"Bhisma" <
af.b...@gmail.com> ha scritto:
>>Se hai ragione tu, i tuoi migranti, Bhisma, furono gli Ebrei.
>
> No guarda, proprio non ci siamo. Così si scade nel favolistico
> per non dir peggio.
Premetto che io non sono credente e quindi mi trovi concorde sul
ritenere folli le interpretazioni letterali della Bibbia e barbarica
la pretesa integralista di farle valere nella società moderna.
Ma in questo thread pensavo che fossimo interessati alle possibili
ricostruzioni storiche e non a strumentalizzazioni moderne (come
forse potrebbe essere anche il tuo riferimento a ignoti migranti).
Hai ragione quando dici che scadiamo nel favolistico, ma per quanto
strano, a mio parere può essere più favolistica la tua attribuzione
di qualche attendibilità alle parole di Platone, che non il tentativo
di trovare qualcosa di storicamente attendibile nella Bibbia (intento
che, se si vuole attenersi strettamente alla possibile realtà fisica,
comporta inevitabilmente l'accusa di eresia). Infatti tu scrivi:
> La dovizia di dettagli sul modo in cui si sarebbe tramandata che
> Platone fa riferire da Crizia, personaggio storico, contemporaneo,
> e di notevole importanza, che sostiene trattarsi di una tradizione
> familiare che gli raccontato suo nonno, che l'ha saputa da Solone,
> che l'ha saputa in Egitto (e sia Solone sia il suo viaggio in Egitto
> possiamo considerarli storici) mi fa pensare che la modalità di
> trasmissione della storia così come riferita sia probabilmente
> veridica, a differenza del contenuto della tradizione stessa,
Ma se ci pensi bene, volendo imbastire una favoletta propagandistica
ad uso dei suoi contemporanei, credi proprio che Platone avrebbe
preferito far riferimento a un personaggio mitologico (invece che
a Solone), e a qualcuno più vicino nel tempo che non fosse un suo
parente (Crizia era suo zio): ovvero in modo che tutti ci ridessero
sopra, e parenti o amici dell'estraneo citato lo smentissero subito?
Ti riporto da:
http://it.wikipedia.org/wiki/Atlantide#Antichit.C3.A0
Al di fuori dei dialoghi Timeo e Crizia di Platone non vi è alcun
riferimento antico di prima mano su Atlantide, il che significa
che tutti gli altri riferimenti paiono rifarsi, in una maniera
o nell'altra, a Platone.
Vedi: se quella raccontata da Platone non fosse una favoletta ad hoc,
ne esisterebbero altre fonti storiche, mentre invece non ce ne sono.
Inoltre, Platone avrebbe cercato di convincere della veridicità
del suo racconto il suo allievo Aristotele, in modo da evitare
che quest'ultimo lo facesse passare per occasionale ciarlatano
presso i posteri, come invece è accaduto, ibidem:
Per quanto alcuni nell'antichità avessero ritenuto un fatto
storico il racconto riportato da Platone, già il suo allievo
Aristotele non diede molta importanza alla cosa, liquidandola
come un'invenzione del maestro. Ad Aristotele è infatti attribuita
la frase "L'uomo che l'ha sognata, l'ha anche fatta scomparire."
Pertanto, la cosa di gran lunga più probabile è che Platone abbia
approfittato di una leggenda con fondamento storico (il Diluvio)
per imbastirci sopra una storiella politicizzata, più o meno
come malignamente immagino che a qualcuno piacerebbe fare anche
ai giorni nostri (intento non necessariamente negativo, comunque).
