Lo scopo: quello di realizzare una condizione di emotività sociale e sdegno
politico che consentissero una azione militare di "ritorsione e
rappresaglia", ancora riconosciuta dall'ONU come diritto delle Nazioni
aggredite, contro la Libia di Gheddafi. Azione che sarebbe stata eseguita,
molto verosimilmente, dagli "alleati" americani nella immediatezza della
strage, e comunque nei tempi previsti dall'ONU per l'esercizio del diritto
di ritorsione.
L'obiettivo: quello di rimuovere politicamente, ed eventualmente eliminare
anche fisicamente, il dittatore libico dal potere, sostituendolo con uomini
di fiducia "dell'Occidente" e cioe' degli USA.
La strage inoltre - se si fosse riusciti ad attribuirne la paternità a
Gheddafi - sarebbe stata funzionale per accreditare la pericolosità del
"nemico del fronte SUD", e superare quindi le opposizioni della opinione
pubblica alla installazione dei missili Cruise in Sicilia, poichè si
evidenziava sempre più come fosse molto improbabile la dichiarata funzione
di quei missili come deterrente strategico verso l'Est, a causa della loro
limitata gittata.
Il criterio utilizzato per la strage è la modalità "attacco alla fattoria".
Nella impossibilità di trovare giustificazioni consistenti per muovere
guerra ad un "capo indiano", si organizza cioè ad opera di nostri,
travestiti da indiani, la strage di qualche ignaro ed "inutile colono".
Dovrà essere evidente dalle armi rinvenute sullo scenario di morte la
responsabilità degli uomini di quel "capo indiano", per attribuire a lui la
responsabilità del delitto e poter scatenare una frettolosa e violenta
ritorsione, utilizzando il favore dell'onda emotiva delle popolazioni.
Esse infatti leggerebbero come una collaborazione con l'odioso avversario
ogni ritardo nella azione punitiva, ed ogni richiesta che qualcuno avanzasse
di analizzare più approfonditamente la scena del delitto, per accertare le
effettive responsabilità della strage, prima di ogni ritorsione. Nel
frattempo qualcuno provvederà a rimuove dalla scena del delitto il maggior
numero possibile di indizi che possano svelare la vera identità degli
aggressori e le loro responsabilità.
Il "lavoro" doveva essere fatto dagli italiani, a causa del vincolo di
interdizione imposto dalla "direttiva Carter" per le azioni coperte di Forze
Americane entro i confini e contro i Governi di altri Stati. A meno che
quelle stesse azioni non fossero avallate in piena e diretta responsabilità
dal Governo degli Stati Uniti, come era avvenuto poche settimane prima di
Ustica per il tentativo fallito di liberare gli ostaggi americani in Iran. E
comunque gli americani non potevano reggere l'onere e la responsabilità di
abbattere direttamente un aereo italiano con nostri cittadini a bordo e nei
nostri cieli.
La direttiva Carter, che aveva fortemente contrariato gli ambienti
conservatori americani e quelli delle Forze Armate e della Cia in special
modo, era stata emanata a seguito delle rivelazioni sui fatti del Cile, ove
si era accertata la diretta responsabilità della CIA senza una espressa
autorizzazione del Governo americano. Al Congresso era in atto una feroce
battaglia per restituire alla CIA piena libertà di azione, per quelle
"operazioni coperte", senza dover necessariamente e sempre coinvolgere
direttamente il Governo degli Stati Uniti d'America. Nell'Ottobre successivo
il Congresso sarebbe riuscito ad approvare il ritorno alla "indipendenza"
dei vertici della CIA per garantire la Sicurezza e gli interessi degli USA.
Carter, due mesi dopo la restaurazione del "vecchio regime", avrebbe
comunque perso le elezioni a favore di un certo Ronald Reagan.
Moltissime condizioni dovevano e potevano "convincere" uomini di partiti
politici, come pure ambienti e uomini delle Forze Armate Italiane, a
collaborare attivamente a questo progetto: a vantaggi di tipo
"affaristico-economico" con "il nemico libico" - con la sostituzione nella
gestione dei medesimi affari di coloro, politici e militari, che ne avevano
avuto per anni il monopolio - si univano fortissimi condizionamenti
politici.
Anzitutto di accredito degli uomini del Partito Socialista di Craxi come
affidabili "re clienti" dell'imperatore statunitense. Lagorio era da pochi
mesi il primo dei Ministri della Difesa italiani che non venisse dalla
Democrazia Cristiana. E la fedeltà che avesse potuto e saputo dimostrare e
accreditare con la vicenda Ustica-Gheddafi e l'installazione dei Cruise a
Comiso, avrebbe potuto essere un ottimo viatico alla Presidenza Socialista
del Governo. [Il suo recente libro: "L'ultima sfida: gli euromissili"
contiene una tale serie di falsificazioni della realta' politica di quei
giorni che chiunque fosse dotato di minima iniziativa politica ne avrebbe
tratto motivazione per una incriminazione. Ma cio' non era successo neppure
di fronte alle sconcertanti e vergognose audizioni che il parlamentare aveva
sostenuto in Commissione "Stragi",. Ndr]
Era stato pertanto fissato che, il giorno in cui il SIOS avesse avuto
informazione attendibile che su un volo proveniente dalla Libia e che
attraversasse i cieli italiani fosse imbarcato il leader libico, sarebbe
stato individuato sul nostro territorio il "velivolo civile" da sacrificare,
operando per fare in modo che l'incontro con il volo di Gheddafi avvenisse
sulla verticale di un punto abbastanza preciso del Mediterraneo, dove i
resti della vittima si sarebbero inabissati a livelli proibitivi.
Un MIG libico si sarebbe alzato da una base italiana e si sarebbe posto in
ombra al velivolo vittima. Gheddafi sarebbe stato lasciato sfilare senza
alcun disturbo, mentre due caccia italiani avrebbero abbattuto il volo
civile, e subito dopo avrebbero ingaggiato il MIG "fingendo di costringerlo"
ad atterrare, per accusarlo di aver eseguito la strage.
