E' un po' che sono fermo ma non so se
ci riusciro da solo...
Quei pochi che, nonostante tutto, mi sono rimasti
vicino continuano a dirmi di provare una comunità
di recupero, io non ne sono mai stato molto convinto,
ma d'altro canto non vedo molte altre alternative.
Qualcuno ha esperienze in questo senso?
Qualche consiglio?
Non so, anche un centro rispetto ad un altro,
conosciuto anche indirettamente.
Grz
Icedry
/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\
http://www.infolav.org
(firma on-line la petizione per una legge che punisca maltrattamenti
e abusi sugli animali)
\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/
A parte il solito SanPatrignano, che comunque ultimamente + che mai rende le
cose difficilissime a chi vuole entrare e una volta dentro cerca di
inculcarti una strana ideologia di odio/amore verso le droghe, ti consiglio
di provare a cercare nelle tue zone, ci sono comunità un po ovunque, basta
cercarle... e cmq se puoi ma sopratutto se veramente lo vuoi vacci, xkè
resistere è davvero duro se sei in "libertà", giusto?
>
>Qualcuno ha esperienze in questo senso?
Per sapere come stai, devi provare.
Cmq non è detto che ti serva star lì tutto il programma ( 2-3 anni):
può essere che dopo 6 mesi ti senti pronto per affrontare la vita.
Considera che prioma di tutto la comunità è un luogo protetto( dalle
tentazioni): se non riesci a proteggerti da solo un periodo per
'staccare' può essere un toccasana.
>Qualche consiglio?
>
Non aspettarti granchè, prendi quello che possano dare di buono:
io un periodo la farei. Se sono 3 piuttosto che 30 mesi dipenderà da
te. Cmq anche con una comunità la prova del nove è il periodo che
segue-
>Non so, anche un centro rispetto ad un altro,
>conosciuto anche indirettamente.
>
1)C'è un modello quasi standard di comunità terapeutica,
seguito per esempio dal Progetto uomo: qui si lavora meno però è più
pesante psicologicamente. Fai alcuni mesi di accoglienza, che è un
posto tranquillo; se decidi di rimanere il percorso completo è di 2
anni, quello è + pesante e non te lo consiglio. La comunità è seguita
da un periodo di rientro, cruciale come ti dicevo sopra.
E' anche possibile passare direttamente dalla accoglienza al rientro,
un percorso più breve che salta la comuinità vera e propia.
E' un percorso che fanno da poco ed è una prospettiva interessante.
Puoi trovare elenco su Internet, o contattami.
Questa è sicuramente l'offerta più seria, anche se questo non vuol
dire che per te sia la migliore.
2)Poi ci sono le comunità non terapeutiche , lavorative, come San
Patrignano e tante altre, dove vai se pensi che ti basta stare lontano
dalla roba e riprendere un ritmo di lavoro. Servono più se hai
disadattamento sociale.
3) Comunità diurne, la sera rientri a casa. Una bella soluzione, però
è praticabile solo se c'è una struttura vicino casa. Informati in
loco.
Spero e credo di averti chiarito le idee.
Di più non saprei dirti anche perchè non hai deto quasi nulla di te,
se vuoi saperne di più devi dare qualche informazione aggiuntiva.
ciao
>
>
>Sono in bilico...
>
>E' un po' che sono fermo ma non so se
>ci riusciro da solo...
>
>Quei pochi che, nonostante tutto, mi sono rimasti
>vicino continuano a dirmi di provare una comunità
>di recupero, io non ne sono mai stato molto convinto,
>ma d'altro canto non vedo molte altre alternative.
>
>Qualcuno ha esperienze in questo senso?
>Qualche consiglio?
Ho frequentato due comunità: Patriarche in Francia e Exodus (don
Mazzi).
Attualmente ho smesso di farmi (sono 5-6 anni), e spero sia la volta
definitiva, ma certamente NON grazie alle comunità.
Non sono esperienze da buttare in assoluto, ma si fa una vita di merda
e spesso devi abbracciare un'ideologia di merda.
Non per scoraggiare, ma tieni presente che una volta usciti da lì, la
realtà e' sempre quella e le prospettive di "ricrearsi" nuovi
interessi, amicizie etc sono sempre meno.
Infatti quasi tutti quelli che "riescono" con le comunità, è perchè
costruiscono la propria vita in quell'ambito.
Comunque, come dicevo è un esperienza che può servire, se non altro
per staccare decisamente da un ambiente che "ovviamente" girerà tutto
intorno alla roba (sono un bell'indovino eh?)
Nel caso cerca una comunità "umana"
Gruppo Abele o Saman mi sembrano le meno integraliste (ma non le
conosco personalmente e non vorrei aver detto una cazzata)
In bocca al lupo
TdQ
Sia chi mi ha risposto qui che in email
La situazione in cui mi trovo è
questa:
Finito il militare ho avuto un periodo
travagliato che come risultato mi ha
portato a fare questa bella conoscenza.
Ho sempre lavorato, conducendo una perfetta
doppia vita, (sul lavoro non hanno mai avuto neanche
il sospetto che potessi avere di questi problemi)
ma il tanto lavoro mi ha portato naturalmente un rovescio:
non avendo + tanto tempo x amici e svago
ho trovato sempre + soddisfazione facile e veloce nella roba.
