Non so se mi sono espressa bene, eventualmente chiariro' o cerchero'
di chiarire meglio se ci saranno domande.
ciao, Jasmine
--
<<*<<*<<*<<*<<*<<*<<*<<*<<*<<*<<*<<*<<*<<*<<*<<*<<*<<*
For the sea calles Kali long before he was born
throught the cold winter nights the sweet summer moon
<<*<<*<<*<<*<<*Martin Donnelly*<<*<<*<<*<<*<<*<<*<<*<<*
> Cioè volevo dire come poteva strutturarsi un linguaggio mitico che
> trasmettesse alle generazioni future quanto osservato da quello
> passato e facesse continuare (allo stesso tempo) nell'osservazione
> e nella strutturazione del mito.
Pensavo a punti di riferimento, naturali o artificiali.
Dell'arco dell'anno ci sono momenti "precisi" come i solstizi e gli
equinozi, momenti in cui le stelle/divinità nel cielo potevano essere
osservate in rapporto a oggetti sulla terra.
E può essere che un racconto tramandato dalle generazioni precedenti non
corrispondesse più a quello che veniva osservato; quella stella che
secondo la narrazione o il rito doveva essere precisamente lì era invece
più spostata... quell'altra che accompagnava il sorgere del sole il
giorno in cui l'astro smetteva di scendere sempre più in basso verso
l'orizzonte ora era più spostata, e vicino al Sole ce ne era un'altra
che non il rito tramandato non prevedeva...
In quei tempi non c'era la scrittura ma c'erano i riti.
Quella era la cultura.
--
D I E G O C U O G H I
www.diegocuoghi.it
> > Cioè volevo dire come poteva strutturarsi un linguaggio mitico che
> > trasmettesse alle generazioni future quanto osservato da quello
> > passato e facesse continuare (allo stesso tempo) nell'osservazione
> > e nella strutturazione del mito.
> Pensavo a punti di riferimento, naturali o artificiali.
> Dell'arco dell'anno ci sono momenti "precisi" come i solstizi e gli
> equinozi, momenti in cui le stelle/divinità nel cielo potevano essere
> osservate in rapporto a oggetti sulla terra.
> E può essere che un racconto tramandato dalle generazioni precedenti non
> corrispondesse più a quello che veniva osservato; quella stella che
> secondo la narrazione o il rito doveva essere precisamente lì era invece
> più spostata...
cio` presuporrebbe una fiducia incredibile nei propi antenati e nelle loro
osservazioni...qualcosa che e` estraneo al mio modo di pensare, forse per
questo non riesco
a comprendolo e mi pare tanto strano.
> quell'altra che accompagnava il sorgere del sole il
> giorno in cui l'astro smetteva di scendere sempre più in basso verso
> l'orizzonte ora era più spostata, e vicino al Sole ce ne era un'altra
> che non il rito tramandato non prevedeva...
fino a giungere allo scardinamento dell`asse del mulino
forse volando con la fantasia ben oltre ai temi del libro, mi chiedo se i
vari Stonhenge, Ring of BRodgar
che sorsero in molte regioni distanti fra loro, dell`europa, non avessero
anche loro
un qualche ruolo in tutto cio`.
libro affascinante al di la delle mie perplessita`, cmq.
Ciao, Jasmine
--------------------------------
Inviato via http://usenet.libero.it
> cio` presuporrebbe una fiducia incredibile nei propri antenati e nelle
> loro osservazioni...qualcosa che e` estraneo al mio modo di pensare, forse
> per questo non riesco a comprendolo e mi pare tanto strano.
Su questi temi ha scritto molto Mircea Eliade. I riti di iniziazione
erano proprio il "passaggio delle consegne" da una generazione
all'altra, il tramandarsi iniziatico del sapere, la rivelazione delle
origini mitiche del gruppo sociale, della fondazione "in illo tempore",
il tempo perfetto in cui tutto ha avuto origine.
Mircea Eliade:
"Il mito dell'eterno ritorno"
"Mito e realtà"
"La nostalgia delle origini"
"Miti, sogni e misteri"
Sono (soprattutto i primi due) libri molto più smilzi del poderoso
"Mulino di Amleto" e i temi trattati in molti casi sono simili. Ricopio
qui un brano di Eliade che già avevo citato anni fa in un thread proprio
sul "Mulino":
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da "Il mito dell'eterno ritorno" di Mircea Eliade (1945)
ARCHETIPI CELESTI DEI TERRITORI, DEI TEMPLI E DELLE CITTA
Secondo le credenze mesopotamiche, il Tigri ha il suo modello nella
stella Anunlt, e l'Eufrate nella stella della Rondine. Un testo sumerico
parla della " dimora delle forme degli dèi ", in cui si trovano " [le
divinità] dei greggi e quelle dei cereali ", Anche per i popoli altaici
le montagne hanno un prototipo ideale nel cielo. I nomi dei luoghi e dei
nomi egiziani erano dati secondo i " campi celesti ": si cominciava con
il conoscere i " campi celesti ", poi li si identificava nella geografia
terrestre.