Il pilota (libico?, italiano?) di quel MIG, "costretto" all'atterraggio,
avrebbe confessato di essere l'esecutore della strage su ordine di Gheddafi,
alla cui scorta era assegnato. Per questa rivelazione avrebbe ottenuto di
"poter sparire indenne". La notizia sarebbe trapelata nelle solite forme
anonime. Nella concitazione e nella emozione conseguenti alla "rivelazione",
pochissimi avrebbero posto la questione della autonomia del MIG, perchè
fosse analizzata con maggire attenzione la possibilità concreta che quel
velivolo volasse di scorta a Gheddafi. Forse nessuno avrebbe posto il
problema di come fosse stato possibile che la Difesa Aerea non avesse
individuato, accanto al velivolo autorizzato al sorvolo - il famoso Zombie
56 - la presenza di un velivolo militare ostile. Ne' alcuno avrebbe
ricordato che a nessun volo straniero e' consentito di entrare nei cieli
italiani con una scorta militare del proprio Paese.
Una portaerei americana si sarebbe mossa, in sincronia con le dichiarazioni
del pilota del MIG, per portarsi nella notte al di la' della Sicilia e
davanti alle coste libiche e sferrare una durissima rappresaglia sul
territorio libico, con ondate successive dei propri velivoli.
Indipendentemente dalla sorte fisica di Gheddafi, una insurrezione popolare
e militare, attuata con truppe già preparate ed acquartierate in Egitto,
agli ordini del Col. Shaibi, avrebbe rovesciato il regime, sotto la guida di
Politici libici che si erano già resi disponibili ai piani occidentali di
"sostituzione" della leadership del Paese.
Il giorno 27 Giugno, quando giunse conferma che Gheddafi avrebbe
attraversato i cieli italiani, l'unico volo civile trovato "disponibile" per
divenire "la vittima" fu l'Itavia IH 870, che però doveva essere
pretestuosamente fermato per due ore a Bologna, perchè potesse arrivare in
puntuale sincronia al suo appuntamento con la morte, e non potesse sfuggire
al destino che altri avevano determinato per gli uomini, le donne ed i
bambini che erano a bordo.
Ma esistevano l'anima piduista dei servizi funzionali a questo progetto, e
l'anima "andreottiana" delle burocrazie politiche e militari che erano da se
mpre in affari "privati" con il Governo di Gheddafi ed in conflitto con la
precedente. Queste ultime avvertono che c'è un grave ed indefinito pericolo,
un oscuro progetto, dal quale sono state tenute estranee. Il velivolo di
Gheddafi viene pertanto informato di un grave rischio di attraversamento
dello spazio aereo italiano e devia su Malta circa 10-12 minuti prima
"dell'impatto". La azione stragista tuttavia è già partita, e viene portata
a termine. Il DC9 esplode colpito da uno o due missili italiani. Inerti,
cioe' privi di testata bellica.
Nei cieli rimane un "inutile" MIG che, a questo punto deve essere abbattuto.
Troppi si sarebbero posti immediatamente domande su quella presenza isolata
nei nostri cieli di un velivolo ostile. La guida caccia dà ordine di
ingaggiare il combattimento. Il pilota, pur colpito, è bravo e finge di
precipitare in mare, trovando forse complicità anche nella differenza di
visibilità, data l'ora, tra il livello dello scontro 25000 piedi ed il
livello dell'acqua. Il pilota riprende dunque il velivolo a livello della
superficie dell'acqua e tenta di portarsi alla base SIOS di San Pancrazio
nel Salento. Ma il velivolo si schianta - per mancanza di carburante, o per
cedimento fisico del pilota - in un vallone della Sila allineato con la sua
destinazione nel Salento. I piloti italiani lo considerano precipitato in
mare.
Al loro rientro, dopo l'atterraggio, la missione - di cui erano inizialmente
all'oscuro, molto presumibilmente - viene secretata. Ed essi accettano di
tacere. Più per tutelarsi per le proprie responsabilità dirette, io ritengo,
che per una sincera convinzione di principio. Moriranno entrambi a Ramstein
qualche anno dopo, in un "assurdo" incidente della pattuglia acrobatica -
dove erano transitati ambedue dal Reparto di Grosseto -, e proprio quando,
al rientro in Patria da quella esibizione in Germania, li attendeva una
audizione dal Giudice Santacroce, al tempo titolare delle indagini per
Ustica.
E si opta, inizialmente, per la "variante prevista" del cedimento
strutturale. Ma il successivo rinvenimento del relitto del MIG, crea una
infinità di problemi. Una simile missione coperta non può avere più di una o
due alternative. E bisogna ripiegare sulla seconda - l'ipotesi bomba - che
avrà tuttavia bisogno di tempi molto più lunghi e intrighi molto più
sofisticati per essere accreditata. Inizia un ossessivo depistaggio, con una
feroce lotta interna tra le due anime dei servizi, tra le due anime della
politica italiana. Entrambe asservite ad altrui sovranità che non quella
della Nazione, per esclusiva sete di potere. E nessuna delle due tuttavia
può consegnare alla conoscenza pubblica, politica e giudiziaria la unica
verità, che le coinvolge entrambe: l'ignobile tradimento di ogni fedeltà
giurata, e comunque dovuta, al solo Popolo Italiano realizzato con la strage
volontaria di cittadini italiani.
Ai depistaggi ed agli omicidi si uniscono feroci ricatti reciproci, in una
dinamica criminale nella quale si inseriscono tanto il potere americano
quanto l'interessato "silenzio" del leader libico. La vicenda Sigonella con
la contrapposizione diretta tra militari italiani e statunitensi per la
acquisizione del terrorista Abu Abbas, ed il rifiuto successivo di
concessione delle basi italiane per il bombardamento di Tripoli sono la
terribile evidenza di due pesanti cambiali pagate dal nostro Governo al
leader libico in cambio del silenzio sulla nostra diretta responsabilità
nella strage.
Una responsabilità che dunque non è solo militare ma anzitutto politica e
che ha avuto in Cossiga, Presidente del Consiglio, e in Lagorio, Ministro
per la Difesa, i due riferimenti certi per la organizzazione e l'ordine
esecutivo del progetto di strage. E che ha nella struttura di potere che
riferiva ad Andreotti il luogo e le motivazioni che portarono al
"fallimento" del piano nel suo obiettivo politico ultimo. Ma che non volle o
non seppe o non pote' evitare l'eccidio dei cittadini italiani. Poi comunque
l'abitudine a giocare queste sorde battaglie di potere al chiuso dei Palazzi
avrebbe determinato la attiva collaborazione di entrambe le anime-struttura
alla costruzione dell'infame muro di gomma.