Sono riuscito a reggere 3/4 anni, ma adesso ho
deciso che x smettere devo fermarmi un secondo;
continuando a lavorare non risolvo niente.
Allora mi sono licenziato e adesso sto valutando
cosa fare.
In questi giorni sono riuscito a stare fermo,
ma di contro non esco neanche di casa.
Sono indeciso se provare la disintossicazione
da solo (attualmente bevo 90 di Meta) oppure
appoggiarmi ad una qualche struttura.
Ma poi?
Riuscirò a ricominciare un lavoro?
Non lo so...
X questo ho cominciato a prendere in
considerazione la possibilità di una comunità
che mi ridia un minimo di ritmo normale
(non lavoro / letto e stop) e magari un' aiuto
psicologico.
La mia paura verso le comunità è che ho
sempre avuto un carattere insofferente
verso qualsiasi tipo di imposizione
e non vorrei che si rivelasse un' esperienza
negativa piuttosto che positiva.
Ho paura di trovarmi in un' ambiente
prettamente religioso,
che assolutamente non sopporterei.
Quello che chiedevo era appunto
un consiglio su una qualche comunità
conosciuta direttamente o indirettamente.
cmq
grz a tutti
Icedry
"Ho spesso un sacco di soldi per l'alcol le donne e macchine veloci...
...tutti gli altri li ho sperperati"
George Best
Oggi siamo in presenza di numerose strutture terapeutiche residenziali,
semiresidenziale e diurne, private, pubbliche, convenzionate e non.
I Ser.T. effettuano anche programmi che prevedono comunità terapeutiche,
purché siano convenzionate con le ASL del territorio nazionale.
Per le persone che vengono inviate in comunità da un Ser.T. suggerisco
alcuni fondamentali accorgimenti:
farsi accompagnare all'ingresso dal proprio operatore di riferimento del
Ser.T. e chiedergli di essere seguito in tutto il percorso, e se possibile,
attraverso visite mensili in comunità;
non mettersi fretta, comprendere bene gli strumenti terapeutici che la
comunità mette a disposizione;
molta cautela nel rapporto con i famigliari, loro sono fuori, ma allo
stesso tempo costituiscono direttamente o indirettamente un pezzo della
vostra storia tossicomanica, e quindi datevi tempo per affrontare i vostri
rapporti con loro;
quando iniziate la fase del reinserimento, sappiate che quello è il
momento decisivo del programma comunitario; è un momento in cui si spera che
le vostre difese, le difficoltà nel parlare di voi siano ridotte al minimo e
quindi fatevi sentire dagli operatori su tutto quello che vivete in questa
fase. Le paure saranno le compagne di viaggio di questa fase, il facile
entusiasmo il tranello più grande. Dovete solo respirare una piccola grande
parola: A U T O N O M I A. Trovare uno straccio di lavoro, qualche amico o
amica per condividere le spese e le ansie in quattro mura di una casa è cià
che serve per iniziare. Non si tratta di essere freddi e di non "godere" la
vita, si tratta solo di non rimanere con il sedere a terra di fronte a
quello che la giornata ti chiede di costruire per essere protagonista del
tuo tempo.
ultima regola, ma forse la più importante: la comunità come la terapia di
gruppo, ti da esclusivamente quello che tu gli dai, ne più, ne meno. Avere
delle persone che con altre esperienze ti fanno rivedere dentro la tua
esperienza, è il farmaco più efficace che puoi assumere e soprattutto ha un
marchio di qualità, ovvero te stesso dentro una relazione di ascolto.
Ciao.
Gianni
------------------------------------------------------
sito su droghe e dipendenze
http://digilander.libero.it/giocasu/default.htm
in ogni caso informati Bene sul centro prima di scegliere.
a me la comunità non è stata utile, ma perlomeno ti ripulisci e stacchi per
un pò.Tutto qui.
Quello che mi è veramente stato utile per uscirne è stata la psicoterapia
che continuo tuttora anche se ora mi serve soprattutto come controllo una
due volte al mese e
all'inizio un pò di terapia farmacologica 3 4 mesi circa.
Ma qui dipende molto dalla tua Vera volontà e dall'abilità
del terapeuta.
In questo modo sono 4 anni che ne sono fuori.
puoi provare per qualche mese e poi rivalutare l'ipotesi della comunità,
ciao
> Sono in bilico...
>
> E' un po' che sono fermo ma non so se
> ci riusciro da solo...
>
> \/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/
Caro Icedry,
mi sembra di percepire una certa consapevolezza da ciò che scrivi.
Sarà forse grazie alla calma ed alla pacatezza riflessiva che i 90 di Meta
generosamente ti accordano, ma non credo sia esclusivamente merito loro.
Il tempo sta inevitabilmente passando ed è altrettanto inevitabile che, su
un piano sociologico, i farmacodipendenti cambino. Le persone di cui leggo i
contributi su questo NG, o in giro nella vita, mi sembrano più consapevoli
della loro stessa condizione, meno attaccati ad alibi
giovanilistico-rivendicativi come la generazione dei primi anni '80 alla
quale appartengo: "Mi drogo perchè il sistema fa schifo e lo contesto in
questo modo".