Nella cosmologia iranica di tradizione zervanita " ogni fenomeno
terrestre, astratto o concreto, corrisponde a un termine celeste,
trascendente, invisibile, a un' "idea" nel senso platonico. Ogni cosa,
ogni nozione si presenta sotto un duplice aspetto: quello di menok e
quello di getah. Vi è un cielo visibile: vi è quindi anche un cielo
menok che è invisibile (Bundabishn, c. 1). La nostra terra corrisponde a
una terra celeste. Ogni virtù praticata quaggiù, nel getah, possiede una
controparte celeste che rappresenta la vera realtà... L'anno, la
preghiera... insomma, tutto quello che si manifesta nel getah è
contemporaneamente menok. La creazione è semplicemente sdoppiata. Dal
punto di vista cosmogonico, lo stadio cosmico qualificato come menok è
anteriore allo stadio getah " .
In particolare, il tempio - come luogo sacro per eccellenza - aveva un
prototipo celeste. Sul monte Sinai, Jahvè mostra a Mosè la " forma " del
santuario che dovrà costruirgli: " Costruirete il tabernacolo con tutti
gli arredi, esattamente secondo il modello che ti mostrerò " (Es.
25,8-9). " Guarda e costruisci tutti questi oggetti secondo il modello
che ti ho mostrato sulla montagna " (25,403. E quando Davide dà a suo
figlio Salomone la pianta delle fondamenta del tempio, del tabernacolo e
di tutti gli arredi lo assicura che " tutto ciò... si trova esposto in
uno scritto opera della mano dell'Eterno, che me ne ha dato la
comprensione " (Cron. 1,28,19). Di conseguenza ha visto il modello
celeste.
Il più antico documento concernente l'archetipo di un santuario è
l'iscrizione di Gudéa che si riferisce al tempio innalzato da lui a
Lagash. Il re vede in sogno la dea Nidaba, che gli mostra un pannello su
cui sono elencate le stelle benefiche, e un dio, che gli rivela la
pianta del tempio. Anche le città hanno il loro prototipo divino. Tutte
le città babilonesi avevano i loro archetipi in costellazioni: Sippar
nel Cancro, Ninive nell'Orsa Maggiore, Assur in Arturo, ecc. Sennacherib
fa costruire Ninive secondo " il progetto stabilito da tempi remotissimi
nella configurazione del cielo ". Non soltanto un modello precede
l'architettura terrestre, ma si trova anche in una " regione " ideale
(celeste) dell'eternità. Lo proclama Salomone: " Tu mi hai ordinato di
costruire il tempio nel tuo santissimo Nome, e anche un altare nella
città in cui tu abiti, secondo il modello della tenda santissima, che tu
avevi preparato fin dall'inizio! " (Sap. 9,8).
Una Gerusalemme celeste è stata creata da Dio prima che la città di
Gerusalemme fosse costruita dalla mano dell'uomo: a quella si riferisce
il profeta nell'Apocalisse Siriaca di Baruch, 2,42, 2-7: " Credi che sia
là la città di cui ho detto: "Nella palma delle mie mani ti ho fondata"?
La costruzione che si trova attualmente in mezzo a voi non è quella che
è stata rivelata in me, quella che era preparata dal tempo in cui mi
sono deciso a creare il paradiso, e che ho mostrato ad Adamo prima della
sua colpa... ".9
La Gerusalemme celeste ha infiammato l'ispirazione di tutti i profeti
ebrei: Tobia (13,16), Isaia (59,11 ss.), Ezechiele (60) ecc. Per
mostrargli la città di Gerusalemme, Dio rapisce Ezechiele in una visione
estatica, e lo trasporta su di una montagna altissima (60,6 ss.). E gli
Oracoli Sibillini conservano il ricordo della Nuova Gerusalemme, al
centro della quale risplende " un tempio con una torre gigantesca che
tocca le nubi ed è vista da tutti ".
Ma la più bella descrizione della Gerusalemme celeste si trova
nell'Apocalisse (21,2 ss.): " E io, Giovanni, ho visto la città santa,
la nuova Gerusalemme, che discendeva dal cielo, da presso Dio, pronta
come una sposa che si è adornata per il suo sposo ".
Ritroviamo la stessa teoria in India: tutte le città regali indiane,
anche moderne, sono costruite sul modello mitico della città celeste in
cui abitava nell'età dell'oro (in illo tempore) il sovrano universale.
E, proprio come quello, il re si sforza di far rivivere l'età dell'oro,
di rendere attuale un regno perfetto, idea che ritroveremo nel corso-del
presente studio. Così, per esempio, il palazzo-fortezza di Sihagiri, a
Ceylon, è costruito sul modello della città celeste Alakamanda, ed è "
di difficile accesso per gli esseri umani " (Mabavastu, 39,2). Anche la
città ideale di Platone ha un archetipo celeste (Rep. 592b, cfr. ibid.,
500e). Le " forme " platoniche non sono astrali, ma la loro regione
mitica si situa tuttavia su piani sopra-terreni (Fedro, 247,250).
