Eurofilattico
unread,Jul 2, 2017, 4:20:46 PM7/2/17You do not have permission to delete messages in this group
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to
Mi sono documentato presso gli uffici competenti è mi è stato detto che
è possibile impugnare una perizia Aedes.
In effetti in essa il tecnico relaziona il danno con il sisma, ma non
necessariamente il danno provocato dal sisma rende gli edifici
interamente inagibili.
Ipotizziamo che un palazzo sia stato posto interamente inagibile, ma in
realtà sia danneggiato solo in parte. Gli inquilini incaricano un
progettista che non se la sente di dare una parziale agibilità. In altri
luoghi altri lo hanno fatto facendo puntellare gli edifici. il risultato
è che varie famiglie restano fuori casa con molti disagi.
Intanto la pratica del professionista passa gli uffici del sisma e torna
al comune che la pubblica. Il ricorso al comune è inteso contro
l'ordinanza del sindaco, ma alcuni mi han detto che è sempre possibile
fare ricorso contro la scheda Aedes.
Primo quesito: c'è però chi sostiene che il ricorso contro la Aedes si
può fare solo se il tecnico che l'ha fatta era quello del comune che in
prima istanza era intervenuto facendo le schede Aedes (in assenza di
sopralluoghi FAST). E' vero?
Faccio un esempio: alcuni paesi (o loro zone) sono stati integralmente
transennati e quindi eliminata la necessità del sopralluogo di urgenza è
intervenuto il comune con i sopralluoghi Aedes, contro i quali la gente
poteva fare ricorso entro 30 gg, così come era possibile per le schede
FAST (purtroppo queste informazioni non sono circolate e pochi lo hanno
fatto, o quando lo volevano fare stavano per scadere i termini per fare
ricorso). Nel caso in cui la scheda Aedes è quella che segue la FAST ed
è espletata da un professionista incaricato da uno, o più privati è
possibile ricorrere contro questa perizia, quando vi sia il disaccordo
di uno, o più privati?
E tale ricorso è possibile come nel caso precedente senza un termine di
tempo?
Aggiungo, come mia abitudine alcune considerazioni, che esprimono il mio
'pessimismo analitico', in concreto non minore di quello 'sintetico' che
si respira nelle aree del sisma.
E' evidente che siccome le case inagibili sono tantissime lo stato non
avrà i soldi per farle sistemare tutte, o almeno le seconde case e
quindi è evidente che qualcosa dovrebbe essere fatto dallo stato, come
ad esempio riaprire i termini per effettuare ricorsi contro le
inagibilità, perché è evidente che ci sono tecnici più cauti di altri e
questo crea situazioni di disparità, almeno nel momento in cui non ci
saranno più fondi.
Qualcuno potrebbe sospettare che la normativa possa agevolare interessi
speculativi su vasta scala; basta soffermarsi su alcuni aspetti (ovvi):
I costi sono tutti dichiarati come coperti dai sussidi e tutti hanno
incaricato i loro tecnici, ma è anche indicato nelle norme che i sussidi
arriveranno solo dove ci sono i requisiti (di sicurezza idrogeologica,
sismica, ecc.). Questo significa che già ora è chiaro che non tutti
avranno i sussidi e quindi alcuni dovranno, come minimo pagare, di tasca
loro il lavoro dei professionisti incaricati per la redazione del
progetto e gli studi previsti dalla normativa come propedeutici alla
richiesta di sussidio.
Ma questo non basta perché il commissario ha anche definito nel
dettaglio che percentuali avranno i singoli professionisti negli appalti
delle opere, anche se ha fissato dei limiti massimi al sussidio, per cui
alcuni tra coloro che lo avranno il sussidio a dover pagare comunque un
sovrappiù, ad esempio per le tante voci di spesa che le ordinanze hanno
definito, dopo il dialogo con le parti interessate ad avvalersi
dell'opportunità di lavorare e guadagnare con il sisma (gli ultimi in
lista sono i geologi).
Ci sarà anche un sistema di controllo in cui prevarranno i
rappresentanti degli ordini professionali: questa cosa mi sembra
leggermente scandalosa :)
E' stato anche alzato il tetto massimo di incarichi che ogni
professionista può avere. Se lo avessero fatto prima non si sarebbero
ingolfate le pratiche di incarico che hanno costretto molti ad
incaricare il primo che è capitato, in tempi molto stretti, che di fatto
hanno impedito eventuali ricorsi, o addirittura la consapevolezza che
questi fossero possibili.
Quando poi accadrà che saranno riaperti i termini per fare le schede
AEDES, perché c'è anche gente che non le ha fatte, quelli che hanno dato
l'incarico per primi in fretta e furia si troveranno davvero fregati,
con l'accavallarsi dei nuovi procedimenti ai vecchi.
Basta pensare ai molti che addirittura hanno cambiato domicilio e in
prospettiva cambieranno residenza; in tal caso al venir meno dei sussidi
per le seconde case (ovvio che succederà) rimarranno senza la
possibilità di sistemare le loro ex prime-case, che in base alle
normative esistenti, dopo 10 anni di abbandono (case e terreni) possono
essere requisiti dai comuni.
Gli stessi comuni che non sempre operano con trasparenza, proprio perché
il commissario crea ordinanze (perché è previsto sia così) in deroga
alle normative in vigore; ciò teoricamente per accellerare le procedure.
Penso che sarebbe il caso che gli aspetti tassativi verso il cittadino
delle ordinanze vengano alleggeriti, lasciando in assenza del sisma (che
ormai è finito) la possibilità per eventuali ricorsi per recuperare le
agibilità contro inagibilità frettolosamente date a piene mani.
Sarebbe, secondo me, anche importante che i ricorsi eventuali non vadano
a toccare le pratiche di sussidio, già passate dagli uffici competenti,
altrimenti si rischia di provocare un pioggia di cause per danni da
parte degli altri aventi causa (scusate la ripetizione).