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Biscotti artigianali e grosse industrie

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Roberto Deboni DMIsr

unread,
Aug 9, 2015, 1:39:43 PM8/9/15
to
Stavo mangiando un paio di biscotti frollini con un bicchiere di latte,
e nel mentre ho dato una occhiata agli ingredienti: farina di
grano tenero tipo "O", zucchero, strutto, uova, latte parzialmente
scremato 3%, carbonato acido d'ammonio (e' un agente lievitante).

Ovviamente si tratta di un prodotto di un laboratorio artigianale
locale (diciamo entro i 20 km).

Chiaramente, non essendo fresco (ma scadenza 2016) non e' comparabile
con i biscotti appena sfornati fatti in casa. Ma non sfigurano
certamente con gli altri prodotti conservati di marche blasonate.

La questione e' il prezzo: 1,7 Euro/kg.
I prodotti industriali invece partono dai 3,5 Euro/kg in su,
mediamente 4-5 Euro/kg, con non pochi prodotti a 6 Euro/kg.
Ed usano porcherie come il grasso di palma che, abbiamo
scoperto, costano una inezia.

Capisco che per molti raffrontare i prezzi dei biscotti (o di
altri prodotti alimentari) guardando il prezzo al chilo invece
che il prezzo per confezioni, posso sembrare anomalo.
Ma e' l'unico modo per vedere il prezzo reale del prodotto.
Infatti, con gli anni, le pesature sono diminuite, le quantita'
si sono ridotte, e le confezioni contengono tanto imballo e
tanta aria ...

Cio' che lascia perplessi e' che ci e' stato insegnato che la
grossa industria vince la competizione perche' giocando sulle
grosse quantita' e sulla efficienza produttiva batte
l'artigianato.

Ma nel settore alimentare non pare essere cosi'. Anzi sembra
il contrario. Sorvoliamo sulle ragioni per cui sia cosi e
soffermiamci su un altra domanda: ma dove vanno tutti i soldi
in piu' che la grossa industria ricava, a parita' di unita'
di peso ?

Agli azionisti non di certo (queste industrie sono quotate in
borsa e non ci sembra che i dividendi rispecchino una tale
differenza di prezzo).

Forse gli operai sono meglio pagati ? (non lo so, questa e'
una domanda)

Oppure queste industrie affrontano parecchi costi accessori
che nulla hanno a che fare con la produzione (per esempio,
che ne dite delle spese di promozione e pubblicita' ?)

Oppure ci sono combutte tra i grossisti e gli agenti
rappresentanti, che gonfiano i prezzi, a scapito della industria,
giocando sui stretti rapporti che hanno poi con le catene
di vendita ?

Sarebbe interessante conoscere, di una azienda tipo (Barilla ?),
per ogni chilo di biscotti:

- quanti del prezzo va in produzione
(di cui quanti in salari degli operai)
- quanto del prezzo va in trasporti
- quanto del prezzo va precentuali e premi ai rappresentanti
- quanto va ai grossisti
- quanto va alla rivendita finale
- quanto alla promozione pubblicitaria

Solo per capire, quanto paghiamo per cio' che mettiamo nello
stomaco e quanto paghiamo per tutt'altre cose ...

Nando

unread,
Aug 9, 2015, 3:43:04 PM8/9/15
to


"Roberto Deboni DMIsr" ha scritto nel messaggio
news:q6idnYBxbfbDDVrI...@giganews.com...
<La questione e' il prezzo: 1,7 Euro/kg.
<I prodotti industriali invece partono dai 3,5 Euro/kg in su,
<mediamente 4-5 Euro/kg, con non pochi prodotti a 6 Euro/kg.

forse quelli di marca..

al lidl e all 'INS trovo i biscotti da 1kg frollini a 1,9 euro o 1,99


Don Fizzy

unread,
Aug 9, 2015, 5:14:51 PM8/9/15
to
Se paghi poco non pensare di trovarci prodotti di qualità!









--
Don Fizzy © B.V.Z.F.
"Non c'é trucco non v'é inganno"
/)/)
( '.')
o(_('')('') That's all, folks!
Nessun bit è stato maltrattato
per spedire questo messaggio.


