare un'allusione relativamente a ci� che ella sapeva senza
sapere di saperlo!
...
... ed "� interessante" che -interrogato sul significato che egli riteneva
d'aver voluto attribuire a quella parola (che egli sapeva esser un
"nelogismo" nella lingua italiana)- il Paziente disse di aver voluto
intendere qualcosa come "abradere"; cancellare poco alla volta; rendere
scarsamente evidente ...
Per� ... "guarda caso" il neologismo italiano era parola *esplicitamente*
significativa in Spagnolo; e solo "io" potevo avvedermene.
Avvedermi ... come anche lui (!) che s'era appena sostenuto che il Paziente
parlava/hablava ... per eludere concettualmente e per via di parole i
contenuti dolorosi delle vicende che gli capitavano.
... qualcuno potr� anche (e a buon motivo) dire che si tratt� "solo" di un
lapsus.
Tuttavia (e puta caso :-)) si tratt� di un lapsus *fortemente* transferale;
un lapsus diretto *solo* alla persona concettuale dell'Analista .. "diventa"
un transfert; anche bello grosso! :-))
Lacan complica parecchio, ma ci piglia!
:-)))
--
Vincenzo
> per me la pace/guerra � una questione fondamentale, e mi pongo il problema
> se la mia psi � una 'guerrafondaia'.
> Voi parlate (giustamente) di uno psi come di un tecnico, ma � un tecnico
> dell'anima cribbio!
> Per me la guerra/pace � una questione della (mia) anima!
Appunto... della TUA!
Non di quella della terapeuta.
> mi pari troppo corporativista :-)
.... spiacente, ma non sono della categoria! :-))
> se un particolare *fondamentale* della sua vita entra nella mia terapia mi
> aspetterei che si parli della mia paura (ovviamente, ripeto, senza che lei
> mi sveli niente'altro di personale).
Ecco, e io sono d'accordo con te su questo, ma il tutto dipende
dall'orientamente della terapia che ti sei scelto.
Ho fatto io stessa una domanda su questo punto al Dott. Del Piano e ha
risposto (come puoi leggere tu stesso direttamente) che come � peculiarit�
della psicoanalisi andare ad indagare i motivi che stanno dietro alle
paure... non si pu� fare la stessa cosa se sei in una terapia
comportamentale o cognitiva, o l'insieme delle due.
Questo significa che se tu hai accettato di lavorare con un determinato
metodo terapeutico lo devi accettare anche nei suoi limiti e nelle sue
regole restrittive. Se il metodo non prevede che ti parli delle tue
motivazioni � perch� non ritiene utile farlo. Insomma, non lo prevede, e
sovvertirne le regole non avrebbe senso coerente.
Se uno ho l'esigenza di farlo ihmo � meglio che cambi metodo, sapendo per�
che nel bene o nel male la strada � ben pi� lunga.
Il concetto � che la botte piena (cio� la praticit�, la concretezza e la
relativa velocit� della soluzione) e la moglie ubricaca (la profondit�
d'indagine e la focalizzazione su tutti i singoli passaggi) non si possono
avere.
Ciao
--
Solvejg
> "MrAlfa - Fernando Bellizzi" <azteca...@alice.it> ha scritto nel
> messaggio news:4cpdh5hpmosqtmafu...@4ax.com...
> >>> .... scocciata? :-))
> >>> Lo disse *lei*, di esser scocciata, o � libera interpretazione del
> >>Paziente?
> >>libera interpretazione del paziente, ma credo giusta :-D
> >
> > Perdonami, ma mi permetto di mostrarti il mio ragionamento...
> >
> > Se la tua interpretazione fosse giusta tu avresti dovuto nostare che
> > la tua psicologa si scocciava non dopo che tu hai scoperto l'adesivo,
> > ma nel momento in cui parlavi del pacifismo, quindi ben prima
> > dell'episodia dell'adesivo....
> > Quindi, perdonami, ma � facile dedurre che il tuo ragionamento �
> > leggermente fuori rotta...
> ..... ricordo per� Fernando che qui si parlava del fatto che la psicologa
> fosse o meno scocciata all'idea di dover parlare del disagio che il paziente
> provava a parlare di pacifismo DOPO la scoperta!