Ma allora perché, paradossalmente, si potrebbe forse credere di più
a certe assurdità (tali se intese letteralmente) della Bibbia o di
altri racconti mitologici? Ebbene, se ci sono le basi scientifiche,
perché no? Ti riporto da questo testo introduttivo di geologia che
potrai consultare in tutte le biblioteche universitarie:
Stephen Marshak
LA TERRA - ritratto di un pianeta
Ed. Zanichelli, 2004
Pag. 476:
Inoltre, ultimamente gli archeologi hanno avanzato l'ipotesi che
un blocco compatto di frana, delle dimensioni della Scozia, sia
scivolato improvvisamente nel Mare del Nord all'incirca 7000
anni fa, generando uno tsunami che spazzò via la maggior parte
delle tribù costiere dell'Età della Pietra in Europa.
Se questa ipotesi si dimostrerà vera, puoi ben immaginare che
di eventuali protociviltà nordeuropee di quell'epoca (5000 a.C.)
non sarà rimasto molto più di quanto sia rimasto degli abitanti
di Longarone (Vajont) nel 1963.
Per cui, in effetti, Atlantide avrebbe potuto essere il pezzo di
terra emersa delle dimensioni della Scozia che sarebbe sprofondato
nel Mare del Nord (che si trova oltre le Colonne d'Ercole intese
come Stretto di Gibilterra). Platone potrebbe aver fatto riferimento
a questo evento se qualcuno nel Mediterraneo all'epoca lo ricordava
(ma rimane la stranezza che non ci siano altre fonti storiche).
Se così fosse, la pianta di Stonehenge potrebbe raffigurare quella
di Atlantide secondo Platone e potrebbe puntare (direzione NE
del corridoio di entrata) al sito dell'antica Atlantide: infatti
punta verso Doggerland, visibile nella piantina che appare qui:
http://nextnature.net/wp-content/uploads/2009/04/doggerland_530.jpg
Altre info qui (sembra abbiano pure fatto ritrovamenti archeologici):
www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&task=view&id=9390
Mentre su Wikipedia si legge:
http://it.wikipedia.org/wiki/Doggerland
Sebbene non sia ipotizzabile identificare Doggerland con Atlantide,
per esempio perché non sono state rinvenute tracce di tecnologia
del bronzo, o perché non vi sono tracce di attività vulcanica
secondaria, la scoperta dello tsunami di Storegga che ha prodotto
danni enormi alle popolazioni e all’ecologia del Nord Atlantico
avvenuta in un’epoca molto vicina a quella indicata da Platone
nei suoi scritti, potrebbe fornire un primo scientifico indizio
di potenziale storicità del racconto del filosofo greco.
Ma ora torniamo al testo di Marshak, pag. 693:
Alcuni geologi sostengono che i miti arrivatici dagli albori della
civiltà possano avere radici nel cambiamento climatico globale.
Per esempio, evidenze recenti suggeriscono che, prima di 7600
anni fa, la regione che ora è il Mar Nero contenesse un lago
d'acqua dolce molto più piccolo circondato da stanziamenti umani.
Dopo l'avanzata dei ghiacciai dell'era glaciale più recente,
le calotte glaciali fusero e il livello del mare si alzò e,
a un certo punto, il Mediterraneo irruppe attraverso una diga
nel sito attuale dello Stretto del Bosforo. Gli studiosi pensano
che l'acqua del Mediterraneo si sia riversata nel bacino del
Mar Nero con una cascata duecento volte più grande delle Cascate
del Niagara. Questo flusso d'acqua fece salire il livello del lago
forse di 10 cm al giorno, e in un anno 155000 km quadrati di terre
popolate erano stati sommersi sotto centinaia di metri d'acqua.
L'inondazione portò presumibilmente a una enorme migrazione umana
che secondo alcuni studiosi, per il periodo in cui avvenne,
potrebbe aver ispirato il poema epico babilonese Gilgamesh
(2000 a.C. circa) e, più tardi, quello biblico dell'Arca di Noè.
Quindi, come vedi, uno o più Diluvi possono essere avvenuti in epoche
lontane (e altri analoghi potranno avvenire in futuro), e intere
protociviltà possono essere state spazzate via, praticamente senza
lasciare tracce. Ciò non implica l'esistenza di un Dio biblico, né
che le acque siano salite all'altezza della vetta del monte Ararat,
né che la cronologia ufficiale degli eventi biblici sia corretta.
