----------- da La Stampa del 20/01/2000 ----
Oggi vertice in prefettura con i sindaci della collina: adesso scatta
l'emergenza
LA PANTERA NON E' SOLO UN MIRAGGIO
Trovate le orme a Superga
Antonella Perotti
Altro che psicosi collettiva, la pantera esiste davvero. Non ci sono
solo gli avvistamenti, adesso ci si mettono anche le impronte. E che
impronte: due orme di un grosso felino sono state individuate nel
cuore del Parco di Superga, poco distante dal luogo dove un agente
dell'Enalcaccia, una decina di giorni fa, ha visto la pantera. Così
Graziano Delmastro,direttore dell'area protetta, questa volta ha messo
da parte lo scetticismo e ha sollecitato un intervento delle autorità:
oggi, nel corso di un incontro in Prefettura, i sindaci dei Comuni
della collina, il coordinatore provinciale all'Ambiente e del Corpo
forestale, il comandante provinciale dei carabinieri, insieme a
Delmastro, faranno il punto della situazione per decidere misure di
sicurezza.
Intanto il caso della pantera è diventato un'emergenza. I ripetuti
avvistamenti, quattro a distanza di poco tempo, avevano già messo in
allarme i residenti di Baldissero e di Pino Torinese. Ma dopo l'ultima
relazione della polizia forestale, anche il direttore del Parco ha
voluto andare in fondo alla questione e ha chiesto l'intervento di un
esperto, il veterinario Paolo Santanera. E questa volta le battute
lungo i sentieri del parco hanno dato ragione ai comunicati
allarmistici dei sindaci di Baldissero e di Pino. In regione
Serralunga, tra le tracce di cani e cinghiali, sono saltate fuori
anche due impronte rotondeggianti di poco più di sette centimentri di
diametro, senza segni di unghie. Paolo Santanera, che si occupa da
anni di animali esotici, non ha dubbi: «Sono quelle di un grosso
felino, una bestia che potrebbe pesare una trentina di chili». A
questo punto, Graziano Delmastro ammette di essere preoccupato: «Ci
siamo mossi dopo aver parlato con l'agente dell'Enalcaccia e le
impronte hanno confermato l'avvistamento. A meno che qualcuno non sia
preso la briga di produrre orme false, cosa che mi sembra poco
probabile». Negli ultimi giorni gli uffici dell'ente parco si sono
trasformati in una postazione. «Abbiamo cercato informazioni anche su
Internet per capire meglio il comportamento di questi animali», spiega
ancora il direttore. La pantera è un animale schivo e notturno, ma non
si sa mai: «Se si tratta di una bestia tenuta in cattività per qualche
tempo, c'è il rischio che sia meno diffidente e aggredisca animali
domestici o persino gli uomini».
In un convegno di pochi giorni fa, i suoi timori sono stati confermati
dal direttore del parco «Ranch di Gibbier», nel Burkina Faso, dove
casi analoghi, di animali selvatici abituati alla presenza dell'uomo,
sono un costante pericolo per i visitatori. «Credo che verrà fatta al
più presto una battuta per trovare altri indizi». Anche se il terreno
gelato non facilita il lavoro delle guardie forestali. «Se si tratta
dello stesso animale avvistato ad agosto, vuol dire che si è
ambientato ed è in grado di cacciare», conclude il responsabile del
Parco.
Adesso i sindaci della collina rivendicano di avere informato per
primi i cittadini. «Già a novembre, dopo l'avvistamento di Franca
Visca, ho fatto affiggere gli avvisi - ricorda soddisfatto Carlo
Corinto, Primo cittadino di Baldissero -. Molti erano increduli, ci
scherzavano sopra, ma i fatti dimostrano che ho fatto bene». Il
sindaco si è fatto promotore di una mini campagna-stampa sulla
pantera, dalla Rai regionale a Telestudio ai giornali. Gli fa eco il
sindaco di Pino Torinese, Antonio Pecorari: «Ho praticamente fatto
tappezzare le vetrine dei negozi con gli avvisi alla popolazione». E
come ulteriore precauzione, ha inviato una lettera a casa a tutti i
residenti delle ville e dei rustici a ridosso del parco. Ma ora ci
vuole altro per tranquilizzare i residenti.
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«Le impronte sono di felino»
L'esperto è sicuro: un esemplare di circa 30 chili, forse giovane
Paolo Santanera è l'esperto che ha identificato le orme trovate nel
parco di Superga. Da anni si occupa di animali esotici. Quelle
ritrovate in regione Serralunga sono proprio le orme della pantera?
«Sono due impronte di un grosso felino. Hanno un diametro di circa 7
centimetri e mezzo, senza segni di unghie. La distanza tra loro lascia
pensare che si tratti di una zampa anteriore e una posteriore.
Potrebbero appartenere a un animale di una trentina di chili».
Corrispondono alle dimensioni di una pantera?
«A quelle di un esemplare giovane, ma in questo caso dovrebbe avere
più difficoltà ad ambientarsi e a cacciare. Comunque ci sono altre
ipotesi: potrebbe trattarsi di un altro tipo di felino esotico. Ad
esempio l'ocelot africano si aggira sui trenta chili. Le persone che
hanno avvistato l'animale, però, sostengono che ha il pelo nero,
tipico delle pantere»
Sono state trovate carcasse di animali sbranati?