> Il punto riguarda quindi l'essere o meno scocciata *per via di dover parlare
> di ci�* (e la deduzione del paziente a riguardo) e NON il fatto che avesse
> manifestato eventuale seccatara per il pacifismo del paziente.
> Giusto per precisare. :-)
precisi bene :-)
comunque per me la questione pace-guerra-aggressivit�-convivenza civile �
molto importante.. se pure aveva sposato un militare.. ma che problema
aveva ad aiutarmi a sviscerare quei temi MIEI? Boh..
anyway se avessi visto un adesivo dei popolani-della-libert� sulla sua
auto.. come facevo a dire in seduta che Silvio � un coglione?? :-)))
> "phyto" <phyt...@iol.it> ha scritto nel messaggio
> news:hf85bf$f4p$1...@news.newsland.it...
> > per me la pace/guerra � una questione fondamentale, e mi pongo il problema
> > se la mia psi � una 'guerrafondaia'.
> > Voi parlate (giustamente) di uno psi come di un tecnico, ma � un tecnico
> > dell'anima cribbio!
> > Per me la guerra/pace � una questione della (mia) anima!
> Appunto... della TUA!
> Non di quella della terapeuta.
appunto un cribbio!! dovevamo curare la MIA anima, cribbio!!!
(sono stato plagiato da Silvio :-)))
E se chi deve curare la MIA anima pare avere un'idea DIAMETRALMENTE
OPPOSTA alla mia sulla guerra/pace.. permetti che ne parliamo un
attimino-ino-ino??
Ma come fate a considerare lo psi un "tecnico" come un altro, QUANDO NON
LO E' AFFATTO???
Mica si tratta di disegnare case o fare cause in tribunale o pagare
tasse!?!
Si tratta di
paure/ansie/fobie/desideri/vergogne/frustrazioni/sogni/ecc/ecc.
Se il mio ingegnere � un militarista non mi frega granch�, perch� deve
disegnarmi bene la casa.. col mio psi devo parlare anche della
guerra/pace!!
> > mi pari troppo corporativista :-)
> ..... spiacente, ma non sono della categoria! :-))
ah, non fai parte dei cognitivo-corporativisti? :-)))
> > se un particolare *fondamentale* della sua vita entra nella mia terapia mi
> > aspetterei che si parli della mia paura (ovviamente, ripeto, senza che lei
> > mi sveli niente'altro di personale).
> Ecco, e io sono d'accordo con te su questo, ma il tutto dipende
> dall'orientamente della terapia che ti sei scelto.
> Ho fatto io stessa una domanda su questo punto al Dott. Del Piano e ha
> risposto (come puoi leggere tu stesso direttamente) che come � peculiarit�
> della psicoanalisi andare ad indagare i motivi che stanno dietro alle
> paure... non si pu� fare la stessa cosa se sei in una terapia
> comportamentale o cognitiva, o l'insieme delle due.
ella era una freudiana.. ma probabilmente della scuola ermetica :-)
Ciao!
mio padre, buonanima, diceva <<ci vuole arte per friggere le uova (bene)>>
e di professione non faceva il cuoco ;-)
senza "afflato umano di sottofondo" non si cava un ragno da un buco in
nessun settore.
imho, naturalmente :-)
ma rimango della idea che:
>> se ci si convince che dipenda da altri la soddisfazione del nostro
>> desiderio, se addirittura si pretende che altri esaudiscano, a nostro
>> comando, il nostro desiderio ... cio' che potremo aspettarci sara' solo
>> una grande delusione.
e quando tu dici:
> Ma infatti IO credo che la Cura sia invece vedere che Altri prendano con
> s� (cio� Comprendano) il nostro desiderio e gli diano cos� un posto
> adeguato nella nostra psiche.
