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Praticanti: esistono ancora?

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Giorgio Gamberini

unread,
Oct 22, 2001, 5:30:28 PM10/22/01
to
Premesso
che sono iscritto all'ordine (di Bologna) dal 1989 (e quindi forse sono già
vecchio ...) e non più aggiornatissimo;
che ai miei tempi, per far pratica di grazia se non pagavi il dominus;
che lavorare 12 ore al giorno non nobilitava l'uomo neanche allora;
...
ho deciso di cercare un praticante, ma sembra che debba utilizzare il famoso
"lanternino".
Sono andato all'Ordine, ma l'elenco che mi hanno dato da almeno 6 mesi ha
sempre gli stessi nomi, che ovviamente hanno già trovato: inoltre, da voci
di colleghi, sembra che oramai il praticante sia merce rara.
Non parliamo poi dello spirito di sacrificio, della spirito da missionario,
ecc. nonchè della "vil pecunia".
In sintesi, tutti questi valori che mi hanno (bene o male) formato, sono per
caso andati a farsi benedire?
Anche nel resto d'Italia funziona così?
Grazie per chi mi darà qualche informazione, almeno saprò se è un caso o se
è la norma...

Saluti a tutti
Giorgio Gamberini

Ermanno Manuali

unread,
Oct 22, 2001, 6:42:09 PM10/22/01
to
"Giorgio Gamberini" <ggga...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:Ud0B7.3716$GW5....@news2.tin.it...

> Non parliamo poi dello spirito di sacrificio, della spirito da
missionario,
> ecc. nonchè della "vil pecunia".
Perchè vorresti farti pagare?
Saluti
Ermanno


Bocci

unread,
Oct 23, 2001, 2:53:15 AM10/23/01
to
Noto che presso i miei colleghi il praticantato formalmente esiste ancora,
ma tranne rare eccezioni va classificato
sub specie di hobby: due o tre ore al giorno, nei casi migliori, nei
peggiori "passano" una volta a settimana per un caffč o per ottenere la
firma sul libretto. Senza considerare i bancari che dovrebbero far pratica
di notte, quando lo studio č chiuso. Controlli? Nessuno! Lo scopo di tali
praticanti e di parcheggiarsi in attesa di altro: sono quasi sempre figli di
clienti ......... ci mancherebbe dovessimo anche pagarli, gli diamo il
parcheggio gratis e un caffč. Credo che l'Ordine dovrebbe essere piů
attento, ma puň anche darsi che siccome pagano regolarmente le quote di
iscrizione siano comunque soggetti che "rendono"..... tanto commercialisti
non li diventeranno mai.

Saluti, Bocci

Tony

unread,
Oct 23, 2001, 3:41:05 AM10/23/01
to
Probabilmente il tuo è un ordine male organizzato. Preso il mio ordine
esiste una commissione di vigilanza ad hoc che controlla lo
svolgimento della pratica e ogni sei mesi verifica direttamente con
dei colloqui il tirocinio svolto. Mentre una volta poteva succedere di
avere praticanti virtuali ora è praticamente impossibile, anche perché
essendo il mio un piccolo ordine ci si conosce tutti e casi del genere
verrebbero subito all'evidenza. Mi rendo conto che da altre parti però
possa succedere.
Per venire al quesito originario di Giorgio Gamberini, in effetti la
figura del praticante è in via di estinzione, per lo meno al nord
Italia. Ormai la nostra professione non affascina più come una volta e
i tre anni di tirocinio sono un forte deterrente all'approccio a
questa attività. Di conseguenza anche l'aspetto economico è mutato: se
trovi un praticante ben disposto e che vale devi pagarlo, e bene,
altrimenti la concorrenza te lo soffia.
E' l'evoluzione dei tempi, e la situazione comunque è sintomatica del
cambiamento radicale che sta subendo la nostra professione.
Ciao. Antonio Chirico

"Bocci" <bo...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:vt8B7.78187$1H1.7...@news.infostrada.it...


> Noto che presso i miei colleghi il praticantato formalmente esiste
ancora,
> ma tranne rare eccezioni va classificato
> sub specie di hobby: due o tre ore al giorno, nei casi migliori, nei

> peggiori "passano" una volta a settimana per un caffè o per ottenere


la
> firma sul libretto. Senza considerare i bancari che dovrebbero far
pratica

> di notte, quando lo studio è chiuso. Controlli? Nessuno! Lo scopo di


tali
> praticanti e di parcheggiarsi in attesa di altro: sono quasi sempre
figli di
> clienti ......... ci mancherebbe dovessimo anche pagarli, gli diamo
il

> parcheggio gratis e un caffè. Credo che l'Ordine dovrebbe essere più
> attento, ma può anche darsi che siccome pagano regolarmente le quote

Paolo Martini

unread,
Oct 23, 2001, 4:13:38 AM10/23/01
to
Forse dobbiamo fare autocritica del nostro operato: la nostra cultura è
stata, per anni, quella di considerare il praticante come una sorta di
schiavo da sfruttare ad oltranza senza un minimo di paga e - ancora peggio -
senza uno straccio di prospettiva di continuazione all'interno dello Studio.

Per conseguenza - quindi - i praticanti sono sempre più demotivati e
prendono il periodo di tirocinio obbligatorio come una sorta di "militare"
da terminare al meglio, senza faticare e il più velocemente possibile.