Roberto Deboni DMIsr

unread,
Aug 9, 2015, 7:37:54 PM8/9/15
to
On Sun, 09 Aug 2015 21:42:54 +0200, Nando wrote:

> "Roberto Deboni DMIsr" ha scritto nel messaggio
> news:q6idnYBxbfbDDVrI...@giganews.com... <La questione e'
> il prezzo: 1,7 Euro/kg. <I prodotti industriali invece partono dai 3,5
> Euro/kg in su, <mediamente 4-5 Euro/kg, con non pochi prodotti a 6
> Euro/kg.
>
> forse quelli di marca..
>
> al Lidl e all 'INS trovo i biscotti da 1kg frollini a 1,9 euro o 1,99

E quindi ?

Non mi pare che le grosse industrie facciano fatturati modesti, ergo
si dovrebbe dedurre che hanno una numerosa clientela.

Inoltre, ha letto gli ingredienti ?

Una volta lo strutto era un ingrediente per prodotti per poveri.
Oggi le grosse industrie sono riuscite a fare salire di classifica,
come genuinita', dei prodotti che lo contengono.

Percio' la curiosita' rimane, di una azienda tipo (Barilla ?),
per ogni chilo di biscotti:

- quanti del prezzo va in produzione (di cui quanti in salari degli operai)
- quanto del prezzo va in trasporti
- quanto del prezzo va precentuali e premi ai rappresentanti
- quanto va ai grossisti
- quanto va alla rivendita finale
- quanto alla promozione pubblicitaria

...

ilChierico

unread,
Aug 10, 2015, 4:18:02 AM8/10/15
to
Il 09/08/2015 19:39, Roberto Deboni DMIsr ha scritto:

> Solo per capire, quanto paghiamo per cio' che mettiamo nello
> stomaco e quanto paghiamo per tutt'altre cose ...

La pubblicità è il commercio dell'anima (e vediamo chi si ricorda
l'inventore di questo slogan di successo) e si mangia la maggior parte
del prezzo, ma senza pubblicità l'industria sarebbe ferma da un pezzo,
anche senza crisi più o meno ricorrenti.

Bernardo Rossi

unread,
Aug 10, 2015, 6:20:08 AM8/10/15
to
Roberto Deboni DMIsr <ne...@analisienergie.it> ha scritto:

> Percio' la curiosita' rimane, di una azienda tipo (Barilla ?),
> per ogni chilo di biscotti:

Non penso proprio che qui nel newsgroup troverai una risposta a questa
domanda.
E se la trovi, non sara' una risposta obiettiva, ma sara' "penso, credo, si
dice, ecc."




catrame

unread,
Aug 10, 2015, 6:55:29 AM8/10/15
to
Declamando una poesia Vogon, Nando farfuglia:
> al lidl e all 'INS trovo i biscotti da 1kg frollini a 1,9 euro o 1,99

e poi muori cacando?

--
ciao

Roberto Deboni DMIsr

unread,
Aug 10, 2015, 7:11:06 AM8/10/15
to
On Sun, 09 Aug 2015 23:57:18 +0200, ilChierico wrote:

> Il 09/08/2015 19:39, Roberto Deboni DMIsr ha scritto:
>
>> Solo per capire, quanto paghiamo per cio' che mettiamo nello stomaco e
>> quanto paghiamo per tutt'altre cose ...
>
> La pubblicità è il commercio dell'anima (e vediamo chi si ricorda
> l'inventore di questo slogan di successo) e si mangia la maggior parte
> del prezzo, ma senza pubblicità l'industria sarebbe ferma da un pezzo,

La pubblicita' non e' l'anima dell'industria, ma dello spreco e nel
caso del commercio, e' l'anima di quel tipo di commercio becero
riservato ai turisti o della GDO per cui conta la quantita' e non la
qualita'.

La pubblicita' e' anche fortemente diseducativa, oltre che un potente
strumento di costante manipolazione della stessa morale comune.

Il fatto stesso che ancora oggi c'e' chi non comprende che l'era
della pubblicita' indiscriminata, senza controllo sociale, dovrebbe
venire chiusa, prima che sia troppo tardi (vedi riscaldamento globale)
la dice luna sul potere convincente intrinseco della stessa, che
sa farsi apparire come insopprimibile.

Bernardo Rossi

unread,
Aug 10, 2015, 11:00:16 AM8/10/15
to
Roberto Deboni DMIsr <ne...@analisienergie.it> ha scritto:

> - quanto alla promozione pubblicitaria

Dimentichi il punto piu' importante di tutti:

- Se i clienti sono disposti a pagare 4, loro non sono cosi' stupidi a
metterlo in vendita a 2.