«Finora no. Ma, viste le dimensioni,probabilmente si nutre di
micromammiferi, insetti, uccelli. E' possibile che attacchi qualche
cucciolo di cinghiale, certo non gli esemplari adulti».
Può rappresentare un pericolo?
«Di norma un felino di queste dimensioni non attacca l'uomo. E'
diffidente e si muove prevalentemente di notte».
Come ci è arrivato sulla collina torinese?
«E' stato abbandonato da qualche collezionista di animali esotici.
Esiste un mercato nero più diffuso di quanto possiamo immaginare.
Alcune specie, come le tigri, si riproducono facilmente anche in
cattività e vengono venduti a prezzi abbordabili».
Sulla vicenda interviene anche Mario Valpreda, direttore regionale
della Sanità.
Ma è verosimile o no, l'ipotesi della pantera?
«Dire i di sì. Trattasi di un animale di straordinaria adattabilità,
ed in questo caso anche il clima favorevole la aiuta. Nessun problema
particolare anche sul fronte dell'alimentazione. Di cosa potrebbe
nutrirsi? Un po' di tutto: conigli selvatici, fagiani, ma anche cani e
gatti».
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Ciao,
un Rick che sta per mettere su un sito di "stranezze"...
mandate all'indirizzo che sapete tutti gli articoli del genere "un
cuggino mi ha detto che" anche se non direttamente riconducibili a
leggende vere e proprie.
>Evidentemente le pantere amano il Bel Paese.
>Ecco l'ennesima segnalazione, questa volta nei dintorni di Torino.
-------- da La Stampa Venerdì 21 Gennaio 2000 ---------
Dal vertice di ieri in Prefettura la strategia per scoprire le
abitudini del grosso felino. Trovata una sua impronta
«Ecco come staneremo la pantera»
Collina battuta dai volontari anche di notte
Antonella Perotti Lodovico Poletto
Due settimane di vigilanza stretta nei boschi e sulla collina di
Superga. Quindici giorni per scoprire altre tracce della pantera,
individuare i suoi nascondigli, capire le abitudini. Poi si deciderà
cosa fare. Il caso del grosso animale a pelo nero, avvistato quattro
volte negli ultimi mesi, adesso è approdato anche in Prefettura. Dalla
riunione di ieri mattina - con i sindaci dei paesi della collina, i
tecnici della provincia, un rappresentante del Comune di Torino, le
forze dell'ordine e il direttore del parco di Superga, Graziano
Delmastro - è scaturita la strategia antipantera. «Sorvegliare», è la
parola d'ordine. S'impegneranno i carabinieri di Chieri, le guardie
venatorie, i vigili urbani e i volontari Enalcaccia e Italcaccia.
Vigileranno 24 ore su 24. E non basta. Oltre ai volantini e manifesti
già affissi sui muri di Pino e Baldissero, a giorni sarà istituita una
linea telefonica per «l'emergenza pantera»: chi sa, oppure ha visto
qualcosa di interessante potrà chiamare a qualunque ora del giorno o
della notte. Basterà tutto questo per trovare il felino, stanarlo e
riportarlo in posti più adatti alla sua natura? Gli amministratori
comunali sperano di sì. Anche perché, dicono, prima o poi
quell'animale potrebbe far del male a qualcuno. E non importa se gli
etologi non ci credono («Dalle dimensioni è ancora un cucciolo, ha
paura dell'uomo») loro insistono: «Vogliamo tutelare la popolazione;
rispetto a un mese fa, c'è qualche certezza in più». I guardaparco di
Castagneto Po, infatti, sono riusciti a rilevare il calco di
un'impronta dell'animale notato qualche notte fa.
Le certezze sul felinone che fa tremare la gente della collina e
smuove esperti di animali esotici finiscono qui. Il resto sono
dicerie, pettegolezzi, sovente fantasie che non trovano conferme. E
basta andare a fare un giro nei boschi e tra le cascine dalle parti
del Rio Serralunga, dove hanno rilevato l'orma, per accorgersene.
Mario e Vittorio Roccia, ad esempio, abit ano qui da sempre. Alla
pantera non credono per niente. L'unico animale non autoctono che
abbiano mai visto da quelle parti, ricordano, è una scimmia: «Ma è una
storia vecchia di vent'anni. La videro proprio vicino a casa nostra,
la cercarono per giorni e giorni». Che fine ha fatto la scimmia? «L'ha
ammazzata un cacciatore». E guarda caso proprio uno di Baldissero,
dove due cercatori di funghi, a novembre, si trovarono faccia a faccia
con il felino. Poco più in là altra gente altri racconti. Qualcuno
parla di animali sbranati, di testimonianze mai raccolte prima.
Giuseppe Costa racconta di un amico che sa tutto: «Ma vive dall'altra
parte della collina». L'amico, Francesco Favero, parla di pecore
sgozzate, cani spariti: «Ma bisogna andare da Sergio, abita in cima a
quel colle». Per raggiungerlo si devono macinare altri chilometri. Qui
pecore e cani ci sono davvero, e anche pavoni, cavalli, e galline. Ma
stanno tutti benone. E Sergio Nosenzo, il proprietario di questo zoo
allarga le braccia: «Guardi, sono soltanto voci. A me è sparito solo
un cagnolino. Ma da lì a dire che è stata quella bestia a uccidermelo
ce ne corre parecchio. Forse è scappato, oppure me lo hanno rubato». E
allora via su altre tracce. Come qualla del cinghiale trovato morto
nel parco? Lo aveva ucciso un cacciatore di frodo. Il cadavere era
stato certamente sbranato, ma i predatori, si sa, sono tanti.