> Poi certo, ci si deve mettere del proprio... ma dopo una cosa cos�
> umanamente gratificante credo che la voglia di mettercelo sia anche
> spontanea. Anche per chi sta proprio "sottoterra" psicologicamente
> parlando.
a me sorge spontanea la domanda: e se *non* gli basta che l'altro si prenda
cura, comprenda-prenda con se'?
se, cioe', si vuole che l'altro condivida-"divida con" invece che "prenda
con se'"?
te lo chiedo perche' ... bazzicando un po' su questo ng, cosi' come nella
vita fuori dal ng, cio' di cui ci si lamenta ... e' che il terapeuta (o la
mamma, il papa', la moglie, il figlio, lo gnomo, la maestra d'asilo o il
datore di lavoro) *non capisce* e questo perche', fondamentalmente, ha una
*sua* idea ... che non coincide con quella di chi non si sente compreso.
ed io mi chiedo : pur con tutto l'amore/affetto/partecipazione del mondo
.... perche' due persone la dovrebbero vedere allo stesso modo???
tanto per fare un esempio: ho una amica che si trova dentro un mare di guai.
s'e' sposata senza provare alcun sentimento d'amore, ma solo per insicurezza
personale.
poi ha fatto un figlio, sempre per grande insicurezza personale (sognando
che il bambino le avrebbe regalato sicurezza?!).
poi ha lasciato il marito ed e' tornata a casa dei genitori.
poi piange e si dispera perche' i genitori non la capiscono.
poi ha conosciuto uno, guarda caso sposato e con prole, che *chiunque*
capirebbe che e' un altro "insicuro" ... e che sta costruendo con lei solo
un castello di nuvole ... ma tant'e'....
ma cio' che cerca non e' affatto che l'altro si prenda Cura.
bensi' cerca un sedativo alla propria ansia e soprattutto "la
rassicurazione" di stare agendo giustamente.
ma la "rassicurazione" e' cosa diversa dalla Cura.
e, imho, dirle <<massi'-non-ti-preoccupare-stai-facendo-la-kosa-giusta...>>
(= cio' che cerca e che vorrebbe ricevere x sentirsi "curata") e' cio' che
la portera' alla auto-distruzione.
perche' quello stronzo, al dunque, la lascera' sola ... magari con un altro
figlio in arrivo e da abortire.
perche'... se non si decide a cercare con determinazione un lavoro serio ...
non potra' mantenere se stessa e la figlia, togliendosi da casa dei
genitori, ecc.ecc.ecc.
in questo senso intendevo cio' che ho scritto:
>> e tuttavia credo anche, fortissimamente, che se manca nel
>> paziente/cliente il desiderio profondo di togliersi dai guai... a costo
>> di mettersi in discussione ... non si arrivera' mai a nulla di concreto.
in quel caso ... la giovane donna in questione ... imho ... si vuole
talmente "male" ... che non ce l'ha proprio il desiderio profondo di
togliersi dai guai.
anzi! appena c'e' qualcosa che potrebbe farla stare meglio: zac-zac! un bel
colpo di accetta.
ovviamente, "abilmente" nascosto ... alla *sua* visione, da qualche "causa
nobile" = mi sacrifico per ................
non faccio la terapeuta.
ma giocando a fare la maga ... penso che avra' una vita travagliatissima, e
mai nessuno riuscira' a schiodarla da li' (e tanto... per la cronaca ... e'
in cura, super saltuaria, da qualche anno).
e tuttavia, come diceva Vincenzo in altro post, e' anche totalmente inutile
cercare di parlare con la sua parte "razionale" e spiegarle che si sta
autodistruggendo, ogni giorno un po' di piu'.
> Se sei qui � perch� ti piace occuparti di quei fatti che sono i tuoi ma
> guarda caso sono anche i fatti degli altri... ti interessano quei fatti
> "in generale" insomma... e interessano anche me. :-)))
oh si :-))) spesso, da spunti altrui, scopro cose inaspettate di me!
e non riesco a guarire da questo egocentrismo :-))
ciao :-)
Amelia
>> N� � da credere che il Terapeuta "tanto diverso" possa tentare di far
>> cambiare opinione al Paziente; non lo fa! Bisogna crederci, a 'sta cosa
>> ...
E aggiungo... bisogna credere che vada cos� anche quando si � sperimentato
(sulla propria pelle) che un terapeuta ha provato a farlo consigliando
spudoratamente comportamenti malsani e agendo scorrettamente da qualunque
punto di vista deontologico.
