Io credo che il P.M. non sia in grado di rispondere all'istanza, perché la
premeditazione era più che evidente (e chiunque avrà la pazienza di leggere
l'istanza, a mio parere, ne sarà altrettanto convinto) e sono convinto che
anche il P.M. lo sa, ma io continuerò a chiedergli, più o meno
pubblicamente, che risponda, specialmente se non sarà rimediato
al suo "errore".
E quando si saprà cosa ha fatto e che non vuole motivare
il suo operato, voglio vedere come si comporterà quel P.M. ed anche l'
A.N.M...
Potranno continuare a far finta di niente e a non rispondere nulla?
Qui di seguito riporto un estratto di detta istanza, la cui versione
completa è disponibile nella pagina
www.tiricordiamo.it/istanza_pm_primo_grado.htm .
Per renderla più comprensibile espongo qui di seguito un breve riassunto dei
fatti.
Un giovane di 29 anni, Luca Tonello, è stato assassinato la notte del
30.10.00 in un luogo buio e isolato lungo il fiume Sile. Lo ha condotto lì
la sua ex ragazza, Rossana Bertelli, e poi il ragazzo di lei, Alessandro
Mandalà, lo ha assalito alle spalle e lo ha ucciso, fracassandogli il cranio
con vari colpi di mazzetta e pugnalandolo più volte alla schiena.
Dagli atti del processo risulta che il piano per il delitto è stato studiato
tra il 29 ed il 30.10 e che il movente era quello di ottenere dei soldi per
i divertimenti, soprattutto utilizzando la tessera bancomat di Luca, della
quale la Bertelli conosceva il codice segreto (ma non ci sono riusciti).
**************************************
Treviso, 3 agosto 2003
Al Pubblico Ministero Dott.ssa Luisa Napolitano
Oggetto: Istanza relativa alla richiesta di rinvio a giudizio dell'8.11.2001
a carico di Rossana Bertelli e altri, per l'assassinio di Luca Tonello.
...
A causa dell'atroce assassinio di mio figlio, sto sopportando un dolore
immenso, che sta influendo anche sulla mia salute. Una delle cause del mio
dolore è la mia convinzione, fino a prova contraria, che non è stata fatta
giustizia, in quanto la condanna inflitta alla Bertelli non è conforme agli
atti del processo.
Poiché, a mio parere, la causa prima di detta troppo lieve e ingiusta
condanna, è la mancata contestazione della premeditazione, qui di seguito Le
ho scritto perché sono convinta che l'uccisione di mio figlio è stata
premeditata e poi Le ho posto tre domande per invitarLa a dimostrarmi il
contrario.
Se Lei rispondesse coerentemente a dette domande, mi convincerei che la
premeditazione non c'è stata, per cui mi convincerei anche che la condanna
inflitta alla Bertelli, anche se lieve rispetto a quanto si meritava, è,
almeno, conforme agli atti. E questa convinzione potrebbe aiutarmi a trovare
un po' di pace e, quindi, ad attenuare il mio dolore.
Attualmente, però, almeno fino a prova contraria, sono convinta che la
premeditazione c'è stata.
E dello stesso mio parere, più o meno esplicitamente, si sono dimostrati:
· il mio avvocato, ... , che dopo averla dimostrata in aula, ha
chiesto di aggiungerla alle imputazioni (ma Lei ha risposto di no, ...;
· il dirigente della Squadra Mobile, ... ;
· il Giudice di primo grado, ... ;
· il Procuratore Generale di Venezia, ... , che nel suo ricorso
per Cassazione ha evidenziato una sostanziale (ancorché non contestata)
premeditazione;
· il Presidente della Corte di Assise di Venezia, ... , che nella sentenza
.. ;
· gli avvocati della Bertelli, ... , che nel loro ricorso in appello, hanno
praticamente ammesso l'esistenza della premeditazione, scrivendo che
Lei non l'ha imputata soltanto perché era consapevole che le dichiarazioni
autoaccusatorie rese dalla Bertelli il 31.10.00, erano inutilizzabili ... -
ma ... non corrisponde alla verità ...;
A mio parere, considerando anche alcuni atti del processo, Lei stessa ha
implicitamente ammesso che l'uccisione di Luca è stata premeditata,
scrivendo, nella Sua richiesta di rinvio a giudizio, che per "per
assicurarsi l'impunità dallo stesso delitto di rapina, aggredivano il
predetto Tonello, anche tramite una mazzetta di ferro ed un coltello,
cagionandone la morte . ". Infatti questa affermazione equivale, in
sostanza, a sostenere che hanno preso la decisione di ucciderlo per non
essere denunciati, il che significa anche che l'hanno presa
contemporaneamente a quella di rapinarlo (altrimenti avrebbero deciso di
rapinarlo senza assicurarsi l'impunità). E dato che la Bertelli ha sempre
dichiarato che la decisione è stata presa il giorno prima dell'esecuzione, a
mio parere significa che i reati di rapina e di omicidio sono stati
premeditati.