Ma, allora, cosa c'è di vero in tutta questa faccenda? Le impronte,
certamente. E le testimonianze, tutte di gente affidabile e che non
cerca pubblicità gratuita. «Ecco perché ho messo da parte lo
scetticismo delle prime settimane» sentenzia Antonio Pecorari, primo
cittadino di Pino Torinese. Non può essere suggestione? Riccardo
Corinto, sindaco di Baldissero bada al sodo: «Quell'impronta è la
prova che sulla collina si aggira un grosso felino. Ed è nostro
preciso dovere intervenire e catturarlo». Di qui la decisione di fare
battute giorno e notte e scoprire tutto su questo animale. Tra
quindici giorni si preparerà il piano di cattura.
Unica voce fuori dal coro di gente che vorrebbe ingabbiare subito
questo animale, è quella di Paolo Hutter, assessore all'ambiente del
Comune di Torino. «Io sto con la pantera». E i motivi sono tanti: «La
minaccia per l'uomo mi pare sopravvalutata e tutte le iniziative che
potrebbero portare alla morte del felino non mi trovano d'accordo».
Assessore, che si potrebbe fare? «Al massimo anestetizzarlo. Io faccio
il tifo per quel felino».
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Lo zoologo: sono sicuro non si lascerà catturare
«Animale di straordinaria adattabilità il bosco potrebbe diventare la
sua casa»
Alessandro Mondo
POTREBBE essere tutto e il contrario di tutto. Certo, a vederle così
si direbbero proprio le orme di un grosso felino...». Giusto Benedetti
- zoologo e direttore per vent'anni del fu Giardino zoologico di
Torino - gira e rigira le foto dei calchi che hanno imprigionato le
orme della presunta pantera. Tutto e il contrario di tutto. Anche un
gatto selvatico, un procione, un grosso cane?
«No. Sono orme troppo grandi per appartenere a un gatto selvatico o ad
un procione: quelle del cane, poi, sono completamente diverse. Ed in
ogni caso, se non si trattasse di un felino dovrebbero comparire i
segni delle unghie. Ammesso che queste tracce non si siano deteriorate
nel corso del tempo».
Allora l'ipotesi della pantera non è così inverosimile.
«Personalmente resto scettico, ma un felino di questo tipo potrebbe
adattarsi benissimo all'ecosistema che lo ospita».
E come può cavarsela, in un ambiente così diverso da quelle dei paesi
di origine?
«Una premessa. La pantera, altro nome del leopardo, è il felino più
diffuso nel mondo. Si contano una trentina di sottospecie: dal deserto
della Namibia alle montagne del Tibet. Animale di straordinaria
adattabilità, quindi. E comunque, quello in questione - ammesso che
esista - deve essersi riprodotto in cattività».
Se è nato qui, insomma, può acclimatarsi.
«Si adatta benissimo al freddo, come tutti i mammiferi: il pelo si
infoltisce, aumentano i depositi di grasso...».
Di cosa si nutre?
«Di tutte le specie viventi commisurate alla sua capacità di uccidere:
dalle cavallette ai cinghiali, dai fagiani alle lepri. Per tacere di
cani e gatti. Anche se è nato in cattività, impara presto ad
arrangiarsi. Non disdegna nemmeno carogne e rifiuti prodotti
dall'uomo».
E l'uomo? Fa parte della sua dieta?
«Di solito tende a sfuggirlo. Mentre nei paesi di origine sono
documentati attacchi ad esseri umani da parte di leoni e tigri, della
pantera si sa poco: probabile che ci sia stato qualche caso, ma
prevalentemente da parte di esemplari vecchi e malandati al punto da
non poter più competere in agilità e velocità con le prede
tradizionali».
Bando agli allarmismi ingiustificati, allora.
«Tutto può accadere, intendiamoci. Trattandosi di un esemplare nato
presumibilmente in cattività, il rischio è semmai la sua abitudine
all'uomo. Non sentendosi intimidito, non è escluso che faccia capolino
in prossimità di qualche insediamento: in quel caso ,conviene evitare
bruschi movimenti che potrebbero scatenare la sua aggressività».
Nè ci sarebbe modo di difendersi.
«L'ipotesi è remota, ma se si dovesse arrivare allo scontro diretto -
magari perchè l'animale è ferito o non ha altra via di fuga - c'è poco
da stare allegri: le zanne raggiungono i 5-6 centimetri, per tacere
degli artigli affilatissimi. Altra peculiarità della pantera, che nel
caso specifico deve essere di dimensioni abbastanza ridotte, è
l'utilizzo nella lotta di tutte e quattro le zampe: con quelle
anteriori blocca l'avversario, con quelle posteriori cerca di
sventrarlo».
Un residente poco socievole, insomma.
«Se esiste, catturarla non sarà uno scherzo. Non solo si muove di
notte, ma nella madrepatria trascorre l'80 per cento del suo tempo
sugli alberi, dove sa di non essere disturbata. Inoltre, l'assenza di
nemici naturali e di altri consimili con cui dividere il territorio la
porta a spaziare su un'area molto vasta».