Io non concordo affatto con questa prassi anacronistica e meschina.

Io ho una praticamente assai brava e diligente, che ha cominciato appena
prima di laurearsi ed ho cominciato a retribuire, con compenso a crescere,
da quando è venuta a giornata intera (appena si è laureata)

Ancora meglio, la faccio sempre partecipare agli incontri e alle pratiche
più importanti, anche a costo di perdere "produttività", per migliorare la
sua esperienza e preparazione. I risultati sono assai soddisfacenti: dopo
neppure 18 mesi la praticante di appena 26 anni è una risorsa fondamentale
del mio Studio e, se vorrà, avrà un futuro assicurato nella mia struttura.

Non l'ho trovata a caso: ho fatto un'attenta selezione dei candidati e ho
valutato bene le attitudini psicologiche ad affrontare il nostro lavoro. Ho
scartato senza indugio tutti coloro che chiedevano di fare tirocinio solo in
attesa di trovare un posto di lavoro dipendente.


Credo che tanti colleghi dovrebbero, in funzione della mia esperienza,
meditare profondamente sul rapporto Professionista-praticante.

Saluti

Paolo Martini
Dottore Commercialista - Carrara
http://www.scafonline.it


> Noto che presso i miei colleghi il praticantato formalmente esiste ancora,
> ma tranne rare eccezioni va classificato
> sub specie di hobby: due o tre ore al giorno, nei casi migliori, nei

> peggiori "passano" una volta a settimana per un caffè o per ottenere la
> firma sul libretto.


Alessandro Lumi

unread,
Oct 23, 2001, 4:17:20 AM10/23/01
to
Il giorno Mon, 22 Oct 2001 21:30:28 GMT, "Giorgio Gamberini"
<ggga...@tin.it> ha scritto:

>Anche nel resto d'Italia funziona così?
>Grazie per chi mi darà qualche informazione, almeno saprò se è un caso o se
>è la norma...

Caro Giorgio, stavo facendo le tue IDENTICHE riflessioni con un
collega pochi giorni fa.
Ed entrambi abbiamo convenuto che....non ci sono più i praticanti di
una volta!
Adesso, appena arrivano, la prima cosa che chiedono è "quanto mi
paghi?"; e non parliamo della disponibilità al sacrificio o del senso
di responsabilità.
Bene che vada, passano il tempo della pratica cercando di fare
colloqui a destra e a manca per entrare in qualche azienda; nel
frattempo ne approfittano per imparare qualcosa e appena trovano un
impiego altrove, arrivano il venerdì sera (magari il 20 giugno come è
successo a me un anno fa) e ti dicono "da lunedì non vengo più; grazie
e arrivederci".
Una volta abilitati poi restano negli studi dove hanno fatto pratica a
fare poco più che i dipendenti, dato che, si sà, aprire uno studio
costa, porta responsabilità e, ORRORE, porta a lavorare anche prima
delle 9, dopo le 19 o il sabato mattina.
Naturalmente sto parlando della buona maggioranza dei praticanti
"moderni", senza però nulla togliere ai molti praticanti in gamba che
partono già decisi nell'idea di fare la professione a 360 gradi. So
che mi attirerò le ier dei molti praticanti che seguono il NG, ma so
anche che queste parole non sono rivolte a loro: se seguono il NG
denotano una predisposizione alla professione molto più elevata
rispetto agli altri.
Ciao

Alessandro Lumi
Dottore Commercialista
http://www.abconsul.it
http://www.giottielumi.it

Gianni Verducci

unread,
Oct 23, 2001, 5:21:06 AM10/23/01
to
Non vorrei tornare su una discussione che abbiamo già fatto tempo, fa.....ma
sarebbe opportuno, prima di sindacare così facilmente la "posizione" del
Praticante oggi giorno, indagare la sua prospettiva.
Oggi i laureati in economia escono ad un'età media di 26-28 anni (la media
nazionale è 28.......) a questi si devono aggiungere altri tre anni di
tirocinio professionale obbligatorio ......(senza alcuna sicurezza
futura...); ciò porta ad entrare sul mondo del lavoro sui 30 anni in media
(e non vado più in la!!!! per decenza).
Ora mettetevi nei "loro panni" chi me lo fa fare........!!!
Sappiamo benissimo che il nostro mercato è concentratissimo (dai 25.000 D.C.
di 6/7 anni fa siamo arrivati a 48.000 nel 2000......)
Se leggete i quotidiani economici in questi giorni, avreste notato che c'è
una grande penuria e richiesta di Infermieri Professionali .
Tale figura da un paio d'anni deve essere ricoperta con un titolo di laurea
breve......ma le soddisfazioni economiche viaggiano già tra le 80/100
milioni l'anno (se avete clienti infermieri/e ve ne sarete accorti)..sfido
a trovare un giovane dottore commercialista che fattura tali cifre nei
primi anni della sua attività!
Certo qualcuno può sostenere che la figura del Dottore Commercialista è
tutt'altra cosa........(per chi ci crede...) ma a fine mese devi portare uno
stipendio a casa se vuoi mettere su famiglia o poter essere indipendente..e
questo sicuramente la nostra professione non lo garantisce...........

