non e' il mio campo (sono un misero studente di scienze politiche in
debito di esame) e quindi pregherei di correggere eventuali
misinterpretazioni e errori.
Il Fri, 26 Dec 1997 15:59:14 +0100, "st@nz" <st...@iol.it> scrive col
subject "[Etrusco] SOMIGLIANZE COL SUMERO e CON IL QUECHUA-AYMARA'":
> Da Riccardo Cecchelin "Guida Al Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia",
> Ediz.Mediterranee, pag.11
Non sembra una guida ufficiale...
>
> Secondo un famoso astrologo e assirologo di Leningrado, Vitali Beliavski,
Non conosco questo signore, ma accostare la qualifica "astrologo" a
quella di "assirologo", mi fa pensare male...
> ad esempio, gli Etruschi discenderebbero da un antichissimo popolo dell'Asia
> Minore che qualche millennio prima di Cristo "gettò le fondamenta della civiltà
> in un area che dal Tigri all'Eufrate va fino alle Alpi e alle terre al confine
> fra Europa ed Asia."
> Beliavski, a conferma della sua tesi, cita "stupefacenti affinità" riscontrate
> tra Etruschi, Sumeri e una piccola tribù della Siberia: i Selkupi.
> Studiando gli antichi inni rituali dei Selkupi (quattromila anime che
> vivono in territori siberiani vicini agli Urali), i ricercatori sovietici hanno
> con stupore notato affinità fonetiche e di senso con il vocabolario dei Sumeri
> e degli Etruschi.
> Gettato questo "ponte linguistico" dal folto della taiga dell'Asia
> all'antica Mesopotamia e all'Italia, Vitali Beliavski è pronto a portare altri
> elementi in appoggio alla sua teoria: ritrovamento in pittogrammi di tipo
> sumerico in Romania e di statuette con scritte in sumero nel Turkmenistan
> meridionale sovietico; scoperta di analogie grammaticali tra la lingua degli
> antichi sumeri e quelle delle tribù turaniche della Siberia. "Elementi in
> comune particolarmente numerosi nella lingua, nelle tradizioni artistiche e
> nell'artigianato confermano l'affinità tra i Sumeri e gli Etruschi e di
> conseguenza i Selkupi", sostiene Beliavski.
>
Non conosco i Selkupi. Per il resto, nel 1990 i linguisti sovietici
Gamkrelidze e Ivanov scrissero che il sumerico, l'hurrita, l'urarteo,
l'etrusco (tutte lingue estinte) e il basco (lingua vivente)
mostrerebbero affinita' con la famiglia linguistica caucasica
settentrionale, presupponendo un origine linguistica comune. Le 5
lingue sopra indicate (con altre 4) sono note come "lingue isolate" in
quanto, anche se piu' o meno conosciute, non si e' riusciti, al
momento, a classificarle in nessuna delle 18 famiglie linguistiche
delineate. Scrive un testo appena uscito in Italia (Cavalli-Sforza e
coll., 1997):
"Questa ipotesi [riferendosi alla origine comune fra queste lingue],
pur stimolante, e' pero' difficile da sostenere: non suscita un ampio
consenso, in quanto la maggior parte di tali lingue e' estinta, alcune
non sono completamente note e presumibilmente le loro relazioni sono
talmente antiche da ridurne notevolmente la somiglianza. L'espansione
delle popolazioni che parlavano queste lingue verso un'area geografica
tanto vasta deve essere antecedente alla diffusione delle lingue
indoeuropee, afroasiatiche e dravidiche, cioe' allo sviluppo
dell'agricoltura nel Vicino Oriente, cominciato 10000 anni fa. La sola
espansione della quale si hanno testimonianze e' avvenuta fra 40000 e
30000 anni fa, e corrisponde alla sostituzione degli uomini di
Neandertal in Europa. Le caratteristiche comuni di lingue che si sono
diversificate da tanto tempo devono ovviamente essersi ridotte al
minimo; un'altra ipotesi potrebbe essere quella di un'espansione
avvenuta in un periodo intermedio fra 35000 e 10000 anni fa". (p.