--------------------------
Ciao,
Rick
>
>>On Thu, 20 Jan 2000 18:05:56 GMT, -RicK-
>><rick.sa...@gavasonelon.iol.it> wrote:
>>
>>>Evidentemente le pantere amano il Bel Paese.
>>>Ecco l'ennesima segnalazione, questa volta nei dintorni di Torino.
>>
>Aggiornamento:
>----------- da La Stampa di sabato 22/01/2000 ------
Una storia che ha tutte le caratteristiche di un film B di
fantascienza
Ma la belva è ancora digiuna
Carlo Fruttero Franco Lucentini
LA storia della pantera nera di Torino ha tutte le felici
caratteristiche strutturali dei film B di fantascienza, i più amati
dai veri amatori del genere. Una coppia di innamorati o di pensionati
o di bambini se ne va passeggiando in un bosco, nota una strana luce,
si avvicina, vede un essere mostruoso uscire da sottoterra, scappa via
terrorizzata e racconta la sua esperienza allo sceriffo, alla maestra,
al dottore e al sindaco. Nessuno li prende sul serio (Variante
torinese: il sindaco di Baldissero prende la segnalazione, in ottobre,
molto sul serio e affigge qua e là un avviso di pericolo). Si comincia
a parlarne nei bar, altre testimonianze si succedono, piccoli, ambigui
indizi vengono raccolti, si arriva a fotografare una strana impronta.
L'impronta non manca a Torino. Al di là della base urbanizzata la
collina si mostra per ciò che è, una catena intricatissima di valli,
forre, strapiombi, crinali che si incrociano, si sovrappongono, si
diramano in tutte le direzioni. C'è ovviamente qualche strada
asfaltata ma a ogni svolta si incontra un sentiero in terra battuta
che precipita verso un buio ruscello o sale verso una cresta assolata.
C'è molto bosco, per chilometri,e si può immaginare che in un simile
ambiente una pantera sarebbe in grado di muoversi invisibilmente.
«Ma io l'ho vista coi miei occhi, era là, a venti metri, in mezzo a
quelle gaggie», dice un indigeno col falcetto in mano. Sta facendo
legna per la stufa in un pezzo di bosco di sua proprietà, ha una
motosega e un giovane aiutante. Si offre di accompagnarci lungo il
sentiero fino al punto dove c'erano le orme.
«Non una ma molte, chiarissime. Adesso non si vede più niente, ci sono
passati sopra i trattori, ma per me non ci sono dubbi».
Ci guida a due sottili tronchi scorticati, afferma, dalla pantera. Ci
indica la traccia di un passaggio per un pendio ripidissimo. Ci fa
notare diverse penne biancogrigie sparse all'intorno: il pasto della
pantera. E se ne torna al suo erto colle non senza averci spiegato che
ormai qui i boschi sono abbandonati, nessuno se ne cura, i funghi non
si trovano più, i tassi sono emigrati, è tutto un rovinio di rami e
tronchi spezzati, un intrico di rovi, un desolato selvaticume. Ma come
sopravviverebbe una pantera da queste parti?
«Il suo padrone le porta da mangiare tutti i giorni, ve lo dico io»,
garantisce una donna in un piccolo caffè. Ci sarebbe dunque un
padrone, che se ne sarebbe liberato perché l'animale cresceva troppo.
Ma come mai allora continuerebbe a cercarla, a nutrirla? Eeeh... La
donna ammicca, come uno che sappia più di quel che vuole ammettere.
C'è un romanzo di Cornell Woolrich («Alibi nero», del 1942), in cui un
giaguaro sfuggito al suo proprietario fa strage di donne in una città
messicana. Tutti sono sicuri che esista, le autorità gli danno
disperatamente la caccia, la gente non esce più di casa per la paura,
specie di notte. Ma la belva riesce sempre a trovare una nuova vittima
da sgozzare...
«Ma dove sono queste vittime?», osserva una guardia forestale che ha
baffoni da sceriffo e un tono di paziente scetticismo. «Se ce le
portano a vedere noi ne prenderemo atto, ma finora...».
C'è un cane scomparso, un gatto sventrato (da un cinghiale?), non un
pollo, non un coniglio, zero via zero. Meglio così, per carità, ma
insomma questa pantera deve ancora dar prova di esserci.
Siamo sul piazzale di Superga, uno dei punti di vista più miracolosi
del continente europeo. Dietro di noi, il capolavoro barocco immerso
nella luce del tramonto, davanti la città sotto una coltre di nebbia,
e subito oltre, incredibilmente, le frastagliature interminabili delle
Alpi. Anche qui la pantera, esotico felino giunto chissà come dal
continente africano, sembra fuori posto. Ci sarà? Non ci sarà? Sarebbe
bello vederla uscire dalla basilica con fiera tranquillità, fermarsi,
guardare questo gruppetto umano senza scomporsi e scendere la
gradinata, avviars i verso gli spogli boschi sottostanti, agile e
fantastica come la catena dei monti, la cupola di Juvarra, la vecchia
capitale che trapela dalla nebbia, si spera, e non dallo smog.
