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Sinistra e separazione delle carriere

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Antonio Lo Nardo

unread,
Jan 6, 1998, 3:00:00 AM1/6/98
to

Vorrei chiedere la vostra opinione su una argomentazione della
sinistra (a almeno di quella sinistra che sta a fianco dei giudici)
contro la separazione delle carriere tra PM e giudici.

E' noto infatti che e' stata la destra a farsi promotrice di
tale idea (la separazione delle carriere), ed e' (o dovrebbe)
essere altrettanto noto che tale riforma era contenuta nel "Piano
di Rinascita Nazionale" elaborato dalla loggia P2.

Basterebbero questi fatti, ad un cittadino orientato a sinistra
come il sottoscritto, per schierarsi contro tale ipotesi, convinto
come sono della malafede di chi si schiera a spada tratta contro
i giudici alla ricerca di salvacondotti personali.

Eppure...

Eppure, leggendo le argomentazioni CONTRO la separazione delle
carriere, la principale tesi e' che i PM, perduto ogni legame
con l'ordine giudiziario ricadrebbero fatalmente sotto l'influenza
del governo, con grave pregiudizio per la loro imparzialita' e
indipendenza e, in prospettiva, con l'abbandono del principio
dell'obbligatorieta' dell'azione penale.

Ora, quello che non mi e' chiaro e' il passaggio logico dalla
separazione delle carriere alla sottomissione dei PM all'esecutivo.

Perche' non e' pensabile che i PM, separati dai giudici, mantengano
la loro indipendenza ?

Gradirei una risposta, specialmente da chi, specie a sinistra,
contrasta l'idea della separazione delle carriere.

Grazie.
--
Antonio Lo Nardo
ant...@mclink.it

(togli "nospam" per la replica)

Roberto Vellani

unread,
Jan 6, 1998, 3:00:00 AM1/6/98
to

On Tue, 06 Jan 1998 17:32:33 +0100, Antonio Lo Nardo
<ant...@nospam.mclink.it> wrote:

>Vorrei chiedere la vostra opinione su una argomentazione della
>sinistra (a almeno di quella sinistra che sta a fianco dei giudici)
>contro la separazione delle carriere tra PM e giudici.
>
>E' noto infatti che e' stata la destra a farsi promotrice di
>tale idea (la separazione delle carriere), ed e' (o dovrebbe)
>essere altrettanto noto che tale riforma era contenuta nel "Piano
>di Rinascita Nazionale" elaborato dalla loggia P2.

Questo non significa niente, infatti la P2 e' andata assolta, e la
destra non e' detto che, in quanto destra, sia sempre in torto.


andy cap

unread,
Jan 6, 1998, 3:00:00 AM1/6/98
to

Antonio Lo Nardo wrote:
>
>
>
> Ora, quello che non mi e' chiaro e' il passaggio logico dalla
> separazione delle carriere alla sottomissione dei PM all'esecutivo.
>
> Perche' non e' pensabile che i PM, separati dai giudici, mantengano
> la loro indipendenza ?
>
> Gradirei una risposta, specialmente da chi, specie a sinistra,
> contrasta l'idea della separazione delle carriere.
>

Hai proprio ragione !
Non esiste nessun nesso logico tra separazione delle carriere e
sottomissione dell'azione penale all'esecutivo.
Il collegamento è stato creato ad arte da alcuni magistrati e dai loro
referenti politici per bloccare la divisione tra magistratura inquirente
e giudicante.
Perchè ?
Temo che la giustizia, intesa come ideale non centri nulla.
Ho il forte sospetto che invece sia una pura questione sindacale legata
alle possibilità di carriera dei magistrati.

ciao

andrea dolci
ado...@gpa.it

Julian

unread,
Jan 7, 1998, 3:00:00 AM1/7/98
to Antonio Lo Nardo

Antonio Lo Nardo ha scritto:

> Vorrei chiedere la vostra opinione su una argomentazione della
> sinistra (a almeno di quella sinistra che sta a fianco dei giudici)
> contro la separazione delle carriere tra PM e giudici.
[...]