Giulia

unread,
Aug 10, 2015, 11:48:34 AM8/10/15
to
"Bernardo Rossi" <b.r...@tin.it> ha scritto:
Yes. Č una domanda da porre forse piů a un prof di economia
aziendala industriala e marchetting che a dei golosi consumatori
finali
--
Giulietta


----Android NewsGroup Reader----
http://usenet.sinaapp.com/

Giulia

unread,
Aug 10, 2015, 11:50:07 AM8/10/15
to
"Bernardo Rossi" <b.r...@tin.it> ha scritto:
È la leggie della domanda e della offerta che è una delle poche
che regola un ipotetico mercato perfettamente concorrenzialo

ilChierico

unread,
Aug 10, 2015, 1:03:03 PM8/10/15
to
Il 10/08/2015 13:11, Roberto Deboni DMIsr ha scritto:

> La pubblicita' non e' l'anima dell'industria, ma dello spreco e nel

Scherzi? Senza pubblicità non ci sarebbe stato il boom economico e tutto
il resto, il consumismo ci ha reso quelli che siamo, e la decrescita più
o meno felice significa solo meno soldi (e meno contante) in
circolazione, vedi tu che nonostante la spinta per la diffusione dei
pagamenti elettronici il malato Italia sta sempre peggio.

> Il fatto stesso che ancora oggi c'e' chi non comprende che l'era

Uno dei più protetti segreti industriali è il costo delle automobili, e
te lo dico da appassionato di auto. Lo stesso sarà per tutti gli altri
prodotti tecnologici, i tuoi biscotti de noartri saranno distribuiti
solo nella provincia di fabbricazione e magari nemmeno pubblicizzati (ci
credo poco, ma potrebbe essere).

In buona sostanza finchè la tua fabbrica di biscotti si sostiene, va
avanti, mentre se mutano le condizioni economiche/politiche/finanziarie
sarà costretta a chiudere o ingrandirsi, trasformandosi in una
multinazionale assetata di profitti.

Più o meno tutte le grandi famiglie imprenditoriali di Verona hanno
mandato i loro figli ed eredi a studiare Economia e Commercio, per
meglio guidare il loro futuro, mica come si fabbrica un pasticcino
usando solo avanzi, o la teoria della pasta fresca fatta in casa: per
quello ci sono i cuochi industriali, che non studiano assieme ai cuochi
da ristorante o trattoria.

Convinciti, sei vivo grazie al consumismo ;-)

Roberto Deboni DMIsr

unread,
Aug 11, 2015, 11:16:28 AM8/11/15
to
Quindi questo NG non ha uno scopo ?
O serve solo per fare promozione (ulteriore) ?

La questione e': perche' i clienti sono disposti a pagare 4 ?

Io credo che, consciamente sono diposti a pagare 4 perche' credono
di spendere per gli ingredienti e la lavorazione del prodotto.
(poi ci sarebbe il fattore inconscio ...)

Potrebbero cambiare la loro valutazione, se ad esempio,
scoprono che spendono la meta' per voci che nulla hanno
a che fare con gli ingredienti a la lavorazione.

Una volta la pubblicita' e la promozione incideva sicuramente una
quota marginale del prezzo dei prodotti ordinari. Ma nell'ultimo
secolo forse c'e' stata una evoluzione graduale che ha modificato
i rapporti.

Inoltre, una pubblicita' cosi' efficiente e penetrante come e'
quella oggi dovrebbe anche preoccupare a chi e' un sostenitore
del diritto al libero arbitrio, specialmente in ambito politico.
Ma questo e' un terreno difficile per i piu' e quindi meglio
sorvolare, essendo anche OT.

Roberto Deboni DMIsr

unread,
Aug 11, 2015, 11:36:40 AM8/11/15
to
On Mon, 10 Aug 2015 18:55:01 +0200, ilChierico wrote:

> Il 10/08/2015 13:11, Roberto Deboni DMIsr ha scritto:
>
>> La pubblicita' non e' l'anima dell'industria, ma dello spreco e nel
>
> Scherzi? Senza pubblicità non ci sarebbe stato il boom economico

Certamente. Senza entrare nel merito se questo boom sia stato un
fatto positivo (forse una crescita graduale sarebbe stato meglio ?),
cio' non significa che anche oggi sia auspicabile.