Infatti, secondo la Giurisprudenza, se la decisione di effettuare un crimine
avviene prima della sua esecuzione, anche di un breve lasso di tempo
(perfino un'ora), esiste la premeditazione.
Per dimostrare questa affermazione espongo, qui di seguito, una massima data
dalla Corte Ass. di Monza il 2.4.1996. ... .
PROVE CHE DIMOSTRANO L'ESISTENZA DELLA PREMEDITAZIONE
Qui di seguito Le espongo le varie dichiarazioni e fatti che, a mio parere,
confermano l'esistenza della premeditazione.
Naturalmente si tratta di elementi risultanti dagli atti del processo e che,
quindi, Lei dovrebbe aver considerato nel decidere le imputazioni.
1. Dichiarazione della Bertelli alla Polizia Giudiziaria, del 31.10.2000
La Bertelli ha dichiarato che nel pomeriggio di domenica 29.10 "Con
Alessandro ci accordavamo che sarebbe stato meglio ucciderlo, ... ".
2. Dichiarazione di Mandalà alla Polizia Giudiziaria, del 31.10.2000
Mandalà ha dichiarato: "Lei ha ribadito che l'unica soluzione per venire in
possesso del bancomat senza avere alcun tipo di complicazione, era quella di
ucciderlo colpendolo alla testa". ... .
3. Lettera della Bertelli all'ispettore Schirru del 2.11.2000
La Bertelli, tra l'altro, ha scritto "se sono io quella che ha ingegnato
tutto, non sono io che l'ho ucciso". Poiché "tutto" comprende anche l'
uccisione, significa che anch'essa è stata ingegnata, e cioè premeditata.
4. Dichiarazione della Bertelli al G.I.P., del 3.11.2000
La Bertelli, alla presenza del suo avvocato, ha dichiarato "Da circa una
settimana io ed il Mandalà avevamo pensato di rapinare ed anche di uccidere
il Tonello. ... ".
5. Dichiarazioni di Mandalà durante la ricognizione sul luogo del delitto,
del 21.6.2001
Mandalà ha dichiarato che mentre seguiva Luca e la Bertelli, cercava il
luogo più adatto in cui fare quello che "aveva in mente", verificando che
verso il Sile ci fosse un dirupo. ... , ma dai fatti risulta che il motivo
era che lui avrebbe potuto più agevolmente gettare il corpo di mio figlio
nel fiume. Infatti è così che ha fatto nella realtà, ... .
Quanto sopra dimostra che Mandalà era ben determinato ad uccidere Luca fin
dall'inizio dell'esecuzione del piano, ... .
Pertanto è evidente che il piano prevedeva che Luca fosse ucciso.
6. Mandalà ha portato con sé un coltello
Mandalà ha portato con sé un coltello, che non gli sarebbe servito se avesse
voluto solo stordire Luca con un colpo in testa. ... .
Pertanto è evidente che il piano prevedeva anche l'uccisione di Luca.
7. Relazione del consulente medico-legale, Dott. Chirillo
... il consulente ha precisato meglio le modalità con le quali Luca è stato
assassinato, come segue.
" ... ".
Da quanto sopra si può dedurre che Mandalà ha iniziato l'aggressione
colpendo Luca di striscio, ... Poi lo ha colpito mentre scappava, il
che spiega perché questo colpo non è arrivato con sufficientemente violenza.
Infine, quando Luca si è fermato e si è girato, ha potuto colpirlo con
violenza (perché Luca era fermo).
Il tutto conferma che Mandalà ha avuto fin dall'inizio dell'esecuzione del
piano, la volontà di uccidere Luca, nonostante che i primi due colpi, per
motivi diversi, non siano stati mortali. Pertanto è evidente che il piano
prevedeva che Luca doveva essere ucciso.
CONSIDERAZIONI SULLE DICHIARAZIONI CON LE QUALI I
DUE COMPLICI HANNO AFFERMATO CHE VOLEVANO SOLO
RAPINARE LUCA.
Poiché Lei non ha voluto contestare la premeditazione neanche su richiesta
del mio avvocato, devo pensare che Lei abbia ritenuto che tutti gli elementi
sopra esposti non dimostrino che l'uccisione di Luca possa essere stata
premeditata e che esistano altri elementi che provano con certezza che l'
uccisione di Luca non è stata premeditata.
Dato che tra questi elementi Lei potrebbe citarmi le dichiarazioni che gli
imputati Le hanno reso durante i Suoi interrogatori, nelle quali hanno
affermato che volevano solo rapinare Luca, Le dimostrerò qui di seguito che
dette dichiarazioni non risultano credibili e/o compatibili con gli altri
atti.