Cominciamo col dire che esiste una sentenza definitiva secondo la quale
la famigerata P2, di cui per anni si è parlato come di un'associazione a
delinquere, è stata mandata assolta non avendole riconosciuto alcunché
di antidemocratico ed eversivo. Stranamente di ciò non parla quasi
nessuno; chissà perché? Questo per chiarezza ed in risposta a coloro che
difendono sempre e dovunque i magistrati. I quali non sono buoni solo se
condannano i miei avversari (vedi Berlusconi & soci o la P2) e cattivi
perché condannano i miei amici (Sofri & soci) . Su questo dovremmo
essere d'accordo. O no?

Chi l'ha detto che richiedere la separazione delle carriere significa
schierarsi contro i giudici e fare un'operazione di destra? Innanzitutto
i giudici sono coloro che giudicano e non i Pubblici Ministeri e
chiamare giudice Di Pietro è un grave errore tutto italiano da imputare
in primo luogo ad una stampa approssimativa ed in genere incolta. Forse
che in America chiamano giudice il Procuratore distrettuale? Come
notiamo dai film il giudice chiama «avvocato» sia il difensore che il
procuratore. Infatti quest'ultimo altri non è colui che cura gli
interessi della collettività.
Il vero problema è disegnare la giustizia come un triangolo equilatero
con ai vertici l'imputato, il procuratore ed il giudice. Non un
triangolo isoscele com'è oggi con giudice e procuratore vicinissimi tra
loro come legame giuridico (hanno anche gli uffici nello stesso palazzo)
e l'imputato lontano. Quindi non capisco cosa siano i salvacondotti
personali di cui parli. Si tratta di garanzie basilari che a sinistra
tutti dovrebbero difendere. Ma dello stato di diritto troppi parlano
senza conoscerlo.
Quindi stare con i giudici veri non significa sostenere le posizioni di
oggettiva supremazia del PM, ma stare con la giustizia e con coloro
entro la quale giudicano veramente. Vorrei che mi si dimostrasse che
questa è un'operazione di destra, naturalmente senza prevenzioni e
motivazioni ideologiche.

Sull'obbligatorietà dell'azione penale è in atto un dibattito nel NG
it.discussioni.pena-di-morte al quale ti rinvio. Ancora una volta si
tratta di un'affermazione demagogica per semplice fatto che è
impossibile e chi sostiene la realizzazione dell'impossibile (procedere
contro tutti i reati), - chiamiamolo con suo nome - è un deficiente. O
no?

Giustissimo! Al di là di un'affermazione che apparentemente pare di
principio, perché è emotivamente accattivante, nessuno, come dici, è
riuscito a chiarire la validità di questo assunto. Pertanto si tratta di
autentica propaganda di chi ha interesse a mantenere il suo quasi
illimitato potere con gli ovvi vantaggi di carriera e quindi economici.
Meraviglia che nessuno abbia focalizzato questo problema. L'ANM non è
altro che un sindacato come quelli della triplice e quindi cura gli
interessi dei suoi associati, non quelli del paese, dato che non è un
organo istituzionale. Quando parla la Paciotti tutti restano attoniti
come se parlasse un membro dello stato democratico: è solo una ex
magistrato, funzionario dello stato per concorso, eletta solo dai suoi
associati, come del resto lo sono Cofferati, D'Antoni e Larizza.

Ti ho risposto anche se appoggio vivamente la separazione. Vorrei che -
come sempre dovrebbe succedere - gli argomenti fossero logici e non
ideologici, altrimenti nessun dibattito è possibile. Quando l'ideologia
viene prima di tutto (e ciò accade purtroppo quasi sempre) non esiste
alcun ragionamento possibile, perché tutto quello che si dice è filtrato
dalle premesse che vengono accettate il più delle volte senza
dimostrazione matematica.