--
<--- Minorchio http://www.freecheese.it -->
Giulio Negrini risponde:
E' la trama di un nuovo film fanta western.
Non ci posso credere che è stato Cossiga ad organizzare tutto
forse sarà un topic "tormentone" però....una volta tanto tra le tante
cazzate che vedo su questo ng forse si riesce a fare una discussione
abbastanza seria, almeno spero.
Ho scritto "spero", non tanto per me ma per chi per la prima volta arriva in
questo ng e legge di gente che dovrebbe stare su it.discussioni.folli o
it.discussioni.litigi, anzichè parlare di "insabbiamenti".
ciao
> beh, ammesso che cossiga (che è di casa nelle caserme di mezza italia,
> soprattutto dei reparti "speciali)
si chiamano servizi segreti...
"organismi pletorici" li definì Scalfaro...
non c'entri nulla (magari perché ancora
> gli bruciava il culetto per la morte di moro) e tenuto conto che non sei
> d'accordo con la tesi di aj450.....dì pure la tua: secondo te.....come è
> stato?
sotto il nick aj450 si trincera persona ben informata sui fatti...
so chi è...
Questo testo e' di proprieta' del mensile "SottoVoce - Le Parole
Sono Importanti" (disponibile anche su SottoVoce BBS:
02/603417-6888111). L'autorizzazione per la pubblicazione o la
diffusione attraverso qualsiasi altro mezzo deve essere richiesta
alla redazione del giornale (0336/583197
Intervista esclusiva a Guglielmo Sinigaglia, supertestimone della strage. La
sua versione vale quattro attentati e una vita distrutta
di Gianluca Neri e Antonio Riccobon
USTICA: COLPITO, AFFONDATO.
. Sinigaglia dorme sotto un portico ai margini di un giardinetto pubblico
dietro ad una delle questure milanesi. Notizia spiacciola da trafiletto in
cronaca, se non fosse che Sinigaglia e'uno dei testimoni chiave di Ustica,
ed ha una verita' scottante da raccontare che vale quattro
attentati alla sua vita, e una vita da marciapiede. E' una realta' che tenta
di divulgare da parecchio tempo, ma la sua e' una verita' sconvolgente, al
punto che nessuno hamai avuto il coraggio di raccontarla per intero. Abbiamo
incontrato questo controverso personaggio quasi per caso, perche' spinto
dalla necessita' di uscire allo scoperto chiedendo la solidarieta' dei
media. Vive come un barbone, ma si definisce un "nuovo povero". "Si usano
molto liberamente i termini barbone e clochard - dice -, ma none' questa la
terminologia corretta. Il barbone e' uno che per scelta dorme per strada, ma
e' capace di fare nella sua vita una barca di soldi e la sera andare al
ristorante. Poi ci sono gli altri, i nuovi poveri. Il nuovo povero e' uno
che non accetta la sua situazione, che non e' capace di andare davanti ad
una persona, fermarla, e chiedere: per favore, mi dai cento lire. L'unica
cosa che riesce a fare un nuovo povero e' chinare la testa e sedersi in un
angolo, e se qualcuno vuole mette dentro mille lire. Purtroppo l'arte del
chiedere cel'hanno i clochard, non i nuovi poveri. Considerando che
l'italiano e' una bella lingua, sarebbe giusto attuare questi distinguo".
Questa distinzione semantica esiste gia' per sua fortuna nella realta' che
lo circonda: infatti Sinigaglia non ha bisogno di chiedere. E' una sera di
marzo piu' fredda del dovuto, e conversiamo con lui per tre ore, seduti
sulla panchina di un giardino pubblico. La gente della zona lo riconosce, lo
saluta, e ad un certo punto arriva addirittura una signora con una pizza
calda. Alle otto e mezza di sera abbiamo la necessita' di fotocopiare la
mole di documenti che ci mostra. Alle nostre spalle c'e' una copisteria,
chiusa, vista l'ora. Mentre Sinigaglia parla, il titolare torna a prendere
le chiavi di casa che ha dimenticato in negozio; ha una certa fretta, ma gli
chiediamo se puo' farci il favore, e ci dice: "Se sono per la storia di
Guglielmo allora sono gratis". E si parla di trecento fotocopie. Il nuovo
povero Guglielmo Sinigaglia si presenta con una dignita' insospettabile, per
il genere di vita alla quale e' costretto, se lo si vede avulso dalla sua
realta' quotidiana, lo si puo' scambiare tranquillamente per un vecchio
gentiluomo, sobriamente vestito. "Vedi - dice -, la' in un sacchetto ho il
mio cappotto di cachemere, il mio buon vestito, la mia buona camicia e la
mia buona cravatta, chei ndosso quando devo incontrare persone di una certa
importanza, perche' l'immagine ha una sua importanza. Ho uno scopo, voglio
arrivare a qualcosa, e posso anche sopportare questa situazione per un po'.
Ma nel momento in cui raggiungero' il mio bersaglio, o riusciro' finalmente
a sistemarmi, o mi o mi fanno fuori subito".