Che il sistema faccia abbastanza schifo è una dato oramai acquisito, e credo
nessuno, oggi, oserebbe giustificare la sua dipendenza con un'affermazione
così mistificante e naive.
Io l'affermavo! :-(
Lo affermavo finchè ho conosciuto Freud; me ne sono innamorata, me ne sono
separata, l'ho contestato, ho studiato nuove teorie e quell'affermazione di
partenza è oggi un ricordo tenero di un bimbo 16enne dolcissimo che cercava
se stesso, delle risposte alle sue diversità, ed era estremamente solo.....
Beh...vabbè....
I contributi che ho letto, specialmente quelli di Alberto e di Thomas, mi
sembrano chiari e condivisibili.
Ho cominciato a frequentare comunità nel 1986 ed ho finito nel 2000.
Da alcune sono scappata dopo pochi giorni, in altre ho resistito molti mesi,
altre ancora, le più moderne, le ho terminate.
Ciò che segue è una storia abbastanza lunga di comunità.
Il linguaggio che uso è colorito, sebbene il tempo trascorso ed il benessere
finalmente raggiunto mi porterebbero ad addolcire ricordi ed emozioni.
E' una scelta voluta che fa parte di una visione della vita che sottolinea
il valore della memoria integrale e del suo rispetto come strumento per
meglio capire e condividere le sofferenze degli altri.
Patriarche, visto che è stata citata, mi ha recluso per 7 mesi in alcuni
castelli del sud della Francia.
Era il 1986 ed in un Sert di Roma mi consigliarono la creatura di Mr.
Engelmajer quando compresero la mia totale allergia a comunità cattoliche o
comunque confessionali.
All'epoca il "tossico ch'aveva da soffrì".
Se soffriva identificandosi con Cristo in croce, guadagnava guarigione e
purificazione.
Eravamo al medioevo, insomma.
Sono invece finita dalla padella nella brace.
Ho evitato l'incompetenza religiosa nostrana ma sono finita in una setta...
D'altronde in quel periodo la scelta era impossibile. Ricordo che
imperversavano: don Pierino, Padre Eligio (fratello di Don Pierino e
fondatore di quell'obbrobrio integralista che è Mondo X), i primi autarchici
vagiti del gerarca Muccioli, l'esordiente Progetto Uomo di Mario Picchi
(oggi CEIS) e qualche incosciente atto di buona volontà pretesca lontano
ancora dal clamore dei media.
Davanti a tale desolante prospettiva, ho scelto la soluzione che allora mi
parve la più esotica: andarmene in Francia (stile soldatessa in legione
straniera) in una Comunità piena di spagnoli con la prospettiva, alla
peggio, di tornare ancora innamorata dell'eroina ma con un arricchito
curriculum linguistico e culturale...
Dopo una manciata di giorni di sofferenze inenarrabili, durante i quali la
mia astinenza da Buprenorfina (10/15 fiale di Temgesic/die) venne trattata
con tisane amare fatte con le prime erbe che si reperivano in dispensa
(anche una contro il diabete, mi venne confessato a posteriori) e
lunghissime passeggiate nella neve (il mio sistema immunitario ancora
ringrazia....), imparai il primo postulato del teorema della sopravvivenza
in comunità: evitare sempre e con la massima radicalità comunità dove non ci
sono operatori esterni che supervisionano ciò che accade.
Comunità che affidano le tue sorti e sono costitutivamente strutturate
sull'apporto senza controllo di soggetti smandrappati in terapia esattamente
come te, sono da evitare come la peste.
Certo, ti può andar bene. Puoi trovare una personcina a modo che è in grado
di non proiettare su di te tutta la merda psicologica che gli emerge dopo la
sospensione forzata della sostanza.... Ma se invece ti capita il pazzo
scatenato in preda ad un delirio di perfezione e rigidità, totalmente privo
di empatia per ogni tuo malessere e convinto che la tua sofferenza più è
grande e più sara dispensatrice di miracolosi rinnovamenti spirituali, sei
proprio nella cacca....
Corollario a questo primo importante postulato è il seguente: evita questo
tipo di comunità e tutte quelle comunità che ti menano se decidi di
andartene.
Di solito le comunità senza operatori esterni, e con leader carismatici che
ne rappresentano l'unica risorsa scientifica, sono quelle più propense ad
utilizzare le legnate per convincerti a restare. San Patrignano docet. Ah,
dimenticavo. Lì si uccide... :-(
Comunque.
In Patriarche, dopo la ridente esperienza edile (trasportar piastrelle e
materiali edili congelati) dei primi mesi, alcune mie qualità intellettuali
e la mia negazione per l'edilizia (non ho mai ringraziato tanto Dio e mammà
per le mie doti e per avermi mandato a studiare all'estero) mi hanno
proiettato nel riscaldato e confortevole laboratorio multimediale della
propaganda (allora era un semplice ufficio di editing video).
Ho montato video che nemmeno il dittatore rumeno Ceaucescu avrebbe avuto il
coraggio di diffondere.
Nello sbrodolamento autoincensante del leader, e dei numeri alti della
gerarchia della setta, sono riuscita in qualche mese a far passare l'idea
che fossi diventata un'adepta convinta.