In natura una crescita indefinita e' sinonimo di cancro, di
distruzione, di estinzione. Ops ... e' giusto la strada su cui
l'umanita' (se non cambia rotta) pare diretta oggi ...

Inoltre la pubblicita' del "boom economico" era solo una versione
di poco piu' evoluta della promozione del venditore al banchetto
del mercatino rionale.

Oggi la pubblicita' e' tutt'altra cosa, e punta anche a modificare
la scala di valori e lo scopo della vita dei consumatori.
Nessuna persona seria puo' considerare positivo un tale metodo,
anche se considerasse il modello "positivo" ("positivo" secondo
chi ? la logica del "grande fratello" di una societa' di
"conformati", di un branco informe senza personalita'
individuale ?).

> e tutto
> il resto, il consumismo ci ha reso quelli che siamo,

"avere" invece di "essere" ?

Senza perdersi in valutazioni morali o sulla saggezza o su
quello che si intrinseca in quella domanda, ci sarebbe la
banale considerazione che la logica dell' "avere" si
puo' sostenere solo sul presupposto di risorse infinite
(che non e' mai esistito, ma in passato c'era abbastanza da
depredare in giro per il mondo e, se non bastava, alle
fasce sociali piu' deboli).

> e la decrescita più
> o meno felice significa solo meno soldi (e meno contante) in
> circolazione,

E quale sarebbe il problema ?

> vedi tu che nonostante la spinta per la diffusione dei
> pagamenti elettronici il malato Italia sta sempre peggio.

L'Italia sta sempre peggio perche' si stanno distruggendo
posti di lavoro. La logica del consumista che astrae
totalmente dal lato delle fonti: non si pone il problema
che prima di "consumare" occorre "produrre" (incluso le
risorse economiche). Il sig.Renzi, il sig.Berlusconi, etc.
non fanno altro che pensare che si possa stampare carta
moneta e tutto va a posto. E' trentanni che non funziona
piu', eppure questi idioti continuano ad insistere,
sperando di ottenere "questa volta" un risultato diverso.
Penoso.

>> Il fatto stesso che ancora oggi c'e' chi non comprende che l'era
>
> Uno dei più protetti segreti industriali è il costo delle automobili, e
> te lo dico da appassionato di auto. Lo stesso sarà per tutti gli altri
> prodotti tecnologici, i tuoi biscotti de noartri saranno distribuiti
> solo nella provincia di fabbricazione e magari nemmeno pubblicizzati (ci
> credo poco, ma potrebbe essere).

Assolutamente anonimi.

> In buona sostanza finchè la tua fabbrica di biscotti si sostiene, va
> avanti, mentre se mutano le condizioni economiche/politiche/finanziarie
> sarà costretta a chiudere o ingrandirsi, trasformandosi in una
> multinazionale assetata di profitti.

Oppure no. Conosco imprenditori a cui basta "essere",
indifferenti alla folle corsa dell'"avere" degli stupidi.

A proposito, come la mettiamo con incentivi e contributi pubblici
alle multinazionali ? Per esempio, la piu' eclatante, la cassa
integrazione, che in periodi di crisi, non sara' mai accessibile
al piccolo laboratorio artigianale. In realta' l'errore sta nello
strumento, un accordo strumentale tra comunisti e dirigenti di
aziende (funzionari e non i padroni, specie sempre piu' rara), una
divisione della carne umana che fa comodo a tutti i due.

E' come per la faccenda delle energia fossili: si parla tanto di
incentivare le rinnovabili, quando poi scopriamo che le energia
fossili sono pesantemente sovvenzionate. Ma allora non sarebbe
piu' semplice togliere le sovvenzioni ? Ovviamente no, perche'
grazie agli incentivi (o nuove sovvenzioni) si puo' controllare
politicamente il tipo di tecnologia, anzi, anche la marca ed il
modello del prodotto finale che dovrebbe concorrere alle energie
fossili.

> Più o meno tutte le grandi famiglie imprenditoriali di Verona hanno
> mandato i loro figli ed eredi a studiare Economia e Commercio, per
> meglio guidare il loro futuro, mica come si fabbrica un pasticcino
> usando solo avanzi, o la teoria della pasta fresca fatta in casa: per
> quello ci sono i cuochi industriali, che non studiano assieme ai cuochi
> da ristorante o trattoria.
>
> Convinciti, sei vivo grazie al consumismo ;-)

Dubito. Ed ho una certezza.
Saremo morti grazie al consumismo.