Grazie a te per avere posto il problema.

Julian

E-mail per l'eventuale risposta / E-mail for any answer:
<gib...@mbox.queen.it>
------------------------------------------------
«Riflettere è considerevolmente laborioso;
ecco perché molta gente preferisce giudicare»
(Ortega y Gasset)

Giancarlo Lombardi

unread,
Jan 10, 1998, 3:00:00 AM1/10/98
to

Antonio Lo Nardo wrote:
>
> Vorrei chiedere la vostra opinione su una argomentazione della
> sinistra (a almeno di quella sinistra che sta a fianco dei giudici)
> contro la separazione delle carriere tra PM e giudici.
> ecc.

Non sono un addetto ai lavori e cerco di spiegare con un paragone
pratico il mio pensiero, che mi sembra talmente semplice da
essere perfino logico.

Che ne direste se un giocatore che ha fatto il "capitano" di una delle squadre
nella partita di andata, fosse designato a fare l'arbitro nella partita di
ritorno?
Ok. E' quello che può accadere ora con la NON separazione netta (cioè delle
carriere) fra PM e Giudici. Tanto per dirne una, mi pare che il dottor Borrelli,
Procuratore della Repubblica di Milano, cioè "capitano" della squadra
degli accusatori (i PM) si fosse candidato alla carica di Presidente della
Corte di Appello della stessa città (carica che fu di suo padre ed alla quale
ha - forse - rinunciato solo per le beghe sollevate).
Se ciò fosse avvenuto, sarebbe accaduto che il dr. Borrelli si sarebbe trovato
ad asser Giudice dei processi di appello per cause che lo avevano visto parte
in causa in primo grado.
Cioè: il "capitano" degli accusatori nella partita di andata sarebbe stato
arbitro nella partita di ritorno (che nella Giustizia annulla del tutto
il risultato dell'andata).
Tutto Ok? A me pare che una roba del genere non sta né in Cielo né in
Terra (per principio, non per il dr. Borrelli in particolare).
Lascio agli addetti le discussioni teoriche.
Giancarlo Lombardi

Antonio Lo Nardo

unread,
Jan 10, 1998, 3:00:00 AM1/10/98
to

Il mio messaggio in merito alla separazione delle carriere
tra PM e giudici ha provocato alcuni interessanti interventi.

Riassumo i termini della questione da me posta: assunto che
la natura degli schieramenti pro (destra) e contro (sinistra)
la separazione inducono un cittadino di sinistra a schierarsi
contro, soprattutto considerando la natura opportunistica del-
le posizioni della destra, qual'e' il passaggio logico tra
la separazione e la perdita d'indipendenza dei PM ?

Andrea Dolci non vede il nesso logico, ma fa riferimento a
generici "motivi sindacali" dei magistrati per spiegare la
natura dei contrasti in corso.

Piu' articolata la replica di Julian. Da posizioni dichiara-
tamente di destra, che non condivido, costruisce un ragionamento
che chiarisce, se ce ne fosse bisogno, molto bene le motivazioni
sottostanti alla richiesta della separazione delle carriere, ma,
per quanto mi riguarda, non e' la risposta alla mia domanda:
perche', a sinistra, considerano la separazione delle carriere
come l'anticamera della perdita d'indipendenza dei PM ?
Naturalmente Julian, non essendo (pare) di sinistra, non poteva
rispondere a tale domanda.

Ma voglio ugualmente commentare i suoi ragionamenti, molto
puntuali.
Il processo come triangolo equilatero. Si', ormai la parita' tra
accusa e difesa sta diventando quasi un luogo comune, ma se il
PM rappresenta gli interessi della collettivita' (come dici tu), il
giudice (secondo me), in ultima analisi, cura gli stessi interessi,
seppure in termini piu' generali intesi come cura del contratto
sociale che lega gli individui.

