Di seguito è riportato un articolo, fatto benissimo, che mi è servito e
che posto qui a futura memoria:
http://blog.sitd.it/2018/10/26/il-falso-mito-delleroina-gialla/
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Da alcuni mesi la cosiddetta ‘eroina gialla’ è sulle prime pagine dei
media presentata, di volta in volta, come una micidiale ‘nuova droga’
oppure come la solita ed unica responsabile dei decessi per overdose che
hanno fatto notizia negli ultimi mesi. Questa lettura e questa
impostazione, però, possono essere negative e controproducenti in
un’ottica di prevenzione: attribuire solo all’eroina gialla la
responsabilità di questi decessi significa, implicitamente, affermare che
gli altri tipi di eroina circolante non possono uccidere e ciò è
assolutamente falso sia sul piano scientifico che su quello, molto più
semplice, della realtà. Per questo riteniamo opportuno fare un po’ di
chiarezza alla luce delle evidenze disponibili in Letteratura e di quanto
abbiamo appreso nel corso della nostra lunga esperienza.
La sintesi dell’eroina
Non si riescono a comprendere le modificazioni intervenute negli ultimi
anni circa l’eroina presente sul mercato illegale se non si tengono
presenti quelle avvenute nello stesso periodo nella produzione di oppio e
nella sintesi dell’eroina in Afghanistan. Il processo che porta
dall’oppio all’eroina viene eseguito in laboratori molto artigianali,
spesso improvvisati e luridi, e consiste in due fasi: l’estrazione della
morfina dall’oppio e la sua acetilazione in eroina.
L’estrazione della morfina
L’estrazione della morfina è relativamente semplice, tanto da poter
essere sempre eseguita dagli stessi contadini che hanno prodotto l’oppio.
Il processo inizia con la frantumazione dei pani, che vengono immersi in
acqua calda con l’aggiunta di bicarbonato. Il liquido brunastro ottenuto
viene lasciato riposare e successivamente filtrato. L’aggiunta di cloruro
di ammonio provoca infine la precipitazione di una polvere grigio-marrone
che, una volta filtrata e disidratata, costituisce la morfina base, un
prodotto molto grezzo, fatto per circa il 50 per cento da morfina, per il
20 per cento da narcotina (noscapina) e per il 30 per cento da altri
composti.
Oppio da raffinare ad eroina
Dalla morfina all’eroina
Durante il secolo scorso, quando la produzione di oppio in Afghanistan
era 30 volte inferiore, i contadini afghani si limitavano per lo più alla
produzione di morfina base, che veniva ulteriormente processata ad eroina
in raffinerie situate al di fuori del Paese. Parallelamente all’aumento
della produzione di oppio, i contadini hanno iniziato a produrre
autonomamente eroina, seppure in maniera artigianale.
Già nel 2006, l’anno prima della prima produzione record, sono stati
smantellati 248 laboratori per la raffinazione/sintesi dell’eroina, una
minima parte rispetto a quelli esistenti. A convertire l’oppio in eroina
sono soprattutto soggetti di etnia pashtoon. In effetti, i primi ad
apprendere dai chimici iraniani le tecniche di raffinazione sono stati
gli shiwaris, etnia proveniente dai confini con il Pakistan, che
attualmente gestiscono le raffinerie situate nella parte settentrionale
dell’Afghanistan.[1]
Frammentazione dei pani di oppio
Durante il secolo scorso, inoltre, la morfina base veniva ‘raffinata’
fuori dai confini dell’Afghanistan esclusivamente ad eroina di grado 3
(la cosiddetta eroina base, non idrosolubile). Negli ultimi anni, non
solo gli afghani hanno iniziato a produrre autonomamente eroina, ma hanno
imparato ad effettuare il passaggio successivo, producendo eroina di
grado 4 (il cloridrato idrosolubile o eroina bianca), secondo una
metodica semplice ed alla loro portata.