Questo ha determinato il "DA" del Kremlino alla richiesta di ricevere una
visita dai miei.
Dopo sette mesi mi sono dunque trovata faccia a faccia con i miei
procreatori.
Avevo preparato tutto con maniacale precisione.
Dovevo convincerli a portarmi via, a farmi uscire di lì.
Da quando ero entrata le telefonate erano sempre state controllate
(precauzione adottata per poter intervenire e tranquillizzare le famiglie in
caso di lamentele da parte dell'incauto utente della comunità; prenotato
inoltre, per questa sua imprudente richiesta d'aiuto telefonica, ad una
sessione di legnate in qualche hangar del centro) ed anche ora avevo sempre
una spia che si accompagnava a me ed ai miei stupefatti genitori.
Due ore prima del ritorno della famigliola "Mulino Bianco" nell'agognata
pianura padana, il blitz.
Comunico ai miei, bugiardissima, che "le qualità tecniche e culturali in mio
possesso mi avrebbero tenuta legata alla comunità fino a quando sarei stata
ritenuta utile per i loro scopi" (sottinteso, sempre....).
"Che ciò che dovevo capire l'avevo capito" e "che se non mi avessero portato
via avrei sopportato il mese e mezzo di espiazione" (durante il quale
sarebbe stato istituito un pedinamento ad hoc anche nei cessi) "e sarei
comunque scappata subito dopo" (sfidando cani e furgoni da caccia lanciati
nella stradine di montagna di una Francia inconsapevole e
meravigliosa.....lo avevo già fatto due mesi dopo il mio ingresso....e lo
avrei ripetuto...).
Ciò determinò una riunione multilingue tra i miei genitori, me medesima, due
responsabili spagnoli (uno con bava alla bocca pronto a sbranarmi se fosse
andata male.....per lui, bene per me....), un utente storico francese ed una
ragazza italiana.
Tra urla, mani sul cuore degli spagnoli che stragiuravano a mia madre che
sarei morta d'overdose dopo due giorni, appelli dell'utente francese (assai
carino peraltro) alla calma, l'invito della responsabile italiana a
rimandare "solo di poco" questa mia decisione (la stronza ce la stava per
fare....ah....la sensibilità femminile....) ed un sottofondo rancoroso di
"nija de puta" a me rivolti da parte del mastino sbavante, il cuore di mamma
decise di credermi, ed in 20 minuti ero fuori.
Quattro quinti del mio vastissimo guardaroba erano stati saccheggiati dai
responsabili dello stivaggio valigie, ma ero libera; e mi godevo la campagna
francese da una comoda automobile e non da un furgone che mi accompagnava,
come quotidianamente accadeva in comunità, a mendicare per le strade di
Lione o di St. Etienne con la scusa di vendere un giornale scientificamente
nullo ed intellettualmente disonesto.
Sarebbero passati tre anni prima di ripiombare tra i tentacoli di un'altra
comunità.
Il prossimo articolo riguarderà il CREST del Dott. Bertolli. Una comunità a
pagamento per rampolli della borghesia imprenditoriale del Nord che ti
disintossica in clinica con pranzo alla carta, psicofarmaci e cura del
sonno, TV con satellite in camerette singole e che ti precipita subito dopo
nel baratro della follia comportamentista di stampo militare (daytop).
Stefania
>Era il 1986 ed in un Sert di Roma mi consigliarono la creatura di Mr.
>Engelmajer quando compresero la mia totale allergia a comunità cattoliche o
>comunque confessionali.
>All'epoca il "tossico ch'aveva da soffrì".
>Se soffriva identificandosi con Cristo in croce, guadagnava guarigione e
>purificazione.
>Eravamo al medioevo, insomma.
>Sono invece finita dalla padella nella brace.
>Ho evitato l'incompetenza religiosa nostrana ma sono finita in una setta...
>D'altronde in quel periodo la scelta era impossibile. Ricordo che
>imperversavano: don Pierino, Padre Eligio (fratello di Don Pierino e
>fondatore di quell'obbrobrio integralista che è Mondo X), i primi autarchici
>vagiti del gerarca Muccioli, l'esordiente Progetto Uomo di Mario Picchi
>(oggi CEIS) e qualche incosciente atto di buona volontà pretesca lontano
>ancora dal clamore dei media.
>CUT
>Il prossimo articolo riguarderà il CREST del Dott. Bertolli. Una comunità a
>pagamento per rampolli della borghesia imprenditoriale del Nord che ti
>disintossica in clinica con pranzo alla carta, psicofarmaci e cura del
>sonno, TV con satellite in camerette singole e che ti precipita subito dopo
>nel baratro della follia comportamentista di stampo militare (daytop).