La supremazia dei PM. Tu dici che sostenere i giudici significa
sostenere l'oggettiva supremazia dei PM. Sarebbe interessante ana-
lizzare il processo che ha condotto a tale supremazione dei PM.

Sull'obbligatorieta' dell'azione pennale. Secondo me ti lasci prendere
troppo dalla foga anti-giudici quando dici che, siccome e' impossi-
bile, e' da deficienti perseguirla. Anche "la Repubblica fondata
sul lavoro" e' impossibile (inteso come assenza di disoccupazione),
eppure non mi convincerai che e' da deficienti porsi la piena occupa-
zione come obiettivo.

Questo e' quanto. Saluti.

Giancarlo Lombardi

unread,
Jan 10, 1998, 3:00:00 AM1/10/98
to

Con il mio paragone calcistico non mi sono spiegato bene.
Esso non serve certo per spiegare il perché della posizione
della sinistra (come la penso io).
Serviva (o sarebbe dovuto servire) a ricondurre i termini
della questione ad un linguaggio terra-terra che proprio
perché tale dovrebbe escludere aprioristicamente le posizioni
dovute alla collocazione politica di ciascuno di noi e per
tal motivo influenzate dalle prese di posizioni "ufficiali"
degli schieramenti (che per taluni sono veri e propri "ordini
di scuderia", poco importo se condivisi o meno).

Perché la sinistra è contraria alla separazione?
Semplice: pura, genuina, esclusiva convenienza.

Perché convenienza? Le sottili valutazioni dei nostri politici
mi sfuggono; ma credo che un paio di esse siano assai evidenti.

Giancarlo

Julian

unread,
Jan 10, 1998, 3:00:00 AM1/10/98
to ant...@mclink.it

Antonio Lo Nardo ha scritto:
> [...]
> Piu' articolata la replica di Julian. Da posizioni dichiara-
> tamente di destra, che non condivido, costruisce un ragionamento
> che chiarisce, se ce ne fosse bisogno, molto bene le motivazioni
> sottostanti alla richiesta della separazione delle carriere, ma,
> per quanto mi riguarda, non e' la risposta alla mia domanda:
> perche', a sinistra, considerano la separazione delle carriere
> come l'anticamera della perdita d'indipendenza dei PM ?
> Naturalmente Julian, non essendo (pare) di sinistra, non poteva
> rispondere a tale domanda.
La mia non è una posizione «dichiaratamente di destra», perché io non
sono nella maniera più assoluta né di destra né di sinistra, ma voglio
solo usare la LOGICA ed il buon senso contro tutte le IDEOLOGIE (speravo
che fosse stato chiaro questo!). Sono gli schieramenti che impediscono
alla gente di ragionare perché prima di ogni ragionamento mettono
l'ideologia e tutto il resto viene di conseguenza..


> Ma voglio ugualmente commentare i suoi ragionamenti, molto
> puntuali.
> Il processo come triangolo equilatero. Si', ormai la parita' tra
> accusa e difesa sta diventando quasi un luogo comune, ma se il
> PM rappresenta gli interessi della collettivita' (come dici tu), il
> giudice (secondo me), in ultima analisi, cura gli stessi interessi,
> seppure in termini piu' generali intesi come cura del contratto
> sociale che lega gli individui.
Curare gli stessi interessi? Non proprio. Diciamo meglio che il giudice
deve trovare l'equilibrio tra gli interessi della collettività e quelli
individuali (in questo caso, dell'imputato).

> La supremazia dei PM. Tu dici che sostenere i giudici significa
> sostenere l'oggettiva supremazia dei PM. Sarebbe interessante ana-
> lizzare il processo che ha condotto a tale supremazione dei PM.

L'unicità delle carriere è un elemento indiscutibile di apparentamento
logico e psicologico che condiziona le decisioni del giudice quando
riceve richieste dal PM che è suo «collega». Domani infatti i ruoli dei
due potrebbero invertirsi. Per i dati basta osservare la cronaca. Se
dovesse succedere anche una sola volta sarebbe grave, perché potrebbe
ripetersi, vero?