Tuttavia qualcosa che nelle menti fervide dei posteri ha originato
quelle leggende può benissimo essere avvenuto, sia pure (ovviamente)
in modi un po' diversi da quelli descritti nei racconti mitologici.
> Abramo, il primo ebreo della Bibbia, è visibilmente un capoclan
> di una cultura nomade basata sull'allevamento priva di qualunque
> elemento innovativo ed anzi largamente arretrata rispetto
> alle grandi culture del periodo.
Lui. Ma chi ci dice che quei pastori non discendessero da un popolo
più evoluto? Nel Basso Medioevo erano tutti analfabeti, pur discesi
da gente che secoli prima sapeva leggere, scrivere e far di conto.
E tribù arretrate confinate su isole, che non sanno più navigare,
si sanno discese da gente che invece le barche le aveva costruite.
E' curioso come i cicappini non odifreddiani neghino risolutamente
ogni progresso o finalismo nell'evoluzione biologica, ma al contempo
lo vedano sempre nell'evoluzione storica, che per molto tempo è stata
(e potrà tornare ad essere, anzi ci sta già tornando) a saliscendi.
> all'epoca in cui i primi ebrei iniziano a migrare in Egitto
> siamo già nel Medio Regno, e la cultura egiziana è enormemente
> più progredita della loro. Infatti restano una popolazione poco nota
> e di scarso se non nullo rilievo per le fonti egizie, confusa con
> tutte le altre popolazioni nomadi o seminomadi che si stanziano
> ai margini della società egiziana e vengono impiegate per lavori
> di manovalanza. Quando ripartono, quattrocento anni dopo le prime
> immigrazioni, secondo la Bibbia - partenza anch'essa praticamente
> ignorata dalle fonti egizie - sono semmai loro che hanno preso
> alcuni elementi culturali dagli egizi, non certo il contrario.
E' curioso che, su questo punto, chi verrebbe bruciato sul rogo
come eretico sarei io e non tu. Infatti il mio punto di vista è che,
se il Diluvio è davvero avvenuto, ma nel 5000-6000 a.C., la datazione
dello stesso che ci danno gli esegeti biblici va anticipata di almeno
2000 anni. Se allo stesso modo anticipiamo di 2000 anni la migrazione
dei (Proto)Ebrei in Egitto, possiamo supporre che vi abbiano portato
una scrittura come quella di Vinca, e che da essa si siano evoluti
i geroglifici. La ragione per cui le fonti storiche egiziane non
menzionano l'arrivo degli (antenati degli) Ebrei, sarebbe che esso
è avvenuto 2000 anni prima di quanto si ritiene, in un'epoca in cui
gli Egizi non avevano ancora né scrittura né cronache storiche.
> Gli ebrei hanno vagato nel deserto "quarant'anni" stando alla
> Bibbia, non tremila :-)
E' sempre lo stesso discorso. Avranno vagato quarant'anni prima di
giungere in Egitto, ma lo avranno fatto almeno duemila anni prima
di quanto si presume.
> e non avevano nulla di avanzato da portare con sé,
E tu che ne sai? Io ipotizzo che quelli, avendo dei medaglioni con
la scrittura mnemonica (tipo l'amuleto di Tartaria) e la conoscenza
di migliori tecniche agricole, abbiano avuto successo in Egitto e
si siano parzialmente fusi con la popolazione locale. In seguito,
per ragioni riconducibili a quanto è sempre successo agli Ebrei
nei millenni seguenti, abbiano dovuto fuggirsene da lì.
> Dunque, fammi capire: sta gente resta per millenni incapace di
> trovare radici e di ricostruire in qualche modo la società di
> superiore cultura da cui proviene, però ne serba la memoria
> per 3000 anni circa,
Scusa, ma è esattamente quello che hanno fatto gli Ebrei dall'VIII
secolo a.C. fino al 1948 (fondazione dell'attuale Stato di Israele).