Bernardo Rossi

unread,
Aug 11, 2015, 12:33:22 PM8/11/15
to
Roberto Deboni DMIsr <ne...@analisienergie.it> ha scritto:

> La questione e': perche' i clienti sono disposti a pagare 4 ?

Immagino che su questo argomento siano state scritte tonnellate di libri e
trattati, su come far pagare 4 e rendere felice il cliente per merce che
varrebbe 2.
Prenditi uno di quei libri e leggilo.





Bernardo Rossi

unread,
Aug 11, 2015, 12:35:40 PM8/11/15
to
Roberto Deboni DMIsr <ne...@analisienergie.it> ha scritto:

> distruzione, di estinzione. Ops ... e' giusto la strada su cui
> l'umanita' (se non cambia rotta) pare diretta oggi ...

Qualcosa del genere lo dicevano anche gli antichi romani: o tempora o mores...

Ma pare che l'umanita' sia ancora qui.




i 40 ladroni

unread,
Aug 11, 2015, 1:43:20 PM8/11/15
to
Sembra che Bernardo Rossi abbia detto :
ancora per poco


Roberto Deboni DMIsr

unread,
Aug 12, 2015, 10:32:07 AM8/12/15
to
Insomma, mi pare chiaro che lei NON VUOLE che si discuta tra di noi
di questo "delicato" argomento ...

Interessante ...

watchman

unread,
Aug 12, 2015, 11:02:11 AM8/12/15
to
la butto lì e non penso di sbagliare granché (ho esperienza in prodotti
similari):
Prezzo al consumatore = 100

- quanti del prezzo va in produzione = 30
(di cui quanti in salari degli operai) = 5
- quanto del prezzo va in trasporti = 20
- quanto del prezzo va precentuali e premi ai rappresentanti = 2 (non
sempre sono presenti e se presenti non avremo la categoria dei grossisti)
- quanto va ai grossisti = 10 - 15
- quanto va alla rivendita finale = 10 - 15
- quanto alla promozione pubblicitaria = molto variabile da 0 (prodotto
maturo) a 20-30 (prodotto in fase di lancio)

Bernardo Rossi

unread,
Aug 12, 2015, 12:35:56 PM8/12/15
to
Roberto Deboni DMIsr <ne...@analisienergie.it> ha scritto:

> Insomma, mi pare chiaro che lei NON VUOLE che si discuta tra di noi
> di questo "delicato" argomento ...

Naturalmente no, se ne discutessimo qui poi dovrei uccidervi tutti perche'
sapete troppo.




Bernardo Rossi

unread,
Aug 12, 2015, 12:47:57 PM8/12/15
to
i 40 ladroni <st...@ali.baba> ha scritto:

> ancora per poco

Quanto intendi per poco?
Anni, decenni, secoli?
Cosi' possiamo cominciare ad organizzare la festa di fine umanita'.



ilChierico

unread,
Aug 12, 2015, 2:03:02 PM8/12/15
to
Il 11/08/2015 17:36, Roberto Deboni DMIsr ha scritto:

> Oppure no. Conosco imprenditori a cui basta "essere",
> indifferenti alla folle corsa dell'"avere" degli stupidi.

Aspetta che ti cambio gli interessi debitori oppure il tasso di sconto
oppure altre caratteristiche della moneta e vediamo chi fallisce, se
quello che se ne sta fermo a casa sua o quello che cambia logica di
produzione e distribuzione.

> Dubito. Ed ho una certezza.
> Saremo morti grazie al consumismo.

Potrebbe anche essere, nel senso: muoiano sei miliardi di persone
affinchè il miliardo superstite rimanga in vita. Ma ciò potrebbe
avversarsi lo stesso anche senza il consumismo.

E comunque, volente o nolente, noi siamo diventati quello che siamo
grazie ad una guerra e alla prosperità arrivata dopo la guerra, agli
aiuti economici provenienti da Est e da Ovest, e a una buona dose di
fortuna, che non guasta mai.

Io, per esempio, non sarei mai nato senza l'ultima guerra, e potrei
perfino provartelo, non elaborando infinite variabili ma con tre o
quattro considerazioni che potrei scrivere su un pezzo di carta qualsiasi.