SCENARIODI GUERRA
Da quando il 27 giugno 1980 il DC9 Itavia con 81 passeggeri abordo e'
precipitato in mare e' stata fatta ogni sorta di ipotesi, dall'incidente
all'abbattimento volontario. Fino al novembre 1990 su Ustica e il suo dramma
sporadicamente vengono date notizie che sembrano piu' illazioni. La piu'
ripetuta e' quella che a bordo delDC9 vi fosse un terrorista neofascista,
per cui venne collocata una bomba a bordo. Nel 1990 l'inchiesta passa dal
giudice Vittorio Bucarelli al giudice Rosario Priore, che inizia una nuova
opera investigativa: dispone un nuovo recupero dei rottami del relitto
affidandolo non piu' alla societa' francese "Infremer", ma ad una inglese,
sicuramente non collegata ai servizi segreti. Con le nuove audizioni fatte
dal giudice Priore non si parla piu' di "tragedia" di Ustica, ma di
"strage". Il testimone che permette questa svolta e' Guglielmo Sinigaglia,
che in cinque giorni di testimonianza traccia un panorama di guerra,
puntualizza e motiva lo scenario, dando corpo a fatti che in precedenza
erano circolati solo come illazioni. Priore trova anche altri testimoni che
gli permettono di incriminare 36 alti ufficiali con reati pesantissimi, tra
cui l'alto tradimento. Guglielmo Sinigaglia - tenente colonnello del SISMI,
addestrato nella legione straniera ed ex guardaspalle di Komeini, sabotatore
di prima linea a fianco dei ribelli afghani - afferma che quella notte era
incorso l'operazione "Eagle Run to Run", mascherata da
un'esercitazionemilitare denominata "Sinadex", che aveva lo scopo di
abbattere l'aereo presidenziale del colonnello Gheddafi e favorire
l'insediamento di un presidente filo occidentale in Libia. Sinigaglia pero'
si spinge piu'in la', e sostiene che l'aereo non fu abbattuto per errore e
che non esplose in volo, ma riusci' ad ammarare. Che ruolo ha avuto
nell'operazione? "Io ero a bordo di un velivolo denominato Nimrod, a capo di
una squadra "presidenziale" composta da 2 italiani del GOS (Gruppo
Operazioni Speciali), 2 francesi dell'SSE e 2 inglesi dell'SAS(Special Air
Service), che aveva il compito di scortare il nuovo presidente libico che si
sarebbe insediato nel momento dell'insurrezione. Tutti gli uomini della
squadretta indossavano tenute da combattimento completamente anonime ed
armate non convenzionalmente, per cui in caso di morte o cattura sarebbero
stati ndividuati come mercenari. Ho partecipato a tutta la pianificazione,e
ho condotto in prima persona l'operazione "Tobruk 1", che aveva lo scopo di
armare gli insurrezionisti. Ho testimoniato cose che ho vissuto in prima
persona. Il fatto che io sappia le dislocazioni di tutto e di tutti e'
perche' io e il colonnello De Marol dovevamo saperlo ai fini operativi, dal
momento che eravamo le due persone preposte a questa operazione". Lei a
quale titolo e' stato reclutato? "Io non sono mai stato reclutato. Qui si
parla di una carriera. Questi sono i lavori che ho sempre fatto. Che si
trattasse di interventi in Iran, Centro Africa, Uganda, Libia o Libano,
questa comunque era la mia vita. La gente che entra in Vagant Cosmic non
viene contattata. Viene estrapolata dai corsi dell'accademia. Scelgono loro.
Hanno preteso due lauree da noi, una in Economia e Commercio con tesi su
diritto internazionale, e una in Ingegneria elettronica". E questo tipo di
vita e' finita dopo Ustica? "No, e' finita nel '90, non nell'80. Infatti
nell'82 a Beirut perdo un dito. La mia carriera non finisce con Ustica;
finisce quando Andreotti, due giorni dopo dall'inizio della mia
testimonianza, fa dichiarare illegale Vagant Cosmic, la piu' alta sezione
dei servizi segreti in Europa, e automaticamente diventa illegale il nostro
lavoro. Per la prima volta qualcuno, davanti alla magistratura, aveva
parlato di Stay Be-hind, e quindi di Vagant Cosmic, che ne e' la piu' alta
espressione". E tutto questo succede dopo la sua testimonianza a Priore?
"Quelli come me rispondono soltanto se toccati. Non siamo mai noi a fare la
prima mossa. E' lo stupido a fare la prima mossa, il buon giocatore di
scacchi non la avoca mai a se'. Anche se questa non era una partita di
scacchi".
INTRIGO INTERNAZIONALE
Quali erano le nazioni che hanno preso parte all'operazione? "Quattro:
Italia, Francia, Germania e Inghilterra. Ognuna con un suo compito
particolare, con bersagli ben precisi. La Germania Occidentale partecipo'
con le Teste di Cuoio; il loro compito era quello di addestrare gli
insurrezionisti all'uso delle armi e alle strategie destabilizzanti.
L'Italia partecipo' con le proprie stazioni radar e una squadra navale
composta dalla Vittorio Veneto, oggi "Tuttoponte" Garibaldi, dislocata al
largo di Ustica, e dagli "Sparvieri", imbarcazioni estremamente veloci,
armate di missili in grado di colpire unita' nemiche fino a 70 chilometri. I
centri radar interessati all'operazione erano quelli di Martina Franca,
Otranto, Iacotenente, Siracusa, Sigonella, Licola, Decimo Mannu, e il
centro Nato Verona Affi. La Francia partecipo' con il GOLE (Groupement
Operationale Legion Etrangere), che aveva il ruolo operativo di guidare la
presa di Tripoli da parte degli insurrezionisti; il REI (Regiment Etrangere
de Infanterie), battaglioni con il compito di impedire la ritarata
delleforze libiche dal Ciad; il GIRLE (Groupement d'Intervention Rapide
Legione Etrangere), i cui obiettivi erano la cattura di Jallud e la
distruzione del centro nucleare libico; e il FOCH, una squadra navale
composta da 2 sottomarini dislocati al largo della Sicilia orientale.
L'Inghilterra era presente con l'SBS (Special Boat Service), una compagnia
composta da 156 uomini e 27 ufficiali, divisi in 5 squadre ciascuna, un
sommergibile e due velivoli Nimrod, posizionati uno tra Cipro e Creta per
sorvegliare i movimenti della squadra navale sovietica e l'altro a largo di
Ustica. "Sinadex" era poi un'operazione di copertura Radar elaborata dal
centro aeronautico di Borgo Piave, sotto il diretto controllo del centro
radar di Verona AFFI. Nessuno aveva mai detto prima di me che sotto terra,
sotto i campi di grano c'era una base in grado di fare queste cose. Gli
inquirenti rimasero colpiti dall'esistenza di strutture come quelle di Borgo
Piave e della base silana, edell'interconnessione di esse con la "Synadex".
Rilevante e' il fatto che vi sia una pista per velivoli da guerra in una
zona ostica come la Sila. Il fatto che quella sera si voleva abbattere
Gheddafi e' confermatoanche da un'altra cosa: gli sarebbe stata concessa
un'aerovia sull'Adriatico, non sul Tirreno, allungandogli il tragitto e
constringendolo a passare sull'Italia, quando l'Italia puo' essere sfiorata
soltanto marginalmente. Tra l'altro le aerovie vengono concesse 24 ore
prima. Ambra 17 quella notte veniva definita "Zoombie". "Zoombie" sta per
"Capo di stato ostile". Gli aerei che transitano in quelle aerovie non
possono essere scortati, perche' c'e' un patto tra le nazioni che vieta in
assoluto che un velivolo civile, pur avendo a bordo un capo di stato, possa
essere scortato da aerei militari armati".