Nel 2005 su Bullettin of Narcotics, la rivista curata direttamente da
UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime), veniva pubblicato un
articolo che documentava (anche fotograficamente) la produzione di
cloridrato di eroina in un laboratorio artigianale afghano, utilizzando
un’attrezzatura assai semplice e solo una piccola quantità di acetone
come solvente organico.[2]
I passaggi successivi che conducono alla sintesi di eroina cloridrato
secondo questo metodo rudimentale, sono schematizzati nella figura che
segue.
sintesi dell'eroina
La scarsa disponibilità di solventi e di materie chimiche in Afghanistan
obbliga ad utilizzare questa procedura rudimentale, che comunque conduce
alla produzione di cloridrato di eroina. Si tratta di un prodotto bianco,
ma dall’aspetto più sporco, perchè maggiormente ricco di residui e di
intermedi del processo di lavorazione (soprattutto a causa della scarsità
dei solventi utilizzati nella fase di lavaggio). Ne risulta un’eroina
comunque bianca, ma non candida come quella proveniente dal Sud Est
asiatico.
Le analisi di laboratorio effettuate durante il processo di lavorazione
hanno dato i seguenti risultati.
Contenuto in alcaloidi durante le fasi del processo di lavorazione per la
produzione di cloridrato di eroina in un laboratorio afghano (in
percentuale sul prodotto secco)
Eroina 6-MAM Morfina Codeina Papaverina
Narcotina
Eroina base 68,1% 7,6% 1,8% 5% 1,1% 6%
Eroina
base bianca
78,5% 6,8% 2% 4,7% 0 0
Cloridrato
di eroina
74,0% 5,4% 0,3% 4,4% 0 0
Come è possibile osservare, il cloridrato di eroina è solo marginalmente
più potente dell’eroina base (74% vs 68%) e addirittura meno potente
dell’eroina base bianca, forma non ancora idrosolubile. Questo smentisce
la retorica di quanti, negli anni passati, hanno indicato l’eroina bianca
afghana come una ‘nuova e molto più potente eroina’. L’eroina bianca
afghana è solo lievemente più potente di quella di grado 3 che viene
prodotta nello stesso Paese.
L’eroina di grado 4 afghana, inoltre, è sì priva degli alcaloidi non
psicoattivi (benzilisoquinolinici) papaverina e narcotina, ma ancora
ricca in 6-monoacetilmorfina (6-MAM) e acetilcodeina e con tracce di
morfina. Questi ultimi alcaloidi sono anche essi psicoattivi e
concorrono, assieme all’eroina, all’effetto farmacologico complessivo.
La presenza di questi alcaloidi (ed in particolare quella di 6-
monoacetilmorfina) testimonia l’artigianalità del processo utilizzato per
la sintesi e la scarsità di sostanze chimiche che vengono impiegate.
E’ possibile ipotizzare che oggi siano migliaia le raffinerie in
Afghanistan, più o meno artigianali, sparse su tutto il territorio. Molte
di queste sono in grado di effettuare l’ultimo passaggio, producendo
eroina cloridrato idrosolubile (o di grado 4 o la bianca), grazie alla
povertà dei materiali necessari, alla semplicità della metodica ed ai
pochi solventi utilizzati.
L’articolo pubblicato su Bullettin of Narcotics ci permette anche una
stima della qualità della produzione dei laboratori clandestini afghani,
in termini di purezza: la percentuale di principio attivo dell’eroina
base era del 68,1%, mentre quello dell’eroina bianca del 74%. In base a
questi dati, è possibile affermare che le partite afghane con percentuali
di eroina attorno al 75% possono essere considerate virtualmente ‘pure’,
ovvero messe in commercio così come prodotte dal laboratorio.
Le modificazioni nella produzione di eroina intervenute negli ultimi anni
in Afghanistan hanno avuto ripercussioni importanti sul mercato europeo,
con la comparsa di quantità rilevanti di cloridrato, in media più potente
dell’eroina base, a basso prezzo. Accanto a ciò, un’altra modificazione
di mercato importante è la grande variabilità dei tipi di eroina
disponibili, a fronte di un’offerta standard e di un unico prodotto, come
avveniva nel secolo scorso.
Filtrazione dell'eroina
L’eroina gialla
Ma allora cos’è l’eroina gialla? Nel secolo scorso, come in precedenza
esposto, i contadini afghani si limitavano a lavorare l’oppio fino alla
produzione di morfina base, che costituisce il primo passo nella
raffinazione di eroina. Il passaggio successivo, che dalla morfina base
conduce all’eroina, veniva effettuato in raffinerie situate al di fuori
dell’Afghanistan, come quelle scoperte in passato in Turchia,[3] a
Palermo ed a Marsiglia.