Spesso poi, ci dimentichiamo cosa è stato in passato l'abuso dei
praticanti presso i "Tutor - dottori commercialisti" con situazioni al
limite della denuncia professionale.........
Forse oggi, è più difficile trovare un "praticante" (sarebbe meglio dire un
dottore che investe in una professione come la nostra altri 3-5 anni..) ma
tutto ciò è anche frutto della nostra cattiva gestione e del nostro
comportamento nei confronti di quest'ultimi.
Le colpe si dividono fra entrambe le parti e spesso la verità sta nel
mezzo..........(anche se in questo caso è una mezza verità).........

--
Saluti & buon lavoro
Gianni Verducci
Dottore Commercialista di Treviso
E-mail: studiov...@iol.it
MSN: studiov...@iol.it
Yahoo: gianverd


Alessandro Lumi

unread,
Oct 23, 2001, 5:29:32 AM10/23/01
to
Il giorno Tue, 23 Oct 2001 09:21:06 GMT, "Gianni Verducci"
<studiov...@iol.it> ha scritto:

>Ora mettetevi nei "loro panni" chi me lo fa fare........!!!

Appunto: CHI glie lo fa fare?? Nessuno! Non glie lo ordina certo il
medico di fare il dottore commercialista.
Si aprono una bella partita IVA 7412C e via andare. Oppure trovano
lavoro in banca o in qualche azienda.
Se decidono però di fare il dott.comm. ed il relativo praticantato,
sarebbe opportuno che lo facessero con l'applicazione e la dedizione
necessaria, e non per parcheggiarsi su una sedia a imparere qualcosina
in attesa di tempi migliori. Perchè con questa mentalità si danneggia
il dominus, che poi (come me) prima di riprendere un praticante ci
pensa sopra 8 volte!

Gianni Verducci

unread,
Oct 23, 2001, 5:47:51 AM10/23/01
to
"Appunto: CHI glie lo fa fare?? Nessuno! Non glie lo ordina certo il
medico di fare il dottore commercialista"...........

Scusa ma allora mi sfugge il significato della discussione.........il titolo
del post non era .........
"PRATICANTI: ESISTONO ANCORA"
Se concordi con me per la premessa, cosa non giustifichi in queste
figure...............

Se noi come professionisti non siamo in grado di far apprezzare questo
lavoro e lo spirito di sacrificio che ci vuole..............perchč andar
cercare figure che non apprezziamo, e denigriamo ( e lo abbiamo fatto in
passato......)
Ripeto: se i praticanti sono come li descrivi tu.....č anche perchč gli
abbiamo fatti diventare cosě!!!

Michele Esposito

unread,
Oct 22, 2001, 6:04:06 PM10/22/01
to
beh a napoli si trovano ancora praticanti che, formalmente, sono disponibili
al sacrificio.
poi la verità è che tutti sperano in un guadagno.
onestamente non sono neanche tanto in disaccordo e se avessi studio a
bologna non me ne farei un problema.qui a napoli è comunque un problema di
compatibilità di costi visto un mercato stagnante.almeno per tanti di noi.
michele esposito
dottore commercialista (ahimè)
"Giorgio Gamberini" <ggga...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:Ud0B7.3716$GW5....@news2.tin.it...

Carmelo

unread,
Oct 23, 2001, 8:05:50 AM10/23/01
to
secondo me i praticanti si trovano se vengono pagati, se poi i
commercialisti li vogliono solo sfruttare allora vuol dire che anche i
praticanti hanno capito in quale ambiente si trovano e si rifiutano.
quindi i praticanti esistono in quanto i posti di lavoro sono pochi.
carmelo

"Giorgio Gamberini" <ggga...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:Ud0B7.3716$GW5....@news2.tin.it...

Giorgio Gamberini

unread,
Oct 23, 2001, 12:37:30 PM10/23/01
to
Ho letto ora i vosti post e voglio precisare, anche se non l'ho scritto, che
"ovviamente" sono partito dal presupposto che a zero lire ci sono stato io
ma che non lo farò mai con i miei praticanti.
Non dico uno stipendio da impiegata, ma qui a Bologna si parla di arrivare a
circa 1.000.000 lordo al mese: ovviamente non posso che adeguarmi alle
regole di mercato. Non penso neanche di farmi pagare per i primi sei mesi
(però il corso per l'esame lo pagano eccome): però i numeri da circo che
combinano sono multe o tempo per il tutor.
Il problema che ho riscontrato però, è che sembra che il praticante domini
il maestro (parola grossa, ma visto quello che sanno forse anche troppo
piccola).
Come sentono gli orari di lavoro, che fra l'altro sono inferiori ai miei,
strabuzzano gli occhi; come sentono la cifra offerta, ti guardano con
l'espressione "ma se in banca mi danno 2.500.000 al mese puliti"...e così
via.
Non parliamo poi di responsabilità o della neanche poco velata proposta, un
domani, di restare in studio e fare uno studio aggregato (via di mezzo fra
indipendenti e associati). Sembra che pensare di doversi trovare dei clienti
(e mantenerli) sia quasi quanto studiare l'aramaico antico.
E' da queste considerazioni che è nata la mia domanda originale e, dai
vostri post, credo proprio che riuscirò a prendere un praticante, ma "a
babbo morto"!
Vi ringrazio per avermi aiutato a capire la situazione, almeno so di che
morte devo morire!
Saluti e a buon rendere
Giorgio Gamberini

Stefan

unread,
Oct 23, 2001, 1:25:03 PM10/23/01
to
Eccomi qua!
Ebbene sì...sono un praticante...in attesa di esame.
Ho letto i vostri interventi e mi sono sembrati velati di tristezza per il
tempo che passa :), ma devo dire che vi invidio.....!