Così, il mondo che ci circonda, in cui si sente la presenza e l'opera
dell'uomo - le montagne sulle quali vive, le regioni popolate e
coltivate, i Sumi navigabili, le città, i santuari - hanno un archetipo
extraterreno, concepito sia come una " pianta ", come una " forma ", sia
semplicemente come un " doppio " esistente precisamente a un livello
cosmico superiore. Ma non tutto, nel " mondo che ci circonda ", ha un
prototipo di questa specie. Per esempio, le regioni desertiche abitate
da mostri, i territori incolti, i mari sconosciuti su cui nessun
navigatore ha osato avventurarsi ecc. non dividono con la città di
Babilonia o con il nomo egiziano il privilegio di un prototipo
differenziato. Essi corrispondono a un modello mitico ma di un'altra
natura: tutte queste regioni selvagge, incolte, ecc. sono assimilate al
caos; esse partecipano ancora della modalità indifferenziata, informe,
precedente la creazione. Per questo, quando si prende possesso di un
determinato territorio, cioè quando si comincia ad esplorarlo, si
compiono riti che ripetono simbolicamente l'atto della creazione; la
zona incolta è prima di tutto " cosmizzata ", poi abitata. Ritorneremo
fra poco sul significato delle cerimonie di presa di possesso delle zone
di nuova scoperta. Per ora vogliamo sottolineare che il mondo che ci
circonda, civilizzato dalla mano dell'uomo, ha, come unica validità,
quella dovuta al prototipo extraterrestre che gli è servito di modello.
L'uomo costruisce secondo un archetipo; non soltanto la sua città o il
suo tempio hanno modelli celesti, ma anche tutta la regione che abita,
con i fiumi che la bagnano, i campi che gli dànno il nutrimento, ecc. La
carta di Babilonia mostra la città al centro di un vasto territorio
circolare circondato dal fiume Amer, esattamente come i sumeri si
raffiguravano il paradiso: questa partecipazione delle culture urbane a
un modello archetipico conferisce loro la realtà e la validità.
Lo stanziamento in una zona nuova, sconosciuta e incolta, equivale a un
atto di creazione. Quando i coloni scandinavi presero possesso
dell'Islanda, land-nàma, e la dissodarono, non considerarono questo atto
né come un'opera originale né come un lavoro umano e profano. La loro
impresa era per essi soltanto la ripetizione di un atto primordiale: la
trasformazione del caos in cosmo per opera dell'atto divino della
creazione. Lavorando la terra desertica, essi ripetevano infatti l'atto
degli dèi che ordinavano il Caos dandogli forme e norme. O meglio: una
conquista territoriale diventa reale soltanto dopo, o più esattamente,
per mezzo del rituale di presa di possesso, che è solo una copia
dell'atto primordiale della creazione del mondo. Nell'India vedica un
territorio veniva preso legalmente in possesso per mezzo della
costruzione di un altare dedicato ad Agni. " Si dice che ci si è
stanziati (avasyati) quando si è costruito un garbapatya, e tutti quelli
che costruiscono l'altare del fuoco sono stanziati " (avasitah), dice il
Catapatha Brahmana (7,1,1,1-4). Ma l'erezione di un altare dedicato ad
Agni è precisamente l'imitazione microcosmica della creazione. Anzi, un
qualunque sacrificio è, a sua volta, la ripetizione dell'atto della
creazione, come affermano espIicitamente i testi indù. I <<
conquistadores " spagnoli e portoghesi prendevano possesso, in nome di
Gesù Cristo, delle isole e dei continenti che avevano scoperto e
conquistato. Il piantare la croce equivaleva a una " giustificazione " e
alla " consacrazione " della zona, a una a nuova nascita ", che ripeteva
anche il battesimo (atto di creazione). A loro volta i navigatori
britannici prendevano possesso delle regioni che avevano conquistato in
nome del re d'Inghilterra, nuovo cosmocrator.
L'importanza dei cerimoniali vedici, scandinavi o romani ci apparirà più
chiaramente quando esamineremo in particolare il senso della ripetizione
della creazione, l'atto divino per eccellenza. Per ora consideriamo soIo
un fatto: ogni territorio occupato con lo scopo di abitarvi o di
utilizzarlo come " spazio vitale " è prima di tutto trasformato da "
caos " in " cosmos "; cioè, per effetto del rituale gli viene conferita
una " forma " che lo fa così divenire reale. Evidentemente la realtà si
manifesta, per la mentalità arcaica, come forza, efficacia e durata.
Perciò il reale per eccellenza è il sacro, poiché soltanto il sacro è in
un modo assoluto, agisce efficacemente, crea e fa durare le cose. Gli
innumerevoli gesti di consacrazione - degli spazi, degli oggetti, degli
uomini, ecc. - tradiscono l'ossessione del reale, la sete del primitivo
per l'essere.
-----------------------------------------------------
> mi chiedo se i vari Stonhenge, Ring of BRodgar che sorsero in molte
> regioni distanti fra loro, dell`europa, non avessero anche loro un qualche
> ruolo in tutto cio`.
Se è vero quello che molti sostengono, ovvero che fossero luoghi in cui
si osservavano certi allineamenti astrali nei giorni riyuali dei
solstizi e degli equinozi, direi proprio di sì.
