Google Groups no longer supports new Usenet posts or subscriptions. Historical content remains viewable.
Dismiss

quelle strane morti al reparto cardiochirurgia dell'ospedale San Camillo

1,050 views
Skip to first unread message

associttadini.org

unread,
Jan 15, 2003, 9:40:52 AM1/15/03
to
Da http://www.associttadini.org/
Le nostre inchieste

IL MESSAGGERO

CRONACA DI ROMA


Martedì 14 Gennaio 2003

Il caso di Cardiochirurgia al S. Camillo
Pazienti deceduti,
una perizia
scagiona i medici
Nessuna responsabilità professionale dei medici. È quanto ha stabilito la
perizia collegiale disposta dal Gip Pierfrancesco De Angelis in sede di
richiesta di rinvio a giudizio di quattro medici dell'ospedale San Camillo
per la morte di 15 pazienti avvenuta nel 1999 nel reparto di
cardiochirurgia.
Il primario del reparto, Francesco Musumeci, è accusato di omicidio colposo
e i chirurghi Mariano Feccia, Giampaolo Luzi e Giovanni Casali (in relazione
solo ad alcuni decessi) di cooperazione colposa. La relazione - l'incarico
era stato conferito il 6 marzo 2002, e avviato soltanto a partire dal
successivo mese di luglio - è stata depositata giovedì scorso.
Il Gip mirava a conoscere le cause del decesso e la congruità degli
interventi compiuti dai medici.
Secondo il sostituto procuratore titolare dell'inchiesta, Maria Bice
Barborini, i medici avevano operato con "negligenza e imperizia" causando la
morte dei 15 pazienti. Ma i tre periti del Gip - Claudio Grossi, Antonella
Lazzaro e Ettore Vitali - pur riscontrando alcune anomalie e, in un caso,
ritardi procedurali, non hanno accertato inadempienze o colpevoli mancanze
nell' attività dei medici. I tre periti, al contrario, hanno sottolineato
che per tutti i 15 pazienti - la maggior parte dei quali di età avanzata -
erano affetti da gravi patologie cardiache o cardiovascolari, oppure erano
stati già sottoposti a pregressi e plurimi interventi cardiochirurgici. In
generale, i tre esperti hanno sottolineato "scarsa attenzione nella
compilazione delle cartelle cliniche", tale da "rendere assai difficoltosa
la ricostruzione del percorso clinico del singolo paziente".
Ad esempio, il caso di F.V., di 69 anni, non ha consentito precise
conclusioni non potendo disporre i periti del materiale diagnostico
strumentale originale. Per il caso di C.S., di 74 anni, parlano di alcune
scelte "non logiche" seppure si riconosce ai chirurghi l'aver "messo in atto
tutti i provvedimenti d' emergenza". Le inottemperanze più gravi riguardano
la degenza di R.M., di 59 anni, per il cui caso i periti hanno individuato
"ritardi procedurali", comportamenti "censurabili" e la mancanza di 13
giorni di diario clinico.
La notizia dell'inchiesta si diffuse l'11 febbraio 2000 quando nell'ospedale
San Camillo furono sequestrate per ordine della magistratura circa 30
cartelle cliniche, registri e altri documenti riguardanti casi di malati
curati nel reparto di cardiochirurgia morti nei precedenti dodici mesi in
circostanze sospette. La segnalazione era stata degli allora consiglieri
regionale Andrea Augello e comunale Sergio Marchi, entrambi di An, che
chiesero le dimissioni del commissario straordinario del S.Camillo-Forlanini
dell'epoca, Claudio Clini.


HOME PAGE


0 new messages