Roberto
Roberto Deb ha scritto nel messaggio <39E4FD9B...@tiscalinet.it>...
Roberto
L'obbligo di iscrizione esiste nel caso in cui il socio svolga una delle
attività soggette ad assicurazione così come indicate all'articolo 1 del DPR
1124/65 o, nel caso in cui la sas sia considerata artigiana, presti la
propria opera manuale nell'impresa a norma dell'articolo 4 del medesimo DPR
1124/65.
Ciao
Mirco Marzotto
In ogni caso, proviamo ad affrontare il problema da un'altro lato. Il tutto e'
nato quando un piccolo imprenditore, di fatto lavora solo lui nella sas, non ha
dipendenti, suo padre e' solo socio finanziatore, ha aggiunto all'attivita' di
commercializzazione a quella di elettricista. Si tenga presente che il socio
attivo svolge anche altre attivita' occasionali, oltre a perdersi in varie
attivita' sociali, politica inclusa. Di fatto la sas e' dieci anni che lo paga
sole come partecipazione agli utili per circa 5.000.000 all'anno, senza alcun
compenso. Con le alte attivita' aggiunge altri 5.000.000 all'anno di reddito e,
scroccando qua e la, tira a campare (onestamente non e' un evasore, non ha ne'
il tempo ne' la voglia). Prima pagava circa 200.000 lire all'anno e quindi
brontolava ma pagava, ma ora secondo le tariffe dell'INAIL, calcolate su un 80%
di prevalenza dell'attivita' elettrica, dovrebbe pagare quasi 1.000.000
all'anno, e naturalmente e' furioso. Dal suo punto di vista e' come se dovesse
tirare fuori di tasca sua circa un decimo del suo reddito per nulla (in effetti,
lavora cosi' poco che il rischio e' minimo come durata temporale).
Tra l'altro alla fine dell'anno, sommando le fatture e' risultato che solo il
32% del fatturato e' dovuta dall'attivita' di elettricista. E qui salta fuori
che l'impiegato dell'INAIL rifiuta l'abbassamento del rischio, sostenendo che
deve fare una ispezione (la cosa mi sembra una minaccia) per verificare le
fatture (ma l'autocertificazione del datore di lavoro dov'e' finita).
In effetti il caso e' un po' estremo, ma devo trovare una soluzione pratica.
Le domande che mi pongo sono queste:
- c'e' un minimo di fatturato' che una societa' deve incassare ?
- e' permessa che una societa' sia attiva "solo part-time", cioe per poche ore
al giorno e con un fatturato di 5-10.000.000 ?
- l'obbligo scatta indipendentemente dal fatto che per il socio l'attivita'
nella societa' sia prevalente o no?
- nel caso di un dipendente part-time si ha una riduzione del premio, ma per il
socio, con il salario "convenzionale" e' possibile un riduzione simile ?
- esiste un obbligo giuridico di lavorare fino a guadagnare almeno un minimo
vitale per se stessi ?
- l'INAIL puo' rifiutare le denunce di rettifica del datore di lavoro o
contestarle preventivamente, salvo il diritto di controllare ? voglio dire,
l'impiegato dell'INAIL puo' dire all'imprenditore che non accetta la sua
dichiarazione che la quota elettrica e' solo il 32% ? Io avrei capito se
l'impiegato avesse detto: "prendo atto che lei ha un 32% di rischio elettrico,
ma la avviso che controllero'"
invece l'impiegato dice: "non posso (ndr: non vuole) adeguare il premio al 32% e
solo dopo la verifica decidero' se accettare la rettifica" ?
Alcune domande possono essere strane, ma vi sono venute dopo aver discusso per
ore con un funzionario dell'INAIL.
Tra l'altro non sembra che il problema dei minimi riguardi solo l'INAIL. Anche
le assicurazioni private (la sas ha stipulato anche una polizza RC sui guasti
provocati durante e dopo i lavori) fissano dei minimi piuttosto elevati (anche
qui circa 1.000.000 all'anno) indipendentemente dal rischio. Il socio qui non ha
pero' problemi a pagare, forse perche' si tratta di rispondere verso terzi.
Mentre non riesce a capire perche' deve spendere un milione per assicurare se
stesso che non gli interessa.
Devo trovare una soluzione giuridicamente accettabile, ma anche economicamente
accettabile.
Esiste un modo, o devo dirgli che o si decide a fare un lavoro solo ED a tempo
pieno o e' meglio che scelga di lavorare in un'altro stato della unione ?
Alcune idee che mi vengono sono:
A) Che sia il caso far chiudere la parte di attivita' di elettricista e gestire
i pochi lavori che svolge in un'anno come attivita' occasionale ? E' fiscalmente
possibile ?
B) Se cessa l'attivita' di elettricista perde anche l'abilitazione per i lavori
occasionali ? Cioe', attualmente e' abilitato alla Camera di Commercio (e' lui
il tecnico responsabile) per l'impiantistica elettrica, se cessa l'attivita',
essendo egli il tecnico responsabile puo' ugualmente eseguire occasionalmente
lavori di impiantistica elettrica ? (del tipo: perde la sua "competenza" ?)
Roberto
Mirco Marzotto wrote:
> "Roberto Deb" <rowu...@tiscalinet.it> ha scritto nel messaggio
> news:39E4FD9B...@tiscalinet.it...
> > L'Inail sostiene che i soci accomandatari delle sas sono equiparati agli
> > artigiani e quindi con obbligo di assicurazione.
> > E' vero, e se si', quale e' la legge che lo prescrive ?
>
......chiunque lavori in in via non occasionale in attività per le quali la
legge prescrive l'assicurabilità Inail, in quanto socio o collaboratore.
Sempre nel caso di impresa artigiana. Considerato che la iscrizione all'albo
delle imprese artigiane, ove ricorrano i presupposti è un obbligo, e non
una facoltà, al fine di non pagare il premio Inail occorerà non essere
artigiani, oppure non esercitare in società oppure prestare attività
occasionale.
Ciao
Mirco Marzotto