Eh..
Mi serve aiuto da ingegneri che hanno ancora dimestichezza con materie e
definizioni di cui ricordo l'esistenza.
Sto facendo una tesina per un corso di istruttore di karate, intitolata
fisica nel karate, prendendo spunto dal lavoro fatto qui
http://fisicadelkarate.altervista.org/
Facendola breve, lo scopo era capire, se l'efficacia della tecnica,
intesta come tecnica definitiva (kaput :) ) il "peso" della massa
coivolta e della velocità. Peso che a mio avviso è legato all'esponente
della massa e della velocità nelle equazioni che determinano la
Forza/Energia del colpo.
Ecco.. già citando forza ed energia ho usato termini per cui la velocità
ha esponenti diversi.. nell'energia cinetica è al quadrato.
Generalmente negli urti analastici (tipo i colpi sulle persone) si
conserva la quantità di moto e non l'energia cinetica, parte della quale
è dissipata nel lavoro di deformazione.
Il fisico Gianino, che ha fatto tutto il lavoro del sito sopra, mi dice:
LUI DICE
Un pugno per il tameshiwari (esercizio di rottura di tavolette, mattoni,
ghiaccio etc) deve cercare di deformare l'oggetto da rompere
coinvolgendo tutto l'oggetto alla deformazione e quindi distribuendo
l'energia prodotta alla deformazione in tutta la tavoletta o il mattone,
IO DICO
No, scusa.
Devi colpire con una forza tale da provocare gli effetti
flessionali/tagio per cui si arriva alla tensione di rottura del
materiale (che poi non essendo plastico si propaga in rottura).
QUi non entra particolarmente in gioco la pressione.. o meglio è secondaria.
LUI DICE
diverso è il caso in cui vuoi cedere tutta l'energia solo ad una parte
limitata dell'oggetto. Per intenderci immaginare di forare la tavoletta
e non romperla.
IO DICO
Ok... pensiamo a colpire la tavoletta con 2 oggetti diversissimi.
Uno di grande massa e poca velocità (una palla d'acciaio spinta), uno
con una piccola massa e grande velocità (una palla vetroresina sparata).
Entrambi sono scagliati contro la tavoletta in maniera tali che il
prodotto massa * velocità sia costante.
In questo caso, bisogna distinguere, secondo me una cosa fondamentale..
la forma dell'oggetto. Ipotizziamo, per semplicità l'indeformabilità dei
materiali.
A pari forma dell'oggetto gli effetti sulla tavoletta (e quindi le forze
interne al materiale) sono assolutamente uguali.
Con forma diversa, ovviamente torna il ragionamento, in quanto si ha una
pressione sul materiale tale da provocarne la deformazione puntuale (e
quindi come il chiodo di infilarsi).
Ma questo concetto, è da applicare alla modalità di colpo. Ad okynawa,
mi raccontava un maestro di gojo, si dice che si usa il pugno (mano
chiusa) quando non si vuole far male.. solitamente colpiscono con le
dita (ma hanno le mani rovinate dall'allenamento.. cosa che noi non
possiamo permetterci).
Quindi non è un discorso di massa e velocità ma di pressione!
Siccome da quando sono uscito dall'università ho cambiato indirizzo
(termotecnica ed acustica) e la statica e la dinamica delle strutture la
ricordo poco o nulla, chiedo un vostro aiutino.