8. Dichiarazione della Bertelli del 14.12.2000
La Bertelli, alla presenza di un suo avvocato, ha dichiarato: "L'intenzione
mia e di Mandalà era quella, solo, di rapinare Tonello. ... Mandalà avrebbe
dovuto solo stordire, con una botta in testa, il Tonello."
In questa versione, diversa dalle precedenti, la Bertelli ha riferito che
avevano solo l'intenzione di stordire Luca, ma non ha spiegato come avrebbe
pensato di cavarsela (...) dato che se Luca rimaneva in vita, una volta
accortosi che gli avevano derubato e poi utilizzato il bancomat, avrebbe
sospettato di lei e, quindi, l'avrebbe certamente denunciata. Pertanto
questa versione non è credibile perché lei non avrebbe rapinato Luca con la
certezza di essere scoperta e arrestata.
Anche il Giudice ha evidenziato la non credibilità di questa versione,
scrivendo: ... .
Inoltre questa dichiarazione non è compatibile ... con altri atti ... .
9. Dichiarazioni di Mandalà del 21.12.2000
Mandalà, alla presenza del suo avvocato, ha cambiato la versione data il
31.10.2000 ... dichiarando che il piano prevedeva che "avrei dovuto colpire
il Tonello appena usciva dalla macchina ... avrei dovuto tramortirlo, ecc.".
Questa dichiarazione non è compatibile con gli altri atti ... .
Ma la dichiarazione chiave, tendente a dimostrare che l'uccisione di Luca
non era stata premeditata, è la seguente: "Quando colpii alla nuca il
Tonello questi anziché perdere i sensi (forse io per la paura non diedi un
colpo sufficientemente forte) egli si voltò verso di me urlando e
aggredendomi nel senso che mi prese per il petto. La Rossana cominciò ad
urlare facendo il mio nome ed i cani della casa ad abbaiare. A quel punto io
non capii più nulla e utilizzai la mazzetta contro il Tonello colpendolo
ancora alla nuca e a quel punto il Tonello finì a terra senza tuttavia
perdere i sensi.".
A mio parere, con questa versione dei fatti, Mandalà ha tentato di far
credere che, almeno inizialmente, non voleva uccidere Luca. Ma essa non è
compatibile con la relazione del consulente medico-legale, dalla quale
risulta che il colpo alla nuca non arrivò molto forte probabilmente perché
Luca stava scappando e che il colpo mortale che fece cadere Luca, fu dato
sulla fronte e non sulla nuca. ... .
In conclusione l'affermazione di Mandalà che Luca l'avrebbe preso per il
petto, non risulta credibile, perché in questa posizione lui non avrebbe
potuto colpire con forza la fronte di Luca, come, invece, risulta dalla
relazione del consulente medico-legale. ... .
Pertanto se non è credibile che Luca ha aggredito Mandalà prendendolo per il
petto, non è credibile neanche la conseguenza di tale aggressione dichiarata
da Mandalà, e cioè che lui prese paura e non capì più nulla, per cui colpì
Luca troppo forte per fargli soltanto perdere i sensi .
Anche il Giudice di primo grado ha evidenziato la non credibilità di questa
versione, scrivendo che essa è dovuta a ragioni obiettive di difesa .
Ed anche il Giudice di secondo grado, ... ha evidenziato la non credibilità
di questa dichiarazione, scrivendo ... .
Ed anche Lei stessa, scrivendo nella richiesta di rinvio a giudizio, che i
due complici hanno cagionato la morte di Luca per assicurarsi l'impunità
della rapina, ha implicitamente dimostrato di non aver creduto che, invece,
Mandalà ha colpito a morte Luca perché avrebbe preso paura, tanto da non
capire più nulla.
In conclusione credo di averLe dimostrato che queste dichiarazioni di
Mandalà non sono credibili, e non sono compatibili con ... .
10. Dichiarazioni di Mandalà del 16.7.2001
Mandalà ha cambiato la versione del 21.12.2000, secondo la quale il colpo
che avrebbe ucciso Luca, era stato inferto alla nuca, dichiarando "dopo che
colpii il TONELLO la prima volta questi non cadde ma si rivolse verso di me
e mi toccò all'altezza del petto (non ricordo se mi afferrò) e a quel punto
io ho avuto paura" e "il secondo colpo lo sferrai con la mazzetta che tenevo
nella mano destra colpendo il TONELLO sulla sua fronte sinistra e fu con
questo colpo che il TONELLO cadde". . Probabilmente Mandalà ha cambiato
versione perché è stato informato che dai rilievi risultava che il colpo
mortale è stato dato sulla fronte e non sulla nuca, come lui aveva
dichiarato il 21.12.2000.