418)
Lo stesso libro ipotizza comunque che sia stato possibile che la
lingua basca e quella etrusca siano "relitti" linguistici mesolitici
sopravvissuti alla lenta diffusione degli agricoltori neolitici, non
escludendo pero' che gli etruschi, come narrano le leggende,
provenissero da un altro luogo. Carte genetiche dell'Italia permettono
ancora oggi di individuare la zona di sviluppo della civilta' etrusca
che si distingue sia in una (su tre) carte parziali, sia nella carta
che deriva dalla sovrapposizione di queste tre. A questo proposito,
vediamo cosa scrive il testo:
"L'area scura a nord di Roma [sulle carte genetiche] che corrisponde
geograficamente all'antica Etruria, puo' riflettere una minore
crescita della popolazione locale determinata dall'alto livello di
cultura agricola e di organizzazione sociale raggiunta dagli Etruschi
nella prima meta' del I millennio a.C. La differenza genetica iniziale
puo' essere stata prodotta sia da inincrocio locale che da deriva
genetica [campionamento casuale di un gamete in ogni generazione],
oppure dall'immigrazione in quest'area di popolazioni provenienti da
altre zone. Antiche leggende suggeriscono quest'ultima ipotesi;
informazioni piu' concrete potrebbero essere desunte dai dati genetici
relativi alle popolazioni delle possibili zone di origine, oppure
dalla tipizzazione genetica di ossa classificate come etrusche. Un
aumento molto probabile della popolazione etrusca nel periodo del suo
sviluppo maggiore, accompagnato e seguito da un possibile isolamento
genetico, sarebbe stato sufficiente per permettere la conservazione
delle tracce di questo isolato genetico" (p. 705)
Cavalli-Sforza (Cavalli-Sforza, 1996) ha tentato di delineare uno
scenario di sviluppo delle lingue che riporto in sunto, consigliandovi
la lettura del libro.
"Una ricostruzione della storia genetica e linguistica del mondo puo'
essere solo incompleta, oggi, poiche' restano numerose zone di dubbio
o di ignoranza. Si puo comunque tentarla, sapendo che va considerata
altamente ipotetica, con alcuni punti fermi e altri abbastanza
incerti, tanto da dover essere considerati puro esercizio di fantasia.
[...]
6) Fra 50 000 e 30 000 anni fa, inizio del popolamento dell'Asia
centrale e dell'Asia del nord, a partire dall'Asia dell'est.
[...]
8) Verso 40 000 anni fa, inizio del popolamento dell'Europa dal
sud-est (Medio Oriente) e dall'est /Asia centrale); dell'America dal
nord-est asiatico.
[...]
In Asia orientale ha origine circa 45-50000 anni fa l'antica famiglia
[linguistica] sinodenecaucasica , donde la famiglia sinotibetana, la
famiglia nadene; dell'espansione verso l'Asia occidentale le lingue
burushaski (oggi un'isola linguistica del Pamir [parlato dagli
Hunza]), lingue mediorientali estinte come il sumero; dell'espansione
verso l'Europa rimane una famiglia di lingue caucasiche [la famiglia
caucasica settentrionale], l'isolato basco, l'etrusco (fasi 6 e 8).>>
(pp. 223-225)
La famiglia na-dene' e' composta di due lingue parlate nella parte NO
dell'america settentrionale, haida (300 parlanti sulle isole Regina
Carlotta e Vancouver) e tlingit (2000 parlanti sulle coste a nord
degli Haida), e dalla sottofamiglia athabaska, composta da 30 lingue
(parlate da 70000 persone nell'Alaska Orientale e nel Canada Occ., e
da pochi gruppi, estinti per la maggior parte, in California e Oregon,
e da un gruppo di circa 130000 persone: gli Apache e i Navajo - si',
proprio quelli-)
La famiglia sinotibetana e' parlata in Cina, Tibet e parte dell'Asia
orientale e si divide in sottofamiglia sinitica (12 lingue per un
miliardo di persone) e quella tibeto-karen (256 lingue).
Va bene, va bene, basta, per questa volta... (e grazie per chi mi ha
seguito).
Bibliografia:
(Cavalli-Sforza, 1996)
Cavalli-Sforza Luigi Luca
Geni, popoli e lingue
Milano: Adelphi edizioni S.p.A., 1996 £. 27.000
(tr. del francese Genes, peuples et langues, Odile Jacob Ed, 1996)
(Cavalli-Sforza e coll. 1997)
Cavalli-Sforza, Luigi Luca, Menozzi Paolo, Piazza Alberto
Storia e geografia dei geni umani
Milano: Adelphi edizioni S.p.A., 1997 £. 110.000 pp. 791 + 40 tavv
fuori testo a colori.