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«Porto il maschio nei boschi, se c'è salterà fuori» Parla il
proprietario di un piccolo zoo casalingo vicino a Pinerolo
Stefania Miretti
inviata a PINEROLO L'habitat di Bagheera per ora è questo, un bidet
dietro il quale nascondersi per fare gli agguati, un pavimento di
piastrelle su cui sbandare in curva e un lettone buono per saltarci
sopra e rotolarsi. Bagheera ha un mese ed è una pantera nata in
cattività. Dopo la morte del suo fratellino vive in casa con i
barboncini, e come loro si mette a pancia in su per chiedere carezze.
Sporca nella lettiera, come un gattino. Prende il latte nel biberon
ogni quattro ore, come un neonato. Avvolta in una copertina va a
spasso con il suo giovane padrone Alessandro, per nulla preoccupato
dalla prospettiva che prima o poi Bagheera crescerà: «In teoria
potrebbe rimanere in casa per sempre, e non ci sarebbe nessun
pericolo. Ma è ovvio che, crescendo, avrà bisogno di spazio,
esattamente come accade a un cane lupo».
Alessandro è cresciuto insieme a tigrotti, leoncini, piccoli leopardi.
Suo padre, Riccardo Jahier, tornando dal Congo dove aveva vissuto
dalla fine degli anni Quaranta fino all'inizio degli anni Sessanta, ha
portato con sé a Pinerolo un piccolo zoo. Allora si poteva, non
c'erano controlli, gli animali catturati o acquistati in Africa
arrivavano in Europa viaggiando in nave o in aereo. I primi esemplari
sono ancora lì, nella tavernetta del ristorante di famiglia,
imbalsamati. Gli altri sono in giardino, nelle grandi gabbie: qualcuno
è discendente dei primi arrivati, molti sono ex cuccioli scaricati dai
padroni quando cominciavano ad essere troppo grandi per giocare coi
bambini sul divano del salotto: «Fino a qualche anno fa non c'erano
regole», ricorda Riccardo Jahier, «sapesse quanti fotografi arrivavano
col leoncino cresciuto, e quanti animali abbandonati abbiamo preso con
noi. Perché allora sì, li abbandonavano nelle campagne, ma adesso, con
i controlli che ci sono... io sono pronto a scommettere che non c'è
nessuna pantera nei boschi del torinese, gli animali ormai sono tutti
schedati e controllati, e se an che qualcuno volesse evadere i
controlli... no, una pantera mangia, fa rumore, puzza, non la si può
certo nascondere. Ma aspetti un momento, che vado a prendere Raja».
Raja è il padre di Bagheera, pesa una settantina di chili e per prima
cosa, con uno strattone al guinzaglio manda gambe all'aria il suo
corpulento proprietario. Mica per cattiveria: Raja, assicura Jahier,
«è affettuosissimo, vuole solo giocare. Ecco, lo guardi, è ancora
giovane e peserà una settantina di chili. Ho letto che la pantera
avvistata in collina peserebbe circa trenta chili... ma non
scherziamo, un esemplare così giovane non riuscirebbe a sopravvivere
neanche per qualche giorno... quelle sono le dimensioni di un grosso
gatto selvatico». Senza contare, aggiunge il figlio Alessandro, che
«una pantera vissuta in cattività rifiuta la carne del giorno prima, e
se non ha il suo cibo abituale piuttosto non mangia. Altro che
spazzatura e cavallette...».
D'accordo, ma se ci fosse davvero una pantera che si aggira nel
torinese, signor Jahier, che fare? Quali consigli darebbe un
cacciatore esperto come lei? «Intanto, ci tengo a precisare che io
sono un cacciatore che non ha mai ucciso un animale. I consigli?
Primo, stare molto attenti, perché la fame potrebbe spingerla a fare
qualsiasi cosa. Secondo, non spaventarla. Terzo, cercare di
individuare la zona che ha scelto come tana. A quel punto, se c'è
bisogno di me, sono a disposizione». E cosa fa? «Porto con me Raja, al
guinzaglio. Se c'è davvero un'altra pantera nei paraggi, salta fuori:
gli animali si fiutano, si chiamano. Non c'è altro modo per trovarla».
------------------------
Ciao,
un Rick che vi aggiorna... :-)
>>Aggiornamento:
----------- da La Stampa di Domenica 23 Gennaio 2000
Spuntano in collina altre persone che giurano di aver visto l'animale
di notte
La pantera ruggisce solo al Lotto Usciti due numeri su Torino
Giorgio Ballario Antonella Perotti
Grazie alla pantera a Pino Torinese forse c'è pure chi è diventato
ricco. Nella tabaccheria Colli di via Roma, fra gli abituali giocatori
del Lotto, ieri parecchia gente consultava «La smorfia» per scoprire
quali numeri abbinare al misterioso felino che si aggira per la
collina. E puntualmente, poco dopo le 20, sulla ruota di Torino ne
sono usciti ben due: il 40 (pantera che fugge) e il 60 (pantera che
salta). «Secondo la "bibbia" della lotteria a questo animale
corrisponde il numero 6 - spiegava profetico il signor Franco, poche
ore prima, dietro il banco della sua ricevitoria - mentre il 9
significa bosco con belva. Se qualcuno vuole giocarsi altri numeri
suggerisco pure l'87, pantera che mangia, e il 30, che indica il buio
della notte». Lungo la Panoramica fra Pino e Superga, zona dove il
felino è stato avvistato più volte, continua il viavai di curiosi e di
pattuglie mobilitate dalla prefettura per controllare il territorio.