>
>Stefania
>
>
Cara Stefania, IMO la descrizione delle comunità ti stà venendo propio
bene, lo stile è brillante:-)
Siccome di quella ho esperienza diretta , mi piacerebbe che parlassi
con più dettaglio del Progetto uomo /Ceis, per quel che ne sai, anche
per sentito dire. A quanto dici hai frequentato la fase di comunità,
che è tipo crest /daytop. La comunità ceis è assai simili a
un crest non a pagamento , hanno entrambi quel metodo dei 'pull up'
e dell'approccio maniacale alle cose: la supposizione che fanno è che
un tossico sia uno sbracato, per cui bisogno insegnargli gli orari,
tenere in ordine, l'economia domestica, ecc. Siccome è testardo
bisogna ripetere e insistere martellando la sua dura zucca. E se tu
non sei così? oh, potevi fare a meno di farti le pere! Secondo me
Cei.s. è la migliore comunità residenziale italiana, a prescindere
dall'utilità che le comunità possono avere.
La mia opinione è che hanno utilità, ma inferiore a quella i
sotenitori e loro stesso credono. E' evidente che nelle comunità c'è
una sovrastima dei risultati, mentre i ricaduti vengono nconsiderati
inesistenti. I programmi terapeutici sono a olte pretenziosi e senza
la minima base teorica: in letteratura si trova pochissimo, i
trattamenti sono empirici e il sistema sembra avre una fiducia
acritica nelle propie possibilità, in realta ridotte.
In sintesi molto più che tenere in custodia le persone, promuovendo un
lavoro di introspezione psicologica, unito a una vita dai ritmi
regolari , non possono fare. L'uscita dalla TD è un processo , e in
questo il progetto uomo ha il vantaggio notevole di essere strutturato
in fasi, che la comunità fa avanzare ma non poi così efficacemente ,
cpsicchè le ricadute sono la norma.
Chi smette 'da solo' ha il vantaggio di avere deciso il momento,
quando la situazione è matura;
a questo punto se si raggiunge la sobrietà la si mantiene.
Però nessuno può dare risposte incisive per accorciare quel percorso,
che spesso dura anni che porta al distacco dalla sostanza : per
questo la polemica sul metadone è senza senso , è evidente che per
questi soggetti al momento non si può fare di meglio che controllare
l'uso di sostanze, questo lo deve ammettere anche chi pensa che il
metadone sia un droga di stato di chissa che potenza , invece di quel
stabilizzatore blandamente calmante, di potenza non superiore alle
diazepine largamente usate, che diventa se assunto correttamente.
> > Sono in bilico...
> >
[CUT]
A:..allora...
ti sei fatto x 3 anni se ho kapito bene...
ma lavoravi e la tua vita appariva "normale"...
ora ti 6 rotto...
ti6 licenziato...e non ti fai + ma ti 6 kiuso in kasa....
e prendi 90 di meta...
IMHO la comunità non ti serve...
non 6 1 sbandato...
il ritmo lo puoi ri-prendere da solo...
prova a continuare kol meta (ke è la terapia scientifikamente + valida...poi
90 di meta sembrano tanti, ma rikorda ke la dose konsigliata è da 60 a 120,
kuindi x ora kontinua kosì se ti senti ok...e non esitare a kiedere di
alzare il dosaggio se non ti senti ok o se kadi in tentazione...)....magari
kon anke 1 supporto psikologiko (il sert lo dovrebbe offrire gratis) ke male
non fa...
prova a ri-cerkare un lavoro, magari 1 lavoro meno stressante, ke ti piaccia
di+...e ke ti lasci 1 po' di tempo libero...
prova a krearti spazi di tempo libero in kui fare kualkosa di
piacevole....tenta di trovare amici, hobby, passantempi...ecc...
è difficile...
ma...
stare kiuso 3 anni a lavorare in una komunità e uscire kon gli stessi
problemi di prima, non kredo ke ti serva...
IMHO...
poi se sei proprio konvinto kon la komunità...ti konsiglio una di tipo non
autoritario tipo S.Benedetto a Genova....
PS:..il meta a mantenimento rikordati ke è una terapia lunga (kualke
anno...anke di+ se serve...)...ma è kuella kon kui hai + possibilità di
riuscita...e puoi kontinuare a kostruirti una
vita....lavorare...divertirti....ecc...
ciao,
spero di esserti stata di aiuto...
by
Anguill@____________
>Caro Icedry,
IPER CUT
Quello che hai raccontato è
principalmente quello che
non mi convince nella scelta
della cimunità come strumento
terapeutico.
Conoscendomi reagisco
duramente a qualsivoglia
imposizione "stretta"
e in un'ambiente come quello
da te descritto non riuscirei a
stare + di 10 gg.
Non che creda che la comunità
sia una vacanza, assolutamente,
ma non credo neanche che debba
per forza essere una prigione
fisica o morale che sia.
Quello che cerco io è un'ambiente
che riesca a ridarmi un'equilibrio,
cosa che ho perso già da tempo.
Quello che vorrei capire è
se esiste qualcosa del genere
oppure tutti i centri sono
solo delle "galere"(+ o - dure) in cui x un certo
periodo vivi, lavori e altro ma che rimangono
fini a se stesse, aggiustando le cose
solo "a tempo determinato" con il
problema che si ripresenta una volta
uscito.
Naturalmente dicendo che non sopporto
ciò che mi viene imposto non intendo
che vorrei un posto senza regole,
è difficile da spiegare, il mio dubbio è
appunto che passato il periodo in cui
sia stato costretto ad assumere un determinato
comportamento non mi rimanga nulla,
perchè appunto non ero io che volevo fare
ma era qualcun'altro che voleva che io facessi
lo so è tutto molto contorto,
ma riflette pienamente il momento
di insicurezza e dubbio che sto passando.
