PALAZZI D'ORO A ROMA. La tangentopoli romana fu annunciata con gran clamore,
quasi che i magistrati della capitale volessero sfidare i loro colleghi
milanesi. La prima inchiesta si riferiva a un gruppo di noti palazzinari
romani, da Francesco Gaetano Caltagirone, editore del "Messaggero" e del
"Mattino di Napoli", a Domenico Bonifaci, proprietario del "Tempo", a Pietro
Mezzaroma, Renato Bocchi, Elia Federici, Antonio D'Adamo. Secondo un pm
romano, poi finito sotto inchiesta e successivamente deceduto, i palazzinari
furono concussi, cioè costretti a versare tangenti per poco meno di 12
miliardi a dirigenti e funzionari dell'Inadel (Istituto di assistenza per i
dipendenti degli enti locali). Inizia il processo, i giudici dicono: ma
quale concussione, questa è corruzione. Tutte le carte fanno marcia
indietro, marciscono per parecchio tempo da qualche parte. Quando
riaffiorano è ormai tardi. Coloro che erano stati accusati di corruzione o
di aver intascato tangenti hanno chiuso la vicenda in bellezza. Unico neo:
hanno dovuto pagare lussuose parcelle ai loro bravissimi avvocati.
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