L'ABBATTIMENTO
Cosa successe la sera del 27 giugno?
"L'aereo dell'Itavia venne abbattuto alle 20:56. I piloti riuscirono a
manovrare l'apparecchio per qualche minuto. Il missile colpi' l'apparecchio
solo con le appendici aerodinamiche, provocando uno squarcio non molto
ampio, ma sufficiente a depressionarlo, ed esplose oltre. Per effetto della
depressurizzazione alcuni passeggeri vennero risucchiati. I piloti, grazie
alla loro esperienza, riuscirono ad ammarare alle 21:04. E' strano che dalle
indagini dell'autorita' giudiziaria risulti che il cambio dei nastri che ha
determinato un vuoto di 4 minuti sia avvenuto per "scopi dimostrativi ad un
operatore della base di Marsala". Da non credere: proprio mentre c'e' un
velivolo che sta precipitando". Quando vi accorgeste di avere colpito un
aereo civile?
"Quando, a bordo del Nimrod, il capitano Keerstiens disse che il pilota era
formidabile e talmente bravo da non poter essere libico". Secondo lei allora
l'aereo non e' esploso in volo, ma e' riuscito ad ammarare. "L'aereo ammara
esattamente 8 minuti dopo essere stato colpito. E non sono soltanto io a
dirlo, c'e' anche la perizia Luzzatti. E' importante il fatto che impieghi 8
minuti; se un aereo esplode in volo cade in due minuti. Il fatto che
impieghi 8 minuti vuol dire che il pilota e' riuscito a manovrare. La
perizia Luzzatti sostiene anche che per poter virare l'aereo doveva avere
ali e coda. Esclude poi che la coda si sia separata in aria, e afferma
invece che la rottura avvenne per un violento colpo agente dal basso verso
l'alto, con tutta probabilita' al momento dell'impatto con l'acqua". Il
missile viene sparato da un sommergibile. Nazionalita'? "Francese. Ma adesso
fa bella mostra a Parigi, e' diventato un museo galleggiante. Ci sono ancora
i segni della rampetta messa apposta per quell'operazione. La Francia era
una delle poche ad avere un sommergibile idoneo ad un'operazione del genere.
I nostri erano troppo piccoli, e non avrebbero neanche retto alla spinta
dello "Standard", il tipo di missile utilizzato. Una videocassetta, di cui
parlo' anche "l'Espresso", dimostra la battaglia aerea avvenuta e certifica
l'esistenza dello standard. Il giudice Priore chiede subito il recupero di
quest'ultimo. Vienetrovato, gli americani chiedono di poterlo esaminare,
dopodiche' sparisce.". Come e' potuto succedere che abbiate colpito un aereo
civile italiano mentre il vostro obiettivo era l'aereo di Gheddafi?
"Perche' Gheddafi e' stato avvertito dell'operazione in corso". E da chi e
per quale motivo Gheddafi e' stato avvertito? "Bisognerebbe chiederlo ai
due uomini politici che l'hanno fatto. Ma non li si puo' nominare". E Priore
non ha agito contro questi due politici? "Non ci riesce, perche' nessuno fa
i nomi. C'e' un'entita' politica, ma chi e'? Non si hanno foto o nomi in
codice di questi personaggi. Io posso anche arrivarci per deduzione, ma non
si puo' testimoniare una cosa se non si ha un supporto o un riscontro da
fornire al giudice perche' possa accertare qualcosa. Io ho detto che il
generale Franco Pisano (che fu chiamato a presiedere la commissione di
inchiesta che dichiaro' che l'Aeronautica Militare non aveva svolto nessuna
attivita' nella sera del 27 Giugno 1980 e pertanto non aveva avuto nessun
ruolo e nessuna colpa nella sciagura aerea del DC 9 Itavia), ebbe un ruolo
rilevantissimo nell'operazione "Eagle Run to Run". Per questo mi ha
denunciato per calunnia e diffamazione, affermando di essere comandante di
una scuola di volo, per cui non poteva avere niente a che fare con Ustica.
Invece in Ustica lui ha avuto un ruolo: era a Cagliari da cinque giorni,
c'erano le prove del suo ingresso alla base di Decimomannu e c'era la prova
tangibile che lui, nel momento in cui scatto' l'operazione "Eagle Run to
Run" era nella sala operativa. Per questo e' stato incriminato con l'accusa
di alto tradimento. In casi come questo si hanno nome, cognome e ruolo. Io
so per certezza chi erano quei due politici, ma non posso dimostrarlo.
Quindi, in pratica, non lo so". "E' stato quindi possibile a due soli uomini
politici italiani mandare a monte un'operazione di questo genere,
organizzata dai servizi segreti di quattro nazioni e che probabilmente aveva
richiesto lunghi tempi di preparazione?" "Era preparata da mesi e mesi. In
casi come questo non si va allo sbaraglio. Quella notte era in azione il
"top dei top": una mosca non poteva passare inosservata. L'unico modo di
fermare l'operazione era quello di darci il DC9 Itavia. E che avessero
intenzione di darci il DC9 Itavia e' provato dal fatto che l'equipaggio di
quell'aereo, civile, fosse militare". Lei sta dicendo che qualcuno ha messo
di proposito il DC9 Itavia al posto dell'aereo di Gheddafi? Che e' stata una
cosa preventivata e non un errore? "La rotta del velivolo era
Bologna-Palermo: da nord-ovest per sud-est. Le sembra possibile che fossimo
talmente stupidi da aspettare l'aereo di Gheddafi, che invece aveva come
rotta sud-ovest per nord-est, e non capire su uno schermo radar che l'aereo
sta andando a sud, quando noi ne aspettiamo uno che va a nord? Come mai
l'equipaggio del DC9 Itavia si comporta in questo modo anomalo? "Come si
puo' evincere dalla perizia Luzzatti, sembra quasi che quest'equipaggio sia
avvezzo ad operare nell'ambito dei servizi segreti. Fa eccezione l'allieva
di bordo Rosa De Dominicis. Pertanto, con una simile formazione, e' ovvio
che le risposte siano di tipo militare. Per cui, se viene detto al pilota di
uscire dall'aerovia Ambra 13, che e' quella che gli e' stata assegnata, e di
entrare in Ambra 17 invertendo la rotta, lui esegue". Ma dai radar avreste
dovuto accorgervi dell'inversione di rotta. "Noi controllavamo Ambra 17,
perche' aspettavamo qualcuno, non Ambra13. Per cui se qualcuno fa fare al
DC9 un'inversione di 180 gradi e lo fa passare nel punto Condor (un punto
cieco per tutti i radar, che si trova al largo di Ustica) al posto
dell'aereo di Gheddafi, noi troviamo il bersaglio". Quindi gli avrebbero
detto verosomilmente di atterrare a Napoli? "Si, a Napoli Capodichino". Ma
non era un po' tardi per farlo virare? Il DC9 era gia' in fase di
atterraggio. "Ci sono due modi per giustificare questa manovra. La prima e'
l'indisponibilita' dell'aereoporto: al pilota vengono comunicati una nuova
aerovia e un nuovo punto di atterraggio. La seconda e' che per motivazioni
particolari il comandante deve assoggetarsi a questo ordine, In questo caso
come ho gia' detto le motivazioni sarebbero militari. L'Itavia ha sempre
avuto contatti con i servizi segreti. Il pilota sapeva di avere a bordo roba
nostra, per cui puo' aver
pensato di dover atterrare a Napoli Capodichino, perche' era a Napoli che
doveva consegnare il materiale. In realta', invece, era per farlo abbattere.