> Sull'obbligatorieta' dell'azione pennale. Secondo me ti lasci prendere
> troppo dalla foga anti-giudici quando dici che, siccome e' impossi-
> bile, e' da deficienti perseguirla. Anche "la Repubblica fondata
> sul lavoro" e' impossibile (inteso come assenza di disoccupazione),
> eppure non mi convincerai che e' da deficienti porsi la piena occupa-
> zione come obiettivo.

Chi ha detto che la piena occupazione è impossibile? Si è già avverata
nel passato (a parte il riciclo fisiologico del turn-over)! Quindi chi
la persegue non può affatto essere un deficiente, anzi! O no?
Saluti a te.

bandrigo

unread,
Jan 10, 1998, 3:00:00 AM1/10/98
to


Giancarlo Lombardi <gia...@aginet.it> scritto nell'articolo
<34B6BB...@aginet.it>...


> Non sono un addetto ai lavori e cerco di spiegare con un paragone
> pratico il mio pensiero, che mi sembra talmente semplice da
> essere perfino logico.
>
> Che ne direste se un giocatore che ha fatto il "capitano" di una delle
squadre
> nella partita di andata, fosse designato a fare l'arbitro nella partita
di
> ritorno?

CUT.....


> Tutto Ok? A me pare che una roba del genere non sta né in Cielo né in
> Terra

> Giancarlo Lombardi
L'esempio che hai portato non puo' reggere come argomento in favore della
separazione delle carriere in quanto non tieni conto della disciplina
dettata dall'art. 34 CPP (e dalle numerosissime sentenze della Corte
Costituzionale) in materia di incompatibilita' giudiziarie.
In sostanza non potrebbe mai accadere (pena la nullita' del processo) che
un magistrato possa esercitare la funzione di giudice in un procedimento in
cui aveva gia' esercitato, anche in fasi o gradi precedenti, la funzione di
pubblico ministero.
Ciao.
Mario.
p.s.: per e-mail togliere NOSPAM dal RP.

Filippo Pavone

unread,
Jan 10, 1998, 3:00:00 AM1/10/98
to

Provo a rispondere al tuo questito per quelle che sono le mie conoscenze
della materia, sperando di non scrivere cavolate; se ciò dovesse succedere
prego a tutti di ricondurmi sulla retta via sipegandomi il perchè.

Devo premettere che avendo avuto la fortuna e la possibilità di vedere in
pratica come la Politica dei grandi ideali (non a caso utilizzo la lettera
maiuscola) viene applicata nella vita reale, non farei distinzione tra
destra e sinistra ma tra interessi contingenti delle persone schierate.

Come ben sai il potere giudiziazio in Italia è libero ed in indipendente
(almeno così è scritto), a garanzia di ciò vi è l'istituzione del C.S.M. a
cui tutti i magistrati rispondono. Ovviamente l'organo di autogoverno, non
può etrare nel merito delle decisioni prese dai singoli magistrati
nell'esercizio delle loro funzioni, ma si occupa solamente della
parte -chiamiamola- organizzativa: materie amministrative (trasferimenti -
promozioni ecc.), materie disciplinari ecc.
A capo del C.S.M. vi è il Presidente della Repubblica che - visto il gravame
derivante dal suo mandato - si avvale di un vice presidente; mentre, i
membri si dividono in magistrati e laici (questi ultimi nominati dal potere
politico) nelle proprzioni di 2/3 ed 1/3 (se non ricordo male).

Attualmente quindi è il C.S.M. a decidere il trasferimento di un magistrato
determinando la funzione che andrà a svolgere (inquirente o giudicante).