A parte gli scherzi chiediamoci in realtà se ha senso questa organizzazione
dell'accesso alla professione.

A cosa serve per un praticante il tirocinio? A tutto. A farsi le ossa, a
imparare la professione, a conoscere il mercato, i clienti, i funzionari
degli uffici, pefino...a fare le fotocopie!! :)

A cosa serve per il dominus il praticante? A tutto..A fare le fotocopie,
rispondere al telefono,ecc............. :)
Certo che dipende dal praticante! E da quello che sa fare.

A parte gli scherzi è ovvio che l'idea di base viene travisata dalla realtà.
Le discussioni su orari, compensi e ferie sono solo le scuse da parte di
tutte e due le controparti.

Se c'è intelligenza e serietà e il giusto rispetto reciproco (ognuno è
conscio di ciò che dà o ciò che prende...)...allora è facile

Ciao
e fatemi in bocca al lupo....

Stefan
p.dott.com.tn.it


Paolo Locati

unread,
Oct 23, 2001, 1:27:59 PM10/23/01
to
Guarda, a Bergamo la penuria di praticanti ormai è cronica.
La lista c/o l'Ordine è aggiornata, penso, ai tempi della crisi del '29.
La mia praticante personale è bravissima, diligente, precisissima,
disponibile, ovviamente retribuita (molto bene se ripenso a me stesso), ma
ha due piccoli difetti:
- NON si assume MAI alcun tipo di responsabilità;
- Ha un orario settimanale di 30/35 ore settimanali a maggio come a ottobre,
a Natale come a Carnevale e, cascasse il mondo, in TRE anni non è MAI venuta
un sabato mattina a lavorare né MAI in TRE anni si è fermata oltre le 18,00
né MAI ha iniziato a lavorare prima delle 9/9,30 (e quando dico MAI intendo
veramente MAI).
Orbene (ma come scrivo?), la qualità del praticantato non si misura in base
all'orario di lavoro né all'utilità pratica che il tutor ne può ricavare, ma
mi *incuriosisce* il fatto che MAI in TRE anni sia esistita una pratica che
l'abbia interessata al punto da farla restare in studio oltre l'orario da
statale.
Interesse suo ad una eventuale collaborazione più stretta in futuro, intesa
in senso di aggregazione = ZERO. Disponibilità a procacciarsi clienti =
ZERO. Presumibilmente terminerà il praticantato, farà il suo esame, poi
verrà a cercare uno stipendio fisso da me o presso qualche azienda.
Se ripenso al mio praticantato (orario MINIMO settimanale di 55 ore),
assunzione di TUTTE le responsabilità relativamente alle pratiche seguite in
completa autonomia (responsabilità ovviamente nei confronti del mio tutor),
mi viene da pensare che forse qualcosa è cambiato, anche perché le stesse
problematiche le riscontrano anche miei colleghi con cui parlo.
Tanto per fugare i dubbi e non scatenare gli strali del
praticante/bolscevico/incazzato/sfruttato, tengo a precisare che non mi sono
mai sentito sfruttato, al limite mi sono sentito realizzato quando riuscivo
a portare a termine delle pratiche particolarmente complesse.
Io rifarei tutto esattamente come ho fatto, senza alcuna esclusione; anche
il compenso che ricevevo lo ritenevo, e lo ritengo tuttora, adeguato.
I tempi sono cambiati ed io mi adeguo. Quello che mi lasciaperplesso è che
io il praticantato l'ho terminato sette anni fa. Possibile che le PERSONE
siano cambiate così tanto in questo breve lasso di tempo?

--
Un perplesso Paolo Locati
Dottore Commercialista in Bergamo

Gianlorenzo

unread,
Oct 23, 2001, 1:35:11 PM10/23/01
to
Sono un praticante che sta preparando l'esame di stato(27-28 nov.) e
dopo aver letto tutti i post finora scritti, vorrei parlarvi della mia
esperienza:
- Ho iniziato nella provincia (Asti) a lavorare gratis, ma non c'era
problema, il lavoro mi è sempre piaciuto e secondo me era giusto che
all'inizio non ci fosse retribuzione, dopo alcuni mesi sono arrivato a
percepire 500.000 al mese;
- dopo 8 mesi ho cambiato studio andando a lavorare nei pressi di
Ivrea(TO) dove fin dall'inizio mi hanno chiesto esplicitamente molto
impegno e dedizione ma le spiegazioni e le discussioni che ho avuto
con il mio dominus (molto preparato) non avevano prezzo.
Piccolo particolare: al secondo anno di praticantato percepivo
1.500.000 al mese come borsa di studio(nette).
-ora mi accingo a preparare l'esame dopo aver appena terminato il
bellissimo corso di preparazione che l'Ordine di Torino ha
gratuitamente offerto ai praticanti del Piemonte: corso dove voi
professionisti avete dedicato tempo e risorse per dare un
preziosissimo aiuto a chi inizia la professione.
Morale della favola: secondo me i praticanti ci sono ancora solo che
in alcuni manca la convinzione e allora i primi anni ci si guarda
intorno. E' un problema di tutta la società, tutti sono sempre
convinti che ci sia un posto migliore!!?

