On Sun, 5 Jul 2015, Giacomo Verdi wrote:
> Nel prossimo futuro molti lavoratorio potrebbero avere la fregatura di
> vedersi dare buoni pasto elettronici anziché cartacei.
> miglioramento, in nome di un fantomatico aumento della "fascia
> detassata" (attenzione: non è che aumenta il valore del buono, aumenta
> la fascia detassata) da 5,29 euro a 7 euro.
> Il lavoratore avrà una sorta di carta di credito che potrà usare
> soltanto una volta al giorno nei giorni lavorativi, per un valore
> massimo corrispondente all'importo del suo buono pasto.
Mah ... se stesse davvero cosi' ... forse chi viene piu' fregato e' ild
datore di lavoro che paga una cifra non usufruita dal lavoratore.
Noi siamo un ente di ricerca, anzi un condominio di tre enti di ricerca
diversi. Abbiamo sempre avuto una mensa in sede. E vari sistemi, tra cui
quello dei buoni pasto (cartacei finora) e' l'ultimo arrivato.
C'era un periodo lontano in cui ricevevamo due diversi tipi di buoni
cartacei, in base ai giorni di lavoro calcolati credo a posteriori. Uno
era gratuito e uno costava una piccola cifra (qualche centinaio di
lire). Si potevano utilizzare solo presso la mensa (ovviamente aperta
solo nei giorni di lavoro, e nemmeno tutti, a volte attorno a Ferragosto
e Natale chiudeva). Uno dei due buoni copriva il costo del pasto a
carico dell'ente nel contratto tra ente e gestore della mensa, e l'altro
la frazione a carico del datore di lavoro. C'era anche un omino in un
bugigattolo il cui compito era contare tutti i buoni pasto e le
presenze.
Allora i (relativamente pochi) precari e gli ospiti non avevano diritto
al pasto, e a volte li nutrivamo con eventuali buoni pasto avanzati :-)
Poi e' stato mantenuto il principio di un contratto con la mensa con una
frazione maggioritaria a carico dell'ente e una differenza a carico del
dipendente. L'ultima volta che questa differenza c'era era di 35
centesimi. Il dipendente usava il proprio badge per indicare di aver
pranzato (basta omini nel bugigattolo) e pagava i 35 cent in contanti o
da una chiavetta elettronica. I precari avevano una tessera e pagavano
o il prezzo pieno (5 e rotti euro), o prezzi ridotti per pasti ridotti.
Gli ospiti potevano usare tessere azzurre (e pagare prezzo pieno), o
arancioni (pasto sulle spese di rappresentanza dell'istituto, che
essendo quasi inesistenti, non si usava quasi mai).
A un certo punto il massimale che un ente poteva impegnare per un pasto
e' divenuto superiore al prezzo contrattuale, e quindi uno dei tre enti
ha deciso di farsi carico del costo totale (5.20 eur). Gli altri hanno
seguito quasi subito. Quindi a questo punto, quasi il massimo della
comodita', si strisciava il badge e non si pagava altro.
Dico il massimo perche' a volte capita
p.es. di andare in missione
partendo dopo pranzo. Oppure di prendersi una nominale mezza giornata di
ferie o permesso 104 per accompagnare un parente a una visita medica. E
in tal caso non si poteva mangiare in mensa.
Poi hanno introdotto i buoni pasto (dietro pressione della sede centrale
romana di uno degli enti), da 7 euro nominali (con tassazione parziale
che non ho ancora capito dove appaia nei cedolini).
Il nuovo gestore della mensa protempore, avendo fatto un contratto per
un prezzo inferiore dei pasti (a questo punto con tre prezzi, light,
medium e completo, che si applicano anche ai precari che pagano di tasca
propria) aveva fatto un arrangiamento per cui si pagava con un buono, e
si otteneva uno scontrino-resto. Dopo di che era facolta' del dipendente
pagare con i buoni, con una somma di scontrini o in contanti e usare i
buoni per fare la spesa (cosa di cui la maggior parte non sentiva alcuna
necessita' ... anche perche' fra l'altro quel particolare brand di buoni
e' accettato in pochi esercizi). Diciamo che in media su 20 giorni
lavorativi con 15-16 buoni e i resti si pagavano tutti i pasti in mensa
e avanzavano un 4-5 buoni.
Poi quel gestore mensa e' stato estromesso a seguito del ricorso al TAR
del secondo classificato nella gara d'appalto. Il sistema attuale non e'
dissimile, salvo che il gestore applica un ricarico sui prezzi dei pasti
(sempre in tre tipologie), che se pagati con il buono hanno un prezzo
piu' alto del 7% rispetto al pagamento in contanti o con i
resti-scontrini. In compenso il caffe' (automacinato) e' incluso.
Con entrambi i sistemi, il badge serve solo a accertare il diritto di
accesso alla mensa, ma l'uso dei buoni non e' piu' legato alla presenza
formale, quindi se uno fa mezza giornata di ferie, o parte/arriva da una
missione, puo' spendere il buono in mensa quanto potrebbe spenderlo in
un esercizio esterno.
Cionostante, quando non c'erano i buoni e era tutto pagato, era tutto
piu' semplice per il dipendente (ed anche l'ente spendeva meno !)