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Miglioramento continuo o continuativo?

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Mia Camilla Lazzarini

unread,
Feb 12, 2001, 11:57:20 AM2/12/01
to
Durante il periodo di elaborazione delle Vision 2000, ho partecipato ad una
serie di convegni, seminari e corsi sulle novità introdotte dalla nuova
edizione delle norme nei quali è stata più volte sottolineata l'introduzione
del concetto di "miglioramento continuativo" in sostituzione del
"miglioramento continuo" citato nell'edizione 1994.

La distinzione tra i due termini non mi è mai stata del tutto chiara, anche
perchè spesso gli stessi relatori li hanno confusi fra loro utilizzandoli
come sinonimi, ma l'interpretazione più diffusa era che il miglioramento
continuo è una progressione costante e ininterrotta, mentre il miglioramento
continuativo sarebbe caratterizzato da discontinuità più marcate, con un
andamento a scaletta.
Questo coincide sostanzialmente con le definizioni del mio Zingarelli, non
proprio aggiornatissimo (edizione 1989) ma sempre buono:
- Continuo: che si svolge o si ripete senza interruzione nel tempo o nello
spazio
- Continuativo: che continua o è destinato a continuare (cioè, sempre
secondo il medesimo vocabolario, ad "andare avanti a fare qualcosa senza
interruzioni o dopo un'interruzione più o meno lunga").

Per chiarirmi meglio le idee, attendevo la pubblicazione definitiva delle
norme, solo che... nelle UNI EN ISO 9000:2000, UNI EN ISO 9001:2000 e UNI EN
ISO 9004:2000 il "miglioramento continuativo" è scomparso ed è tornato il
"miglioramento continuo"!
Nelle versioni italiane di tutti i DIS (9000, 9001 e 9004) si parlava di
"miglioramento continuativo" e il termine è stato conservato anche nel FDIS
9001 (non ho letto gli FDIS 9000 e 9004, ma ritengo che sia stata utilizzata
la stessa terminologia del FDIS 9001): mi chiedo se la sparizione dalle
versioni definitive sia conseguenza di una precisa scelta o una
superficialità nella traduzione.
Qualcuno ha la possibilità di verificare l'evoluzione di questo termine
nelle versioni originali inglesi degli FDIS e delle norme?

Camilla Lazzarini


Gabo

unread,
Feb 12, 2001, 3:19:02 PM2/12/01
to
La parola inglese Continual ( utilizzata, in associazione con Improvement,
in tutte le cd, fdis e is ) ha significato di "molto frequente" e quindi
più vicino al termine italiano Continuativo.
Tale sarebbe, a mio avviso la traduzione più corretta in un contesto
generico, se non fosse che l'espressione "Miglioramento Continuo", in
ambiente Qualità, ricorre, da due decenni, in tutti i testi rilevanti, sia
italiani che tradotti in italiano da altre lingue.
Fortunatamente il traduttore UNI ha ritenuto, nell'ultima traduzione, di
utilizzare una locuzione d'uso corrente ( Miglioramento Continuo, appunto )
alla quale è associato il significato storico che conosciamo, e di
abbandonare Continuativo, che suona stonato agli addetti ai lavori.
In generale, ritengo sia importante lavorare sempre con le norme in inglese
sul tavolo, proprio per evitare chissà quali profonde elucubrazioni su
questioni che alla fine sono solo linguistiche.
Gabo

Mia Camilla Lazzarini <xxxcla...@tin.it> wrote in message
QBUh6.39118$eQ5.7...@twister2.tin.it...

elio

unread,
Feb 12, 2001, 5:02:20 PM2/12/01
to

Mia Camilla Lazzarini <xxxcla...@tin.it> wrote in message
QBUh6.39118$eQ5.7...@twister2.tin.it...
> Durante il periodo di elaborazione delle Vision 2000, ho partecipato ad
una
> serie di convegni, seminari e corsi sulle novità introdotte dalla nuova
> edizione delle norme nei quali è stata più volte sottolineata
l'introduzione
> del concetto di "miglioramento continuativo" in sostituzione del
> "miglioramento continuo" citato nell'edizione 1994.