Ciao a tutti
--
Icedry
"Ho speso un sacco di soldi per alcol donne e macchine veloci...
>
>Quello che vorrei capire è
>se esiste qualcosa del genere
>oppure tutti i centri sono
>solo delle "galere"(+ o - dure)
Tendono a esserlo, anche se c'è chi riesce a viverle in maniera
diversa. Sono più morbidi i diurni, a cmq le strutture per chi ha
ancora un certo autocontrollo: piuttosto dovresti cercare un posto
così , esistono anche se non sono tanti.
La comunità residenziale in genere è concepita come ultima spiaggia,
dove si và in parte controvoglia , per cui un po di 'galera' serve,
>vivi, lavori e altro ma che rimangono
>fini a se stesse, aggiustando le cose
>solo "a tempo determinato" con il
>problema che si ripresenta una volta
>uscito.
> il mio dubbio è
>appunto che passato il periodo in cui
>sia stato costretto ad assumere un determinato
>comportamento non mi rimanga nulla,
>perchè appunto non ero io che volevo fare
>ma era qualcun'altro che voleva che io facessi
Cioè hai paura che ci sia adattamento invece
che cambiamento.
Se la comunità la subisci, è sicuramente così.
Mio parere: se ti fai tutti questi problemi sulle comunità, vuol dire
che te la passi ancora abbastanza bene e non hai veramente voglia di
smettere.
Se sei davvero messo male, provi: se non funziona, amen.
Di solito in comunità ci si và perchè senza via di uscita, come dicevo
sopra.
>
>
> Quello che hai raccontato è
> principalmente quello che
> non mi convince nella scelta
> della cimunità come strumento
> terapeutico.
>
> Conoscendomi reagisco
> duramente a qualsivoglia
> imposizione "stretta"
> e in un'ambiente come quello
> da te descritto non riuscirei a
> stare + di 10 gg....... zip
OK.
Mettero da parte ogni velleità letteraria (per i ritorni narcisistici c'è
tempo) e cercherò di rendermi utile come posso.
Nella Regione Veneto, ma credo che sia una normativa nazionale, le comunità
sono divise in tre categorie (A, B, C).
La categoria meno costosa per la Sanità Regionale (non ricordo se sia la "A"
o la "C") è quella che prevede vitto, alloggio, una terapia basata sul
lavoro ed una supervisione una tantum di operatori specializzati (le
comunità ergoterapiche di Don Pierino, Patriarche, Mondo X, preti vari
etc....); la categoria mediana prevede una psicoterapia di gruppo, la
presenza di operatori specializzati (non utenti) e la solita attività
lavorativa (il CEIS mi risulta appartenere a questa categoria); la TOP Class
delle comunità (quelle più care per le Regioni) sono quelle che prevedono la
psicoterapia individuale a cadenza settimanale, la psicoterapia di gruppo,
terapia del lavoro, un massimo di utenti per singolo educatore/operatore
(5-8) e generalmente, per questioni organizzative, non superano i trenta
utenti per centro (comunità psicoergoterapiche).
Considera che:
1) I SERT hanno le loro clientele, e le comunità cercano di stabilire
rapporti preferenziali con alcuni SERT dove hanno entrature.
Nel momento in cui ti presenterai al SERT, disponibile ad iniziare una
esperienza di comunità, tieni presente questa informazione ed eventualmente
insisti per far finanziare il tuo soggiorno nella comunità che ti avrà
convinto di più (e che avrai, all'uopo, precedentemente contattato in via
personale....).
2) Il mio background socio-culturale potrebbe non collimare col tuo.
Di conseguenza, se sei religioso, un soggiorno in una comunità piena di
contenuti mistici potrebbe rivelarsi molto più utile di un uguale periodo
trascorso in una comunità basata su un'approccio psicologico al problema (le
regole del precedente post sono però assolute...... appura che ci siano
operatori esterni e che tu possa andartene senza doverli minacciare di
tagliarti le vene....)
3) Lo scenario, negli ultimi anni, potrebbe essere parzialmente mutato.
Tuttavia ti segnalo due comunità Top Class che adottano la stessa
metodologia più sopra descritta: la prima è al Lido di Venezia e si chiama
Villa Renata (il direttore è Paolo Stocco ed il numero di telefono è lo
041/5268822 - il sito è http://www.villarenata.eurovenezia.org), la seconda
è Fratello Sole e Sorella Luna (oggi gruppo Cooperate) i cui riferimenti li
puoi trovare al sito www.sorellaluna.org. VillaRenata l'ho fatta anch'io;
non è il Club Med ma nemmeno una galera come altre...
4) Ultimo importantissimo punto. Potrebbe essere che tu sia seguito da un
SERT non composto da macellai. Che stia seguendo un dignitoso percorso
psicoterapico volto ad individuare, dopo la stabilizzazione metadonica, la
migliore opportunità per un eventuale definitivo affrancamento da supporti
oppiacei e/o farmacologici.