Sinuhe

unread,
Aug 12, 2015, 6:17:53 PM8/12/15
to

"Bernardo Rossi" <b.r...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:201508121...@mynewsgate.net...
sempre belle queste pretese di colui che vuole discutere a tutti i costi di
cose che nessuno conosce, e chi invece conosce se ne guarda bene dal
divulgare (e cioè i soli diretti interessati...).
Però questo tuo modo di fare, non ti pare lasci trapelare la cultura
fascista che tuti ci permea e scorre nelle nostre vene? :-)

Sinuhe

unread,
Aug 12, 2015, 6:22:27 PM8/12/15
to

"watchman" <watchm...@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:863018695461084477.2960...@nntp.aioe.org...
>>
>> Solo per capire, quanto paghiamo per cio' che mettiamo nello
>> stomaco e quanto paghiamo per tutt'altre cose ...
>
> la butto lì e non penso di sbagliare granché (ho esperienza in prodotti
> similari):
> Prezzo al consumatore = 100
>
> - quanti del prezzo va in produzione = 30
> (di cui quanti in salari degli operai) = 5
> - quanto del prezzo va in trasporti = 20
> - quanto del prezzo va precentuali e premi ai rappresentanti = 2 (non
> sempre sono presenti e se presenti non avremo la categoria dei grossisti)
> - quanto va ai grossisti = 10 - 15
> - quanto va alla rivendita finale = 10 - 15
> - quanto alla promozione pubblicitaria = molto variabile da 0 (prodotto
> maturo) a 20-30 (prodotto in fase di lancio)
>

io ti posso testimoniare di un prodotto finito, prezzo al pubblico 99, che
costava 5 euro nel momento in cui chiudevano la scatola con lo scotch.

i 40 ladroni

unread,
Aug 13, 2015, 2:29:41 AM8/13/15
to
Sinuhe ha pensato forte :
Il fine della pubblicità è quello di far comprare
ai consumatori, non ciò che vogliono loro, ma quello
che viene reclamizzato.


Bernardo Rossi

unread,
Aug 13, 2015, 9:09:05 AM8/13/15
to
Sinuhe <sin...@egypt.pir> ha scritto:

> cose che nessuno conosce, e chi invece conosce se ne guarda bene dal
> divulgare (e cioÚ i soli diretti interessati...).

Non vedo perche' dovrebbero divulgare quelle informazioni, sicuramente hanno
pagato (e non poco) gente specializzata per averle, e faranno parte del
bagaglio delle informazioni riservate di quella ditta.




Sinuhe

unread,
Aug 13, 2015, 4:33:10 PM8/13/15
to

"i 40 ladroni" <st...@ali.baba> ha scritto nel messaggio
news:mn.69fd7df844...@ali.baba...
> Sinuhe ha pensato forte :
>> "watchman" <watchm...@gmail.com> ha scritto nel messaggio
>> news:863018695461084477.2960...@nntp.aioe.org...
>>>>
>>>> Solo per capire, quanto paghiamo per cio' che mettiamo nello
>>> la butto lì e non penso di sbagliare granché (ho esperienza in prodotti
>>> similari):
>>> Prezzo al consumatore = 100
>>> - quanto alla promozione pubblicitaria = molto variabile da 0 (prodotto
>>> maturo) a 20-30 (prodotto in fase di lancio)
>> io ti posso testimoniare di un prodotto finito, prezzo al pubblico 99,
>> che costava 5 euro nel momento in cui chiudevano la scatola con lo
>> scotch.
>
> Il fine della pubblicità è quello di far comprare
> ai consumatori, non ciò che vogliono loro, ma quello
> che viene reclamizzato.
>

Certo. Ovvio. Vendere un prodotto non significa voler dare quel prodotto
alla gente per migliorargli la vita, e altre spiegazioni romantiche..., ma
trovare il modo di guadagnare creando alla gente la necessità di averlo.
E nel 2015 mi meraviglio ci sia ancora qualcuno che criminalizza lo scopo di
una industria, che non dimentichiamolo è una attività economica e quindi
deve far soldi, ripetendo alla sfinimento (e anche annoiando alquanto) che
se non ci fosse la pubblicità il prodotto costerebbe meno, mentre in
realtà, se non ci fosse la pubblicità quel prodotto probabilmente non
esisterebbe proprio...
In ogni realtà produttiva esiste mediamente un 20 percento di prodotti che
danno il 60 percento degli introiti. Il resto è quello che n realtà serve
alla gente quotidianamente, ma dà poco reddito all'industria. E' quindi così
strano che cerchino di convincere la gente a scegliere dal parco "20%"?
Direi di no... E chiunque passasse "sull'altro fronte" cambierebbe idea.