>Su questi temi ha scritto molto Mircea Eliade. I riti di iniziazione
>erano proprio il "passaggio delle consegne" da una generazione
>all'altra
ah ecco, mi pareva strano che una semplice istruzione potesse essere
sufficiente a radicare delle conoscenze in forma mitizzata in maniera
tale che anche dopo 4000 anni ci si potesse "confrontare" con quanto
era di fatto molto antico
>, il tramandarsi iniziatico del sapere, la rivelazione delle
>origini mitiche del gruppo sociale, della fondazione "in illo tempore",
>il tempo perfetto in cui tutto ha avuto origine.
Mi chiedo; e prima dell'età dell'oro?
cosa facevano gli uomini prima di quell'epoca, infondo l'homo sapiens
non esiste solo da 6000-7000 anni.
Perchè dunque far risalire il tempo perfetto a quell'epoca e non molto
piu' in la nel tempo, anzi in un tempo indefinito?
> Ricopio
>qui un brano di Eliade che già avevo citato anni fa in un thread proprio
>sul "Mulino":
Grazie, brano molto interessante
>una " forma " che lo fa così divenire reale. Evidentemente la realtà si
>manifesta, per la mentalità arcaica, come forza, efficacia e durata.
>Perciò il reale per eccellenza è il sacro, poiché soltanto il sacro è in
>un modo assoluto, agisce efficacemente, crea e fa durare le cose. Gli
>innumerevoli gesti di consacrazione - degli spazi, degli oggetti, degli
>uomini, ecc. - tradiscono l'ossessione del reale, la sete del primitivo
>per l'essere.
Forse anche loro, infondo infondo si saranno chiesti se la vita non
sia un sogno per poi arrivare a dare un senso alla loro vita nelle
stelle
> Diego Cuoghi wrote:
> >Su questi temi ha scritto molto Mircea Eliade. I riti di iniziazione
> >erano proprio il "passaggio delle consegne" da una generazione
> >all'altra
>
> ah ecco, mi pareva strano che una semplice istruzione potesse essere
> sufficiente a radicare delle conoscenze in forma mitizzata in maniera
> tale che anche dopo 4000 anni ci si potesse "confrontare" con quanto
> era di fatto molto antico
Ti consiglio questo articolo di Umberto Eco proprio su tema "come
tramandare un messaggio in modo che chiunque, anche tra 10.000 anni
possa capirlo?"
http://www.espressonline.it/ESW_articolo/0,2393,29615,00.html
Questo invece non c'entra niente con l'argomento di cui stavamo
parlando, ma lo consiglio lo stesso :-)
http://www.espressonline.it/ESW_articolo/0,2393,36601,00.html
>http://www.espressonline.it/ESW_articolo/0,2393,29615,00.html
bello; mi piacerebbe tanto sapere cosa mai ci sarà fra 10000 anni
>
>Questo invece non c'entra niente con l'argomento di cui stavamo
>parlando, ma lo consiglio lo stesso :-)
>http://www.espressonline.it/ESW_articolo/0,2393,36601,00.html
quando dice che sarebbe auspicabile che ognuno potesse scegliere il
giudize si da non rischiare di essere giudicato/a male per pregiudizi;
pero' mi sa che sia impossibile...
lui fa l'esempio della persona di religione islamica che potrebbe
scegliere di non doversi sottomettere al giudizio di un giudice
cristiano e viceversa; ma che si fa se parte lesa e di una religione e
l'altra parte e dell'altra religione?
Chi decide il giudice?
(tanto per riprendere uno degli esempi fatti nell'articolo)
>cristiano e viceversa; ma che si fa se parte lesa e di una religione e
>l'altra parte e dell'altra religione?
>
Qua ho dimenticato un paio di č
> Diego Cuoghi wrote:
> >http://www.espressonline.it/ESW_articolo/0,2393,36601,00.html
> quando dice che sarebbe auspicabile che ognuno potesse scegliere il
> giudize si da non rischiare di essere giudicato/a male per pregiudizi;
> pero' mi sa che sia impossibile...
...ehm... Eco è ironico... non avrai preso sul serio quell'articolo? :-)
>> quando dice che sarebbe auspicabile che ognuno potesse scegliere il
>> giudize si da non rischiare di essere giudicato/a male per pregiudizi;
>> pero' mi sa che sia impossibile...
>...ehm... Eco è ironico... non avrai preso sul serio quell'articolo? :-)
eh... ho l'atenuante che fin'ora non mi è mai capitato di leggere
qualche libro di Umberto Eco e quindi non conosco il suo stile
> eh... ho l'atenuante che fin'ora non mi è mai capitato di leggere
> qualche libro di Umberto Eco e quindi non conosco il suo stile
Eco ha scritto libri serissimi come "Trattato di semiotica generale" e
"Opera aperta", e spassosissimi come "Diario minimo" o "Stelle e
stellette" (una parodia di racconto di fantascienza). Gli articoli che
ti avevo citato vengono da "L'Espresso" dove eco scrive ogni due
settimane una rubrica intitolata "La bustina di Minerva"
E poi ha scritto quattro romanzi famosissimi, "Il nome della rosa", "Il
pendolo di Foucault", "L'isola del giorno prima" e "Baudolino".