Dividere la carriera dei magistrati significherebbe -in soldoni- che
l'attuale C.S.M. si occurebbe solamente della magistratuta giudicante, e fin
quì tutto bene; ma quale organismo si occuperebbe della magistratura
inquirente ? il Governo ? il Parlamento ? un altro organismo ? ma
quest'ultimo nominato da chi ????? Non bisogna essere veggenti per
immaginarne il pericolo. Altra proposta era quello di dividere il C.S.M. in
due sezioni, una per gli inquirenti ed una per i giudicanti, e perchè ?
forse per contratrollare meglio i bambini discoli ? o per rededere la
carriera di magistrato giudicante una carriera di serie B in modo da
provocare l'esodo verso la carriera giudicante e pivare gli inquirenti delle
menti più capaci ???? anche in questo caso il pericolo è reale.

No! Ovviamente non non sono per la suddivisione delle carriere, il potere
inquirente del magistrato deve essere ridimensionato, ma non è questa la
strada.

Ciao a tutti.

Julian

unread,
Jan 10, 1998, 3:00:00 AM1/10/98
to

Filippo Pavone ha scritto:
[...]

> Devo premettere che avendo avuto la fortuna e la possibilità di vedere in
> pratica come la Politica dei grandi ideali (non a caso utilizzo la lettera
> maiuscola) viene applicata nella vita reale, non farei distinzione tra
> destra e sinistra ma tra interessi contingenti delle persone schierate.
Sono d'accordo. Occorre uscire dagli schemi destra-sinistra che hanno
portato i nostri cervelli all'ammasso, perché inquinati dall'ideologia.


> Come ben sai il potere giudiziazio in Italia è libero ed in indipendente
[...]
Indipendente sì, ma attenzione! Anche i sindacati sono indipendenti, ma
rappresentano una corporazione, per cui al vantaggio dell'indipendenza
fa da contraltare la chiusura a riccio nella difesa dei privilegi
(vogliamo negare che ve ne siano tra i magistrati?). Sottrarre iscritti
ad un club (separando carriere e funzioni dei magistrati) è la cosa
peggiore che si possa fare. Quindi altro non resta che compattarsi per
conservare l'esistente, creando, come sempre, degli alibi mediante
motivazioni ideologiche che fanno effetto sull'opinione pubblica
politicizzata come la nostra. Anche perché coma la storia insegna:
l'unione fa la forza.
La differenza non è tra destra e sinistra, ma tra conservatori e
riformatori. Non per nulla anche il PDS ha due anime in proposito.
Nei paesi anglosassoni, molto meno ideologizzati di noi, ma
profondamente legati alla pratica e quindi alla realtà delle cose,
queste giustificazioni farebbero ridere. Giustamente per loro una cosa è
buona se dà risultati buoni, non perché ha delle motivazioni ideologiche
buone. Per queste cose c'è la fede.

> Dividere la carriera dei magistrati significherebbe -in soldoni- che
> l'attuale C.S.M. si occurebbe solamente della magistratuta giudicante, e fin
> quì tutto bene; ma quale organismo si occuperebbe della magistratura
> inquirente ? il Governo ? il Parlamento ? un altro organismo ? ma
> quest'ultimo nominato da chi ????? Non bisogna essere veggenti per
> immaginarne il pericolo.