I curriculum dell'equipaggio danno adito a presumere che la loro formazione
sia di tipo militare o prettamente militare. Vi sono documenti della perizia
Luzzatti a pagina 5, ove risulta ad esempio, che il capitano Domenico Gatti
ha conseguito il brevetto di pilota civile di terzo grado nel '67, e quello
di ufficiale di rotta di prima classe nel '68. La cosa e' alquanto strana:
prima si devono conoscere le rotte, poi si puo' diventare piloti".Chi ha
deciso di mettere in mezzo l'Itavia? "Stranamente la compagnia aerea Itavia
aveva come vice-presidente il generale Cinti. La presenza di un cosi' altro
ufficiale ingenera qualche perplessita', considerando anche che l'Itavia si
avvaleva di velivoli a nolo. L'obiettivo per noi era Gheddafi. Pero' non
potevano permetterci di farci abbattere il suo aereo se qualcuno invece
intendeva proteggerlo. Se pero' non arriva l'aereo, come tutti i piani
strategici dicono, sono pronte una seconda e una terza mossa da attuare, per
cui l'insurrezione ci sarebbe stata comunque. Cosi' ci viene dato in pasto
un altro aereo, che viene abbattuto credendo sia quello di Gheddafi. Quando
ci viene comunicato che l'apparecchio e' civile, e' troppo tardi per attuare
i piani di emergenza e chiaramente l'operazione fallisce. C'e' da rilevare
in questo senso una cosa stranissima: il TG1 da' notizia del velivolo Itavia
disperso alle 21:15. L'aereo ha l'impatto alle 20:56; e' passato troppo poco
tempo per non destare il sospetto che qualcuno avesse interesse a comunicare
subito ai media che un aereo civile era precipitato". Ma non sarebbe bastato
non abbattere nessuno? "No, perche' quando scatta un'operazione del genere
non e' possibile fermarla. Hai dei piani strategici e sei inarrestabile. Nel
momento in cui diventi operativo in queste cose non c'e' niente e nulla che
possa fermarti: neanche il Presidente della Repubblica". Perche' Gheddafi
non doveva essere abbattuto? "Allora, adesso deve scattare la seconda
analisi: l'operazione si ferma, va tutto a puttane. Per capire Ustica
bisogna andare avanti nel tempo: due mesi dopo alcune lobby economiche
riconquistano i pacchetti azionari detenuti dalla Libia. La FIAT ad esempio,
da "Fabbrica Italiana Automobili Tripoli", torna "Fabbrica Italiana
Automobili Torino"; altro vantaggio strategico e' che decade il protettorato
libico su Malta, ove il regime di Gheddafi stava costruendo rampe di
missili. L'Italia riesce ad ottenere il petrolio, nonostante le
difficolta'. Bisogna ricordare che il petrolio libico e' uno dei piu'
pregiati perche' contiene la piu' alta percentuale di benzina ricavabile dal
greggio. E' tutta una concatenazione di eventi". Dalla registrazione delle
conversazioni tra i piloti si e' scoperto che l'ultima parola di uno dei due
e' stata "Guar...", che si presume stesse per "Guarda!". Non avrebbe dovuto
essere registrato anche l'ordine di passare da Ambra 13 ad Ambra 17 e di
invertire la rotta? "Quelle cassette sono stranamente piu' corte della
durata del volo. Quando vennero trovate si scopri' quest'anomalia
macroscopica. Considerando poi che il volo e' decollato con un notevole,
documentato ritardo, e che i due registratori entrano in funzione dal
momento in cui si chiudono i portelli, pare ancora piu' strano che di questo
lasso tempo non vi sia traccia nelle cassette. C'e' anche la possibilita'
che queste ultime siano gia' state ritrovate in precedenza, e che siano
state manomesse e ricollocate dov'erano.".
L'AFFONDAMENTO
Cosa successe dopo che l'aereo ammaro'? "Per inibire la procedura
d'emergenza dopo l'ammaraggio avvertirono il comandante che aveva a bordo
nella stiva degli ordigni al fosforo, e che l'applicazione di questa
procedura avrebbe sicuramente provocato un'esplosione. Gli Sparvieri
probabilmente imbragarono il velivolo per sostenerlo nel galleggiamento, in
attesa che arrivassero i mezzi di soccorso. A bordo del Nimrod venimmo a
sapere da loro che l'aereo era un velivolo civile italiano, e la base di
Decimomannu ce lo confermo' subito dopo. Il comandante del DC9 probabilmente
diede disposizione di non abbandonare il velivolo, riuscendo a mantenere la
tranquillita' tra i superstiti, confortati nel vedere il velivolo imbragato.