Saluti.


Gianlorenzo Bo.
Praticante commercialista in Ivrea

Tony

unread,
Oct 23, 2001, 1:39:49 PM10/23/01
to

"Paolo Locati" <pa...@locatirocca.com> ha scritto nel messaggio
news:9r49b7$rbhkr$1...@ID-86590.news.dfncis.de...

> La mia praticante personale è bravissima, diligente, precisissima,
> disponibile, ovviamente retribuita (molto bene se ripenso a me
stesso),

> - NON si assume MAI alcun tipo di responsabilità;


> - Ha un orario settimanale di 30/35 ore settimanali a maggio come a
ottobre,
> a Natale come a Carnevale e, cascasse il mondo, in TRE anni non è
MAI venuta
> un sabato mattina a lavorare né MAI in TRE anni si è fermata oltre
le 18,00
> né MAI ha iniziato a lavorare prima delle 9/9,30 (e quando dico MAI
intendo
> veramente MAI).

Mi sembrano due affermazioni fortemente in contraddizione tra di loro:
come fai ad usare aggettivi col superlativo assoluto e poi precisare
tutte quelle altre cose?
Se così è la tua praticante ha sbagliato mestiere, perchè le manca la
cosa fondamentale: la mentalità professionale.
Nel mio studio posto per praticanti così non ce n'è, nonostante la
penuria.
Antonio Chirico


Robertino

unread,
Oct 23, 2001, 2:20:53 PM10/23/01
to
Nell'articolo <vt8B7.78187$1H1.7...@news.infostrada.it>, del %D Bocci
ha scritto...
qui a reggio calabria ci facciamo il c...o altro che 12 ore (anche se il
regolamento dice 4 ore per 5 giorni settimanali) nei mesi di
luglio (anche l'una di notte ho fatto e per 6 gg. la settimana) senza
una lira nemmeno per le
spese di viaggio
sfruttate sfruttate cari dottori
--
-----BEGIN PGP SIGNED MESSAGE-----
Hash: SHA1

Roberto Franchetti
Tirocinante In RC
(Opinione Personale)
E-mail: f.ro...@libero.it
Icq: 7439978
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Yahoo:robyrc
Paltalk: robyrc
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=/e/J
-----END PGP SIGNATURE-----

Pegaso

unread,
Oct 23, 2001, 4:00:04 PM10/23/01
to

"Gianlorenzo" <gl...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:3bd5a6e0...@news.libero.it...

> Sono un praticante che sta preparando l'esame di stato(27-28 nov.) e
> dopo aver letto tutti i post finora scritti, vorrei parlarvi della mia
> esperienza:

Sono praticante anch'io e non posso fare altro che dichiararmi concorde con
la tua opinione. Io ho iniziato ancora da laureando a lavorare in studio (a
30 km da casa, con tutte le spese che ne derivano) già 1 anno prima della
laurea a giorni alterni.
man mano che procedevo con gli esami e la tesi aumentavol la mia presenza in
studio. All'inizio non percepivo nulla, poi con il passare del tempo si è
iniziato con un rimborso spese di 500.000 fino a 1.500.000 a ridosso della
laurea (lavoravo 8 ore al giorno più gli extra in periodi caldi).
Ho proseguito anche durante il servizio civile, visto che ho avuto la
fortuna di farlo nella stessa città dello studio ed essendo in croce rossa
potevo continuare a lavorare part time e la sera (oltre a sabati e domeniche
nel periodo delle DR).
da febbraio sono iscritto al registro dei praticanti dott. comm.
(finalmente dico io...) e lavoro in studio a tempo pieno come libero
professionista assumendomi responsabilità e lavorando come e quanto il mio
"capo".
In tutto questo devo dire di essere capitato in un bell'ambiente e di avere
un dominus che mi segue e che ci tiene a farmi crescere, anche in
prospettiva di una futura collaborazione nello studio (dopo 4 anni di lavoro
assieme si è abbozzato il discorso).

> Morale della favola: secondo me i praticanti ci sono ancora solo che
> in alcuni manca la convinzione e allora i primi anni ci si guarda
> intorno. E' un problema di tutta la società, tutti sono sempre
> convinti che ci sia un posto migliore!!?

Ricordo con piacere e divertimento una cosa che mi ha detto il mio dominus
all'inizio della nostra "collaborazione":
"lacrime e sangue" mai detto fu più vero, in senso metaforico.
:-)

Ciao
Marco

Praticante Dott. Comm.


Daniele Arisi

unread,
Oct 24, 2001, 2:35:30 AM10/24/01
to
> "Paolo Locati" <pa...@locatirocca.com> ha scritto nel messaggio
> news:9r49b7$rbhkr$1...@ID-86590.news.dfncis.de...
> > La mia praticante personale è bravissima, diligente, precisissima,
> > disponibile, ovviamente retribuita (molto bene se ripenso a me
> stesso),
>
> > - NON si assume MAI alcun tipo di responsabilità;

***** E' una brava segretaria.
Daniele Arisi

Paolo Locati

unread,
Oct 24, 2001, 3:43:25 AM10/24/01
to

"Daniele Arisi" <daa...@NOSPAMtin.it> ha scritto nel messaggio
news:SitB7.8818$GW5.1...@news2.tin.it...