[...]
Quale pericolo? Non riesco ancora logicamente, e con la migliore buona
volontà, a capire come i PM, organizzati come loro vogliono e con tutte
le garanzie dal potere esecutivo o legislativo, potrebbero essere
influenzati. Allora anche ora il CSM odierno potrebbe esserlo. Ci
rendiamo conto che stiamo facendo solo della demagogia che con la logica
non ha nulla a che vedere?
Chi ha detto che la carriera giudicante sia di serie B rispetto a quella
requirente che sarebbe di serie A? Mentre il PM è di parte, il giudice è
sopra le parti, cosa molto ma molto più difficile. Se osserviamo com'è
strutturata la nostra giustizia rispetto a quelle degli altri paesi
occidentali con le garanzie che tu dici, allora dovremmo essere nel
migliore dei mondi possibili, mentre proprio oggi il PG della Cassazione
ne ha fatto un quadro desolato. Come mai? Nei paesi anglosassoni - scusa
se li cito ancora, ma sono pratico per natura - con la separazione delle
carriere e delle funzioni la situazione è molto migliore dalla nostra.
In questo paese abbiamo la strana presunzione di essere sempre i
migliori degli altri; non è anche questo un atteggiamento vagamente
razzista? Chi ha detto che due CSM dequalificherebbero i magistrati
quando dal punto di vista dello stato di diritto il giudice è terzo
rispetto all'accusa e alla difesa. Allora perché, per assurdo, non
chiediamo anche un CSM degli avvocati? Non lo facciamo solo perché sono
pagati dall'imputato anziché dallo stato? Un po' debole come motivo, no?

> No! Ovviamente non non sono per la suddivisione delle carriere, il potere
> inquirente del magistrato deve essere ridimensionato, ma non è questa la
> strada.

In che modo deve essere ridimensionato? Il problema è tutto qui. Ti
ringrazio tuttavia di averlo ammesso come problema.

Ciao.

Anonimo veneziano

unread,
Jan 11, 1998, 3:00:00 AM1/11/98
to

>Curare gli stessi interessi? Non proprio. Diciamo meglio che il giudice

>deve trovare l'equilibrio tra gli interessi della collettivitą e quelli


>individuali (in questo caso, dell'imputato).

Io direi che (nel nostro sistema) il guidice deve applicare la legge:
mediare vorrebbe dire dire far politica.


Julian

unread,
Jan 12, 1998, 3:00:00 AM1/12/98
to Anonimo veneziano

Anonimo veneziano ha scritto:

>
> >Curare gli stessi interessi? Non proprio. Diciamo meglio che il giudice
> >deve trovare l'equilibrio tra gli interessi della collettività e quelli

> >individuali (in questo caso, dell'imputato).
>
> Io direi che (nel nostro sistema) il guidice deve applicare la legge:
> mediare vorrebbe dire dire far politica.

Giusta la tua precisazione. Trovare l'equilibrio non significa mediare
in senso politico; significa stare nel mezzo (latino «in medio») e non
da una parte. Per una volta la politica dovremmo lasciarla fuori dalla
porta.

Grazie tuttavia per l'opportunità di avere chiarito il concetto.

Reinhold Burkia

unread,
Jan 13, 1998, 3:00:00 AM1/13/98
to

caro.m'e'.l'so...@e.piu'.l'esser.di.sasso (Anonimo veneziano) wrote:

>
>>Curare gli stessi interessi? Non proprio. Diciamo meglio che il giudice
>>deve trovare l'equilibrio tra gli interessi della collettività e quelli
>>individuali (in questo caso, dell'imputato).
>
>Io direi che (nel nostro sistema) il guidice deve applicare la legge:
>mediare vorrebbe dire dire far politica.

Beata innocenza, per non dire altro!
Fosse come dici tu, potremmo fare a meno dei giudici. Basterebbe un
computer, o una macchina qualunque. La legge viene interpretata, sempre.
Metti un milione di persone, vi saranno un milione di interpretazioni.
In queste interpretazioni entrano, tra altro, per forza anche opinioni
politiche.

Anonimo veneziano

unread,
Jan 14, 1998, 3:00:00 AM1/14/98
to

>>Io direi che (nel nostro sistema) il guidice deve applicare la legge:

>Beata innocenza, per non dire altro!

So benissimo che una delle ragioni dello sfascio attuale e' proprio il
fatto che la legge si applica ai nemici e si interpreta per gli amici.
Pero', stando al diritto positivo...

> La legge viene interpretata

Pero' l'interpretazione di una legge fatta bene non dovrebbe essere
una mediazione di interessi:

Art 12. cc: Nell'applicare la legge non si puo' ad essa attribuire
altro senso che quello fatto palese dal significato proprio della
parole secondo la connseeione di esse e dalla intenzione del
legislatore.