Personalmente la ritengo una delle più stucchevoli diatribe sorte attorno
all'ISO 9000.
Una di quelle cose che fanno pensare che tutto ciò sia solo aria fritta.
Non pensi che in un'organizzazione di succeso i due tipi di miglioramento
"continuo" e
"continuativo" debbano coesistere ed integrarsi a vicenda?
Ciao
Elio

Giuseppe Bove

unread,
Feb 13, 2001, 3:48:43 AM2/13/01
to
On Mon, 12 Feb 2001 16:57:20 GMT, "Mia Camilla Lazzarini"
<xxxcla...@tin.it> wrote:

>Durante il periodo di elaborazione delle Vision 2000, ho partecipato ad una
>serie di convegni, seminari e corsi sulle novità introdotte dalla nuova
>edizione delle norme nei quali è stata più volte sottolineata l'introduzione
>del concetto di "miglioramento continuativo" in sostituzione del
>"miglioramento continuo" citato nell'edizione 1994.
>
>La distinzione tra i due termini non mi è mai stata del tutto chiara,

...CUT ...
Piuttosto che continuare a disquisire su traduzioni più o meno felici,
ti ricordo l'esistenza di due termini giapponesi, che forse meglio
inquadrano il percorso per la Qualità nelle aziende e nelle
orginazzazioni in generale: Kaizen e Kairyo.

Il Kaizen, che deve far parte della natura di ciascuno di noi, porta a
svolgere il proprio lavoro leggermente meglio del giorno prima (è
quello che comunemente chiamiamo miglioramento continuo). Richiede
investimenti medi in formazione, coinvolge tutti, dev'essere
continuamente tenuto vivo attraverso l'esempio, dev'essere parte
importante della cultura dell'organizzazione.
Personalmente ho sperimentato, nelle aziende in cui ho lavorato, dei
momenti che ricordo ancora con piacere, in cui tutti, ma proprio
tutti, eravamo sulla stessa lunghezza d'onda che l'applicazione del
Kaizen dà. E i risultati, quantificati in $, ci sono stati.

Il Kairyo è il miglioramento (in genere discontinuo) ottenuto con le
innovazioni, con elevati investimenti di capitale.
Basti pensare, ad esempio, al passaggio dalle stampanti ad impatto a
quelle ink-jet nel mondo dell'informatica. Questo tipo di
miglioramento procede per salti, e ogni salto costa.
Secondo Imai, che spiega in un suo libro "Kaizen" questo approccio al
miglioramento, in un'azienda sono necessari tutti e due.

Cordialmente
GB

Moreno Mojana

unread,
Feb 13, 2001, 6:11:35 AM2/13/01
to
Sinceramente mi pare che si stia un pò parlando di "sesso degli angeli"!!!
Tanto di cappello alla precisazione filosofica di Bove sulla distinzione tra
Kaizen e Kairyo (che non conoscevo), ma mi pare anche che la sostanza del
concetto di miglioramento (continuo o continuativo, che si voglia) si
risolva in quanto esposto nella ISO9004 dove si parla di "soddisfazione
degli stakeholder". Se la soddisfazione dei bisogni di tutte le parti
sociali
cresce, allora posso dire che la mia azienda sta migliorando, altrimenti no,
perchè ci sarà sempre qualcuno che ci rimette (gli azionisti "mal
remunerati", il cliente "insoddisfatto", i fornitori "tartassati", i
dipendenti "maltrattati", l'ambiente "non rispettato" ecc. ecc.). E tutto
ciò nel rispetto di una logica di valore e di profitto, che possa assicurare
l'esistenza nel tempodell'azienda.
Posso pure investire in formazione, miglioramento del clima aziendale, nuove
tecnologie ecc., ma se la mia azienda non produce valore e reddito non posso
certo parlare di miglioramento (quanti sono i casi aziendali di investimenti
sbagliati in nuove tecnologie, che hanno portato al fallimento? Forse non
sta succedendo così a molte aziende USA della così detta new-economy?)
Che poi il "vero" miglioramento avvenga in modo "continuo" (mi pare di
capire secondo una retta crescente) o "continuativo" (mi pare di capire
secondo una linea spezzata crescente a salti) non mi sembra poi così
rilevante, l'importante è che avvenga, ed il vero problema è come attuarlo e
misurarlo in modo efficacie.
Non credete che anche le "filosofie giapponesi" debbano tenere conto di
tutto ciò? Anche perchè mi pare che la qualità di vita dei dipendenti delle
aziende giapponesi (siano manager, impiegati o operai) non sia proprio delle
migliori (almeno secondo i parametri occidentali, se poi qualcuno mi
corregge sostenendo che "considerata la loro cultura e religione" loro sono
felici di vivere così... posso solo rispondere che ho conosciuto alcuni
manager giapponesi impiegati in aziende europee che mi hanno confessato che
non tornerebbero più a lavorare in giappone... ma giustamente qualche caso
non fa la regola.

Grazie per l'attenzione e saluti a tutti

Moreno Mojana

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