(tr. dall'inglese The History and Geography of Human Genes, Princeton
University Press, 1994 con edizione italiana con alcune tavv. in meno
e un aggiornamento al 1997)
Testi non consultati:
Gamkrelidze, T.V. e Ivanov, V.V. (1990)
The early history of Indo-European languages
in <<Sci.Am.>>, 262, 3, pp. 110-16
Sci.Am dovrebbe essere Scientific American: quindi probabilmente ce ne
e' una traduzione su Le Scienze di quel periodo.
Saluti,
Roberto
Roberto Labanti wrote:
> Salve a tutti,
>
> non e' il mio campo (sono un misero studente di scienze politiche in
> debito di esame) e quindi pregherei di correggere eventuali
> misinterpretazioni e errori.
>
> Il Fri, 26 Dec 1997 15:59:14 +0100, "st@nz" <st...@iol.it> scrive col
> subject "[Etrusco] SOMIGLIANZE COL SUMERO e CON IL QUECHUA-AYMARA'":
>
> > Da Riccardo Cecchelin "Guida Al Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia",
> > Ediz.Mediterranee, pag.11
>
> Non sembra una guida ufficiale...
Il fatto che sia delle "Ed. Mediterranee" in effetti fa un pò sospettare questa cisa.
Però se ricordo bene io questa guida l'ho presa in una edicola a due passi dal museo
(almeno mi sembra).
> > Secondo un famoso astrologo e assirologo di Leningrado, Vitali Beliavski,
>
> Non conosco questo signore, ma accostare la qualifica "astrologo" a
> quella di "assirologo", mi fa pensare male...
Anche questa è infatti una cosa abbastanza strana...mah, vattelapesca!
> (...)
O alle invasioni "atlantidee"...;-)
Sembra veramente molto interessante e costa molto meno di tanti libri sul mito di
iside, gli amori di iside, le nonne di iside, le mestruazioni di iside ecc. che si
trovano in tutti i centri commerciali. Ok, lo cercherò!
>
>
Ciao --st@nz
>
>
>Roberto Labanti wrote:
>
>> Salve a tutti,
>>
>> non e' il mio campo (sono un misero studente di scienze politiche in
>> debito di esame) e quindi pregherei di correggere eventuali
>> misinterpretazioni e errori.
>>
>> Il Fri, 26 Dec 1997 15:59:14 +0100, "st@nz" <st...@iol.it> scrive col
>> subject "[Etrusco] SOMIGLIANZE COL SUMERO e CON IL QUECHUA-AYMARA'":
>>
[megasnip]
Scusa st@nz, ma ti sembra giusto citare un lungo post per aggiungere solo un
paio di righe di commento all'interno del corpo e qualche altra alla fine?
Suvvia, snippa! :-)
>
>Ciao --st@nz
>
Ciao, ciao
gi@der [< was it a cat I saw >] (L. Carroll)
Giacomo Delre wrote:
> Scusa st@nz, ma ti sembra giusto citare un lungo post per aggiungere solo un
> paio di righe di commento all'interno del corpo e qualche altra alla fine?
>
> Suvvia, snippa! :-)
Snipperei di piů, e anche piů volentieri, se ricevessi dei post che non trattano
esclusivamente dello snippamento dei miei post! Cioč: hai perso una buona
occasione per "dire qualcosa" di significativo...;-))
Un saluto --st@nz
>Cioè: hai perso una buona occasione per "dire qualcosa" di significativo...;-))
>
Frase che calza perfettamente anche al tuo post attuale.
Ultimamente stai diventando un po' permalosetto :-)))
Non sara' perche' sei alla ricerca di una nuova identita' ? dal momento che la
cambi spesso nel tuo From: ;-)
Non volevo dire niente di "significativo" ma solo suggerirti (e non solo a te)
di snippare un po' di piu'.
Forse tu ti colleghi gratuitamente ad internet ma per noi che non siamo cosi'
fortunati leggere un post e le successive risposte che replicano, quasi sempre
per intero, il post e le risposte precedenti, alla fine si traduce in una bella
spesa di soldini.
Comunque non e' mia intenzione iniziare una polemica che per quel che mi
riguarda non e' stata mai aperta. Quindi non ritornero' ulteriormente
sul'argomento.
___________________________
Voglio aggiungere qualche ulteriore informazione all'argomento del subject senza
pretese di affermare 'cose significative' altrimenti non saremmo su
it.discussioni.misteri ma su it.verita'.conosciute.
Gli Etruschi e la loro lingua hanno sempre suscitato interesse sin
dall'antichita': Dionisio di Alicarnasso defini' la lingua etrusca diversa da
tutte le altre ("Antichita' romane", I, p.30), l'imperatore Claudio ne raccolse
testi in un'opera purtroppo andata perduta.