In tal caso, se cioè ritieni di poter riporre un po' di fiducia nella
struttura, prova a sondare il loro parere. Potrebbe anche essere (se
l'evoluzione del mondo va di pari passo con il mio ottimismo) che ti
consiglino di non partecipare ad un programma residenziale o magari di non
partecipare ad alcun programma ma a continuare l'attività psicoterapica
supportato dal metadone.
In fin dei conti il loro ruolo, oltre che ad accontentare le (a volte)
generose comunità terapeutiche, sarebbe proprio quello di progettare un
percorso terapeutico sulla base della tua anamnesi e delle variabili
ambientali e familiari che contraddistinguono la tua vita in questo periodo.
A Bolzano, per esempio, so che il SERT funziona abbastanza bene e si
appoggiano a due comunità metodologicamente differenti indirizzando gli
utenti sulla base di variabili ben precise.
Alcuni tipi di personalità sopportano meglio interventi terapeutici basati
sulla correzione dei comportamenti piuttosto che su analisi introspettive e
sulla verbalizzazione di disagi vissuti in senso psicodinamico.
Ciò dovrebbe fare un buon SERT...
Un abbraccio forte
Stefania
Ho scoperto un metodo che ti aiuta a vincere tutto....
Facciamo una piccola premessa (la storia è vera che tu ci creda o no).
Un po' di anni fa c'era una casa all'interno della quale c'era uno spirito
che ogni tanto andava a disturbare il proprietario.
Il proprietario si arrabbiava con lo spirito e questi restava sempre là.
Un bel giorno l'ometto si mise in meditazione ignorando l'essere
ultraterreno.
Dopo un po' lo spirito sentendosi ignorato se ne andò urlando e rompendo
vetri.
Da allora non è più tornato.
Prova a considerare il tuo problema come uno spirito, estranealo da te
stesso finchè non se ne sarà andato. A quel punto non ci sarà più il
problema.
Lo so che non è facile. Però facendo un paragone più concreto è più facile.
Quando sai che un certo bisogno è come se fosse uno spirito sai cosa
combattere. Combatti lo spirito che rappredneta il tuo problema e il
problema se ne andrà con lo spirito.
>Mio parere: se ti fai tutti questi problemi sulle comunitą, vuol dire
> che te la passi ancora abbastanza bene e non hai veramente voglia di
>smettere.
Mi sa che queste due righe sono la sintesi perfetta di tutti i post
precedenti.
Voglio aggiungere per "ice":
Hai tutta la mia solidarieta' e simpatia ma.... questa nella quale ti
sei infilato, e' una storiaccia della quale non ne vedi la portata.
Io ho 40 anni, sono 6 anni che non tocco polveri (qualche bel cannone
ancora si' !!!) e solo adesso sto rielaborando il "tutto" e ti
assicuro che la cosa mi fa molto, molto male dentro (soprattutto
quando penso alle sofferenze che i miei cari hanno sopportato per anni
e anni)
Credo che si possa smettere soltanto quando si arriva al punto in cui
uno ha tutti i ponti bruciati intorno a se', e l'unica prospettiva
certa e' quella di morire di li' a poco.
Morire.... ossia fine! non esserci piu'.
Allora brancolando nel tuo buio trovi una lucina flebile, la segui ti
aggrappi a quella e ne esci, ma devi essere consapevole che devi per
forza di cose essere duro verso te stesso, piu' duro della piu' dura
delle comunita'.
Ricordati sempre che la strada dell'inferno e' lastricata di buone
intenzioni.
...e 90 mg di meta sono troppi per riuscire.
:-)
ciao
TdQ
>
>Il prossimo articolo riguarderà il CREST del Dott. Bertolli. Una comunità a
>pagamento per rampolli della borghesia imprenditoriale del Nord che ti
>disintossica in clinica con pranzo alla carta, psicofarmaci e cura del
>sonno, TV con satellite in camerette singole e che ti precipita subito dopo
>nel baratro della follia comportamentista di stampo militare (daytop).
>
>Stefania
>
Mi raccomando, prenditi il tuo tempo, ma hai promesso,
ora questo prossimo articoli ce lo devi :-))
Ho avuto esperienze simili ( al Ceis, anche lì c'è la 'follia
comportamentista') alle tue anche se per fortuna non così ampie e più
teoriche ( delle altre comunità ho solo letto), trovo le tue
osservazioni davvero utili , riesco a collegare le mie esperienze e
letture alle tue.
Aspetto le tue osservazini sul Crest, terapeuticamente una istituzione
di punta ( come anche dove sei stata a Venezia ) che lavora anche nel
campo del distirbo borderline. a vederle non sembrerebbero istituzioni
così avanzate ( vedi la persistenza del in effetti u pò folle modello
daytop ) , però tenendo conto cosa c'è in giro...
Forse la cosa che più mi ha urtato è stata la sicurezza ostentata in
molte comunità ( nei casi peggiori arroganza), quando in realtà sono
empirici e grossolani: avolte gli ex si trovano a fare un lavoro che
per la sua delicatezza dovrebbe spettare a un laureato, quando 3 anni
prima o meno avevano un ago in vena.
In questo siamo lontani anni-luce dalla onesta intellettuale dei buoni
SerT: non potrebbe essere diversamente visto il livello di
preparazione molto piu alto nei SerT.
bye
>Hai tutta la mia solidarieta' e simpatia ma.... questa nella quale ti
>sei infilato, e' una storiaccia della quale non ne vedi la portata.