> così che ogni volta che singoli individui di questa discendenza
> riescono a trovare ascolto presso qualche potente, zac! danno vita
> a nuova civilizzazione? :-)
No, non in questo modo: in questo modo è ridicolo, e avresti ragione
di sfottermi. Ma più nel modo in cui molti pensatori ebrei sono stati
ai vertici della cultura europea moderna fino all'avvento del nazismo.
> Che poi scusa, entrando nella coerenza interna del testo platonico,
> per quello che vale, ce la vedi una cultura di cacciatori-raccoglitori
> che non conoscono agricoltura e animali domestici che fa la guerra
> e sconfigge una cultura di livello sumero urukiano? :-)
Sì, ce la vedo. Non sempre, ma ogni tanto ce la vedo. La vittoria o
sconfitta in battaglia non dipende solo dal dislivello tecnologico,
ma anche dalla numerosità dei nemici e dalla loro propensione a farsi
ammazzare tutti pur di vincere. Esempio. Gli antichi Romani avevano
una cultura e una tecnologia superiore a quella dei barbari Germani
(di cui la leggenda narra che le loro madri incidessero sugli scudi
la scritta: "torna con questo, o muori su questo"). Ciononostante,
nella Selva di Teutoburgo i guerrieri germani di Arminio riuscirono
a sconfiggere e sterminare le legioni romane, in una maniera tale da
far passare per sempre ai Romani la voglia di ritentare la conquista
della Germania. Ci sono altri esempi storici, ma uno molto recente
è la rovinosa sconfitta al Little Bighorn del Settimo Cavalleggeri
di Custer ad opera dei "selvaggi" di Toro Seduto e Cavallo Pazzo:
se alla fine gli americani hanno vinto comunque è solo perché erano
in numero enormemente maggiore, contando anche tutti quelli (nuovi
immigrati europei) che continuavano ad affluire dalla "Grande Acqua".
Ma nel caso di Atlantide, se davvero avevano una civiltà superiore,
dovevano essere in pochi (altrimenti anche i vicini avrebbero avuto
quella civiltà), e non è per nulla impossibile che potessero essere
stati sopraffatti e annientati da orde di barbari molto più numerosi
di loro e parecchio bellicosi.
> Insomma, quest'influsso della perduta e "civilizzata" isola del
> Mar Nero, dove starebbe, in una distanza temporale e geografica
> ragionevole?
Come ho detto all'inizio di questo lungo post, la cosa più probabile
è che Platone si sia inventato una civiltà inesistente, e quindi che
la migrazione dei (Proto)Indoeuropei possa essere stata eventualmente
indotta dall'inondazione del Mar Nero, ma senza che tali migranti
fossero nient'altro che dei selvaggi. Curiosamente però, furono loro
i primi a riuscire ad addomesticare i cavalli, o sbaglio? E in altro
thread avevo dato dei link a vasi autentici dell'antichità classica
greca che mostrano senza ombra di dubbio che c'erano state guerriere
a cavallo, vestite come nel Medioevo ma almeno mille anni prima.
Io assumerei che fra il livello culturale dei pellerossa nordamericani
e quello del basso Medioevo europeo (passando per la civiltà classica)
si potesse, nel corso di secoli o millenni, andare su e giù, creando
nuove civiltà e poi ritornando alla barbarie. Leggiamo P.B. Shelley:
And on the pedestal these words appear:
"My name is Ozymandias, King of Kings:
look on my works, ye Mighty, and despair!"
Nothing beside remains. Round the decay
of that colossal wreck, boundless and bare
the lone and level sands stretch far away.
E, siccome la nostra civiltà tecnologica ha meno di trecento anni
e comincia già a mostrarli tutti, chi ci dice che fra altri trecento
non ci saranno rovine e deserti al posto delle attuali città?
Bye,
*GB*