Le raffinerie situate in Turchia ed in Europa producevano soprattutto
eroina di grado 3, ovvero eroina base, chiamata impropriamente
‘brown’ (la brown sugar propriamente detta è stata disponibile solo per
un periodo limitato negli anni Settanta ad Amsterdam). Anche le
raffinerie di Cosa Nostra producevano eroina di grado 3, che
distribuivano in tutto il Paese ed esportavano negli Stati Uniti. Se ne
ricava che, durante il secolo scorso, la maggior parte dell’eroina
circolante in Europa e negli USA era l’eroina di grado 3, la cosiddetta
‘base’. L’eroina di grado 3 è scarsamente solubile in acqua e per questo
motivo, in quegli anni, la fetta di limone, l’accendino ed il cucchiaino
costituivano paraphernalia (accessori) indispensabili per gli eroinomani.
Venti anni fa il cloridrato di eroina veniva prodotto esclusivamente
nella regione del Triangolo d’Oro ed era ritenuto la qualità più pregiata
di eroina. Questo tipo di sostanza, però, raggiungeva molto difficilmente
l’Europa, per numerosi motivi: produzione più limitata, maggiore
difficoltà nel traffico, prezzo significativamente più elevato, necessità
del mercato interno e dei paesi limitrofi. Erano gli anni in cui la
bianca era così rara da essere per molti solo una specie di leggenda,
quelli in cui tossicodipendenti italiani ed occidentali in genere, per
poterla apprezzare, si trasformavano in turisti della droga in
Thailandia, fungendo in alcuni casi da piccoli corrieri.
Oltre all’articolo pubblicato su Bullettin of Narcotics, anche i
ricercatori iraniani hanno segnalato la produzione di eroina bianca da
parte dei laboratori afghani,[4] ma questa ormai aveva fatto già da
alcuni anni la comparsa sul nostro mercato, messa in vendita come ‘bianca
thailandese’.
La prima a dare la notizia tramite gli organi di informazione che
l’eroina bianca era di provenienza afghana, è stata la giornalista
Valentina Avon, fra le più attente e preparate nel nostro Paese in
materia di eroina.
Valentina Avon, da giornalista scrupolosa, sempre alla ricerca di fonti
ben documentate, aveva contattato direttamente gli uffici dell’UNODC di
Kabul, ricevendo in risposta questa mail “C’è un chiaro trend in
Afghanistan verso la produzione di eroina di elevato grado di purezza,
destinata all’esportazione. Nelle regioni meridionali (Kandahar/Helmand)
si sintetizza eroina più pura, sebbene non sia ancora così comune. Si
tratta di eroina di grado 4, ideale per essere iniettata, che qui viene
chiamata Sheha o Pashtu. Attualmente viene venduta per 150,000-170,000
rupie pakistane (PKR) al kg (equivalenti a circa $2,200-$2,500). Questo
tipo di eroina è disponibile anche nelle regioni orientali (Nangarhar),
ma il prezzo è leggermente inferiore (140,000-150,000 PKR per kg). Per
processare l’oppio ed ottenere questo tipo di eroina, servono le
competenze di ‘cuochi’ esperti. A Nangarhar questi sono soprattutto
turchi ed iraniani. Un cuoco esperto riesce ad ottenere 1 kg di eroina
bianca da 7 kg di oppio secco, uno con meno esperienza può arrivare ad
usare 11-12 kg. Dagli scarti di questo processo si ottiene anche
un’eroina di bassa qualità, venduta per 20,000-25,000 PKR al kg. L’eroina
bianca è molto richiesta dai trafficanti. Nelle regioni più a nord (Balkh)
sono pochi quelli che hanno provato ad ottenere eroina bianca, ma non
hanno avuto successo, pertanto i laboratori non producono eroina di grado
4. Ciò non impedisce che una notevole quantità di eroina bianca passi
attraverso questo territorio, diretta verso l’Asia Centrale e proveniente
dalle regioni meridionali e dal Badakhshan. Questa è anche la via più
breve e più diretta verso l’Europa. Infine, anche nelle regioni del Nord
Est (Badakhshan) ci sono alcuni laboratori che producono eroina bianca di
elevata purezza, ma non sono tanti. La purezza di questa eroina varia fra
il 60% ed il 70% ed il colore è tendente lievemente al giallino, a causa
della scarsità dei solventi necessari a lavare il prodotto finale. Per
processare l’oppio ad eroina purissima (dal 90 al 100%) è necessaria una
grande quantità di sostanze chimiche e di solventi volatili ed altamente
infiammabili o esplosivi, che per essere maneggiati con sicurezza
richiedono l’intervento di un chimico esperto. Questi solventi non sono
necessari per produrre eroina con un grado inferiore di purezza”.
