Il giorno martedì 3 settembre 2019 17:42:48 UTC+2, Fritz ha scritto:
> Il 03/09/2019 16:45,
n_al...@virgilio.it ha scritto:
> >
> > Non so se ho capito bene, ma tento un parere:
> > per la perdita fiscale lascerei la detrazione della stessa in capo ai soci rimandando l'uscita a dopo il 31 12 2019.-
> > così tutti uguali per la detrazione della perdita.
>
> purtroppo con la nuova disciplina delle perdite fiscali, se non ho
> capito male, il socio che esce dalla società non potrà più dedursi le
> perdite ....quindi su una perdita fiscale di 200.000 della società
> dovuta all'irrilevanza del magazzino il socio superstite continuerà a
> dedursi la sua quota di 100.000 in percentuale ai redditi che conseguirà
> mentre la quota di 100.000 del socio uscente verrà persa per sempre
no se aumenti subito il capitale sociale e modifichi le percentuali dei soci.
la percentuale di perdita persa è pari all'imputazione che lascerai al socio uscente così ridimensionato.
>
> quindi considerando che tutto il plusvalore è dato dal magazzino non mi
> sembra corretto non considerare questa perdita
>
>
> > Rimane l'attivo sociale che sarà semplice quantificare e dividere a metà per la fissazione del valore, ma senza stima dell'avviamento.-
> > Per la strategia di uscita le opzioni possono le più disparate e investono il rischio e la fiducia reciproca, nel caso di pagamento dilazionato.
> >
> > Si può uscire in più tempi e modi utilizzando l'aumento del capitale sociale sottoscritto dal solo socio restante e liquidando la ridotta quota residua dell'altro socio in un secondo tempo.
> > oppure limitarsi alla semplice e lineare cessione della quota, di tutta tranquillità civilistica se rispecchia il debito complessivo reale e la sua regolazione, ma con totale tassazione della eventuale plusvalenza
> > dichiarata o emergente da ipotesi di accertamento.
> >
> > In genere ho sempre visto desiderare e accettare la prima soluzione ( aumento del capitale sociale e liquidazione del socio diventato minoritario in un tempo successivo) perché porta ad eludere la tassazione della plusvalenza e rischio di accertamento ( se invece del 50 ho una quota del 5 sono pressoché certo di sfuggire all'occhiuto indagatore fiscale e realizzo una evasione sulla plusvalenza difficilmente rintracciabile ) ( e una soluzione del genere alletta sempre chi le tasse le deve pagare ).
> > Soluzione che però, se non saldata cash o coperta da garanzie solide, è a rischio di insolvenza da parte del debitore nei confronti del socio uscente e creditore.
> >
>
> avrei preferito la seconda opzione perchè trattasi di un passaggio
> generazionale
> il socio uscente è la madre pensionata del socio superstite
> e quindi non esiste la liquidità per affrontare una tale operazione
non serve la liquidità.
è il socio restante che sottoscrive ( sottoscrive e non lo versa immediatamente ma si impegna di versarlo entro il……... ) l'aumento del capitale sociale.
Il socio restante passa così dal 50 al 95 per cento.
il socio uscente subisce la riduzione percentuale della quota dal 50 al 5 %.
uscendo non fa praticamente emergere alcuna plusvalenza significativa.
E, dato il rapporto madre figlio, non esiste, penso, alcun problema di tutela del credito da cessione della quota che in realtà sarebbe cedere un bel 50 % di società senza - quasi - tasse.