Vedi, un primcipio fondamentale per uno stato civile e' la "certezza
del diritto", cioe' il fatto che il cittadino deve sapere cosa succede
se il giudice viene a sapere cosa ha fatto, e questo sarebbe
gravemente intaccato se ogni giudice interpretasse la legge a modo
suo. Io non ho mai detti che l'Italia e' un paese civile!

Con leggi fatte veramete bene non dovrebbe esserci problema, e il
giudice dovrebbe servire a valutare se le prove fanno rientrare i
fatti in fattispecie previste dalla legge.


>Metti un milione di persone, vi saranno un milione di interpretazioni.

Appunto anche perche' le leggi sono fatte male.

>In queste interpretazioni entrano, tra altro, per forza anche opinioni
>politiche.

Comunque se mai entrano in gioco le opinioni politiche del
legislatore, non quelle del giudice o del passante, come chiaramente
dice l'articolo del codice sopra citato.
Naturalmente nel nostro sistema, ed in teoria:-)

Se la legge dice che non posso fare muri a meno di tre metri dalla
strada cosa c'e'entra la politica? Eppure avrei interesse a fare un
muro a metri 2,80 dalla strada. Il giudice dovrebbe mediare
autorizzandomi a farlo a metri 2.90?
(tanto per dire, non ho voglia di fare esempi piu' seri)


Reinhold Burkia

unread,
Jan 15, 1998, 3:00:00 AM1/15/98
to

>>Io direi che (nel nostro sistema) il guidice deve applicare la legge:
>>Beata innocenza, per non dire altro!

>So benissimo che una delle ragioni dello sfascio attuale e' proprio il
>fatto che la legge si applica ai nemici e si interpreta per gli amici.

Ben detto!

>Art 12. cc: Nell'applicare la legge non si puo' ad essa attribuire
>altro senso che quello fatto palese dal significato proprio della
>parole secondo la connseeione di esse e dalla intenzione del
>legislatore.

Parole! Quando una frase la devi leggere 5 volte per
capirci niente, e` fatta per non dire niente.

>Vedi, un primcipio fondamentale per uno stato civile e' la "certezza
>del diritto", cioe' il fatto che il cittadino deve sapere cosa succede

Lo stato di diritto non lo danno i codici, ma la cultura della gente.

>Con leggi fatte veramete bene non dovrebbe esserci problema, e il
>giudice dovrebbe servire a valutare se le prove fanno rientrare i
>fatti in fattispecie previste dalla legge.

Non esistono leggi del genere, da nessuna parte.

>Appunto anche perche' le leggi sono fatte male.

Vedi sopra.

>Se la legge dice che non posso fare muri a meno di tre metri dalla
>strada cosa c'e'entra la politica? Eppure avrei interesse a fare un
>muro a metri 2,80 dalla strada. Il giudice dovrebbe mediare
>autorizzandomi a farlo a metri 2.90?
>(tanto per dire, non ho voglia di fare esempi piu' seri)

Eppure anche qui vi possono essere delle interpretazioni.
Per esempio: dove finisce la strada??? :-))

Anonimo veneziano

unread,
Jan 16, 1998, 3:00:00 AM1/16/98
to

>>Art 12. cc: Nell'applicare la legge non si puo' ad essa attribuire
>>altro senso che quello fatto palese dal significato proprio della
>>parole secondo la connseeione di esse e dalla intenzione del
>>legislatore.
>Parole! Quando una frase la devi leggere 5 volte per
>capirci niente, e` fatta per non dire niente.

E' antiquata, non incomprensibile: IMHO quando e' stata scritta si
capiva. E comunque e' un principio fodamentale del nostro codice.

>Lo stato di diritto non lo danno i codici, ma la cultura della gente.

Purtroppo: appunto per questo non ho detto che viviamo in un paese
civile.


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