Ma forse si è reso conto che non poteva colpire con forza la fronte di Luca,
se lui si fosse trovato vicino al suo petto (solo così Luca avrebbe potuto
prenderlo per il petto), allora ha dichiarato che Luca l'ha soltanto
toccato, il che sarebbe stato possibile anche se Luca si fosse trovato un
po' più lontano da lui. E con questa posizione, il colpo forte alla fronte
sarebbe stato fisicamente possibile.
Ma così non è più credibile che Mandalà abbia avuto paura. Infatti non è
credibile che dopo aver colpito Luca per due volte con la mazzetta, abbia
preso paura per un tocco di Luca sul suo petto, per cui avrebbe colpito con
più forza di quanto avrebbe voluto, anche perché lui era armato e con due
complici, mentre Luca era disarmato e solo. Inoltre questa dimostrazione non
è compatibile con altri atti ... coltello ... diruppo .
In ogni caso, anche per questo punto valgono le considerazioni dei Giudici
di primo e secondo grado (riportate nei punti 8 e 9), che non hanno
giudicato credibile neanche questa versione.
Inoltre, come ho già esposto sopra, Lei stessa ha scritto che hanno ucciso
Luca per assicurarsi l'impunità e non perché Mandalà aveva colpito più forte
del previsto perché aveva preso paura.
In conclusione credo di averLe dimostrato che queste dichiarazioni non sono
credibili. Inoltre non sono compatibili con ... .
CONCLUSIONI
Dagli atti del processo risulta che subito dopo il delitto i due complici
hanno ammesso che il piano per la rapina prevedeva anche l'uccisione di Luca
e, quindi, hanno ammesso che l'omicidio era stato premeditato.
Ma durante i Suoi interrogatori, invece, probabilmente confidando che le
loro precedenti dichiarazioni fossero invalidate per la mancata presenza di
un avvocato (ma in quelle che la Bertelli ha reso al GIP, l'avvocato c'era),
hanno dichiarato che volevano solo tramortirlo.
Inoltre Mandalà, per dimostrare che l'uccisione di Luca non è stata
premeditata, in un primo tempo ha affermato di averlo ucciso perché lui
avrebbe reagito prendendolo per il petto, facendogli prendere una tale paura
da non capire più nulla, così che lo avrebbe colpito con molta più forza di
quella necessaria a tramortirlo.
In un secondo tempo, forse perché si è reso conto che detta dimostrazione
non era compatibile con la relazione della consulenza medico-legale, ha
sostenuto che Luca avrebbe reagito solo toccandolo, ma che lui avrebbe
ugualmente preso tanta paura da non capire più nulla. Ma lui era armato di
mazzetta e coltello e con due complici, mentre Luca era disarmato e solo,
per cui non è credibile, ... . Inoltre non spiega perché lui avrebbe portato
con sé il coltello ... ed il discorso del diruppo ... .
Pertanto le dichiarazioni che i due complici Le hanno reso, come anche i
giudici di primo e secondo grado hanno scritto nelle relative sentenze, non
sono credibili. In ogni caso esse non sono compatibili con le dichiarazioni
rese alla Polizia e al GIP .
Ed anche Lei stessa, in base a quanto ha affermato nella richiesta di rinvio
a giudizio, e cioè che Luca è stato ucciso per ottenere l'impunità per la
rapina, ha dimostrato di non aver creduto alla dimostrazione di Mandalà.
D'altronde la premeditazione dell'omicidio risulta talmente evidente che
perfino la difesa della Bertelli l'ha ammessa.
Comunque, poiché nella Sua richiesta di rinvio a giudizio, Lei ha dimostrato
di essere certa che l'omicidio non è stato premeditato (altrimenti avrebbe
accettato la richiesta del mio avvocato di contestarla), Le chiedo di
rispondere alle domande che seguono.
· Poiché Lei ha (implicitamente) affermato che l'omicidio non è stato
premeditato e che, quindi, non è stato deciso almeno un'ora prima della sua
esecuzione (vedasi massima della Giurisprudenza a pagina 2), mi può dire,
compatibilmente con gli atti, quando e come i due complici hanno deciso di
uccidere Luca per assicurarsi l'impunità per la rapina (le ricordo che nella
Sua richiesta di rinvio a giudizio, affermando che lo hanno ucciso per
assicurarsi l'impunità, Lei ha implicitamente affermato che l'uccisione di
Luca non è stata causata dal fatto che Mandalà non avrebbe capito più
niente per la paura, ma è stata frutto di una decisione motivata e precisa)?
· Perché Lei ritiene che nessuno dei primi 7 punti qui esposti dimostri che
l'uccisione di mio figlio possa essere stata premeditata?
· In base a quali elementi, naturalmente risultanti dagli atti del processo,
Lei è certa che l'uccisione di mio figlio non è stata premeditata?
Confidando in una Sua risposta alla presente istanza, Le porgo i miei
cordiali saluti.
firma