Se ti interessi di "misteri" dovresti leggere almeno "Il Pendolo" e
"Baudolino".
Soprattutto il primo, che è una folle avventura misterica-esoterica tra
Templari, Rosa+Croce, Massoni, Cabala ebraica, misteri gnostici, tesori
nascosti a Rennes Le Chateau, sette segrete, diabolici in agguato
all'interno di musei... Uno dei miei libri preferiti in assoluto, allo
stesso tempo colto, drammatico e divertentissimo (ci si diverte di più
se già si conosce almeno il libro di Baigent, Leigh e Lincoln "Il Santo
Graal", altrimenti certe cose possono risultare poco chiare).
"Baudolino" è invece un romanzo picaresco ambientato nel medioevo delle
sindoni, delle reliquie, delle crociate, del favoloso Regno del Prete
Gianni... in cui il protagonista, un gran "bugiardo" al seguito di
Federico Barbarossa, inventa miti che caratterizzeranno poi tutta la
cultura occidentale dal secolo XIII in poi.
Anche "Il nome della Rosa" è molto bello, ed è stato un successo
inaspettato. Ricordo quando lo comprai appena uscito (perchè già avevo
letto tutto di Eco), l'emozione, la sorpresa di un romanzo come mai ne
avevo letti prima, pieno di trattazioni di storia e di filosofia
inserite in una trama gialla appassionante e piena di accenni nemmeno
troppo velati alla situazione politica italiana dell'epoca. All'inizio
sembrava che avrebbe interessato solo chi già conosceva Eco, poi venne
tradotto in America e lì inaspettatamente divenne un best-seller. Di
rimando in Italia i giornali cominciarono a parlare del "caso Eco" e
così anche qui il libro arrivò in vetta alle classifiche di vendita.
Uno di quei rarissimi casi in cui qualità e vendite non sono in
contrasto tra loro (come il Battiato de "La voce del padrone" o i
Beatles di "Sgt. Pepper").
Lascio per ultimo "L'isola del giorno prima" perchè... non sono mai
riuscito a finirlo. Mi dispiace perchè è l'unico libro di Eco che non mi
ha interessato molto. E' la storia di un naufrago che arriva su una nave
abbandonata, piena di mercanzie di ogni tipo, e attraverso il diario di
bordo cerca di capire cosa può essere successo. Nel frattempo cerca
anche di trovare il modo di raggiungere un'isola che vede poco lontano.
E' ambientato nel '600, il secolo delle grandi scoperte scientifiche, e
uno dei concetti di base è la longitudine. Purtroppo non riesco a
trovare questo enciclopedico romanzo appassionante come gli altri.
Ma ci sarà "un tempo e un luogo giusto" anche per leggere questo libro
:-)
Ciao
>E poi ha scritto quattro romanzi famosissimi, "Il nome della rosa",
Ecco, quel romanzo io non l'ho mai letto , mi è stato detto che è un
romanzo molto difficile e in certi punti oscuri, bello si, ma
difficile; poi c'era un romanzo di Eco uscito non molto dopo al -nome
della rosa- che trattava del tempo ma ora purtroppo non ricordo piu'
il titolo...
ebbene di quel secondo romanzo la persona che aveva letto il -nome
della rosa-mi ha detto che ha dovuto abbandonarne la lettura in quanto
troppo ostico
>Il
>pendolo di Foucault", "
ecco! Forse era propio il pendolo di Foucault
grazie per le citazioni
> Diego Cuoghi wrote:
> > "Il nome della rosa",
>
> Ecco, quel romanzo io non l'ho mai letto , mi è stato detto che è un
> romanzo molto difficile e in certi punti oscuri, bello si, ma
> difficile;
Se hai letto "Il mulino di Amleto" non avrai NESSUNA difficoltà a
leggere "Il nome della Rosa". Certo ci sono punti in cui si parla di
teologia medioevale, eresie, inquisizione... ma niente di difficile per
un lettore attento.
> di quel secondo romanzo la persona che aveva letto il -nome
> della rosa-mi ha detto che ha dovuto abbandonarne la lettura in quanto
> troppo ostico
> >Il pendolo di Foucault", "
>
> ecco! Forse era propio il pendolo di Foucault
Sembra ostico, sorattutto le prime pagine che sembrano un incubo (ma si
capirà alla fine cosa sta succedendo) e anche il primo capitolo in cui
il protagonista parla dei "files di Abulafia", il suo computer, potrebbe
essere saltato. Ma poi appena prende il via la storia dei "diabolici" il
divertimento e la suspance sono assicurati :-)
Il grosso limite di questo libro (l'avevo già scritto tempo fa) è che
può piacere molto a chi già ha letto libri "di mistero", soprattutto
quelli su Graal, Templari, Catari, Rennes Le Chateau, Rosacroce...
Chi non conosce niente di quei temi può davvero rimanere indifferente e
non capire le allusioni e i riferimenti a tutta la letteratura
pseudo-esoterica di questi ultimi anni.