>Io ho 40 anni, sono 6 anni che non tocco polveri (qualche bel cannone
>ancora si' !!!) e solo adesso sto rielaborando il "tutto" e ti
>assicuro che la cosa mi fa molto, molto male dentro (soprattutto
>quando penso alle sofferenze che i miei cari hanno sopportato per anni
>e anni)
Però questo vuol dire che sei cresciuto, ti dà dignità.
In alcune comunità si fà questa rielaborazione: certo che arrivando i
comunità coi ponti bruciati ci sono tante altre cose di mezzo che
ostacolano questo processo , che poi tende a ripresentarsi all'uscita.
Una comunità dura 2-3 anni, e psicologicamente non sono tanti.
Per questo a metadone si rimane facilmente per 5 anni: una
tossicodipendenza seria mette profonde le sue radici. Se poi la
personalità o fragile , i segni possono durare più a lungo di quanto è
durata la td.
Oggi, come dico sotto, ci sono anche td più leggeri, ma anche così
passa almeno un anno per sentirsi fuori.
>Credo che si possa smettere soltanto quando si arriva al punto in cui
>uno ha tutti i ponti bruciati intorno a se', e l'unica prospettiva
>certa e' quella di morire di li' a poco.
Questa è la posizione che di solito hanno le comunità.
Molte comunità hanno questo convincimento come premessa
( alcune addirittura la terra bruciata te la fanno loro, come
strategia terapeutica. Poi in comunità sei libero di andartene, però
se esci hai solo la piazza, per cui ti conviene restare lì ).
Per molti di quelli che sono in comunità è in effetti così: si sono
decisi a smettere andando in comunità solo perchè erano a fine corsa.
Naturalmente non è per tutti così: ho l'impressione che per un effetto
di selezione rimanga in comunità solo chi è così.
Frequentando le comunità mi ero fatta l'idea, che mostri di avere, che
per quasi tutti è così.
Ho però visto, per esempio conoscendoli i Internet , che non tutti
tossici sono così 'duri' : non sono disposti a rovinarsi più di tanto
per la sostanza e riescono a smettere senza comunità ( dove per altro
sarebbero fuori posti). Questi tossici 'morbidi' sono diventati sempre
più comuni. Tu appertieni alla 'generazione 61 ' , molti ex sono
nati circa quell'anno : per la tua generazione quello che dici è
piutosto vero, oggi meno.
Come si dice: cambiano le droghe, cambiano i drogati.
Naturalmente i tossici duri ci sono anche oggi , sicuramente si
rovinano di meno anche grazie alle strategie di riduzioni del danno,
certo è che comunità o metadone questi peneranno molto per togliersi
dalla dipendenza. Cmq non voglio allargare così il discorso.
Aggiungo poi che il mantenimento a metadone offre percorsi diversi,
ed è cosa ben diversa arrivare in comunità dalla piazza piuttosto che
da due anni in metadone, nei quali magari si è ripreso a lavorare.
C' è sicuramente bisogno di nuove strutture comunitarie , più leggere
per
una utenza più collaborativa che però può avere ugualmente una pesante
dipendenza: in questo senso non è ne dura ( perchè non tocca il fondo)
nè leggera ( perchè la td è fortemente radicata), è la nuova utenza
che ha bisogno di un intervento più raffinato di quello che danno le
comuntà tradizionali.
ti saluto
>OK.
>Mettero da parte ogni velleità letteraria (per i ritorni narcisistici c'è
>tempo) e cercherò di rendermi utile come posso.
Cmq leggere quello che hai scritto nel 1° messaggio
mi è molto piaciuto :)
Ho risposto così x chiarire un aspetto
non xchè non avevo apprezzato il metodo.. :P
Ciao e grz
Icedry
CUT.
Da questo punto di visto mi sento fortunato
il Sert che frequento () è composto da persone
veramente spelndide e molto competenti.
Proprio ultimamente il mio referente
mi ha parlato di alternative alla comunità residenziale
illustrandomi le varie possibilità.
>
>Cmq leggere quello che hai scritto nel 1° messaggio
>mi è molto piaciuto :)
>
>Ho risposto così x chiarire un aspetto
>non xchè non avevo apprezzato il metodo.. :P
Tutto questo x dire che mi piacerebbe leggerti ancora!
Ciao e grz
Icedry
P:S:
LOL è la prima volta che mi quoto!:P
>On Thu, 07 Nov 2002 09:00:18 GMT, "Stefania" <s.cas...@tin.it>
>wrote:
>
>>
>>Il prossimo articolo riguarderà il CREST del Dott. Bertolli. Una comunità a
>>pagamento per rampolli della borghesia imprenditoriale del Nord che ti
>>disintossica in clinica con pranzo alla carta, psicofarmaci e cura del
>>sonno, TV con satellite in camerette singole e che ti precipita subito dopo
>>nel baratro della follia comportamentista di stampo militare (daytop).
>>
>>Stefania
Ciao,
continuo ad aspettare l'articolo.
Mi interessa davvero, quella comunità per ora è unica ma è una
esperienza assai interessante
bye