Il 01/01/2015 09:22, Aladino ha scritto:
> Tigers <
x...@yyy.com> wrote:
>
>> Su questo non concordo assolutamente: l'APE deve essere la
>> fotografia di quello che c'e' (ed infatti l'impianto virtuale e'
>> un'abominio tecnico dal mio punto di vista).
> anche se posso concordare sulla considerazione tra parentesi, l'uso
> del generatore virtuale mi sembra una logica deduzione della
> legislazione attuale (che lo prevede in assenza di impianto).
A me proprio per niente; io vedo che il legislatore vuole che anche gli
edifici del tutto privi di impianto siano certificati con impianto
fittizio, ma che si debba integrare l'impianto esistente mi pare una
deduzione tutto meno che logica.
Sulla stessa falsariga potrei se no ridurre la potenza delle centrali
sovradimensionate. In fondo perche' no? Anche quello incide sul
risultato finale.
> Sono
> giunto a questa conclusione dovendo certificare un edificio in zona F
> (4500gg) altamente disperdente con termocucina e bollitore ibrido
> legna/elettrico che finiva in classe E. Ma gli impianti risultavano
> soddisfare il poco più del 50% della richiesta del fabbricato. Ho
> messo in coda il generatore virtuale, che coprisse la restante parte
> di richiesta, evvidenziando ovviamente nelle note la situazione.
Cosi' secondo me hai commesso un errore tecnicamente parlando.
> La
> certificazione deve garantire i 20°C... tu cosa avresti fatto?
Non e' del tutto esatto che la certificazione DEVE garantire alcunche';
piuttosto diciamo che la certificazione ha delle ipotesi di base che
devono essere rispettate pena una certificazione che ha poco
significato. Fra queste ipotesi c'e' il fatto che i locali siano a 20° e
qui sta una parte dell'errore.
Seguimi: tu imponi 20° e li usi per calcolare le dispersioni
dell'edificio, che sono un numero "fisso" da quel momento in poi. A
queste dispersioni applichi poi i rendimenti dei vari componenti di
impianto per ricondurti all'energia primaria effettivamente in ingresso
al sistema edificio-impianto, che sara' il "numero" fondamentale per
ricavare l'EPi.
Se la centrale termica e' sottodimensionata le dispersioni NON cambiano,
cambia solo il rendimento che viene applicato. E' comunque un risultato
"fasullo", nel senso che applichi il rendimento di un impianto
sottodimensionato come se fornisse tutta l'energia necessaria (invece i
2 rendimenti potrebbero essere diversi).
Per verificare il tutto (potrei essermi perso qualcosa nei meandri delle
norme che si sono succedute) si puo' fare una semplice verifica.
Aggingere un generatore non esistente e per di piu' elettrico inserisce
invece una variazione enorme (un'aberrazione dal punto di vista tecnico,
mi ripeto) che porta a risultati completamente fuori mira.
> Lasciato in classe E con richiesta non soddisfatta?
Certo. Il calcolo di potenza fra l'altro e' molto piu' complicato del
calcolo energetico da certificazione quindi anche impianti che
energeticamente sembrano ben dimensionati potrebbero avere problemi a
livello di potenza.
> Aumentato
> artificialmente la potenza dei generatori esistenti?
Nemmeno. Cosi' e' l'edificio e cosi' io lo certifico, mi sarei limitato
ad evidenziare la cosa nelle annotazioni, indicando una possibile
conseguenza sui risultati del calcolo.
> E comunque mi
> ero consultato con gli uffici della regione, proponendo questa
> soluzione che alla fine è stata giudicata corretta.
Vuoi davvero un mio commento sulla preparazione tecnica della regione
(qualunque essa sia?). Amministrativamente puo' anche starci (se ci sta
certificare un immobile privo di impianto inventandoselo senza nemmeno
delle linee guida precise...) ma tecnicamente lo ritengo del tutto
errato per i motivi gia' detti.