In breve, e senza anticiparti niente semmai lo volessi leggere, è la
storia di un gruppo di persone, giornalisti e redattori di una casa
editrice, che si inventano un "mistero", un complotto templare, sulla
base di manoscritti di autori demenziali.
Un po' alla volta però il complotto finto prende forza e diventa reale,
perchè altre persone cominciano a crederci e ad agire sulla base di
quella burla, e anche alcuni di loro entrano nella spirale dei
"diabolici" finendo per credere alle proprie stesse invenzioni.
Tutto questo in un crescendo di colpi di scena degni di "Il conte di
Montecristo" e altri feuilletons che Eco conosce benissimo.
E con pagine assolutamente esilaranti.
Pensa che c'è chi, proprio sulla base di questo libro, sostiene che
Umberto Eco sarebbe davvero il Gran Maestro di una setta segreta... e
che nel libro si nascondono doppi sensi e indizi che possono far capire
solo agli "iniziati" i segreti più terribili...
>In breve, e senza anticiparti niente semmai lo volessi leggere, è la
>storia di un gruppo di persone, giornalisti e redattori di una casa
>editrice, che si inventano un "mistero", un complotto templare, sulla
>base di manoscritti di autori demenziali.
>Un po' alla volta però il complotto finto prende forza e diventa reale,
>perchè altre persone cominciano a crederci e ad agire sulla base di
>quella burla, e anche alcuni di loro entrano nella spirale dei
>"diabolici" finendo per credere alle proprie stesse invenzioni.
>Tutto questo in un crescendo di colpi di scena degni di "Il conte di
>Montecristo" e altri feuilletons che Eco conosce benissimo.
>E con pagine assolutamente esilaranti.
Sembra interessante da come lo descrivi
>Pensa che c'è chi, proprio sulla base di questo libro, sostiene che
>Umberto Eco sarebbe davvero il Gran Maestro di una setta segreta... e
>che nel libro si nascondono doppi sensi e indizi che possono far capire
>solo agli "iniziati" i segreti più terribili...
eheh, mi pare un po' una teoria del complotto :o)
tuttavia credo che una persona per scrivere qualcosa attinente alla
realtà e che quindi possa avere un contributo informativo oltre che
narrativo debba essere ben informato, quindi se nel libro ci fossero
citazioni di ricerche bibliografiche sarebbe cosa possibile rifarsi
al cammino intrapreso dall'autore per scrivere il libro, se non ce ne
fossero resterebbe il mistero di sapere da quali fonti attinga per
rendere le cose plausibili e quindi interessanti.
-fonti storico-bibliografiche che non elenca visto che si tratta di un
romanzo?
-esperienze narrategli o vissute da vicino?
-entrambe le cose
- ...
.
> se nel libro ci fossero
> citazioni di ricerche bibliografiche sarebbe cosa possibile rifarsi
> al cammino intrapreso dall'autore per scrivere il libro, se non ce ne
> fossero resterebbe il mistero di sapere da quali fonti attinga per
> rendere le cose plausibili e quindi interessanti.
> -fonti storico-bibliografiche che non elenca visto che si tratta di un
> romanzo?
> -esperienze narrategli o vissute da vicino?
Eco è uno studioso di letteratura medioevale e spesso si è occupato di
argomenti esoterici nei suoi libri "seri". Le sue fonti sono le
biblioteche e gli archivi di tutto il mondo.
Pensa che è stato pubblicato (non da Eco e nemmeno dalla sua casa
editrice) un libro intitolato "Il Dizionario del Pendolo di Foucault",
grosso quanto il romanzo, in cui c'è la spiegazione di ogni nome, ogni
personaggio, ogni luogo citato nel libro di Eco.
Leggendo "Il Pendolo" si capisce la sua enorme erudizione e forse anche
questo può irritare chi non capisce bene tutti i riferimenti (e io non
li capivo tutti). Ma basta lasciarsi prendere dal vortice della
narrazione...
Il comandante esige precisi riferimenti, circostanziati il piu' possibile,
di tale libro esplicatore.
Un comandante che spera sia ancora in catalogo.
--
"Ciao ragazzi, facciamo una tourne' nazionale di gara in bikini e stiamo
cercando due massaggiatori per spalmarci d'olio prima di ogni
manifestazione" - "Siete fortunate, c'e' una citta' a circa tre miglia in
quella direzione, sono sicuro che li' troverete due ragazzi"
>Pensa che č stato pubblicato (non da Eco e nemmeno dalla sua casa
>editrice) un libro intitolato "Il Dizionario del Pendolo di Foucault",
>grosso quanto il romanzo, in cui c'č la spiegazione di ogni nome, ogni
>personaggio, ogni luogo citato nel libro di Eco.
dovevano sperare in un bel successo per pensare di guadagnare usando
il pendolo di Foucault come appiglio, o magari il dizionario č uscito
quando oramai il libro aveva avuto il suo successo.
> "Diego Cuoghi" ha scritto
>> "Il Dizionario del Pendolo di Foucault",
> > grosso quanto il romanzo, in cui c'è la spiegazione di ogni nome, ogni
> > personaggio, ogni luogo citato nel libro di Eco.
