CDO
Bell'articolo del Corriere della Sera, vi consiglio di leggerlo tutto, ma
per i più pigri penso che bastino le conclusioni per capire tutta sta
frenesia delle Case sull'elettrico, non gliene frega un cazzo di noi e
dell'ambiente, ma...
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Un dato è certo: avere in gamma le auto elettriche (senza rinunciare per
adesso a produrre quelle con motori tradizionali) consente ai costruttori di
avere le carte in regola nei confronti della Comunità europea, perché la
media delle emissioni si abbassa notevolmente e si evitano pesanti sanzioni.
Dal 2020 le emissioni di CO2 non dovranno superare i 95 grammi al
chilometro. Bisogna correre per raggiungere questo obiettivo e le vetture
elettriche, ancorché invendute, sono un bel cavallo di Troia per centrarlo
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http://motori.corriere.it/17_novembre_04/auto-elettrica-sara-davvero-tutti-9919d7e6-c1ac-11e7-b5e5-1f34efbbc6b1.shtml
L’auto elettrica sarà davvero per tutti?
La Norvegia ha ormai più colonnine per la ricarica che distributori di
benzina. Ma in Italia il mercato è ancora di nicchia e gli automobilisti
chiedono più incentivi
Ma davvero vedremo presto sulle nostre strade tante auto elettriche? La
domanda è più che legittima visto l’accavallarsi di notizie e previsioni
trionfalistiche dei grandi costruttori. Proprio venerdì Bmw, Mercedes, Ford
e il Gruppo Volkswagen con Audi e Porsche hanno annunciato di aver gettato
le basi per realizzare la rete di ricarica rapida più performante a livello
europeo: 400 stazioni entro il 2020. All’ultimo salone di Francoforte il
tema dell’elettrico ha monopolizzato l’attenzione. In quell’occasione il
numero uno del Gruppo Volkswagen, Matthias Muller, ha annunciato
investimenti per 20 miliardi sulle auto a batteria in modo da rendere
«verdi» tutti i 300 modelli della gamma del gigante europeo. E poi è toccato
a Mercedes: dal 2019 le Smart che si potranno acquistare, saranno solo
elettriche.
I problemi dei costi
Insomma, il futuro silenzioso e pulito della mobilità sembra ormai un
traguardo vicino, facilmente raggiungibile come tutta l’umanità si augura.
Quasi scontato. Ma è davvero così? No. I problemi da risolvere sono ancora
tantissimi. Intanto quello legato ai costi. Le batterie al litio, che
permettono alle auto elettriche di muoversi, richiedono ancora grossi
investimenti. E di conseguenza i prezzi di queste vetture restano
decisamente alti rispetto a quelle alimentate con motori tradizionali,
garantendo un’autonomia che solo in casi eccezionali supera realmente (al di
là delle promesse) i 350 chilometri. E poi resta il problema serio delle
infrastrutture. C’è un solo Paese in Europa dove l’auto elettrica si sta
affermando con determinazione: la Norvegia. Lassù le colonnine per la
ricarica ormai sono più numerose dei distributori di benzina (pare
addirittura non siano più sufficienti...) e il governo incentiva fortemente
l’acquisto di queste auto che hanno raggiunto il 40 per cento della quota di
mercato. Civiltà. Nel resto d’Europa non è così.
La situazione in Italia
In Italia le operazioni di facciata di certi Comuni non hanno contributo
fino ad oggi a risolvere minimamente il problema. Questo genera diffidenza
tra i potenziali acquirenti. È fresco fresco un sondaggio dell’Osservatorio
Findomestic: circa la metà degli italiani (il 45% per la precisione)
considera l’auto elettrica il veicolo più ecologico sul mercato, ma a
frenarne la diffusione sono i costi elevati (la pensa così il 31%) e le
carenze infrastrutturali (per il 48% non ci sono sufficienti centraline di
ricarica delle batterie in città). Per facilitare il passaggio alla mobilità
sostenibile gli automobilisti chiedono incentivi governativi sull’acquisto
delle auto elettriche (36%), agevolazioni economiche sull’assicurazione
auto, sui pedaggi autostradali, sui parcheggi a pagamento (36%) e la
cancellazione del bollo auto (21%). In Italia la rivoluzione è davvero allo
stato embrionale (da gennaio a settembre sono state vendute 1.423 vetture
completamente elettriche: solo lo 0,1 per cento del totale), mentre Regno
Unito e Francia hanno promesso di liberarsi delle pompe di benzina entro il
2040. Chissà se ha ragione Sergio Marchionne, numero uno di Fca, quando
afferma: «L’auto elettrica? Una meraviglia tecnologica. Ma anche un’arma a
doppio taglio». Marchionne riconosce le potenzialità dell’elettrico «per
abbattere i livelli di emissione dei centri urbani», ma ritiene che forzarne
l’introduzione su scala globale, senza prima risolvere il problema di come
produrre l’energia da fonti pulite e rinnovabili, rappresenti «una minaccia
all’esistenza stessa del nostro Pianeta». Dichiarazioni decisamente
controcorrente rispetto alla quasi totalità dei costruttori. E infatti Fca
continua a tenere le distanze dalle auto a batteria (con l’eccezione della
Fiat 500 negli Stati Uniti) pur continuando a investire notevolmente nella
ricerca.
La tecnologia
Resta il fatto che per produrre le auto a emissioni zero, si genera comunque
abbondante CO2 (anidride carbonica), il nemico numero uno dei nostri
polmoni. «Un’auto elettrica come la Tesla — ha dichiarato di recente al
Corriere della Sera, Enrico De Vita, ingegnere esperto del settore
Automotive — deve percorrere almeno 30 mila km per compensare la CO2 emessa
durante la produzione della sua batteria». In futuro comunque, secondo De
Vita, in un contesto europeo urbano sarà preferibile l’auto elettrica,
mentre fuori dalle città comunitarie continuerà a essere più conveniente il
tanto vituperato Diesel. Chi invece sostiene che il business sia già
assolutamente sostenibile è Bruno Mattucci, amministratore delegato di
Nissan Italia. La casa automobilistica giapponese (alleata di Renault) è tra
i colossi più impegnati in questo campo: «Oggi queste vetture si possono
ricaricare nel box di casa. L’autonomia è abbondante, non crea problemi.
Stiamo parlano di macchine vere, non di prototipi. È vero che in certi
Paesi, e l’Italia è tra questi, resta il problema delle infrastrutture. Ma
il processo mi pare irreversibile». «Confermo che l’interesse cresce —
spiega Plinio Vanini, titolare di Autotorino, la più importante rete di
concessionarie d’Italia —. Negli ultimi tempi abbiamo registrato un’accelerazione
nelle richieste. Il fermento tra i consumatori è tangibile. Chiedono, si
informano, studiano e ora hanno cominciato anche ad acquistare.
Probabilmente la consapevolezza relativa ai problemi ambientali sta
decisamente affermandosi».
La comunità europea
Un dato è certo: avere in gamma le auto elettriche (senza rinunciare per
adesso a produrre quelle con motori tradizionali) consente ai costruttori di
avere le carte in regola nei confronti della Comunità europea, perché la
media delle emissioni si abbassa notevolmente e si evitano pesanti sanzioni.
Dal 2020 le emissioni di CO2 non dovranno superare i 95 grammi al
chilometro. Bisogna correre per raggiungere questo obiettivo e le vetture
elettriche, ancorché invendute, sono un bel cavallo di Troia per centrarlo