Il terapeuta in questione, siccome era convinto Lui della inutilit� di
alcuni scrupoli morali, pretendeva di far cambiare idea su ci� anche alla
paziente. :-(
Purtroppo queste cose accadono... e accadono anche queste:
> Pensa che una volta la psi di quel paziente scopr�, *ovviamente durante
> una seduta*, che egli aveva avuto una fantasia sessuale trasgressiva su di
> lei.. e lei interruppe la terapia! E per ben due volte nel giro di tre
> mesi!!
> Altro che non preoccuparsi di ci� che viene fuori!!!
> Poi c'� stata l'altra psi che, appena lui si sedeva per cominciare la
> seduta, lei gli raccontava le sue cose intime.. come se lo psi fosse lui e
> non lei!
> E intanto phyto diventa vecchio e suoi problemi aumentano.. ma la colpa �
> sua che fa resistenza!?!
... accadono, purtroppo!!!
E l� sono gli uomini che sbagliano, non le teorie.
--
Solvejg
> senza "afflato umano di sottofondo" non si cava un ragno da un buco in
> nessun settore.
> imho, naturalmente :-)
Ihmo anche.
> a me sorge spontanea la domanda: e se *non* gli basta che l'altro si
> prenda cura, comprenda-prenda con se'?
>
> se, cioe', si vuole che l'altro condivida-"divida con" invece che "prenda
> con se'"?
Se lo deve far bastare nel 99% dei casi. Gli altri non sono dove sono per
darci ragione e prima ci facciamo noi una ragione del fatto che ognuno ha la
sua esperienza e la sua vita, meglio �.
Tolleranza e open mind insomma fanno stare meglio noi e gli Altri che sono
vicino a noi.
Per quel che resta invece io auguro a tutti di poter provare con almeno una
persona nella propria vita cosa significa avere quella comunione pi�
profonda che si chiama amore.
Con la persona che si ama pu� "condividere" nel senso che intendevi tu,
ihmo.
> ma la "rassicurazione" e' cosa diversa dalla Cura.
Esatto... � tutto qui. La rassicurazione, il dare ragione, il pretendere
comprensione � cosa diversa dalla Cura.
Ciao Amelia
--
Solvejg
> E se chi deve curare la MIA anima pare avere un'idea DIAMETRALMENTE
> OPPOSTA alla mia sulla guerra/pace.. permetti che ne parliamo un
> attimino-ino-ino??
Io permetto... :-) e se era una analista immagino dovesse permettere anche
lei "per contratto"... visto che sei l� a parlare per sviscerare cause e
motivi e non per applicare step comportamentali o altro.
Ti dir� una cosa. Tempo fa su questo ng ci fu una accesa discussione fra chi
sosteneva che il paziente avesse il "dovere-diritto" di informarsi PRIMA
sulle modalit� previste della terapia che andava ad intraprendere, almeno
per capire il metodo scelto potesse andare bene per lui, essergli congeniale
diciamo...
Io ho sostenuto testardamente che questo fosse insensato e difficilmente
realizzabile perch� il paziente non aveva gli strumenti necessari per fare
queste indagini.
Oggi, dopo averci riflettuto bene e grazie alle tante cose che ho imparato
qui :-) ... ho cambiato idea.
Penso invece che sia giusto che lo faccia proprio per non cadere in questi
fraintendimenti:
> Ma come fate a considerare lo psi un "tecnico" come un altro, QUANDO NON
> LO E' AFFATTO???
E ihmo sono proprio fraintendimenti belli e buoni questi...
In generale credo che quando si va in terapia sia buona cosa farsi una idea,
magari alla prima seduta, per capire "quali sono le regole del gioco", cosa
aspettarsi e cosa non aspettarsi, cosa pretendere e cosa no.
Ad esempio:
Chi � la figura del terapeuta secondo il terapeuta stesso?!
... e credo che se ci si mette d'accordo su queste cose, ci si mette sulla
giusta strada per far andare tutto per il verso giusto!
E chiessenefrega del militarismo e delle fedi religiose, passano in secondo,
terzo piano.
Non ci interessa pi� se sappiamo qual � la logica che guida il nostro
percorso di cura.