Ma pochi sembrano credere alla possibilità di imbattersi nell'animale,
almeno prima del tramonto. «Magari riuscissi a incontrare la pantera -
afferma coraggiosa Tatiana Beltramo, a passeggio con il marito per i
sentieri che portano a Baldissero - secondo me non è pericolosa e
andrebbe lasciata in pace». Ostenta scetticismo anche Emanuele
Rossetti, un ciclista in mountain-bike che pedala con un gruppo di
amici e sfoggia una felpa con la scritta «Born to be Wild», nato per
essere selvaggio: «Ma quale pantera? L'ho letto sui giornali ma non
credo che esista».
Eppure l'ultimo avvistamento «ufficiale» risale a poche ore prima.
Gianfranco Lanza, speaker radiofonico di Radio Veronica One che abita
a Pecetto, ha raccontato ai carabinieri di essersi imbattuto
nell'animale verso le 3 della notte scorsa, mentre rincasava in
compagnia di un amico. «L'abbiamo visto a circa 20 metri di distanza
in un vigneto della frazione Rosero - assicura Lanza - era scuro, con
gli occhi fosforescenti e un bel paio di baffi. Non so se fosse
proprio la pantera di cui si parl a, ma di certo non era un cane o un
cinghiale. Prima anch'io ci ridevo su, ma adesso sono convinto che non
sia un'invenzione».
L'apparizione nei dintorni di Pecetto è la vera novità di questo fine
settimana sotto il segno della pantera. Finora, infatti, sembrava che
il felinone si limitasse a scorazzare nei boschi fra Superga,
Baldissero e Pino Torinese. Ma ora la testimonianza dello speaker
radiofonico fa pensare che l'animale si avvicini anche ai centri
abitati. Al «Central bar», sulla piazza del paese, tuttavia pochi
sembrano prendere la cosa troppo sul serio. «Molti clienti ne parlano,
ma nessuno ha davvero paura», taglia corto la barista.
Alcuni chilometri più in su, sulla Panoramica, i curiosi e gli amanti
del «safari» fuori porta si contano sulle dita di una mano, ma in
compenso abbondano le auto dei volontari e le pattuglie del Corpo
Forestale. «Dopo le 20 il traffico si dirada e quassù restiamo solo
noi - sostiene Riccardo Petruzzelli dell'Enalcaccia, uno dei pochi a
poter dire di aver visto il grosso felino con i suoi occhi -
presidiamo la collina con tre o quattro macchine e ci teniamo in
contatto permanente con i carabinieri di Chieri e i "cugini"
dell'Italcaccia».
E mentre il buio si porta via gli ultimi gitanti, tra Pino e Superga
fanno capolino gli «acchiappapantera», tre ragazzi muniti di
giaccavento e potenti torce elettriche. «Di solito veniamo per
fotografare i cinghiali - spiegano divertiti Paolo, Andrea e Giovanni
- ma se abbiamo un po' di fortuna magari stasera riusciamo a beccare
la pantera».
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Ciao,
Rick
........................................... snippone
.........................................................
1. La pantera che si aggirava anni fa' nelle campagne romane (e che
diede il nome al movimento studentesco che proprio quell'anno ebbe un
ritorno di fiamma) era autentica.
2. Sulla comparsa di bestie feroci nelle campagne circolano LM: anni
fa' a Sassari circolava quella di un leone che si aggirava nelle
vicinanze di Porto Torres, pi ucciso da un cacciatore. Se non sbaglio
il fatto venne anche riportato dalla cronaca locale.
3. Quella torinese, NON nera a quanto pare, ma fulva, e' con tutta
probabilita' una lince, che ha varcato le Alpi.
4. Fatto vero a me capitato. Ore 24.00. Ritorno a casa in auto - molti
anni fa' - dopo avere accompagnato la puffetta, e avvisto 6 elefanti
6 del circo che passano tranquillamente lungo un viale,
accompagnati - verso la stazione ferroviaria ? - dagli stallieri.
Gli elefanti, come tutti gli erbivori, lasciano evidenti tracce
deiettive del lor passaggio.
5. Sulla capacita' delle forze dell'ordine di fronteggiare eventi
simili: anni fa' a Genova comparve un cinghiale in Corso Italia, in
una mattina di domenica. Intervennero polizia e carabinieri, che
tentarono di abbattere l'animale a colpi di mitra!!! Risultato: decine
di bossoli per terra, ed il cinghiale sopravvissuto *miracolosamente*
alla sparatoria. Chi e' al corrente della storia (credo apparsa anche
sulla stampa e Tv locali), puo' confermarla, precisarla o smentirla.
