La distinzione tra i due termini non mi è mai stata del tutto chiara, anche
perchè spesso gli stessi relatori li hanno confusi fra loro utilizzandoli
come sinonimi, ma l'interpretazione più diffusa era che il miglioramento
continuo è una progressione costante e ininterrotta, mentre il miglioramento
continuativo sarebbe caratterizzato da discontinuità più marcate, con un
andamento a scaletta.
Questo coincide sostanzialmente con le definizioni del mio Zingarelli, non
proprio aggiornatissimo (edizione 1989) ma sempre buono:
- Continuo: che si svolge o si ripete senza interruzione nel tempo o nello
spazio
- Continuativo: che continua o è destinato a continuare (cioè, sempre
secondo il medesimo vocabolario, ad "andare avanti a fare qualcosa senza
interruzioni o dopo un'interruzione più o meno lunga").
Per chiarirmi meglio le idee, attendevo la pubblicazione definitiva delle
norme, solo che... nelle UNI EN ISO 9000:2000, UNI EN ISO 9001:2000 e UNI EN
ISO 9004:2000 il "miglioramento continuativo" è scomparso ed è tornato il
"miglioramento continuo"!
Nelle versioni italiane di tutti i DIS (9000, 9001 e 9004) si parlava di
"miglioramento continuativo" e il termine è stato conservato anche nel FDIS
9001 (non ho letto gli FDIS 9000 e 9004, ma ritengo che sia stata utilizzata
la stessa terminologia del FDIS 9001): mi chiedo se la sparizione dalle
versioni definitive sia conseguenza di una precisa scelta o una
superficialità nella traduzione.
Qualcuno ha la possibilità di verificare l'evoluzione di questo termine
nelle versioni originali inglesi degli FDIS e delle norme?
Camilla Lazzarini
Mia Camilla Lazzarini <xxxcla...@tin.it> wrote in message
QBUh6.39118$eQ5.7...@twister2.tin.it...
Personalmente la ritengo una delle più stucchevoli diatribe sorte attorno
all'ISO 9000.
Una di quelle cose che fanno pensare che tutto ciò sia solo aria fritta.
Non pensi che in un'organizzazione di succeso i due tipi di miglioramento
"continuo" e
"continuativo" debbano coesistere ed integrarsi a vicenda?
Ciao
Elio
>Durante il periodo di elaborazione delle Vision 2000, ho partecipato ad una
>serie di convegni, seminari e corsi sulle novità introdotte dalla nuova
>edizione delle norme nei quali è stata più volte sottolineata l'introduzione
>del concetto di "miglioramento continuativo" in sostituzione del
>"miglioramento continuo" citato nell'edizione 1994.
>
>La distinzione tra i due termini non mi è mai stata del tutto chiara,
...CUT ...
Piuttosto che continuare a disquisire su traduzioni più o meno felici,
ti ricordo l'esistenza di due termini giapponesi, che forse meglio
inquadrano il percorso per la Qualità nelle aziende e nelle
orginazzazioni in generale: Kaizen e Kairyo.
Il Kaizen, che deve far parte della natura di ciascuno di noi, porta a
svolgere il proprio lavoro leggermente meglio del giorno prima (è
quello che comunemente chiamiamo miglioramento continuo). Richiede
investimenti medi in formazione, coinvolge tutti, dev'essere
continuamente tenuto vivo attraverso l'esempio, dev'essere parte
importante della cultura dell'organizzazione.
Personalmente ho sperimentato, nelle aziende in cui ho lavorato, dei
momenti che ricordo ancora con piacere, in cui tutti, ma proprio
tutti, eravamo sulla stessa lunghezza d'onda che l'applicazione del
Kaizen dà. E i risultati, quantificati in $, ci sono stati.
Il Kairyo è il miglioramento (in genere discontinuo) ottenuto con le
innovazioni, con elevati investimenti di capitale.
Basti pensare, ad esempio, al passaggio dalle stampanti ad impatto a
quelle ink-jet nel mondo dell'informatica. Questo tipo di
miglioramento procede per salti, e ogni salto costa.
Secondo Imai, che spiega in un suo libro "Kaizen" questo approccio al
miglioramento, in un'azienda sono necessari tutti e due.
Cordialmente
GB
Grazie per l'attenzione e saluti a tutti
Moreno Mojana