Cos� abbiamo anche una arma per proteggerci dai ciarlatani, quelli che le
regole non le sanno o le sanno ma non le applicano!
>> > mi pari troppo corporativista :-)
>> ..... spiacente, ma non sono della categoria! :-))
>
> ah, non fai parte dei cognitivo-corporativisti? :-)))
LOL :-)
>> Ecco, e io sono d'accordo con te su questo, ma il tutto dipende
>> dall'orientamente della terapia che ti sei scelto.
> ella era una freudiana.. ma probabilmente della scuola ermetica :-)
Bene, la prendi con sense of humor... :-))
Seriamente, riflettici con clama sulle cose che ti ho detto io e soprattutto
che ti hanno detto loro, i nostri bravissimi professionisti.
Siamo fortunati ad averli qui e che siano tanto gentili da spiegare e
divulgare gratuitamente il loro sapere.
Ciao!
--
Solvejg
Se ne pu� parlare anche a lungo ... MA ...
- non partendo dall'idea che se non la si pensa uguale succede qualcosa di
male;
- tantomeno dalla idea che uno dei due "debba" convincersi delle tesi
dell'altro;
- meno ancora di tantomeno ... che sia importante (o possibile) in sede di
Psicoterapia (!) definire chi abbia ragione/torto in una ipotetica
discordanza di opinioni;
- proprio per niente se si tratta di screditare l'altro.
Il Terapeuta non casca in nessuma di queste trappole ... ed � invece il
Paziente che -certo incolpevolmente ...- casca in tutte :-))) e
specificamente in quella pi� ostile verso il Terapeuta, ritenendo che "si
debba screditare" l'interlocutore che non la pensa a modo nostro.
La incolpevolezza del Paziente si fa manifesta a misura che come EGLI SI
legittima nello screditare il Terapeuta -dico per dire- militarista ... cos�
legittiima il Terapeuta in un ipotetico intento di screditare il Paziente
antimilitarista; "solo" che il Terapeuta non la fa, 'sta cosa.
> Se il mio ingegnere � un militarista non mi frega granch�, perch� deve
> disegnarmi bene la casa.. col mio psi devo parlare anche della
> guerra/pace!!
... "devi" ? :-))
In sede di Psicoterapia (!), uno parla di guerra/pace SE in quel contesto
EGLI HA delle difficolt� di tipo psicologico.
Peraltro, e SE UNO HA delle difficolt� con il *suo* pensiero -per es.-
antimilitarista ... "dovr�" discutere delle eventuali contraddizioni che
rileva nel *suo* impianto cognitivo relativo a guerra/pace ... e non certo
del presunto militarismo del Terapeuta.
SE NON HA alcuna difficolt� sua interiore ... ed � serenamente
antimilitarista ... perch� mai (e di cosa?) "dovrebbe" parlare?
A meno che non si ritenga *erroneamente* di "dovere" parlare per uno dei
motivi *sbagliati* dei quali facevo l'elenco :-))
:-))
--
Vincenzo
MIEI? Boh..
>
>anyway se avessi visto un adesivo dei popolani-della-libert� sulla sua
>auto.. come facevo a dire in seduta che Silvio � un coglione?? :-)))
Capita che il paziente\cliente abbia idee diverse da chi sta seduto
nella sedia...
Capita anche che qualche terapeuta dichiari la propria aderenza a idee
diametralmente opposte e che quindi possa capitare che si manifestino
tali idee, e che vanno prese solo ed esclusivamente come idee
personali e non come legate alla terapia. Si ricorda la paziente, e
forse anche a se stessi, che si � l� non per questioni
ideologiche\religiose, ma psicologiche.
... c�pita persino che il Terapeuta -nonostante non possa/debba mettersi a
discutere delle opinioni personali (n� sue, n� del Paziente) ... possa avere
qualche vantaggio a verificare che -puta caso :-))...- il Paziente abbia
ragione.
Io ... ho imparto molte *verit�* dai Pazienti; ci�, anche se non mi � mai
venuto in mente di discutere -in sede di Terapia- di opinioni e non
esclusivamente di dinamiche intra-psichiche.
;-)
--
Vincenzo