No, perché se fosse una segretaria non mi farei problemi a dirle di farmi
una fotocopia, un versamento in posta o cose del genere.
In realtà, essendo lei una praticante, (quasi) mai le chiedo tali
prestazioni, se non in casi eccezionali.
Preferisco andare io in posta piuttosto che utilizzare una praticante.

--

Paolo Locati

unread,
Oct 24, 2001, 3:58:16 AM10/24/01
to

"Tony" <doctor.to...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:9r49sq$r7a3s$1...@ID-52628.news.dfncis.de...

> Mi sembrano due affermazioni fortemente in contraddizione tra di loro:
> come fai ad usare aggettivi col superlativo assoluto e poi precisare
> tutte quelle altre cose?
> Se così è la tua praticante ha sbagliato mestiere, perchè le manca la
> cosa fondamentale: la mentalità professionale.
> Nel mio studio posto per praticanti così non ce n'è, nonostante la
> penuria.

Non sono due affermazioni in contrasto: ho tenuto a precisare prima che è
bravissima perché effettivamente è quello che penso. E' intellettualmente
brillantissima, molto coscenziosa, veloce e precisa. Purtroppo, come dici
tu, le manca la mentalità professionale; speravo di potergliela
trasmettere, ma ho fallito.
Sicuramente una parte della responsabilità è anche mia: se non riesci a
coinvolgere un tuo praticante in modo tale che possa, almeno saltuariamente,
dimenticare di guardare l'orologio mentre studia una pratica, qualcosa non
ha funzionato.
Ovviamente però non posso (e non voglio) assumermi tutte le responsabilità:
ho cercato di farle affrontare le pratiche più disparate, ho cercato di
solleticarle la curiosità mostrandole anche soluzioni a volte fantasiose
(tra cui i vari metodi M1, M2 ecc...), le ho pagato i corsi dell'Ordine per
la preparazione all'Esame di Stato e così via...
Sono giunto pertanto alla conclusione che se una persona NON E' un
professionista, non lo diventerà mai. Potrà essere un ottimo collaboratore,
un perfetto esecutore, un diligente operatore, ma non sarà mai un
professionista.
L'unica cosa di cui mi posso ritenere soddisfatto è che in questi tre anni
ha raggiunto una preparazione sufficientemente elevata, escluse comunque le
problematiche che purtroppo, o per fortuna, il mio studio non segue (tipo
fallimenti).

--

Gianni Verducci

unread,
Oct 24, 2001, 4:08:42 AM10/24/01
to
Hai fatto più di quello che qualsiasi professionista farebbe!
Onore al merito.........

Antonello Onida

unread,
Oct 24, 2001, 4:30:34 AM10/24/01
to
Qui a Sassari è difficilissimo trovarne uno.
Concordo con la maggior parte dei discorsi fatti.

Nessuno ha parlato delle prospettive (se non dell'età avanzata a cui si
inizierebbe a lavorare): cosa è diventata oggi la professione? Guardiamo
dentro lo studio e cosa vediamo? Cartacce, tabulati moduli da compilare...
file presso gli uffici... clienti dispotici... e chi più ne ha ne metta.

Le 4 o 5 consulenze degne di tale nome ormai non riescono a supportare la
dignità "PROFESSIONALE".
Da fuori certe cose si vedono ed i risultati si sentono. Senza contare che
le varie diatribe interne sono considerate da molti alla stregua delle beghe
politiche, situazione altamente disqualificante.

E gli ordini che fanno? Coloro ai quali è stato affidato il compito di
gestire la categoria, non valorizzano, non investono e valorizzano, cambiano
solo sedi e attrezzature (forse è troppo polemica e generica come
affermazione, ma qui quello si vede).

Senza contare che ormai il giovane, mediamente, non è in grado di valutare
il proprio futuro, le proprie possibilità con una certa maturità; merito
della televisione, della vita frenetica, della poca disponibilità dei
genitori a delineare una precisa linea di demarcazione su determinati
atteggiamenti, perchè, magari, a torto o a ragione ritengono che il proprio
figlio debba fare le proprie scelte.

Quanto mi manca mio padre!!


"Giorgio Gamberini" <ggga...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:Ud0B7.3716$GW5....@news2.tin.it...

smarchio

unread,
Oct 24, 2001, 7:59:16 AM10/24/01
to
A questo punto penso proprio che tu possa dormire tranquillo la notte...
Io non so se sarei stato capace di tanta costanza e pazienza.

(Anzi lo so: no).

L'unico appunto:
se qualche volta andava in posta al posto tuo magari si sarebbe appassionata
di più alle parti "alte" della professione.