--
Ciurma sdraiata in vil prosopopea,
che il suo beato non far nulla ostenta
(G. Giusti)
Aggiornamento:
----------- da La Stampa di Mercoledi' 26 Gennaio 2000
«Svelerò il mistero della pantera»
Celli: se esiste, con le esche uscirà allo scoperto
Giorgio Ballario
Il piano per incastrare il grosso felino avvistato sulla collina
torinese scatterà nei prossimi giorni. Saranno sufficienti alcuni
quintali di sabbia, qualche straccio e un po' di urina. Di pantera,
naturalmente. Sentendo il caratteristico odore del suo «simile» la
bestia dovrebbe avvicinarsi all'esca, lasciando chiaramente impressa
sul manto sabbioso l'impronta della sua zampa. E fugando così ogni
dubbio sulla sua esistenza. La strategia è stata messa a punto nel
corso di un mega-vertice, che si è svolto ieri nella sala consiliare
del municipio di Pino Torinese. A ricevere il professor Giorgio Celli,
invitato in qualità esperto dei comportamenti animali, c'era
tantissima gente. Oltre ai sindaci di Pino e Baldissero, Antonio
Pecorari e Carlo Corinto, hanno preso parte all'incontro il vice-capo
di gabinetto della Prefettura Giovanni Russo, il comandante dei
carabinieri di Chieri Michele Tamponi, il dirigente della Provincia
Gianfranco Righero, il consigliere verde Silvio Viale, esponenti del
Corpo Forestale, del Parco di Superga, dell'Usl, della polizia
veterinaria, dei vigili urbani dei Comuni della Collina e
dell'Enalcaccia.
Tutti come scolaretti ad ascoltare le parole di Celli. E il conduttore
della trasmissione «Nel regno degli animali», al di là delle
perplessità sulla reale presenza di una pantera nei boschi di Superga,
ha dettato le possibili linee di azione. «Le segnalazioni dei
testimoni lasciano il tempo che trovano - ha commentato il professore
- perché un avvistamento notturno durato pochi secondi non può esserci
molto utile. Viceversa sono importanti le fotografie e i calchi delle
impronte trovate nella zona in cui è stato visto l'animale».
Per l'etologo, infatti, queste immagini non lasciano dubbi: si tratta
di un felino. Le tracce potrebbero anche essere di una pantera, ma più
facilmente appartengono a una lince o a un gatto selvatico. Invece i
graffi sui tronchi nel territorio di Baldissero sarebbero opera di un
tasso. «In ogni caso non credo ci siano rischi per la popolazione - ha
sottolineato - la presunta "pantera" non è più pericolosa di un cane
randagio e ogni volta che qualcuno l'ha incontrata si è data alla
fuga». Proibite quindi le battute di caccia, specie se affidate a
privati o a personale inesperto.
Se il trucco degli stracci imbevuti di urina non dovesse funzionare il
professore suggerisce un altro esperimento, dai contorni ancor più
veritieri: mettere nel bosco una gabbia con una capretta dentro e
circondare l'intera struttura con il solito strato di sabbia. L'odore
della preda e i belati dell'erbivoro dovrebbero richiamare il felino e
portarlo allo scoperto. In un secondo tempo, appurata l'esistenza
della pantera, al tramonto entrerà in azione una squadretta di guardie
venatorie armate di fucili narcotizzanti per stanare e immobilizzare
la fiera. «Ma la pantera non dovrà assolutamente essere uccisa - ha
ribadito Celli - se riusciremo a catturarla la porteremo nel parco
faunistico di Pastrengo, dove vengono ospitati molti animali selvatici
abbandonati dai loro padroni».
Il piano di Celli è stato approvato da sindaci, Prefettura e
Provincia, ma per evitare frotte di curiosi nei paraggi della gabbia i
dettagli della manovra rimarranno segreti. A dirigere le operazioni
sarà un collega e amico del professore emiliano, Giusto Benedetti. Tra
l'altro la Lega anti vivisezione (Lav) ha chiesto al prefetto di
sospendere l'attività venatoria per evitare di colpire il felino e
l'ha invitato a disporre controlli più severi su chi tiene in casa
animali esotici.
Dopo il vertice Giorgio Celli ha voluto fare un giro sulla Panoramica,
dove è stata vista più volte la fantomatica pantera. Mentre arrancava
per il Sentiero degli Alberi, l'etologo si è fermato a lungo a
guardare la Basilica di Juvarra, deturpata da una selva di ripetitori
televisivi: «Altro che pantera - ha sospirato - mi sa che il vero
dramma della Collina è quello».
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Gli avvistamenti della discordia
«Nel felino vediamo ciò che vogliamo vedere»
Perplesso, ma con moderazione. Giorgio Celli alla storia della
pantera che, da agosto, vaga solitaria sulle colline del torinese
sembra crederci davvero poco. Ci scherza su, fa battute, e intanto
spiega che quella bestia, ormai notata in mezzo ai boschi da tante
persone potrebbe essere tutto e il contrario di tutto: «Una pantera
oppure una lince, o addirittura un grosso gatto...». Le sue
convinzioni le dice davanti all'assessore Paolo Hutter e al verde
Silvio Viale durante un incontro con gli ambientalisti nella Sala
delle colonne, in municipio, al termine di una giornata densa di
riunioni e vertici. Lui, esperto voluto dall'assessore all'Ambiente,
che presterà la sua consulenza in modo gratuito, non si tiene: «Se
questa pantera c'è deve essere vegetariana. Perché una carcassa che
sia una di prede sbranate dal felino non ne sono mai state trovate». E
qualche perplessità ce l'ha pure sugli avvistamenti, rari fino a due
settimane fa: «Questo perché, lo sappiamo tutti, che c'è anche una
grammatica nel vedere. E uno vede ciò che vuole, un grosso gatto o una
pantera. E' come con gli Ufo. Il primo crede di averne avvistato uno
e, nel giro di pochi giorni, fioccando decine di segnalazioni».