Se si tengono presenti le date del lavoro pubblicato su Bullettin of
Narcotics (2005) e la corrispondenza di Valentina Avon con gli uffici
UNODC di Kabul (2008), è ragionevolmente possibile ipotizzare che la
produzione di eroina di grado 4 in Afghanistan sia cominciata agli inizi
del secolo, alla ripresa della produzione di oppio dopo la caduta dei
talebani. La corrispondenza della Avon, inoltre, documenta per la prima
volta l’esistenza dell’eroina bianca afghana con sfumatura giallina, il
famigerato ‘piscio di gatto’ (nome slang dell’eroina gialla) che
periodicamente ritornerà nelle cronache del nostro Paese.
L’eroina bianca afghana è di qualità inferiore rispetto a quella
proveniente dall’estremo Oriente, ma gli eroinomani italiani per un lungo
periodo sono stati ingannati ed hanno creduto di acquistare
effettivamente ‘la thailandese’. In effetti, come già esposto, la vera
thailandese è presente sporadicamente in Italia, in partite molto piccole
e ha un prezzo molto superiore.
La qualità inferiore del cloridrato di eroina afghano rispetto a quello
thailandese è testimoniata anche dalla frequente presenza di
concentrazioni significative di 6-monoacetilmorfina (6-MAM), che
testimoniano un processo di lavorazione artigianale. Questa presenza, in
particolare, è stata spesso interpretata come quella di ‘una nuova
droga’, contribuendo in parte al mito della partita killer (vedi oltre).
In effetti la 6-MAM ha gli stessi effetti dell’eroina, è solo
marginalmente più potente e costituisce anche un prodotto del metabolismo
dell’eroina stessa: tutta l’eroina iniettata, dopo 90 minuti, viene
trasformata dall’organismo in 6-MAM, che è responsabile degli effetti
dell’assunzione da quel momento in avanti.
Pertanto, dopo questa lunga trattazione, siamo finalmente in grado di
dire cosa è l’eroina gialla. L’eroina gialla, molto semplicemente, è
cloridrato di eroina (o di grado 4 o eroina bianca) che presenta una
sfumatura giallina, a causa della scarsità di solventi chimici in
Afghanistan, che non consente di lavarla bene. E’ solo eroina bianca
leggermente colorata perché un po’ più sporca.
Alla luce di ciò, non ha alcun senso insistere sul colore perché questo
distrae dal vero problema: nocciola, bianca o giallina che sia si tratta
sempre di eroina e su questo occorre attirare l’attenzione, senza alcuna
enfasi sul colore. Non è il colore a determinare la possibile
pericolosità dell’eroina ed insistere sulla pericolosità dell’eroina
gialla conduce, immancabilmente, a banalizzare tutte le altre forme di
eroina.
La stessa enfasi, purtroppo, viene posta sull’aumentata percentuale di
principio attivo, che è un dato costante in tutto il mondo da circa un
ventennio. Nei primi anni del secolo, quando la mortalità per overdose da
eroina era enormemente più alta, la percentuale media di principio attivo
nell’eroina sequestrata era di gran lunga inferiore a quella odierna.
Variazioni del principio attivo nell'eroina sequestrata in Italia
I rapporti fra mortalità e mercato illegale dell’eroina, infatti, sono
molto più complessi e vanno ben oltre la solo purezza della sostanza.
Questo, però, costituirà materia di un prossimo articolo.
[1] Riccardo Scotti. Narcotica. I Libri di Isbn/Guidemoizzi, 2012
[2] Zerell U., Ahrens B., Gerz P., Documentation of a heroin
manufacturing process in Afghanistan. Bull Narc, 2005; 57(1-2):11-31
https://www.docdroid.net/QmtqpfA/documentation-of-a-heroin-manufacturing-
process-in-afghanistan.pdf
[3]
https://en.wikipedia.org/wiki/Illegal_drug_trade_in_Turkey
[4] H.R. Koushesh, R. Afshari, R. Afshari, A new illicit opioid
dependence outbreak, evidence for a combination of opioids and steroids.
Drug Chem Toxicol., 2009, n.21(2), pp. 114-119