Un mesetto di prima nota stimola la materia grigia più di un tir di fosforo.

smarchio che oggi è cattivo

Mauro

unread,
Oct 24, 2001, 3:02:29 PM10/24/01
to
gran bel discorso. Concordo pienamente con ciò che hai illustrato. Sono
anch'io un praticante in prossimità di esame di stato (27-28 nov.). Anch'io
ho dovuto sopportare una lunga gavetta , ma la ritengo necessaria.
A proposito del discorso che si è aperto, posso illustrare la mia esperienza
del luogo nel quale vivo. In provinciai di Chieti i praticanti non riescono
a trovare commercialisti disponibili. Sembra un paradosso, ma è la verità.
Vorrei riprendere il discorso sul tirocinio. Dopo aver finito il periodo di
tirocinio, ritengo che questo sia eccessivamente lungo, un anno o all
massimo due sono sufficiente. Questo discorso deve necessariamente essere
collegato anche all'età media di laurea (26-28 anni), a ciò aggiugiamo 3
anni di tirocinio, e successivamente le difficoltà iniziali di aprire uno
studio e di guadagnare per arrivare ada una età eccessiva per poter
raggiungere una certa autonomia ecnomica. In questo contesto appare
chiarissimo la scarsa voglia di chiunque di voler avviarsi a tale
professione se non adeguatamente incoraggiato, non solo dal dominus , ma
anche dalle istituzioni e dagli oridini locali. Questa è una proposta.
Grazie
Muaro, Lanciano.
"Gianlorenzo" <gl...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:3bd5a6e0...@news.libero.it...

Luigi Lucchetti

unread,
Oct 25, 2001, 1:46:48 PM10/25/01
to

"Mauro" <> ha scritto nel messaggio

> gran bel discorso. Concordo pienamente con ciò che hai
illustrato. Sono
> anch'io un praticante in prossimità di esame di stato (27-28
nov.).

> > Gianlorenzo Bo.
> > Praticante commercialista in Ivrea

tutti maschi.
:-(

ma LE praticanti, esistono ancora?
O ci sono ormai solo stagiste?
;-)
berriUAIT

Nina

unread,
Oct 28, 2001, 8:24:48 AM10/28/01
to

Scusami se mi intrometto...ormai mooolto tempo fa ho fatto i miei bravi 2
anni di praticantato...esperienza che non ripeterei nemmeno se sotto
tortura! Perchè? Perchè il "capo" mi trattava come un fattorino...tutto
quello che ho imparato l'ho imparato da sola.. se ho fatto qualcosa di
diverso dall'andare per uffici e clienti è stato solo perchè ad un certo
punto una collega (assunta) ebbe un bruttissimo incidente proprio in
"periodo dichiarazioni". E così, visto che io sapevo già fare molte cose
(perchè le avevo imparate "prima"), mi sono ristrovata a lavorare 10 ore al
giorno completamente a gratisse e senza nemmeno un grazie. Ovvio che quando
è finito il periodo me ne sono andata!! Ahhh...dimenticavo..io ho fatto
pratica come consulente del lavoro..ma non ho mai visto un cedolino!!!
Sono perciò contenta che i giovani d'oggi pretendano di essere pagati. Alla
fine a 19 anni non si ha bisogno di un vero stipendio...ma almeno di una
mancietta si!!!

Nina


Giorgio Gamberini

unread,
Oct 28, 2001, 4:05:03 PM10/28/01
to
Ho letto tutti i post e mi sono convinto di una cosa: non tutti hanno o
faranno "pratica".
Forse perchè "ai miei tempi" non c'era obbligo teorico (ma nessuno se ne
andava da uno studio prima di 3/4 anni), non c'era neanche il dubbio di
essere pagato.
Ovviamente, restavi se qualcosa imparavi; altrimenti cambiavi studio.
Ho fatto qualche fotocopia (molto poche in verità) ma ho fatto anche dei
"danni", ed ho sicuramente fatto perdere del tempo per correggere i miei
errori.
A parte ciò, molto ho capito andando per pratiche agli Uffici Iva, Inps ecc,
cosa che sembra invece essere considerata da "impiegata".
Forse non sono in grado di comprendere.
Quello che mi sembra di aver capito però, è che in effetti la figura del
praticante è in via di estinzione.
Buona parte degli interventi secondo me hanno evidenziato una notevole
propensione per il "viver bene" che, lungi da essere un brutto obiettivo,
non mi sembrano proprio una caratteristica della professione.
Non concordo con le affermazioni "non si può a 28-30 anni non guadagnare": o
meglio, d'accordo in senso assoluto, ma prima che si è fatto?
19 anni=diploma
20 anni=militare (per chi era obbligato)
25-26 anni=laurea
Scusate se sono un po' "talebano", ma l'università non è forse il "lavoro"
dello studente?

Comunque, il post originale voleva proprio servire a capire se ha ancora
senso parlare di praticanti.
Io ne ho avuti e con tutti (tranne uno) ho ancora un ottimo rapporto, di
stima, di collaborazione, ecc.
Forse non li ho strapagati, ma la "mancetta" l'hanno sicuramente avuta,
oltre ad una formazione che (per loro stessa ammissione) è stata comunque
positiva (non sono purtroppo nè un genio nè titolare di un mega studio).
Forse fino ad oggi ho sempre trovato bravi ragazzi: è solo che in questi
giorni, a causa del compimento del triennio dei miei attuali praticanti sto
cercando un sostituto. (A proposito: uno andrà a lavorare nell'azienda del
padre, l'altro resterà con me come collega/collaboratore).
Per il momento ho incontrato solamente persone incerte, che sembrano cercare
nella pratica più una prosecuzione di quel momento magico che è
l'università, in cui gli obblighi di studio lasciano molto tempo alla vita
personale, notturna e festiva piuttosto di un mestiere che fra rinuncie e
fatiche sembra sempre meno accattivante.
Scusate la lunghezza del mio intervento, ma come qualcuno ha detto, la
ragione del primo intervento era proprio di capire se esiste ancora
interesse per la professione, non per stabilire il tipo di lavoro da far
fare al praticante o la mancia da pagare.
Saluti e buon lavoro.