La lingua etrusca e', tra tutte le testimonianze preindeuropee, quella che in
Europa ha fornito la maggior ricchezza di iscrizioni, quasi 10000
Le prime iscrizioni sono del VII secolo a.C. anche se si ritiene che in alcune
zone dell'Etruria potessero preesistere possibilita' alfabetiche risalenti
all'eta' micenea, quasi una propaggine delle scritture lineari A e B. Si tratta
di tracce molto antiche caratterizzate da una puntuazione sillabica che venne
riesumata e riutilizzata nel periodo centrale della storia etrusca VI-V secolo
a.C. (M.Lejeune, "Revue des Etudes grecques", 80, 1967, p.41) (F.Slotty,
"Silbenpunktierung und Silbenbildung im Altetruskischen", Heidelberg, 1952)
(E.Vetter, "Glotta", 24, 1936, pp.114-133; 27, 1939, pp.157-162) (A.Pfiffig,
"War di erste Schrift der Etrusker eine Silbenschrift?", Kadmos, II, 1963,
pp.142-149).
Vi sono sostanzialmente tre direttive di studio; quelli che propendono per
assegnare all'etrusco una definizione genealogica italica (Corssen, Lattes,
Nogara) oppure no (Deecke, Skutsch ed altri); una terza via e' stata indicata
con la teoria della "protindogermanische Schicht" (P.Kretschmer, "Glotta", 14,
1925, pp.300 sgg.) o "strato protoindeuropeo" trasferito dal piano storico a
quello geografico con la nozione di "peri-indeuropeo" (G.Devoto, "Scritti
minori", I, Firenze 1958, pp.63-69).
Elementi indeuropei all'interno della lingua etrusca sono innegabili, ma non
provano parentela: "lautni" (liberto) risalente alla tradizione protolatina,
"etera" (estraneo) dalla tradizione osco-umbra, "aisar" (dei) dalla tradizione
norditalica.
Sull'etrusco sono stati svolti molti studi etimologici confrontandolo, in primo
luogo, con le lingue italiche e successivamente con molte altre tra cui l'armeno
(Bugge), il basco e il caucasico (Thomsen), l'ugrofinnico (Martha), il dravidico
(Konow), il greco (Coli, "Saggio di lingua etrusca", Firenze, 1966), l'ittita
(Georgiev, "Hethitisch und Etruskisch", Sofia, 1962).
Sono stati, anche, fatti studi che prescindono dai rapporti esterni con altre
lingue ma che valutano il valore delle parole attraverso confronti interni con i
contesti in cui periodicamente ritornano (E.Vetter) (M.Pallottino).
Il prestigio della civilta' etrusca ha influenzato l'attivita' culturale
dell'Italia centrale; ha diffuso parole come "populus", "par", "spurius" o
formule come quella onomastica del prenome (sostantivo) seguito dal gentilizio
(aggettivo).
La lingua etrusca presenta ancora degli aspetti misteriosi dovuti non alla
decifrazione ossia al valore fonetico da dare ai segni in quanto furono
utilizzate lettere derivate dall'alfabeto greco o, meglio, euboico dei coloni di
Ischia e di Cuma (diversamente dalla lingua hurrita e dalla lingua del regno
urartico del lago Van, sua lontana parente, per le quali la scrittura era quella
cuneiforme) bensi' nel capirli. Infatti la lingua etrusca si legge
tranquillamente ma la si capisce poco in quanto gran parte del vocabolario non
e' noto cosi' come non e' nota la stessa struttura della lingua ed il suo modo
di funzionare (R.A. Staccioli, "Gli Etruschi").
Non solo la lingua ma lo stesso popolo e' misterioso cosi' come lo e' la sua
origine. Oggi non si e' piu' propensi ad inquadrarlo come un popolo approdato
sulle coste tirreniche con una lingua e cultura gia' elaborate altrove.
Si pensa, invece, che il nucleo di base sia quello derivante dalla civilta'
Villanoviana autoctona sul quale si puo' essere innestato un gruppo di
navigatori orientali forse quei "Turuscia" che Ramsete III sconfisse e ne
respinse l'invasione. Forse questi sono gli stessi che i greci chiamavano
"Tyrsenoi" e che, ripreso il mare, approdarono sulle coste di quella che poi
sarebbe stata chiamata Etruria.
Saluti.