> Il comandante esige precisi riferimenti, circostanziati il piu' possibile,
> di tale libro esplicatore.
Agli ordini, comandante.
Luigi Bauco e Francesco Millocca "Dizionario del Pendolo di Foucault",
Gabriele Corbo Editore, Pagg. 300, 1989, Lire 20.000
"Questo libro è nato per raccogliere la sfida simbolica che
implicitamente Umbero Eco ha rivolto al lettore con il suo romanzo "Il
Pendolo di Foucault". Prescindendo dall'esame degli obiettivi e dalle
intenzioni, più o meno occulte, dell'autore del Pendolo, su cui già
tanto si è scritto ed ancora di più si dirà; trascurando il commento
sulla complessità e la riuscita della trama e sulla metafora del Grande
Complotto che prefigura, ignorando tutto ciò, rimane comunque un fatto
essenziale: il Pendolo di Foucault è una ardita, inquietante, operazione
culturale. Eco ha aperto l'orizzonte dei lettori su un patrimonio di
idee, conoscenze, eventi e dottrine filosofiche desuete. Elementi
culturali così misconosciuti quanto importanti: la parte più oscura e
sotterranea delle nostre radici. La Gnosi e la Cabbala costituiscono due
ricche fonti a cui non ha disdegnato attingere, nella sua formazione, il
pensiero filosofico occidentale, e l'Alchimia ha arricchito con il suo
simbolismo tutto l'immaginario artistico e psicologico degli ultimi
secoli. Ogni mattone di questo edificio è stato incastrato nell'opera di
Eco con una o più ipotesi di collegamenti, tutte possibili e forse
nessuna vera, se l'aggettivo «vero» è utilizzabile in un simile
contesto. (...)"
--
D I E G O C U O G H I
> dovevano sperare in un bel successo per pensare di guadagnare usando
> il pendolo di Foucault come appiglio, o magari il dizionario è uscito
> quando oramai il libro aveva avuto il suo successo.
Il Dizionario è uscito un anno dopo.
E ho l'impressione che sia stato scritto proprio perchè molti, che
avevano acquistato "Il Pendolo" dopo aver letto e goduto "Il Nome della
Rosa", erano rimasti delusi e sconcertati per la mole impressionante di
dati, nomi, nozioni... che in ogni pagina di questo romanzo il lettore
deve affrontare. Così gli autori devono aver pensato che molti avrebbero
comprato il Dizionario, ma mi pare non abbia avuto molto successo.
Non ho trovato nessun accenno nemmeno facendo ricerche con Virgilio o
Google.
Ripeto però che ne vale la pena. Io l'ho già letto tre volte e credo che
lo affronterò una quarta volta perchè tutte le volte vi trovo qualcosa
di nuovo e inatteso, qualcosa che non avevo notato la volta prima perchè
non conoscevo certi argomenti che lo stesso "Pendolo" mi ha poi spinto
ad approfondire.
Certi libri sui Rosacroce o sui Templari o sul Graal (sia seri che
"diabolici") li ho acquistati dopo aver letto il Pendolo, così le
letture successive mi hanno coinvolto sempre di più.
Alcuni brani sembrano quasi giochi enigmistici; ce ne è uno intitolato
"Lo strano gabinetto del dottor Dee" che pare costruito interamente con
citazioni di altri romanzi (alcuni li ho riconosciuti e ho scritto
appunti a bordo pagina, ma tanti rimangono ancora oscuri...).
Ma ci sono anche parti spassosissime, come quella in cui gli sciagurati
protagonisti inventano una serie di facoltà universitarie una più
assurda e ossimorica dell'altra, come l'Urbanistica Tzigana, l'Ippica
Azteca, Storia dell'agricoltura Antartica, Letteratura Sumera
Contemporanea, Filatelia Assiro-Babilonese, Tecnologia della ruota negli
imperi precolombiani, Iconologia Braille, Istituzioni di Rivoluzione,
Dinamica Parmenidea, Statica Eraclitea, Storia delle tradizioni
innovative, Grammatica della Devianza... :-))
> dovevano sperare in un bel successo per pensare di guadagnare usando
> il pendolo di Foucault come appiglio, o magari il dizionario è uscito
> quando oramai il libro aveva avuto il suo successo.
Il Dizionario è uscito un anno dopo.
E ho l'impressione che sia stato scritto proprio perchè molti, che
avevano acquistato "Il Pendolo" dopo aver letto e goduto "Il Nome della
Rosa", erano rimasti delusi e sconcertati per la mole impressionante di
dati, nomi, nozioni... che in ogni pagina di questo romanzo il lettore
deve affrontare. Così gli autori devono aver pensato che molti avrebbero
comprato il Dizionario, ma mi pare non abbia avuto molto successo.
Non ho trovato nessun accenno nemmeno facendo ricerche con Virgilio o
Google.
Ripeto però che vale la pena di leggere "Il Pendolo di Foucault". Io
l'ho già letto tre volte e credo che lo affronterò una quarta volta
perchè tutte le volte vi trovo qualcosa di nuovo e inatteso, qualcosa
che non avevo notato la volta prima perchè non conoscevo certi argomenti
che lo stesso "Pendolo" mi ha poi spinto ad approfondire.