Ma ciò che oggi preoccupa maggiormente tutta la gente presente
all'incontro è il sistema che si adotterà per stanare l'animale che,
secondo le testimonianze, s'aggira indisturbato sulla collina di
Superga, da Pino Torinese a Baldissero, con qualche puntatina fuori
zona. Celli gioca con i presenti: «Io ho proposto di adoperare un
capretta chiusa in gabbia. Ma credo che il sistema lo abbiano
scartato. Comunque non avrebbe corso rischi la capretta. E poi la si
poteva pagare. Come? Con la promessa di non ucciderla mai, se attirava
la pantera. Oppure, perché no?, con un monumento. E che c'è di strano?
In giro per il mondo ci sono tanti monumenti fatti ad animali...».
Comunque bisogna pensare a un sistema serio per catturarla, il giorno
in cui ci sarà la certezza c he il felinone esiste davvero. Narcotico
o buca coperta con frasche ed esca: entrambi i sistemi possono essere
validi. Sono tutti d'accordo: si deciderà al momento.
L'ultima parola, quel giorno, se mai verrà, la dovrà dire l'esperto,
che adesso spezza una lancia a favore del misterioso animale che ormai
in tanti credono di avere visto. «Sono davvero contento che si
facciano tutte queste cose per la pantera. Che la gente si ritrovi e
discuta. Sono contento perché serve a fare capire ai nostri figli
quale deve essere il giusto rapporto uomo-animale. Le bestie dobbiamo
trattarle bene, salvarle, aiutarle. E se c'è da fare qualche fatica, o
qualche spesa, facciamola. Non è poi uno sforzo così oneroso».
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Ciao,
Rick
**** da La Stampa di sabato 12 febbraio 2000 ****
Avvistata nei boschi di Baldissero
Torna all'origine la mitica pantera
BALDISSERO
«Cercatela alla Bocchetta: la pantera è lì». Piero Bazzan, uno dei
primi ad averla avvistata a novembre, se l'è trovata di nuovo di
fronte nei boschi vicino a casa sua a Baldissero. L'animale nero e
flessuoso era accovacciato su un tronco. Ma Bazzan questa volta ha
messo da parte la cautela: si è armato del primo bastone a portata di
mano e ha provato a seguirla. Troppa la curiosità. «E' sparita in
mezzo ai rovi - racconta - e proprio lì vicino hanno trovato le piume
e i resti di un uccello e impronte simili a quelle del calco fatto
dagli esperti». La pantera sembra davvero affezionata ai boschi di
Baldissero: qui sono in tanti a giurare di averla incontrata. E i
cacciatori e i contadini continuano a trovare unghiate sui tronchi che
lasciano pochi dubbi. Insomma, Bagheera continua a fare le sue
apparizioni qui sulla collina anche se le trappole con l'urina di
pantera suggerite dall'esperto Giorgio Celli non hanno dato nessuna
conferma. E a distanza di 15 giorni dal vertice in Prefettura, i
sindaci della zona fanno il punto della situazione. «Le trappole non
hanno funzionato» commenta Carlo Corinto, sindaco di Baldissero, e
confessa di essere ancora preoccupato «perché - dice - gli
avvistamenti continuano». Mentre il primo cittadino di Pino, Antonio
Pecorari, non usa mezzi termini: «Il piano degli esperti? Una bufala.
Tanto rumore per nulla. Nei prossimi giorni ci aggiorneremo sul da
farsi». E ipotizza interventi diversi come gabbie con esche. Non solo
i sindaci hanno da ridire sull'operato di Giorgio Celli. «Le guardie
forestali fanno pattuglie in panoramica, anziché andare a cercare la
pantera nei boschi - polemizza Franca Visca, che l'aveva vista a
novembre -. E soprattutto non credono alle nostre testimonianze.
Possibile che abbiamo preso tutti lucciole per lanterne»?
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Ciao,
un Rick che a volte ritornano
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> -------------Da La Stampa di Domenica 20 Febbraio 2000
>
> Tony Scarff sentito dai sindaci di Baldissero e Pino
>
> Pantera, altre impronte contattato un cacciatore
>
> «Chiederemo aiuto ad un altro esperto. Abbiamo già contattato Tony
> Scarff, il cacciatore-attore che due anni fa aveva catturato la
> pantera fuggita nelle campagne intorno a Roma».
[CUT]
in una trattoria di Vicenza il 20/02/2000
due compari cacciatori, stanno leggendo il giornale
Toni detto "Lievore" e Bepi detto "Ciapaoxei"
letta la notizia toni si gira verso il cuoco, nonchè
titolare del locale, Ciano detto " el xe konejo",
e gli dice:
"Ciano varda quà, ti ke te parli sempre de kuxina
exotica...... varda kosa che gira parte Torin......
i gà camà un atore par caparla sti ebeti.........
dei, dei ke sabo n'demo xò mi e Bepi
e lo portemo kaxa nojaltri sto gato groso,
ti pareca a kuxina, che domenega sensa n'dare fin
in afrika, a maniemo exotiko."
risponde Bepi:
"kaso l'è anka groso, ko un gato so£o a maniemo i diexe......"
)i(
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C'è gente che prende la vita per le palle,
e chi invece.......
la prende per il culo.