Stranamente un alto ufficiale della marina e poi deputato, Falco Accame,
affermo' in una nota dell'ADN Kronos che si potevano salvare parecchie vite
umane dal DC9. Accame non specifica quale sia la fonte da cui attinge
quest'informazione o se sia un episodio vissuto in prima persona. Resta
certo pero' che l'onorevole Falco Accame ha sempre ribadito questa sua
versione dei fatti." Che cosa avvenne a quel punto? "Alle 23.30 il comando
operativo diede ordine al sottomarino inglese, che aveva a bordo gli uomini
del SBS, di recarsi nel punto in cui era ammarato l'aereo. Gli ordini,
impartiti in codice, furono di farlo inabbissare con cariche morbide di
Dynagel, dal momento che contro ogni dato scientifico l'aereo galleggiava
ancora. La decisione dell'inabbissamento "chirurgico" era stata presa
perche' i passeggeri e l'equipaggio potevano essere letali, considerando
anche la presenza a bordo di un giornalista, che avendo vissuto sulla pelle
un simile evento certamente non si sarebbe lasciato intimidire. I corpi
recuperati indossavano il giubbotto salvagente ed erano privi di scarpe.
Tutto questo comprova l'emergenza vissuta a bordo e il fatto che furono
attuate tutte le misure di sicurezza previste in simili situazioni. I corpi
erano anneriti dalla reazione provocata dal contatto con l'acqua salina del
fosforo bicomponente che il DC9 stava trasportando. Invece i corpi
recuperati a parecchie centinaia di miglia dall'ammaraggio, catapultati nel
vuoto per effetto della depressurizzazione, erano privi di giubbotto di
salvataggio. Un ulteriore dato che conferma l'ammaraggio e' che tutte le
vittime recuperate avevano i timpani rotti a causa della rapida discesa da
6200 metri a 3000 effettuata per annullare gli effetti della
depressurizzazione". Chi era il giornalista che era a bordo dell'aereo?
"Era il fratello di Daria Bonfietti, oggi presidente dell'associazione
parenti delle vittime di Ustica". Quanto tempo sarebbe rimasta la gente,
viva, all'interno dell'aereo? "Parecchie ore". Da chi e' arrivato l'ordine
di far affondare l'aereo? "Dalle eminenze grigie. Ma bisogna capire chi
sono le eminenze grigie: si puo' essere a livelli di primi ministri o di
delegati di primi ministri". L'esplosivo per far esplodere l'aereo non ha
lasciato tracce? "Qualche traccia si': qualcosa dalle prove metallurgiche
si trova ancora". E' stato trovato del TNT. "Che, non a caso, e' un
componente del Dynagel". Ma non era un rischio usare un esplosivo di cui si
sarebbero potute trovate tracce? "Infatti il Dynagel lo si ritrova in
componenti, ma non nell'integralita' della miscela che lo compone. E' un
esplosivo particolarmente idoneo per un certo tipo di cose: la salinita'
dell'acqua marina lascia dispendere alcuni componenti e ne lascia ritrovare
degli altri. Gli SBS non sono gli ultimi cretini: sanno quello che fanno".
Di Mario Naldini cosa mi sa dire? "Poco o niente: non era nella nostra
sfera". E' uno dei piloti delle Frecce Tricolori morto nell'incidente di
Ramstein. "La cosa piu' brutta di Ustica e' quella di cercare di sporcare
le persone, di assegnare loro ruoli che non gli appartengono e di fargli
vestire abiti che non hanno. L'accusa che gli viene fatta, ovvero che fosse
in volo quella sera, non e' credibile. Anche perche' cio' che doveva volare
il 27 giugno 1980 e' stato deciso nella pianificazione. Naldini non era
sicuramente in volo quella notte o, se era in volo, non era sui cieli di
Ustica". Quindi fare il suo nome sarebbe stato un tentativo di despistaggio?
"No, e' stato usare una persona deceduta perche' non puo' esporre la propria
versione. Troppo facile parlare di chi non ha piu' la possibilita' di
replicare".
I SOCCORSI
Fra l'altro, anche se si fosse trattato di un normale incidente, i soccorsi
sono partiti con un ritardo clamoroso. "Si, ma con un'eccezione: il Gipsi
Buccanier alle 21:04 capto', grazie ad uno sforamento di qualche secondo
dell'ombrello elettronico che inibiva le comunicazioni, il "MayDay"
dell'aeromobile Itavia che comunicava il punto stimato dell'ammaraggio. Il
Gipsi Buccanier cerco' di farsi ripetere le coordinate dal DC9; rispose
invece la Vittorio Veneto, comunicando di proposito un punto errato. Il
comandante si diresse verso il luogo indicato dalla Vittorio Veneto, e dopo
aver perlustrato attentamente senza trovare traccia dell'aereo, alle 02:00
decise di recarsi nel punto da loro stessi captato. Alle 05:30 giunsero a 3
miglia dal relitto. Fecero in tempo solo a vedere la timoniera affondare.
Il comandante del Gipsi mori' stranamente qualche anno dopo; l'ingegnere di
bordo tento' di dire che cosa avvenne ma fu convinto a non farlo. Per la
cronaca, dopo Ustica il Gipsi Buccanier ottenne contratti vantaggiosi in
Asia. Anche il traghetto Napoli-Palermo capto' il punto d'ammaraggio
diramato dalla Vittorio Veneto e devio' la sua rotta. La Vittorio Veneto, in
ossequio agli ordini ricevuti, continuava a convogliare tutti i natanti
lontano dal punto d'ammaraggio e, per rendere piu' credibile il punto,
aveva inviato anche parte della squadra e alcuni elicotteri. Il punto
nautico dove venivano inviati i soccorsi era un punto realistico, non reale,
infatti era la zona dove si potevano trovare i corpi delle vittime
scaraventate nel vuoto per l'effetto della depressurizzazione. La Vittorio
Veneto venne poi mandata al carenaggio perche' fosse trasformata nella
"tuttoponte" Garibaldi, permettendo cosi' la smobilitazione di tutto
l'equipaggio. Il recupero delle parti dell'aeroplano e del suo carico e'
potuto iniziare solo la mattina del giorno successivo all'incidente, a causa
dell'oscurita' e della forza del mare durante la nottata. Questa e' la
dichiarazione dell'ammiraglio, comandante della squadra della Vittorio
Veneto. Il mare a Ustica era a forza due. Come fa una squadra come quella
della Vittorio Veneto a non poter intervenire? E' di carta? Col mare a forza
due si fa tranquillamente il bagno. Il massimo di forza del mare a' 10:
quando e' a 2 lo si puo' paragonare alla scia lasciata da un'off-shore".