Roberto Deboni DMIsr

unread,
Aug 18, 2015, 8:08:00 AM8/18/15
to
On Thu, 13 Aug 2015 22:32:59 +0200, Sinuhe wrote:

> "i 40 ladroni" <st...@ali.baba> ha scritto nel messaggio
> news:mn.69fd7df844...@ali.baba...
>> Sinuhe ha pensato forte :
>>> "watchman" <watchm...@gmail.com> ha scritto nel messaggio
>>> news:863018695461084477.2960...@nntp.aioe.org...
>>>>>
>>>>> Solo per capire, quanto paghiamo per cio' che mettiamo nello
>>>> la butto lì e non penso di sbagliare granché (ho esperienza in
>>>> prodotti similari):
>>>> Prezzo al consumatore = 100
>>>> - quanto alla promozione pubblicitaria = molto variabile da 0
>>>> (prodotto maturo) a 20-30 (prodotto in fase di lancio)
>>> io ti posso testimoniare di un prodotto finito, prezzo al pubblico 99,
>>> che costava 5 euro nel momento in cui chiudevano la scatola con lo
>>> scotch.
>>
>> Il fine della pubblicità è quello di far comprare ai consumatori, non
>> ciò che vogliono loro, ma quello che viene reclamizzato.
>>
>>
> Certo. Ovvio. Vendere un prodotto non significa voler dare quel prodotto
> alla gente per migliorargli la vita, e altre spiegazioni romantiche...,
> ma trovare il modo di guadagnare creando alla gente la necessità di
> averlo. E nel 2015 mi meraviglio ci sia ancora qualcuno che criminalizza
> lo scopo di una industria,

e questo conferma ancora una volta che l'Italia e' diventato un far-west
prima di tutto morale oltre che giuridico.
Ora giustifichiamo Eternit. ILVA, ENEL ... nonostante le condanne ed
i procedimenti in corso.

> che non dimentichiamolo è una attività
> economica e quindi deve far soldi,

Proviamo a partire dalla Costituzione Italiana ?

Art. 41.
Comma 2 - Non puo' svolgersi in contrasto con l'utilita' sociale o in
modo da recare danno alla sicurezza, alla liberta', alla dignita' umana.

Comma 3 - La legge determina i programmi e i controlli opportuni
perche' l'attivita economica pubblica e privata possa essere indirizzata
e coordinata a fini sociali.

Art. 42.
Comma 2 La proprieta' privata e' riconosciuta e garantita dalla legge,
che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo
di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

"utilita' sociale" ?
"fini sociali" ?
"funzione sociale" ?

Sorvolando sul linguaggio un pelo fascistoide (ma lo spirito rispecchia
in buona parte anche principi democratici), la sostanza e' che lo
scopo di una industria deve prima di tutto rispettare le esigenze
della collettivita'. Punto.

> ripetendo alla sfinimento (e anche
> annoiando alquanto) che se non ci fosse la pubblicità il prodotto
> costerebbe meno, mentre in realtà, se non ci fosse la pubblicità quel
> prodotto probabilmente non esisterebbe proprio...

Per esempio ?
Sono proprio curioso di vedere quali sono quei prodotti che non
esisterebbero senza pubblicita'. (a meno che lei per "prodotto" intenda
"marchio")

> In ogni realtà produttiva esiste mediamente un 20 percento di prodotti
> che danno il 60 percento degli introiti. Il resto è quello che n realtà
> serve alla gente quotidianamente, ma dà poco reddito all'industria. E'
> quindi così strano che cerchino di convincere la gente a scegliere dal
> parco "20%"? Direi di no... E chiunque passasse "sull'altro fronte"
> cambierebbe idea.

Tutto quello che vuole, ma non posso fare a meno di pensare che se,
con il classico colpo di bacchetta, da un giorno all'altro sparissero
tutti i pubblicitari e le agenzie pubblicitarie, il mondo sarebbe
di molti migliore ed ambientalmente piu' sostenibile di quello
che e' oggi.

Ritengo che la stessa catastrofe climatica (che e' solo iniziata,
per questo ci sono ancora illusi che credono che non si tratti di
una catastrofe) e' possibile per il contributo fondamentale della
pubblicita'.
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