Certi libri sui Rosacroce o sui Templari o sul Graal (sia seri che
"diabolici") li ho acquistati dopo aver letto il Pendolo, così le
letture successive mi hanno coinvolto sempre di più.
Alcuni brani sembrano quasi giochi enigmistici; ce ne è uno intitolato
"Lo strano gabinetto del dottor Dee" che pare costruito interamente con
citazioni di altri romanzi (alcuni li ho riconosciuti e ho scritto
appunti a bordo pagina, ma tanti rimangono ancora oscuri...).
Ma ci sono anche parti spassosissime, come quella in cui gli sciagurati
protagonisti inventano una serie di facoltà universitarie una più
assurda e ossimorica dell'altra, come l'Urbanistica Tzigana, l'Ippica
Azteca, Storia dell'agricoltura Antartica, Letteratura Sumera
Contemporanea, Filatelia Assiro-Babilonese, Tecnologia della ruota negli
imperi precolombiani, Iconologia Braille, Istituzioni di Rivoluzione,
Dinamica Parmenidea, Statica Eraclitea, Storia delle tradizioni
innovative, Grammatica della Devianza... :-))
>Sembra ostico, sorattutto le prime pagine che sembrano un incubo (ma si
>capirà alla fine cosa sta succedendo)
mi sento sollevato, cominciavo seriamente a pensare di essere
diventato dislessico, grazie :)
Gattopardo.
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__________________________
Truth exists, only lies are invented.
>Il Dizionario è uscito un anno dopo.
>E ho l'impressione che sia stato scritto proprio perchè molti, che
>avevano acquistato "Il Pendolo" dopo aver letto e goduto "Il Nome della
>Rosa", erano rimasti delusi e sconcertati per la mole impressionante di
>dati, nomi, nozioni... che in ogni pagina di questo romanzo il lettore
>deve affrontare. Così gli autori devono aver pensato che molti avrebbero
>comprato il Dizionario, ma mi pare non abbia avuto molto successo.
>Non ho trovato nessun accenno nemmeno facendo ricerche con Virgilio o
>Google.
Tu hai comperato il dizionario forse?
Se si me lo consiglieresti per quando (non ora) mi accingero' a
leggere il pendolo?
> Tu hai comperato il dizionario forse?
Sì, ma non perchè ce ne fosse davvero bisogno...
E' che nel caso di Eco quasi maniaco collezionista.
Anche adesso a volte ritaglio certi suoi articoli.
> Se si me lo consiglieresti per quando (non ora) mi accingero' a
> leggere il pendolo?
Consigliare... non so. Io non l'ho letto molto. L'ho comprato perchè
sono curioso, ma non credo sia necessario.
"Il Pendolo" si può leggere tranquillamente anche perdendo qualche nome
qua e là, così come per leggere "Il nome della rosa" non serve un
dizionario di filosofia medioevale.
A proposito di "Il nome della Rosa", la settimana scorsa hanno trasmesso
di nuovo il film in TV. Bello, anche se del romanzo rimane praticamente
solo la trama del "giallo", con i misteriosi omicidi dei frati
nell'abbazia. Un ottimo Sean Connery nei panni di Sherlock Holmes...
oopps!... volevo dire Guglielmo di Baskerville ;-)
> Diego Cuoghi wrote:
> > (il Pendolo di Foucault) Sembra ostico, sorattutto le prime pagine che
> > sembrano un incubo (ma si capira` alla fine cosa sta succedendo)
>
> mi sento sollevato, cominciavo seriamente a pensare di essere
> diventato dislessico, grazie :)
Il primo capitolo è una specie di riepilogo di tutta la storia, delirato
da uno dei protagonisti, all'interno del Museo in cui è esposto il
Pendolo e in cui "tutto dovrà accadere".
Parla di cose che per chi legge il libro devono ancora succedere quindi
è oscuro. In un punto parla di specchi e mi viene in mente "Ora vediamo
come in uno specchio, in maniera confusa, ma allora vedremo faccia a
faccia" (Corinzi, 13,12).
Eco descrive in modo onirico (quasi come in un film di Terry Gilliam) le
macchine esposte nel museo, non solo le macchine "scientifiche" degli
illuministi ma anche gli alambicchi degli alchimisti alle prese con la
Grande Opera. Perchè il tema del libro (mi pare) sia il tragico
scatenarsi dell'irrazionale nel mondo reale.
>Consigliare... non so. Io non l'ho letto molto. L'ho comprato perchè
>sono curioso, ma non credo sia necessario.
ok :o)
mi avete incuriosito...
li comprerò tutti e due e me li leggerò in vancanza (ad ottobre...sob!)
Taita
> mi avete incuriosito...
> li comprerò tutti e due e me li leggerò in vancanza
Questo è un ottimo risultato per una discussione... :-)
diciamo che sono un assiduo lurker di questo ng,
e che la lettura (W.Smith, Pirandello, G. Strada) è uno dei miei hobby,
Eco era nell'elenco dei prossimi ma dopo quello che avete scritto diventa il
prossimo!
;-)
Continuate così...
Taita