Nina

unread,
Oct 28, 2001, 4:31:41 PM10/28/01
to

"Giorgio Gamberini" <ggga...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:3q_C7.23458$C57.6...@news1.tin.it...

> Ho letto tutti i post e mi sono convinto di una cosa: non tutti hanno o
> faranno "pratica".
--cuttone---

Volevo precisare che io sono convinta che per intraprendere la professione
sia assolutamente necessario un periodo di pratica, non sò se sia giusto che
siano tre anni, però sono certa che un bel periodo sia necessario. E questo
perchè la scuola non può formare fino in fondo ed anche perchè, credo, che
una persona preparata non sia necessariamente in grado di essere un bravo
professionista. Conosco la "vita di studio" sia direttamente che
indirettamente, e sono convinta che non tutti possono "reggere".
Molte persone fanno il praticantato per acquisire certe conoscenze e per
poter scrivere una riga in + sul curriculum.
Certo è che molti professionisti sfruttano il preticantato per avere
galoppini gratuiti.
Sinceramente non ho fatto pratica come laureata ma come diplomata e forse le
cose sono differenti...ma la mia esperienza è simile a quella di molti miei
compagni di sventura.
Credo che una maggiore "onestà" da parte dei professionisti sia
necessaria...ti assicuro che se avessi ottenuto dalla pratica una vera
"formazione" non sarei qui a lamentarmi del fatto che non sono mai stata
pagata!!
Saluti

Nina


praticante_delusa

unread,
Oct 29, 2001, 7:07:03 PM10/29/01
to
La mia esperienza di praticante, 10 mesi in totale, spero possa suggerire
che 'lo spirito del praticante esiste ancora' o, almeno, può esistere.
Nella città in cui vivo non si trovano studi dove far pratica, all'Ordine
locale non forniscono alcun aiuto, quasi che gli Studi disponibili siano un
'segreto di Stato' (per questo motivo non intendo menzionare la mia città) e
l'unica soluzione che propongono è data dall'emanazione di una circolare con
i miei dati e la 'supplichevole' richiesta di un posto da praticante (mentre
so di altri Ordini dove rilasciano un elenco degli Studi disponibili...)
Ora, non credo sia così dispendioso assumere un praticante (niente contratto
di lavoro ergo nessun diritto degno di tutela e nessun compenso stabilito) e
personalmente tutto quello che chiedevo, oltre alla 'firma', era di
occuparmi di un minimo di contabilità quanto basta per poter supportare in
modo concreto i miei studi (con questo intendo dire che nel periodo di
pratica ho già preventivato che dovrò studiare tutto da sola).
La soluzionealla mancanza di uno Studio disponibile è stata quella di
diventare pendolare, ovvero alzarmi ogni giorno alle 6.30 per prendere il
treno verso la città capoluogo di Regione, dove finalmente ho trovato
un'anima buona.
La sfortuna però ha voluto che il mio sacrificio (tre ore e mezzo di viaggio
aggiunte a sei ore al giorno di lavoro non pagato in Studio) non è servito a
nulla: la verità è che ogni mese il titolare dello Studio mi chiedeva ore
aggiuntive fino al punto di rimanere fino alle 20.00, ciò significava per me
rincasare alle 22.00!
Ho resistito per sei mesi e me ne sono andata... ora cerco nella mia città
da oltre sei mesi, ma invano... nessuno Studio disponibile... ma non mi
arrendo!

Mi chiedo: il mio spirito da praticante, a cosa è servito? "Eppur
m'inorgoglisco..." esordiva Roberto de La Grive.

Praticante delusa


praticante_delusa

unread,
Oct 29, 2001, 8:00:27 PM10/29/01
to
La mia esperienza di praticante, 10 mesi in totale, spero possa suggerire
che 'lo spirito del praticante esiste ancora' o, almeno, può esistere.

Nella città in cui vivo non si trovano studi dove far pratica, all'Ordine
locale non forniscono alcun aiuto, quasi che gli Studi disponibili siano un
'segreto di Stato' (per questo motivo non intendo menzionare la mia città) e
l'unica soluzione che propongono è data dall'emanazione di una circolare con
i miei dati e la 'supplichevole' richiesta di un posto da praticante (mentre

so di altri Ordini dove rilasciano un elenco degli Studi disponibili...).

Ora, non credo sia così dispendioso assumere un praticante (niente contratto
di lavoro ergo nessun diritto degno di tutela e nessun compenso stabilito) e
personalmente tutto quello che chiedevo, oltre alla 'firma', era di
occuparmi di un minimo di contabilità quanto basta per poter supportare in
modo concreto i miei studi (con questo intendo dire che nel periodo di
pratica ho già preventivato che dovrò studiare tutto da sola).

La soluzione alla mancanza di uno Studio disponibile è stata quella di

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