RANDAGIO
Com'e' che da ex tenente colonnello del Sismi e' stato costretto a questo
tipo di vita? "E' molto semplice: mi hanno bloccato tutte le prospettive
finanziarie e le possibilita' di lavoro. Che alternative puo' avere un uomo
in queste condizioni? Andare a ritrattare, come hanno fatto altri, e avere
il portafoglio pieno, oppure restare coerente con se' stesso. E' cosi' che
ci si ritrova in mezzo ad una strada". E' possibile che i servizi, nel corso
di questi anni, non abbiamo mai tentato di ucciderla? "Quattro volte. Pero'
dopo l'ultima ho mandato un chiaro messaggio. Se io crepo allora non si
trattera' piu' soltanto di coprire Ustica. Ustica verra' insabbiata, ma
allora chi di dovere dovra' spiegare gli altri operativi che ho fatto:
Afghanistan, Ciad, Iran. Ci sono tre notai che hanno in mano documenti che
sono autorizzati a divulgare in caso di mia morte". Lei ritiene di essere
ancora sotto controllo? "Puo' darsi di si, come di no. Se si', possono
rimanere soltanto delusi, sarebbero soldi spesi inutilmente. Se no, vuol
dire che sono abbastanza intelligenti". Si e' ancora lontani dalla
conclusione? "Non ci puo' essere conclusione. La mia testimonianza ha
provocato l'incriminazione di tutti questi generali, ed io nell'80 ero solo
un capitano che comunque aveva alle spalle un operativo come quello
dell'insediamento di Komeini in Iran. E' possibile anche solo pensare che
non ci sia un qualche generale che sappia molto piu' di me? Ustica e'
collegata a tante altre cose. A Vagant Cosmic soprattutto. La
disintegrazione di Vagant Cosmic e' importantissima per capire anche fatti
di stretta attualita'. Gente che era abituata ai soldi, e che tutto sommato
ha svolto i lavori che gli erano stati commissionati, puo' anche essere
portata a non accettare di avere le tasche vuote. Una parte di questi
uomini, ad esempio, e' stata reclutata per andare a combattere in Croazia.
Gente come noi sul mercato ha un grande valore. Da qui possono nascere le
deviazioni. Un esempio per tutti: la banda Savi, di cui si parla sempre a
sproposito. Ebbene, secondo me la banda Savi non e' niente piu' e niente di
meno che un filo del Sisde che rientra sotto le squadrette "K", "Scorpioni",
"Ossi". La banda Savi e' una di queste squadrette che ad un certo punto e'
sfuggita al controllo e si e' messa a fare i fatti suoi suoi. Questo
spiegherebbe ad esempio perche' utilizzassero armi in dotazione solo ai
servizi segreti, come il famigerato fucile sottoposto a perizia balistica
dopo la strage del Pilastro. E' mia opinione che non esistano appartenenti
alle forze dell'ordine di qualsiasi livello che impazziscano di colpo. Se
andavano a rapinare e' perche' sapevano di avere il culo coperto. E questo,
ripeto, e' solo un esempio." Quali sono, adesso, le sue richieste?
"Considerata la condizione in cui siamo, una roulotte sa gia' di casa.
Ecco, vorrei solo una roulotte. Certo, sarebbe bello avere anche qualche
soldo per potersi iscrivere ad artigianato. Potremmo, io e il mio compagno
d'avventure, metterci in giro a lavorare come fanno ad esempio gli
impagliatori di sedie, e magari potrebbe essere il primo passo per risalire.
Bisogna anche considerare che ho un compagno di viaggio che non ha voce. Lui
ha perso casa e lavoro, e adesso si ritrova sulla strada, senza prospettive.
Io ho almeno Ustica di cui parlare: un filo di voce mi e' rimasto, ma a
nessuno verrebbe in mente di andare ad intervistare lui. Con una roulotte e
la possibilita' di lavorare, il trenta-quaranta per cento della gente che e'
per strada puo' risorgere. E un'operazione del genere su ogni singola
persona e' un'investimento di cinque-seicento mila lire. Io e lui siamo
comunque tra i piu' fortunati di Milano. I condomini dei caseggiati qui
intorno ci rispettano, perche' sanno che non facciamo niente di male. Ogni
sera viene giu' qualcuno, saluta, si interessa, fa domande, se ha qualcosa
da mangiare ce la porta giu'. Qui non siamo trattati male, ma e' sempre la
vita di un pavimento."
Gianluca Neri e Antonio Riccobon
Voglio dire che la versione fornita dall'anonimo (mica tanto!) sui fatti
accaduti ad Ustica è attendibile.
Do you understand?
Giulio
è stato un ufo !!!
Da qui possono nascere le deviazioni.
Un esempio per tutti: la banda Savi, di cui si parla sempre a
> sproposito. Ebbene, secondo me la banda Savi non e' niente piu' e niente
di
> meno che un filo del Sisde che rientra sotto le squadrette "K",
"Scorpioni",
> "Ossi". La banda Savi e' una di queste squadrette che ad un certo punto e'
> sfuggita al controllo e si e' messa a fare i fatti suoi suoi. Questo
> spiegherebbe ad esempio perche' utilizzassero armi in dotazione solo ai
> servizi segreti, come il famigerato fucile sottoposto a perizia balistica
> dopo la strage del Pilastro. E' mia opinione che non esistano appartenenti
> alle forze dell'ordine di qualsiasi livello che impazziscano di colpo. Se
> andavano a rapinare e' perche' sapevano di avere il culo coperto. E
questo,
> ripeto, e' solo un esempio."
> Gianluca Neri e Antonio Riccobon
>
>
> http://www.coloseum.com/ustica/usafoto.htm
>
> http://aviation-safety.net/specials/ustica/ustica.htm
e non si è mai presentata ai magistrati
"minorchio" <non_voglio_monnezza_ne...@capito.boh> ha
scritto nel messaggio news:RvKy5.11264$Q23.2...@news.infostrada.it...
ulisse <--------giu...@hotmail.com------------> aggiunse...
>
> e non si è mai presentata ai magistrati
Giulio Negrini says:
non dare fiato alla bocca a sproposito, non fare affermazioni gratuite
ovvero non discutere di cose che non sai...
oppure, non depistare !